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Michel Serres

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1 giugno 2019 - 1 giugno 2021 / Michel Serres, l’arte di scrivere

“Uccidete la letteratura, la vostra tradizione socioculturale non produrrà più, alla fine, né scienziati né scienza”, scrive Michel Serres in Récits d’humanisme (2006). La letteratura, il racconto, orchestrano quei “giochi” del vero e del falso, dell’immaginario e del reale, del mistero e dell’avventura, che accendono e vivificano la passione per la conoscenza. E a più riprese, il filosofo francese definisce la letteratura come “il racconto indefinito dei possibili umani” (Le Gaucher boiteux. Puissance de la pensée, 2015, trad. it. Il mancino zoppo. Dal metodo non nasce niente, Bollati Boringhieri, 2016), come l’esplorazione continua del virtuale, inteso bergsonianamente come il potenziale, il non attualizzato, che si realizza attraverso l’inventare e l’inventarsi, e il metamorfosarsi, e che, quindi, coincide con la “virtù” stessa dell’umano, cioè con la sua essenza. All’uomo, infatti, non si addice il verbo “essere”. L’uomo non è, l’uomo può, secondo Serres. A differenza dell’animale che adempie ontologicamente solo le condizioni della sua nicchia, l’uomo non smette di discostarsene. E per raccontare se stesso e per uscire dalla nicchia anche attraverso il racconto, attinge al...

Gli elementi di Mario Porro / Vagabondare per immagini

Nuvola, ombra, fango, acqua, mare, foresta ma anche catena, rete e orologio. Basta dare un’occhiata all’indice dell’ultimo libro di Mario Porro (Ipotiposi. Vagabondare per immagini, con illustrazioni di Anna Enrica Passoni, Medusa, Milano 2020) per comprendere che ci troviamo in un multiverso dominato dalla forza degli elementi naturali. Un mondo scrutato nelle sue componenti elementari, che Porro c’invita a prendere come modelli di riflessione e di visione. Come modelli della ipotiposi. Figura retorica che indica “una rappresentazione viva e immediata di un oggetto o di una situazione” (p. 202), l’ipotiposi è una descrizione così vivida da suscitare immagini nella mente di chi legge o ascolta. Un’iconicità o un vagabondare per immagini, come suggerisce il sottotitolo.   Ricorrendo agli elementi naturali, Ipotiposi è una critica alla ratio e all’ordo cartesiani, al dimostrare matematico e alla geometria euclidea, alla coincidenza di reale e razionale di hegeliana memoria, al cosmo conchiuso in se stesso, ai quadranti dell’orologio dove “scorre il tempo reversibile della meccanica classica, tempo spazializzato e quantificato, ridotto allo spostamento di lancette” (p. 39), a un...

Monet, Finley, Jencks, Cisler e Tej / Quattro ponti

Il ponte non è soltanto il collegamento territoriale che conosciamo: senza ponti anche la storia della pittura e la storia del paesaggio sarebbero diverse. Il percorso filosofico-poetico del ponte è stato in parte ricostruito da Michel Serres nel suo L’art des ponts, in cui l’essere umano viene definito addirittura homo pontifex. L’importanza del motivo nel campo della pittura europea e degli effetti della rappresentazione di ponti iconici nelle opere d’arte resta da scrivere. Pensiamo al bellissimo ponte di stile antico nell’allegoria del Buongoverno e del Malgoverno senese (lo stesso ponte si vede sia nel paesaggio produttivo e pacificato del contado ben governato, che nel locus terribilis del paesaggio mortifero come risultato del territorio mal amministrato), un oggetto che riapparirà nei grandi paesaggi rinascimentali e, tradotto in loco, pure in innumerevoli giardini pittoreschi del Settecento. Ciò che interessa qui, per quanto concerne la storia generale del ponte, è una variazione del motivo che collega pittura, scienza, arte dei giardini e architettura del paesaggio. L’incipit di questa variante ha luogo in Normandia, nel celebre giardino realizzato da Claude Monet...

