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Il Darwin inconsolabile di Calamaro / Una lenta Apocalisse

Riccardo Goretti entra in scena trafelato, spingendo sul palco vuoto un carrello del supermercato colmo di vivande e le prime parole che pronuncia sono dedicate alla voce pre-registrata che qualche secondo prima ha annunciato Darwin inconsolabile (un pezzo per anime in pena) di Lucia Calamaro e gli altri spettacoli in programma negli spazi del Teatro di Roma: sornione e perplesso rimarca l’errore di pronuncia della voce (che effettivamente ha detto Tumas e non Thomas Bernhard), aggiungendo che un tempo le voci nei supermercati non informavano i consumatori sugli spettacoli che si svolgono al Teatro Valle ma su quale scaffale si trovano i generi alimentari, e il pubblico della sala b del Teatro India ride deliziato per quell’indecidibile eccesso di presenza che lo rintrona come un colpo di gong: è tutto improvvisato, come negli spettacoli degli stand up comedians, o al contrario è tutto programmato, è tutto scritto (persino l’errore di registrazione) da una mano invisibile e onnipotente? E a cosa prelude quel gustoso qui pro quo tra spettacoli e merci, tra cultura e alimentazione? Ma non c’è il tempo di metabolizzarlo perché dalle quinte entrano una dopo l’altra tre donne con i...

Confessioni di una schizofrenica / Un Marziano nella mia mente

Capita. Può capitare a tutti di svegliarsi una mattina e di assistere, sconvolti e increduli, alla propria trasformazione. Non in un grande insetto come accade al giovane Gregor Samsa, ma nella cavia di un esperimento per studiare la specie umana. Un uomo coperto di squame violacee seduto sul vostro letto vi dà l’annuncio: sarà la vostra mente l’oggetto dell’indagine. Il viaggio nell’autre monde sta per iniziare, in compagnia di Sharp e Hinton, Sophisticated e Wimp, Dorraine e Nicky, tipi strambi, ragazzini e uomini anziani. Sono solo alcuni degli Operatori che entrano nella vostra testa spalancata come in un terreno di gioco dove scontrarsi e sfidarsi, nascondersi e provocarsi per vincere ai punti. Mentre voi vi sentite già un mostro, un fantoccio sbudellato. “La sola cosa che vi può aiutare a quel punto è il demone al comando: la vostra stessa mente inconscia” (p.16).   Ancora oggi non si sa chi sia Barbara O’ Brien, l’autrice di Operatori e cose. Confessioni di una schizofrenica (trad. di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini, postfazione di Michael Maccoby, Adelphi). La sua identità rimane sconosciuta, ma il suo testo, che possiede la chiarezza di un resoconto diagnostico e la...

Un libro di Laura Pigozzi / Sorelle: il mistero di un legame

“La sorella rappresenta per ognuna un limite ma anche la possibilità di capire cos’è un legame: ci spodesta dal trono dell’unicità, fa argine al nostro narcisismo, può provocare una sconfinata gelosia, ma senza di lei non impariamo a far coesistere differenza e uguaglianza, cioè gli assi cartesiani di ogni progetto di umanizzazione”: così Laura Pigozzi riassume l’intento che guida il suo ultimo libro, edito da Rizzoli, dal titolo già di per sé esplicativo, Sorelle. Il mistero di un legame tra conflitto e amore. Attraverso il dono di una scrittura sospesa a metà tra rigorosa riflessione di teoria psicoanalitica e pretesto narrativo, Pigozzi racconta alcune storie di sorellanza, storie “vere” e talvolta tremende che offrono all’autrice il pretesto per riflettere sulle ombre di un rapporto tutto particolare, un rapporto che non si sceglie ma semplicemente accade; un affetto che, come ben avverte il sottotitolo, contiene in sé gli estremi delle passioni, e sa alternare amore a odio, condivisone a egoismo, nostalgia a rancore.   L’“architrave dell’inconscio”, è stato Freud a insegnarcelo, va rintracciata in ciò che la psicoanalisi ha chiamato Edipo, termine attraverso il quale si...

