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Plastica / Celluloide, bakelite & Co. il lungo sogno del Secolo breve

Spesso, le grandi invenzioni nascono dal tentativo di risolvere problemi di secondo piano. Nel 1863, la ditta Phelan e Collander, fabbricante palle da biliardo in Albany, New York, bandì un premio da diecimila dollari per chiunque avesse inventato un materiale in grado di sostituire l’avorio, che ormai iniziava a scarseggiare. A raccogliere la palla al balzo fu un chimico statunitense, John Wesley Hyatt, che riuscì nell’intento sei anni dopo, nel 1869, brevettando un composto a base di nitrocellulosa ammorbidito con l’aggiunta di canfora. La nitrocellulosa, il primo polimero di sintesi della storia, era stato brevettato in Inghilterra nel 1861, da Alexander Parkes, ma non ebbe mai alcun esito commerciale; il suo primogenito, che Hyatt battezzò “celluloide”, ebbe invece un successo strepitoso. Non per costruire le palle da biliardo, però: la celluloide è un materiale infiammabile e potenzialmente esplosivo, se compresso, e da non poche sale da biliardo in tutti gli States giunsero lamentele sul fatto che, a volte, nel gioco si producessero schiocchi non dissimili a quelli di un colpo di pistola, col risultato che la clientela cercava rifugio sotto il biliardo, nel timore di una...

II / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Francesca Rigotti, filosofa   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.   La pandemia ha prodotto ovunque un immenso ricorso agli strumenti hightech, oltre che biotech. Ora, si sarebbe immaginato anche soltanto negli anni '90 di chiudere in casa tanta gente (non tutta: la società è stata spaccata in due: chi doveva/poteva lavorare e comandare e chi no, mentre i bambini sono stati privati di diritti essenziali)? Ci sarebbero state queste chiusure se non ci fosse stata Internet? Se non si fosse pensato: “Faranno il telelavoro, giocheranno e forse seguiranno le lezioni con smartphone e tablet, passeranno la giornata dietro alle notizie o visitando siti online di musei, ascoltando musica, scambiandosi notizie sul nulla”? Penso di no. L'esistenza di Internet ha...

Fenomenologie / Cronache culinarie in domicili coatti

L’assalto ai forni, sospirata rimembranza scolastica, non c’è stato. C’è stato in compenso quello ai supermercati. Ingiustificato, dicevano, sul piano della razionalità economica; comprensibilissimo su quello dell’emozione collettiva. Non tanto per paura di veder esauriti i famigerati beni di prima necessità (tutti comunque da classificare), ma per una specie di sudata coazione a replicare scene d’antan (le scorte in periodo di guerra), dunque per il gusto po’ vintage, e totalmente intransitivo, di stipare derrate pantagueliche nella dispensa di casa. Più che da un “non si sa mai”, l'invasione – prima scomposta, poi organizzatissima – ai templi moderni del consumo alimentare sembrava dettata da un “fanno tutti così”. L’epoca in cui il manovale Marcovaldo andava al supermarket per trascorrere spensieratamente il sabato pomeriggio è definitivamente trascorsa. Adesso, piuttosto, sembra che la cosiddetta grande distribuzione rientri fra i fabbisogni primari della gente: e resti tale, dunque, anche in tempi di pandemia.   Stabilizzata l’eccezionalità (ossimoro cui siamo rassegnati), le cose poco a poco sono cambiate. Adesso si va a fare la spesa se e quando serve, solissimi e...

Un documentario-inchiesta / Amazon, l’Impero del Tutto

Quando sentiamo raccontare di Amazon e di Jeff Bezos le pennellate retoriche che ne dipingono la storia vanno dal ricordo dell’epica ascesa di Sears, Roebuck & Co., la più grande catena americana di vendite al dettaglio per quasi tutto il XX secolo con il suo “Big Book”, il catalogo di ogni prodotto che si poteva trovare in commercio (e per cui ha scritto uno come Edgar Rice Burroughs, fra i pionieri della letteratura fantascientifica e ideatore di Tarzan); all’avventurosa impresa di William Moorcroft, sovrintendente delle scuderie per la Compagnia delle Indie Orientali agli inizi dell’800 ed esploratore alla ricerca di una via commerciale per la città santa di Buchara, nell’odierno Uzbekistan (dove riposano i suoi resti, in una tomba anonima e oramai scomparsa sulle rive del fiume Oxus).      Amazon è così raffigurata, tra l’epos di un capitalismo che tutto razionalizza e il romanzesco della scoperta di nuovi mercati, con a guarnire questo resoconto, almeno nei titoli di molti articolisti d’oltreoceano, il vecchio adagio di quel formidabile indagatore della moderna America che è stato Mark Twain: “First slowly, then all at once”. È così che Amazon crea...

