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libertà

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Censura e democrazia

Torno in Italia e orecchio discorsi che mi piaccion poco. Ne trovo traccia sulla stampa, sui blog, sui magazine internazionali. Anche al bar, devo dire. Racconto che a Hong Kong c’è maretta, perché l’elezione a suffragio universale del Governatore, promessa per il 2017, rischia di ridursi – così comanderebbe il Partito da Pechino – a una farsa: gli Hongkonghesi sceglieranno il proprio Governatore tra due o tre nomi indicati da notabili fedeli alla Repubblica Popolare Cinese. Non è una farsa: è un imbroglio, un plateale tradimento degli accordi che regolano la graduale presa di sovranità sulla ex colonia britannica da parte della Cina.   A Milano, il furbetto della birra accanto non si esime dal commentare: e perché, da noi? No caro, da noi la democrazia c’è. Il popolo sovrano la esercita entro i limiti e nelle forme stabilite dalla Costituzione. E non a caso spuntano, piacciano o meno – a me meno – Grillini, Salvini, e Renziani a piè sospinto. A Hong Kong nulla di nuovo avrebbe possibilità di spuntare, se il diktat di Pechino passasse. Sì, mi dice birretta...

Donne inadeguate

Dietro la storia de Le piene di grazia (Rizzoli 2015) sembra di cogliere gli echi delle molte donne vittime di violenza. È un grido forte, ma composto. Il silenzio delle pinete e il frinire delle cicale nascondono un terribile segreto, ma il suono dei lamenti risulta ovattato dalla bellezza del paesaggio, da una piccola comunità apparentemente integra e inoffensiva. Ritornano in mente i lucenti campi di grano tra i quali era imprigionato il bambino-ostaggio del celebre Io non ho paura di Niccolò Ammaniti. L’ambientazione del romanzo infatti rassicura e spaventa contemporaneamente; è lo specchio di un' Italia del sud chiassosa e stereotipata che preferisce celare i suoi soprusi nel silenzio dell’omertà.   La realtà tratteggiata dall'autrice da una parte si rivela una piacevole madeleine che riporta involontariamente alla memoria il folklore del meridione, il pane con le olive e le buffe superstizioni di paese, dall'altra prende la forma di una vicenda di cronaca in cui si consuma un atroce femminicidio. Tra processioni e pranzi domenicali – “Ho mangiato la pasta e il bis della pasta. Ho mangiato le salsicce e le braciole. I peperoni, il formaggio, il salame. Ho mangiato tutto...

Giovanni De Luna. La Resistenza perfetta

Come spiegare in breve ciò che accade nella storia italiana nei venti densissimi mesi tra il 1943 e il 1945? Come restituire la stratificazione di senso che assume quella vicenda complessa, che ha il suo prima nel fascismo e nella guerra e il suo dopo nella storia della Repubblica antifascista, di cui la Resistenza diviene anche mito fondativo e continua a essere il reagente della politica per settant'anni?   David Bidussa ha sintetizzato con efficacia il disagio attuale di chi si cimenta in questo discorso scrivendo che «il 25 aprile si conferma come una partita dove non c’è la storia, bensì l’uso politico del passato». Uscire dall'impasse che segna oggi la comunicazione dei valori della Resistenza, troppo spesso trasformata in monumento, oggetto antiquario o in storia scandalistica, è possibile se si torna a «raccontare i fatti», continua Bidussa, e «scavare negli atti, descrivere che cosa si fece, rintracciare i motivi e far emergere i sentimenti di chi agì», in altri termini «ricostruire storie».   Questo non significa accettare una moltiplicazione dei punti di...

