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preistoria

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Bestiario nazista / Cani dell’Antropocene

C’è da sempre qualcosa di disturbante nella vulgata del cane miglior amico dell’uomo, compagno fedele, guardiano delle greggi. Il disturbo non viene solo dal bisogno tutto occidentale di incollare stereotipi caratteriali e patenti identitarie esopiche agli animali che accompagnano la nostra psiche da migliaia di anni, il disturbo viene dal perenne addomesticamento del perturbante selvatico, una presa di possesso che ripete perfino in un innocente post su Facebook il gesto neolitico del padre-padrone che posa la mano su persone, animali e cose per dire “è mio”. Così i gatti sono l’anarchia domestica, il leone accarezzabile di Hugo, l’alieno incoercibile che spregia gli umani, mentre i cani sono i maggiordomi delle nostre vite, buoni come il pane bianco, la vittoria definitiva della luce della civiltà sulle tenebre della preistoria e degli istinti. E se alcuni meme di cani forzuti ed eroici che sbeffeggiano botoli irrisori evocano un prima di autarchia e fierezza della specie, è solo per dire che ormai abbiamo accettato in via definitiva i tempi nuovi, quelli delle varietà rachitiche infiocchettate di rosa, delle feste di compleanno canine con dolcetti all’anatra costosissimi, dei...

Pigrizia / La dolce vita all’età della pietra

Conoscevo un tizio, anni fa, che sosteneva di abitare nel suo zainetto. Un modo buffo per dire che lo considerava la sua vera casa, l’estremo rifugio, il luogo più intimo dove trovare asilo. Non che fosse privo di abitazione, con tanto di letto, fornelli e doccia; solo che non ci si sentiva a suo agio come quando partiva e viaggiava, o anche semplicemente girovagava per la città. Con lo zainetto sempre in spalla portava con sé ciò che gli stava più a cuore, tutta roba poco ingombrante che non si identificava con le cose supposte indispensabili (spazzolino da denti, ricambio di biancheria) ma con ciò che gli piaceva avere sempre a disposizione (il walkman, un paio di libri, alcune fotografie). Un hippy fuori tempo massimo? Macché: semmai qualcuno che aveva capito prima di tanti altri come stava girando il vento, e cioè verso dove, senza accorgercene, ci stavamo tutti dirigendo, e dove siamo da tempo giunti: una società senza radici e senza ubicazioni fisse, in perenne movimento e trasformazione, dove il nomadismo – al netto di confinamenti e altre forme di pervicace territorializzazione – è divenuto, se non un’abitudine, una necessità, un valore, una diffusissima forma di vita....

Intervista con Maria Stavrinaki / La preistoria, un enigma moderno

Préhistoire, un énigme moderne è il titolo della mostra curata da Cécile Debray, Rémi Labrusse e Maria Stavrinaki al Centre Georges Pompidou di Parigi fino al 16 settembre. Non si tratta dell’ennesima mostra sulla preistoria ma di una traversata originale e appassionante, piena di colpi di scena, incentrata sul fascino esercitato dalla preistoria sugli artisti lungo il XX secolo. Un fascino che ha avuto conseguenze sulle loro idee artistiche e antropologiche così come sulla loro percezione del mondo e dell’umanità. Con la consapevolezza che ogni quête dell’origine rende allo stesso tempo pensabile il futuro. Tante sono le questioni sollevate da Préhistoire, un énigme moderne attraverso la selezione parallela di opere d’arte contemporanea e di manufatti preistorici visibili, questi ultimi, nelle migliori condizioni immaginabili. Ad aiutarci a pensare i legami, spesso sotterranei, tra preistoria e modernità ci pensa un catalogo di oltre 300 pp. che ripercorre le otto sezioni della mostra – Lo spessore del tempo; La terra senza gli uomini; La nascita dell’idea di preistoria; Uomini e bestie; Gesti e strumenti; La caverna; Neolitici; Presenti preistorici –, arricchito dai testi dei...

Homo sapiens. Intervista a Telmo Pievani

Lo scorso novembre è stata inaugurata al Palazzo delle Esposizioni di Roma la mostra Homo sapiens. La grande storia della diversità umana, curata da Luigi Luca Cavalli Sforza, genetista di fama mondiale, professore emerito alla Stanford University, e Telmo Pievani, studioso di teoria dell’evoluzione, che insegna filosofia della scienza all’Università Bicocca di Milano. Mario Barenghi ha colto l’occasione della mostra per porre a Telmo Pievani alcune domande. Un po’ egocentrico, come spesso accade ai letterati, Barenghi ha impostato il dialogo sulle ragioni del fascino con cui da svariati anni segue, ovviamente da dilettante, le ricerche nel campo della preistoria, della paleoantropologia, dell’evoluzione delle specie.     All’origine del mio interesse per la storia remota del genere umano c’è un’esperienza estetica,  cioè la fortissima impressione che ebbi la prima volta che visitai Lascaux II. La distanza cronologica che separa le pitture rupestri dell’era glaciale dagli albori della scrittura (l’inizio della storia che si studiava a scuola) è più...