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(876 risultati)

Jared Diamond, Crisi / Crisi e contagio

“Mai sprecare una buona crisi!” diceva Winston Churchill e in questi mesi sarebbero molti a domandargli che vantaggi si potrebbero trarre dall’innegabile crisi che stiamo attraversando per merito di un minuscolo virus che ha trovato nei nostri corpi umani un valido aiuto per la sua sopravvivenza, mandando in panico intere nazioni. In momenti come questo studi come quello di Jared Diamond, Crisi, come rinascono le nazioni, uscito per Einaudi nell’ottobre 2019, potrebbero risultare di utile consultazione a chi ha la responsabilità di governare.    Diamond parte dai fattori in grado di favorire un soggetto singolo nella risoluzione di una crisi personale individuati dai terapeuti delle crisi, si domanda se possono applicarsi anche a organismi complessi come le nazioni e sulla base di questo schema analizza specifiche crisi in Finlandia, Giappone, Cile, Indonesia, Germania, Australia e Stati Uniti. Dodici sono i fattori individuati per la sua analisi, naturalmente nel passaggio dal personale al nazionale qualcosa cambia, vediamoli insieme.  1. Riconoscimento dello stato di crisi / consenso circa lo stato di crisi nazionale.  2. Accettazione della responsabilità...

Ai confini della viralità / Il meme come virus, il virus come meme

Dopo anni di utilizzo eufemistico del termine, la viralità torna prepotentemente a sconquassare le nostre vite, riportandoci traumaticamente dal virtuale, a cui ci si riferiva tempo prima, al più tragico reale che ci sfugge e non riusciamo a gestire. Da quando il virale si è trasformato da aggettivo a sostantivo (il video, il contenuto, il meme), ci eravamo scordati dell’inquietudine, dell’angoscia e del panico che può provocare la vera viralità, o meglio la viralità biologica, poi aumentata dalla viralità mediatica e social. La crisi prepandemica o pseudopandemica, che ha bloccato una città dinamica come Milano, ha reso ancor più palese lo scenario di domesticazione dei consumi che in un saggio in uscita chiamo "isolation". Con Amazon che associa le ricerche sull'amuchina ai condom, mentre i supermercati vengono saccheggiati e i servizi di delivery e le app di dating online vivono un momento di grande splendore. Il virus hackera il funzionamento dei sistemi esperti, degli uffici, delle istituzioni e dei consumi, inducendoci a riflettere sulla loro natura/funzione. Meglio approfittarne per entrare in modalità smart working (per D. De Masi finalmente sdoganato proprio dalla crisi...

Decisioni / La comunità perduta

Nella “buona novella” annunciata da Michel Serres, Contro i bei tempi andati (Bollati Boringhieri), c’è un solo momento in cui l’ottimismo per il futuro cede al rimpianto, ed è nel ricordare l’incontro con un’amica di gioventù, ritrovata dopo vent’anni. Era uscita dalla miseria della famiglia, poteva permettersi le vacanze al mare, ma di quell’epoca rimpiangeva il vivere insieme, il colloquio continuo, il reciproco aiuto con i vicini, ben diverso dalla solitudine dell’età adulta: “una volta potevamo contare sulle comunità: caotiche, chiassose, litigiose, con le brache e i vestiti bucati, ma calde quanto a fraternità”. La comunità implicava la condivisione di uno spazio e di una tradizione da cui si traeva un’identità saldata dal “vivere insieme”, dove il prossimo era chi ci stava accanto. Forte era il senso di appartenenza a un mondo, ricorda l’antropologo Marco Aime in Comunità (Il Mulino, euro 12,00), in cui nessuno dei membri era estraneo, ma che nello stesso tempo aveva un forte senso di distinzione e una conseguente diffidenza verso gli estranei. La comunità era piccola, omogenea, autosufficiente, conosceva solo cambiamenti lenti, le nuove generazioni venivano integrate...

