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Architettura

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Fundamentals

Fundamentals non è una semplice passeggiata per il biennale aggiornamento di stili, linguaggi, mode da consumare in attesa della prossima mostra. Ma non credo sia ancora la soluzione ai disagi diffusi e pesanti che la cultura architettonica internazionale sta vivendo in questa delicata fase storica. La sensazione che si prova dopo un lungo attraversamento degli spazi istituzionali e dei padiglioni nazionali è quella di un salutare disorientamento di fronte alla scelta evidente di non volere offrire ricette preconfezionate, se non quelle derivate dagli infiniti stimoli che ogni evento immaginato sotto l’egida di Koolhaas può provocare a ognuno di noi individualmente. Questa mostra è comunque figlia dei due secoli appena passati; non sogna futuri imprevedibili, ma è figlia di un pragmatismo modernista e positivista potente che solo la mente tagliente di un uomo del Nord può partorire. Sicuramente questa è una mostra che finalmente rimette al centro di tutto la ricerca, i suoi materiali imperfetti, il lavoro sperimentale come ricetta unica e fragile per costruire futuri possibili e necessari. E, da solo, questo elemento vale...

Una Biennale peutingeriana

La Tabula Peutingeriana è un’antica “carta stradale” del mondo, ovvero dell’Impero Romano, dalle Isole Britanniche al Vicino Oriente, arrivando a comprendere anche l’India e la Cina. Disegnata intorno all’anno 1265 da un monaco di Colmar, in Svizzera, la Tabula riproduce su pergamena un’originale di epoca romana, realizzato forse in più fasi tra il I sec. a. C. e il IV sec. d. C. circa.   In occasione della 14. Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia, che inaugurerà il prossimo 7 giugno, una gigantesca riproduzione su stoffa della Tabula Peutingeriana, riferita alla sezione riguardante l’Italia, domina la navata centrale delle Corderie dell’Arsenale e accompagna il visitatore lungo tutto lo sviluppo della mostra Monditalia in esse ospitata.     Oltre a fare da “basso continuo”alla mostra dedicata all’Italia, la Tabula Peutingeriana costituisce anche la più attendibile chiave di lettura dell’intera edizione 2014 della Biennale di Architettura, la cui direzione è affidata a Rem Koolhaas. Osservatore acuto dei fenomeni della...

Tavoli | Italo Lupi

Non sapevo, non avevo mai notato, che Italo Lupi fosse mancino, come me. Gli "attrezzi del mestiere" di grafico sono lì, a sinistra del pc, pronti all'uso. Fogli bianchi, matite, penne colorate, pennarello punta grossa. Forse per fare il grafico basta questo. Non saprei, ma credo di poter dire di sì, se il tavolo sia stato "preparato" per lo scatto. Troppo nitido, come un biglietto da visita che serve a presentare l'anima progettuale di Lupi. A destra i compassi d'oro, una tavola di un illustratore a lui caro (forse un Rockwell, ma direi uno di scuola anglosassone, cui iscriverei di diritto Lupi), alcuni suoi lavori a ricordare un universo concettuale entro cui muoversi (appunti di lavoro, in una grafia perfetta), rivista Rolling Stone (non è un caso), un libro Corraini... L'asse del tavolo è spostato a sinistra; il calendario (con alcune idee grafiche stupende) a dettare il ritmo; una presenza, quella della scultura, credo a fare da monito di un'esperienza o di radici profonde. C'è posto per le sedie, almeno quattro oltre quella di Lupi: segno che il lavoro è fatto di idee proprie e di...

