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Jeff Bezos

(11 risultati)

Una specie di spazio / Miliardari in orbita

Il 20 luglio 2021, Jeff Bezos, il fondatore e presidente di Amazon e l’uomo più ricco del pianeta, decolla insieme a altri tre compagni di viaggio, tra cui il fratello Mark, su una “navicella” posta in cima a un razzo della Blue Origin, azienda astronautica che ha fondato e possiede, raggiunge lo spazio – o meglio, raggiunge un’altezza dal suolo terrestre tale da essere convenzionalmente indicata come “spazio” – e torna a Terra. Qualche giorno prima, l’11 luglio, un altro miliardario, Richard Branson proprietario della Virgin Galactic, aveva partecipato a un volo della sua compagnia. Jeff Bezos e Richard Branson, con Elon Musk e la sua Space-X, sono i protagonisti di questa strana, affascinante, inquietante “corsa spaziale” tra miliardari. Una gara allo spazio che assomiglia (molto vagamente) a quelle delle superpotenze durante la Guerra Fredda: dietro un sapiente storytelling (l’investimento in public relation per queste imprese è pari solo a quello ingegneristico) fatto di “sogni di bambino finalmente realizzati” o “gara tra Paperoni” c’è la conquista (se non proprio l’invenzione) di un enorme business fatto di appalti con le agenzie spaziali nazionali, cargo privati, turismo...

Giorgio Vallortigara / Pensieri della mosca con la testa storta

Un giovane ricercatore osserva al microscopio il comportamento di alcuni curiosi insetti chiamati formicaleoni. Un suo amico gli chiede il motivo del suo interesse. Il primo risponde “Psicologia”. Al che il secondo replica scetticamente “Ne avranno poca!”. Con questo aneddoto che racchiude in sé molti fattori positivi e negativi della scienza contemporanea, inizia una ricerca affascinante che cerca di rispondere a una serie di domande fondamentali su di noi (e sui formicaleoni!). Il primo studente rappresenta lo sguardo innocente dello scienziato che non ha risposte preconcette. Invece il secondo incarna lo sguardo miope della scienza conservatrice che cerca solo la conferma dei propri pregiudizi all’interno di confini disciplinari.   La scienza, però, odia i confini e, a lungo andare, come il ghiaccio dentro le rocce apparentemente più solide, espandendosi e infiltrandosi, trova il modo di spaccare i preconcetti più resistenti. A volte occorrono anni, a volte si deve aspettare la scomparsa di una generazione di studiosi, ma la bellezza della scienza è che, grazie alla “felice follia” di studiosi originali che guardano con il microscopio dove non dovrebbero, si finisce con il...

I capolavori del cyberpunk / Il futuro non è scritto

Il futuro l’ho visitato nel 1993.  In quegli anni, almeno in Italia, l’accesso a internet era in gran parte limitato alle università, ai centri di ricerca, a qualche grande azienda: il privato cittadino, l’appassionato che avesse voluto entrare nella “rete delle reti”, come si diceva allora, doveva invece collegare il proprio modem a una BBS (un sistema che permetteva di accedere a un altro computer e condividere risorse, dati, messaggi da una rete), magari al costo di un’interurbana se il computer che ospitava la BBS era in un’altra città, e da lì veniva poi dirottato nel grande mare aperto di internet e ne poteva fruire i vari servizi: Ftp, Gopher, Archie, Telnet... Nomi e sigle che probabilmente non vi diranno nulla: i protocolli che ancora esistono sono stati oscurati e inglobati dall’http del World Wide Web. Ma il web, la possibilità di navigare in rete attraverso un’interfaccia grafica, era stato inventato al Cern di Ginevra solo un paio di anni prima da Tim Berners-Lee: nel ’93 erano accesi poco più di una cinquantina di server www, Mosaic, il primo browser, era stato appena lanciato e Netscape sarebbe uscito solo l’anno dopo. Ci si muoveva tra schermate di testo,...

Capitalismo della sorveglianza / Bezos Amazon: vendere tutto

Nel 1994 il trentenne Jeff Bezos era un brillante e promettente manager di Wall Street. Lo folgorò un'intuizione destinata a cambiare il mondo. Internet stava esplodendo e l'azienda per cui lavorava, DESCO, stava studiando diversi business plan, compreso lo “everything store”, ovvero “il negozio che vende tutto”.  Era un progetto di intermediazione che si spacciava per disintermediazione, adeguandosi alla retorica del web. Era un obiettivo grandioso ma prematuro. Era impensabile “vendere tutto”. Bezos stilò una lista con una ventina di prodotti e decise che la categoria più promettente erano i libri. “Erano merce pura: tutte le copie di un libro presenti nei diversi negozi erano uguali tra loro, quindi gli acquirenti sapevano sempre cosa aspettarsi. All'epoca esistevano due principali distributori di libri, Ingram e Baker and Taylor, quindi un nuovo rivenditore non avrebbe dovuto contattare una per una le migliaia di case editrici. E soprattutto in tutto il mondo c'erano tre milioni di libri in catalogo”, molti di più di quanti potesse contenerne la più grande delle librerie (Brad Stone, Vendere tutto. Jeff Bezos e l'era di Amazon, Hoepli, Milano, 2014). Bezos voleva...

