Il tuo due per mille a doppiozero

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Friedrich Hölderlin

(16 risultati)

Diario (2) / Campi e canti: coltivare la terra e la poesia

Stiamo individuando una strada per verso Paradiso: ve la comunicherò la prossima settimana. Nel frattempo abbiamo convocato il Cantiere Dante, rigorosamente on line, per dare la notizia a tutti che il Paradiso non si farà: e a darci manforte nella decisione il sindaco De Pascale e il direttore artistico di Ravenna Festival Franco Masotti. Ci aspettavamo comprensione, sì, ma anche qualche mugugno e lamentela. Niente di tutto questo: i tanti cittadini che hanno partecipato – alcune centinaia – se l’aspettavano, e in diversi hanno pensato: stavolta le Albe faranno da sole. Ci sacrificheranno, ha detto Anna Finelli: “Da vecchia infernale volevo ringraziarvi. Odio questi incontri in video, ma sentire le vostre voci mi ha emozionato… e ammetto che temevo che avreste detto che facevate il Paradiso da soli, e sono molto felice che invece… che immagino che per voi sia un grande sacrificio non farlo e sono molto felice che vogliate aspettare e farlo insieme a noi e parlo da persona colpita sia nel lavoro che nelle sue passioni, perché io faccio la commerciante e ho la passione del teatro. Quindi questa pandemia mi sta massacrando un po’ a destra e un po’ a sinistra, insomma da tutte le...

Giorgio Agamben / Hölderlin nella torre

La torre di Hölderlin è il vero tema del libro di Agamben. Si entra attraverso un saggio iniziale, c’è quindi una corposa parte centrale, cronologica, fitta di lettere e testimonianze. È una struttura interna, biografica, che è quasi una scala dove saliamo con Hölderlin nella torre. Alla fine, o piuttosto in cima, ci si affaccia attraverso un saggio finale su orizzonti molto ampi. Com’è finito nella torre Hölderlin  e perché ci rimane per trentasei anni? Forse perché l’amico Sinclair viene arrestato e il poeta inizia a ripetere Non sono un giacobino. Nato nel 1770 ha 19 anni quando scoppia la rivoluzione francese, la politica nella sua generazione è uno snodo di tante questioni diverse e forse in seguito vuole ritrarsi, sottrarsi da quello che la politica dice. Forse ci sono tracce di una delusione amorosa, o semplicemente le difficoltà con gli altri umani e il mondo di tutti, in ogni tempo.    Di fatto alla fine ci si ritrova all’interno di una torre che è come un pensiero, come la poesia. Qualcosa di verticale così intrinseco alla persona che è difficile parlarne senza tradirne le difese e quindi la sua funzione principale, proprio perché parlare e interloquire è...

20 aprile 1970 - 20 aprile 2021 / Paul Celan: parla anche tu

Dopo Hölderlin c’è tutta una linea della lirica tedesca che percorre l’area più fertile del pensiero tragico in poesia. Si potrebbe anche dire del pensiero “esistenzialista” in poesia. O, addirittura, del pensiero in sé. Del pensiero senza aggettivi. Del pensiero poetante che parla, in poesia, di ciò che pensa “linguisticamente”, e perciò poeticamente. Per Ernst Meister, che è forse il più intransigente fra questi poeti di pensiero, la poesia è identica al pensiero che si pensa («Dichten ist identisch mit Denken»). Hölderlin ha avuto due grandissimi eredi, molto diversi tra di loro: Rilke e Celan. Celan cioè Paul Antschel (1920-1970), nato nel 1920 da famiglia ebraica a Czernowicz, allora in Romania, studente di medicina in Francia e poi di anglistica a Bucarest, quindi viennese e infine parigino, traduttore da inglese, francese, russo, italiano, ebraico, portoghese e rumeno, poeta di lingua tedesca, la lingua parlata da sua madre (suo padre si esprimeva in ebraico), ma anche dai nazisti, i “maestri di morte” che, grazie alle SS e ai loro collaborazionisti rumeni, lo resero orfano a poco più di vent’anni.     Come Novalis, come Hölderlin, Celan ha teso se stesso e...

