AUTORI
Alessandro Banda

Alessandro Banda è nato a Bolzano nel 1963 e vive a Merano, dove insegna nel locale liceo delle scienze umane. Ha pubblicato Dolcezze del rancore (Einaudi, 2001) e Due mondi e io vengo dall'altro (Laterza, 2012).

30.09.2013

Perché ho smesso di comprare i quotidiani

"L'uomo resta attonito di vedere verificata nel caso proprio la regola generale". Questa frase bellissima è di Leopardi. E' l'ultima frase dello Zibaldone, vergata il giorno quattro dicembre 1832, a Firenze. Chiude la pagina quattromilacinquecentoventisei di quell'opera monumentale, destinata a rimanere inedita a lungo, dopo la morte del suo autore.   Mi capita di pensare a questa frase tutte le volte che accade qualcosa che, oltre me, riguarda anche parecchie altre persone. Tutte le volte che io e noi si confondono. Nel caso specifico, il fatto che coinvolge decine di migliaia di persone o centinaia di migliaia di persone, tra le quali ci sono anch'io, è la flessione o il calo o il crollo delle vendite dei quotidiani.   La...

20.09.2013

Carlo Emilio Gadda. Un gomitolo di concause

E' appena uscito, nella Piccola Biblioteca Adelphi, Un gomitolo di concause, ossia le Lettere a Pietro Citati, scritte da Carlo Emilio Gadda in un lasso di tempo che va dal 14 agosto 1957 al 27 agosto 1969. E' stato recensito con ampiezza da Paolo Di Stefano sul "Corriere della Sera" del 23 agosto u.s. Rimandiamo a quel testo per un'esauriente informazione generale.        Qui vorremmo fornire qualche appunto a caldo, qualche impressione di lettura di fronte a queste eccezionali quarantaquattro lettere. Precisiamo che le ottantacinque pagine del testo gaddiano sono accompagnate da altrettante pagine di note accuratissime di Giorgio Pinotti, da una nota al testo, sempre sua e da due saggi, uno ancora di Pinotti e uno, conclusivo, di...

06.06.2013

Elogio della scuola

A scola sta finennu recita una vecchia canzone di Franco Battiato. School is over inizia una poesia di William Carlos Williams, tradotta più di mezzo secolo fa da Vittorio Sereni. La scuola sta finendo. La scuola è finita.   Sembrerebbero due frasi banali. Semplici semplici. La designazione di due innocui stati di fatto. Adesso che siamo in giugno, l'anno scolastico volge al termine. Però entrambe le proposizioni permettono anche un'altra lettura: di tipo apocalittico. Paiono alludere alla fine della scuola in genere, alla morte della scuola come istituzione. Così come c'è, si dice, la morte dell'arte. O la morte della poesia. La morte della pittura. La fine del cinema. La scomparsa del libro a stampa. L'estinzione della...

10.02.2013

Tre spiagge e una foce. Ricordo di Vittorio Sereni

Sono passati trent'anni esatti dalla morte di Vittorio Sereni e, dato che questo grande poeta era nato a Luino nel 1913 (27 luglio), il trentennale della morte coincide curiosamente con il centenario della nascita.   Un lettore di provincia come me, che, come moltissimi altri è vissuto  sotto l'incanto del mito della "Frontiera", esile mito, vorrebbe rendere omaggio a Sereni analizzando quattro sue celebri poesie, una per raccolta, in modo da fornire anche un' antologia minima che possa rendere eventualmente l'idea di un percorso.   SETTEMBRE Già l'òlea fragrante nei giardini d'amarezza ci punge: il lago un poco si ritira da noi, scopre una spiaggia d'aride cose, di remi infranti, di reti strappate....

06.09.2012

Letteratura e vita provinciale

Queste sono o vorrebbero essere le riflessioni di uno scrittore di provincia circa le relazioni che intercorrono tra il luogo in cui si vive e ciò che si scrive, detto in maniera più pomposa: riflessioni sul nesso tra geografia e letteratura.   Sarà bene chiarire che io, io che scrivo, sono un provinciale a tutti gli effetti. Vivo in provincia di Bolzano, una provincia autonoma, e sono, in quanto insegnante, anche un dipendente provinciale. Inoltre mi sento proprio provinciale nella particolare accezione del termine che ricordava Walter Barberis in un suo bell’articolo su “la Stampa” del 6 agosto, e cioè “attardato culturalmente” e “periferico”. Mi sento davvero così. Non ci posso fare niente. Soffro...

29.08.2011

Sui colli di Merano come Baudelaire

Camminare, camminare, camminare: è l'unica cosa che so fare. Non ho la macchina, non ho la patente, la bicicletta me l'hanno rubata. Odio la moto. Vado a piedi.   Merano  (città dove vivo) avrà molti difetti, ma ci si cammina benissimo.   Andare al lavoro a piedi, a Merano, è una cosa bellissima. La mattina presto, sia inverno, sia primavera, sia estate come adesso (adesso che scrivo) è stupendo percorrere le vie e  i viali di questa piccola città. Alcune, più che vie, sembrano sentieri nel bosco. Via Grabmayr, per esempio, la via che costeggia gli hotel dei ricchi con i loro parchi fastosi, è buia anche a mezzogiorno, perché s'inoltra in mezzo a fitti cedri, enormi sequoie, e i soliti...

20.05.2011

Merano / Paesi e città

Ritenuta a torto una città turistica, Merano è da sempre (anzi da un paio di secoli) una città di cura. Luftkurortera la definizione corrente nelle guide di inizio Novecento, ossia luogo dall’aria curativa. Oggi, naturalmente, la definizione non risponde più al vero; a volte, d’inverno, l’aria è irrespirabile; anche qui sono costretti a bloccare il traffico. Ciò nonostante permane quest’associazione d’idee, fra la città o cittadina e la malattia. Sarà forse per questo che molti turisti (non tutti, certo) hanno un aspetto sofferente, debilitato, spento e paiono trascinarsi per i viali e le promenades, ansimando, sbuffando, lenti come gottosi? Sarà per questo che l’età media dei...