Categorie

Elenco articoli con tag:

futuro

(46 risultati)

Parole per il futuro / Visioni

Da qualche tempo sono affascinato dalle esalazioni della parola visioni, al plurale perché a volte al singolare si combina con quanto emanano fissazione, ortodossia, costrizione, trasformando ciò che può essere un profumo in mefitici miasmi. Parlandone qui la userò anche al singolare, sempre considerando che è nella pluralità che esprime la sua capacità di incidere positivamente sul reale. E siamo subito alla contrapposizione più comune: visione/reale, dove, avvicinata a quello che potrebbe essere visto come il suo nemico naturale, emana immaginazione, progetto, utopia.    Nell’immaginario comune il visionario è qualcuno lontano dalla realtà quotidiana, quello che vive proiettato in un futuro che però vede solo lui, quindi un disadattato, spesso ai margini della società, quando va bene visto come uno stravagante, più spesso come qualcuno con problemi psichici da tenere alla larga, almeno fino a quando le sue visioni non si rivelino profetiche, cosa che troppo spesso accade dopo che il visionario in questione è passato a miglior vita e quindi passibile di essere riscoperto e ammirato come precursore. Annoto altri luoghi della mappa dell’immaginario del territorio chiamato...

Parole per il futuro / Abitare

Parole-chiave: costruire-abitare-pensare, futuro, città, utopie/distopie, spazi, tecnologie, post-umano   Abiteremo la Terra nel futuro? e come, se le risorse naturali saranno state esaurite e il cambiamento climatico l’avrà resa inabitabile per noi umani? È il tema della miglior fantascienza distopica del XX secolo, da Dick a Lem, immortalata nei film-culto di Ridley Scott e di Andrej Tarkovskij, Blade Runner e Solaris. In quest’ultimo capolavoro soprattutto, il tema dell’abitare è pensato come interiorità, come stare a casa nel mondo. Per Kris, il protagonista, andare sulla stazione spaziale che sta in orbita sopra il pianeta Solaris significherà ‘ritrovare’ Hari, la moglie morta anni prima, ricreata dal pensiero di Kris e di nuovo viva – come una replica, una matrice – sotto forma di struggente ‘visitatrice’. “Non vogliamo altri mondi, vogliamo uno specchio” di noi stessi: questa frase di uno degli scienziati che abitano ormai da anni la stazione orbitante dice tutto. La nostra abitazione interiore, che siamo sulla Terra o sull’inquietante Oceano di Solaris, è fatta di ricordi, di umanità. E la protagonista Hari, prima di accettare l’annientamento che la farà scomparire...

Parole per il futuro / Silenzio

Dove stiamo andando? Dove si nasconde il futuro che ci aspetta? Quali che siano i nostri tentativi di rispondere a una simile domanda, la risposta ultima rimane sempre avvolta nel silenzio, perché il futuro è per definizione insondabile, inafferrabile. Si preannuncia attraverso indizi, tendenze che delineano scenari possibili, ma quel che poi avverrà davvero noi non lo possiamo mai sapere in anticipo. Il futuro si avvicina sempre, incombe sempre, ma incombendo tace. Ciò significa che trovare le parole per dire il futuro e per orientarci verso il futuro, implica il confronto con una parola preliminare a sua volta indefinibile e sfuggente. E questa parola preliminare è: “silenzio”. Silenzio è la parola che sempre s’interpone tra il futuro e noi. Di conseguenza, andare incontro al futuro, ascoltare i suoi segni, osservare i suoi indizi, porta a un confronto profondo con il silenzio, richiede l’esperienza abissale del silenzio. Perché è dal silenzio che potranno poi sorgere nuove parole per dire il futuro che ci si fa incontro.    Faccio queste riflessioni mentre osservo un fotogramma tratto da Sopravvissuto – The Martian: un film di Ridley Scott, del 2015, dove Matt Damon...

