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Vittore Carpaccio

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San Lorenzo / Navi appese ai soffitti

La prima impressione non è quella che conta, almeno davanti a questo quadro di Vittore Carpaccio (Venezia, Gallerie dell’Accademia). Ci sembra di essere davanti a uno scatto a colori, secoli prima dell’invenzione della fotografia. Come fossimo anche noi all’interno di una chiesa veneziana agli inizi del Cinquecento, ci vengono incontro – con tutta evidenza – la durezza dei marmi, l’irregolarità degli intonaci, il graduarsi delle ombre; e i dettagli più minuti, a cominciare dalle pale e dagli altari della parete di fondo, che è la navata destra della chiesa di Sant’Antonio di Castello, un edificio che a Venezia non esiste più.    Entrando si vedono due grandi pale dipinte, ciascuna con tanti santi su fondo aureo, opere che per stile e struttura sono di certo anteriori a quella del terzo altare, appartenente alla famiglia Ottobon; lo riconosciamo per la struttura architettonica in marmi bianchi e per la pala che raffigura un grande monte. Poco tempo dopo il quadro che stiamo osservando, Carpaccio lavorerà proprio per questo altare, ed eseguirà un’affollata Passione dei Diecimila Martiri del monte Ararat (che reca la data 1515); che cosa è allora la pala dipinta che vediamo...

MEIS, Ferrara, fino al 15 settembre / Il Rinascimento parla ebraico

“Il Rinascimento italiano non esisterebbe senza l’ebraismo” sostiene Giulio Busi, uno dei due curatori della mostra Il Rinascimento parla ebraico allestita al MEIS – Museo Nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah di Ferrara (fino al 15 settembre). La mostra ricostruisce il confronto fra cultura ebraica e cristiana in età rinascimentale attraverso oggetti, documenti e opere d’arte. Particolare rilievo è assegnato all’inserimento di testi in ebraico nelle opere d’arte sacra, in alcuni casi riprodotte con rielaborazioni grafiche e movimenti di camera simulati da software di ultima generazione. La Madonna in trono della pala Roverella, dipinta dal ferrarese Cosmè Tura nel 1474, sparisce in dissolvenza dallo schermo insieme al suo trono, per dare risalto alle due tavole dei comandamenti scritti in ebraico poste ai lati dello scomparto. La Disputa del SS. Sacramento dipinta da Raffaello nel 1509 slitta lateralmente mentre una transizione porta l’attenzione su un dettaglio.    Veduta parziale della mostra con riproduzione della Madonna in trono dipinta da Cosmè Tura nel 1474. La “coinvolgente scenografia concepita dai progettisti dello studio GTRF di Brescia”...