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Eugenio Montale

(39 risultati)

Le trame del carrubo

Ignara di usare un toscanismo di derivazione colta, mia madre nel suo vernacolo bresciano le chiamava cornacchie. Niente a che fare con i corvidi dominatori dell’urbe e del contado. La voce greca keràtion, e il calco tardo latino cornulum, vale sia piccolo corno che carruba,  il bruno pendulo baccello (siliqua in latino) frutto dell’albero del carrubo (Ceratonia siliqua). Da qui anche la voce carato, l’unità di misura dei diamanti, derivata dal peso pressoché costante dei piccoli duri semi delle carrube.   Le ho assaggiate da piccola, quando erano già in disuso e avevamo ben altri dessert, ma per la generazione di mia madre sono state spesso i soli dolcetti disponibili. Tant’è che, ridotte in farina e con l’aggiunta di grassi e olii vegetali, sono un succedaneo del cioccolato.     A produrle è un albero originario dell’Asia Minore: assai decorativo, non svetta ma ha chioma tondeggiante espansa compatta, foglie composte paripennate con tre quattro coppie di laminelle ovali, coriacee, smarginate all’apice, d’un verde intenso e brillante sulla pagina superiore...

Tre spiagge e una foce. Ricordo di Vittorio Sereni

Sono passati trent'anni esatti dalla morte di Vittorio Sereni e, dato che questo grande poeta era nato a Luino nel 1913 (27 luglio), il trentennale della morte coincide curiosamente con il centenario della nascita.   Un lettore di provincia come me, che, come moltissimi altri è vissuto  sotto l'incanto del mito della "Frontiera", esile mito, vorrebbe rendere omaggio a Sereni analizzando quattro sue celebri poesie, una per raccolta, in modo da fornire anche un' antologia minima che possa rendere eventualmente l'idea di un percorso.   SETTEMBRE Già l'òlea fragrante nei giardini d'amarezza ci punge: il lago un poco si ritira da noi, scopre una spiaggia d'aride cose, di remi infranti, di reti strappate. E il vento che illumina le vigne già volge ai giorni fermi queste plaghe da una dubbiosa brulicante estate. Nella morte già certa cammineremo con più coraggio, andremo a lento guado coi cani nell'onda che rotola minuta. E' una poesia della raccolta d'esordio, Frontiera; la raccolta uscì una prima volta nel 1941; la poesia è stata...

Bersani, mi ricordo di te

“Pensa:/ cangiare in inno l’elegia, rifarsi;/ non mancar più.”, scrive Eugenio Montale in Riviere (1920). Trasformare l’elegia in un inno: cosa significa? Che cos’è, un’elegia? E in che senso l’inno dovrebbe esserne l’auspicabile superamento?   Detto molto semplicemente, l’elegia è un genere poetico associato in origine a riti funebri, poi comunque a temi malinconici, nostalgici; il suo carattere è quello della dolente riflessione, del ripiegamento su se stessi. L’inno, all’opposto, è un’aperta celebrazione, un pubblico appello (“Fratelli d’Italia…”; “Debout, les damnés de la terre…”); anche musicalmente ha di solito un carattere corale, esortativo, ottimistico; suona come una chiamata all’azione, una marcia verso il futuro.   La canzone di Gianna Nannini (con la collaborazione di Isabella Santacroce) scelta da Pierluigi Bersani come “bandiera” musicale del Pd per la campagna elettorale del 2013 si intitola, appunto, Inno. Saputo il titolo, uno va ad ascoltare il pezzo...

I Coralli di Giulio

Malcolm Einaudi Humes, figlio dello scrittore americano Harold “Doc” Humes e di Elena Einaudi, presiede da quasi dieci anni la fondazione dedicata a Giulio Einaudi, voluta e sostenuta (pur sulla soglia dei novant’anni) dall’indimenticabile “ingegner Roberto”, fratello maggiore di Giulio. Malcolm “nipote e figlio” di Giulio (adottato dai nonni dopo la scomparsa della madre) porta avanti un lavoro di organizzazione delle memorie sul grande editore torinese. Lontano da riflettori e dai chiacchiericci che dalla morte di Einaudi si diffondono ciclicamente più per evidenziarne (e più spesso deformarne) i vezzi che per indagarne le competenze. La fondazione tenta invece di indagare, conservare e raccogliere la parte più complessa e profonda dell’eredità di un editore che incarnò un’impresa culturale unica ed irripetibile, in un paese culturalmente maldestro, quando non addirittura ottuso. Per il decennale della morte, insieme all’editore Nottetempo, la Fondazione Giulio Einaudi ha pubblicato una nuova edizione del libro autobiografico di Giulio Einaudi, Frammenti di memoria. Ora per il...