Parole per il futuro / Domani

Quando siamo nel tempo e le cose avvengono con una progressione che sembra allineare i momenti gli uni dopo gli altri, desideriamo il domani. Se siamo innamorati, o in un gruppo che si eccita per un progetto che condivide, o in viaggio, e vogliamo vedere luoghi diversi.  Viceversa, se a scuola temiamo un compito in classe o un’interrogazione, o in qualche modo di avvicinarci a una resa dei conti in cui saremo insufficienti, del domani abbiamo paura e ci ritiriamo dal futuro come da un pericolo. Queste due tensioni contrastanti le conosciamo quando siamo nel tempo. Ma a volte siamo anche fuori dal tempo. Quando sogniamo, o quando siamo insieme a qualcuno, così intimi nell’essere e nel parlare, nel toccarci e nel guardarci che il solo controllare che ore sono è un tradimento.    Questa esperienza è ordinaria e la facciamo di continuo. Chi non controlla l’orologio per prendere un treno? E chi non si sente giustamente umiliato se chi fa l’amore con noi guarda l’orologio? Pensare che qualcuno o qualcosa ci fa perdere tempo è in fondo disprezzarne la compagnia, come se la nostra vita aspettasse un momento successivo per ricominciare a svolgersi. Così come, se non si è...

Parole per il futuro / Buio

Un concetto o una cosa?   Il buio è un’idea, un concetto, un’astrazione? No, il buio è soprattutto una cosa, un fatto, una realtà tangibile. Ma come talvolta succede, è anche un’idea, un concetto, un’astrazione, una metafora. Come tale, non gode di grande prestigio. Come cosa, forse ancor meno. Cercheremo dunque di spiegare perché il buio sia come concetto sia come cosa è importante per il futuro, come lo è per il presente e lo fu per il passato. E per farlo guarderemo sia alla sua dimensione reale sia a quella metaforico-simbolica. Ci piacerebbe consegnare al futuro un bene intatto e dire ai posteri: «Guardate che è prezioso, preservatelo delicatamente per il futuro», ma purtroppo il buio si trova già in pessime condizioni, gravemente alterato e danneggiato. Quindi si tratta di cercare di ricomporlo e ricostituirlo e mantenerlo in buono stato grazie all’esperienza e al pensiero e all’esercizio della responsabilità, perché così com’è non sta bene. Ci stiamo dando da fare a questo scopo anche se siamo vecchi, proprio perché i vecchi hanno conosciuto un mondo più buio (e più silenzioso) che era, paradossalmente, splendido. Rifiutiamo insomma l’idea, frequentemente espressa, che...

Sociologia del futuro / 2050, un anno dopo Blade Runner II

L’uscita di Blade Runner 2049 di D. Villenueve (2017) ha mobilitato studiosi e appassionati che si sono pronunciati sulle virtù e sui difetti del sequel: dalla presunta misoginia che si manifesta in ruoli femminili degradanti, al razzismo di sottofondo che farebbe incetta di atmosfere asiatiche, sganciate dalla rappresentazione degli abitanti di quei luoghi. Al di là di questioni stilistiche e contenutistiche, può essere utile riflettere sui motivi del fallimento di una narrazione gloriosa come quella di Blade Runner, che ha svolto un ruolo centrale non solo nel cinema degli ultimi trent’anni ma anche del modo stesso di ripensare il futuro da parte della fantascienza. Il destino dei figli d’arte e dei sequel permane identico: prodotti secondari, talvolta di scarto, quasi geneticamente difettosi, e in parte addirittura in ritardo su altri film come Her di S. Jonze, quasi plagiato nella scena di sesso “phygital”. Se il primo Blade Runner è stato quintessenzialmente postmoderno, nel suo sovrapporre stili, generi ed epoche diverse – come disse Ted Polhemus gli anni Trenta di Rachael, i Cinquanta di Deckard, gli Ottanta dei replicanti post-punk ecc. – il suo...