Dall’Urss: Molière e Arianna / Bulgakov e Cvetaeva: la distanza e la passione

L’Unione Sovietica negli anni venti e trenta diventò luogo ostile a scrittori e poeti. Qualcuno, come Marina Cvetaeva, era all’estero; qualcun altro, come Michail Bulgakov, dopo i successi dei suoi primi libri, fu sottoposto a feroce censura. Majakovskij si suiciderà nel 1930: in quella decade molti finiranno nei gulag o fucilati, oppure rimarranno oscurati.  Due libri, Arianna di Marina Cvetaeva, un testo teatrale uscito in autunno per Mimesis, e Vita del signor de Molière di Michail Bulgakov, in libreria il 10 gennaio per Feltrinelli, riportano all’attenzione la questione. In più ci ricordano quante possibilità abbia il teatro, oltre il momento della rappresentazione. Il primo, un testo drammatico, potremmo rubricarlo sotto la voce teatro di poesia, arduo da rappresentare, una sfida di parola poetica alle convenzioni della scena normale. L’altra, una biografia, respira di teatro da tutti i pori, e rappresenta la frustrazione di un autore emarginato di fatto dalla scena reale, ‘congelato’ da Stalin in un ruolo di aiuto regista in quel Teatro dell’Arte di Stanislavskij che disegnerà con tratti espressionistici, grotteschi, in quell’altro acre capolavoro che è Romanzo teatrale...

James Hillman, Silvia Ronchey / L’ultima immagine

Ci sono libri che possono essere ricapitolativi di tutta la vita, nei quali alcuni concetti chiave della produzione teoretica precedente giungono a una chiarificazione definitiva: è questo il caso di L’ultima immagine, il libro-dialogo di James Hillman e Silvia Ronchey (Rizzoli, pp. 258, euro 19), che racchiude colloqui avvenuti a Ravenna nel 2008, sotto la guida dell’esperta bizantinista e, nel 2011 a Thompson Connecticut, negli ultimi giorni di vita del padre della psicologia del “fare anima”, ormai costretto a letto dalla malattia in stadio terminale. Due temi, in particolare, s’intrecciano e si svelano meglio di quanto non fosse avvenuto in precedenza: “l’anima mundi”, che si rivela innanzitutto come una peculiarità dello sguardo psichico capace “di vedere per mezzo di immagini” e “il paganesimo”, del quale Hillman si considerava espressione, come iniziazione a un diverso livello di coscienza” che salvaguarda “la pluralità scontro l’esclusività” e che  non ha nulla a che fare con “un credo” ma, piuttosto, con la capacità di valorizzare gli effetti psicagogici “della vita mitica su quella  materiale”, affinché “ne cambi il senso”.   Ma questo non è che uno degli...

Un libro non pubblicato / Seminario sul postmortem di Aldo Busi

Un romanzo non pubblicato sarà un sacco di preliminari e niente orgasmo, dice Woody Allen, mentre Federico Fellini piantò dopo quasi trent’anni la sceneggiatura del mai realizzato Viaggio di G. Mastorna preso da un attacco di superstizione: il film parlava dell’aldilà, meglio non sfidare la sorte. Il buonumore di Aldo Busi mentre si concede per pochi minuti al telefono fa pensare che questo Seminario sul postmortem (iniziato nel 2010 e terminato nell’autunno del 2020, con un incessante lavoro di limatura che continua tuttora) sia destinato a rimanere natura morta, stampato in ottocentocinquanta pagine circa ordinatamente impilate su un tavolo da lavoro, e in versione digitale in un file archiviato, dice Busi, sotto la dicitura “Romanzo senza neppure i posteri”. Lui di certo non lo propone a nessuno, ha fatto qualche pseudo tentativo-trabocchetto, dice di essersi imbattuto in sconosciuti tipografi/editor “curiosi, ridicoli, ignorantissimi e vili che se la tirano per dei perché misteriosi”, resta semmai scandalizzato, ma appena appena, che nessun editore glielo abbia ancora chiesto e racconta di essere rimasto basito quando, convocando i suoi eredi a casa per consegnare loro il...