QualityLand / La vita quotidiana nel Capitalismo della Sorveglianza

Come vivremo nel “capitalismo della sorveglianza” descritto e analizzato da Shoshana Zuboff? Ha provato a raccontarlo Marc-Uwe Kling, cabarettista berlinese che ha studiato teatro e filosofia, in QualityLand (trad. di Elena Papaleo, Feltrinelli, 2020). Il romanzo distopico è ambientato in un futuro non troppo lontano, in un mondo dove tutto è calcolato e ridotto a numero, dunque governabile grazie agli algoritmi.  Protagonista è Peter Disoccupato (i personaggi prendono il cognome da uno dei genitori), che di mestiere fa lo sfasciacarrozze: o meglio, distrugge elettrodomestici e robot guasti od obsoleti. A QualityLand – nel romanzo e nella città distopica – i cittadini hanno un punteggio: come sta iniziando ad accadere esplicitamente in Cina e (a nostra insaputa) anche in tutto il resto del mondo. La scala della reputazione va da 0 a 100. Chi scende sotto i 10 punti inizia a perdere gli amici, perché la relazione con un “inutile” dà un punteggio negativo. Gli algoritmi decidono gli accoppiamenti e magari propongono opzioni migliori: “Se vuoi che la vostra separazione sia più facile per il tuo ex, inviagli un buono per una nuova compagna QualityPartner del suo livello”. È...

La biblioteca di Atlantide / Oltre il senso del luogo, di Joshua Meyrowitz

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.   Dobbiamo a Marshall McLuhan l’idea che i media siano in grado di costituire dei veri e propri ambienti immateriali in tutto e per tutto simili a quelli fisici. Nel corso degli ultimi decenni, tale idea si è progressivamente diffusa e ha dato vita a un importante filone di analisi relativo al ruolo sociale esercitato dai media. Tra gli autori che si collocano in questo filone di ricerca, lo statunitense Joshua Meyrowitz dev’essere senz’altro considerato uno dei più significativi. È nato nel 1949 e ha insegnato prevalentemente nel dipartimento di Comunicazione dell’Università del New Hampshire di Durham, pubblicando numerosi saggi relativi agli effetti sociali prodotti dai media. È conosciuto in Italia soprattutto per il volume Oltre il senso del luogo. Come i media...

Per la vivibilità del pianeta / Creare un mondo di molti mondi

“Il nostro obiettivo è capire come il mondo si stia muovendo di fronte a una congiuntura necessaria, che non è altro che il prodotto di una contingenza”. Se la contingenza è la crisi ambientale e climatica, come ci stiamo muovendo in questa situazione che ci pone di fronte a una necessità di agire? Ovvero, disponiamo di una teoria e di una prassi politica del nostro futuro planetario? Queste sono le domande da cui prendono le mosse Geoff Mann e Joel Wainwright in un libro che ci riguarda tutti e sollecita le nostre responsabilità rispetto alle profonde trasformazioni in corso negli ambienti delle nostre vite, [Il nuovo Leviatano. Una filosofia politica del cambiamento climatico, Treccani, Roma 2019, edizione originale 2018].   Il contenuto del libro è così documentato e stringente da sollecitare in noi un cambiamento di posizione e prospettiva: da una posizione e un atteggiamento da padroni e spettatori sul pianeta Terra, a un’assunzione di responsabilità come attori coinvolti, complici e principali soggetti della crisi in corso. Quando Nietzsche, in Genealogia della morale, § 6, deve fare i conti con l’idea kantiana del bello associata al buono, mette in campo proprio l’...

Salmon Calling / Clash, dopo lo storytelling

Tre figure in velocità. Velocità, ma non solo velocità. Accelerazione, sincronia, sospensione, differimento, immediatezza, instabilità, collisione... È difficile che un discorso sulla comunicazione politica contemporanea non implichi riferimenti a quell'orizzonte che dopo Paul Virilio possiamo chiamare "dromologico". L'Ère du Clash di Christian Salmon individua almeno tre figure perfettamente dromologiche, prima di giungere a quella che dà titolo al libro (la traduzione italiana di Luca Falaschi per Laterza però si intitola Fake. Come la politica mondiale ha divorato sé stessa). La prima figura è l'accelerazione, quindi l'incremento della velocità di spostamento. Se la velocità è il valore che considera spostamenti e intervalli di tempo in funzione reciproca, nell'accelerazione è la velocità stessa che si sposta. È perfettamente di senso comune, e quindi banale, osservare quanto siano accelerate le dinamiche della vita contemporanea. Accelerano i cambiamenti, accelera la vita stessa, nello stesso intervallo di tempo riusciamo a comprimere molte più attività, per esempio comunicative. Non altrettanto comune è però la coscienza dell'entità di tale accelerazione.    Eric...