I rami di attività economica / La casalinga di Voghera e le attività essenziali

La rottura della lavatrice   L’incommensurabile Alberto Arbasino è, ahinoi, morto, ma la casalinga di Voghera è viva. Da ultimo ha dovuto studiare i rami di attività economica. Il 21 marzo suo marito, nel tentativo maldestro di aiutare nei lavori domestici, aveva rotto la maniglia della lavatrice. La casalinga ha prima urlato; ha poi letto con attenzione il decreto del Presidente del Consiglio del 22 marzo, in particolare la lista delle attività economiche definite essenziali. Con sollievo (anche del marito) la casalinga ha scoperto che il ramo di attività economica “Riparazione di elettrodomestici e di articoli per la casa” era stato incluso dal Governo tra le attività essenziali. L’operaio è potuto venire a casa, rigorosamente con la mascherina, e ha aggiustato la lavatrice (90 euro, con ricevuta fiscale, pagati naturalmente dal marito: chi rompe paga). Rimane un dubbio nella testa della casalinga: a che cosa cavolo servono questi rami di attività economica?   In tutte le scienze la classificazione è indispensabile. Gli zoologi classificano i vertebrati in cinque ordini: mammiferi, anfibi, pesci, uccelli e rettili. Classificano i loro oggetti gli archivisti e i...

Hong Kong / Noi siamo la rivoluzione

Il libro di Joshua Wong, Noi siamo la rivoluzione, pubblicato da Feltrinelli, è un bigino utile a capire cosa è successo e cosa potrebbe succedere a Hong Kong (e di converso a capire la Cina, di cui in tempi di coronavirus si esalta la capacità di risposta all’emergenza dimenticando che l’emergenza è stata negata per più di un mese grazie al fatto che le voci dissidenti venivano censurate). Il Porto dei Profumi fu colonia britannica fino al 1997 e poi, a seguito degli accordi tra Regno Unito e Cina, fu ricongiunto alla madre terra con la definizione “un paese due sistemi”. Gli accordi prevedono un periodo quasi infinito, cinquant’anni, per completare il ricongiungimento.   Fino al 2047 Hong Kong godrà di uno statuto differente da quello della Cina, e quindi sono previste elezioni a suffragio universale – come mai si erano tenute sotto il governo della Corona britannica – un corpus legis differente, e l'autonomia del potere giudiziario: ad oggi, Hong Kong conserva una sua moneta, da Hong Kong è necessario un visto per entrare in Cina, ma di suffragio universale per l’elezione dell’Assemblea Legislativa e del cosiddetto CEO (!) ancora non c'è l'ombra, la libertà di espressione...

Metafisica del populismo VI / Teologia del virus

Quando si prova a pensare al cambiamento che il Covid 19 produrrà nel nostro futuro si è inclini ad un certo “apofatismo”. Come per il Dio “al di là dell’essere” della teologia negativa nessuna delle categorie del discorso pubblico alle quali eravamo abituati sembra infatti in grado di rendere ragione della trasformazione che sta operando nelle nostre vite e, soprattutto, di quelle che genererà “dopo”. Del virus, sul piano empirico, sappiamo molto. Con fiducia e riconoscenza ci rivolgiamo infatti agli scienziati e al loro certosino lavoro, ma anche gli scienziati condividono lo stesso nostro spaesamento circa ciò che il virus sta facendo e farà di noi in quanto “comunità umana”. La situazione è strana: da un lato abbiamo la certezza che è in atto un cambiamento radicale, che niente sarà come prima, dall’altro cosa accadrà, quale cambiamento è in corso, resta totalmente indeciso. Il trauma, del resto, ha proprio questa natura. È il sentimento incontrovertibile di un “accadere” che però non ha oggetto.   Il trauma certifica, con la sua dolorosa evidenza, che qualcosa è accaduto, segnando una discontinuità radicale e irreversibile nelle nostre vite, ma non ha un contenuto da...