Etimologiario

amaro agg. (crasi tra il s.m. amore e l’agg. raro) – dicesi di cosa o persona che ama pochissimo.   ambizione s.f. (der. dell’agg. num. ambo: l’uno e l’altro, tutti e due) – partita doppia condotta da un soggetto a struttura binaria, capace di coniugare contemporaneamente il sé reale e il sé ottativo. Il carattere duale agisce da moltiplicatore di energie e attiva una potente molla che consente di raggiungere qualsiasi meta.   baldanza s. f. (com. dal s.m. ballo e dal s. f. danza) – atteggiamento del corpo e dello spirito posto ambiguamente tra il ballo e la danza, nell’incerto ma inebriante interstizio tra due sinonimi.   crepuscolo s. m. (dim. del s. f. crepa) – esile crepa del tempo tra il giorno e la notte. Una pausa sottile dove i colori si accendono, brevemente sottratti al dominio della luce o del buio.   entropia s. f. – un’utopia rientrata. La felice energia utopica si raggomitola generando preoccupanti malesseri (solitamente con febbre).   esilio s. m. (der. dell’agg. esile) – condizione molto delicata. Sospeso a fili sottilissimi, esili resti di...

Prigionieri nella rete?

L'ampia letteratura sul tema del rapporto tra libertà e controllo in Rete si è recentemente arricchita di un nuovo interessante capitolo, mi riferisco al saggio che Giovanni Ziccardi ha pubblicato per Raffaello Cortina. Va subito detto che non siamo di fronte ad alcuna novità sostanziale, nulla dunque viene aggiunto alla narrazione dei fatti che hanno condotto all'affermarsi dell'attuale sistema onnipervasivo di controllo, così come non viene proposta alcuna nuova mappatura del potere e del contropotere in Rete. L'elemento che rende prezioso il saggio di Ziccardi va dunque cercato altrove; si tratta – a mio avviso – della capacità di inserire quei fatti e quelle mappe in un quadro di riferimento giuridico. Proprio l'attenzione alle categorie giuridiche rende l'opera dello studioso italiano un utile approfondimento di altre letture come, ad esempio, del bestseller internazionale nel quale Glenn Greenwald racconta le vicende che hanno trasformato l'informatico statunitense Edward Snowden nel più famoso whistleblower al mondo. Ne rappresenta un completamento ideale, riesce infatti a sistematizzare in un...

Fuggire da Pyongyang

La Corea del Nord è un grosso buco nero. Non è la Svizzera pulita e ordinata che pretenderebbe Antonio Razzi, uno che con l'italiano arranca e sembra avere più dimestichezza con le serre di pomodori che con i Lager. La Corea del Nord è un buco nero che separa le macchie luminose della Cina e della Corea del Sud, nelle immagini notturne scattate dai satelliti. La Corea del Nord è un buco nero anche per le organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani. La Corea del Nord, forse proprio in virtù del suo essere oscura e impenetrabile, è un tema interessante per i lettori italiani: in soli quattro mesi, il libro di Blaine Harden Fuga dal Campo 14, pubblicato da Codice Edizioni, ha venduto più di ventimila copie. I lettori italiani, evidentemente, sono meno creduli dei loro politici.     Fuga dal Campo 14 racconta l'inferno di Shin Dong-hyuk, l'unica persona nata in un campo di prigionia nordcoreano che sia riuscita a scappare e raccontare la sua storia. A scriverla ci ha pensato Blaine Harden, giornalista americano che per quindici anni ha lavorato come corrispondente estero per il...

La chiesa dei poveri

Dopo avere occupato per secoli il pensiero di economisti e riformatori sociali di varia scuola, la questione della povertà, sembrava essere stata definitivamente superata nei Paesi Occidentali grazie ai successi economici senza precedenti raggiunti dal secondo dopoguerra in poi. La crisi economica che sta scuotendo l'Europa, e l'immigrazione massiccia di gente che fugge da situazioni disperate in diverse parti dell'Africa e del Medio Oriente cercando scampo nel Vecchio Continente, hanno ridato centralità al tema della povertà e dei poveri. Da sempre la Chiesa li assiste e li soccorre, da quando non esisteva neppure l'idea di stato sociale, e lo fa ancora oggi mentre lo Stato, divenuto nel frattempo stato sociale, sembra non averne più le risorse o la capacità.   L'altra faccia della povertà, è la ricchezza. Nel mondo cristiano è stata percepita sempre in modo ambivalente: da un lato l'amore per i poveri non è stato mai privo di una certa diffidenza, dall'altro quello per i ricchi ha sempre nascosto una buona dose d'invidia e lo stesso tipo di diffidenza nutrita verso i poveri, ma...

