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crisi

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Anni Zero, à rebours

Tirano venti amari sul Nuovo Teatro italiano? Per certi versi, è stato l'argomento di quest'estate di festival. A partire dal gesto emblematico con cui pathosformel ha deciso di chiudere pubblicamente il proprio percorso nel teatro (con un progetto web curato da WorkOfOthers, seguito da una retrospettiva integrale e una festa di saluto al festival di Centrale Fies, che li ha accompagnati in questi anni); per finire con un lucido e un po' amaro articolo di Renato Palazzi, che ha cercato di fare il punto della situazione e ha avuto una certa eco fra chi si occupa di teatro di ricerca emergente.   Generazione T, 00, Zero, quarta ondata. Comunque lo si voglia chiamare, è fuor di dubbio che il fenomeno di nascita ed emersione dei nuovi gruppi abbia scosso il Nuovo Teatro italiano degli anni Duemila. Ed è altrettanto vero che è almeno da un paio di stagioni che il fenomeno sembra aver perduto la sua carica esplosiva: rimpasti e riassetti nelle formazioni si sono accompagnati a una diffusa sensazione di stallo, fra reiterazioni di linguaggi consolidati e arditi tentativi di sviluppo, mentre i festival (luoghi elettivi di produzione e...

Slavoj Žižek, Srécko Horvat e Alexsis Tsipras / Europa: speculazione a tempo

Con Cosa vuole l’Europa? (2014) Ombre corte prosegue la pubblicazione di testi di Slavoj Žižek: se in Chiedere l’impossibile (a cura di Yong-june Park) uscito a fine 2013, era la riflessione di Žižek nel suo complesso l’oggetto esplorato, in Cosa vuole l’Europa?, scritto assieme al filosofo croato Srécko Horvat, il tema è più direttamente politico.   Sedici brevi interventi, otto a testa: un ping pong fra Žižek e Horvat nel quale gli autori tentano di mettere a nudo le contraddizioni economico-politiche che lacerano l’Europa odierna. Ciò che hanno in comune la bancarotta di Cipro, la necessità della Croazia per l’Europa, l’enigma (lo si insegna tuttora nelle scuole europee) dei Balcani, il caso dell’Islanda, oppure la «marcia turca» (pp. 73-77) è di essere focolai di contraddizione apparentemente marginali, ma in realtà profondamente intra-europei. Nell’impostazione mista tipicamente žižekiana, ossia materialistico-dialettica e psicoanalitica, tutti questi casi sono sia sintomi che reali centri-periferici di sofferenza europea. Ma, contemporaneamente, essi sono anche snodi virtualmente generatori di pensiero antagonista.   Per capire che cos’è l’Europa, l’altro (...

Come sopravvivere alla fine dell’anno europeo della cultura

Continua con una nuova forma la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Da oggi pubblicheremo un approfondimento sulle città italiane candidate a Capitale Europea della Cultura 2019. Oggi pubblichiamo un'intervista a Franco Bianchini, Professore di Politiche Culturali e Pianificazione alla Leeds Metropolitan University.     Il titolo di Capitale Europea della Cultura rappresenta una grande occasione, da saper cogliere, per sviluppare un approccio alla pianificazione strategica, che faccia della cultura uno strumento per lo sviluppo economico e sociale, una nuova forma di welfare. Quale evoluzione ha avuto il ruolo della progettazione culturale nella storia del programma ECoC (European Capital of Culture)? Tutto iniziò da Glasgow, quando ancora il programma si chiamava città europea della cultura. Era il 1990 e la città  scozzese era simbolo del declino economico e della disoccupazione, ben lontana dalla solida reputazione internazionale che potevano vantare, dal punto di vista artistico-culturale, le città che l’avevano preceduta, ovvero Parigi, Berlino, Amsterdam, Firenze e Atene...