Ragni e formiche

Cosa sono ragni e formiche per noi sapiens? Sui ragni ci sono pochi dubbi. Fanno ribrezzo, ci spaventano. Li guardiamo con orrore quando con le loro otto zampette sembrano muoversi dove noi non possiamo arrivare. Ci sentiamo minacciati alla loro vista, il nostro corpo potrebbe diventare una superficie da percorrere. Si temono le loro punture, li si immagina tutti come fameliche tarantole pronte a colpirci proditoriamente.   È la rapidità a spaventarci, insieme al modo furtivo in cui fanno ingresso nelle nostre vite. Primo Levi li associava alla morte: le ragnatele infatti coprono gli oggetti che abbiamo abbandonato, i luoghi dimenticati. Wells, il padre della letteratura fantascientifica, li immaginò capaci di organizzarsi per colpire gli umani. Nello splendido racconto “La valle dei ragni” (scritto nel 1903 e ora riproposto da Adelphi ) aracnidi di enormi dimensioni – la metà della mano di un uomo – si muovono in nuvole lanuginose simili a meduse, trascinate e guidate dal vento. Individuata la preda, la intrappolano con le ragnatele e la uccidono, come capita ad uno dei protagonisti del racconto, l’indiano dal...

Letteratura e vita provinciale

Queste sono o vorrebbero essere le riflessioni di uno scrittore di provincia circa le relazioni che intercorrono tra il luogo in cui si vive e ciò che si scrive, detto in maniera più pomposa: riflessioni sul nesso tra geografia e letteratura.   Sarà bene chiarire che io, io che scrivo, sono un provinciale a tutti gli effetti. Vivo in provincia di Bolzano, una provincia autonoma, e sono, in quanto insegnante, anche un dipendente provinciale. Inoltre mi sento proprio provinciale nella particolare accezione del termine che ricordava Walter Barberis in un suo bell’articolo su “la Stampa” del 6 agosto, e cioè “attardato culturalmente” e “periferico”. Mi sento davvero così. Non ci posso fare niente. Soffro del tipico complesso del provinciale. Ed è anche per ricostruire la genealogia di tale complesso, per tracciarne l’archeologia, in certo senso, che sto vergando queste note. Esse quindi non hanno tanto una valenza conoscitiva, quanto piuttosto esistenziale.   Non so poi se le mie riflessioni estemporanee possano avere o meno a che fare con l’attuale dibattito sull’...

Eco cinetico

Inaugura giovedì 8 novembre presso la Sala Archivi del Museo del Novecento di Milano, la mostra Programmare l’arte. Olivetti e le Neoaanguardie cinetiche a cura di chi scrive e di Marco Meneguzzo. La mostra arriva dal Negozio Olivetti di Venezia ma è stata completamente riallestita con molte opere in più e documenti inediti. Proseguirà fino al 3 marzo 2013 in un momento in cui Milano torna ad occuparsi di arte cinetica e neoavanguardie.   La mostra celebra i 50 anni dell’Arte Programmata di cui Umberto Eco fu il primo critico. Cinquant’anni dopo siamo andati a intervistarlo.   Il Gruppo T nel 1959   Genealogia di una mostra. Intervista a Umberto Eco     Opera aperta fu pubblicato nel 1962, lo stesso anno in cui fu allestita a Milano la mostra “Arte Programmata”, e alcuni degli argomenti affrontati nel suo libro si rispecchiavano nei lavori degli artisti. L’introduzione all’ultima edizione del volume ne ripercorre la genesi e ricostruisce il vivace dibattito critico che ne accompagnò la prima uscita. Ci pare molto interessante perché così...

