Il tuo due per mille a doppiozero

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Diario (9) / The Sky over Kibera

Nel 2017 sono stato a Kibera, il più grande slum di Nairobi, e forse del Kenia, per mettere in scena la Divina Commedia con 150 bambini e adolescenti, che non solo Dante Alighieri non lo avevano mai sentito nominare, ma dell’Italia stessa non avevano (i più grandicelli) che una vaga conoscenza, legata esclusivamente ad aspetti di carattere calcistico. Football. A invitarmi là erano stati Riccardo Bonacina, direttore della rivista “Vita”, e Sandro Cappello di AVSI, una Ong che lavora in tutto il mondo, dopo aver letto Aristofane a Scampia, il libro pubblicato da Ponte alle Grazie in cui racconto le avventure della non-scuola, da Ravenna a Dakar, da Mons a New York, passando appunto per la periferia napoletana. Immaginatevi Kibera come uno dei tanti slum del mondo: una distesa infinita di baracche di lamiera, mancanza di fogne e acqua potabile, elettricità fuori legge, disoccupazione e aids, e la piaga più disumana, quella degli street children, bambini rapiti e stuprati, statuine di polvere costrette a chiedere l’elemosina nelle strade del centro di Nairobi. Un inferno.   Forse perché stavamo proprio in quei mesi allestendo il “Cantiere Dante” a Ravenna, decisi insieme a...

Madri e figlia / Maria Grazia Calandrone, Splendi come vita

Lasciamo da parte, ora, la vieta retorica nazionale sulla mamma. Umani siamo: cioè mammiferi sociali che dopo la nascita hanno bisogno di cure parentali assidue e protratte. Di conseguenza, tutto quanto ha a che vedere con la generazione e con il rapporto madre-piccolo investe una zona cruciale ed eccezionalmente vulnerabile della nostra sensibilità. Un esempio indicativo è costituito, nel caso delle adozioni, dal rapporto con l’immagine della madre biologica. Molti figli adottati (tutti?) nutrono il desiderio di sapere di più sulla donna che li ha messi al mondo, e se possibile di ritrovarla e conoscerla, anche quando il legame affettivo con i genitori è molto solido. Ben documentata è poi l’eventualità che il desiderio assuma connotati ossessivi. L’ultimo libro di Maria Grazia Calandrone riprende questo tema con una singolare variazione, quasi un capovolgimento, che disloca direttrici e soggetti dell’ossessione. Per inciso, converrà ricordare che l’etimologia di «ossessione» è obsedere, assediare: verbo che rende bene l’idea di un blocco emotivo abbastanza forte da impedire alla vittima di muoversi, o di allontanarsi.    Splendi come vita, di recente apparso presso...

Latella al Piccolo Teatro / Hamlet, la misura del fallimento

“Di fronte ad Amleto”, annotava Arbasino nel 1965, “mi pare che il problema critico essenziale non sia se lo spettacolo sia riuscito o no, ma se si perde onorevolmente oppure con vergogna”. Antonio Latella, giunto al suo terzo Hamlet, può oggi accostarsi alla questione con la consapevolezza del veterano. Nel libretto di sala – che accompagna il debutto al Piccolo Teatro di Milano dopo il triste walzer di chiusure e riaperture – si legge infatti che per il regista “dirigere Hamlet significa misurarsi con il testo del fallimento”. Dietro questa affermazione, solo apparentemente retorica, si nasconde invero la cifra dello spettacolo: un vero e proprio atto di umiltà registica nei confronti del testo-sirena che ha ammaliato tutti i giganti della storia del teatro. Dopo oltre trent’anni di attività sul campo che ne hanno sancito l’affermazione tra Italia ed estero, Latella arriva oggi al dialogo con Shakespeare come chi non ha più niente da dimostrare, e può permettersi per questo il rischio di un autentico ascolto. Il risultato, va detto subito, è una vera lezione di regia, di quelle che fanno tornare fiducia nelle possibilità del teatro, e alimentano il desiderio di frequentarlo di...