stARTT, Il Fantasma del Nolli e Astrapae

Si può pensare un ambiente naturale, progettato dall’uomo e segnato dalla sua presenza, che non sia per questo modificato o trasfigurato da questa stessa presenza? È la domanda che sta dietro alla filosofia di stARTT, Studio di Architettura e Trasformazioni Territoriali, nato a Roma nel 2008 e di cui fanno parte Simone Capra (1978), Claudio Castaldo (1978), Francesco Colangeli (1982) e Dario Scaravelli (1981), vincitori della prima edizione del Premio YAP al MAXXI con il progetto whatami, di cui tutti ricordano le luminarie rosse a forma di papavero. Nel 2013 stARTT ha poi partecipato alla Biennale di Urbanistica e Architettura di Shenzen e Hong Kong. Un passo dopo l’altro quest’anno sono stati invitati alla quattordicesima edizione della Biennale di Architettura Veneziana, sia nella sezione Monditalia di Fundamentals, curata da Rem Koolhaas, che nella mostra Innesti, curata da Cino Zucchi, con due progetti distinti. Il primo, Il fantasma del Nolli, è dedicato a un luogo emblematico della storia romana e, in termini allargati, italiana; testimone delle trasformazioni del suo tessuto urbano, di quello sociale, e della gestione della crisi...

È arrivato il generale Custer!

Per comprendere i risultati delle elezioni europee 2014 in Spagna e l’improvvisa centralità del partito nato sulla scia del movimento che tre anni fa occupò Puerta del Sol, Podemos, bisogna sapere che ormai il vento è cambiato. Gl’Indignados non minacciano più il sistema soltanto nelle strade, ma anche nel segreto delle cabine elettorali.   Nel 1964 Bob Dylan cantava The times they are changing, adesso ci pensa l’asturiano Nacho Vegas a dare un’istantanea della situazione. Nella sua canzone Polvorado (2014), il primo tenore della musica indie spagnola parafrasa la Bibbia dicendo che Polvere siamo e polvere da sparo diventeremo. Canzoni, si dirà, ma durante il profondo rosso della crisi si è arrivati a circondare le case di alcuni politici con i cosidetti escraches, forme di protesta diretta che, seppur pacifiche, rappresentano l’ultimo stadio prima della violenza mirata.   Cercherò di analizzare i risultati prodotti dalle votazione del 25 maggio per immaginare quali possibili scenari si schiudono nell’immediato futuro e quali protagonisti stanno per entrare nel neoeletto Parlamento...

Found photos in Detroit

Daniele De Luigi: Found photos in Detroit è un libro che lascia attoniti. Scabro e crudo, fin dal titolo è volutamente laconico e didascalico: pagina dopo pagina non vi si trova altro da quanto dichiarato nelle quattro righe introduttive, un catalogo di vecchie fotografie buttate via, poi ritrovate, raccolte, selezionate e fedelmente riprodotte. Detroit era cresciuta elegante e raffinata a partire dalla fine dell’Ottocento, poi divenuta capitale mondiale dell’industria automobilistica con Henry Ford e focolaio delle battaglie per la democrazia e l’uguaglianza nel Dopoguerra. Dagli anni Sessanta ha vissuto un declino inesorabile e drammatico: la popolazione, che dopo la Guerra contava quasi due milioni di abitanti, era scesa alla fine del decennio scorso a settecentomila, con tassi record di povertà, disoccupazione e criminalità. Gran parte delle case e dei palazzi oggi giacciono disabitati e fatiscenti, conferendo ad ampie aree della città un fascino lugubre e inquietante. Le fotografie, precisate, le avete raccolte per strada e cerco di immaginare questa desolazione. Se Detroit rappresenta il paradigma della fine di una...

Di quanta mitologia ha bisogno l’uomo?

Parlando di Antropologia strutturale, Jacques Lacan ebbe un giorno modo di affermare che della mitologia Lévi-Strauss aveva compreso un aspetto fondamentale: e cioè che quello mitico è un dire a metà, un semi-dire, simile in questo alla parola analitica. In questo dire a metà la verità si manifesta sempre nell’intreccio di cose opposte, in un discorso irrispettoso del principio di contraddizione. In questo senso sarebbe un dire, quello mitico, perdente rispetto al razionalismo che ha il suo alleato più fedele negli ideali della chiarezza linguistica e della trasparenza comunicativa. All’interno di questo orizzonte, il mito sarebbe da un lato sconfitto; dall’altro tuttavia la sua esigenza e le forme della sua sopravvivenza non farebbero che riproporsi costantemente, appunto nella forma di un dire a metà, in barba a ogni modello di trasparenza, all’interno della vita umana.   Esemplare in questo senso è una scena che Joseph Campbell racconta in Percorsi di felicità. Mitologia e trasformazione personale (Raffaello Cortina, Milano 2012) e che potrebbe costituire a buon titolo l...