Le Corbusier e Adriano Olivetti

A un primo sguardo, i punti di contatto tra Adriano Olivetti e Le Corbusier sono parecchi: l'idea che la tecnica è al servizio dell'uomo, l'attenzione verso il mondo nuovo che arriva dagli Stati Uniti, in particolare per l'organizzazione del lavoro di stampo taylorista, la necessità di teorizzare i propri progetti di società e poi dargli corso (Le Corbusier attraverso il CIAM, Olivetti con il Movimento Comunità), un fondo di spiritualità, l'aver compreso che il XX secolo vede l'irrompere delle masse nella storia e quindi come sia necessario riaggregarle in nuove morfologie sociali. Se si aggiunge che Le Corbusier, come Picasso, Einstein, Toscanini, Bertrand Russell, Chaplin e qualcun altro, è un "personaggio Novecento", una personalità che, attraverso l'amplificazione dei nuovi media (giornali, radio, televisione, cinegiornali), è riuscita a travalicare il proprio specifico disciplinare, è quasi inevitabile che il cammino dei due si dovesse incrociare. L'incontro o, forse meglio, il mancato incontro, è il tema del libro Le Corbusier e Olivetti. La Usine Verte e il...

Tavoli | Stefano Boeri

La scrivania è un tavolo profondo, quasi quadrato, al centro della stanza, e dalla quantità di sedie dà l’idea di un tavolo di lavoro collettivo. Nella configurazione qui immortalata si fanno notare la duplice copia de La regola e il modello di Francoise Choay, in italiano e in francese, il catalogo di Mutations (uno dei libri piú importanti nella formazione degli architetti cresciuti negli anni zero), un catalogo di Sao Paulo Calling, un po’ di oggetti tecnologici, una clessidra, quotidiani, fotografie.   Come baricentro del tavolo, una reliquia proveniente dagli anni 80: un busto di Diego Armando Maradona. Al centro di fotografie, riviste, giornali, cataloghi di mostre, a tenere in equilibrio questo microcosmo, troviamo Diego, nella forma più volte utilizzata per fermare nel tempo personaggi del suo calibro, dalle maschere funerarie egizie, ai reliquiari medievali, ai busti di Bernini.   Come si tengono insieme tante attività, interessi, impegni? Serve un colpo di genio, o una sua rappresentazione.  

L'albero della progettazione

“Progettazione” è il termine ormai quasi desueto che si usava in Italia prima che s’imponesse al suo posto il termine “design”, ma rispetto a quest’ultimo aveva un’accezione inconfondibilmente diversa da come è inteso oggi il design. Nell’Italia dove fino agli anni ’80 del Novecento non esisteva nelle università o in accademia una facoltà di Design, ad occuparsi di design erano quasi tutti architetti, con un ricco bagaglio anche di conoscenze umanistiche. Con la loro capacità di giudizio critico su cultura, economia, politica e società, essi osservavano attentamente l’ambiente vitale dell’uomo e cercavano il suo miglioramento (questo, talvolta, prima ancora dell’arricchimento delle imprese) attraverso collaborazioni con vari professionisti e seguendo tutte le diverse fasi del lavoro in modo integrale. In questo modo progettavano da un cucchiaio fino a una città. Questa era la “progettazione”, e chi se ne occupava era il “progettista”. Quando Achille Castiglioni diceva che “il design (progettazione) non è una disciplina...

Canestro notturno

Un notturno in periferia richiede tempi di esposizione lunghi e per non far venire l’immagine mossa, la macchina fotografica deve stare immobile per tutto il tempo in cui l’otturatore rimane aperto, quindi va messa sul cavalletto ed è meglio usare il flessibile per scattare, in modo da non trasmettere, con la pressione del dito sul pulsante, ulteriori movimenti al corpo macchina. Quella notte non avevo né l’uno né l’altro.   Mi muovevo a piedi nella consueta zona cinque (per chi mi segue ormai, lo sa) lungo il corso del naviglio pavese, soltanto con la macchina fotografica e l’esposimetro: rigorosamente infilati nella borsa della spesa di tela spessa, che poi mi è servita per inginocchiarmici sopra e fare l’inquadratura senza rovinarmi il pantalone di velluto.   Però per inclinare leggermente la macchina verso l’alto, mi serviva qualcosa da mettergli sotto e non avevo niente; ho usato il cellulare come fosse una zeppa: alla fine 'sto cellulare si usa sempre. Così ho scattato trattenendo il respiro, per evitare di muovere la macchina fotografica.