Il modo (verbale) del tempo / Sarà

Non c’è sortita comunicativa pubblica, oggi, che linguisticamente non sia marcata e qualificata da verbi al futuro. Per formulare presagi fausti o più spesso infausti, in ogni campo della comunicazione e per qualsivoglia tema, come si trattasse di un’erba infestante (e di un’erba infestante in verità si tratta), è tutto un rampollare di “si produrrà”, “succederà”, “appariranno”, “crescerà”, “diminuirà”, “finirà”, “arriveranno”, “sparirà”, “aggiungeremo”, “servirà”, “scenderanno”, “avremo”, “saranno”, “diventerà”, “sapremo”, “costringerà”, “vivremo”, “si chiuderanno”, “capiremo”, “verrà”, “si esauriranno”, “si innalzerà”, “mancheranno”, “abbandoneremo”, “esporrà”, “bruceranno”, “colpirà”, “salirà”, “elimineranno”, “creerà”, “toglierà”, “tratteremo”, “spingerà”, “seguiranno”, “potremo”, “dovranno”, “organizzeranno”, “manterranno”, “esisteranno”, “escluderà”, “distruggerà”, “assicureranno”, “si aprirà”, “eleverà”, “forniranno”, “sfuggiremo”, “fuggiranno”, “fermerà”, “estenderemo”, “giungerà”...    Intorno a tali predicazioni e alle mille e mille altre comuni metta ciascuno gli argomenti che preferisce, ad libitum. Avrà così ampia prova, sempre che voglia, che non c’è niente...

Machines like me / Ian McEwan. Queste macchine così inumanamente perfette

Sliding doors, si dice così, no? Le cose vanno in un modo, ma – se avessimo imboccato un’altra porta girevole – avrebbero potuto andare diversamente: «il presente è il più fragile dei costrutti improbabili. Avrebbe potuto essere diverso», secondo Charlie Friend, narratore e coprotagonista del più recente romanzo di Ian McEwan, ambientato nell’Inghilterra di “un” 1982, anno di uscita nelle sale di Blade Runner. Come sarebbe potuto andare se alcuni avvenimenti avessero preso una piega differente. Quali? Primo: se la Thatcher avesse perso sanguinosamente la guerra delle Falkland contro la Giunta argentina e si accingesse a lasciare Downing street al laburista Tony Benn. Il quale, al di là dell’assonanza, non somiglia a Tony Blair, ma a Jeremy Corbin che, “con la sua banda di trotzkisti”, avrebbe condotto trentacinque anni in anticipo la Gran Bretagna fuori da una EU pronuba delle grandi multinazionali, prima di venir assassinato in un attentato. Secondo: se Alan Turing – il genio che aveva decrittato Enigma, mossa risolutiva per sconfiggere i nazisti nella II Guerra Mondiale – invece di farsi prima castrare chimicamente e poi suicidarsi a 41 anni – fosse sopravvissuto abbastanza da...

7 maggio 1999 – 7 maggio 2019 / Da vent’anni dentro Matrix

Sembra incredibile, ma sono venti. Il primo episodio del franchise delle sorelle Wachowski compie vent’anni e li porta splendidamente. Il 7 maggio del 1999 usciva nelle sale italiane Matrix (il 31 marzo in quelle americane) e mai anno d’uscita potrebbe apparire più adatto, proprio a chiusura del Millennio: la rivoluzione della rete era solo all’inizio, i modem viaggiavano per lo più a 56K e i social network non avevano ancora modificato la nostra quotidianità e il nostro modo di percepirla, rendendo assai più problematica la scissione tra reale e immaginario. Eppure, una delle saghe più seminali della recente storia del cinema riusciva con sorprendente lungimiranza a intercettare le inquietudini di un rivolgimento in atto e a prevederne per iperbole le conseguenze.     Buona parte del fascino di Matrix consiste nel suo essere una summa del film postmoderno, un testo sincretico in cui alto e basso si fondono: i singoli elementi che ne compongono la trama e che ne reggono l’immaginario sono tutti già visti e appartengono ai riferimenti più disparati, dal wuxia a Terminator, da Ghost in the Shell a Dick fino a Gibson, per arrivare ai rimandi filosofici che rievocano...