La Dottrina del Duplice Effetto e il Covid-19 / Quale etica per l'emergenza

Due modeste proposte: tra intenzione e previsione   Per risolvere della sovrappopolazione nella cattolica Irlanda lo scrittore satirico Jonathan Swift, in un opuscolo del 1729 dal titolo Una modesta proposta, propose di trasformare il problema nella sua soluzione: ingrassare i bambini poveri e venderli come cibo ai proprietari terrieri. In un recente romanzo altrettanto satirico e pure distopico (Rossa, La nave di Teseo 2019) la scrittrice e illustratrice Chiara Rapaccini espone la soluzione immaginata dagli anziani di un paese in cui si è verificata una catastrofe atomica: succhiare il sangue dei bambini per garantire la propria sopravvivenza. Ora, non stiamo uccidendo intenzionalmente bambini per guadagnarci su e nemmeno per garantire la sopravvivenza degli anziani; stiamo però sia pregiudicando il presente sia ipotecando il futuro delle giovani generazioni, questo sì, con il lasciar loro in eredità indebitamento e disoccupazione. Che è un male, ci raccontiamo, ma aggiungiamo, per consolarci e giustificarci, un male minore.   Lo spirito delle decisioni e la disputa filosofica   «È così. È necessario che sia così. È giusto che sia così. Non può essere che così. »...

Un documentario-inchiesta / Amazon, l’Impero del Tutto

Quando sentiamo raccontare di Amazon e di Jeff Bezos le pennellate retoriche che ne dipingono la storia vanno dal ricordo dell’epica ascesa di Sears, Roebuck & Co., la più grande catena americana di vendite al dettaglio per quasi tutto il XX secolo con il suo “Big Book”, il catalogo di ogni prodotto che si poteva trovare in commercio (e per cui ha scritto uno come Edgar Rice Burroughs, fra i pionieri della letteratura fantascientifica e ideatore di Tarzan); all’avventurosa impresa di William Moorcroft, sovrintendente delle scuderie per la Compagnia delle Indie Orientali agli inizi dell’800 ed esploratore alla ricerca di una via commerciale per la città santa di Buchara, nell’odierno Uzbekistan (dove riposano i suoi resti, in una tomba anonima e oramai scomparsa sulle rive del fiume Oxus).      Amazon è così raffigurata, tra l’epos di un capitalismo che tutto razionalizza e il romanzesco della scoperta di nuovi mercati, con a guarnire questo resoconto, almeno nei titoli di molti articolisti d’oltreoceano, il vecchio adagio di quel formidabile indagatore della moderna America che è stato Mark Twain: “First slowly, then all at once”. È così che Amazon crea...

Note in margine alle elezioni italiane / Che cos'è il metodo democratico

Nel XX secolo le condizioni di successo del metodo democratico erano state riassunte da Schumpeter in quattro punti, tuttora validi. Il primo riguardava il materiale umano delle macchine politiche: il personale di governo deve essere di qualità sufficientemente elevata. La cerchia e i metodi di selezione che costituiscono la classe dirigente devono assicurarne un elevato rendimento. Il personale politico deve essere abbastanza aperto e insieme non troppo aperto all’outsider, deve avere tradizioni e codici professionali, e un fondo comune di idee. Un quadro molto vicino alla lezione weberiana sulla politica come professione. Ma è proprio questo professionismo politico ad essere entrato in crisi in tutte le società Occidentali. La selezione è spesso aperta agli outsiders, la diretta influenza delle lobbies economiche è crescente, il rendimento delle istituzioni appare dovunque in declino.    La seconda condizione di successo della democrazia è la limitazione dell’effettivo raggio di azione della decisione politica. Non tutto deve essere soggetto alla decisione politica, e ampio spazio va lasciato alla sfera tecnica. Soprattutto non deve essere oggetto di decisione ciò che...

Siamo uomini o algoritmi?