Immaginare il dopo / Cara plastica, ti scrivo

Cara plastica ti scrivo, così mi distraggo un po’. Da quando sei arrivata, c’è una grossa novità: sono finiti tempi d’oro, ma qualcosa ancora qui non va. Sembra che tutti si siano improvvisamente dimenticati di tutti i favori che ci hai fatto e così, mi dispiace dirtelo, sei diventata il nemico pubblico numero uno. Ti danno la colpa di tutto, dicono che se il pianeta sta andando in malora alla fine dei conti è per causa tua. So cosa stai pensando, che se qualcuno ti butta in mare bisognerebbe andare a chiedere a quel qualcuno, che c’entri tu? Il fatto che tu sia pressoché indistruttibile è una cosa meravigliosa, ma c’è chi per guadagnare di più ti ha usato per far cose che durano un giorno. Dubito sia stato per ignoranza.   1870, arriva la celluloide, il cinema può essere inventato. Ricordi i bei tempi in cui per le signore bene il massimo della sostenibilità era ostentare una meravigliosa pelliccia di plastica? Pellicce ecologiche le chiamavano, e hanno continuato a osannarti, usandoti in borse e stivali esibiti con orgoglio ecologista. Il vento è cambiato, cara plastica. Ricordo che sei arrivata con una certa discrezione, a metà dell’Ottocento ti chiamavano Xylonite,...

Materia e uso / Plastico

All’inizio è stato un sogno realizzato, un materiale resistente, duraturo, leggero, colorato, e soprattutto “plastico” – in grado di assumere ogni forma – che si adattava ad ogni uso. Un materiale della modernità che irrompeva nella lunga stagione degli attrezzi e dei contenitori di legno, ferro, alluminio, zinco, vetro, terra cotta, acciaio, stagno, ceramica, rame. Materiali quest’ultimi certamente naturali ma anche fragili o costosi oppure pesanti o rigidi. La plastica – notoriamente all’inizio della sua storia è stata una famiglia di polimeri derivati dal petrolio – ha fatto irruzione nella vita comune degli italiani e degli europei negli anni 50 per poi dilagare dal decennio seguente. La plastica è stata il prodotto che ha contrassegnato gli anni del boom economico, come da noi la Fiat 500, la Vespa, i jeans, la Nutella.... Dire plastica, moplen, nylon, terital... significava dire città, benessere, modernità, progresso... in quegli anni è stato così per tutti, per quasi tutti, almeno per chi non aveva abbastanza strumenti comparativi per scegliere, abbastanza lucidità per resistere agli scintillii della modernità. Mio nonno paterno apparteneva a questi ultimi, ricordo...

Fatti e paure / Cina. Reazioni e società

Chi si interessa di Asia e di Cina non può, in queste settimane, dimenticare il coronavirus. Io però ho timore di scriverne. Non sono un giornalista, non ho fonti certe, non ho la capacità né l’abitudine a controllare la veridicità delle notizie, dei tanti falsi e semplificazioni che impazzano in rete, ma anche su mezzi di informazione importanti. Preferisco che questo lavoro lo facciano i professionisti del giornalismo, o almeno coloro che tra questi tengono la schiena dritta e non vanno a cercare comodi allarmismi per conquistarsi segmenti di mercato. Nella incertezza informativa di queste settimane – infodemia, è stata definita – non mi sento neppure di mettere giù un pezzo che renda conto delle parole che a me giungono dagli amici di Pechino, riguardo alla loro personalissima esperienza, alle restrizioni alla vita comune, ai tanti che sono stati invitati a lavorare da casa, al traffico rarefatto, ai sistemi in atto per ridurre al minimo i contatti tra le persone.   Una rapida carrellata di realtà private e individuali non può indurre una sintesi, e noi in questo momento è di una sintesi che necessitiamo, a meno di non fare come quei brutti telegiornali che ‘raccolgono le...