Diario di un'insegnante / Scuola: scrutini e bocciature

Gli scrutini della seconda A si sono conclusi alle 21.40 di giovedì sera. Sei bocciati in una classe di venticinque. Sei bocciati sono tantissimi, sei persone rispetto alle quali domandarsi: abbiamo davvero fatto di tutto per vederli, ascoltarli, dare loro un posto, capire cosa stava accadendo e agire di conseguenza? No. Li abbiamo persi durante la dad, credo. Telecamere spente, connessi sì, connessi no, connessi ma assenti. Il tabellone dei voti lasciava poco spazio, nessun margine di intervento: tre debiti a settembre? Tre debiti a settembre a Ricardo che parla così poco e male l’italiano? Sono stata zitta e io non sto mai zitta in situazioni come questa: le cose sono spurie, c’è un altro lato da guardare – c’è sempre un altro lato da guardare –, ma erano tutte rosse le righe di quel dannato tabellone, a cosa potevo appellarmi?   Avremmo dovuto prenderci del tempo – abbiamo questo tempo? è previsto? – per dirci: questa classe è spaccata in due, che si fa? Nomi su uno schermo, nomi senza volto: come li vedi, come li raccogli, i silenziosi, quelli che in aula se ne stanno ai margini, i solitari? Non ci siamo interrogati sul punto in cui qualcosa si è inceppato. Dove abbiamo...

Un libro di Delphine Horvilleur / Nudità e pudore. La misoginia religiosa

È difficile negare che esista un nesso tra misoginia e religione. Le cinquanta studentesse morte in un attentato contro la loro scuola a Kabul ne sono la più recente tragica conferma. Siccome questo e molti altri episodi simili sono accaduti in Paesi islamici fondamentalisti e in società culturalmente arretrate, spesso pensiamo che la misoginia sia una caratteristica dell'islam mentre, in realtà, è presente anche in ambito ebraico e cristiano, per limitarci ai tre monoteismi. Le sfumature sono diverse, ma gli effetti ci sono ovunque.  La discriminazione contro cui una stanchissima Rosa Parks si ribellò nel 1955 in un'America ancora incredibilmente razzista, rifiutandosi di cedere il proprio posto in autobus a un bianco, si è manifestata recentemente sotto forma di discriminazione sessuale in Israele sull'autobus Ashdod-Gerusalemme, quando un ultra-ortodosso ha invitato una giovane donna seduta dietro all'autista a spostarsi in fondo, nei posti riservati alle donne (per inciso, i più disagevoli, quelli in cui ci si sente male più facilmente). Ne nacque un caso che suscitò grande indignazione nel Paese, stigmatizzato dal governo e dalla maggioranza dell'opinione pubblica....

Aperture e chiusure / Incontrarsi per la strada

Nel giugno dello scorso anno, insieme a noi tutti, reduci dal primo lockdown, è uscito un libro la cui lettura ci avrebbe fatto bene non solo perché utile nella contingenza, ma anche perché suggestivo per la nostra vita indipendentemente dalle ragioni di questo o quel virus. Camminare può cambiarci la vita è stato scritto da Shane O’Mara, un neuroscienziato, direttore del Trinity College Institut of Neuroscience di Dublino. Vi si racconta perché camminare sia una attività che fa bene al cervello e al corpo e perché possa far bene alle città, all’ambiente, alle nostre relazioni. Un’attività a basso costo ma, chi ama camminare lo sa, di grande e molteplice valore. In queste ultime settimane la progressiva “riapertura” delle nostre città sembra favorire la rimozione della fatica fatta in questo anno e l’attenzione verso le conseguenze economiche, psichiche e relazionali che ha avuto su di noi non solo la pandemia, ma soprattutto la sua gestione. Piano piano, andando avanti, sembra si voglia tornare alla precedente situazione di “anormalità”, segnata da stili di vita (e professionali) che di solito ignorano le ovvietà scientifiche che, applicate, coniugherebbero al meglio benessere,...

