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I Buddenbrook

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Un libro di Itamar Orlev / Padre canaglia

Molti anni fa Abraham Yehoshua mi disse: “Non si dovrebbe scrivere romanzi prima dei quarant’anni, al massimo racconti”. Il grande autore israeliano con quella frase non pretendeva di imporre un limite anagrafico ai romanzieri. Del resto sapeva bene che la storia della letteratura è piena di ventenni e trentenni che hanno prodotto dei capolavori (Thomas Mann, quando pubblicò I Buddenbrook, aveva ventisei anni). Piuttosto intendeva che a quell’età ormai si è conosciuto la vita abbastanza da potersi cimentare nella difficile arte del romanzo, la quale, fra tutte le arti, è quella che più pretende un’acuta comprensione della natura umana. Mi sono ricordato di quelle parole leggendo le note biografiche di Itamar Orlev, nato nel 1975 a Gerusalemme, autore di racconti apparsi sulle pagine delle più importanti riviste letterarie israeliane, di un’opera teatrale e di un romanzo pubblicato, appunto, nel 2015, quando Orlev, compiendo quarant’anni esatti, è diventato – secondo lo speciale canone di Yehoshua – “maggiorenne”.   Il romanzo in questione era Bandit (Premio Sapir 2015 in Israele e Prix du Meilleur Roman des lecteurs Points 2020 in Francia) che arriva ora in Italia col...

Una storia della Germania / Gli Effinger

“È lo storicismo dell'occidentale che Dostoevskij odia. Per lui ogni uomo ricomincia da capo, ognuno torna a porsi gli stessi problemi”, scrive Gabriele Tergit a un certo punto (pag. 663) del suo romanzo Gli Effinger (traduzione di Isabella Amico di Meane e Marina Pugliano, Einaudi 2022). In questa frase è racchiuso il senso di questo libro straordinario, che attraversa la storia della Germania dal 1878 fino al 1948 e che, incredibilmente, si può leggere con un occhio all'attualità, dove l'inizio di una nuova epoca che vede nascere la fabbrica di motori degli Effinger, impiantata tra mille dubbi da Paul, soffre delle stesse incertezze pionieristiche di questa nostra era digitale, la Russia ha le stesse mire imperialistiche di oggi, un personaggio – la dottoressa Koch – antesignana del femminismo, si accorge che "l'ideale di donna tramandato da millenni era determinato dalle esigenze dell'uomo" (salvo poi rimanere affascinata da Hitler) e c'è perfino un capitolo intitolato "L'epidemia" per ricordarci che prima del Covid c'era stata, dal 1918, la Spagnola. I Buddenbrook, cui per varie ragioni questo romanzo viene accostato, esce nel 1901; Gli Effinger...

Tra Ottocento e Novecento / Piergiorgio Bellocchio: Un seme di umanità

Mi è capitato negli ultimi anni di incontrare Piergiorgio Bellocchio a Piacenza o d’estate in Versilia e ogni volta gli chiedevo a che punto fosse con il libro che raccoglieva le sue riflessioni, introduzioni e critiche su autori tra Ottocento e Novecento. Le risposte di Bellocchio nei primi tempi erano evasive, poi via via più convinte. Ho seguito l’iter della pubblicazione attraverso le notizie che mi davano gli amici Gianni D’Amo, a cui il libro è dedicato, e Luca Baranelli, che lo hanno fiancheggiato nelle diverse fasi. Ora finalmente possiamo leggere Un seme d’umanità. Note di letteratura (Quodlibet) ed è un avvenimento da festeggiare perché Bellocchio, pur essendo stato animatore di riviste come ‘Quaderni piacentini’ e ‘Diario’, con l’amico Alfonso Berardinelli, ha preferito restare appartato, come se uno sguardo di sbieco fosse il più efficace per comprendere il proprio tempo. Un lettore di provincia? Mi veniva in mente la formula applicata a Renato Serra, un critico dei primi del Novecento, il primo a fare kulturkritik nel nostro Paese. Solo una suggestione, anche se Bellocchio non si è mai spostato da Piacenza, dove vive in un anonimo condominio anni Sessanta. È qui che...

Maselli alla Milanesiana / Citto, ma come hai fatto?

Con quell’eleganza della quale solo la gentilezza è custode, Citto Maselli ringrazia chiunque incroci il suo percorso. Con due occhi attenti che sembrano stare perennemente dietro all’amata cinepresa, intenti a fendere il mondo, cercando di trovarne una chiave di lettura. Sulla soglia degli 89 anni, nei giorni scorsi il regista romano è stato ospite del festival La Milanesiana, ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi; un’occasione per tornare ad attraversare il suo cinema attraverso pellicole come Gli sbandati (1955), Gli indifferenti (1964), Il sospetto (1975) e l’ultimo lavoro Le ombre rosse (2009), intrise di impegno e ideologia, di desiderio e rivoluzione, con una coerenza che oggi lo rende uno dei grandi maestri della tradizione cinematografica italiana.    Milano l’ha omaggiata con un meritato premio alla carriera. Come si sente quando la chiamano Maestro? È una parola che mi fa sempre un po’ ridere, mi lascia attonito. Recentemente Valeria Golino ha dichiarato che ogni volta che ha un dubbio dietro alla macchina da presa si chiede “Citto come l’avrebbe fatta?”. Mi ha colpito perché era la domanda che mi facevo pensando a Visconti, quando avevo dubbi sulla scena mi...

Uomo di sapienza biblica / Intervista a Paolo De Benedetti

In una povera capannuccia, al chiarore di una piccola lucerna, un vecchio rabbi tiene tra le mani un libro immenso. Tutto intorno è squallore e desolazione. Ma il suo volto è raggiante, perché studia e finalmente capisce quello che sta leggendo: la “storia” di Dio. Questa è l’immagine del paradiso descritta in una antica parabola ebraica, molto amata da Paolo De Benedetti. Il quale da decenni ha insegnato e insegna a generazioni di studenti e di suoi “uditori” che lo studio dell’ebraico ha insieme la gioia del conoscere, il rovello dell’interrogazione, il senso dell’umorismo e la tenerezza per le creature.  Un amore come il suo per lo studio, la conoscenza e la “storia di Dio” non può che venire da lontano.    “Io non ricordo come ho imparato a leggere, perché non ho fatto la prima elementare, per ragioni anagrafiche. Andavo da una maestra che mi ha fatto fare, insieme, la prima e la seconda, privatamente. Certamente però, prima di imparare a leggere, ho sentito leggere e raccontare, e ho sfogliato libri illustrati. Nostra madre, mia e di mia sorella Maria, ci leggeva molte storie, da Pinocchio, al libro Cuore, che mi faceva un po’ paura con tutte quelle storie...