5 / Parasitus in fabula

C’era una volta un topo di città. Dopo essere stato ospitato a un frugale pranzo dal topo di campagna, ricambia l’invito per fargli assaggiare i cibi succulenti della sua ricca dispensa; mentre i due stanno mangiando, si sente un terribile latrato di cani e lo spavento induce il topo campagnolo a tornarsene alla sua misera ma sicura vita. La favola, scritta da Esopo nel VI secolo a.C., sarà ripresa nella sesta Satira di Orazio per comporre l’elogio della semplicità della vita campestre. Anche nella versione che ne proporrà Trilussa, all’onestà della vita rustica si contrappone l’universo ipocrita ed ingiusto della città: “er sorcio de campagna” è allarmato dalla presenza delle tagliole nel lussuoso locale in cui è stato invitato dal “sorcio de città”; ma quest’ultimo lo rassicura, in campagna per i topi che rubano c’è pronta la “tajola”, ma in città nelle trappole ci finiscono soltanto “li sorcetti poveri”, quelli ricchi possono stare tranquilli. Nella versione che ne proporrà La Fontaine, la serenità del pasto raffinato, consumato su di un tappeto di Turchia nel palazzo del Topo di città, è turbata da rumori alla porta. I due topi spaventati decidono di recarsi in campagna dove...

Un libro di Claudio Paolucci / Per interposta Persona

Quando il poeta statunitense Edward Estlin Cummings, nel ventinovesimo dei suoi Poems, varia sulla lingua inglese scrivendo “he danced his did” anziché “he did his dance”, non si sta solo concedendo una licenza poetica. E nemmeno, spiegano Deleuze e Guattari nel quinto capitolo di Mille Piani, l’atipicità di quest’espressione può dirsi il prodotto di una combinazione di forme linguistiche corrette. Essa, piuttosto, le modifica “strappandole al loro stato di costanti” (Deleuze & Guattari 1980). O, come amano dire i due autori, le “deterritorializza”, spingendo la lingua verso i suoi limiti. A cosa si assiste, infatti, nel verso di Cummings? A un’inversione del rapporto tra soggetto e predicato che produce una de-centralizzazione o de-localizzazione dell’intero senso della frase. Cummings non scrive “he did his dance” per dire “egli ballò” ma, appunto, “he danced his did”: proposizione difficilmente traducibile senza fare violenza alle nostre abitudini sintattico-semantiche. Si potrebbe renderla con “danzò il suo fatto”, “danzò il suo aver fatto” o, ancora, con “fece danzare quel fatto che è”. Ma, in tutti i casi, la linearità del senso si trova compromessa dalla caoticità dei...

4 / Parassiti in guerra

Ben poche malattie vengono sconfitte per la semplice forza della scienza e l’efficacia della tecnica, ha mostrato Bruno Latour in I microbi. La vittoria su di esse non si spiega con l’evidenza della ragione, non si piega alla logica del progresso; occorre tener conto anche della folla di alleati che entrano ad ingrossare le truppe degli scienziati. Fra i primi ad accogliere il pasteurismo sono i medici militari. Giovani in piena salute muoiono anche in tempo di pace nelle caserme che non sono poi molto diverse dai laboratori, spazi circoscritti dove i parassiti si diffondono ma dove si possono controllare i protocolli sperimentali. In tempo di guerra poi, le epidemie sono da sempre le armi più potenti; lo sappiamo dalla peste che diciamo manzoniana attorno al 1630, prima ancora alle “orrende guerre d’Italia” a fine Quattrocento, dove fa la sua comparsa la sifilide, forse importata dalle Americhe in quello scambio, diseguale anche in termini batterici, fra colonizzatori e indigeni. Nel 1802, più di 50.000 soldati francesi, sbarcati a Santo Domingo, vengono sterminati dalla febbre gialla, senza combattere. Passano una decina d’anni e tocca all’armata di Napoleone venire sconfitta...