Scenari / Libri, lettori, editori e librai alla stretta del Coronavirus

Per l'editoria italiana la crisi è esplosa prima del lockdown: “Nell'ultima settimana, quella dell'esplosione dell'emergenza, si registra un –23% sul mercato nazionale dei libri e addirittura un –55% su quello milanese” (Raffaella De Santis, E l'editoria italiana teme il contagio, in “la Repubblica”, 6 marzo 2020).  Questo calo è stato poi accelerato dalla chiusura delle librerie in tutto il paese, decretata il 9 marzo. Un'ulteriore difficoltà l'hanno segnalata alcuni “lettori forti” come Michela Marzano, che il 14 marzo ha twittato: “Scusate, ma capita solo a me (che leggo sempre, da sempre, tantissimo, sin da bambina i libri sono stati la mia ancora di salvezza) di non riuscire a leggere in questi giorni?” Una disaffezione dovuta anche alla bulimia di informazioni sull'attualità, all'ansia del presente che ci ha travolto nella fase più acuta della crisi. Diventa arduo trovare la distanza necessaria per farsi risucchiare dall'altrove del libro.  Dopo il lockdown, le aziende editoriali avrebbero potuto passare abbastanza facilmente al lavoro da casa e puntare sulle vendite online e sugli ebook. Ma le librerie restano il canale di vendita principale. Nei primi quattro...

Vita quotidiana / Fenomenologia della mascherina

Quando pensiamo alla tecnologia, spesso tendiamo a identificarla con qualcosa di sofisticato e complesso, ad esempio con i nostri device digitali, dimenticando la natura tecnologica di molti altri oggetti con cui interagiamo quotidianamente. In tal modo, tuttavia, rischiamo di trascurare la loro complessità e di conseguenza i riflessi che essi, a diversi livelli, hanno nelle nostre esistenze. In questi giorni, una tecnologia inusuale ha fatto irruzione violenta nella nostra quotidianità, assumendo un ruolo totalmente diverso rispetto a quello che giocava in precedenza: la mascherina. Considerando l’importanza che questo oggetto ha assunto in questo delicato momento storico e il fatto che, come vorrei mostrare, è una tecnologia molto meno banale di quanto sembra, vale la pena provare ad articolare una breve riflessione tecnologica su di essa.    La mascherina è una tecnologia che riduce la dispersione di germi di chi la indossa nell’ambiente o protegge (in misura diversa a seconda della tipologia, vedi ffp3 ecc.) dall’inalazione di sostanze pericolose o di germi, per esempio negli ospedali, nelle fabbriche, nei laboratori. In condizioni “normali”, la visione di una...

Luigino Bruni / Il capitalismo e il sacro

Nel secolo scorso il comunismo, ateo e materialista, era visto come la peggiore minaccia alla religione oltre che ovviamente il nemico naturale del sistema capitalista. Per come sono andate le cose, oggi si può dire che la battaglia è stata vinta dal capitalismo; tra le ragioni che lo hanno portato a prevalere probabilmente c'è una visione più realista dei bisogni, dei desideri e della psicologia umana mentre il comunismo si è costruito attorno a un "uomo ideale" ma inesistente. Il capitalismo, inoltre, ha saputo assimilare e reinterpretare le radici religiose dell’homo oeconomicus facendole fruttare a proprio vantaggio. Così «il capitalismo del nostro tempo è sempre più simile a una religione o … a una idolatria. Il Cristianesimo del XX secolo ha combattuto una battaglia campale contro l’ateismo … senza accorgersi … che nessuna ideologia era mai riuscita come il capitalismo a eliminare la religione ebraico-cristiana dal cuore delle persone e dei popoli», semplicemente sostituendosi ad essa, come una nuova religione, o meglio come una vera e propria idolatria.    Questa è la tesi principale che l’economista Luigino Bruni discute nel saggio Il capitalismo e il sacro (Vita...

Alcune considerazioni sul coronavirus / La violenza, il sacro – e poi?