Scacciare i mercanti dal tempio / Appunti per il futuro prossimo del romanzo

Forse è strano cominciare un intervento a un festival dichiarando una perplessità di fondo, ma tant'è: i festival di letteratura sono cose bellissime e godono di ottima salute — eppure i lettori di romanzi diminuiscono. Ci ritroviamo qui, tutti insieme, animati da una passione che diventa sempre più inattuale. Tante le cause, educative e sociali; ma da scrittore posso occuparmi di quelle letterarie. Mi sono detto: meglio fare i conti con noi stessi. Come può il romanzo rivaleggiare all'altezza con altre forme di narrazione? C'erano anche prima, ma oggi hanno raggiunto un livello di qualità e forza di intrattenimento davvero fenomenale — videogiochi, social media, serie tv, fumetti, film, longform giornalistici, podcast, persino un evento come questo. Secondo il CEO di Netflix, Reed Hastings, il suo vero concorrente non è Amazon o YouTube o la tv: è il sonno. E lo sta sconfiggendo. Si può dire lo stesso del romanzo? Ne dubito, fuori dalla bolla in cui ci troviamo.   Diciamo pure che la grande tradizione del romanzo sembra essere in crisi, perché è in crisi il contesto culturale che l'ha prodotta e difesa. Rileggere oggi la veemente descrizione che fa Manganelli del romanzo al...

14 agosto 2018 / Genova, il ponte del Demonio

“Era un gran lavoro, c’era da montare un ponte sospeso, e io ho sempre pensato che i ponti è il più bel lavoro che sia: perché si è sicuri che non ne viene del male a nessuno, anzi del bene, perché sui ponti passano le strade e senza le strade saremmo ancora come i selvaggi; insomma perché i ponti sono come l’incontrario delle frontiere e le frontiere è dove nascono le guerre”. Primo Levi, La chiave a stella, 1978   Giusto quattro anni fa presentai con Giorgio Mastrorocco al Festival di Venezia La zuppa del demonio. Il film era il rimontaggio di spezzoni di documentari industriali prodotti dal 1910 al 1974, provenienti dall’Archivio Cinema e Impresa di Ivrea, e si presentava col sottotitolo: “Un film sull’idea di progresso nel Novecento”. Era un film-Frankenstein, un film “vivo” assemblato con pezzi di film “morti”. E come ogni mostro, produceva e produce anche oggi un effetto doppio e contradditorio. La prima reazione è l’orrore, fin dalla sequenza iniziale, in cui si vede la nascita dell’ILVA di Taranto: le immagini e il commento (di Dino Buzzati!...) celebrano la tabula rasa compiuta sugli olivi secolari che simboleggiano il passato, l’arretratezza, l’immobilità del...

Homo Deus: breve storia del futuro / Yuval Noah Harari. Evoluzione o estinzione del sapiens?

«Siamo passati dalle canoe alle galee, dai battelli a vapore alle navette spaziali, ma nessuno sa dove stiamo andando. Siamo più potenti di quanto siamo mai stati, ma non sappiamo che cosa fare con tutto questo potere. Peggio di tutto, gli umani sembrano più irresponsabili che mai. Siamo dèi che si sono fatti da sé, a tenerci compagnia abbiamo solo le leggi della fisica, e non dobbiamo rendere conto a nessuno … Può esserci qualcosa di più pericoloso di una massa di dèi insoddisfatti e irresponsabili che non sanno neppure ciò che vogliono?»    Con questa domanda termina il saggio dello storico israeliano Yuval Noah Harari, Sapiens. Da animali a dèi, pubblicato in Israele nel 2011, tradotto in trenta lingue, uscito in italiano per i tipi di Bompiani nel 2014 e in edizione riveduta nel 2017, che ha venduto nel mondo più di cinque milioni di copie. Harari – nato a Haifa nel 1976, Ph.D. ad Oxford, esperto di storia medievale e militare, attualmente insegna world history all'Università ebraica di Gerusalemme – vi racconta il cammino della nostra specie a partire da settantamila anni fa, epoca in cui sembra si sia verificata la rivoluzione cognitiva che ha trasformato l'uomo,...