Follia / L’Hölderlin di Agamben: forma di vita

Giorgio Agamben ha concluso ormai da sette anni il suo progetto Homo sacer, dedicando la parte finale di esso – gli ultimi due volumi – al tema della forma di vita. Non poche delle opere pubblicate dopo la fine di quel progetto possono però essere lette in continuità con le idee con cui si chiudeva l’ultimo volume della serie, L’uso dei corpi (2014): qui, infatti, il filosofo romano ragionava sul concetto di forma-di-vita come alternativa alle dicotomie concettuali – zoe/bios; teologia politica/teologia economica; oikos/polis, ecc. – che avevano caratterizzato la macchina ontologico-politica occidentale lungo tutta la sua storia. Tale concetto era stato pensato come alternativa alla – e al contempo come punto di impasse della – “macchina antropologica” del pensiero occidentale che, per Agamben, fondamentalmente, consiste nella creazione, sempre nuova e sempre generata da dispositivi di potere, di coppie concettuali oppositive, che creano a loro volta, tramite i reciproci rapporti, delle zone grigie di esclusione e di inclusione.   La forma-di-vita, per Agamben, non funziona così: essa è una vita che si dà esaurendosi nel suo stesso vivere, senza scarti. Per questo una teoria...

Musica e idee / Beethoven, la Sinfonia come universo

A 250 anni dalla nascita – fu battezzato il 17 dicembre 1770 – Beethoven rimane, oltre le mode e i mutamenti negli stili e nel gusto, una delle figure più carismatiche, non solo della musica, ma in generale della cultura occidentale. Questo artista nato nell’età dei Lumi (appena 14 anni dopo Mozart) e vissuto nell’epoca della Rivoluzione francese, delle campagne napoleoniche, del Congresso di Vienna e della Restaurazione; questo contemporaneo di Hölderlin e di Hegel, come lui venuti al mondo nel portentoso 1770; questo figlio, com’è stato scritto, della filosofia – e soprattutto della morale – di Kant, gode oggi di una “riconoscibilità” che è il segnale più chiaro della sua universalità. Una condizione che è diventata quasi una mitologia, variamente ma non casualmente riconosciuta anche in numerose correnti “pop” e postmoderne del panorama non solo musicale contemporaneo. In questa mitologia le nove Sinfonie hanno guadagnato molto presto una posizione centrale, da ormai un secolo confermata e sostenuta non solo dal repertorio concertistico, dove hanno stabile preminenza, ma anche dal mercato prima discografico e ora digitale. Esse costituiscono, sia pure con diversa popolarità all...

A 250 anni dalla nascita / Hegel e Hölderlin. I giovani che volevano la mitologia al potere

Il 27 agosto di duecentocinquant’anni fa nasce a Stoccarda Hegel. Alcuni mesi prima, il 20 marzo, è nato a Lauffen am Neckar, nello stesso principato del Württemberg, Hölderlin. I destini del più grande filosofo dell’idealismo tedesco e del più grande poeta del Romanticismo tedesco s’incrociano, dal 1788, all’università, nel Seminario teologico protestante di Tubinga, dove stringono una forte e profonda amicizia, che, successivamente, sarà estesa a un altro compagno di studi, più giovane di cinque anni, precoce e geniale, quando questi farà il suo ingresso nello Stift: Schelling. Il carteggio mai interrotto tra i tre, negli anni in cui, subito dopo la laurea, si avventurano nel lavoro precario di precettori, in diverse città (non senza nuovi ricongiungimenti momentanei: prima tra Hegel e Hölderlin, a Francoforte; poi tra Hegel e Schelling, a Jena) testimonia di questa amicizia fraterna che si nutre della condivisione di idee, speranze e progetti e, forse, del sentimento di corrispondere a una missione generazionale. Il cemento iniziale dell’amicizia è, infatti, il fervore per le idee della Rivoluzione francese, coltivate in un club politico nato segretamente nello Stift di Tubinga...

Disagiotopia / Il disagio dei giovani nell’età del nichilismo

I giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che caratterizzano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.  Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma non sono tanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa. Il presente diventa un assoluto da vivere con la massima intensità, non perché questa intensità procuri gioia, ma perché promette di seppellire l’angoscia che fa la sua comparsa ogni volta che il paesaggio assume i contorni del deserto di senso. Interrogati non sanno descrivere il loro malessere perché hanno ormai raggiunto quell’analfabetismo emotivo che non consente di riconoscere i propri sentimenti e soprattutto di chiamarli per nome. E del resto che nome dare a quel...

Alcune considerazioni sul coronavirus / La violenza, il sacro – e poi?

Friedrich Hölderlin, forse il più grande poeta di lingua tedesca e uno dei maggiori pensatori moderni parlò, intorno agli anni 1800, della necessità di elaborare una “nuova mitologia”. Quest’ultima prese in qualche modo forma nel secolo XX quando i surrealisti identificarono la città moderna come, appunto, un territorio “mitologico” (Le paysan de Paris di Louis Aragon, romanzo-chiave anche per la lettura benjaminiana di Parigi, capitale del mondo, fornisce un esempio di tale mitologizzazione). Sempre nel Novecento, Roland Barthes fornì con la sua serie di articoli riuniti sotto il titolo Mythologies un ulteriore esempio per la possibile rinascita del pensiero mitologico. Barthes analizzò fra l’altro il modo in cui per noi moderni il latte o il vino oppure la carne rossa facciano parte di un sistema mitologico che non valorizza più le divinità, ma tutto ciò che una cultura data considera come essenziale o potente.  Il coronavirus appare in questa luce come un candidato sbagliato; si tratta, come ben sappiamo, di un fenomeno biologico spiegabile con metodi scientifici. Il virus che ha cambiato il mondo è sì potente, anzi potentissimo, ma non sembra direttamente legato a una...