Dalla parte di Eros / Massimo Recalcati, Esiste il rapporto sessuale?

L’ultimo libro di Massimo Recalcati, Esiste il rapporto sessuale?, solleva questa strana domanda che nessuno ovviamente si fa, a meno che non sia uno psicoanalista lacaniano. Ma si tratta di una domanda, appunto. Mette in questione, con un punto interrogativo, quella che in Jacques Lacan, che di Recalcati è il maestro indiretto, anche se sempre più liberamente riletto e rivissuto, era invece una tesi lapidaria, una tesi di segno tutto negativo. Secondo Lacan, citiamo uno dei suoi più celebri aforismi, “non esiste rapporto sessuale”.    La sentenza significa grosso modo che gli esseri umani senz’altro vanno a letto tra loro, e magari così spesso che la specie al momento non risulta estinta, ma quell’atto così intimo resta sempre problematico, attesta sempre in ultima analisi una qualche estraneità, un qualche fallimento, una qualche radicale differenza di prospettiva su quel che si è appena consumato. I corpi, loro sì, hanno un qualche rapporto, ma non i soggetti. In particolare, non quei soggetti animati da domande così diverse, da funzionamenti così poco sovrapponibili, come quei soggetti che chiamiamo maschili e femminili. Il che del resto non significa: quei soggetti...

Un libro di Sara Oliva Boch / Diario dal labirinto

Diario dal labirinto, di Sara Oliva Boch (AnimaMundi Edizioni, 2021) è la storia di un attraversamento. Il labirinto evocato dal titolo è lo spazio da attraversare, il percorso da costruire dentro lo spaesamento. Superare un labirinto comporta fare i conti con l’imprevedibilità, il disorientamento, l’ambivalenza di un luogo che “ha dentro di sé la dimensione del doppio: da una parte vieta l’accesso, ostacola il percorso, dall’altra apre la porta verso altri accessi e altri percorsi”; un luogo che spaventa e insinua la tentazione alla fuga, ma non consente il passaggio finché non si impara a starci dentro, a conoscerlo e a conoscere se stessi, perché “nel labirinto ognuno è solo con la sua realtà interiore, vi incontra se stesso, un principio divino, uno specchio”. Il labirinto è anche metafora della malattia, una condizione che impone di abitare uno spazio instabile, cercando di ricomporre il disequilibrio tra antinomie che convivono in uno stesso luogo, in uno stesso corpo, uno spazio finito che deve contenere il dentro e il fuori, la salute e la malattia, la vita e la morte.   Il diario è la registrazione del tentativo di uscirne, o meglio, dello sforzo di passarci...

Nuove drammaturgie: Simona Semenič / Il corpo femminile tra testo e performance

“Per me i miei spettacoli non sono quelli che vengono messi in scena. La mia scrittura è già lo spettacolo. Il mio testo è la performance”. Lo afferma Simona Semenič, drammaturga nata nel 1975 che ormai da una decina d'anni si distingue come “la più innovativa, penetrante e visibile tra gli scrittori teatrali sloveni (uomini e donne)”, vincitrice, tra i numerosi premi e riconoscimenti, della più alta onorificenza nazionale nel campo delle arti: il Prešeren Fund Award 2018. Sorprendentemente ancora sconosciuta in Italia, negli ultimi anni Simona Semenič ha riscosso ampio successo anche a livello internazionale, e i suoi testi, tradotti in più di dodici lingue, sono stati rappresentati in diversi paesi, arrivando a calcare i palcoscenici di America, Asia e Medio Oriente.   Formatasi presso l'accademia AGRFT di Lubiana, Simona Semenič è una figura poliedrica, tanto che è quasi impossibile collocare la sua opera creativa sotto un'etichetta precisa. Il suo percorso formativo artistico si è sviluppato all'insegna di interdisciplinarietà e sperimentazione: nonostante sia principalmente nota come autrice teatrale, Semenič è anche performer, regista, scrittrice di romanzi, produttrice...

