Categorie

Elenco articoli con tag:

Sandro Pertini

(7 risultati)

Polo del ‘900. Archivi con-nessi / Dall’8 settembre a Cefalonia

Alle ore 19.45 dell'8 settembre 1943 il Maresciallo Pietro Badoglio, nominato dal re Vittorio Emanuele III capo del governo al posto del destituito Mussolini, proclama solennemente per radio l'armistizio con gli Angloamericani, aggiungendo sul finale che “le forze italiane reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”. L'ambiguo messaggio, su cui si sono scritti fiumi d'inchiostro, spinge la maggior parte dei soldati a dar corso al profondo impulso del “tutti a casa”, icasticamente reso dal film di Comencini, magari intercettati e incarcerati dai nazisti come appare in questa fotografia:   Militari italiani catturati dall’esercito tedesco e avviati alla deportazione, ca. 1943. Alcuni comandanti (come per esempio Junio Valerio Borghese), specie dopo la creazione della Rsi, si schierano contro la “vergognosa capitolazione” e il tradimento dell'“alleato germanico”.   Manifesto della Repubblica sociale italiana, 1943.   Alcuni dichiararono la morte della patria, altri ancora invece valutarono la possibilità di un nuovo inizio. Di qui il costituirsi delle prime bande partigiane come a Cuneo nello studio legale di Duccio Galimberti; ma i primi...

Il governo dei sentimenti / Goliarda Sapienza: Lettere e biglietti

Esce oggi Lettere e biglietti di Goliarda Sapienza, per La Nave di Teseo, un libro di oltre 400 pagine che raccoglie le minute di missive e piccole comunicazioni che l’autrice di L’arte della gioia ha scritto dagli anni ’50 fino a poco prima della morte, nel ’96.  I destinatari sono molti, quasi una novantina, dai nomi più conosciuti come Adele Cambria, Attilio e Ninetta Bertolucci, Sandro Pertini, Federico Fellini, Luchino Visconti, Cesare Garboli ai meno noti. Sono “lettere a”, non “lettere da”, sono la “brutta copia” che poi la scrittrice ricopiava e inviava. Le lettere sono ordinate, alcune non sono datate, in ordine cronologico per destinatario.   Goliarda ha scritto per gran parte della sua vita, prima degli anni ’50 ha scritto molto per altri, sceneggiature e soggetti, ma dagli anni ’50 in poi prende il sopravvento in lei la necessità di vivere di scrittura, di dedicarsi a un’esistenza dove muovere le sue personagge e i suoi personaggi. Alla sua morte molti manoscritti già compiuti giacevano inediti in un baule, solo alcuni erano stati pubblicati. Oggi, a 25 anni dalla sua morte, grazie al lavoro indefesso del curatore Angelo Pellegrino, tutti i manoscritti...

"Colpa di chi difende ancora il catenaccio” / Marcature a uomo, gioco di squadra e movimenti senza palla

Sono mesi, anni difficili per il calcio italiano: i rapporti non limpidi tra società e ultras, il razzismo delle curve, l’eliminazione dai mondiali, l’urgente bisogno di riorganizzare un sistema in crisi. In tutto questo pesa un silenzio, quello dei protagonisti. Loro, i calciatori, non escono mai allo scoperto e non prendono posizione, dove invece potrebbe sfruttare il loro essere “megafoni” naturali dello spettacolo sportivo. Ci sono stati anni in Italia in cui alcuni giocatori provarono a prender voce. Questo articolo racconta la loro storia.   Enzo Belforte è un giornalista sportivo, è lui che ha l’idea della riunione.  Ad aiutarlo c’è Paolo Sollier, centrocampista noto per la sua passione politica che non manca di esternare anche nel rettangolo di gioco. Di lui, in calzoncini e maglia del Perugia, che il destino volle di colore rosso, è rimasta negli annali una foto: un pugno chiuso alzato al cielo in un campo di serie A.  Dopo una breve esperienza alla Fiat, per Paolo il pallone è diventato un mestiere. Nello spogliatoio, a differenza della fabbrica e della scuola che aveva frequentato, non c’è spazio per la politica.  «Io stesso me lo ero auto imposto:...