Conversazione con Michele Di Stefano / Per una danza “normale”

Tra teatri e spazi espositivi, riprende l’attività di danza anche a Roma. Abbiamo intervistato Michele Di Stefano, curatore del progetto Buffalo per il Teatro di Roma, istituzione presso cui il coreografo cura la rassegna di danza Grandi Pianure. Realizzata in collaborazione con Palaexpo, la seconda edizione di Buffalo si svolge dal 10 al 13 giugno 2021 negli spazi del MACRO, Museo d’Arte Contemporanea di Roma, e dell’Istituto Svizzero. La rassegna internazionale, articolata attorno al titolo Il corpo aperto, prevede la partecipazione di numerosi artisti e artiste tra cui Yasmine Hugonnet, Nicola Galli, Panzetti/Ticconi, Jérôme Bel, Industria Indipendente, Cristina Kristal Rizzo, Francesca Grilli, Daniele Albanese, Collettivo C.G.J., Jamila Johnson-Small, Alexandra Bechzetis e le proiezioni video di Francesca Grilli, Trisha Brown Dance Company e César Vayssié.   Arriverà e ci coglierà di sorpresa, di Francesca Grilli. Da dove nasce il titolo della rassegna, Buffalo? Da un desiderio e da un’intuizione. Il progetto che ho ideato per il Teatro di Roma si chiama Grandi Pianure e presenta come immagine simbolo quella di un bisonte solitario. Non è un titolo che vuole suggerire...

Un libro di James Nestor / L’arte di respirare

Forse qualche anno fa un libro con un titolo asciutto come L’arte di respirare non avrebbe fatto scalpore negli USA e non sarebbe nemmeno stato tradotto in trenta lingue nel giro di tre mesi. Per mancanza di attualità, il libro del giornalista James Nestor sarebbe probabilmente rimasto un gioiello di nicchia. C’è voluta una pandemia, che ha tolto il fiato a miliardi di persone, per rendere pubblico un dato: qualcosa di così essenziale nella nostra vita come il respiro ci mancava già da prima, e da molto tempo. Già dall’età di quattro, cinque anni respiriamo in modo contratto e adrenalinico, come se stessimo lottando continuamente contro qualcosa. E se durante la pandemia chi se lo poteva permettere ha iniziato a osservare alcune delle proprie abitudini corporee, ora nella fase post-pandemica siamo di nuovo persi. Nel soggiorno riempito di piante esotiche continuiamo a fare i pendolari tra smart e non-smart-work, e abbiamo già dimenticato la pasta-madre nel frigo. Non l’abbiamo più nutrita ogni giorno e si è sciupata, l’aria non la gonfia più. E anche nei nostri polmoni ne entra poca di aria; respiriamo con solo il trenta per cento del loro potenziale. Tratteniamo il respiro senza...

Diario (7) / Cordula, dantista femminista

Ma cosa ci fa una donna, e per di più vestita da uomo, nel tempio maschile del dantismo? Attenzione, stiamo parlando di oltre un secolo fa, non dei nostri anni di transgender: 9 maggio 1920, Cordula Poletti varca la soglia della Biblioteca Classense, a Ravenna, per tenervi la sua “lectura Dantis”. Nessuna prima di lei. Non ha paura: camicia bianca e cravatta, una camelia appuntata sulla giacca, scarpe a tacco basso e larga suola spessa, colei che Sibilla Aleramo anni prima aveva chiamato “la fanciulla maschia”, avanza nella Sala di Dante, dove leggerà e commenterà il XXXIII del Paradiso, canto arduo e complesso, la vetta più alta della Commedia. Sembra lo abbia fatto apposta, a sceglierlo: sa che deve competere al massimo livello di difficoltà possibile. Non sente, o finge di non sentire, i commenti, le risatine e le malignità che la sala mormora al passaggio della giovane ravennate ribelle, profumata, in eleganti abiti maschili: tira dritto, depone con cura i fogli sul tavolo della presidenza, e infine si volta a guardare con aria di sfida l’intellighentia della sua città, lì riunita per giudicarla.     Cordula ‘Lina’ Poletti. Prima di farle iniziare il commento...

