Il tuo due per mille a doppiozero

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William Henry Fox Talbot

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Sviste e lapsus / Walter Benjamin e l'arte dell'errore fotografico

Ancora oggi, nonostante Photoshop, è largamente diffusa la convinzione che la fotografia costituisca un documento fedele e oggettivo di certificazione dell’effettiva esistenza della realtà che riproduce, convalidato dall’assunto che l’immagine fotografica sia un calco ottico fedele della visibilità del mondo fisico. La nostra identità viene provata tutt’oggi mediante la riproduzione fotografica del nostro volto.  È, nondimeno, incontestabile il fatto che l’invenzione della macchina fotografica, oltre ad avere sollevato molte questioni di natura estetica relative all’artisticità delle fotografie, abbia fornito un notevole contributo alla conoscenza visiva di molti fenomeni naturali, rimasti fino al suo avvento invisibili all’occhio nudo. Tuttavia questi risultati non autorizzano gli eccessi di semplificazione riportati da alcuni manuali, con i quali assimilano il procedimento ottico-fisiologico innervato nell’anatomia dell’occhio umano al meccanismo ottico della macchina fotografica, in quanto inducono ad avvalorare un’insensata equivalenza tra l’immagine fotografica e l’immagine visiva. Per quanto superfluo precisiamo che sussiste un gap insormontabile tra il processo visivo...

David Campany / Sulle fotografie: immagini indisciplinate

Quando era un giovane studente David Campany, oggi critico, scrittore, artista e docente, ebbe la ventura di trascorrere un pomeriggio con Susan Sontag. Durante la conversazione l’autrice del celebrato volume Sulla fotografia apparso negli anni Settanta gli chiese a bruciapelo: “Che cos’è che ti preoccupa dei miei scritti sulla fotografia?”. Campany le rispose che a suo avviso il libro non parla a sufficienza di nessuna immagine in particolare. Al che la scrittrice americana gli replicò: “È vero. Il mio libro riguarda più la fotografia come fenomeno artistico e sociale”. Poi con quel sorriso, che le era tipico, aggiunse: “Forse un giorno sarai tu a scrivere un libro intitolato Sulle fotografie”. L’aneddoto è raccontato da Campany alla fine della prefazione al suo volume che reca il titolo preconizzato dalla Sontag (Einaudi, pp. 264, € 38). Si tratta di un libro che presenta 120 fotografie: sulla pagina di destra l’immagine, e su quella di sinistra il commento, la ricostruzione dell’occasione in cui è stata scattata, oppure la storia del fotografo che l’ha realizzata, o altro ancora. Sulle fotografie non è esattamente una storia di questa attività umana, che sta per raggiungere i...

Una fotografia / Eugène Atget. L’ostacolo dell’albero

A prima vista chiedersi ciò che una fotografia mostra può sembrare un fatto ridondante: mostra quel che mostra, ed è anche per questo motivo che il medium fotografico è stato da subito celebrato come “the pencil of nature”, mostrazione (e non dimostrazione). Confrontati a una straordinaria fotografia di Eugène Atget l’interrogativo di cui sopra sembra comunque lecito: cosa mostra quest’immagine presa in un parco vicino a Parigi? Nulla o quasi, poiché lo sguardo viene immediatamente bloccato dall’albero in primo piano. Proprio per l’idea balzana di interporre fra noi e il paesaggio malinconico del parco di Sceaux il tronco di un albero, la lettura della fotografia, appena iniziata, si arresta. L’occhio che distingue lo stagno vede la superficie mancante occupata dal tronco dell’albero. Il meccanismo di lettura abituale che (come avviene con un paesaggio dipinto) scruta i tre piani dell’insieme subisce un corto circuito: invece di procedere dal primo piano al secondo, intermedio, e fermarsi all’orizzonte, qui si parte dal piano intermedio, cioè dallo stagno, per essere proiettati con forza all’indietro, verso il primo piano, dove “sta” l’albero, si torna poi di nuovo al piano...