3 / La tenacia del parassita

Uno degli aspetti più rilevanti della rivoluzione pasteuriana, spiega Bruno Latour in I microbi, è l’immediata connessione fra il momento della ricerca e quello delle applicazioni, senza le abituali mediazioni imposte da industriali o militari. Sulla Revue scientifique, nata negli anni Sessanta dell’Ottocento, si comincia a invocare la necessità di sfuggire alla degenerescenza (il termine francese ha il pregio di evidenziare il differenziale del mutamento). Bisogna affidarsi alla medicina, soprattutto a quella preventiva, per garantire il progresso nell’ordine e attenuare il conflitto fra salute e ricchezza (health e wealth): la seconda è minacciata dalla prima, le malattie rallentano la produzione, frenano il commercio. Le periferie sono pericolosi serbatoi microbici, da cui il morbo può dilagare anche nei palazzi delle classi agiate e del potere economico-politico. Dopo la disfatta di Sedan del 1870 si fanno pressanti le invocazioni per la resurrezione della nazione francese: alla medicina si chiede salute e salvezza, luoghi di lavoro sanificati, soldati robusti per la revanche. Non a caso nel ciclo dei Rougon-Macquart, composti a partire dagli anni Settanta e ambientati al...

2 / Controversie microbiche

Quel che Bruno Latour ha mostrato in I microbi è che, in materia di scienza, la diffusione di un’idea, pur geniale o salvatrice, non avviene solo in virtù della sua forza, richiede anche l’intervento di altri attori, sia “naturali” che umani, micro-organismi, esperti, amministratori pubblici. Pasteur scatena le sue battaglie in tutti i luoghi dove ampi movimenti sociali sono assillati da un problema, ogni volta asseconda le loro richieste, ma impone loro un metodo per soddisfarle; recluta nuovi alleati, ma attribuisce la sua forza alle ricerche di laboratorio, come se soltanto da lì possa uscire la rivoluzione che modifica la società intera. Quando, negli anni Ottanta dell’Ottocento, l’industria serica entra in crisi in gran parte delle regioni mediterranee a causa di un morbo che colpisce i bachi da seta, le indagini al microscopio rivelano che il male si sviluppa soprattutto nelle crisalidi; basta dunque elevare la temperatura di qualche grado per affrettare l’uscita delle farfalle e poterne controllare la salute. Ancor prima, Pasteur era entrato nel campo della medicina veterinaria debellando una terribile malattia che colpiva pecore e mucche, il carbonchio, provocata dal...

Da Pasteur a Latour / La guerra dei microbi

Chi si appresterà fra qualche tempo a tradurre in storia le cronache convulse di questi mesi pandemici farebbe bene a leggersi I microbi: guerra e pace di Bruno Latour (1984, Editori Riuniti, 1991). Come il generale russo Kutuzov in Guerra e pace di Tolstoj, anche il ‘generale’ Pasteur passa di vittoria in vittoria, fino a promuovere l’avvento, negli ultimi decenni dell’Ottocento, della batteriologia e la diffusione della vaccinazione. Il suo trionfo, nella scienza e nella società, non si deve (sol)tanto alla genialità dello scienziato, ma anche alla capacità di tessere una complessa rete di alleanze e di truppe pronte a sostenere le sue battaglie. Per vincere l’avversione di buona parte dei colleghi nei confronti della spiegazione delle malattie infettive e dell’ipotesi, ritenuta assurda, che potessero essere prevenute attraverso un’inoculazione della malattia stessa, Pasteur deve costruire il suo fatto scientifico ottenendo il supporto di veterinari, igienisti e allevatori, nonché degli stessi batteri.   La carriera di Pasteur è segnata da continui spostamenti, da variazioni nei campi d’indagine, dove ogni volta il chimico e biologo fa tesoro delle acquisizioni precedenti....