Blade Runner 2049 / Gli occhi del capitale

In occasione dell’uscita del film Blade Runner 2049, diretto da Denis Villeneuve, Vanni Codeluppi ha curato per l’editore FrancoAngeli il volume Blade Runner Reloaded, che contiene scritti di David Harvey, Antonio Caronia, Simone Arcagni, Mauro Ferraresi e altri. Doppiozero presenta in esclusiva l’introduzione del volume.   Il successo di Blade Runner è probabilmente dovuto all’estrema cura formale con la quale questo film è stato realizzato, ma anche al fascino di un’atmosfera in sintonia con un gusto estetico tipicamente postmoderno, con architetture, arredi, oggetti e segni che intrecciano in grande libertà epoche e stili espressivi differenti. Va considerato inoltre che Blade Runner non conteneva una rappresentazione realistica della città di Los Angeles, cioè, come è stato spiegato da Mike Davis, «la grande pianura senza soluzione di continuità fatta di bungalow in decadimento, e di bassi villini stile ranch» (Agonia di Los Angeles, pp. 43-44), ma, se pensiamo che Los Angeles rappresenta nel nostro immaginario la città della finzione per eccellenza (grazie soprattutto alla presenza di Hollywood e Disneyland), appare evidente che per questo film non poteva essere...

Monoamorico, prossimamente bonobo / Un erotic now intorno al Future Sex

Future Sex, di Emily Witt (minimum fax, ben tradotto da Claudia Durastanti, ben editato da Enrica Speziale, sempre belle cose per un lettore) è un libro non bello ma utile: è una onesta, coraggiosa narrazione di un viaggio personale alla ricerca della liberazione sessuale nel proprio tempo di vita. Witt è una giornalista culturale, e in quanto giornalismo il suo è molto ben scritto, e narra esperienze proprie e altrui con una schiettezza che è tipica della trasparenza puritana americana. Una donna, scopriamo, viene educata poco prima del 2000 a un pacchetto di “moralità” che forma a una destinazione di monogamia, matrimoniale o meno; il sesso viene contemplato con più partner, in una fase di libertà “giovanile” ma poi il setaccio deve conservare il seme della maternità, e quindi di un nucleo convivente che permetta ai figli di essere allevati nel miglior modo possibile (nel meno peggiore modo possibile). Poi la moralità “perbenista” corrente permette il “dolore della separazione”, e favorisce il mantenimento della duplice genitorialità. Quello che è oltre è il “sesso libero” che sommuove lealmente o slealmente questa camminata “morale”, il sesso nelle sue molteplici variazioni...

Archivi di domani / Ricorda il tuo futuro

L’esperienza ci induce a pensare che passato e futuro siano differenti e che le cause precedano gli effetti. Il passato quindi non possiamo cambiarlo e il futuro è legato allo spazio aperto delle possibilità, all’incertezza, alla sorpresa, o all’azione del destino. Il flusso della memoria universale, però, certe volte giunge a suggestionare le menti degli individui meno anestetizzati con nuovi dubbi, inedite questioni, o ulteriori intuizioni. Parafrasando un frammento del filosofo presocratico Anassimandro immaginiamo che passato e futuro si trasformino l’uno nell’altro secondo necessità “e che si rendano giustizia secondo l’ordine del tempo”.   Ma Einstein ci ha insegnato che esistono innumerevoli tempi diversi, uno per ogni punto dello spazio, che le cose evolvono in tempi locali, e che i tempi locali evolvono uno rispetto all’altro, come in una rete di eventi che si influenzano vicendevolmente. Come si fa a creare un archivio utile e credibile quando si è sottoposti a questi spostamenti continui tra molti tempi e spazi diversi?   Proviamo anche a pensare come archiviare le zone vuote, quelle indefinibili, e a immaginare che siano accadute o che avverranno. Ci...