Il design italiano oltre la crisi

La settima edizione del Museo del Design Italiano è una bellissima e sofisticata collezione di opere, alcune poeticissime e assolute, che, accanto ad altre di minor peso, hanno il potere di trascinare il racconto portando la storia, nel suo svolgersi, ad aprire molte direzioni, altre storie. Penso che il lavoro di Beppe Finessi (aiutato da Cristina Miglio), del direttore Silvana Annicchiarico e di Italo Lupi sia un capolavoro di cura e sensibilità capace di contagiare nel profondo chi attraversa il bellissimo percorso disegnato da Philippe Nigro e di procurare sensazioni di gioia e bellezza.   Alessandro Mendini, Poltrona di Paglia, 1975   Va detto però che il discorso si concede molte deviazioni e sconfinamenti e che per il desiderio di accontentare un po' tutti, di includere grandi maestri e raffinatissimi ricercatori rimasti nell’ombra, di accennare a tante storie magari non sempre centrando il capolavoro o l’opera contestuale, per lo sfizio di mettere in luce il minore, la cosa a latere, per poi alzare il volume con l’opera del grande maestro... alla fine del viaggio lasciano un po’ la sensazione di una massa...

Renzo Piano. The Menil Collection

Quando il 31 gennaio 1977 viene inaugurato il Centre Georges Pompidou, tra i quadri esposti nel Musée National d’Art Moderne spicca una tela di Jackson Pollock di due metri e venti per un metro e cinquanta di notevole, insolita bellezza. Il suo titolo è The Deep; Pollock lo aveva dipinto nel 1953.   Nel 1974 Dominique de Menil era entrata a far parte del comitato incaricato di provvedere agli acquisti del Museo. «Sono colpita che il mio nome compaia tra quelli dei sette membri del nuovo comitato. Non so se potrò essere di grande aiuto, poiché ora sono molto impegnata a Houston, ma accetto con piacere l’invito a farne parte. Sarà un’occasione per me per imparare meglio ciò che oggi accade nel mondo dell’arte».   Jackson Pollock, The Deep   Dominique e suo marito Jean avevano conosciuto Max Ernst a Parigi negli anni Trenta. Ernst aveva ritratto Dominique nel 1934 e naturalmente il quadro fa ancora parte della Menil Collection. Quando Parigi viene occupata dai tedeschi, i de Menil si trasferiscono negli Stati Uniti e cominciano a frequentare le gallerie e i mercanti d’arte...

Shigeru Ban: sonata per L’Aquila

La Paper Concert Hall de L’Aquila è stata inaugurata ufficialmente il 7 maggio del 2011 con un concerto diretto da uno dei più celebri direttori d’orchestra giapponesi, Tomomi Nishimoto. Il concerto e l’apertura ufficiale della sala era stata voluta dall’ambasciatore giapponese che di lì a poco avrebbe finito il mandato e sarebbe rientrato in Giappone. Ci teneva, quindi, ad accelerare la chiusura dei lavori e veder finita la sala prima di lasciare l’Italia.   All’epoca del nostro incontro in un hotel del centro di Milano, durante il Salone del Mobile, dove Shigeru Ban si trovava per la presentazione di un allestimento in cartone commissionato dalla casa di moda Hermès, l’incertezza sulla conclusione dei lavori pesava ancora sull’architetto giapponese. Sapeva che per l’inaugurazione ufficiale l’edificio non sarebbe stato completamente finito: lo preoccupava soprattutto la forma del controsoffitto perché era in gioco l’acustica della sala. Intanto però l’edificio funzionava; qualche mese dopo il famoso concerto l’edificio fu completato con qualche...