Frosini/Timpano / Autopsia della Rivoluzione

Grandi bandiere tricolori bianco-rosso-bleu stinte, cadenti, bordeggiano l’ampia scena vuota, al Fabbricone di Prato. Un grande freddo racconta Ottantanove, l’ultimo spettacolo di Elvira Frosini e Daniele Timpano, con il supporto immedesimato di un attore capace di notevole finezza interpretativa come Marco Cavalcoli: quello dell’idea e della pratica della rivoluzione, delle rivoluzioni che hanno attraversato l’Occidente, dalla presa della Bastiglia alla caduta del muro di Berlino e oltre. “Il mercato sopra di me, la legge del mercato dentro di me”, si sentirà a un certo punto, verso la fine, quando i giochi saranno ormai scoperti e ci si accorgerà che lo spettacolo, con gli attori in bianco e nero come fotografie di un altro tempo, come ricordi lontani di altre epoche, in realtà ci hanno portato in una seduta di autopsia, a dissezionare un cadavere conservato raggelato nel nitore inquietante di una morgue, di un obitorio.   L’uomo della strada protesta, non accetta i troppi cambiamenti: “Noi viviamo in una società che ha deciso di imporre che a un bambino di cinque anni vada insegnato che non ci sono i maschi e le femmine, che ci sono… praticamente un sesso indefinito”. E...

Un libro di Vittorio Lingiardi / Io Narciso

Se, come sostenne Jung, nessuno resta fuori dall’Ombra del suo tempo, allora siamo tutti in qualche modo narcisisti. Per questo è interessante “esplorare la zona di confine tra un carattere con tratti narcisistici, più o meno marcati, e una patologia narcisistica” vera e propria, come si propone di fare Vittorio Lingiardi nel suo Arcipelago N. variazioni sul narcisismo, da poco uscito per Einaudi (pp. 124, euro 12). Un compito tutt’altro che semplice se si tiene conto che – come spiega lo psicoanalista Sidney F. Pulver, opportunamente citato dall’autore – “ci sono almeno due punti su cui tutti concordano: uno è che il concetto di narcisismo è uno dei più importanti contributi della psicoanalisi, l’altro è che è uno dei più confusi” (p.33). Si tratta in effetti di una categoria non solo clinica ma, dal fortunatissimo La cultura del narcisismo di Cristopher Lasch in poi (Bompiani, 1979), anche sociologica, più elastica e discussa del nostro tempo: una specie di diagnosi passepartout – pari solo a quella altrettanto duttile e adattabile di borderline – che non a caso alcuni psicoterapeuti hanno proposto, senza successo, di rimuovere dall’elenco delle patologie psicologiche (p. 43)...

Un libro di Giorgio Ficara / Vite libertine

Il principio di Benjamin Disraeli, Primo Ministro e narratore inglese del XIX secolo, può essere ritenuto valido tuttora: «Quando ho voglia di leggere un buon libro, ne scrivo uno». Dev’essere per questo che i critici letterari, più volte nell’arco degli ultimi tre secoli, sono diventati saggisti, o saggisti-narratori, o saggisti-poeti; dunque, scrittori tout court. Se avvertono che la letteratura è in crisi, i veri intenditori non si limitano ad affermarlo, ma corrono in suo soccorso. Sarebbe sciocco, d’altronde, credere forsennatamente alla divisione dei ruoli e del lavoro, ai doveri di probità oggettiva, di accademica acribia. L’aver molto letto atteggia i nostri neuroni all’imitazione, li concima con l’idea che l’originalità emerge non dalla cancellazione dei maestri, ma dalla confidenza che essi ci hanno concesso.   Anni fa, Giorgio Ficara ha dato alle stampe un libro di saggi intitolato Lettere non italiane. Considerazioni su una letteratura interrotta: pagine che esprimevano non certezze, ma semmai sintomi, forti indizi di serietà letteraria, e al tempo stesso, con la propria prosa, operavano cuciture, connessioni, sollecitazioni. Forse anche resurrezioni. Credo...