Mast di Bologna / Thomas Struth. Nature & Politics

Iniziamo dalla fine. L’ultima fotografia della mostra “Nature & Politics” di Thomas Struth al Mast di Bologna si intitola “Seestück, Donghae City”. Si vede il mare. Ci sono quasi tutti gli elementi primordiali entro cui ogni cosa può prendere forma: aria, terra, acqua. Le onde, le rocce, la schiuma portano il nostro sguardo verso la linea dell’orizzonte. Ci invitano ad andare altrove. Cosa rappresenta? Il futuro? O la linea che separa ciò che esiste da ciò che esisterà anche dopo l’uomo? È questa la “Nature” del titolo. Tutto il resto è “Politics”, ovvero ciò che la “polis” è diventata, l’ultimo elemento: fuoco e tecnica.  Le foto mostrano macchine, dispositivi e installazioni di una tecnologia all’avanguardia. Thomas Struth si muove in mondi il cui accesso ci è solitamente precluso e ci mostra una serie di sperimentazioni scientifiche e interventi che in un momento imprecisato, nel presente o nel futuro, in modo diretto oppure mediato, faranno irruzione nella nostra vita. Le didascalie non sono d’aiuto. Le parole aggiungono mistero al mistero. Le definizioni non definiscono: Measuring, Stellarator Wendelstein, Tokamak Asdex Upgrade, Laser Lab o Grazing Incidence...

L'immagine viva della fotografia digitale / Dal dagherrotipo ai selfie

Secondo Vilém Flusser, l’arrivo dell’immagine fotografica ha rappresentato per la cultura occidentale un’innovazione radicale. Un’innovazione che può addirittura essere paragonata a quella che è stata introdotta in precedenza dalla scrittura umana. Il linguaggio verbale ha imposto infatti agli individui di riflettere su tutto quello che dicevano e li ha aiutati di conseguenza a prendere coscienza di sé. Pertanto, è grazie principalmente a tale linguaggio che le civiltà umane hanno potuto maturare e sviluppare una propria autocoscienza. La fotografia dunque ha determinato uno choc culturale che può essere avvicinato a quello che era stato creato in precedenza dalla comparsa del linguaggio scritto. Si è presentata nel 1839 nella forma di un procedimento fotografico ancora rudimentale come il dagherrotipo, ma già quattro anni prima William Henry Fox Talbot aveva creato il primo negativo, grazie al quale è stato possibile stampare in seguito l’immagine su carta. La fotografia ha assunto così la capacità di riprodursi nella quantità desiderata a partire da un’unica matrice di base. È diventata cioè un oggetto che, esattamente come i beni industriali, poteva essere prodotto in...

Immagini nutrienti

Il testo è tratto dalla dal primo volume della collana IMM, Not Straight. Documento, piega, inganno, a cura di Elio Grazioli e Riccardo Panattoni, Moretti&Vitali editore.     Si dice da ogni parte che viviamo nell’epoca e nella società delle immagini, il che vuol dire non solo che ne siamo immersi ma anche che viviamo della società delle immagini, che ce ne nutriamo, che le immagini sono il nostro cibo quotidiano. Ma che cosa significa nutrirsi di immagini? Che cosa ci danno in pasto? Che cosa mangiamo di esse?     Quello della fotografia è un bacio di Giuda, dice Joan Fontcuberta, proprio quando cerca di farti credere di essere oggettiva e documentaria, ti sta tradendo e consegnando agli imbrogli della manipolazione. Compito dell’artista è quello di svelare tali manipolazioni, innanzitutto gettando il dubbio sulla presunta innocenza e neutralità del mezzo. In che modo? Certo non contrapponendovi, secondo Fontcuberta, né l’espressione, lo stile, la soggettività, l’originalità, l’autorialità, né la specificità del medium, la sua...

Speciale Jeff Wall | Reportage Readymade

Photo/Pictures   E’ solo da una decina d’anni che le retrospettive sui fotografi contemporanei vengono finalmente ospitate nei musei d’arte contemporanea, accanto alle monografie sugli artisti visivi. Uno dei casi più celebri è quello del fotografo canadese Jeff Wall, esposto alla Tate Modern e al MoMA tra il 2006 e il 2007 (e oggi al PAC di Milano con una selezione circoscritta di opere).            I lettori italiani dispongono ora di un’ottima antologia degli scritti più importanti di Wall (cui avrei personalmente aggiunto “Depiction, Object, Event”, pubblicato su Afterall nel 2007), curata da Stefano Graziani (Gestus. Scritti sull’arte e la fotografia, Quodlibet). Vi si leggono alcuni tra i testi più incisivi scritti sulla fotografia contemporanea negli ultimi trent’anni, quali “Il Kammerspiel di Dan Graham” (1982) e “Segni di ‘indifferenza’: aspetti della fotografia nella (o come) arte concettuale” (1995). In quest’ultimo Wall – assieme fotografo e critico della fotografia – offre un’interpretazione...