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Ricardo Piglia

(8 risultati)

Una nuova traduzione / Gli addii di Juan Carlos Onetti

Gli addii (Sur 2021, traduzione di Dario Puccini) è un libro dal quale non ci si separa mai, non lo si saluta, non lo si dimentica. L’effetto di questo romanzo agisce sul lettore in maniera opposta al titolo, quasi ossimorica,  e crea un legame che resiste ai distacchi raccontati da Onetti. Soprattutto genera uno stato di partecipazione alla trama (che poi vera trama non è) disponendo disorientamento e attrazione, sgomento, senso di perdita, chiarore, mille bagliori che si fanno fascio di luce, spiegandoci che le nostre vite potrebbero non esistere per quello che sono, ma potranno continuare a essere raccontate attraverso la letteratura, la cosa che ci riguarda secondo Onetti, la sola che sappia orientare il passato verso il futuro. Gli addii è stato pubblicato per la prima volta nel 1954, molto amato e controverso, discusso, è considerato da molti il capolavoro di Onetti; di sicuro, come ha più volte dichiarato, il suo preferito. Prima di proseguire però bisogna fare una riflessione sulla parola capolavoro rispetto a Onetti, perché la sua opera intera lo è. Come potremmo scegliere tra La vita breve e Il Cantiere (entrambi ripubblicati quest’anno sempre da Sur, per...

Falso nome di Ricardo Piglia / Ma io non sono Roberto Arlt

Non è un segreto: la frizione tra realtà e finzione, l’equilibrio di forze che spingono le une contro le altre (a volte le une verso le altre) – questo è il nucleo dell’opera di Ricardo Piglia, in narrativa come nella critica. Non si tratta di dire che, nei suoi testi, come d’altra parte in ogni testo letterario, realtà e finzione siano in contatto e in tensione; si tratta invece del fatto che questa tensione è il tema e il motore delle narrazioni e degli interventi critici dello scrittore argentino.  La centralità di questo elemento si manifesta in diversi modi. Sul piano tematico compare la figura del bovarismo, in particolare in due testi: il romanzo Solo per Ida Brown e il saggio “La lanterna di Anna Karenina”. In entrambi i casi il bovarismo è articolato come “l’illusione di realtà della finzione come segno di ciò che manca nella vita” (“La lanterna di Anna Karenina”, in L’ultimo lettore, Feltrinelli, 2007, p.128, trad. Alessandro Gianetti). Questa configurazione del conflitto realtà-finzione indica un movimento e una dinamica: il lettore, reale o fittizio, cerca nel testo ciò che è assente nella vita; da qui la spinta all’identificazione con i personaggi della...

Un libro di Mario Bellatin / Shiki Nagaoka, o il trionfo della finzione

Benché la sua notorietà non abbia mai superato i confini degli studi specialistici e la sua opera non sia ancora adeguatamente conosciuta, il giapponese Shiki Nagaoka è uno tra i più grandi scrittori del XX secolo. Enigmatica e renitente figura di culto come il prussiano Benno von Arcimboldi, Nagaoka continua a essere un intrigante rompicapo per molti critici e ricercatori.   Con la recente pubblicazione di Shiki Nagaoka: un naso di finzione, dello scrittore peruviano-messicano Mario Bellatin (Autori Riuniti, trad. di Vittoria Martinetto), anche il lettore italiano, lo specialista come l’appassionato di lettere straniere, può lasciarsi guidare nei domini della ricerca letteraria alla scoperta di questo singolare personaggio dal naso smisurato. Scoprirebbe, per esempio, che alcuni importanti nomi del panorama artistico mondiale attinsero alle teorie di Nagaoka sull’interazione tra la parola e l’immagine, tra la letteratura e la fotografia. In particolare, il regista Yasujirō Ozu (1903 – 1963) ne fu così influenzato da tradurle in movimento nel film Tardo autunno, del 1960. Inoltre, pare che l’autore messicano Juan Rulfo (1917 – 1986), conosciuto come uno dei maestri della...

Letto in un'altra lingua / Ricardo Piglia, L'utopia della forma

La lettura dello scrittore   “Noi non vogliamo interpretare, ma raccontare quello che manca nella narrazione”, scrive Ricardo Piglia in Teoría de la prosa (p. 58). A questa affermazione fa eco un passo analogo in L’ultimo lettore: certi lettori russi, dice Piglia, i formalisti (Šklovskij, Ejchenbaum), “ci interessano particolarmente perché definiscono la relazione con un testo in funzione di come è stato costruito, e pongono problemi legati alla costruzione e non problemi riguardanti l’interpretazione” (p. 148).   Leggere da questa posizione, scrive Piglia, vuol dire “leggere come se il libro non fosse mai finito” (L’ultimo lettore, p. 149). Questa posizione riguarda la ricerca di una prossimità, da parte del lettore, con il punto di vista della composizione. Essa implica uno slittamento del transfert che definisce la fruizione letteraria: “il lettore ammirevole non si identifica con i personaggi del libro, ma con lo scrittore che ha composto il libro” (p. 149). Questa posizione definisce le condizioni della lettura dello scrittore: si tratta prima di tutto di un’intenzione e solo secondariamente di un punto preciso dello spazio in cui collocarsi – il lettore, in questo...

