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Gae Aulenti

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Tra architettura, religione, psicologia / Roberto Orefice, entronauta

Ci sono persone che nell’arco della loro esistenza terrena vivono più vite, e tutte straordinarie (nel significato proprio del termine di ‘fuori dell’ordinario’): Roberto Orefice (1935-2021) è stato una di queste. Mente brillante, dotato di una intelligenza superiore alla media, colto, sagace e appassionato in ogni cosa che faceva, ancora giovanissimo ha scritto brani di critica all’architettura italiana del dopoguerra, le cui somme acuzie e lungimiranza sono ancora ineguagliate. Nell’età di mezzo è stato un insegnante di progettazione architettonica innovativo e maieutico, capace di stimolare al massimo grado la creatività dei suoi allievi e di indurli ad esprimere il proprio talento, perfino quello più recondito. Infine, nell’età matura, ha agito come terapeuta sensibile e profondo.    Curioso e appassionato di tutte le culture, soprattutto delle più insondate, e di tutte le religioni (suoi saggi sono apparsi persino sul quotidiano israeliano Haaretz), ha condotto su di esse ricerche in forte anticipo sui tempi. Ma le cose più sorprendenti che lo hanno contraddistinto sono state la sua inesausta curiosità e la sua eterna giovinezza interiore. Infatti, nonostante il...

Design: tre centenari / Franca Helg, la gran dama dell’architettura

Seppure bisestile come l’attuale, il 1920 è stato un anno prolifico per la scuola di Milano di architettura. Ha infatti dato i natali a tre figure di rilievo internazionale, che si sono occupate anche di design: a Franca Helg, il 21 febbraio; ad Anna Castelli Ferrieri, il 6 agosto e a Vico Magistretti, il 6 settembre, tutti e tre allievi del Politecnico meneghino.    Franca Helg (1920 - 1986), "la gran Dama de la Arquitectura", come ebbe a definirla Vélez Catrain nel 1990 "doveva essere una donna molto disciplinata e rigorosa con se stessa. […] Discreta, sobria nella parola e nello sguardo; il suo portamento era deciso, il portamento di una persona che anticipa il passo con lo sguardo, l’udito e l’olfatto. E così era solita procedere nel suo lavoro." (idem, 2006) I collaboratori dello studio che lei ha condiviso con Franco Albini (si legga qui) fino alla morte del maestro, avvenuta nel 1977, la chiamavano con deferenza signora Helg, invece, noi allievi della Facoltà di Architettura del Politecnico, dove lei ha insegnato Composizione architettonica, la chiamavamo la Helg, lasciando sottinteso il titolo di professoressa, come spesso fanno gli studenti, ma con quel rispetto...

Cedrata tassoni, cocoina e altri oggetti / La bellezza nel quotidiano

“E ad un tratto il ricordo mi appare. Quel sapore era quello del pezzetto di madeleine che la domenica mattina a Combray […] quando andavo a salutarla nella sua camera, zia Léonie mi offriva dopo averlo bagnato nel suo infuso di tè o di tiglio.” È questo strepitoso incipit di Proust a tornarmi in mente ogni volta che sorseggio la cedrata Tassoni, perché subito, titillate le papille gustative dalla liquida, dorata, sostanza, ecco affiorare alla mia memoria istanti delle mie estati di bambina, quando, per un compenso, più che non per soddisfare la mia sete (secondo il dettato dei premi e dei castighi con cui sono stata educata) mi veniva concesso di sorbire l’anelata bevanda, presente sul mercato, pressoché invariata, fin dal 1956 (ma in produzione già dal 1793 come farmacologico ‘estratto idroalcolico di cedro’).    L’ho ritrovato in seguito, quel suo gusto unico e mai dimenticato, appena appena dolce e vagamente acidulo, io che lo temevo perduto per sempre, quando, fattami ormai adulta, mi sono trasferita a vivere in Campania. Sembra un paradosso, ma è proprio così, la cedrata Tassoni, prodotta sul Lago di Garda è largamente diffusa e amata al sud, rinvenibile a macchia...