Rivoltare il grattacielo

«Nell'ora che seguì, Royal continuò a cercare la moglie, scendendo sempre più in profondità nella zona centrale del grattacielo. Mentre passava da un piano all'altro, da un ascensore all'altro, scopriva fino a che punto fosse arrivato il deterioramento dello stabile. La rivolta degli abitanti era al culmine. Attorno agli scivoli intasati giacevano montagne di rifiuti. Le scale erano sommerse di vetri rotti, sedie di cucine ridotte in pezzi e tratti di ringhiera. […] Più scendeva e più gravi erano i danni: le porte antincendio scardinate, le finestrelle di controllo al quarzo sfondate.» J. G. Ballard, Il condominio, Feltrinelli, Milano 2009, p. 96.   Nella sovrapposizione tra biopolitica e architettura fino alla loro coincidenza, lo scrittore di fantascienza J. G. Ballard situa la rivolta. Nelle pagine de Il condominio, essa esprime il tentativo di spezzare quel vincolo che stringe il singolo alle sue condizioni di esistenza. Questa rivolta grida di farla finita innanzitutto con il dispositivo architettonico, quindi con le imposizioni sorte dallo spazio circostante: se qui avviene una cattura e un...

La madre di tutte le danze

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze. Elena Korzhenevich, lettera27   Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English version     Questo testo è dedicato alla memoria di Didier Schaub     “Perché l’Africa?” Davanti alla domanda, il primo impulso è stato quello di imitare l’attore americano che recita nella pubblicità del caffè, e rispondere: “What else?”. “Cosa, altrimenti?” Sono figlio di Lydia e Simon, due eroi bassa. Sono il prodotto di questi due esseri...

Intervista con Eva Truffaut

Eva Truffaut è inconfondibilmente riferibile a suo padre François, per fisicità e sensibilità artistica. A Palermo come Presidente di Giuria nell'ottimo Sicilia Queer Film Fest ai Cantieri Culturali alla Zisa, Eva Truffaut si scopre innamorata della Sicilia (“In questi giorni ho fatto tante foto in questa terra di opposti, dall'incredibile fermento. Qui l'ombra è nera e la luce è immensa”) e vive il suo ruolo con consapevolezza e concentrazione:   “Mi piace stare in Giuria. Quale altra situazione permette il confronto di personalità così diverse tra loro per un tempo dato, nella condivisione di un'esperienza comune? Vedo i film più volte e non mi interessano le critiche fini a se stesse, quelle che esprimono un mero giudizio di gradimento, piuttosto amo il dibattito e il confronto di idee. La sensazione è quella di vivere in questo tempo preciso un po' più intensamente, un tempo più appassionato. Vivere i Festival è un'esperienza un po' privilegiata: si sta insieme per scoprire le possibili opere d'arte, perché un film dev'...