Letto in un’altra lingua / Alberto Laiseca, Los sorias

In uno dei suoi saggi brevi e illuminanti Ricardo Piglia osserva: «L’ambizione eccessiva come ricorso difensivo. […] L’obbligo a essere geniale è la risposta al luogo inferiore e alla posizione marginale». In queste righe Piglia si riferisce ad Arlt, Marechal e Gombrowicz, però avrebbe potuto citare anche Alberto Laiseca (1941-2016), uno scrittore che proprio l’autore di Respirazione artificiale ha contribuito in maniera determinante a far conoscere. Oltre all’ambizione eccessiva e all’obbligo della genialità, in Laiseca c’è un terzo elemento: un’inflessibilità degna del Kirillov dostoevskiano. Un aneddoto del giornalista Jorge Dorio lo conferma: «Laiseca entrava nelle pizzerie di Corrientes e si faceva dare la carta su cui servivano la pizza, la usava per scrivere, non aveva nemmeno un quaderno, le biro gliele regalavamo noi. Il manoscritto di Los sorias era un enorme involto di carte di diverso tipo legate con uno spago, se lo strizzavi colava olio… Una volta io e Ricardo Ragendorfer gli chiedemmo: “Perché non lo accorci un pochino, così magari un editore te lo pubblica?”. Lui si alzò tutto infuriato e ci gridò: “Mercenari, siete solo mercenari, come tutti gli altri!”».  ...

Letto in un’altra lingua / Ricardo Piglia, Prisión perpetua

Sussiste nell’opera di Ricardo Piglia un’attrazione magnetica tra narrativa e non-fiction: l’una richiama costantemente l’altra, spinge per entrare nell’ambito dell’altra e contagiarla; questa tensione a mescolare forme diverse (diario, saggio, narrativa, scrittura aforistica), in Piglia riguarda in modo intimo il dualismo finzione-realtà e rappresenta una declinazione peculiare della figura del bovarismo.     Bovarismo, scrive Piglia a proposito di Anna Karenina, è “l’illusione di realtà della finzione come segno di ciò che manca nella vita” (“La lanterna di Anna Karenina” in L’ultimo lettore, Feltrinelli, 2007, p.128, traduzione di Alessandro Gianetti). Tuttavia questa figura, nell’opera dello scrittore argentino, si trasferisce da una dimensione tematica a un’altra più profonda, strutturale: l’interferenza finzione-realtà è il modo stesso in cui i suoi testi sono costruiti.    “Patricio Pron: Credo di aver scoperto che la storia del gatto che sceglie di tornare a vivere in strada dopo aver trascorso un breve periodo in casa del protagonista [di Solo per Ida Brown] si trovava già negli estratti del tuo diario pubblicati da Babelia. Qual è la relazione...

Non si deve permettere che ci cambino il passato / Ricardo Piglia. Respirazione artificiale

“Sul telaio di quelle false illusioni si tendono le nostre sventure”. I grandi libri bisogna saperli aspettare. Aspettare, cioè, il momento in cui si sia pronti ad accogliere tutto quello che un determinato numero di pagine ci potrà dare. Quando, per alcuni anni, si rimanda la lettura di un romanzo definito capolavoro – capolavoro sul serio, non tanto per dire, come spesso di questi tempi si fa – significa che da quella lettura ci si aspetta molto; e, ancora, si sa che quel libro non ha una data di scadenza, essendo il capolavoro, per definizione, senza tempo e senza spazio e che – per fortuna – non richieda un motivo. Io ho deciso che il tempo per questo libro fosse questo gennaio e che i luoghi dove lo avrei letto sarebbero stati Buenos Aires e Montevideo, posti di un viaggio dal quale sono appena rientrato. Il romanzo è Respirazione artificiale di Ricardo Piglia, ripubblicato in nuova edizione da Sur pochi giorni fa, per la traduzione di Gianni Guadalupi e introdotto, nell’edizione italiana, proprio da Piglia. Respirazione artificiale è un libro che dovrebbero leggere tutti quelli che abbiano a cuore le sorti della letteratura, tutti quelli che sanno cosa sia in grado di...

L'ultimo romanzo del grande scrittore argentino / Ricardo Piglia. Solo per Ida Brown

Sparizioni, sequestri, assassinii, attentati, ricerche che si concludono senza concludere, che portano a qualcosa che può anche essere niente, enigmi: i romanzi di Ricardo Piglia, il grande scrittore argentino scomparso qualche mese fa a 76 anni, parlano di questo. Ma così parlando, dicono anche altro, mai niente è semplice, e i livelli di lettura si moltiplicano quanto più il discorso sembra piano e diretto: un discorso di genere, e un genere dominante, il romanzo di investigazione, poliziesco, noir, che poi si combina con altri, secondo i debordamenti e le contaminazioni che il procedere delle vicende narrate richiede. Ma se i primi romanzi riproducono questa complessità nella loro stessa forma (inchieste personali o giornalistiche pe ricostruire storie famigliari; racconti che susseguono o si incastrano gli uni negli altri a fornire le differenti versioni di fatti tutti da costruire, ancor più che da decifrare; macchinari che producono storie non si sa se quanto veritiere di persone che sono di invenzione e insieme realmente vissute; scomparse che sono forse volontarie o forse atti di violenza, come nei due primi e già grandi romanzi Respirazione Artificiale e La città assente...