Un libro di Asher Colombo / La solitudine di chi resta

A partire da febbraio 2020, a causa del repentino inizio della pandemia da Covid-19, sono aumentate in maniera esponenziale le riflessioni – sulle pagine dei quotidiani, durante le trasmissioni radiofoniche, nei convegni universitari, ecc. – relative al modo di intendere, di affrontare e di vivere la mortalità propria e delle persone amate, tanto da un punto di vista prettamente individuale quanto da uno più collettivo. Per un anno intero abbiamo messo in relazione le analisi dei comportamenti dei cittadini, sottoposti al rischio del contagio e dunque costretti a un isolamento casalingo forzato, con la loro specifica consapevolezza – acquisita man mano – del legame vigente tra la vita e la morte. È innegabile, per esempio, l’incidenza della decennale rimozione sociale e culturale della morte sugli atteggiamenti più irrazionali che abbiamo avuto modo di osservare durante gli ultimi mesi: da una parte, l’esasperazione patologica dell’autoisolamento che, nei fatti, si è tradotta in un autentico terrore di uscire di casa e dall’altra, viceversa, una baldanzosa esposizione del proprio scetticismo nei confronti delle regole imposte, la quale spesso è sfociata in un deleterio...

Diario (6) / Dovete morire!

“Dovete morire!”. Così ha risposto un’adolescente, senza pietà, a una signora anziana che rimproverava lei e i suoi compagni di non portare la mascherina e di stare abbracciati. La signora anziana, dall’alto del balcone, si lamentava guardando i giovani lì in basso che non rispettavano le regole, “non siete responsabili!”, gridava. I ragazzi sono stati per un poco ad ascoltarla, sorridendo tra loro, poi la più sfrontata, una testa di riccioli biondi e il dito puntato verso il balcone: “Dovete morire!”.   La scena è avvenuta a Ravenna, non lontano dalla tomba di Dante Alighieri, quella tomba di cui abbiamo raccontato domenica scorsa le tumultuose vicende, legate alle ossa del poeta. Sempre di morte si tratta…   Già. Le regole, il covid: tutto giusto. Dobbiamo essere responsabili, e figurarsi se non debbono esserlo i più giovani, e ascoltare la voce della ragione che li sgrida dall’alto di un balcone del centro storico. Ma anche chiederci: cos’è la “responsabilità” che chiediamo agli adolescenti, in un mondo di adulti sciagurati e irresponsabili? Cos’è la “responsabilità” in un mondo che, a parole, predica e proclama i grandi “valori”, ma nella pratica idolatra il denaro e...

Un’altra stagione / Il teatro, ritorni in sala

“A coloro che, innumerevolmente innumerevoli, non capiscono molto né della mancata apertura di alcuni teatri, né dei movimenti di protesta che li occupano, né di ciò che a loro si oppone, né di ciò che li unisce”. A tutti costoro il drammaturgo Wajdi Mouawad, direttore del Théâtre National de la Colline di Parigi, dedica il suo Manifesto pubblicato il 20 maggio 2021.  È trascorso un anno da quando, su queste pagine, riportando qualche pensiero sul diario di quarantena di Mouawad, scrivevo come la parola condivisa avrebbe potuto rappresentare la chiave della ripartenza delle scene teatrali e, più in generale, della condivisione culturale. Era quasi estate, siamo tornati nelle sale e nelle arene all’aperto, è stata questione di qualche mese, poi il virus ha fermato tutto, ancora. Questo altro anno di sospensione ci ha fatto supporre che la possibilità e forse il desiderio stesso della nostra compresenza potesse rappresentare, come una debolezza carnale qualunque, quella trappola che avrebbe reso necessario un nuovo confinamento. La sospensione si è installata sul teatro come una nebbia che nessuno riusciva a immaginare come e quando si sarebbe risollevata. Come scrive Mouawad,...