Un verso, la poesia su doppiozero / Rainer Maria Rilke. Incerta, dolce, priva d’impazienza

Ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono. Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. Un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che compongono un testo. Per questo da un verso, da un solo verso, possiamo muovere all’ascolto dell’intera poesia.   È il verso che chiude la poesia di Rilke dal titolo Orfeo, Euridice, Hermes. Novantacinque versi che, con un andamento insieme drammaturgico e meditativo, con rilievi fortemente figurativi, rivisitano e interpretano il mito di Orfeo che scende nell’Ade per tentare di riportare tra i...

Un verso, la poesia su doppiozero / Friedrich Hölderlin. Chi pensa il più profondo, ama il più vivo

Ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono. Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. Un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che compongono un testo. Per questo da un verso, da un solo verso, possiamo muovere all’ascolto dell’intera poesia.   Il verso di Friedrich Hölderlin  (Wer das Tiefste gedacht, liebt das Lebendigste), che sopra riporto nella traduzione di Giorgio Vigolo, in un’altra traduzione, per dir così più esplicativa, quella proposta da Luigi Reitani nel “Meridiano” dedicato al grande poeta tedesco, suona...

Naufraghi, viaggiatori e marinai / Il Mare specchio

“Il più bello dei mari / è quello che non navigammo”, recitano i versi di Nazim Hikmet. L’anima marina getta fuori bordo passato e presente, leva le ancore per essere quel che non è ancora: il mare affascina perché in esso tutto è promessa. Allontanarsi da terra è rinascere, dichiararsi disponibile, farsi trascinare dalle correnti, a caso, cercando fortuna. Al largo non c’è il vuoto, ma un pieno di meraviglie, forse un deserto ma ricco di miraggi: speranza dell’altra riva o di un’isola fortunata come Utopia, sogno radicale di un assoluto altrove, antitesi dell’umanità e dei suoi meschini affari, ha scritto un poetico cantore del mare come Jules Michelet. È dall’età romantica, ricorda W. H. Auden, che l’Occidente conosce la fascinazione del viaggio per mare, il desiderio di solcare l’oceano per fuggire l’ipocrisia della civiltà, per smarrirsi e/o ritrovarsi, per immergersi panicamente nella Natura, come chiede Hölderlin nell’Iperione: “Essere uno con il tutto, questa è la vita degli dei, questo è il cielo dell’uomo. Essere uno con tutto ciò che ha vita, fare ritorno, in una beata dimenticanza di sé, nel tutto della natura: ecco il vertice dei pensieri e delle gioie, la sacra vetta...

Choman Hardi / La crudeltà ci colse di sorpresa

Della poetessa curda Choman Hardi è uscito per la prima volta in Italia un piccolo ma importante libro di poesie curato e tradotto da Paola Splendore, dal titolo molto evocativo La crudeltà ci colse di sorpresa (edizioni dell’asino, 2017). In questa raccolta, realizzata anche grazie al sostegno di scrittori ed artisti quali tra gli altri Gad Lerner, Toni Servillo, Matteo Garrone, Sandro Veronesi, compare come in un caleidoscopio in movimento il nome e il suono di città entrate di diritto nelle pagine di tanta letteratura ed ora invece nella pagina come inghiottite in un vortice di violenza e irreversibile oscurità. Halabja, Anfal, Sulaymaniya, eccole le città del kurdistan irakeno sopraffatte dal regime di Saddam Hussein, affacciarsi nel fuoco della memoria poetica e di un amore per una terra durato troppo poco, anche per tante generazioni di bambini che non hanno conosciuto giochi ma solo atrocità, deportazioni: “Non c’è quiete a Halabja, anche se dovrebbe esserci./ Ritorno dalle montagne insieme a tutti gli altri./…// Dappertutto urla e lamenti/ di chi ritrova i corpi dei suoi cari –/…// Sono qui che guardo, piango e non riesco a piangere./…”. Torna in mente, a leggere questi...