Un'intervista con l'artista / Glitch: la verità nell'errore. Conversazione con Emilio Vavarella

Mauro Zanchi e Sara Benaglia: “Report a Problem” è il messaggio che compare in basso nella schermata di Google Street View, e permette di segnalare a Google gli eventuali problemi rilevati nella visualizzazione del luogo che si sta visitando virtualmente. Immaginiamo che si possa creare un sistema in grado di fotografare o rivelare immagini interiori, luoghi che vivono nell'immaginario. Tu hai viaggiato su Google Street View, fotografando sul monitor tutti i “paesaggi sbagliati” che hai incontrato, prima che altri utenti riportassero il problema; così hai indotto l’azienda ad aggiustare l’immagine sostituendo le foto errate. Come ti figuri i paesaggi interiori e una sorta di fantagoogle che sistema le immagini inconsce delle persone? Quale utilità potrebbe avere rendere visibili immagini inconsce?   Quando lo scorso gennaio mi avete chiesto di immaginare una fotografia capace di rivelare immagini interiori non avrei immaginato di rispondere partendo da un coronavirus. Ma mi piacerebbe partire proprio da qui, a dimostrazione di quanto sia rilevante comprendere il ruolo e la produzione delle immagini anche in un momento di profonda crisi come quella innescata dal COVID-19...

1 giugno 2019 - 1 giugno 2020 / L'ultimo dono di Michel Serres

Prima di morire il 1° giugno del 2019, prossimo ai novant’anni, Michel Serres ci ha fatto dono di un ultimo libro, Morale per disobbedienti, tradotto da Chiara Tartarini per Bollati Boringhieri a cui dobbiamo la pubblicazione di gran parte degli ultimi scritti del filosofo francese. Il titolo originale, Morales espiègles, letteralmente suona “morali dispettose” o, meglio ancora, “morali birichine”; nella prefazione Serres scrive di addentrarsi in punta di piedi nelle questioni morali, lui, bisnonno e discepolo di Arlecchino, fiducioso nelle virtù delle nuove generazioni a cui vorrebbe insegnare a far le boccacce, pur nelle tragedie che non smettono di accompagnare la storia dell’uomo. L’interprete dell’atomismo antico, che nel clinamen del De rerum natura ha scorto l’annuncio dello scarto all’equilibrio rinnovato dalle scienze contemporanee (Lucrezio e l’origine della fisica, Sellerio, 1980), non poteva che conservare il riso di Democrito, invece del lacrimevole lamento che era di Eraclito.   La filosofia sorge dalla meraviglia, scrive Aristotele, ma resta sempre prossima al riso: lo ricordava Hans Blumenberg in Il sorriso del protofilosofo (Pratiche, 1982), rievocando l’...

Decisioni / La comunità perduta

Nella “buona novella” annunciata da Michel Serres, Contro i bei tempi andati (Bollati Boringhieri), c’è un solo momento in cui l’ottimismo per il futuro cede al rimpianto, ed è nel ricordare l’incontro con un’amica di gioventù, ritrovata dopo vent’anni. Era uscita dalla miseria della famiglia, poteva permettersi le vacanze al mare, ma di quell’epoca rimpiangeva il vivere insieme, il colloquio continuo, il reciproco aiuto con i vicini, ben diverso dalla solitudine dell’età adulta: “una volta potevamo contare sulle comunità: caotiche, chiassose, litigiose, con le brache e i vestiti bucati, ma calde quanto a fraternità”. La comunità implicava la condivisione di uno spazio e di una tradizione da cui si traeva un’identità saldata dal “vivere insieme”, dove il prossimo era chi ci stava accanto. Forte era il senso di appartenenza a un mondo, ricorda l’antropologo Marco Aime in Comunità (Il Mulino, euro 12,00), in cui nessuno dei membri era estraneo, ma che nello stesso tempo aveva un forte senso di distinzione e una conseguente diffidenza verso gli estranei. La comunità era piccola, omogenea, autosufficiente, conosceva solo cambiamenti lenti, le nuove generazioni venivano integrate...