25 settembre 1952 - 15 dicembre 2021 / bell hooks: l’arte sottile di trasgredire

“Quando ho letto Cime tempestose, da ragazzina della classe operaia che lottava per trovare se stessa, da emarginata, ho sentito che Heathcliff ero io. Per me era il simbolo di una specie di razza nera: era un emarginato, non gli era permesso stare al centro delle cose. Ho trasposto il dramma di vivere nel Sud dell'apartheid nel mondo di Cime tempestose e mi sono sentita in armonia con quei personaggi.”   È bell hooks, mancata il 15 dicembre scorso, a raccontarlo in una conversazione del 1998 con la scrittrice africana-americana Maya Angelou, per poi aggiungere: “Sono così turbata quando le mie studentesse si comportano come se leggessero solo donne, o gli studenti neri come se potessero leggere solo neri, o gli studenti bianchi identificarsi solo con uno scrittore bianco. Sono convinta che la cosa peggiore che ci può capitare è perdere di vista il potere dell’empatia e della compassione”.   Per hooks questa indisponibilità a identificarsi con il presunto altro da sé senza chiedersi chi abbia stabilito quell’alterità, in base a quali interessi e con quali reciproche perdite, è un’enorme e pericolosa lacuna dell’immaginazione, una disfatta del pensiero critico, forse...

Parole per il futuro / Ridere

«L’umorismo è assolutamente indispensabile nel XXI secolo, il quale sarà umoristico o non sarà affatto»: così terminava la Storia del riso e della derisione di Georges Minois, pubblicata in Francia nel 2000 (trad. it. di Manuela Carbone, Edizioni Dedalo, Bari 2004). Siamo già a quasi un quarto del secolo, rifiuti e inquinamento non hanno fatto che crescere e noi non ci siamo adattati, come prevedeva lo storico del riso, anzi, ci siamo ammalati e non abbiamo riso. Ché poi, comico, umorismo e ridere non sono esattamente la stessa cosa, visto che televisione, facebook e instagram sono pieni di risate di falsa complicità che ci ricordano puntualmente che non c’è nulla da prendere sul serio: è un riso convenzionale, un riso senza gioia, un riso svilito, trasformato in merce.   C’è poi un riso ancora peggiore, di cui dà conto l’antropologo David Le Breton, che ha pure un nome: happy slapping, letteralmente “schiaffeggio divertente, allegro”. Consiste nel divertirsi e ridere dando ceffoni a degli sconosciuti, riprendendo il loro sgomento con il telefonino e postando le immagini su internet (ma siamo lontani da Amici miei). La pratica risale a una quindicina di anni fa ed è...

Una conversazione con Matteo Lancini / Adolescenti senza parole: l'età tradita

Incontro Matteo Lancini a Milano, nella sede della Fondazione Minotauro – di cui è Presidente – che si occupa di adolescenti da più di trent’anni: Giovanna, Pierfrancesco, Arianna, Telemaco, Fabrizio. È uscito da qualche settimana il suo ultimo libro, L’età tradita (Cortina Editore), un libro che, come mi ripeterà durante la nostra conversazione, suggerisce delle ipotesi per provare a cogliere il faticoso attraversamento della pandemia come un’opportunità, così da ripensare gli adolescenti, e il nostro rapporto con loro, imparando a stare in ascolto della loro parola, smettendo semplificazioni del tutto inopportune, sorde a quello che, con i loro sintomi e la loro sofferenza, provano a dirci.    Gli confesso, non appena mi riceve, che leggere le sue parole mi ha aiutato in un momento in cui, a scuola, sento di attraversare una duplice difficoltà. Da un lato è complicato il rapporto con i ragazzi, che ritrovo in terza, dopo due anni di dad, con evidenti fatiche non solo, non tanto, da un punto di vista didattico o di preparazione, quanto di vissuti emotivi poco simbolizzati – rabbia e apatia soprattutto –, di relazioni sfilacciate, di scarso desiderio e carente capacità...