Costruttori di cattedrali / Oltre il museo e la funzione autore

Il museo dopo il museo. Il museo è il figlio prediletto della modernità. Più esattamente di quella particolare concezione del tempo che si è andata strutturando come secolarizzazione dell’escatologia ebraico-cristiana dandosi come proiezione «futurologica» nella doppia versione progressista e rivoluzionaria. «Domani accadrà», ripete la canzone moderna, e a quel domani ci arriveremo, progressivamente appunto, poco a poco, o con un salto rivoluzionario che scardina il continuum della storia, ma comunque ci arriveremo. Nel frattempo, mentre la colonizzazione del futuro si organizza, il presente può attendere, lo si può sacrificare in virtù di un domani migliore, e il passato invece occorre conservarlo. Certo per salvarlo dalla tempesta della storia che tutto travolge e dimentica, ma conservando il passato si finisce anche per neutralizzarlo. È così che nasce il museo – da questa particolare concezione del tempo al di fuori della quale non si sarebbe dato come istituzione culturale – e con questa particolare missione sociale: conservare il passato, tesaurizzarlo, e controllarne la memoria. Farne «monumento» da ammirare e contemplare. Ed è così che il passato diventa un’ossessione...

L’influenza della reputazione inizia dalla nascita / Black Mirror non parla del futuro

Una settimana fa ho ricevuto una notifica sul cellulare mentre stavo correndo. Netflix mi annunciava che era disponibile la (tanto attesa) terza stagione di Black Mirror, la serie inglese scritta da Charlie Brooker, per la prima volta prodotta da Netflix.   Alcuni giorni dopo, è uscito su Rivista Studio, un articolo che stroncava la nuova serie, affermando che le distopie immaginate nei nuovi episodi erano troppo banali e, soprattutto, secondo l’autore, “A dirla tutta, non sembrano esserci veri segni tangibili, né tantomeno avvisaglie, di imminenti distopie”. Come a dire, le distopie di Black Mirror non vanno prese sul serio, sono troppo radicali, non si avvereranno mai, i social media non ci rinchiuderanno in una prigione di vetro come racconta la serie.   Per sostenere questo argomento, l’autore porta l’esempio di un’applicazione, Peeple, che assomiglia a quella protagonista del primo episodio della nuova serie, in cui “una ragazza vive in un futuro non molto lontano in cui le persone vengono valutate – e ottengono rilevanza ed eleggibilità sociale – in base ai voti degli altri utenti di un sinistro social network che ha penetrato ogni piega della vita quotidiana...

Ininterrotta comunicazione / L’amore nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

Spesso, superata una certa fase iniziale di conoscenza, gli utenti dei maggiori social network, in particolare quelli che prevedono una chat interna, sono soliti lamentarsi reciprocamente dell’artificiosità del medium. Si fa strada una certa reticenza nel parlare, la sensazione – quasi una vergogna – di aver superato un limite d’intimità con un estraneo, di cui al fondo si conosce solo l’identità costruita sullo schermo, per esso o tramite esso. A volte l’escamotage per uscire da questo imbarazzo è lo scambio di numeri di telefono, come se la voce, lo scambio delle voci, creasse una sfera maggiormente “reale”, rispetto a quella interamente scritta della chat. Spesso allo scambio dei numeri di telefono non fa seguito alcuna telefonata. Resta un pudore, un’intimità che fatica a essere violata, anche volendo: come se la scrittura e la voce fossero due realtà totalmente incommensurabili.   Più spesso risulta maggiormente efficace lo scambio dell’indirizzo privato di posta elettronica: si resta sul piano della scrittura, ma all’immediato dileguare della chat (in cui spesso la possibilità di scrivere in contemporanea crea sovrapposizioni tra le risposte) fa da contraltare la...