Le 9 muse delle finali di cheFare

71.000. Un numero impressionante. È quello delle persone che nel corso di due mesi hanno votato per la fase di selezione on-line della seconda edizione del bando per l'innovazione culturale cheFare, conclusasi lo scorso 13 Marzo, che ha portato da 40 a 9 i candidati al premio di 100.000 euro. In questi mesi densissimi i partecipanti hanno fatto ricorso ad ogni strumento di comunicazione immaginabile per raccontare le nuove forme di produzione culturale. Hanno attraversato l'Italia, riscoprendo vecchie amicizie e trovandone di nuove. Hanno popolato feste di paese ed eventi istituzionali; hanno visitato scuole, teatri, musei, gallerie d'arte, cinema, biblioteche, librerie, sale da concerto, spazi di coworking, fablab, piazze, bar, club, discoteche, sagre e centri sociali. Hanno volantinato, intessuto migliaia di conversazioni sui blog e sui social network, imparando a raccontarsi e parlando incessantemente con i giornalisti dei più oscuri fogli locali come dei principali media nazionali. Sulla piattaforma di storytelling partecipativo Timu sono stati caricati oltre 1400 contenuti prodotti dalle comunità dei votanti, tra filmati, fotografie, grafiche...

Le fatiche della rigenerazione

“Assolutamente no”. Si è chiusa con questa risposta perentoria una case history sulla rigenerazione di spazi pubblici per scopi sociali che abbiamo realizzato di recente. E il no è riferito alla possibilità di replicare l’iniziativa in altri contesti. Meglio quindi indagare le ragioni di questo “gran rifiuto”, considerando che, soprattutto negli ultimi tempi, si arrichisce l’offerta di beni immobili di varia natura e in vario stato affinché vengano riattivati per ospitare iniziative in campo sociale, culturale, ambientale, in particolare da parte di organizzazioni nonprofit e d’impresa sociale. Una proposta sempre più ampia che però rischia di non intercettare una domanda in grado di gestire processi così complessi e di medio periodo.   Naturalmente l’episodio citato è solo la punta dell’iceberg di una casistica che andrebbe approfondita perché i duri bagni di realtà a cui si sono sottoposti coloro che hanno intrapreso in questo campo sono sempre più numerosi. Meglio quindi approfondire i nodi critici della rigenerazione degli asset comunitari...

Franco Grignani. Alterazioni ottico mentali

A quindici anni dalla scomparsa di Franco Grignani una mostra e un catalogo, curati dalla figlia Manuela con Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, celebrano la ricerca costante e coerente di un grande disegnatore o, per meglio dire, inventore e ricercatore di segni. Grignani, nato nel 1908 a Pieve di Porto Morone, nel Pavese, verso la fine degli anni venti agli studi matematici a Pavia affianca la pittura di ispirazione futurista. Si trasferisce poi a Torino per studiare architettura e nel capoluogo piemontese viene in contatto con Fillia e l’ambiente del secondo futurismo torinese, che lo porta nel 1933 a partecipare ufficialmente al movimento nella Mostra Nazionale d’Arte Futurista a Roma. Soprattutto dalla pittura di Boccioni, Grignani impara a cercare “linee di forza” e “dinamismi compenetrati”.   Dopo la laurea è a Milano dove inizia a lavorare e frequenta varie gallerie, tra cui “la più geometrica”, il Milione e passa abitualmente “davanti al caffè Craja, sbirciando dentro per vedere i pittori pitagorici”. Arriva la guerra che riserva a Grignani un’inaspettata e formativa...

Non rinunciare ai sogni

“Non è giusto che rinunci ai tuoi sogni”, mi ha detto mio padre una mattina, tendendomi un'imboscata all'uscita dal bagno. Ero di fretta, perché erano già le cinque e mezza e per le sei dovevo essere in pasticceria, così non ho dato molto peso alle sue parole, attribuendole a un episodio di sonnambulismo melenso, una nuova patologia da studiare.   Quella frase, però, mi è stata ripetuta quella sera stessa da Alessandro, mio antico compagno di corso alla gloriosa Facoltà di Architettura di Valle Giulia. Si è laureato cinque anni dopo di me, MA suo padre ha uno studio molto bene avviato. Mi ha invitato a cena a casa sua, un attico con vista su piazza di Spagna, e mentre bevevamo il bicchiere della staffa mi ha detto proprio così: “Non è giusto che rinunci ai tuoi sogni”, offrendomi un posto nel suo studio. Non ho risposto, stupefatta com'ero: possibile che potesse essere così facile?   Alessandro non mi è mai piaciuto, per la verità non mi è neanche mai stato troppo simpatico, ma mi stava dietro da anni e per una volta, forse, ho...