La lunga marcia di Wu Ming

Quando nacque, Giap era semplicemente la newsletter di “quelli di Q”. Era il 2000 e il loro “bollettino” militante arrivava direttamente nella casella email. Era come se un pezzo del “movimento dei movimenti” ti entrasse in casa. Il momento era di quelli piuttosto frizzanti e la voce di Wu Ming serviva come strumento per fare il punto su un po’ di questioni. Per molti era facile riconoscersi in quelle parole e in quel linguaggio, perché era lo stesso che si sentiva per strada, tra amici o nei centri sociali. Si poteva essere d’accordo o meno, ma quelle letture offrivano sempre un momento di riflessione e di analisi. Dopo i primi tre anni di newsletter, che incorniciano il battesimo del fuoco di questo nuovo secolo, esce la prima antologia di Giap. Nel frattempo la loro attività di narratori prosegue con un ritmo serratissimo, pubblicano romanzi collettivi e individuali, sperimentano il copyleft e il download gratuito e danno vita a una serie di interessanti ragionamenti sul romanzo e sulla narrazione in Italia, il “New Italian Epic”. Nel 2010 Giap smette la veste della newsletter e si trasforma in un blog...

La Grande Mela ovvero junk food, fame e...

Le immagini dello sciopero dei lavoratori delle grandi catene di fast food sono arrivate attraverso internet nella prima mattinata del 30 novembre. Durante la giornata gli schermi televisivi hanno via via evidenziato la portata della protesta ma soprattutto amplificato il valore simbolico ed emotivo di qualcosa che non era descrivibile solo in termini di rivendicazioni salariali, di giusta protesta sociale, né per l’eccezionalità di un evento che precedentemente non aveva mai visto la possibilità di azione sindacale in quel settore.   Quello che colpiva da questa sponda dell’Atlantico - e in particolare dalla sua “periferia mediterranea” - era non solo che fosse una protesta per la sopravvivenza (poco più di 8 dollari all’ora è la paga media di un lavoratore del settore contro un costo della vita reale di oltre 20 dollari ora per persona con un figlio in uno dei quartieri periferici della città ) ma che gli attori di quanto stava accadendo fossero dipendenti di Wendy’s, King Burger, Mc Donald, Five Guy Burger, Pizza Hut...   Del resto, se New York resta uno dei simboli della societ...

Passaggio a Nord Est

Cosa vi viene in mente pensando al Veneto? Industria e design? Città d’arte, laghi e montagne? Prosecco e grana? È vero, il Nord Est è la patria delle delizie Dop,dei “capannoni a schiera”, dei vestiti alla moda e delle scarpe all’ultimo grido; ma anche di Babilonia Teatri, Anagoor, Barokthegreat; Paolini, Scabia, Vitaliano Trevisan; insomma, di una produzione, tutta immateriale, di arti performative che negli ultimi anni ha imposto il territorio all’attenzione della scena nazionale e non solo. Una cartina al tornasole sono le edizioni più recenti del Premio Scenario, che si sviluppa tramite una capillare mappatura dei territori della creatività emergente e negli ultimi anni ha visto imporsi all’attenzione diverse giovani compagnie – nel 2007 i Babilonia e Pathosformel, nel 2009 Anagoor, Codice Ivan, la friulana Marta Cuscunà – che a Nord Est hanno mosso i primi, decisivi, passi di formazione e di lavoro.   Teatro Fondamenta Nuove, Venezia   Tanto per cominciare, Venezia Ogni tour del Veneto parte dal suo irresistibile capoluogo regionale. Anche se – fuori e...