Combattere il terrore

Questo articolo è un estratto del saggio contenuto nell’ultimo numero della rivista “Carte Semiotiche” (La Casa Uscher) curato da Angela Mengoni e dedicato al ruolo delle relazioni anacroniche che attraversano la cultura visuale     Combattere il terrore   Nella storia dei conflitti successivi alla guerra fredda, la “guerra al terrore”, scatenata dall’attentato contro le Twin Towers dell’11 settembre 2001, comprende un insieme di dinamiche in cui gli obiettivi, le organizzazioni strategico-narrative, i confini spazio-temporali e gli attori coinvolti si moltiplicano e si diversificano a seconda dell’emergere delle minacce terroristiche, scatenando di volta in volta scontri diretti contro obiettivi nazionali, come l’occupazione dell’Afghanistan (ottobre del 2001) e la seconda invasione dell’Iraq (marzo del 2003). William J. T. Mitchell, autore di riferimento nell’orizzonte dei visual studies e fautore di un’iconologia del presente, nel suo Cloning Terror. La guerra delle immagini dall’11 settembre a oggi (La Casa Usher, 2012) spiega con chiarezza le trasformazioni...

Il giorno dopo

Speranza e orrore si mescolano sempre. Ciò che accade di questi tempi in Egitto e negli altri paesi arabi fa ovviamente ben sperare. Quasi tutti pensano che in tempi postmoderni non possa accadere nulla, ma sono stati smentiti. È accaduto: una sollevazione molto tradizionale senza riferimenti religiosi, che fa esclusivamente appello alla dignità umana e a rivendicazioni laiche. È uno splendido evento, ed è davvero un evento reale.   Con “evento reale” intendo che non c’è stata una transizione morbida. Viviamo in un momento di incertezza e non si sa chi è al potere, e questo naturalmente mostra che c’è speranza. La speranza indica semplicemente un momento aperto quando non si sa chi è al potere e poi il regime crolla.   In queste situazioni, però, il problema è che al contempo c’è speranza e c’è confusione, ci si può ritrovare con un regime ancora peggiore di quello precedente. [...] La lotta va avanti e questo costituisce la vera speranza. Vi ricordate per esempio la grande manifestazione contro Ahmadinejad organizzata da Mir-Hosein...

Amore e libertà politica

Tra i vari sistemi politici, la democrazia è il più difficile e tra tutte le forme di democrazia, quella liberale è la più ardita, ma anche la migliore.   Parte da questo assunto un importante saggio, Emozioni politiche. Perché l'amore conta per la giustizia (ed. il Mulino), scritto da Martha C. Nussbaum, filosofa politica, personalità di spicco nel mondo accademico internazionale, famosa per avere sostenuto e studiato il ruolo delle emozioni in politica, per avere rivendicato l'importanza del sentire e dell'agire femminile nella promozione della libertà e della giustizia, e per avere fatto rientrare la natura, e soprattutto gli animali, tra i soggetti di diritti che i governi dovrebbero impegnarsi a difendere.   La democrazia politica liberale si fonda sul consenso della maggioranza attorno a valori quali l'uguaglianza, la libertà e la giustizia, e sui modi in cui praticarli. Dalla Rivoluzione Francese, che per prima li ha proclamati e resi universali, la storia ha prodotto un numero notevole di cattivi governi e di mostruosità compiute al grido di Libertà, Fraternità,...

Gesù Cristo e Woodstock in spot

«Le grandi domande sono cambiate», afferma con risolutezza l’attrice in un recente spot della Ing Direct. Che qualcosa stia cambiando – non tanto le «grandi domande» cui lo spot allude – lo mostrano con chiarezza proprio le immagini dei mass-media, anche se non le «grandi domandi» cui lo spot allude.   Per seguire questi grandi cambiamenti ritorniamo a un altro spot della stessa azienda. In questo caso, la Ing Direct si è spinta a trasformare il palcoscenico di Woodstock nella location più propizia per pubblicizzare un conto corrente dalle qualità «rivoluzionarie». Difficilmente ci si sarà dimenticati di questo spot, in ogni caso vale la pena leggere il comunicato stampa della Ing Direct che presentava la campagna pubblicitaria:   «Lo spot rivisita un momento memorabile di cambiamento: il festival di Woodstock del 1969. Nel bel mezzo del concerto, in un clima di rinnovamento e speranza per il futuro, sale sul palco e prende la parola Marco, un cliente Ing Direct, che incita la folla a farsi delle domande, a chiedersi sempre il perché delle cose, dal momento che...