Un libro di Moreno Montanari / L'umano nel profondo è invincibile

Che la vita sia un incessante affanno lo si capisce abbastanza presto. Lasciamo stare i grandi traumi e le situazioni estreme, pensiamo alle “normali” vicende dell’esistenza: la nostra infanzia, l’adolescenza, le frustrazioni sentimentali, le fatiche economiche, ecc. ecc. Che bello se i diversi aspetti della vita fossero una tavolozza di colori con i quali poter (ri-)disegnare la nostra esistenza (Le correzioni, le ha chiamate Jonathan Franzen) dando alle sue diverse “stazioni” una tonalità a piacimento più intensa o più tenue, e disporre sulla tela i vari eventi ma dando loro dimensioni e collocazioni strane, inusuali: che so, le fatiche economiche io le disegnerei come un pallone a cui dei bambini vocianti e sorridenti danno dei gran bei calci. Forse così facendo quell’affanno non sarebbe più così incessante; con la mia rielaborazione sarei in qualche modo in grado di risistemare e risignificare la mia vita, almeno un po’ e sia pure in forma immaginaria. L’immaginario, si sa, ha una sua potenza rielaborativa, e può certamente in parte anche cancellare lo stridore della sofferenza. È questa, secondo me, la suggestione più intensa che si raccoglie nell’ultimo libro di Moreno...

Conversazione su “Tavola tavola, chiodo chiodo” / Lino Musella e Eduardo: una lezione

“Io ho dovuto pagare un prezzo molto alto durante la mia vita, ho dovuto pagare sempre, sempre. E a furia di pagare, certe cose, oggi, non mi riescono più. Per esempio non mi riesce più di avere molta fiducia nella gente, non mi riesce di farmi degli amici veri, talvolta non mi riesce neppure di credere negli affetti. Non sono una vittima, beninteso: mi sono sempre difeso bene”.  (Da un’intervista di Eduardo De Filippo a Grazia Livi su “Epoca” del 4 febbraio 1962).   Sul palco del San Ferdinando, legata a delle funi, è sospesa una sottile piattaforma di legno a mezz’aria. Sopra c’è un modellino in miniatura di una struttura in costruzione. Lino Musella, pantaloni neri e camicia bianca, ha un barattolo di colla e un pennello tra le mani. Si rivolge a “Vittò”, immaginario aspirante attore – e al pubblico – mentre incolla pezzi. Sembra il primo atto di Natale in casa Cupiello, ma le parole sono altre: Lino Musella/Eduardo racconta del San Ferdinando: di quando acquistò quel mucchio di pietre bombardate, dei milioni cacciati di tasca sua per tirarlo su, di quanto sarebbe diventato bello e moderno, questo teatro, pensato prima di tutto per il popolo e per gli artisti, con l’...

Covid 19 / Il virus che non ha letto Darwin

C’era una volta la Regina Rossa. “The Red Queen Hypothesis” è una metafora della coevoluzione molto diffusa in biologia evoluzionista, un modo poetico ed efficace per esprimere la dinamica dell’adattamento tra organismi e ambiente teorizzata da Charles Darwin in L’origine delle specie (1859). In Alice oltre lo specchio e quel che Alice vi trovò (Lewis Carroll, 1871), il seguito di Alice nel Paese delle Meraviglie, la prepotente Regina Rossa prende Alice per mano e la trascina in una folle corsa. Ma è una corsa strana: Alice, perplessa, non vede cambiare il paesaggio. “Che sia così perché tutto si muove insieme a noi?” e la Regina Rossa: “Qui, come vedi, per quando si possa correre, si rimane sempre allo stesso punto. Se tu volessi andare in un altro posto, dovresti correre a velocità doppia”. Come in una pellicola bloccata su un solo fotogramma, il paesaggio è sempre lo stesso perché il movimento dei personaggi è solo apparente: corrono per non perdere la posizione faticosamente raggiunta.    Lewis Carroll (1871) Through the Looking-Glass, and what Alice found there. (Illustrazione originale di John Tenniel). “I wonder if all the things move along with us? (…) Now,...