Una conversazione con Gustavo Pietropolli Charmet / Come stanno gli adolescenti?

Incontro Gustavo Pietropolli Charmet rigorosamente a distanza, come in dad, dietro a uno schermo. Non ha bisogno di grandi presentazioni: è noto il suo lavoro con gli adolescenti e i suoi libri credo siano lettura cui non possa sottrarsi chiunque lavori – insegnante, formatore, psicologo, educatore – con i ragazzi. Ho letto il suo Il motore del mondo, uscito ad agosto e già recensito su queste pagine, ma la ragione per cui gli domando un appuntamento è che, come ho raccontato, sono in un vuoto di senso che rende difficile il mio tempo in classe e mi fa pensare urgente la necessità di interrogare la scuola, quanto accaduto, dove siamo e cosa questo tempo ci ha mostrato in modo più evidente di prima.    AS: Professore, come stanno gli adolescenti? Come è stato questo tempo di restrizioni, di frequenza con i coetanei ridottissima, a stretto contatto con la famiglia: cosa ha determinato? GPC: Come stanno? La pandemia ha fatto due vittime: gli anziani li ha fatti fuori, e gli adolescenti li ha malmenati. Non lei direttamente, ovviamente, perché gli adolescenti non hanno nemmeno visto la morte e la malattia atroce; in primo piano hanno visto le misure preventive, le...

Artpod / Atelier dell’Errore | Trofallassi

«La gomma da cancellare è bandita». Questo è il semplicissimo precetto cui si devono attenere i giovanissimi artisti dell’Atelier dell’errore. Grazie ad esso si ribadisce un antico modo di intendere l’arte: essa deve essere “imitazione” della natura. Se ci si asterrà dal cancellare, ad essere replicata fedelmente non sarà però la natura del “naturalismo”. Non sarà la natura-Forma, la natura-Idea, la natura-paterna (come insegna Platone, l’Idea, la Forma a dispetto della grammatica, appartengono all’ordine simbolico del Padre). Non sarà la natura espressione rassicurante di una razionalità superiore. Gli artisti dell’Atelier portano in scena un’altra natura. La loro natura è la natura naturans,  è la natura generante, quella che ha nel cambiamento, nella eterogeneità, nella disseminazione e nella proliferazione incontrollata, nella mancanza di scopi e di umane ragioni, e, infine, nella “mostruosità” il suo essere proprio. È la natura-evento, la natura madre-matrice di mostri, la natura virale.   L’opera che qui si commenta ne è testimonianza. Azzardiamone un’ekphrasis: sulla scena, faticosamente contenuta nel limite istituzionale della cornice, c’è il procedere di...

Uno sguardo psicoanalitico / Lessico da pandemia

La lingua registra ogni cambiamento sociale. Nel corso di eventi di portata storica come esplorazioni, scoperte scientifiche, crisi, guerre, epidemie, quando nella collettività circolano forti emozioni e nuove idee, si verifica il massimo di innovazioni linguistiche. Si importano vocaboli da altre lingue, si introducono neologismi, termini specialistici entrano nell’uso comune, vengono evocate metafore belliche e bibliche. Durante questo anno caratterizzato dalla pandemia sono avvenuti tutti questi mutamenti, descritti e analizzati da linguisti, sociologi, psicologi.    In questo ambito è nata l’espressione “…ai tempi del coronavirus” (o del Covid-19, o della pandemia, termini che qui vengono considerati equivalenti e non saranno più nominati). Tale locuzione, in combinazione con soggetti diversi, è entrata in uso per ridefinire ogni specie di attività, individuali e collettive, declinate nelle inedite forme consentite nel periodo della pandemia: “il trekking ai tempi del coronavirus” (giri di corsa intorno all’isolato), “l’amicizia ai tempi del coronavirus” (comunicazioni online e invio di foto e video in chat), “l’aperitivo ai tempi ecc.” (brindisi virtuali tra amici...

