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crisi

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Atene

Non so bene come la gente immagini Atene. Molti ci sono stati per turismo, e di certo la prima cosa che viene loro in mente è il Partenone. Un’immagine oleografica. Negli ultimi tre anni ho frequentato a lungo la capitale ellenica, e ci ho vissuto molti mesi. Ero lì per raccogliere materiale per una ricerca sulla Δεκεμβριανά, ovvero i fatti del Dicembre 2008. Ho anche raccolto un buon repertorio d’immagini, ma le mie non sono di quelle che facilmente si vedono al chiosco dei souvenir sotto forma di cartolina, perché inquadrano un aspetto della realtà greca, quello delle violenze urbane e della crisi economica, scomodo e drammatico. I media ne hanno parlato a lungo: prima le rivolte e le guerriglie urbane del Dicembre 2008, poi la situazione economica greca e la crisi. A tal proposito anche Annozero (3 giugno 2010) ha messo in onda un servizio giocato su questi due aspetti.   Chi è mediamente informato e segue i telegiornali può, senza grandi difficoltà, fare mente locale su quanto accaduto ad Atene il 5 maggio 2010. L’episodio più eclatante...

New York. Occupy Wall Street

Domenica 9 ottobre, a mezzogiorno, “ il filosofo marxista Žižek Slavoj”,  come ha detto il telegiornale di RAI International, parla ad OccupyWallStreet. Arrivo con la metro a Fulton street, giro sulla Broadway e in cinque minuti sono a Zuccotti Park, ribattezzata Liberty Plaza dal movimento che l’ha occupata il 17 settembre. È la prima volta che ci vengo e mi aspetto che le tre settimane di campeggio libero abbiano ridotto male sia il posto sia gli occupanti. Il primo presagio dell’occupazione è un rullo continuo di tamburi, come è immancabile in queste situazioni che sembrano esercitare una forte attrazione sui percussionisti. La piazza sarà un duecento metri in lungo e cento in largo: al centro un giardino pubblico, sui lati lunghi due stretti controviali occupati uno dai mezzi della polizia di New York, l’altro da televisioni e media vari. I poliziotti hanno anche costruito un torretta di avvistamento, come quelle che ci sono nei campi di prigionia, per la sorveglianza dall’alto.     Da lontano Liberty Plaza sembra un bivacco di barboni. Non è permesso montare tende e...

La democrazia zippata

  Che cosa ci sta accadendo, cosa sta accadendo a noi come persone? C’è un’agenzia di rating che declassa i nostri titoli morali, il nostro prestigio di esseri umani. In giro vediamo solo facce scontente. L’ardore viene scambiato per follia. Il modello è la rete, è Facebook. Una cosa la dico io, una la dici tu e andiamo avanti. La parola come porta girevole. Siamo in mezzo a questi spifferi. L’occidente occulta la sua bancarotta spirituale mettendoci davanti agli occhi la crisi economica. In Italia discutiamo da anni di un uomo terrorizzato dalla morte senza essere capaci di vedere dove va a inabissarsi ognuno di noi ogni giorno. Siamo inumati nelle fosse comuni dell’autismo corale, la rete è il nostro nuovo cimitero. Al posto della faccia sul profilo di Facebook dovremmo mettere una croce. La soluzione non è tacere, non è andare altrove, verso un reale che non c’è. Bisogna solo avere il coraggio di dire come ci sentiamo, dove pensiamo di trovarci. Questo possiamo fare per il mondo, dire la nostra insofferenza, dire la nostra immaturità, la nostra incapacità di scegliere,...