Friedrich Hölderlin, forse il più grande poeta di lingua tedesca e uno dei maggiori pensatori moderni parlò, intorno agli anni 1800, della necessità di elaborare una “nuova mitologia”. Quest’ultima prese in qualche modo forma nel secolo XX quando i surrealisti identificarono la città moderna come, appunto, un territorio “mitologico” (Le paysan de Paris di Louis Aragon, romanzo-chiave anche per la lettura benjaminiana di Parigi, capitale del mondo, fornisce un esempio di tale mitologizzazione). Sempre nel Novecento, Roland Barthes fornì con la sua serie di articoli riuniti sotto il titolo Mythologies un ulteriore esempio per la possibile rinascita del pensiero mitologico. Barthes analizzò fra l’altro il modo in cui per noi moderni il latte o il vino oppure la carne rossa facciano parte di un sistema mitologico che non valorizza più le divinità, ma tutto ciò che una cultura data considera come essenziale o potente.  Il coronavirus appare in questa luce come un candidato sbagliato; si tratta, come ben sappiamo, di un fenomeno biologico spiegabile con metodi scientifici. Il virus che ha cambiato il mondo è sì potente, anzi potentissimo, ma non sembra direttamente legato a una...

Gosio, Zuppi, Canfora e le parole dell'odio / Odi et amo

Ma che cosa è successo, non dovevamo odiarci tutti? Non eravamo immersi fino al collo nei discorsi d'odio, gli hate speeches che inondano tutto, dal web alle nostre bocche? Com'è che di fronte all'emergenza del virus siamo diventati improvvisamente buoni e buonisti, cantiamo e suoniamo insieme, ci abbracciamo virtualmente molto più di prima, sembriamo trasformati in esseri miti, benvolenti e solidali? Ma è poi tutto oro quel che luccica?   Nazionalismi vecchi e nuovi   Da una parte sì: le parole sono veramente più educate, i comportamenti più gentili e gli atteggiamenti più solidali. E questa è una cosa buona, direi. Ma... verso chi? Verso gli Italiani, circondatisi di Tricolori e InnidiMameli. Insomma, notiamo che il virus ha fatto risorgere nazionalismi nuovi e insidiosi che ripropongono, ripulita dai tratti virulenti del sovran-populismo, la contrapposizione noi/voi. Che in Italia così suona: «Noi siamo più bravi dei paesi del Nord, siamo arrivati prima a proporre misure restrittive mentre voi cincischiavate non sapendo che pesci pigliare». Cui si risponde più o meno così: «Noi abbiamo abbastanza respiratori, mascherine e soprattutto posti in terapia intensiva che ci...

Attenzione / Travolti dallo tsunami dello streaming

Queste settimane di reclusione forzata verranno ricordate anche per la riscoperta di internet, nella sua versione “streaming”. Le piattaforme digitali negli ultimi anni sono state attaccate duramente, perché violano la nostra privacy, si arricchiscono con i nostri dati, creano filter bubble e polarizzione politica, facilitano la diffusione di fake news e hate speech, ma in questi giorni abbiamo riscoperto l’utilità di Twitter e Facebook nel tenerci in connessione con gli altri lontani da noi. La socialità persa nel mondo reale è stata ri-mediata online, in qualche forma. Tutta una serie di attività sociali non mediate da tecnologie, come riunioni, aperitivi, lezioni frontali e chiacchiere tra amici, hanno traslocato online, piazzandoci per ore davanti agli schermi. La socialità perduta è “rinata” in streaming. Non contenti di ciò, finita la giornata di lavoro online, abbiamo continuato a stare online, guardando contenuti audiovisivi in streaming. Un articolo di Jaime d’Alessandro su Repubblica ci dice che alle nove di sera in Italia il traffico dati è aumentato del 40% rispetto a due mesi fa. La metà della banda utilizzata dagli italiani per connettersi ad internet è utilizzata...

Vigilare / La faccia nascosta dell’epidemia

Molti sono i giornalisti e gli intellettuali che, negli ultimi tempi, si sono cimentati nel descrivere, spesso con dovizia di particolari, lo scenario che ci si presenterà dopo l’epidemia. Queste analisi scontano necessariamente due limiti. Primo: le dimensioni di questa crisi non permettono di mantenere il distacco necessario a immaginarne ragionevolmente gli esiti. Secondo – ed è questo ciò che più rileva – tali esiti dipendono in gran parte dalla comprensione critica che, su ciò che sta accadendo, come collettività siamo in grado di costruire. Ed è questo che dovrebbe allora occuparci e, soprattutto, preoccuparci. La sensazione, infatti, è che l’emergenza stia legittimando una narrativa pericolosa, che reca come implicito il fatto che il solo metterla in discussione o problematizzarla rende colui che lo fa una specie di nemico della salute pubblica, che si sottrae a una tanto stucchevole quanto fittizia “unità nazionale”, alla quale saremmo tutti chiamati.   In altre parole, o uno si compra l’intera retorica di #iorestoacasa, dell’inno nazionale dai balconi, degli arcobaleni attaccati alle finestre e del quotidiano decreto del Governo (retorica sdoganata in modo più o meno...