De Chirico a Palazzo Reale / Joker e il Centauro morente

De Chirico a Palazzo Reale. L’ombra divorzia dalla prospettiva    Mia nonna materna viveva in una casetta costruita al margine di un fosso. In casa non c’era elettricità. All’imbrunire accendeva una lampada a petrolio che gettava ombre vive e tremolanti. Fuori si aggirava “el Salvaneo” e dei demonietti in forma di scintille fuggivano dal camino, spaventati dai colpi dell’attizzatoio. Era tutto ciò che restava di una mitologia antica e pagana andata in rovina: una mitologia minore e familiare che non superava il confine dei campi coltivati e alla sera ravvivava le fiamme domestiche proiettando un misterioso teatro d’ombre.      Le ombre che Giorgio de Chirico dipinge nelle sue opere sono altrettanto misteriose. Alla mitologia personale che l’artista elabora rivisitando il mito in chiave autobiografica, Luca Massimo Barbero dedica il saggio La nascita di una mitologia familiare, pubblicato nel catalogo della mostra De Chirico, in corso a Palazzo Reale (fino al 19 gennaio 2020), di cui Barbero è anche il curatore.  “Bisogna scoprire il dèmone in ogni cosa” scrive de Chirico in Zeusi l’esploratore, un testo in prosa pubblicato nel 1918. I suoi dèmoni...

Schisi. Una nuova collana di ebook / Secondo Natura

Nella creazione del programma culturale di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, ampia attenzione è stata data alla relazione tra l’Arte e la Scienza con l’individuazione di un tema specifico. Il tema Futuro Remoto rappresenta una riflessione sul rapporto millenario con lo spazio e le stelle; un rapporto che, ripercorrendo anche i passi di Pitagora, uno dei residenti più illustri della Regione Basilicata, esplora l’antica bellezza universale della Scienza. Si mettono a confronto pratiche antichissime con modelli di vita fruibili, capaci di influenzare le idee di cultura e di sviluppo dei prossimi decenni provando a rispondere all’annosa domanda: C’è una schisi tra Arte e Scienza, una separazione e una distanza tra le due? Le dimensioni principali del fitto rapporto tra Arte e Scienza di cui ci occupiamo sono: l’Arte e la Scienza come prodotti dell’evoluzione biologica e culturale; l’Arte e la Scienza come fonte reciproca di ispirazione; l’Arte come canale significativo della comunicazione della Scienza.   Matera 2019 Capitale Europea della Cultura e Doppiozero hanno creato, a sostegno dei progetti del programma culturale, una piccola collana di cinque e-book denominata...

1930 - 2019 / Michel Serres, o della gioia di pensare

“Il mare e la matematica”: mi piace pensare che le coordinate entro le quali Walter Benjamin iscriveva l’opera di Paul Valéry si adattino ancor meglio all’avventura del pensiero di  Michel Serres che ci ha da poco lasciati. Nato ad Agen nel 1930, nel Sud ovest della Francia dove le rive della Garonna annunciano le onde dell’Atlantico, Serres entra nella scuola navale, ma ben presto rinuncia alla vita militare, per non cedere, ai tempi della crisi di Suez, alla logica di morte. Dalla terra catara delle origini aveva tratto il senso acuto di una storia umana in preda alle potenze del male e la volontà ferma di costruire una filosofia che fosse anche ricerca delle vie della pace: se il vero significato di filosofia, chiedeva, fosse “sapere dell’amore” più che “amore del sapere”? Amava ripetere che il filosofo che lo aveva maggiormente ispirato era Simone Weil, da lei aveva attinto il rifiuto della forza, quell’atteggiamento di “ritegno”, quel trattenersi che anche l’uomo contemporaneo dovrebbe apprendere dal Dio di Simone, di fronte ai rischi di una tecno-scienza diventata thanatocratica, affidata alla logica delle armi. Non amava la polemica, il cui etimo risale a polemos, la...