The Great Reversal / America al bivio/1

Per cogliere la rabbia e le speranze di questo tempo americano, basta mettersi in ascolto. Silenziato il rumore di fondo delle presidenziali, i tweet e gli uffici stampa, risuona nitido un cambio di passo e umore che deborda dalla cronaca politica e si rifrange in un fermento che con coraggio rilancia nel discorso pubblico i temi del vivere civile. È una stagione appassionata e complessa, in cui una parte del Paese prova con fatica a riannodare le promesse infrante dell’American dream – democrazia, diritti, libertà, eguglianza, opportunità. Il tradimento più subdolo si è consumato in silenzio nelle tasche dei cittadini, come racconta uno dei libri più letti e recensiti di questi mesi, The Great Reversal – How America Gave Up on Free Markets (Harvard University Press, 368 pages) di Thomas Philippon. La rivoluzione che negli ultimi vent’anni ha mutato la condizione degli americani ha infatti preso di mira i loro portafogli. A partire dal fronte spicciolo dei consumi.    Internet, telefoni, biglietti aerei. Il college. Le cure mediche, soprattutto, capaci di aprire voragini anche nel bilancio più florido. Gli Stati Uniti non sono più il paradiso dei consumatori. Anzi,...

La biblioteca di Atlantide / La sposa meccanica di Marshall McLuhan

Marshall McLuhan viene solitamente considerato il più importante studioso dei media. Nato nel 1911 a Edmonton, in Canada, ha studiato lingua e letteratura inglese a Cambridge e ha insegnato in diverse università, tra cui principalmente quella di Toronto, dove ha operato tra il 1946 e il 1979. Le sue vastissime conoscenze, relative soprattutto alla letteratura e alla cultura classica, gli hanno consentito di interpretare in maniera innovativa e originale il ruolo sociale svolto dagli strumenti di comunicazione. La sposa meccanica. Il folclore dell’uomo industriale è stata la sua prima opera ed è uscita negli Stati Uniti nel 1951. Si tratta di un lavoro che solitamente non viene molto considerato, ma che è invece estremamente importante, in quanto in esso McLuhan ha tentato per la prima volta di smontare i miti presenti nella cultura della società di massa.   Non è stato infatti Roland Barthes, come spesso si ritiene, a mettere per primo sotto accusa i miti della cultura di massa, in quanto il celebre volume Miti d’oggi è stato pubblicato dal semiologo francese sei anni dopo il testo di McLuhan. Questo testo, però, non ha goduto di una grande fortuna, perlomeno in Italia. Si...

L’estate di un insegnante nell’era della gig-economy / Cento giorni da glover

Shkodra   Quasi mezzanotte, McDonald’s Stradivari, a due passi dalla Stazione di Trastevere.  Appena il Conte vede entrare Gëz, gli va subito incontro, gli dà una pacca sulla spalla e gli chiede: “Frate’, ma hai visto che j’hanno fatto al bangla giù a Bari?” A dire il vero, il bangla di cui parla il Conte è un pakistano, ha 32 anni e si chiama Ahmed. Anche Ahmed è un fattorino Glovo e la sera prima, mentre consegnava il suo ordine a via Candura, nel quartiere San Paolo di Bari, è stato accerchiato, pestato a sangue e derubato da un gruppo di 7 persone.  Gëz e il Conte si conoscono da quasi due anni, da quando cioè hanno cominciato a incrociarsi nelle aree di attesa Glovo dei McDonald’s di Roma. Sono due veterani. Il Conte ha da poco superato il traguardo delle 7000 consegne; Gëz, invece, è a un passo dalle 10.000. Anche io lo conosco da un po’, Gëz. Ci siamo presentati un paio di mesi fa mentre, entrambi con sulle spalle il cubo giallo di Glovo, attraversavamo il ponte che da via Alberto Lionello conduce all’ingresso superiore del Centro Commerciale Porta di Roma, alla Bufalotta. I dialoghi tra glover sembrano quelli tra pescatori. È stato così anche la prima volta...

Fulvio Carmagnola / L’economia dell’immaginario

Fulvio Carmagnola è un filosofo che s’interroga da tempo sul ruolo ricoperto dall’economia dell’immaginario nella società. Un’economia che presenta una natura paradossale, in quanto tiene insieme due elementi opposti ed è proprio ciò a renderla affascinante, ma è anche inspiegabile da parte di un pensiero come quello della modernità, che funziona sulla base della logica razionale. Carmagnola, inoltre, è da sempre attratto dagli oggetti, da quelli cioè che rappresentano il principale interlocutore dell’essere umano e occupano vistosamente il mondo in cui questi vive e opera. Si è occupato perciò frequentemente di merci, merci di culto, gadget, auto, moto, ecc. Da qualche anno, però, la sua riflessione si è concentrata in maniera ancora più incisiva sugli oggetti. Nel 2015, ha prodotto un libro di piccole dimensioni ma estremamente denso: Dispositivo. Da Foucault al gadget (Mimesis). In tale libro, Carmagnola condivideva la posizione di Giorgio Agamben (Che cos’è un dispositivo?, Nottetempo) secondo la quale nel mondo esistono due grandi gruppi o classi: gli esseri viventi e i dispositivi. I soggetti sono il risultato della relazione dialettica che si instaura tra gli esseri viventi...