Parto

A chi non è successo di dover rischiare, di giocarsi tutto e compiere scelte difficili senza potersi permettere il lusso di voltarsi indietro?   L’estate è un salto, un vuoto, un lancio di palla oltre la quotidianità. Giornate lunghe in cui si progettano i rischi e spesso gli errori futuri, giornate in cui ci si riposa e si ha tempo per azzardare pensieri e azioni.  
Raccontate a Doppiozero le vostre storie di azzardo, di rischio, storie in cui è andata come è andata, ma comunque sempre senza rimorsi e senza rimpianti. Scelte che hanno portato ad un cambiamento, anche imprevedibile, azioni che vi hanno indirizzato in altri luoghi prima impensabili.   David Hockney, particolare della copertina di Camera Works, 1984     In fondo non la può guardare nessuno, eppure è imbarazzata mentre si abbassa le mutandine in bagno. Affiora l'ansia: sospesa nel cerchio della bocca e incastonata nella forma di uno spicchio di luna che le appare sul viso ovale.   Il ciclo si è interrotto.   Prima che comprenda, si volta d'istinto verso la finestra che incornicia un tramonto luttuoso...

Quei graffi sui muri...coro della città contemporanea

Da una città che lotta da anni, decenni, contro la violazione del muro “pubblico”, che vede susseguirsi amministrazioni che, ognuna a proprio modo, si ostinano, sebbene consapevoli dell'inutilità del gesto, a pulire e ripulire intonaci di palazzi, portici, colonne e serrande dai segni a spray che, dall'altra parte, gli avversari di questo duello, le giovani bande graffittare, persistono a comporre in un crescendo sempre diverso; da una città come Bologna, che vanta una tradizione più o meno legittimata di writers che proprio ora vengono scritturati dal Comune per comporre facciate intere di palazzi di periferie, e che sebbene desideri vantare questo primato non si trova ad esser poi tanto diversa da Milano, Roma o Zagabria; da queste strade, ovvero dalla strada, da questo luogo che è un alternarsi e altalenarsi di spazio pubblico e privato, di concessioni e appropriazioni, di voci, firme, legislazioni; da qui, dallo studio, dal loro rinnovato spazio Atelier Sì che dà il nome alla nuova forma che si è data il gruppo, non più compagnia teatrale ma collettivo di produzione artistica, ecco, dalla...

Viaggiare in un armadio Ikea

Ci sono libri che incuriosiscono per via della loro storia editoriale, per il successo imprevedibile che hanno riscosso. Un autore esordiente, dalla biografia stravagante – è stato dj, assistente di volo e illusionista –, un’idea spassosa e senza pretese, la vicenda di un piccolo editore al quale esplode in mano un bestseller da più di 300.000 copie, i cui diritti sono poi stati venduti in tutto il mondo.   Sia chiaro, non c’è niente di male nel fatto che un libro diventi un fenomeno di costume. Al contrario. La cosa che stupisce di Romain Puértolas, un francese del Sud con origini spagnole, e del suo L’incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio Ikea (Einaudi, 2014) è che sia riuscito a mettere d’accordo pubblico e critica, anzitutto in Francia. Si è parlato di libertà assoluta, di lingua fantasiosa, di dialoghi degni dei più abili sceneggiatori, di un’ironia di cui si sentiva il bisogno.   Le peregrinazioni di Ajatashatru Lavash Patel che viaggia dall’India verso l’Europa per acquistare un letto di chiodi Ikea, ultimo modello,...