La dame aux damiers / Andrée Putman. L’eleganza del design

Ho conosciuto Andrée Putman alla fine degli Anni Ottanta, a Parigi, dove mi trovo anche mentre scrivo queste righe. Ed è proprio questa città ad avermela richiamata alla mente. Parigi le somiglia, ancien régime in alcune zone, nouvelle vague in altre; opulenta e sfarzosa in certe, austera e minimal altrove, un’equilibrata mescolanza di modernità e di memoria, esattamente come lei. Andrée Putman era brusca e autoritaria ma raffinatissima, non bella ma piena di charme e con una personalità travolgente, dominata dai contrasti tra le linee dure del suo volto (quasi incarnazione di una scultura di Picasso o, come si è autoironicamente proposta lei stessa in una foto, rivisitazione del ritratto della giornalista Sylvia von Harden di Otto Dix) e la sublime ricercatezza delle forme che sapeva creare e delle quali amava circondarsi.   Avevo allora accompagnato mio padre a un appuntamento da lei presso Ecart, la sua ditta di design, al fine di mettere a punto certi rapporti di collaborazione tra loro. A quel tempo mio padre aveva già acquisito anche a Parigi la fama di ottimo ebanista, soprattutto dopo i lavori in legno da lui eseguiti per il Musée d'Orsay su disegno di Gae Aulenti e...

Vita in Giappone | Tōkyō e il Nulla

Appena arrivato a Tokyo mi sono innamorato subito dei Ginko Biloba. Ho visto ogni giorno questi meravigliosi alberi con le foglie a ventaglio cambiare sfumatura di giallo, allontanandosi sempre più dal verde della loro giovinezza primaverile. I giapponesi li fotografano come fossero opere d'arte. Il Ginko (Ginkgo) è un albero antichissimo le cui origini risalgono a 250 milioni di anni fa: una sorta di fossile vivente, unica specie ancora sopravvissuta della famiglia Ginkgoaceae. Una pianta fortissima: sei esemplari di Ginko, ancora esistenti, sono sopravvissuti alle radiazioni prodotte dalla bomba atomica caduta sulla città di Hiroshima. La pianta è originaria della Cina, e il suo nome significa “albicocca d'argento” (dalla forme dei suoi semi femminili). Il nome della specie (biloba) deriva invece dal latino bis e lobus con riferimento alla divisione in due lobi delle foglie, a forma di ventaglio. Quel bellissimo e fragile “ventaglio” è il simbolo della città di Tokyo.     Dieci anni fa, a Chicago, raccolsi (e conservo ancora tra le pagine di un libro) delle foglioline gialle, di Ginko,...

Intorno a Ettore Sottsass

L’incontro con Andrea Branzi è stato uno dei momenti centrali della mia scrittura su Ettore Sottsass, che ho cercato di vivere come un viaggio.   Ricordo da bambina uno strano programma televisivo dove un omino ridotto in dimensioni microscopiche, come colpito da una strana magia, riusciva a viaggiare dentro un corpo umano attraversando organi, cellule, tessuti, membrane e scoprendo parti immaginifiche che abbiamo tutti dentro di noi e che ci appartengono nel profondo. Mi sono sentita un po’ così: un essere microscopico che viaggia dentro il pensiero di un gigante.   Mi ha sempre incuriosito il meccanismo del pensiero. Esiste un libro bellissimo di Giorgio De Chirico che si intitola proprio così, dove lui spiega con una certa ironia e sprezzo per l’opprimente protervia del pensiero dominante, come parlare con le immagini, i disegni, la pittura e gli oggetti non sia altro che un modo diverso dalla parola per pensare. Anzi. Forse più profondo e universale.   Questi sono stati i miei modelli. Sono partita con la scrittura per capire come fosse possibile raccontare il pensiero di un autore che pensa, disegna e lavora a...