Cartoline / Censura e autocensura in Cina

Ho vissuto due anni e mezzo a Pechino. Ed ero affascinato, sì, dalle trasformazioni, dalla città che si espandeva all’esterno come una macchia d’olio costruendo quartieri moderni e fabbriche e dormitori per milioni di giovani immigrati dalle campagne, diventando loro operai da contadini poveri che erano, e tanti altri ceto medio in corsa verso nuove vite così simili alle nostre, oltre il terzo mondo e la subalternità all’occidente che durava da secoli. Il mondo multipolare, le nuove società, le grandi metropoli d’Oriente mi facevano gola, avevo voglia di vedere e di capire, di esserci. Ma da scrittore e editore che incontrava scrittori e editori in Cina non ho potuto fare a meno di incocciare la censura, la repressione furente delle idee, le lamentele di alcuni, la malinconia di chi lasciava le pagine scritte nel cassetto o era obbligato a cercare una pubblicazione all’estero, la frustrazione nel dover ammettere che sì, certi pensieri e sensazioni erano ormai espunti dalle proprie pagine. Nel 2014, quando arrivò la notizia della prima rivoluzione degli ombrelli a Hong Kong, i partecipanti a una riunione di artisti a Pechino autoconvocatisi per discuterne, erano stati arrestati a...

Cambiare casa, cambiare machina / Sostenibilità e scelte radicali

La nostra prossima automobile sarà elettrica. Un circolo virtuoso tecnologico-commerciale si sta per avviare, e creerà presto condizioni favorevoli alla diffusione di questo tipo di autoveicoli: prezzi accessibili, rete capillare di colonne per la ricarica veloce, ragionevole autonomia delle batterie. Con la nostra auto elettrica potremo andare a prendere i figli nelle scuole del centro con la coscienza tranquilla, finalmente, perché nei tre chilometri tra andata e ritorno non avremo emesso gas serra, né polveri sottili e nel complesso avremo utilizzato meno energia di quanta ne richiede il diesel euro 6.2 temp su cui viaggiamo adesso, perché i motori elettrici sono più efficienti di quelli a combustione interna. “Sì, però…”, ci dice il nostro amico a cena, “l’energia che carica la batteria la devi pure generare da qualche parte e vedrai che lì, all’altro capo della presa di corrente, i gas serra vengono fuori lo stesso”. “Non è detto…”, rispondiamo pronti, “Non c’è alcuna emissione, se all’altro capo ci mettiamo un campo fotovoltaico o eolico o una cascata di acqua fresca che fa girare una turbina!”   Nel 2017 negli stati dell’Unione Europea il 13,9% della domanda di energia...

Appunti di NeoEcologia / Estinzione

L’estinzione affascina. È il grande silenzio, la dolce morte, la fine delle sofferenze, l’immenso nulla che fa risuonare il cosmo, le infinite possibilità e l’indicibile noia, l’ozio eterno, ci rimbalza nell’immortalità di cui solo gli dei sono depositari, è un vortice in cui eternità e attimo possono identificarsi, una delle più seducenti maschere della morte. La lezione è che ad ogni estinzione corrisponde uno scatto evolutivo, la vita che resta si riorganizza in modo diverso, spesso più complesso, l’estinzione serve alla vita per rinascere più forte. Le specie scomparse hanno un ruolo speciale nel nostro immaginario, rassicurano e intimoriscono, l’estinzione è uno specchio, ci riflette nel paesaggio degli esseri viventi costringendoci non solo a confrontarci col nostro ruolo nell’immaginario dell’Antropocene in cui ci vediamo con sgomento protagonisti dei cambiamenti dell’intero pianeta, ma soprattutto a considerare la nostra, di estinzione.    L’idea dell’estinzione ha una data di nascita. Nel mondo della creazione divina, che intere specie potessero scomparire nel nulla non era semplicemente concepibile e le inclassificabili ossa e resti provenienti da un passato...