Immagini di pensiero / Walter Benjamin. La strada

Le strade sono le abitazioni del collettivo. Il collettivo è un essere sempre inquieto, sempre in movimento, che tra i muri dei palazzi vive, sperimenta, conosce e inventa tanto quanto gli individui al riparo delle quattro mura di casa loro. Per tale collettivo le scintillanti insegne smaltate delle ditte sono un ornamento pari e anche superiore al dipinto a olio in un salotto borghese e i muri con «défense d’afficher» sono il suo scrittoio, le edicole la biblioteca, le cassette delle lettere i bronzi, le panchine i mobili della camera da letto e le terrazze dei caffè il bow-window, da cui osserva la propria casa. Là dove gli stradini appendono alla grata la giacca, c’è il vestibolo, e la porta carraia che, dalla fuga dei cortili, conduce all’aria aperta, il lungo corridoio che spaventa il borghese è l’ingresso alle camere della città. Il passage è il loro salotto. In esso più che altrove, la strada si dà a conoscere come l’intérieur ammobiliato e vissuto dalle masse. (Da W. Benjamin, Charles Baudelaire. Un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato, Neri Pozza, Vicenza 2012, p. 227)   Questa fenomenologia della strada metropolitana è la risposta all’accanimento...

Lettura d'autore / Vita e opinioni di Tristram Shandy di Laurence Sterne

Addentrarsi in Tristram Shandy è come addentrarsi in un labirinto almeno a quattro dimensioni. Dico subito che le mie saranno divagazioni shandyane su Tristram Shandy, esattamente quello che Carlo Levi, uno dei più grandi lettori e ammiratori di questo capolavoro, dichiarò di non voler fare. Per ingranare lentamente partirei dai lapsus, dai modi e tempi verbali che si trovano in punti chiave delle opere letterarie, spesso negli incipit, e che appaiono inadatti. Diversi dai passati remoti o dagli imperfetti narrativi a cui la letteratura ci ha abituati. Il primo è quello dello stesso Tristram: «Avrei desiderato che mio padre e mia madre avessero badato a quello che facevano, quando mi generarono». Il secondo è l’apertura del romanzo di Hašek, Le vicende del bravo soldato Švejk: «E così ci hanno ammazzato Ferdinando». Il terzo è quello con cui Proust apre la sua Recherche: «Per molto tempo, mi son coricato presto la sera». A chi si riferisce quel molto tempo, al narratore o all’autore? Frase che più ambigua non si può.  Poi i cinque versi, a mio parere, più belli e suggestivi della poesia occidentale:    Hìc tamen hànc mecùm | poteràs requièscere nòctem frònde supèr...

L’Edipo tiranno di Castellucci a Berlino

Dopo vent’anni Romeo Castellucci torna a mettere in scena una tragedia greca, con attrici e attori della compagnia stabile della Schaubühne di Berlino. Nell'Orestea nel 1995 il coro tragico e il suo ruolo di commento erano spariti, mentre la funzione del corifeo era limitata a quella di sacerdote, di guida spirituale. Nell’Ödipus der Tyrann del 2015, basata sulla traduzione di Hölderlin, il corifeo è una monaca, interpretata da Angela Winkler, a capo di una comunità di carmelitane scalze, che mettono in scena la vecchia, scandalosa storia di Edipo.   Hölderlin traduce liberamente Edipo e Antigone di Sofocle nel 1803, con l'idea che per comprendere la tragedia greca da una prospettiva moderna sia necessario riscriverla con un nuovo linguaggio. Questo linguaggio estremamente lirico, oscuro, del poeta ottocentesco, oggi risulta ancora più distante, ed è il motivo per cui Castellucci lavora sulle sue opere, come si legge dall'intervista riportata sul programma di sala: “Di Hölderlin mi affascina l’inattualità. Essere inattuali non significa essere anacronistici, al contrario,...

Castellucci a Berlino: il terrorismo della bellezza

Il Festival internazionale per la nuova drammaturgia (Find) della Schaubühne di Berlino propone per l’edizione 2013 creazioni provenienti dai “paesi della crisi”, molte delle quali caratterizzate da uno sguardo politico sulla contemporaneità.  Per l’Italia viene presentata l’ultima ispirazione di Romeo Castellucci, Hyperion. Briefe eines terroristen, liberamente tratta dall’Hyperion di Hölderlin, un testo altamente poetico e difficile per un pubblico odierno, che non fu compreso neanche alla sua pubblicazione nel 1797. Dopo Four Season’s Restaurant (2012), ispirato al dramma La morte di Empedocle dello stesso autore, questa volta Castellucci si confronta con un’opera non teatrale, di cui porta in scena solo pochi frammenti, talmente lirici da sembrare poesia più che prosa; la storia e i personaggi del romanzo non sono riconoscibili, per la maggior parte lo spettatore si trova davanti a immagini senza parole, alcune freddamente concettuali, altre di forte impatto emotivo.   Hyperion è un romanzo epistolare, in cui vengono narrate le memorie di un giovane greco di fine Settecento. Nelle...