Giancarlo De Carlo

«L’utopie c’est la réalité de demain». L’affermazione di Le Corbusier è ben chiara a Giancarlo De Carlo quando, nel ’72, viene invitato a relazionare circa “il futuro dell’architettura” al Royal Australian Institute of Architects. Quella conferenza diverrà, per l’architetto genovese, lo spunto per approfondire una sua personale visione dell’architettura che si fonda sulla necessità di tradurre costantemente il progetto in processo, in opera aperta capace di accogliere la forza biografica e narrativa prima che teorica.   Con una precisa urgenza rispetto alle piccole e grandi miserie in cui versa buona parte del paesaggio costruito italiano e ad una certa apatia critica che sta attanagliando le facoltà di architettura, Quodlibet ripubblica l’intervento di De Carlo in questa conferenza arricchendola con due saggi dello stesso autore, il primo sul Piano per il centro di Rimini e l’altro sul famoso progetto del villaggio Matteotti di Terni. Ne risulta un agile pamphlet  - L'architettura della partecipazione - spunto da cui ripartire col dibattito...

Tavoli | Cini Boeri

A un primo sguardo, il punctum della fotografia sembrerebbe consistere nel foglietto ripiegato che sporge dal borsellino rosso, all'angolo sinistro in basso dell'immagine. Lista della spesa? Ricetta medica? Appunto volante? Schizzo di progetto? Non è dato saperlo. Di certo la sua presenza sul tavolo da lavoro di Cini Boeri non è casuale, come non è evidentemente casuale nessuno degli oggetti che si trovano su di esso. Unicamente, a differenza degli altri, questo non lascia trapelare la ragione del suo essere lì. Più agevole è spiegare il perché della presenza del numero 93 della rivista «Area», dove sono pubblicate tre case realizzate dall'architetto all'Isola della Maddalena; così come il perché del catalogo della mostra della Triennale di Milano curata da Alba Cappellieri e Marco Romanelli, Il design italiano incontra il gioiello, tra le cui pagine è presente un bel bracciale da lei disegnato. In quanto al numero della misconosciuta «Progetti AN», vale sapere che in occasione della manifestazione "Demanio marittimo km 278" del 2011 a Senigallia,...

Tokyo: incontro con Toyo Ito

Ho tenuto l’11 settembre dello scorso anno a Tokyo una conversazione in pubblico con Toyo Ito, famoso architetto giapponese, autore del Sendai Médiathéque. Motivo dell’incontro era parlare non solo del recente premio Leone d’Oro vinto alla Biennale d’architettura di Venezia con l’esposizione del Padiglione Giapponese, di cui Ito era il Commissario, ma piuttosto del suo nuovo filone di lavori Minna no ie (La Casa di tutti), da lui avviato dopo la catastrofe dell’11 marzo 2011, avvenuta nella stessa regione dove si trova anche il Sendai Médiathéque, nel nord-est del Giappone.   Questo perché quei lavori sono importanti non solo per il loro valore umanitario, ma perché con essi Ito sta mettendo in discussione in modo radicale l’ontologia dell’architettura moderna-contemporanea. E questa rivalutazione radicale, a mio avviso, suggerisce una nuova via non solo per gli architetti, ma per tutti coloro che hanno a che fare con la creatività.     Una frattura della Storia   L’11 marzo del 2011, le regioni costiere nord-orientali del Giappone (T...