Immaginare il domani / Future ways of living

“Come fare perché la tecnologia ci aiuti a creare il modo con cui vivere nei prossimi dieci anni?”. Questa la domanda a cui cercano di dare riposta i sei progetti raccolti in Future ways of living (24Ore Cultura, 304 pagine, 30 euro) cercano di dare una risposta. Il volume, pubblicato in inglese, racconta l’evento organizzato durante Expo Milano2015 da Meet the Media Guru, guidato da Maria Grazia Mattei, e Institute without Boundaries del George Brown College di Toronto, diretto da Luigi Ferrara. Le due organizzazioni hanno infatti riunito esperti internazionali – guru della computer science e dell’arte, dell’architettura e del design – e personalità accademiche e professionali per immaginare sei possibili scenari per la vita umana del futuro. Dopo due giorni di lezioni ispiratrici dei guru, i partecipanti sono stati divisi in sei team e – seguendo il metodo della charrette elaborato dall’Institute Without Boundaries – sono messi al lavoro per elaborare sei idee. Sei ipotesi basate sull’utilizzo attivo della tecnologia, “arma a disposizione” da utilizzare in modo sostenibile e umano, senza essere spettatori passivi dei trend tecnologici, per realizzare quel “Villaggio Globale”...

I nuovi videgiochi spaziali / Simulare il futuro

Nel luglio 2015 New Horizons, una sonda della Nasa grande circa come un pianoforte a coda, ha raggiunto Plutone, remoto pianeta (nano) del Sistema Solare e fino allo scorso dicembre – quando sulla Terra hanno cominciato a ricevere le incredibili e sorprendenti informazioni raccolte dalla sonda – avvolto nel mistero, che tuttora in larga parte permane, sulle strane formazioni criovulcaniche e la storia geologica dell'affascinante astro. Il chip che regola il funzionamento dei motori di New Horizons, oltre ai sensori e alla trasmissione dei dati, è lo stesso processore installato nella prima console PlayStation di Sony, apparsa sul mercato nel 1994. Come spiegano gli stessi scienziati dell'agenzia spaziale americana, per loro il fattore determinante non è tanto la potenza del processore quanto la sua affidabilità. Considerato che ora la sonda ha superato Plutone e viaggia nel cosmo sconosciuto è chiaro che, nonostante qualche ritocco della Nasa per difendersi dalle radiazioni durante il suo viaggio siderale, il processore abbia superato a pieni voti qualsiasi test di “controllo qualità”.   Per chi ama i videogiochi, non solo come prodotto finito con cui divertirsi ma come...

Antonio Calabrò, Palermo, la guerra di mafia nei primi anni Ottanta / Digerire i morti

“Fatica, Palermo, a digerire i suoi morti”. Ecco, a pagina 62, il senso di questo nuovo libro di Antonio Calabrò (I mille morti di Palermo, Mondadori, pp. 256, € 18,50) dedicato alla spietata guerra di mafia che insanguinò le strade della città e le menti dei cittadini nei primi anni Ottanta. Periodo in cui, con strategia tanto lucida quanto spietata, i cosiddetti Corleonesi guidati da Totò Riina e Bernardo Provenzano presero il potere a Palermo e dintorni, sterminando i principali esponenti delle cosche rivali e chiunque, con loro, li ostacolasse nel cammino di acquisizione della leadership criminale sul territorio. Un periodo denso, allucinante, cupo, che ha radici antiche e strascichi lunghi, su cui Calabrò – cronista del quotidiano “L’Ora” all’epoca – si sofferma con dovizia di particolari, ricostruendo strategie globali e piccole tattiche individuali, storie di vita vissuta, retrofondali politici e spettri economici. Antonio Calabrò, I mille morti di Palermo A un certo punto, nel libro, ci si perde, tanto complesso è il groviglio di assassinii e vendette, tradimenti e delazioni, astuti pentimenti e patetiche levate d’orgoglio, spie e controspie. I protagonisti sono...