Dubai: Disneyland per adulti

Solo qualche giorno fa il Guardian ha pubblicato una classifica delle città globali in base alla potenza del loro brand. Nella valutazione sono stati considerati due aspetti fondamentali: la dotazione di “assets” (attrazioni ed infrastrutture, soprattutto trasporti) e il “buzz” che coincide con la popolarità del brand nella rete. L’aspetto più interessante dello studio è la conferma dell’ascesa delle cosiddette “world class city” e in particolare Dubai, piazzatasi al decimo posto.   Il modello adottato da queste amministrazioni consiste nell’attrarre l’interesse dei cittadini globali (investitori ma anche turisti) ricorrendo a specifici dispositivi spaziali: un sistema di trasporti che garantisca un alto livello di connettività globale; uno skyline riconoscibile; uno spazio pubblico in cui siano assenti segni visibili di povertà. La pianificazione delle “world-class cities” sembra essere dettata più dall’obiettivo di primeggiare in graduatorie come quella pubblicata dal Guardian che dall’intenzione di soddisfare i bisogni di chi le abita....

Giorgio Agamben. Il fuoco e il racconto

Parola di filosofo: le classifiche dei libri più venduti sono «infami» («sì, infami», ribadisce). Osservate dalle alture spirituali che sono la dimora abituale di Giorgio Agamben, molte altre cose, com’è facile intuire, potranno apparire ancora più detestabili ed inutili. Tacciabile d’infamia è soprattutto quell’immane e universale degradazione che ha trasformato l’arte, la letteratura, la religione e la stessa filosofia in «spettacoli culturali» privi di ogni «efficacia storica».   Per non parlare, aggiungo io, di una critica letteraria capace di risultare, con eccezioni sempre più rare, nello stesso tempo vacua ed asfissiante, e cronicamente incapace di intuizione. Anche per questo la lettura dei saggi raccolti in Il fuoco e il racconto equivale a un atto salutare di liberazione. Ebbene sì, proprio perché sappiamo che la vita è breve, e i suoi possibili significati sempre incerti e caduchi, tanto vale concedere a se stessi le maggiori ambizioni, e puntare dritto nella direzione delle cose supreme.     Si può non essere d’accordo su molti singoli giudizi, certamente, ma la fiducia che volentieri si concede alle argomentazioni di Agamben discende dal fatto che, per...

Gli agnostici dell’utopia digitale

Gli hacker stanno ridisegnando il volto delle società liberali contemporanee. Non solo perché sono protagonisti dell’evoluzione delle tecnologie digitali e della rete, che hanno un ruolo cruciale nell’economia e nelle vite di miliardi di individui. Ma anche perché le azioni degli hacker sono in grado di portare una critica fondamentale all’interno della struttura politica delle nostre società basate sulla conoscenza e sull’informazione: una critica che, seppur basata su di un pilastro del pensiero liberale, come la libertà di parola, è diretta ad altri fondamenti di questo stesso pensiero, come il diritto di proprietà intellettuale.   Lo scontro tra questi due diritti è visibile in decine di avvenimenti della storia più recente, ed è uno dei sintomi più evidenti delle contraddizioni insite in un modello di società in cui il diritto relativo alla proprietà privata si è espanso a tal punto da condizionare le nostre possibilità di leggere, scambiarci una canzone o produrre e condividere cultura. È quello che sostiene Gabriella Coleman,...

Speciale Librerie | Un nuovo manifesto di Ventotene

Una “ciabatta sul mare”, così Camilla Ravera ribattezzò Ventotene, una striscia di terra in mezzo al Tirreno, l’isola dove insieme a tanti altri intellettuali antifascisti era stata costretta al confino dal regime.   A volte, ripensando alla mia esperienza di libraio indipendente, non posso non soffermarmi sui paradossi della storia: per trovare un posto, non solo un luogo dell’anima ma anche uno spazio terribilmente fisico dove poter fare il mio mestiere, e soprattutto dove poterlo fare con assoluta libertà, sono dovuto tornare nella terra dei nonni, miei e di mia moglie, proprio in quell’isola nella quale non più tardi di sessant’anni fa si veniva confinati, privati della libertà e ridotti ai margini della grande storia del Novecento.   In questa terra, che nel frattempo è diventata una splendida area marina protetta, un po’ di tempo fa mi sono domandato se anch’io che di professione vendo libri non potessi trovare una piccola oasi, al riparo dai meccanismi del mercato editoriale che troppo spesso premiano solo chi ha le spalle più grosse. L’idea era...