Ecologia, etica / La Terra come soggetto di diritto

Dall’ecologia all’etica   Nel suo appello a preservare resti di natura selvaggia, l’ambientalista Aldo Leopold rilevava che “la capacità di percepire il valore culturale della natura allo stato selvaggio si riduce, in ultima analisi, a una questione di umiltà intellettuale. La superficialità degli uomini d’oggi, che hanno perso le proprie radici terrene, fa loro credere di aver già scoperto ciò che conta; questi sono coloro che cianciano di imperi politici o economici destinati a durare secoli”. Nel dizionario delle virtù che dovrebbero accompagnare i tempi a venire, oltre alla mitezza e alla temperanza (termini su cui il lessico della morale concorda con il tempo delle meteore), l’umiltà costituisce, suggerisce Michel Serres, la vera essenza dell’uomo. L’homo humilis ritrova il suo contatto con le cose, ristabilisce il suo legame con la Natura e assume, riprendendo l’etimo di geometria, la Terra come misura. “Il metro è la Terra”, un’affermazione di Serres che Leopold avrebbe potuto sottoscrivere. Per l’antropocentrismo trionfante che, dal relativismo di Protagora, attraverso l’affermazione cartesiana del Soggetto, impone anche oggi al mondo le proprie leggi ei propri...

Carnet geoanarchico | 6 / Com’è fatta la Liguria?

Roccatagliata Ceccardi, Sbarbaro, Montale, Calvino, Biamonti, Sanguineti, Maggiani, Conte, Magliani. E poi tutti gli altri, da Novaro a Orengo, con in testa ovviamente Caproni, che s’inventò a tavolino la “linea ligure” non tanto in cerca di una vera “ligusticità” dei suoi scrittori, ma per farsi compagnia, per mettersi in coda affettuosa in un lignaggio di parola che vorrebbe riconoscere nel paesaggio scarnificato della Liguria e nella poetica umorale dell’omissione i tratti congiuntivi di una parentela. Detto altrimenti, un carattere dei luoghi e delle persone, un’indole paesaggistica e psicologica che fa degli autori liguri una bolla letteraria a parte. Quando però si va a scavare in quei paesaggi e in quell’indole, tutto scivola via come sabbia dal pugno di ferro del pensiero categorizzante. Proprio tutto? L’antropologia e la geografia del paesaggio non sono in grado, letteratura a parte, di scovare qualcosa di meno aleatorio sulla ligusticità della Liguria? Hanno qualcosa da dire, insomma, per snidare quello che un tempo veniva chiamato il genius loci e che dovrebbe funzionare come l’Irlanda per Seamus Heaney o il Lake District per William Wordsworth?     Domande...

Acqua 2 / Il sapere fluido

Se “l’accenno eracliteo” avesse potuto svilupparsi, scriveva il Gadda filosofo della Meditazione milanese (1927), “si sarebbe risparmiato pena e cammino e l’idea di sostanza, disseccando sé e inaridendo più liete fontane, non avrebbe di sé coperto ogni cosa, così come la sabbia coprì le città cirenaiche”. Anche il pensiero forma pieghe nel corso della sua storia, pieghe che tracciano i cammini entro cui scorrono le idee: così, condannata la suggestione cara al “convoluto Eraclito di via san Simpliciano”, quella per cui “la realtà si presenta come il fiume eracliteo pieno di gorghi e di forze aggrovigliate e intersecantisi”, l’Occidente ha tematizzato il primato ontologico della solidità. Il Platone erede di Parmenide invita a rivolgere gli occhi alla stabilità del mondo ideale, alla statica perfezione delle Forme, prendendo distanza dal fuggevole palcoscenico delle parvenze del mondo sensibile; i corpi che abitano quest’ultimo sono sedi di flussi continui, cavità condannate alla sterile riproduzione dello sforzo per appagare senza fine i bisogni carnali. Nelle metafore abituali del conoscere, ha osservato Michel Serres, le distinzioni solido-fluido, separato-mescolato, seppur...