Risposta al ragazzo della via Gluck

È di questi giorni la polemica tra il sindaco di Milano Giuliano Pisapia e il cantante e nouvel maître à penser Adriano Celentano in merito alla decisione di Palazzo Marino di porre sotto tutela paesaggistico-ambientale quattro zone del capoluogo lombardo: il QT8, il Villaggio dei fiori, l’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini e via Gluck. Proprio riguardo a quest’ultima Celentano sembra abbia dichiarato: «La tutela arriva tardi, oggi quella via è una delle più brutte d’Italia». Meno secca e più propositiva la risposta di Pisapia all’ex ragazzo della via Gluck: «Mi dispiace che questo sia il suo giudizio: forse non sa che la richiesta di tutela su via Gluck fa parte di un progetto complessivo che vuole rendere più attraente la città, salvando luoghi storici come, appunto, quella strada, anche attraverso la rivitalizzazione del verde».     Ora, è vero che in via Gluck «là dove c’era l’erba ora c’è una città» da almeno cinquant’anni, da quando cioè Miki Del Prete e Luciano Beretta...

L'architettura italiana oggi

Pubblichiamo un estratto da Storia dell'architettura italiana 1985-2015 (Einaudi) di Marco Biraghi e Silvia Micheli da oggi in libreria.       La cultura architettonica italiana dagli anni ottanta a oggi – in misura forse maggiore rispetto a qualsiasi altra disciplina – ha attinto in maniera instancabile all’opera di Italo Calvino: in modo particolare alle Città invisibili e alle Lezioni americane. E se nel caso del primo la quantità dei rimandi, benché spesso pretestuosi, poteva lasciarsi spiegare sulla base di ragioni meramente “tematiche”, nel caso del secondo presupponeva invece l’esistenza di una corrispondenza, di un “piano analogico” tra letteratura e architettura: un’analogia certo non impossibile o impensabile, e tuttavia ben lungi dall’essere verificata.   Vero è che i valori per il “prossimo millennio” indicati da Calvino nel 1985 erano più degli obiettivi futuri che non delle mete raggiunte. Ma nelle trasparenti pagine scritte in previsione del ciclo di conferenze da tenere alla Harvard University, tali obiettivi erano...

Interfacce: da Brunelleschi a iOS8

Un'importante riflessione contemporanea è come la tecnologia, e più specificamente le interfacce, possa dare forma alle nostre modalità di percezione e interazione, e quindi alla nostra realtà quotidiana, attraverso le proprie narrative e forme di rappresentazione. È un tema vasto, e questo breve articolo si concentrerà sulla evoluzione della GUI (Graphic User Interface) della Apple confrontandola con l’evoluzione della rappresentazione dello spazio tridimensionale nell’arte occidentale per derivarne alcune conclusioni – e anche porre alcune domande.   Nel 1984 Apple lanciò il primo personal computer Macintosh dotato di Graphic User Interface, e con esso, il primo sistema operativo reclamizzato in una pubblicità di Ridley Scott ispirata al romanzo di George Orwell 1984:     Il sistema operativo includeva la ora onnipresente metafora della scrivania: una narrativa che costruisce la finzione del computer come continuazione della scrivania “materiale”, nella quale gli utenti hanno cartelle in cui tenere i documenti, un cestino per buttare via la spazzatura, e cos...

Porto Poetic in Triennale

Il titolo della mostra, esposta in Triennale dal 13 settembre al 27 ottobre e curata da Roberto Cremascoli, è un'accoppiata che trasmette una sensazione di armonia e riporta la mente alla questione della poetica, in questo caso dell'architettura, e in particolare quella di Porto. Colpisce perché la “poetica” dell'architettura è un tema quasi dimenticato, sicuramente non contemporaneo, un tema che si riferisce a un modus operandi; non si tratta della scelta di uno stile o dell'utilizzo di un certo tipo di linguaggio, piuttosto vi è implicata la questione del metodo.   Praticare il mestiere dell'architetto a Porto non è come farlo in Italia: la differenza risiede nella dimostrata capacità degli architetti portoghesi di imporre la necessità del loro ruolo. Ciò, negli ultimi cinquant'anni in Portogallo, ha condotto verso il riconoscimento collettivo della specificità dell'architetto, della sua rilevanza e della sua rispettabilità. In Italia da almeno quarant'anni ciò non avviene più e per gli architetti è diventato estremamente difficoltoso...