La condivisione all’epoca della crisi

All’inizio di ottobre, stando al “Wall Street Journal”, Facebook ha superato il miliardo di utenti. Quante volte viene cliccato il pulsante “condividi” da questo numero esorbitante di persone? Non ci è dato saperlo. Ma è certo che, anche grazie al social network di Zuckerberg, l’idea della condivisione è entrata in modo prepotente nella vita di una persona su sette su questo pianeta, che quotidianamente usa quel pulsante per mettere in circolazione un numero incalcolabile di link, immagini, testi e video. Nel giro di pochissimi anni, “condivisione” è divenuta una della parole-chiave della contemporaneità.   Il successo del pulsante di Facebook è solo la consacrazione presso il grandissimo pubblico di una pratica di condivisione dell’informazione che è la colonna portante delle culture digitali fin dalla loro nascita. È proprio la condivisione attraverso Internet che ha decretato la fine delle industrie culturali novecentesche così come le conoscevamo, tramite le piattaforme di “file sharing”. Queste strutture distribuite (Gnutella, Bittorrent...

La sottile linea rossa tra cultura e innovazione

In principio era il mercato; libero, razionale, votato alla massima utilità. Questo spazio prima fisico poi virtuale ha ridisegnato l’assetto sociale ed economico europeo a partire dalla nascita dell’impresa, alla fine del Settecento. Quanto è accaduto è storia nota, ma la crisi, non solo finanziaria ma anche etica e sociale, che ha travolto il sistema produttivo mondiale e le grandi democrazie occidentali, ha rimesso in discussione il ruolo giocato dalla cultura nelle politiche di sviluppo di organismi complessi come i governi nazionali e sovra-nazionali.   La novità non è più rappresentata dalla forza economica del settore culturale, essendo ormai ampiamente conosciuti i dati che mostrano la vitalità di questo comparto e l’enorme potenziale competitivo insito nelle attività ad elevato contenuto culturale e creativo. Non ci sorprende più apprendere che uno studio preparato per la Comunità Europea e apparso nel 2010 con il titolo The entrepreneurial dimension of the culture and creative industries, metta in luce come nel 2008 le industrie culturali abbiano generato il 4.5% del...

Fotografia – Festival Internazionale di Roma

Quasi inevitabile quest’anno la scelta di Fotografia – Festival Internazionale di Roma alla sua undicesima edizione, curata da Marco Delogu e come sempre allestita negli spazi del MACRO a Roma, di portare l’attenzione sul tema del lavoro. In tempi di crisi economica, un soggetto scontato ma anche difficile da realizzare nella sua complessità. Lavoro, al giorno d’oggi, significa tutto e niente: il lavoro che c’è, che non c’è, il lavoro che ha perso la dignità di potersi chiamare tale, il lavoro che toglie lavoro e partecipa attivamente alla crisi, e non ultimo, il lavoro stesso del fotografo, che non è semplice artista, ma anche professionista con impegni da portare a termine.   Chris Killip, Netting Seacoal Lynemouth, 1983, inkjet print 50 x 40 cm. Courtesy l’artista   C’è dunque in Fotografia: Work un numero enorme di volti, dai lavoratori migranti di Ulrich Gebert agli avvocati immersi nei contratti di Lars Tunbjörk, ma soprattutto c’è lo spazio, lo spazio della terra colonizzata e trasformata in piantagione, uffici stracolmi di carte, le piazze...

Ragazzo, per sopravvivere scrivi!

Ragazzo, non fare il giornalista!, il mio primo articolo pubblicato da doppiozero, ha creato una vivace discussione fra i commenti e ha avuto il suo momento di gloria sui social network. Indicativo come anche i giornalisti più esperti e formatisi nel passato abbiano concordato con quanto scritto, sintomo di un cambiamento nel mondo del giornalismo che, soprattutto dall’interno, è stato notato da tutti. La polemica sui blogger non pagati all’Huffington Post ha fomentato la conversazione sulla crisi economica dell’informazione, ma nessuno pare conoscere la via per risolverla.   Comunque bando alle ciance: avevo promesso di svelare la soluzione personale trovata al problema del lavoro per chi ha come punto di forza l’italiano e ora mi appresto a spiegarla.   Lungi da me, nel primo articolo, dare la colpa della morte della figura del giornalista (nb: non del giornalismo) a internet. Come si può dare un risvolto così negativo a una tale innovazione?   A parte il giornalismo, internet ha cambiato il modo di stare sul mercato di tutte le aziende. Dalla catena di supermercati alla casa di moda, ogni settore...