Metodologia / Sulla situazione epidemica

Pubblichiamo, in accordo con l’autore, la traduzione italiana di un breve testo di Alain Badiou, dedicato alla pandemia in corso, che ha circolato via mail, prima di essere diffuso in versione spagnola e inglese. L’interesse di queste considerazioni, che, come sempre in Badiou, non nascondono la loro virtù essenzialmente polemica, ci pare risiedere non tanto nella pretesa dell’analisi proposta di prendere una qualsiasi posizione o nella necessità di riattivare un lessico “rivoluzionario”, quanto piuttosto in quel loro carattere metodologico (“cartesiano”, nelle parole dell’autore) che ci consente di ricentrare il dibattito attuale e assumere, al suo interno, una postura più adeguata. Di fronte alle reazioni scomposte del panorama intellettuale, anche e soprattutto filosofico, a cui abbiamo assistito, l’intervento di Badiou invita a limitare la portata di “novità” ed “eccezionalità” della situazione attuale, scongiurando due atteggiamenti estremi: da un lato quello, vagamente cospiratorio, che porterebbe a minimizzare la pandemia in corso e dall’altro quello, speculare, secondo cui la pandemia sarebbe di per se stessa vettore di un reale cambiamento politico. Piuttosto, a partire...

Civiltà Appennino / Appunti per un’estetica (e un’economia) delle aree interne

Capita poche volte che un libro, anzi una collana di libri, nasca anche come progetto civile, dunque con un proposito più ampio della condivisione delle parole, delle emozioni, delle idee, insomma di tutto ciò che di vivo si origina dalle pagine dei libri.  Eppure Civiltà Appennino. l’Italia in verticale tra identità e rappresentazioni vuole essere anche questo. A cominciare dalla bella presentazione di Piero e Gianni Lacorazza dove la progettualità e la portata culturale dell’iniziativa viene lucidamente raffigurata. Una progettualità che ha come orizzonte tutto ciò che rende peculiare la montagna appenninica e la civiltà che a lungo vi ha trovato dimora e che, per quanto è stato possibile, ha modellato nel corso dei secoli quella montagna. Tutto peraltro avrebbe origine dal presente e da una domanda urgente, una questione in grado di unire analisi razionale e afflato emotivo, una domanda per far “dialogare” esigenza culturale e spirito civile. Qual è oggi la cifra degli Appennini? Qual è il loro destino sociale, economico, culturale?  Può il nostro paese, come ha fatto negli ultimi quaranta-cinquant’anni permettersi di fare a meno degli Appennini? Più che una domanda...

Speciale Fellini / Pubblicità: troppo bella per essere cattiva

Cento anni fa, il 20 gennaio 1920, nasceva a Rimini Federico Fellini. Lontano dalle celebrazioni, su doppiozero vogliamo raccontare un regista-antropologo che ha saputo penetrare come pochi altri l’identità (politica, storica, sessuale) italiana. Uno sguardo critico e al tempo stesso curioso, da “osservatore partecipante”, che si affianca a quello di tanti altri intellettuali e artisti (da Leopardi a Gramsci, da Salvemini a Bollati) che negli ultimi due secoli hanno cercato di spiegare quello strano oggetto chiamato Italia.  Abbiamo voluto raccontare Fellini attraverso i personaggi e i luoghi dei suoi film: dallo Sceicco Bianco a Casanova, da Gelsomina a Cabiria, da Sordi a Mastroianni, dalla Roma antica a quella contemporanea, passando ovviamente per la provincia profonda durante il Ventennio fascista. Una sorta di “album delle figurine” per aprire nuovi sguardi su un cineasta forse più amato (e odiato) che realmente studiato. Quest'articolo di Giuseppe Mazza è una rielaborazione, realizzata appositamente per doppiozero, di testi contenuti in differenti capitoli del suo Cinema e Pubblicità – La relazione sorprendente (Editrice Bibliografica, 2019).      Come...