Figure a colori / Gemme Popolari

Ogni giorno all’edicola di Savigno ci sono persone che comprano i gratta e vinci. Dammi un Turista! (per sempre) Dammi un Regno! (delle Gemme). Dammi un Miliardario! (Mega). E c’è anche il Maxi Miliardario che costa 20 euro che si vince 5 milioni (ma si chiama miliardario perché è in lire che sono più vere dell’euro).  Cresciuto in una famiglia borghese all’antica, ho nutrito sempre un sospetto sui giochi d’azzardo (anche se a mia nonna il casinò un po’ piaceva, ma non si poteva tanto dire) fatti giusto per la gentaccia e il popolo. Per questo motivo anche le banche popolari non dovevano essere tanto serie perché la banca era una cosa seria, mentre il popolo (coccio) non lo era per sua natura. Popolare era una brutta parola e in casa voleva dire pure un po’ comunista. 

Umanità / La sensibilità della mela

Che ci sia bisogno di un’altra mela, di un nuovo strappo che ci butti fuori da questo globo saturo in cui ci siamo ficcati? “Adamo ed Eva – dice François Jullien – non potevano immaginare un Fuori a cui aggrapparsi per tenersi fuori, “e-sistere”, avventurarsi. Mangiando la mela, però, hanno introdotto la fecondità di un’incrinatura in quell’ordine stabilito, hanno aperto uno scarto che li estraeva da quel mondo e dalla sua saturazione-soddisfazione” (Il gioco dell’esistenza, Feltrinelli 2019). Insomma, una sensibilità nuova, la sensibilità della mela, per l’appunto. Per una persona la sensibilità è innanzitutto uno strumento, che si attiva in diverse modalità a seconda delle situazioni. Il marine in combattimento deve avere una sensibilità di tipo sensoriale non certo affettivo, una sensibilità “tecnica” che gli serva ad agire per sopravvivere, non una sensibilità emotiva che serve a vivere in armonia. Più in generale direi che la sensibilità è come una specie di semaforo che regolamenta il flusso dei sentimenti. È il nostro sensore straordinario che dobbiamo imparare a conoscere e a gestire nel modo più efficace. Quanto più lo conosciamo (e riconosciamo) tanto più sappiamo...

Cibum nostrum / Cultura mediterranea: antidoto collettivo al food porn

Cibum nostrum (Derive e Approdi, 2019) è un libro che, per via della centralità e del ruolo restituito al Mediterraneo nel farsi della storia d’Europa, ha un carattere eminentemente meridiano. Maurizio Sentieri fa opportunamente della cultura alimentare una sorta di radice dell’intero, capace com’è di rammemorare e rimandare alla realtà dei luoghi e del saper vivere, e lo fa soprattutto lottando contro la retorica dell’alimentazione, contro i suoi luoghi comuni, a partire dal feticcio della falsa e abusata concezione della “dieta mediterranea”.    In opposizione all’estetica del cibo, alla sua odierna, volgare spettacolarizzazione, portata avanti a reti unificate e su riviste patinate, in Cibum nostrum si ribadisce con Wittgenstein che nell’alimentazione, come nella vita, non c’è estetica senza etica, e che la nostra antica cultura culinaria affonda le radici ancora una volta in quel mare nostrum in grado di irradiarsi e inerpicarsi fino alle pendici degli Appennini e delle Alpi meridionali, dando vita a un sistema integrato alla costante ricerca di soluzioni dettate dalla continua necessità. Si tratta, ricorda l’autore, di riconoscere nella frugale molteplicità...

Consumi e crescita / CHA-CHING! L’arte del Risparmio

Sono giorni di vacanza, tempo di regali. I nonni non si fidano delle proprie capacità tecnologiche e fanno bene: è meglio regalare soldi ai nipoti, che sceglieranno come usare il denaro ricevuto. Qualche nipote spenderà subito tutto; qualcun altro risparmierà, magari ficcando le banconote in un orrendo porcellino rosa, archetipo delle piccole cose di pessimo gusto.  Con l’abituale, straordinario apparato iconografico, Franco Maria Ricci ha pubblicato un volume sull’arte del risparmio, Cha-ching: le fotografie di Mauro Davoli riproducono centinaia di salvadanai, appartenenti alla collezione del Museo del Risparmio di Torino, creato da Intesa Sanpaolo nel 2012. Cha-ching è il suono prodotto dalle monete quando cadono nel salvadanaio. Il volume contiene una prefazione di Gian Maria Gros-Pietro e testi dello stesso Ricci, Giancarlo De Cataldo e Guido Guerzoni.  I salvadanai fotografati sono di ghisa, gesso, terracotta, latta, legno, metallo, ceramica, ottone, plastica. I soggetti sono i più diversi: maiali, altri animali, bambini, scatole di cioccolata, gambe di un tavolo, registratori di cassa, contatori del gas, proiettili, limoni, sacchi, radio, case delle bambole, cigni...