Quel che resta del resto

Cioè. Voglio dire. Nella misura in cui. Una sorta di… A ciascun periodo il suo intercalare. Le parole che si infilano in ogni incontro, in ogni intermezzo, in ogni conversazione.   Pensavo – ascoltando le voci di Radio Tre - che questo fosse il periodo di “una sorta di…”. E non a caso: siamo in una fase dove su ogni fronte è difficile definire e precisare. All’esattezza dunque ci si avvicina per approssimazioni progressive, per passi successivi e somiglianze che si svelano a poco a poco. Mi sbagliavo. L’intercalare che si sta imponendo è un altro: “il resto tutto bene”.   Due si incontrano: – Come va? – chiede uno. – Il resto tutto bene! – risponde l’altro.   Ma che razza di risposta è? In situazioni e città diverse, più volte ho sentito negli ultimi giorni questo scambio di battute. All’inizio non avevo capito. Convinto di essermi perso la parte iniziale della risposta. Invece no, la risposta è proprio quella: “il resto tutto bene!”.   È evidente che chi risponde ha un...

Scuola, ignorare il futuro?

In questi giorni i ragazzi tornano a scuola. Non sarà un inizio d’anno come gli altri. La crisi ha coinvolto molte famiglie. I padri di alcuni di loro hanno perduto il posto di lavoro; molti hanno dovuto ridurre il tempo e i consumi delle vacanze. A tutti è giunta notizia che il governo e il parlamento stanno occupandosi del loro futuro perché la crisi potrebbe compromettere la possibilità di creare nuovi posti di lavoro. Il futuro dell’intera Europa è incerto. E la scuola cosa dirà? Parlerà di ciò che sta succedendo? Li aiuterà a capire e a studiare i possibili scenari futuri?   I giovani attuali, a conclusione del periodo di formazione, si inseriranno in una società chiamata ad assumere decisioni cruciali per la salvezza non solo dell’economia ma dell’intero pianeta. Sta diventando cruciale la diffusione della consapevolezza che i grandi problemi della condizione umana (il degrado ambientale, il caos climatico, la distribuzione ineguale delle risorse, la salute e le malattie, i dilemmi bioetici, il confronto fra politiche e religioni, la ricerca di una nuova qualità...

Note dall’Andalusia

Trentuno luglio, mattina presto. Sbarcato a Siviglia con la famiglia, mi propongo di trascorrere due settimane in Andalusia. La macchina noleggiata è una Polo che profuma di nuovo. La meta è Cadice, dove la mia figlia più giovane è impegnata in uno stage di cinque settimane presso un gigantesco albergo a quattro stelle. Ho in mente di completare il tour delle coste atlantiche europee, che negli anni ho percorso dalla Normandia ai Paesi Baschi, dalla Galizia all’Algarve. Nella valigia ho messo La verità di Agamennone, raccolta di articoli di Javier Cercas uscita da poco; un vecchio romanzo di Paco Ignacio Taibo I sulla guerra civile nelle Asturie, Per fermare le acque dell’oblio, e un altro vecchio libro, Bartleby e compagnia di Enrique Vila-Matas. Conto su questi amati scrittori spagnoli per entrare meglio in sintonia con una terra che non visito da più di vent’anni.   Cadice è intasata dai turisti, decidiamo di sistemarci a Porto Santa Maria, sul lato opposto della Baia gaditana. I primi giorni, in attesa di un appartamento con l’indispensabile aria condizionata, ci si piazza all’Hotel...

