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La Nación

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29 maggio 1892 - 25 ottobre 1938 / Alfonsina e il mare

Poco prima di suicidarsi, nell’ottobre del 1938, Alfonsina Storni spedì un’ultima poesia al giornale argentino La Nación. La poesia s’intitola Vado a dormire, e recita così:   Denti di fiori, cuffia di rugiada, mani di erba, tu, dolce balia, tienimi pronte le lenzuola terrose e la coperta di muschio cardato. Vado a dormire, mia nutrice, mettimi giù. Mettimi una luce al capo del letto una costellazione; quella che ti piace; tutte van bene; abbassala un pochino. Lasciami sola: ascolta erompere i germogli… un piede celeste ti culla dall’alto e un passero ti traccia un percorso perché dimentichi… Grazie. Ah, un incarico se lui chiama di nuovo per telefono digli che non insista, che sono uscita…   Trent’anni dopo, nel comporre le strofe della canzone Alfonsina y el mar, il poeta Félix Luna si richiamò a quei versi:   Y si llama él no le digas que estoy Dile que Alfonsina no vuelve Y si llama él no le digas nunca que estoy Di que me he ido   Quella commovente canzone, dedicata ad Alfonsina Storni e resa immortale da Mercedes Sosa, fu composta a quattro mani da Félix Luna e dal compositore e pianista Ariel Ramírez, di cui il 4 settembre scorso si sono celebrati i...