Gabriele Basilico: fotografo-architetto

E’ nata a Genova, nel ‘95 -proprio nei giorni di questa foto di Gianni Berengo Gardin ritrovata da Giovanna Calvenzi - l’idea di una campagna fotografica sul nuovo paesaggio italiano. E’ nata durante una delle lunghe camminate tra le banchine, le navi, i container del Porto che Gabriele stava fotografando con la solita paziente passione e che Maurizio Maggiani trasformava in bruciante scrittura. Avevo chiesto a Gabriele e Maurizio di lavorare insieme sulla vita meticcia del Porto che amavamo e un giorno, con quella semplice improvvisazione che distingue le persone straordinarie, a loro si era unito Gianni Berengo Gardin.     In quei giorni Gabriele era stato invitato da Francesco Dal Co a realizzare una sorta di introduzione al Padiglione Italiano della Biennale di Architettura del ’96. E Gabriele mi aveva chiesto di aiutarlo. Stavo lavorando sui paesaggi della diffusione urbana - quel mondo di edifici solitari ed ammassati che in pochi anni aveva invaso e trasfigurato il territorio italiano; e proposi a Gabriele di introdurre il Padiglione dedicato alla “nuova architettura italiana” con il controcampo crudele della...

Un giorno sotto il Bunker

Bunker: Fare domani dentro Bunker, La Barriera, La trasformazione     Il bunker prima del Bunker era uno spazio dietro un muro e un cancello videosorvegliato, nascosto dentro la città. Un pugno di capannoni grigi senza troppe pretese, alcuni adattati a magazzini e depositi, altri ancora attivi: si taglia l’acciaio, si saldano ponteggi e strutture metalliche, si smontano e smontano pallet. A fianco, un triangolo verde. In mezzo, un altro muro, stavolta di alberi, cespugli e rovi, ingrassati dal fosso della bealera. Al centro, sul piazzale, uno scoglio verde. E un buco: dentro, un labirinto di otto stanze, le pareti pittate di lettere e numeri tra i segni degli arredi spariti e le macchie di sale, dicono sia il sudore del cemento, i soffitti che gocciolavano acqua tra le radici spesse come liane che pendevano fino al pavimento, dove arrivavano a mangiare i cumuli di terra, mattoni e detriti. Ragni e ragnatele a cercare una via di fuga nelle uscite murate dalle macerie, che ancora adesso non sappiamo dove sbuchino. Eravamo nel rifugio antiaereo dello Scalo Merci Vanchiglia durante la Seconda Guerra Mondiale: il bunker prima, e sotto, il Bunker....

La trasformazione

Bunker: Fare domani dentro Bunker, La Barriera   Giocavamo alla tedesca in via Pacini, la porta era il muro dello Scalo. Prima però, c’era da preparare il campo, spingendo via le siringhe con le scarpe. A volte il pallone finiva di là. E non erano più una sorpresa per chi scavalcava i resti di un fuoco, la casetta occupata da qualche tossico, una ruspa ferma, i rifiuti e le erbacce sempre più alte. Io che abitavo in Vanchiglia la Barriera l’ho scoperta così, come i miei compagni dell’Einstein che venivano da San Mauro e Settimo, in quei pomeriggi prima del rientro, quando le uniche strutture ricreative erano una via cieca. Così abbiamo scavalcato anche i Novanta.     Lo Scalo s’è fatto deserto nel 1990 e da allora nemmeno la neve che d’inverno scaricano i mezzi serve a riempirlo. Nel frattempo dell’idea da città stato “investire per cambiare” è rimasta la coda di debiti. Ma molti non hanno perso l’ansia di riempire, sempre più in fretta, fare senza capire. Come quando al supermercato butti nel carrello e poi a casa non sai cosa...