Maurizio Lazzarato. La fabbrica dell’uomo indebitato

In questo periodo in cui la crisi economica è al centro delle speculazioni della più vasta gamma possibile di teorici ed “esperti” (economisti, politologi, giornalisti, economisti, talvolta, persino, filosofi) il libro di Maurizio Lazzarato (“La fabbrica dell’uomo indebitato”, Deriveapprodi, 2012, pp.180, € 12,00) sembra essere lo strumento giusto al momento giusto. Malgrado esso sfrutti l’attualità del tema del debito, il libro del ricercatore italiano emigrato da molti anni in Francia non è (o meglio, non è solo) un libro che sfrutta l’onda lunga dell’interesse creato dalla bruciante situazione economico-sociale presente.   Lazzarato infatti riesce ad unire due approcci (apparentemente) distanti come quello filosofico e quello socio-economico a una vis da polemista che rende il libro non solo uno strumento descrittivo, ma anche un’opera dall’evidente carattere “prescrittivo”.   Lazzarato si prodiga, fin dalle prime pagine, nella demitizzazione del “virtuoso” modello sociale tedesco, mostrando come in Germania lo stato sociale sia...

Claudio Tolcachir. Fra teatro e realtà

  Per quali ragioni, al giorno d’oggi, ci ostiniamo a lavorare e a formarci in teatro, in condizioni sempre più insostenibili? Che senso ha fare teatro in tempi di crisi? Sono le domande con cui si è inaugurato il workshop teorico/pratico di scrittura critica condotto da Andrea Porcheddu. Ma sono anche interrogativi che, lo stesso Porcheddu, ha rivolto all’autore-attore-regista argentino Claudio Tolcachir, nell’incontro pubblico che l’ha visto protagonista alla Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian. Perché, in Argentina, la materialità della crisi (economica, sociale, culturale) che stiamo cominciando a conoscere di questi tempi, fuori e dentro i palcoscenici, è arrivata un bel po’ d’anni prima – proprio quando Tolcachir ha fondato Timbre4, la compagnia con cui lavora tuttora, e in coincidenza a quella rinnovata vivacità del teatro ibero-sudamericano che ha attirato la grande attenzione dei pubblici e degli studiosi del vecchio continente.   Un momento del laboratorio   «Il fatto che Timbre4 e il nuovo teatro argentino – racconta Tolcachir – siano...

Rovistando nella cassetta degli attrezzi

Cosa si portano a casa, dunque, i giovani attori e performer, drammaturghi e registi, dai laboratori di queste Biennali Teatro? Quali strumenti utili possono aggiungere alla propria “cassetta degli attrezzi”? Quali metodi giocarsi nei loro prossimi spettacoli? E se un’attenzione doverosa va alla concentrazione sulle singole individualità degli allievi – visibili, come racconta Elena Conti, nelle diverse modalità di riscaldamento e training, un panorama curioso e variopinto che inaugura ogni mattina i laboratori veneziani e che può raccontare delle storie e culture, idee di teatro e di vita completamente diverse che si incontrano in questi giorni in laguna – è interessante anche andare a rovistare fra gli strumenti e i metodi che i cinque maestri della Biennale 2012 stanno offrendo a questi giovani aspiranti artisti. Nelle edizioni passate, si può dire, i laboratori, pur nelle specificità dei singoli maestri, conversero – oltre che per il dato generazionale, capace di riunire a Venezia le nuove spinte della regia europea – in una dimensione della ricerca dal carattere autoriale, in cui gli...

Monticchiello / Paesi e città

A Monticchiello si arriva percorrendo una strada che sembra un serpente tra campi dorati di grano tagliato e radi alberi e cespugli. È un paese medievale di antica cultura agricola riposto nella Val d’Orcia, una terra un tempo dura, oggi da cartolina. Da quarantasei anni questo borgo che d’inverno arriva a malapena a duecento anime è sinonimo di Teatro Povero. A gennaio ci si ritrova in settanta-ottanta, quasi la metà degli abitanti, vecchi, adulti, giovani, bambini, per pensare allo spettacolo da mettere in scena in piazza tra la fine di luglio e la prima quindicina di agosto. La cronaca, già intinta di mito, parla di feste e rappresentazioni popolari che negli anni caldi intorno al 1967 sentono il bisogno di raccontare le trasformazioni che stava vivendo il paese, andando a scandagliare la memoria del passato, le “radici”. Dal dramma storico si passa all’“autodramma”, alla messa in scena di sé, dei propri problemi di piccola comunità in via di estinzione.     I toni saranno sempre quelli di un’autoanalisi tesa e inventiva che spazia dalle crisi economiche attraversate con la fine della cultura mezzadrile e dell’economia contadina al ricordo delle tradizioni, dalla...