Il giardino degli errori / Il tempo della quarantena

“Il tempo come sonda nella profondità dell’apparenza sociale” (Walter Benjamin, Proust e Baudelaire) ci si presenta per la prima volta nella quarantena di 60 milioni di persone che stiamo iniziando a vivere. Siamo per la prima volta soli. Sperimentiamo il disagio, la paura, ci affidiamo ai mezzi elettronici per comunicare. È una solitudine imposta, non scelta.  Ma nel romanzo proustiano anche la felicità dei personaggi, il piacere sono esperienze solitarie, non possono essere condivise con altri. Perché? La solitudine si situa in una sfera che è in contrasto fondamentale con i piaceri e le gioie che vengono dalla sfera produttiva. Siamo fuori dal “contatto”, annota Benjamin. Quello che si realizza nella sfera del lavoro produttivo. Quello cui stiamo rinunciando non solo nell’ufficio o nel business meeting, ma perfino nella forma della passeggiata, dell’intrattenimento amicale.   Il contatto è, nella Recherche, impensabile perché profondità e immensità sono sempre dalla parte del soggetto, non dell’altro. In questo senso la felicità è solitaria: l’intero romanzo di Proust è dedicato a come la società fa funzionare il “me stesso”. Oggi siamo costretti alla solitudine del...

Economia / Il virus dell’incertezza

Quando il Governo ha deciso di chiudere l’Italia tutti hanno finalmente capito che l’epidemia di coronavirus non è soltanto un problema sanitario. È qualcosa di molto più complesso, che impone grandi responsabilità per i cittadini e per coloro che hanno il compito di guidarli. Le scelte individuali – se andare in ufficio o prendere il tram – non hanno conseguenze soltanto su chi le compie, ma su tutta la collettività. Il peso più difficile è sulle spalle di sindaci, governatori e ministri, che devono prendere decisioni dalle conseguenze enormi, in condizioni di estrema incertezza. Neppure chi possiede più dati – le commissioni di esperti alle quali si affidano i politici – è in grado di individuare con sicurezza la linea di intervento migliore. I modelli matematici possono tentare di prevedere il tasso di diffusione del virus facendo ipotesi, per esempio assumendo che questa epidemia sia simile ad altre studiate in passato. Ma anche se esistessero modelli matematici affidabili, essi non potrebbero decidere al posto nostro.   Come decidere dunque? Una scelta razionale si basa su due pilastri essenziali: una valutazione delle possibili conseguenze, e la loro probabilità. Questi...

Re-imparare a immaginare / Per una clinica del presente

In una poesia intitolata Lezione di anatomia Arrigo Boito narra di un professore di medicina intento a dissezionare il corpo di una giovane donna. Tutto il componimento si gioca sul contrasto tra la freddezza del chirurgo, mentre estrae gli organi per mostrarli ai suoi studenti, e l’immaginazione del poeta. Boito vede davanti a sé un corpo ancora caldo e possibile e pensa “agli eterei / della speranza / mille universi!”. Quelli a cui rivolge la mente sono universi aperti da un altro sapere, un sapere fecondo, che si mescola con la magia, con il mistero e, in ultima analisi, con la vita. Tuttavia al medico e agli studenti quella donna appare solo come un cadavere freddo, come il mero oggetto della loro osservazione, da sottoporre all’analisi della disciplina. Così di fronte all’orrore della dissezione di quel corpo giovane e bello, Boito inveisce contro la scienza ottocentesca: “Scïenza, vattene / co’ tuoi conforti! / Ridammi i mondi / del sogno e l’anima”.    Dopo un secolo e mezzo nelle università e nelle scuole si dissezionano ancora cadaveri. Il pensiero di scienziati, filosofi, sociologi, psicologi, economisti e persino quello degli attivisti – che nel loro stesso...

L'eccezionale e la normalità / Scuola e insegnamento a distanza ai tempi dell'emergenza

Nessuno si senta escluso. Questa potrebbe essere, a un primo sguardo, la chiave di lettura della situazione del tutto straordinaria che si sta delineando per il diffondersi del contagio del virus Covid-19. Quale aspetto della nostra esistenza non è infatti toccato dalle drastiche misure, proprie di uno stato d'eccezione, che il governo sta aggiornando quasi di ora in ora? Tra le risoluzioni che, da subito, hanno suscitato maggior scalpore e che, ancora, stanno stimolando la discussione vi è l'interruzione delle normali attività didattiche nelle scuole “di ogni ordine e grado”. La sospensione della didattica è stata immediatamente accompagnata dall'invito a sostituire le lezioni tradizionali con forme di apprendimento a distanza. Nel giro di pochi giorni l'invito si è trasformato in obbligo. Non è superfluo segnalarne il fondamento normativo. Nelle prime disposizioni urgenti si leggeva l'espressione “i dirigenti scolastici […] possono attivare, sentito il collegio docenti […] modalità di didattica a distanza”. Il DPCM del 4 marzo 2020 recita semplicemente: “i dirigenti scolastici attivano modalità di didattica a distanza”. Dalla possibilità si passa alla perentorietà, eliminando il...