I corpi dei Capi

Una delle fotografie che più mi avevano impressionato mentre visionavo gli scatti realizzati dai fotografi ufficiali di Silvio Berlusconi, per scrivere Il corpo del Capo, era un’istantanea realizzata da Alex Majoli. Il Presidente del Consiglio vi appariva in piedi davanti a un pesante tendaggio di color chiaro. Lo sguardo spento, la bocca chiusa, le braccia dietro la schiena. Una posa che sembrava smentire tutta la politica del sorriso, dell’ottimismo, della solarità tipica dell’imprenditore televisivo, prima, e dell’uomo politico, poi. Emergeva dall’immagine qualcosa di lugubre e di funereo che probabilmente stava acquattato da sempre dietro la facciata – la faccia – di Silvio Berlusconi. La pulsione di morte che la pulsione di vita trascina inevitabilmente con sé, e che di solito è occultata dietro la baldanza e l’ottimismo.   Era il 2008. Quella foto, che contraddiceva tutta la politica dell’immagine sin lì condotta dal padrone di Mediaset, dal leader di Forza Italia, dall’uomo di Stato, mi metteva a contatto in modo inequivocabile con una questione che nel libro sulle...

Mario Luzi / Obiurgatio

Difficile trovare dei versi che restituiscano, con altrettanta veemenza, lo sgomento per la crisi che la Repubblica attraversò all'inizio degli anni Novanta, tra stragi mafiose e inchieste sulla corruzione politica. Obiurgatio (“invettiva”), scritta appunto in quegli anni e pubblicata nella plaquette Sia detto, del 1995, è un sussulto, disperato, di speranza civile perché l'Italia, con la sua storia, si svincoli dalle fauci degli “antropoidi digrignanti” che la stanno divorando.     OBIURGATIO   Non cedere, ti prego, ai tuoi sussulti vomitori non rovesciarti addosso la tua storia, matria insana, non ritorcerla contro te matrice quella tribolata storia. d'indegnità e di splendori.                                           Bagna essa defluivo disuguale ugualmente tutti noi muniti di dolore, battesimale è quel decorso, non è...

Baldesar Castiglione / Il libro del cortegiano

Il Cortegiano è stato al lungo ritenuto il trattato che per eccellenza illustra e idealizza il profilo del perfetto uomo di corte rinascimentale, la summa dell'eleganza letteraria dell'umanesimo italiano, ma anche la testimonianza della abdicazione ad ogni mandato civile da parte dei letterati italiani, Il paradigma esemplare della lunga 'decadenza' della nazione. Ma questo caposaldo della moralistica di antico regime va considerato anche libro della crisi: mentre celebra i fasti della cultura rinascimentale, del neoplatonismo e del classicismo, risuona altresì del trapasso epocale del mondo che celebra, come attesta il capitolo selezionato. Castiglione consegnava allo stampatore il suo capolavoro nell'aprile del 1527; il 6 maggio Roma veniva messa a sacco. L'opera sarebbe stata pubblicata un anno dopo, l'indipendenza degli stati italiani di lì a poco perduta. La stagione declinante del Rinascimento era ormai in corso.   Così, continuando il ragionamento di questi signori, il quale in tutto approvo e confermo, dico che delle cose che noi chiamiamo bene sono alcune che simplicemente e per se stesse sempre son...

Il diabete del Ministro

Elias Rukla, che insegna letteratura norvegese da oltre venticinque anni alla scuola superiore di Fagerborg alle porte di Oslo, è un uomo a pezzi, tanto che una mattina crolla nel cortile della scuola davanti ai suoi studenti: l’apertura automatica del suo ombrello non funziona, furiosamente prende a sbatterlo contro una fontana, si accanisce e, riducendolo a stecche informi, si ferisce ad una mano. Una ragazza bionda e grossa lo fissa stupefatta e lui le urla Troia e Faccia di maiale, poi scappa. La catastrofe è compiuta.   Siamo nelle pagine iniziali del romanzoTimidezza e dignità di Dag Solstad, scrittore norvegese di libri importanti; il crollo nervoso del professor Rukla dà l’avvio a serratissime riflessioni sulla crisi sociale della figura e del mestiere dell’insegnante. Il romanzo è del 1994 e, come molti buoni romanzi, non dimostra la sua età. Com’è possibile, si chiede Rukla, che una quarantina di docenti laureati e mediamente ben preparati nelle più svariate discipline, “detentori delle conoscenze generali del proprio tempo”, non provino più alcun interesse a...