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Marie-Louise von Franz

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Genitori e figli / "Gli spostati" loro malgrado

Non tutte le forme del “male di vivere” prolungato, interiorizzate, che impediscono o rendono arduo il condurre un’esistenza accettabile, e che sopravvengono anche senza alcun rilevante disturbo cerebrale, e che sin da Freud chiamiamo psiconevrosi, e diciamo psicogene, sono uguali. Alcune sembrano radicarsi in orientamenti individuali talmente lontani che è difficilissimo rintracciarne l’inizio, quasi fossero la vera natura (o una seconda natura) del singolo. Ma ci sono molte forme di tal genere che sembra siano state – o siano – imposte al singolo suo malgrado, da altri. Sono quelle di cui si occupa Carla Stroppa, psicoanalista junghiana, nel suo ultimo libro, scritto con stile robusto e accattivante, direi “letterario”, in cui il suo coinvolgimento profondo è evidente dalla prima all’ultima riga, senza che per questo venga meno il rigore del ragionamento: Gli spostati. Vivere senza amore (Moretti & Vitali, 2020, pagg. 210, E. 20). Infatti gli “spostati” – quelli che gli inglesi chiamano outsider, i “fuori posto” – sono individui che in base all’analisi dell’autrice io intenderei come “participio passato”, ossia sono individui che “sono stati spostati”. Da chi, ce lo dice il...

La bellezza della fiaba

Mentre stavo scrivendo questo articolo, ho visto al cinema Il racconto dei racconti, adattamento cinematografico della raccolta di fiabe Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, realizzato da Matteo Garrone. La mia impressione è che sia un film clamorosamente non riuscito, sotto tutti i punti di vista: recitazione, sceneggiatura, caratterizzazione dei personaggi, montaggio eccetera. Confesso di essere uscita dal cinema al primo tempo. Ma come è possibile, mi sono chiesta, che persone competenti e preparate come Garrone e la sua troupe facciano un autogol di queste proporzioni, e con una materiale così generoso e ricco quale è la fiaba? Possibilissimo. Anzi, con la fiaba il rischio di sbagliare è colossale. Perché ci sono pochi terreni scivolosi e impervi quanto le fiabe. Facilissimo, infatti, è travisare la loro natura, il loro spirito, capire dove risieda davvero la loro bellezza e importanza che non stanno mai, ma proprio mai in quello che sembra al primo sguardo.   Salma Hayek nel film Il racconto dei racconti, di Matteo Garrone 2015   Alcuni giorni fa, a un workshop di scrittura che ho tenuto all'...

Un gioco e un rito, dell’inizio e della fine

Scegliere i libri necessari, necessari come portarsi l’anima nel bagaglio, necessari come l’unica “cosa” veramente mia, necessari come la scelta dell’essenziale quando il tempo è limitato e lo spazio sarà altro, lontano dal campo base. Dimenticarsi un libro che avrei voluto leggere, questa è una vera ansia, l’unica paragonabile alla dimenticanza delle scarpe giuste per camminare. Il resto si può sempre recuperare, ricomprare, farne a meno.   L’adrenalina dell’ultimo giorno prima della partenza è quasi tutta scatenata dalla scelta dei libri. Quest’anno però ne è arrivata di meno. Forse perché, dopo anni di digiuno telematico, nel minuscolo paesucolo istriano dove passiamo gran parte delle vacanze, abbiamo la rete. E con la rete anche di molti libri si può – nello sciagurato caso d’averlo lasciato nella scaffalatura sbagliata, mentre se ne stava sfogliando un altro – trovare un e-book sostitutivo. Ma tra i milioni di e-book può dannatamente mancare il tuo, quello che si rivela decisivo mentre stai scrivendo e proprio lui riappare come...