Diario (5) / Il furto delle ossa di Dante

Chi la conosce la storia delle ossa di Dante? Di come furono abilmente trafugate e nascoste dai frati della basilica ravennate di San Francesco, in una notte del 1519, per non consegnarle alla delegazione del papa Leone X e dei fiorentini che volevano riportarle in patria? La vicenda ha il sapore di un thriller politico-religioso, con risvolti burleschi: i francescani contro il Vaticano! I francescani ladri delle ossa! Delle “brave persone”, così li definiva sogghignando mio padre, divertendosi e divertendomi nel raccontarmene la storia, quando ero poco più che un bambino.    Storia che cominciava così: a metà del Trecento, Firenze e Ravenna nutrono verso il poeta sentimenti opposti, per la prima Dante rimane un fuorilegge, la seconda lo venera come lo scrittore che ha onorato la città con la sua presenza. Le copie della Commedia circolano ormai in tutta Italia, e sono diverse le famiglie fiorentine che apprendono di avere un amico o un parente relegato “all’inferno” da quel nemico della patria. Come perdonarlo? Si tenta di cancellare la memoria del “traditore”, ma invano. La fama di Dante cresce: a 40 anni dalla morte, Boccaccio scrive il Trattatello in laude di Dante,...

Diario di un'insegnante / Scuola. Che pesci pigliare?

Oggi in classe erano presenti solo in cinque. Cinque non è il settantacinque percento di venticinque. Non ce la facciamo più, dice Sara, sono tutte verifiche. "Non si sta a casa" l’ho già detto troppe volte; che "non è la via" lo abbiamo ribadito; ci abbiamo anche pensato insieme, riflettuto insieme.  Ha senso che io lo ripeta? Ha senso che dica che è sbagliato, che è importante avere fiducia nella parola e nel confronto con gli insegnanti? Loro lo sanno già che è sbagliato, ma.  Siamo pieni anche noi adulti di cose che sappiamo, ma.     E poi Giulia sta male. La mamma e il papà vedono Giulia stare male e sanno che Giulia dovrebbe andare a scuola: saltare è la mossa meno opportuna, in un anno così in bilico, con matematica e latino sotto. Ma Giulia sta male in un modo che la mamma e il papà di Giulia, arrivati a questo punto, cosa possono fare? Possono davvero ignorare quella disperazione? Però, mamma e papà di Giulia, non è insultare gli insegnanti che farà stare meglio vostra figlia; non è pensare che la colpa sia tutta loro, la soluzione; non è non vedere che quella disperazione non è a misura dell’ostacolo - e dunque c’è dell’altro che avrebbe dovuto esser...

Mentori carismatici, violenze e menzogne / Susan Choi. Esercizi di fiducia

Un martedì di zona rossa io e mia sorella, munite di mascherine e consueto cattivo umore pandemico, attraversando il ponte di un parco di Torino, ci siamo imbattute in un ragazzo che voleva buttarsi giù. Fu un’esperienza strana e spaventosa. Sul momento però mantenemmo una freddezza imprevista. Io, non appena compresi i suoi intenti, placcai il ragazzo che stava oltre la transenna del ponte, mia sorella, a sua volta, bloccò un ragazzo arabo che faceva jogging nel parco. Il runner senza dire una parola sollevò l’aspirante suicida riportandolo nella parte sicura del ponte. Passammo poi gran parte del pomeriggio con loro, parlammo molto ed infine ci assicurammo che il ragazzo contattasse e raccontasse dell’accaduto al suo psichiatra. La cosa perturbante però avvenne la sera quando io e mia sorella iniziammo ad interrogarci reciprocamente sull’esperienza che avevamo vissuto, come se dubitassimo se fosse accaduta realmente. Più ne ripetevamo i dettagli e le nostre reazioni e più ci sembrava inventata. Il risultato di un avvenimento scioccante si tramutò rapidamente in una narrazione, creata da due menti forti solo dell’aver vissuto insieme una stessa situazione. Una storia verosimile,...