Antologia del grigio

La mia storia è piena di buchi come un romanzo, ma in un comune romanzo è il romanziere a decidere come distribuire i buchi, un diritto che a me è negato perché sono schiavo dei miei scrupoli.   Laurent Binet, HHhH. Il cervello di Himmler si chiama Heydrich, 2010     Quando ci chiediamo cosa, quanto e come leggono di Resistenza “i giovani” – gli studenti –  troviamo sul campo due rischi: uno di merito e uno di metodo. E sono convinto che sia necessario provare a individuare alcuni antidoti per entrambi. La “vulgata” revisionista ha seminato molto negli ultimi anni, mettendo in crisi la complessità e le varie stratificazioni della vicenda resistenziale e delle sue narrazioni. Come si può cercare di ridare tridimensionalità agli eventi e ai processi storici che in questi giorni sono al centro del dibattito pubblico, partendo dal fatto che non solo la narrativa, ma la narrativa resistenziale tout court ha perso sicuramente gran parte del suo fascino? Utilizzando gli stessi espedienti narrativi di questa vulgata, credo.   Il presunto multitasking e l'attenzione...

Di cosa parliamo quando parliamo di Genova 2001

Quando non so da che parte iniziare, perché gli eventi sono talmente difficili da inserire in un racconto di senso, o in un’opinione politica, o in un pensiero compiuto, allora, di solito, mi affido alle parole di altri, più autorevoli, che permettono di guardare gli eventi con lenti diverse e trovare, spesso un sottile filo di senso. È così per Genova e per i fatti dei giorni del luglio 2001. Avevo diciannove anni, litigato per settimane per poter andare.   Alla fine avevo ceduto e accettato di finire sul lago di Garda, a passare un week end lontano “dai pericoli”. Così, il televisore di quei giorni mi ha raccontato un pezzo della mia storia che si è incrociato indissolubilmente con il mio presente di quei giorni, e soprattutto con l’oggi. Perché, a distanza di 13 anni, non si può non parlare, riflettere, ragionare o non pensare a Genova. Quando le questioni restano aperte, solo molte parole condivise possono cercare di dare un senso, o una posizione, o provare a costruire qualche pezzetto di narrazione politica, facendosi aiutare.   Stanley Cohen è stato un sociologo sudafricano...

L’evoluzione linguistica dei discorsi di Napolitano

Il discorso di fine d’anno è l’unico momento rituale in cui la figura più autorevole del nostro ordinamento si rivolge direttamente a tutti i cittadini. Per questo ciascun Presidente si è posto il problema di come stabilire il contatto simbolico con gli italiani che lo ascoltano da casa. Sono rimasti famosi i riferimenti di Pertini a tutti coloro, adulti e bambini, che nell’anno in via di concludersi gli avevano fatto visita al Quirinale, così come è difficile dimenticare l’affettuosa trepidazione di Scalfaro, sempre preoccupato di apparire un intruso e attento a precisare che il proprio augurio si sarebbe fermato sulla porta di ciascuna famiglia nella speranza che poi qualcuno volesse accoglierlo tra le mura domestiche.   Giorgio Napolitano, al suo sesto discorso del 31 dicembre, ha deciso di cominciare questa volta con un ringraziamento per l’entusiasmo persino inatteso con cui uomini, donne e bambini di tutto il paese hanno preso parte alle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dall’Unità: una scelta insolita, perché i presidenti, conservano il proprio grazie semmai per...

Le mani di Zoff e il tricolore

C’è un’immagine che traduce in emblema la vittoria italiana ai Mondiali di Spagna, nel luglio del 1982, ed è quella che ritrae su un francobollo le mani del capitano della nazionale, il portiere Dino Zoff, mentre innalzano, tutta d’oro scintillante, la Coppa del Mondo. Il modello è la fotografia che all’indomani di quell’11 luglio apre fatalmente i quotidiani: la firma è di un pittore grande e discusso, senatore comunista nientemeno, Renato Guttuso, il quale si compiace di ignorare il tricolore e lascia viceversa trapelare solamente l’azzurro e il giallo oro. Eppure, per la prima volta, il tricolore sta occupando e persino travestendo le piazze italiane in delirio: la bandiera che pendeva afflosciata dagli uffici pubblici, appannaggio semmai dei neofascisti e della cosiddetta maggioranza silenziosa (gli ultimi sbandieramenti erano stati nel ’54 per Trieste italiana) diviene di senso comune e si presenta addirittura in forma di tatuaggio, come per quei giovani tifosi, nello Stadio “Sarrià” di Barcellona, ripresi mentre esultano, dopo la tripletta di Paolo Rossi al Brasile, seminudi e...