Due internet / Sorvegliati di tutto il mondo, unitevi!

Secondo Comscore, su internet la visualizzazione di una pagina dura in media 26 secondi. Il 99,8 per cento delle visualizzazioni dura meno di dieci minuti. Leggere questo articolo fino in fondo sarebbe un comportamento marginale, residuale. Per gli algoritmi è irrilevante, anomalo, forse addirittura patologico.  La logica dei signori della rete è impeccabile, efficientissima. Ma questa logica ci sta fregando, o forse ci ha già fregato. Perché accanto alla rete in cui navighiamo inconsapevoli, sono state create altre reti. Non le vediamo e proprio per questo sono ancora più importanti.   I due internet secondo Matthew Hindman   Esistono due internet, secondo Matthew Hindman, autore di La trappola di internet (traduzione di Daniele A. Gewurz, Einaudi, Torino, 2019, 286 pagine, 22 €). La prima è “l'internet 'di cui tutti sanno', che sta democratizzando la comunicazione e la vita economica”. L'aveva profetizzata nel 1996 John Perry Barlow in A declaration of independence of cyberspace (1996): la rete sarà immune a qualsiasi regola e completamente separata dal “Mondo Industriale”, destinata a diventare “la nuova casa della Mente”, in cui “qualunque cosa la mente umana...

Miti d’origine / Gli spaghetti: ricostruzione storica di un simbolo

Il 26 luglio 1860, terminata l’impresa garibaldina in Sicilia, Cavour informa i suoi ambasciatori a Parigi: “Le arance sono già sulla nostra tavola e siamo decisi a mangiarle”. Il 7 settembre dello stesso anno i Mille entrano a Napoli, e Cavour manda una seconda missiva ai suoi uomini oltralpe: “I maccheroni sono cotti e noi li mangeremo”. Nell’immaginario dell’epoca le arance connotano insomma il territorio siciliano mentre i maccheroni sono lo stereotipo napoletano per eccellenza. E il Piemontese, apprestandosi a mangiarli, intende inglobare le sorti politiche del Meridione al resto della costituenda Italia.   È sempre stato così? Ovviamente no. Anche se troppo spesso si intende a pensare il contrario, dato che l’immaginario collettivo si nutre ingenuamente di simboli alimentari, andando a cercarne le supposte origini storiche che dovrebbero giustificarne il senso e il valore. Ma i simboli alimentari, come tutti i simboli e come tutti i prodotti alimentari, sono entità costruite nel tempo e nello spazio, frutto di conflitti e negoziazioni, casualità e causalità, mille rivoli che temporaneamente si incrociano per poi misteriosamente divergere. Come dire che se i maccheroni...

Individui e macchine / L’automazione della società e i suoi limiti

Ultimamente sono usciti diversi libri che hanno come fuoco i processi di automazione messi in moto dalle tecnologie digitali: automazione del gusto (gli algoritmi di Spotify che ci dicono cosa ascoltare e formano il nostro gusto musicale), automazione del lavoro (non solo la sostituzione dell’uomo con le macchine, ma anche la direzione del lavoro umano attraverso le macchine, come succede ai lavoratori di Amazon o a quelli della gig economy, il cui boss è incarnato negli algoritmi delle app che utilizzano per trovare clienti), automazione del consumo (siamo sempre più indirizzati da algoritmi di raccomandazione verso l’acquisto di una merce), automazione della cultura e della società più in generale. Solo quest’anno, in italiano, sono usciti due libri molto importanti: La società automatica (Meltemi ed.) di Bernard Stiegler e Il capitalismo della Sorveglianza (LUISS ed.) di Shoshana Zuboff. In inglese soltanto è uscito invece Automated Media (Routledge) di Mark Andrejevic. Secondo Andrejevic, l’era industriale ha visto l’automazione del lavoro fisico, mentre l’attuale era dell’informazione è caratterizzata dall’automazione del lavoro cognitivo e comunicativo. Per Andrejevic,...