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Jean-Luc Nancy

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Le astuzie del Leviatano

I manifestanti che nel settembre 2010, facendo proprio il suggerimento di Raoul Vaneigem, sfilavano per le vie di Salonicco accompagnati dalla scritta «Lo Stato non è più niente, sta a noi essere tutto», avranno probabilmente faticato ad accorgersi, nell’entusiasmo festivo dell’occasione, di quanto straordinario fosse il senso racchiuso in quelle parole. Non tanto per la declamata fine dello Stato greco, da tempo ridotto a mero apparato repressivo, quanto piuttosto per le implicazioni racchiuse in una simile esortazione, vero e proprio salto nel buio verso nuovi modi di vivere in comune, al di là di quelli a cui da secoli le istituzioni ci hanno abituato.   Nonostante l’apparizione recente e insperata di nuove forme di democrazia selvaggia, forse è ancora presto per decretare una possibile fine dello Stato. Certo è, tuttavia, che il discorso dello Stato – quel discorso che ha saputo saturare, con la sua produzione ininterrotta, l’intero immaginario occidentale – sta attraversando una fase di acuta crisi, come se, tutto d’un tratto, gli spettatori avvezzi al suo racconto si fossero...

Il mondo-immagine e l’insieme vuoto

In L’insieme vuoto. Per una pragmatica dell’immagine (Johan & Levi, 2013) il filosofo Federico Ferrari propone una riflessione su di una possibile nuova modalità del guardare, che parta dalla singolarità e dal suo spazio vuoto. Il testo si prospetta come una raccolta di frammenti programmatici, non omogenei, provenienti da molte storie e da visioni che si sfiorano là dove le due superfici convesse chiamate a partecipare dell’azione, l’occhio e il mondo, accennano un contatto: l’immagine. Imprevedibile momento che ci coglie impreparati e che illumina, fa vedere, come avviene con la parola poetica. Come un’immagine. Un’immagine vissuta, quindi, come sintomo, come «segno inatteso, non familiare, spesso intenso e sempre disruptivo, che annuncia visivamente qualcosa non ancora visibile, qualcosa che non conosciamo ancora ».   Luca Caccioni, Overlaps, pigmenti e grafite su acetato   Il deambulare cittadino da flâneur, o da forcené, o il semplice insistere seduto su di una poltrona, si dimostrano essere momenti epifanici poiché in questi instanti vi sono immagini che...

Lo sforzo di Resistere

Mai titolo fu più azzeccato: Rezistance, ovvero Resistenza. Così Ali Kazma ha intitolato l'installazione video al Padiglione Turco che è stato invitato a rappresentare quest'anno alla Biennale di Venezia. A un giorno dall'inaugurazione ufficiale, il 31 maggio scorso, a Istanbul scatta la rivolta o, meglio, la resistenza, perchè di questo si tratta, non di un attacco, ma di una difesa, di un atto di resistenza, appunto, alla violazione di diritti umani, diritti d'espressione, libertà di parola, democrazia.     Anche se oggi questi termini risuonano come lettere vuote e sarebbe necessario rivederne il significato nell'ambito di una trasformazione non solo geo-politica ma soprattutto socio-culturale in atto (...e non solo in Turchia), gli oltre due milioni e mezzo di persone che sono scese in piazza Taksim come ad Ankara, e in altre città turche, si battono per questo: per far fronte a scelte cui non partecipano ma che li riguardano, per resistere all'abuso di potere, per resistere alla messa in disparte, all'esclusione, per resistere all'arroganza e all'ignoranza di capi di governo,...