Il tribunale della Verità / Il politicamente corretto: arma, utopia e terrore

Il “politicamente corretto” (PC) e la cancel culture che pare derivarne suscita nei suoi critici reazioni scomposte, al limite dell’isteria. Ciò si deve al fatto che il PC è un discorso che nasce già “isterizzato”. Riflettendo sullo statuto e sulle trasformazioni del sapere, Jacques Lacan aveva battezzato come “discorso dell’isterica” quel particolare tipo di discorso che “smaschera la funzione del padrone cui resta per altro solidale, mettendo in risalto quanto nell’Uno con la U maiuscola vi sia del padrone, a cui si sottrae in quanto oggetto del desiderio”. “Isterica” non ha qui nessun valore negativo. Non rimanda ad una visione becera del femminile. Tutt’altro. Indica una modalità della parola che manda in cortocircuito i discorsi “padronali”, maschili e fallocentrici, del sapere e dell’”Uni-versità” (del discorso rivolto all’ Uno, il quale ha sempre una connotazione di genere: è maschio, eterosessuale, bianco...).   Il PC si presenta insomma nell’arena della comunicazione con un tratto sovversivo e produce, come ogni rivoluzione, una reazione la cui scompostezza è segno della sua potenza. Il PC è infatti in prima istanza un’arma. È un’arma immateriale in mano alle...

Luci sulla Togliatti / Al capolinea del realismo

C’è chi dice che in ogni autobus ci sia un microcosmo. In ogni persona, un mondo. Nelle biografie di ciascuno, anche “banali” e prosaiche, si riflettano traiettorie collettive, che la storia o finanche il mito, insomma, si trovino quasi più nelle pieghe del quotidiano che negli eventi esplosivi, nei fatti e negli “uomini eccezionali”. È, in fondo, la grande scommessa del realismo, non solo letterario. O meglio, di un certo “realismo osservazionale”, spesso condito da vaghezza flâneuristica, che cerca nella realtà più diretta il senso della propria narrazione, e talvolta anche un significato “morale” in ciò che si vede. Ma la realtà è qualcosa che sfugge a sé stessa, in diverse diramazioni. Come ricorda Walter Siti nel suo saggio sul realismo, “i dettagli conducono all’Assoluto, le trame conducono al Mito”.   Anche nei pressi del Teatro-Biblioteca Quarticciolo, che sorge nell’omonima borgata romana (una delle dodici borgate “storiche”, progettata da Roberto Nicolini e uno degli “epicentri” della resistenza contro il nazifascismo nonché luogo di ambientazione de Il gobbo di Carlo Lizzani in cui si narra appunto delle gesta del partigiano locale Giuseppe Albano), le strade...

Larsen C di Christos Papadopoulos / Danza come esperienza estetica

Lo spettacolo – ipnotico, caustico, avvolgente – inizia con una luce che fende lo spazio della scena. Così facendo, il nero perfetto della scatola teatrale che giace nelle retine del pubblico appare ferito da quel fascio luminoso. Non siamo più di fronte a uno spazio-tempo a scorrimento immobile, ma a un ambiente esperienziale vero e proprio in cui si innesta un ticchettio cronografico. C’è uno stato di sommessa, sottile agitazione che permea l’inizio e che trova liberazione solo nel superamento di quell’immagine iniziale e scura, un’immagine tanto conchiusa e definitiva quanto semplice ed enigmatica. Da quella apertura disegnata dalla luce, che sì apre un varco ma in realtà non preannuncia nulla di ciò che segue, a una a una iniziano ad apparire immagini plastiche e misteriose. Questo primo segmento di luce è, dunque, uno spazio laterale. È una zona che si estende quasi discretamente verso il fondo della scena. Una sagoma emerge da una penombra in cui si staglia in maniera via via più chiara un preludio di corporeità: così la danza si annuncia. Si intuisce la natura umana di questa prima forma, da essa emana un calore. L’immagine è quella di una superficie liscia, mobile, duttile...