La sesta edizione di ON a Bologna / “Dopo, Domani”: un progetto d'arte utopica sul lavoro e l'abitare oggi

Mi è capitato, come forse anche ad alcuni di voi, di partecipare a bandi per incarichi di lavoro all'estero in strutture pubbliche (almeno in parte), e di scoprirmi davvero poco preparata a fornire un quadro sul mio lavoro passato che riuscisse a restituire da una lato quelle che oggi vengono dette le skills (ovvero le competenze acquisite nel corso della carriera professionale), dall'altro a mostrare come tali abilità potessero offrire un reale potenziale di sviluppo per chi avrebbe dovuto scegliermi. Lavoro come curatore d'arte contemporanea e so che non è tra i lavori più comuni, ma credo che buona parte della mia generazione, io ho 37 anni, si trovi a vivere questa situazione. Non si tratta di precariato o almeno non solo, si tratta a mio parere di visione, di proiezione, e perché no, di desiderio. Aspetti che spesso sono fuori dalla nostra portata e dalla nostra preoccupazione, per lo più rivolta alla risoluzione di un presente. Si tratta di capire che e come quel che stai facendo può diventare bagaglio fondante il tuo futuro. Di capire, e dunque prima di tutto di cercare, il punto in cui ci troviamo lungo un percorso che ha un prima e avrà un dopo, e soprattutto...

Ritorno al futuro. Il futuro non è più quello di una volta

Che un soggetto rifiutato da più di quaranta Studios sarebbe potuto diventare uno straordinario successo commerciale e (rarissima combinazione) uno dei cult più famosi della storia del cinema, dovette sembrare abbastanza improbabile nel 1985. Zemeckis e il suo co-sceneggiatore Bob Gale, ad esempio, temevano che la trama del film fosse troppo infantile per gli adolescenti di allora (famelici della combo sesso e violenza sdoganata ormai da un po’) e al tempo stesso la consideravano troppo rischiosa per una destinazione disneyana, vista la sotto-trama del possibile incesto madre-figlio. Senza la tenacia del regista e l’aiuto provvidenziale di Spielberg nelle vesti di produttore, oggi non avremmo Ritorno al futuro, uno dei film più citati, parodiati e amati della storia recente.   Difficile stimare se anche in Italia come negli Stati Uniti la saga vanti la stessa quantità di fanatici ammiratori, o di nerd e geek che ne fruttano ogni elemento (arrivando a darsi pena di costruire una DeLorean con le lattine di Pepsi). Quel che è certo è che anche da noi il film conta infiniti passaggi televisivi ed è considerato pi...

Discesa nelle apocalissi queer

Apocalissi queer: Elementi di teoria antisociale di Lorenzo Bernini (àltera. Collana di intercultura di genere, ETS, Pisa 2013) è un testo composito e tuttavia organico, in grado di restituire la complessità della riflessione maturata all’interno di quel vasto campo di sapere che dagli Stati Uniti abbiamo ormai imparato a chiamare  “Queer Theories”. L’approccio multidisciplinare che l’autore adotta mette in dialogo la filosofia politica con la psicoanalisi e i Cultural Studies, in un’analisi sempre attenta alla contingenza storica. Tra i meriti del lavoro di Bernini va innanzitutto messo in evidenza quello di aver colto e interpretato l’assenza rumorosa delle cosiddette “teorie queer antisociali” dal panorama italiano, aprendo da un lato la strada a un campo di ricerca finora poco esplorato e dall’altro invitando a rileggere autori più noti che in Italia siamo soliti associare alle teorie queer. Infatti, mentre i nomi di studiosi come Michel Foucault o Judith Butler sono immediatamente riconoscibili quali voci influenti dell’odierna produzione intellettuale sui temi del genere, della...