L’ultimo pamphlet / Michel Serres. Pollicina ci salverà dal populismo

All’età di 88 anni, Michel Serres è una delle voci più singolari, eterodosse e profetiche del panorama filosofico europeo, che si è contraddistinto, negli anni Sessanta del secolo scorso, per aver annunciato l’avvento della società della comunicazione al posto della società della produzione, e, agli inizi del nostro secolo, per averci reso coscienti che solo da un cinquantennio ci siamo lasciati alle spalle il Neolitico, con la “fine” del mondo rurale e contadino, immettendoci nel solco di una nuova e incipiente metamorfosi dell’umano, che già sta rendendo l’Homo sapiens contemporaneo un genere di animale molto differente se paragonato ai suoi antenati. Improvvisamente sono apparsi uomini che non si sentono più attaccati a questa o quella comunità, conoscono poco il dolore e la sofferenza fisica, godono di un benessere mai conosciuto prima, controllano la nascita e in parte la morte, possono modificare geneticamente i propri alimenti, vivere liberamente la sessualità, ridurre drasticamente il lavoro umano necessario alla produzione e così via. Insomma, una nuova condizione umana che consiste nella condizione di poter cambiare la propria condizione.   E, da alcuni anni, Serres...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / La memoria in Platone

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo.   Fedro, 274 c-276 a   Socrate – Ho sentito narrare che a Naucrati d’Egitto dimorava uno dei vecchi dèi del paese, il dio a cui è sacro l’uccello chiamato ibis, e di nome detto Theuth. Egli fu l’inventore dei numeri, del calcolo, della geometria e dell’astronomia, per non parlare del gioco del tavoliere e dei dadi e finalmente delle lettere dell’alfabeto. Re dell’intero paese era a quel tempo Thamus, che abitava nella grande città dell’Alto Egitto che i Greci chiamano Tebe egiziana e il cui dio è Ammone. Theuth venne presso il re, gli rivelò le sue arti dicendo che esse dovevano esser diffuse presso tutti gli Egiziani. Il re di ciascuna gli chiedeva quale utilità comportasse, e poiché Theuth spiegava, egli disapprovava ciò che gli sembrava negativo, lodava ciò che gli...

E se la filosofia non fosse là dove la si cerca? / Serres: Hergé mon ami

E se la filosofia non fosse là dove la si cerca abitualmente? Nel 1970, sulla prestigiosa rivista Critique fondata da Bataille, Michel Serres propone una lettura strutturale di una bande dessinée, I gioielli della Castafiore (1963), 21° albo delle Avventure di Tintin. La saga a fumetti creata dal belga Hergé (Georges Rémi, 1907-1983), iniziata nel gennaio del 1929 sul supplemento settimanale di un quotidiano cattolico conservatore, aveva conosciuto immediato successo nei paesi francofoni. Oggi gli albi del cartoonist belga sono noti in tutto il mondo, soprattutto da quando nel 2011 Steven Spielberg li ha fatti conoscere al pubblico cinematografico con Le avventure di Tintin. Il segreto dell’Unicorno. Il regista aveva scoperto il fumetto di Hergé leggendo una recensione del suo film I predatori dell’arca perduta, nella quale il personaggio di Indiana Jones è paragonato a Tintin. Un paragone fondato perché le avventure di entrambi si svolgono fra misteri archeologici, enigmi e tesori da scoprire, mescolando con sapienza la tensione drammatica dell’azione all’ironia ed all’umorismo.    Serres, nato nel 1930 nel sud-ovest della Francia, conosce le avventure di Tintin dal...