L'opera di Edouard Louis / La malattia del maschio

Negli ultimi due mesi ha avuto inizio su Facebook una campagna di sensibilizzazione caratterizzata dalla medesima potentissima valenza eversiva del movimento #metoo nato nel 2017: con l’hashtag #tuttacolpamia la pagina femminista Abbatto i Muri ha pubblicato – e pubblica tuttora – quotidianamente le testimonianze anonime di molestie di ogni genere a sfondo sessuale. Lo scopo preciso è quello di far emergere quella collettiva voce inconscia che nella società spinge le donne a sentirsi colpevoli degli abusi subiti perché troppo arrendevoli, remissive, provocatorie.   I racconti postati definiscono situazioni ed esperienze di ogni tipo che, al di là del trauma esplicitamente riconosciuto dello stupro, individuano l’evento della molestia sessuale come un fatto intrinsecamente presente a vari livelli nella vita di ogni donna. La sopraffazione maschile sembra innervare come una fitta rete capillare la totale dimensione del vivere sociale, basando la propria dignità sul valore biologico assegnato a quello che di fatto è un concetto culturale di mascolinità. È ben noto il pregiudizio secondo cui per sua costituzione ormonale e fisica il maschio sia fatto in un certo modo innato e...

Parole per il futuro / Domani

Quando siamo nel tempo e le cose avvengono con una progressione che sembra allineare i momenti gli uni dopo gli altri, desideriamo il domani. Se siamo innamorati, o in un gruppo che si eccita per un progetto che condivide, o in viaggio, e vogliamo vedere luoghi diversi.  Viceversa, se a scuola temiamo un compito in classe o un’interrogazione, o in qualche modo di avvicinarci a una resa dei conti in cui saremo insufficienti, del domani abbiamo paura e ci ritiriamo dal futuro come da un pericolo. Queste due tensioni contrastanti le conosciamo quando siamo nel tempo. Ma a volte siamo anche fuori dal tempo. Quando sogniamo, o quando siamo insieme a qualcuno, così intimi nell’essere e nel parlare, nel toccarci e nel guardarci che il solo controllare che ore sono è un tradimento.    Questa esperienza è ordinaria e la facciamo di continuo. Chi non controlla l’orologio per prendere un treno? E chi non si sente giustamente umiliato se chi fa l’amore con noi guarda l’orologio? Pensare che qualcuno o qualcosa ci fa perdere tempo è in fondo disprezzarne la compagnia, come se la nostra vita aspettasse un momento successivo per ricominciare a svolgersi. Così come, se non si è...

Un rapporto sulla chiesa francese / Abusi sessuali

Psicoanalisi e Chiesa Cattolica   La storia della psicoanalisi ci consegna un problema etico, che contiene – fatte le inevitabili differenze – paradigmi utili anche per la Chiesa Cattolica: la quale, in forma ricorrente, deve affrontare i casi di abuso commessi da sacerdoti. Nelle prime generazioni, gli analisti erano prevalentemente uomini e le pazienti donne. In alcune occasioni, l’estrema intimità che si crea nel processo analitico è divenuta anche sessuale. Come la Chiesa, le società analitiche hanno cercato di affrontare questi problemi con procedure interne. Come per la Chiesa, questo ha due implicazioni: da un lato, permette che l’estrema delicatezza delle rispettive materie (l’educazione religiosa e il processo psicanalitico) non venga affidata a un apparato giuridico impersonale e impreparato. Dall’altro, sia le società analitiche sia le istituzioni ecclesiastiche hanno seguito questa strada anche per proteggersi dallo scandalo pubblico.   Libertà e abuso   La valutazione di un rapporto sessuale come atto libero o abuso varia, prima di tutto, con l’età del presunto abusato: questo è un fatto assolutamente naturale, legato alla crescita. Un bambino desidera...