La polis in danza di Virgilio Sieni

La città e il corpo. Virgilio Sieni disegna con la sua prima Biennale Danza una polis utopica, dove si ritrovi spazio per l’ascolto, per la relazione, per i tempi lunghi della conoscenza, per la bellezza che nasce dall’incontro e dallo scontro, dalla solitudine e dal rapporto con gli altri, in un’idea nuova di cittadinanza opposta alla fretta furiosa del consumo. “Abitare il mondo” l’ha chiamata, mescolando coreografi di fama internazionale e allievi danzatori, bambine delle scuole di ballo, mamme e figli di diverse età, interpreti giovani e affermati, persone anziane e abitanti di luoghi speciali del Paese marchiati da qualche superfetazione del reale, come le donne del rione che vive e muore sotto l’Ilva, protagoniste del bellissimo Visitazione Taranto. La danza per Sieni è maestria, scavo, perfino virtuosismo, ma anche ricerca di bellezza nei gesti quotidiani, liberazione delle potenzialità espressive della gente comune. È cammino, attraverso il movimento, verso una coscienza individuale e sociale più sensibile.   Madri e figlie   “College” si chiamava questa...

La Germania ad uso del Louvre

Collaudo   Nel corso degli anni ho collaudato e affinato un protocollo per visitare le mostre d’arte. Quando entro nella prima sala conosco a malapena il titolo dell’esposizione. Ne ho sentito parlare da un amico o alla radio, ho intravisto un’affiche sulla metro o il catalogo nella vetrina di una libreria, ho ricevuto una newsletter, in alcuni casi persino un invito per inaugurazioni spesso disattese. Certo, anche quando mi pare d’inciampare nella mostra sono immerso in un orizzonte di attese, tuttavia m’illudo che questo non interferisca troppo con la visita, che resti un brusio di fondo. Né faccio alcunché per foraggiare queste attese: ignoro i prestampati in distribuzione all’ingresso, il pannello introduttivo e quelli sulle singole sezioni. Girovago per le sale guidato dalla sola curiositas. Una forma, un colore, un suono, un movimento captano la mia percezione o la mia memoria; le gambe e il corpo vengono attratti dalla fonte potenziale di godimento. Pari a quella di una zanzara magnetizzata dal neon viola è la mia incoscienza. Raramente annoto qualcosa sul taccuino. Del resto cosa c’è da...

The Reverse Grand Tour

Être singulier pluriel. Così Jean-Luc Nancy intitolava nel 1996 la sua riflessione sul rapporto tra le identità dei singoli e il sistema di relazioni che le eccede, sull’“essere singolare plurale” appunto. Secondo il filosofo, ognuno, all’interno di un regime di differenze e condivisione, può realizzare il proprio essere solo all’interno di una comune cornice di coesistenza, di una comunità.   Secondo quest’ottica, ogni differente singolarità è dunque indissociabile dalle altre, e su questa linea, assumendo l’arte come processo d’analisi e conoscenza reciproca, Valerio Rocco Orlando indaga e racconta storie diverse, estratte da contesti comuni e quotidiani, ricomponendole come i tasselli di un mosaico all’interno di un’immagine d’insieme, declinata nelle diverse forme del video, dell’intervista, della composizione fotografica, della scultura luminosa, del gesto, ed elegge a suoi protagonisti individui, nella parte di loro stessi, scelti dalle cerchie d’amici, da luoghi generici o connotati, come scuole e accademie, esemplificativi di identit...

Rosalind Krauss. Under Blue Cup

Quello che sto per scrivere non suonerà come un’indiscrezione, perlomeno tenendo conto di quello che i lettori più affezionati di Rosalind E. Krauss – la più brillante storica e critica d’arte contemporanea americana, con un nutrito seguito anche in Italia – si raccontano a mezza bocca da dieci anni. Ma soprattutto non suonerà come un’indiscrezione per una ragione più sostanziale, che è l’oggetto principale dell’ultimissimo libro di Krauss. Procediamo per ordine: fine 1999 a Manhattan, in uno dei migliaia di taxi che sciamano a zig zag sfidando la griglia urbanistica della città, Rosalind Krauss vive un’esperienza quasi letale: la rottura di un aneurisma. Raggiunto l’Ospedale di New York a bordo dello stesso taxi viene ricoverata d’urgenza e si salva per un pelo. L’emorragia cerebrale ha pertanto delle conseguenze devastanti sulla sua memoria. Il XX secolo si chiude per Krauss con un vero e proprio azzeramento, un reset dei suoi ricordi.   In tanti consideravamo The Optical Unconscious (tr. it. L'inconscio ottico, Bruno Mondadori 2008) – uno dei...