Mondo e comunicazione / Critica della ragion digitale

Stiamo vivendo la quarta rivoluzione culturale della modernità. Copernico e Galileo hanno “rimosso la Terra e dunque l'umanità dal centro dell'universo”. Darwin “ha spodestato l'umanità dal centro del regno biologico”. Freud, e poi le neuroscienze, hanno dimostrato “che siamo ben lungi dall'essere menti interamente trasparenti a sé stesse”. La rivoluzione digitale, per Luciano Floridi, ci sta facendo scoprire “che non siamo entità isolate, quanto piuttosto agenti informazionali interconnessi”, che convivono in un ambiente globale (Luciano Floridi, Pensare l'infosfera. La filosofia come design concettuale, Cortina, 2020, € 16; sulla scia del precedente La quarta rivoluzione. Come l'infosfera sta trasformando il mondo, Cortina, 2017).   Da decenni siamo immersi nell'infosfera: almeno dal 1980, quando il futurologo americano Alvin Toffler lanciò il concetto nel suo saggio La terza onda. Nel nuovo habitat, spiega Floridi, da un lato dobbiamo interagire con artefatti ingegneristici sempre più sofisticati, dall'altro i nostri comportamenti sono diventati prevedibili e manipolabili: “Le tecnologie digitali sembrano talora conoscere i nostri desideri meglio di noi stessi” (pp. 14-15...

Diritto e tecnologie / Giustizia digitale

Gli strumenti digitali stanno stravolgendo la comunicazione e si impongono con una rivoluzione di carattere trasversale. I vari settori dell’attività umana sono stati lambiti e uno di questi, non ultimo, è il diritto su cui si sofferma Antoine Garapon nel recente Justice digitale (PUF, Paris, 2019), scritto con Jean Lassegue.  In effetti anche la giustizia subisce quel fenomeno denominato ‘schock della modernità’, non nuovo ma ciclico quando le innovazioni scientifiche rompono i paradigmi consolidati. E questo accade quando esse incidono sulle variabili spazio-tempo, come è stato lucidamente notato (S. Kern, Il tempo e lo spazio, Il Mulino, 1988). Oggi come ieri un settore specifico, in questo caso il diritto, è tallonato dalle tecnologie, è in affanno per l’invasione di strumenti tecnici fino a poco tempo prima inconcepibili. L’“azienda giustizia”, cioè quell’apparato dello stato che bilancia gli interessi nel civile, previene, controlla, protegge e punisce nel penale, si colloca in una fase embrionale di questo rapporto. Essa inizia a verificare modelli nuovi, cioè la possibilità che sia usata la tecnologia nelle varie articolazioni, sia al suo servizio, plasmata e...

Jared Diamond, Crisi / Crisi e contagio

“Mai sprecare una buona crisi!” diceva Winston Churchill e in questi mesi sarebbero molti a domandargli che vantaggi si potrebbero trarre dall’innegabile crisi che stiamo attraversando per merito di un minuscolo virus che ha trovato nei nostri corpi umani un valido aiuto per la sua sopravvivenza, mandando in panico intere nazioni. In momenti come questo studi come quello di Jared Diamond, Crisi, come rinascono le nazioni, uscito per Einaudi nell’ottobre 2019, potrebbero risultare di utile consultazione a chi ha la responsabilità di governare.    Diamond parte dai fattori in grado di favorire un soggetto singolo nella risoluzione di una crisi personale individuati dai terapeuti delle crisi, si domanda se possono applicarsi anche a organismi complessi come le nazioni e sulla base di questo schema analizza specifiche crisi in Finlandia, Giappone, Cile, Indonesia, Germania, Australia e Stati Uniti. Dodici sono i fattori individuati per la sua analisi, naturalmente nel passaggio dal personale al nazionale qualcosa cambia, vediamoli insieme.  1. Riconoscimento dello stato di crisi / consenso circa lo stato di crisi nazionale.  2. Accettazione della responsabilità...