Il Prigioniero, regia Patrick McGoohan, 1967   All’alba del nuovo millennio ero un adolescente con una connessione internet e molto tempo libero. Così mi sono trovato a scaricare Il Prigioniero, una serie britannica diretta e interpretata circa quarant’anni prima dal mitico Patrick McGoohan. La serie è ambientata nel Villaggio: un’isola apparentemente pacifica, che sembra essere la meta ideale per una vacanza rilassante, è in realtà un carcere di massima sicurezza per agenti segreti in pensione forzata. McGoohan, privato del suo nome e chiamato semplicemente Numero 6, vi è condotto a causa delle sue dimissioni. In ogni episodio, il Numero 6 escogita un piano per tentare la fuga, fallendo inesorabilmente. Ciò che mi è rimasto più impresso, oltre al celebre pallone rimbalzante, è certamente la sigla, in cui McGoohan urla “Io non sono un numero! Sono un uomo libero!”. A ciò segue una risata di dileggio.   Il Numero 6 alle prese con il Rover. Il Prigioniero, diretto da Patrick McGoohan, 1967. Quel grido incarnava un misto d’inquietudine e dissenso nei confronti...

Amazon, Hachette e le responsabilità dei lettori

Infiamma, da alcuni mesi, una querelle tra il gigante della distribuzione Amazon e uno dei più grandi gruppi editoriali statunitensi (sebbene di origine francese), Hachette, intorno al modello distributivo (ossia intorno a chi decide i prezzi e come si ripartiscono i guadagni) da applicare ai titoli digitali di quest’ultima. Ma forse querelle non è il termine appropriato per ciò che in origine era un braccio di ferro su un negoziato commerciale e ora appare essere una vera e propria scazzottata senza esclusione di colpi bassi. La faccenda, a dire il vero, riguarda ben poco – da un punto di vista concreto – i nostri lidi ferragostani e il nostro piccolo mercato editoriale, linguisticamente condannato a essere una provincia dell’Impero dove la lingua parlata e letta, a differenza dell’Inglese, riguarda solo poche decine di milioni di persone; ma come osservatorio sulle trasformazioni dell’industria editoriale, lo scontro in atto consente di fare alcune interessanti rilevazioni.   La cronologia del conflitto è stata dettagliatamente ricostruita a inizio luglio da Letizia Sechi in un articolo ricco di citazioni e...

La cultura delle Start Up

Negli anni Novanta Manuel Castells, l’autore della Nascita della società in rete, osservò come Joseph Schumpeter e Max Weber stavano iniziando a collidere nello pazio dei network di imprese: “la cultura della distruzione creativa accelerata alla velocità dei circuiti optoelettronici che processano i suoi segnali”. All'epoca si trattava di un  fenomeno tipicamente statunitense, che nel corso di quasi due decenni ha dato vita ad un contesto economico, tecnologico e culturale nuovo la cui influenza si è estesa a molti aspetti della nostra vita quotidiana, digitale e non.   I punti di riferimento della cultura delle start up si distribuiscono lungo un arco ampio, che include ad un estremo i grandi capitalisti tecnologici Steve Jobs, Jeff Bezos di Amazon e Mark Zuckerberg di Facebook e dall'altro i nuovi paladini delle libertà digitali, come Julian Assange di Wikileaks, Chelsea Manning (il soldato statunitense condannato per aver passato 750.000 documenti riservati a Wikileaks), Edward Snowden (protagonista dello scandalo Prism) e Aaron Swartz (programmatore e imprenditore, morto suicida a 27 anni sotto la...

I nostri abiti sempre più intimi

La proposta di Suzanne Lee rischia di farci rimanere adulti per sempre, e non è una brutta notizia. Da sempre siamo abituati ad affezionarci agli oggetti che ci circondano e che utilizziamo durante la giornata. Ultimo retaggio di un’infanzia per sempre perduta, c’è chi impreca contro il proprio PC salvo poi scusarsi al suo riavvio, chi ha la tazza preferita e chi ha un cappotto portafortuna. Viviamo, invecchiamo e cambiamo con loro e loro, gli oggetti, in cambio ci restano fedeli, su di loro possiamo contare. Il loro tradimento è segno di un’avaria e la nostra rabbia si tramuta facilmente in rimpianto, se ci hanno traditi è perché stavano morendo, sgualciti e logori non ce l’hanno più fatta e si sono lasciati andare definitivamente. Alziamo il coperchio della pattumiera, li gettiamo e andiamo a comprarci qualcos’altro.   Che le cose stessero cambiando potevamo già intuirlo, Steve Jobs ci ha detto che possiamo fare a meno dei CD e dei DVD, ora Jeff Bezos ci dice che possiamo fare a meno anche dei libri di carta e agli amici non regaliamo altro che fiori, vestiti e vino d’annata anche se...