1945-2021 / Il chip metafisico di Franco Battiato

Nell’estate del 1973 il terzo festival della rivista del movimento hippy italiano, “Re Nudo”, organizza la sua Woodstock italiana tra i boschi di Alpe del Viceré, in provincia di Como; il sindaco socialista della cittadina alpestre è terrorizzato, alla prospettiva di ricevere l’orda di straccioni seminudi, non concede nessuna autorizzazione, non garantisce nessuno spazio, né i servizi essenziali: niente corrente elettrica, niente acqua. Gli organizzatori decidono all’ultimo di gettare la spugna e invitano i compagni a non partire. Ma ormai l’orda figlia dei fiori non intende rinunciare alla sua terza estate di free love, marijuana e musica: arrivano in migliaia; tra di loro, un giovane musicista siciliano che compone musica elettronica “cosmica” a Milano; si chiama Franco Battiato, e ha con sé un’arma letale che salverà l’happening: ha portato un generatore di corrente da campo. È così che Franco Battiato è apparso sulla scena della musica italiana. Il suo concerto, con i materiali pubblicati nei primi album Fetus (1971) e Pollution (1972) lascia il pubblico allibito, infastidito: si aspettano il rock, magari psichedelico, ma quella roba fatta sulla tastiera del synth,...

Diario (4) / E dopo il Paradiso cosa c'è?

E “il quarto pezzo”? Quando nel 2017 iniziammo a lavorare all’Inferno, mi ritrovai insieme a Serena Cenerelli a spiegare a un gruppo di signore la struttura dell’intera Commedia, il viaggio dalla selva oscura al Paradiso, la divisione in tre cantiche, ovvero in tre parti. Una signora chiese: “E il quarto pezzo”? Non compresi. Il quarto pezzo… in che senso? E lei, convinta, serissima: “Il quarto pezzo, dico, dopo Inferno, Purgatorio e Paradiso…”    La domanda forse rifletteva le abitudini dell’era dello spin-off, ovvero la cultura delle serie televisive, per cui una storia, se ha ben “funzionato”, una volta finita va comunque continuata, magari inventandosi le vicende di un personaggio “secondario” che nella storia-madre non era protagonista: non Dante quindi, ma, che so, le vicende che han portato all’omicidio di Pia dei Tolomei o quelle del musicista Casella o i furori di Gianciotto Malatesta, detto anche “Gianne lo Sciancato”, politico e condottiero, tradito dal fratello Paolo e dalla sposa Francesca: appunto, il “quarto pezzo”.    Inferno, Teatro delle Albe, 2017, © Silvia Lelli. O forse quell’errore nascondeva qualcosa di più? La cosa mi è tornata in...

Unità operativa Cotugno di Napoli / Appunti da un reparto Covid

La pandemia legata al covid-19 ha posto innumerevoli, complesse e gravi sfide al sistema sanitario italiano e ha richiesto massicce modifiche che hanno coinvolto tutti i livelli dell’assistenza sanitaria. In tale situazione di grave criticità, è stata fortemente evidenziata la necessità della presa in carico anche degli aspetti psicologici, emotivi e relazionali sia dei pazienti sia degli operatori sanitari. Per la prima volta nel nostro paese è stata riconosciuta, anche da ampi settori dell’opinione pubblica, l’importanza della salute psicologica come parte essenziale della qualità di vita, in qualsiasi età e in tutte le fasi del ciclo esistenziale. Sta finalmente emergendo la necessità dell’unitarietà dei percorsi di cura, che non devono essere più centrati esclusivamente sulla malattia, ma sulla persona, con i suoi bisogni soggettivi, il suo vissuto emotivo, le sue relazioni.  Il mio vertice osservativo è particolare, in quanto responsabile dell’Unità Operativa di Psicologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera che include il Cotugno di Napoli (uno dei 3 ospedali infettivologici in Italia, insieme al Sacco di Milano e allo Spallanzani a Roma), divenuto Covid Center, con circa...