Offside Effects

La Prima Triennale di Arte Contemporanea di Tbilisi si è inaugurata a fine ottobre 2012, a poche settimane dal drastico rovesciamento politico che ha visto il partito “europeista” di Mikheil Saakashvili, al potere da un decennio, sconfitto dall’alleanza “Sogno georgiano” del miliardario Bidzina Ivanishvili. Anche se non sempre le macrostrutture economiche e politiche devono essere messe in causa quando si parla di cultura visiva contemporanea, nel caso di Offside Effects, la premessa politica è quanto mai importante. Soprattutto se si considera che l’evento, organizzato da un centro culturale totalmente indipendente come il CCA (Center for Contemporary Art Tbilisi), ha dovuto assistere al repentino decurtamento dei fondi istituzionali accordati dal precedente governo, ad appena una settimana dalla vittoria del nuovo premier filorusso Bidzina (o come si fa chiamare Boris) Ivanishvili.   La vigilia della Triennale è stata dunque segnata da quest’evento, che piombato addosso agli organizzatori, ha immerso i partecipanti in un contesto tutt’altro che jet set. Una mail inviata alla vigilia delle elezioni...

Il voto svuotato

Il consiglio regionale della Lombardia va a casa. Formigoni e la sua giunta, travolti dagli scandali, devono rassegnarsi a scendere dai piani alti di Palazzo Lombardia. A premere il bottone dell’ascensore che li ha portati a terra è stato l’assessore Zambetti, arrestato dopo le inchieste della Direzione Antimafia. Zambetti è stato eletto con oltre 4.000 voti di preferenza raccolti – secondo l’accusa – attraverso i signori della ‘ndrangheta operanti nell’hinterland milanese. Davanti a questo fatto gravissimo l’attenzione di tutti – delle forze politiche, dei media, dell’opinione pubblica – si indirizza ancora una volta su quello che uscirà dalle urne: i risultati raccolti dai partiti, gli eletti, le possibili future maggioranze.   Nessuna attenzione su quello che nelle urne ci entra: vale a dire l’uso che i cittadini fanno, nella realtà, non nei manuali di educazione civica, del diritto di voto loro assegnato dalla Costituzione. Quindi, nel contesto della Lombardia (ma solo qui?), il problema della grave ferita rappresentata dalla vendita del diritto elettorale da parte...

Un biglietto nostro

Traslocare significa sbudellare la propria casa e mostrare nella pubblica via le proprie viscere: un orrore. Un’endoscopia della propria vita materiale a cui gli altri assistono. Vedono le tue scelte stilistiche in fatto di mobilia, sanno delle tue fatiche economiche che non ti hanno concesso di comprare un’ottima lavatrice o un armadio più grande; per non dire della quadreria irrimediabilmente modesta, in termini artistici s’intende. Un orrore. Ebbene in questo orrore mi è successo – e questo è il versante miracolistico di un trasloco – di ritrovare il vecchissimo biglietto di un concerto: Palasport – Bologna 31 marzo 1973 – ore 21,30 TRAFFIC - gradinata L.1.500 n.796. Un tagliandino rosa che, oltre alle scarne informazioni su riportate, non ha altro. Del tutto simile a quello che un tempo usavano nelle “pesche” della parrocchia, madre e figlia con il numerino su entrambe, e basta.   No, niente biscottini proustiani, l’istantaneo scatenamento emotivo della mia personale memoria rimanga a me, a poco servirebbe raccontarlo – come non oso pensarlo - a chi non è me. Per chi...