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Claudio Abbado

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Il Concerto di Capodanno a Vienna / Le peripezie di Radetzky

La suonano ogni primo giorno dell’anno, da decenni, sempre alla stessa ora – intorno alle 13.30. Fino a non molto tempo fa, c’era la diretta televisiva; adesso è rimasta la radio, perché il piccolo schermo italiano in quel momento è occupato dalle Arie d’opera che giungono dalla Fenice di Venezia, e non è la stessa cosa. Ma il Concerto di Capodanno per antonomasia, il più antico e di più nobile lignaggio – anche solo per il prestigio dell’orchestra che ne è protagonista, i Wiener Philharmoniker – è quello che si svolge nella “Sala d’oro” del Musikverein di Vienna. E la Marcia di Radetzky è la sua invariabile conclusione, il bis di rigore stabilmente iscritto nel programma, a rassicurazione di tutti coloro i quali, ovunque nel mondo, affidano proprio a questa musica un positivo auspicio per l’anno che comincia.     I programmi cambiano, perché la galassia dei Valzer viennesi (e danze assortite) è sterminata e perché l’albero genealogico degli Strauss, autori non unici ma dominanti da sempre nelle locandine, è notoriamente molto ramificato. Solo “Sul bel Danubio blu” e la Marcia di Radetzky sono fissi nei programmi, solo a quest’ultima spetta la chiusura della...

Festival Monteverdi di Cremona / L’Orfeo nel metrò di Fanny & Alexander

Certi spettacoli te li dimentichi subito. Li cancelli mentre li vedi. Altri ti ossessionano per giorni, o per settimane. Anche senza volerlo. Vorresti forse rimuoverli, qualcosa non ti funzionava, e invece ritornano, con le loro immagini, si chiariscono a poco a poco, si inombrano di nuovo, dall’inabissamento risaltano dentro di te. Così è stato per Orfeo nel metrò, rivisitazione d’oggi, emozionale, a stretto contatto di respiro col pubblico, dell’Orfeo di Striggio e Monteverdi, rappresentato per la prima volta a Mantova nel 1607. Lo spettacolo – con la regia di Luigi de Angelis di Fanny & Alexander, con il supporto e le riprese video di Andrea Argentieri e i costumi di Chiara Lagani, sempre della compagnia ravennate – si è visto il 2 maggio in apertura del Monteverdi Festival di Cremona, che si concluderà dopo un mese di spettacoli e concerti l’1 giugno. Dirigeva Hernán Schvartzman, un giovane musicista di origini argentine e olandesi, formatosi in quel crogiolo di ricerche sulla musica barocca che è il conservatorio dell’Aia. Suonava un’orchestra di strumenti antichi, nella quale irrompeva anche una chitarra elettrica: era formata da elementi provenienti dalla Civica scuola...

Le ceneri di Abbado

In presenza della musica, la potenza dei simboli si accresce in misura esponenziale. (Il che si deve forse allo speciale regime semiotico della musica, alla sua capacità – da sempre invidiata dalle altre arti – di trasmettere senso senza dover per forza ricorrere a significati.) E così ha avuto una clamorosa forza icastica la scelta del Teatro alla Scala, la sera del 27 gennaio, di ricordare a una settimana dalla morte colui che era stato suo Direttore musicale dal 1969 al 1986 – Claudio Abbado, scomparso a Bologna, appunto, lo scorso 20 gennaio – facendo eseguire dalla sua orchestra, diretta da Daniel Barenboim, la Marcia funebre dall’Eroica di Beethoven, nella sala vuota con le porta aperte e il pubblico fuori, nella piazza antistante il Teatro. Più di ottomila persone, dicono le cronache (saranno cifre fornite dalla Questura o dagli organizzatori?). Per fortuna la RAI ha dato una diretta dell’esecuzione, che si può vedere su You Tube. Ignoravo che si trattasse di una precisa tradizione scaligera: nel ’57 l’Eroica venne suonata per Toscanini diretta da De Sabata, nel ’96 da Muti per Gianandrea...