Alla Triennale di Milano / Cleopatràs di Giovanni Testori

L’ultima regia di Valter Malosti è di rara potenza. Porta in scena Cleopatrás, un testo di Giovanni Testori di cui ricordiamo altre due riuscite versioni di qualche anno fa: quella del 1996 con Sandro Lombardi, che vinse il premio Ubu come miglior attore per l’interpretazione, produzione i Magazzini e regia di Federico Tiezzi; e quella del 2014 Atir con Arianna Scommegna, con la regia di Gigi Dall’Aglio. Questo ultima versione del suo lavoro teatrale sulla regina testoriana aveva debuttato nel settembre 2020 al Teatro Carignano di Torino; ora in tournée, lo abbiamo rivisto al teatro della Triennale di Milano. Una Cleopatrás, quella di Malosti, interpretata magistralmente da Anna Della Rosa, che si riconferma una delle più interessanti attrici del nostro teatro di ricerca per fortuna ricco di personalità femminili di grandi qualità.   Foto Tommaso Le Pera. Far rivivere il linguaggio di questo vulcanico scrittore, drammaturgo e critico d’arte, imbevuto di retrogusti padani, non era semplice. In quanto è tutto un susseguirsi di intrecci dialettali con tinte espressionistiche, colme di neologismi, deformazioni e recuperi linguistici che da sempre caratterizzano la prosa neo...

Emergenze attuali / Trauma: un'analista alla finestra

Trauma   L’etimologia della parola trauma risale al greco e indica una ferita, rottura o lacerazione determinata da una causa violenta. In ambito psicologico, il concetto di trauma si riferisce a un danno della psiche, conseguente a una o più esperienze ed eventi minacciosi, imprevedibili, inevitabili e insostenibili, fonte di intense reazioni emotive. Non è tanto l’intensità dell’evento a generare il trauma, quanto l’impotenza, quando il soggetto si sente sopraffatto e non è in grado di reagire o di difendersi con le sue risorse abituali.  La riflessione sul trauma è stata presente nella storia della psichiatria e della psicologia dinamica fin dalla fine dell’800. Presso la clinica Salpetrière di Parigi, studiosi come Jean-Martin Charcot e Pierre Janet svilupparono ricerche sulla correlazione tra disturbi mentali ed esperienze traumatiche. Nello stesso periodo Sigmund Freud, nei suoi primi studi sull’isteria, riconduceva i sintomi delle sue pazienti a esperienze traumatiche di natura sessuale vissute nel passato. L’emozione di intensità eccessiva doveva essere  allontanata dalla sfera della coscienza, rimossa e relegata nell’inconscio, e con essa le...

Un libro di Carlotta Vagnoli / "Maledetta sfortuna". La violenza di genere

Negli ultimi anni i femminicidi sono stati: 132 nel 2017, 141 nel 2018, 111 nel 2019, 112 nel 2020 e nei primissimi mesi del 2021 erano già 38. Sono dati ufficiali riportati dall’interessantissimo libro di Carlotta Vagnoli, Maledetta sfortuna, Fabbri editori, [agosto] 2021, ma ristampato più volte, e ne ricavo che negli ultimi tre anni i femminicidi hanno avuto una leggera flessione. Eh, no! Le cronache riportano che, in coincidenza con l’epidemia di Covid 19, sono aumentate di molto le violenze domestiche, certamente a causa della maggiore durata della convivenza di coppia sotto lo stesso tetto. Una domanda che l’autrice si fa: e i maschicidi? E constata che la parola “maschicidio” non esiste. Perché? Esistono certamente, come riportano le cronache, degli omicidi compiuti da donne, ma certo alcuni sono per legittima difesa, e comunque il loro numero è di gran lunga inferiore al numero dei primi. Mi chiedo: ma nel numero dei femminicidi sono compresi gli omicidi-suicidi? Certamente no, e altrettanto certamente, qualunque ne siano le ragioni, in questi casi suppongo che sia maggiore il numero di quelli compiuti da uomini che non da donne.   Sono riflessioni queste che, come ho...