Lettera a Marco Rossi Doria

  Gentile Marco Rossi Doria,   conosco la sua storia, leggo costantemente i suoi interventi e come docente della secondaria superiore e collaboratore di doppiozero per le tematiche della scuola e dell’educazione ho sottoscritto e sostenuto le sue iniziative rilanciando le sue riflessioni. Proprio su queste pagine abbiamo salutato il suo ingresso al Miur come una delle poche buone notizie da anni e lo abbiamo considerato come una garanzia e una dichiarazione di intenti condivisibili e beneauguranti per un nuovo corso. Di fatto lei è un simbolo di quanto di meglio la scuola italiana abbia prodotto e continui a proporre nel tempo e nelle difficoltà che ad ogni tempo sono correlate. Sono convinto che, alla luce dell’appartenenza a una stessa visione educativa, sociale e politica della scuola, lei potrà comprendere criticità e dubbi che le sottopongo, non tanto in qualità di dipendente di uno stesso servizio che chiede chiarimenti al suo dirigente quanto nella forma di uno scambio di opinioni tra persone che collaborano allo stesso progetto.   Dopo aver letto il recente intervento su La stampa del 24 giugno,...

Spagna. Le leggi e la memoria

Madrid o Barcellona? si domanda il magnate Sheldon Adelson, presidente della compagnia Las Vegas Sands che ha scelto la Spagna come sede del suo progetto di Eurovegas. I politici locali parlano di grandissime opportunità, posti di lavoro e ricchezza, e ognuna delle due regioni fa a gara per venire incontro a Adelson, sempre che come nuovo paese di cuccagna sia scelta la propria zona.   La Spagna come meta turistica di sole e spiaggia è un’invenzione franchista degli anni sessanta che si rinnova in questi giorni con l’aggiunta del gioco d’azzardo e degli altri piaceri che lo accompagnano. Ma per insediare Las Vegas in Spagna si dovrebbero cambiare tante leggi, come quella che decreta il divieto del fumo in luoghi pubblici, e soprattutto andrebbero stravolti i diversi piani regolatori che ne impediscono la costruzione. Ci vorrebbero leggi fatte su misura per Adelson, perché vuol fare le cose a modo suo: grandi alberghi di lusso in zone rurali non urbanizzabili e tabacco in luoghi chiusi, a cui sarebbero esposti clienti ed impiegati. Basta far capire a Pinocchio che il Paese dei Balocchi merita un adattamento delle leggi: “Ecco...

Art Basel 43. Diario

Non sono certo di poterla metter giù con tanta sbrigativa chiarezza, ma gli artisti che colpiscono di più, in quest’edizione 2012 sottotono (ma non troppo) di Art Basel, sono quelli che lavorano sull’Inatteso: e con ciò intendo anche il rifiutato, l’eroso e l’obliato, il sottaciuto, l’eccedente, l’inappariscente e il profetico.   Gli sciami di pipistrelli di Jeremy Deller escono dalla caverne texane di Frio e Bracken con violenza catartica e rivelatoria. La registrazione dei suoni ad alta frequenza che gli animali emettono per orientarsi in volo ci introduce a mondi di cui non sospettavamo l’esistenza. Walid Raad insegue il punto esatto di colore del cielo di New York la mattina dell’11 settembre 2011: sopraffatta dagli eventi, la memoria dell’artista sembra avere rimosso questa informazione. Runa Islam crea un breve film da un’unica immagine in bianco e nero ritrovata tra le collezioni dello Smithsonian Institute. Teheran, inizi del ventesimo secolo. Non conosciamo le circostanze storiche e sociali a cui l’immagine si riferisce. Non conosciamo l’autore della fotografia n...