Intervista con il filosofo francese / Michel Serres. Perché ho scritto alcuni dei miei libri

Do il benvenuto a Michel Serres, un giovane filosofo di 87 anni che di recente ha pubblicato molti libri in Italia.  Le porrò alcune domande sui libri ora disponibili per i lettori italiani: Il mancino zoppo. Dal metodo non nasce niente, tr. it. di Chiara Tartarini, Bollati Boringhieri, Torino 2016; BioGea. Il Racconto della terra, tr. it. di Maurizio Costantino e Rossana Lista, Postfazione di Francesco Bellusci, Asterios Editore, Trieste 2016; Darwin, Napoleone e il samaritano, tr. it. di Chiara Tartarini, Bollati Boringhieri, Torino 2017; Hergé mon ami. Studi e Ritratto, a cura di Domenico Scalzo, tr. it. di Simone Massa, Portatori d'acqua, Pesaro 2017. E anche la bella antologia a lei dedicata a cura mia e di Mario Porro: Michel Serres, Riga 35, Marcos y Marcos, Milano 2015.   Partiamo dal titolo Il mancino zoppo (Le gaucher boiteux), che descrive la sua condizione fisica – «Penso, dunque biforco. Già mancino, ho rischiato l’emiplegia: zoppico dolcemente» (p. 93) –, ma anche, nel suo stile a più voci, i suoi “personaggi concettuali”, Pantope, Hermès, Petite Poucette e molti altri. La sua filosofia produce personaggi. Ci dica qualcosa su questi personaggi. Come li ha...

Con un'introduzione di Francesco Bellusci / Il filosofo fa il giro del mondo tre volte

Per diventare filosofi non basta l’abilitazione, bisogna compiere tre giri del mondo. Ne è convinto Michel Serres, l’accademico di Francia, che, sulla soglia dei novant’anni, si entusiasma tanto per il giro del mondo compiuto, di recente, in solitaria, da Thomas Coville in 49 giorni, quanto per le prodezze da cybernauti e creativi digitali compiute dalla generazione dello smartphone che, ribattezzata da lui la generazione di “Pollicina”, a suo dire, “tiene il mondo in mano”. I tre giri del mondo che egli raccomanda e prescrive al filosofo, senza i quali egli non potrebbe parlare con saggezza del mondo stesso, sono imprese ai limiti dell’impossibile, sono imprese erculee, soprattutto nell’arco breve della vita, ma vanno comunque tentate fino alla fine. Si tratta del giro del mondo fisico, terrestre; il giro del sapere, in tutta la sua globalità enciclopedica; il giro degli uomini e delle culture che hanno prodotto. Lo stesso Serres si è lanciato nell’avventura. Ha potuto compiere il primo mediante la sua attività di ufficiale di Marina, nella seconda metà degli anni Cinquanta, prima di intraprendere la carriera accademica. Poi si è lanciato nel secondo giro del mondo, terminato...

Progetto Jazzi / Sentieri lenti

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   «Mi attenevo in questo all’esempio dei viandanti che, smarriti in una foresta, non devono andare in giro errabondi, ora in una direzione e ora nell’altra, o, peggio che mai, fermarsi da qualche parte, ma devono camminare sempre diritto, per quanto è possibile, in una direzione, e non cambiarla senza un buon motivo … ». La seconda regola della morale provvisoria di Cartesio obbedisce anch’essa ai criteri suggeriti dal metodo; quest’ultimo (letteralmente, la via, odos, per) indica il cammino ottimale, segue il percorso più breve, come fa esemplarmente la traiettoria della luce. La Razionalità classica e la sua strategia dell’efficacia rispondono ad un principio di economia: è questo, ha osservato Michel Serres, il fondovalle (talweg) della cultura della modernità. Si tratta di risparmiare tempo, di conseguire il risultato massimo con il dispendio minimo, di procedere velocemente verso l’uscita dall’oscuro labirinto, dalla tenebrosa foresta dell’...