Andy Warhol: il Braille mentale

“Per preparare una poesia, si prende ‘un piccolo fatto vero’ (possibilmente / fresco di giornata”: “una data precisa, un luogo scrupolosamente definito”. Così, memorabilmente, Edoardo Sanguineti in una di quelle Postkarten anni Settanta che segnarono, nella sua poesia, una svolta in direzione appunto cronachistica e giornaliera (e anzi, disse lui stesso, proprio “giornalistica”) – sorprendente in chi aveva esordito, due decenni prima, con una poesia astratta e “lunare” come quella di Laborintus, ispirata alla musica seriale e all’arte informale. Di mezzo – dalla fine degli anni Sessanta ma con maggior regolarità nel decennio seguente – c’era stato appunto l’avvicinamento del Grande Autore Modernista alla più umile e feriale delle sedi di scrittura, quella appunto con cui il giorno dopo s’incarta il pesce. Proprio com’era avvenuto al maestro avverso, Montale redattore al “Corriere della Sera” prima della “svolta” di Satura, la scrittura “maggiore” – quella in versi, ovvio – assai tangibilmente s’era...

#noteprimadegliesami

Come ogni anno, l’inizio dell’estate è scandito, sulle pagine dei giornali, dalle notizie sulla maturità, che presto verranno seguite dalla ricerca del tormentone musicale, dalla calura (o dal freddo), dal ritorno dei sandali o dal salvataggio di qualche cucciolo. Inossidabile nel tempo il topic ‘maturità’, evento che coinvolge circa 500.000 famiglie italiane, per circa tre giorni avrà anche la prima pagina oltre una serie di speciali collegati e il coinvolgimento di alcuni di noti intellettuali. Il fatto che io stesso sogni ancora ogni tanto lo scritto di matematica e che stia per partecipare a una cena di reduci nel ventennale della mia maturità, mi induce a ribadire che comunque è davvero un momento di passaggio importante che si colloca a chiusura di un ciclo, che è anche l’apertura di un altro. Forse davvero uno degli ultimi grandi riti di passaggio di massa, tale da catalizzare immaginario e produrre eccedenza di significati. Il boato delle trombe da stadio dei miei studenti e i fiumi di lacrime delle mie studentesse che hanno preceduto i loro gavettoni dell’ultimo giorno di scuola me lo...

Tonino Guerra. Ultimo canto

Santarcangelo di Romagna ha festeggiato il novantaduesimo compleanno di Tonino Guerra il 16 marzo. Il Museo MUSAS per l’occasione gli ha dedicato una piccola mostra raccogliendo opere scelte tra le tante (disegni, ceramiche, stoffe, sculture) che Guerra ha realizzato con artisti e artigiani soprattutto della Romagna. Il confronto tra grafica, pittura e opere tridimensionali parla di una spinta creativa che non si accontenta della doppia dimensione e cerca una diversa trasformazione delle cose nello spazio quotidiano. Sia le ceramiche, che realizzano fantastiche forme animali e interpretano antiche formelle devozionali, che le sculture, che dallo spunto figurativo transitano nella ricerca dell’oggetto funzionale (la lampada, il portavasi, i cuscini), rinviano alla radice della formazione dell’artista, sceneggiatore e poeta che nell’immediato dopoguerra iniziava la sua avventura con il dialetto scritto in versi e con il cinema della nuova realtà.   Il dialetto di Guerra, con quello di Pasolini, è stato la lingua sacra e libera che, dopo la catastrofe mondiale, permetteva ancora di nominare le cose e la vita senza contaminazioni...

Como. Il muro sul lungolago

Un giorno di settembre del 2009, Innocente Proverbio (cosa sono certi nomi e cognomi?), pensionato a passeggio col cane, si affaccia ad una delle feritoie poste sulle transenne che separano il cantiere delle paratie dal lungolago di Como. Quanto gli appare ha dell’incredibile. A poca distanza dall’acqua c’è un muro, alto circa due metri, che oscura la diga foranea e gran parte della passeggiata, il Lungolario Trento. Il lago non c’è più. Il pensionato telefona al giornale La Provincia e il “caso” esplode. Solo allora – ma come? – tutti scoprono che nel punto nevralgico del turismo lariano, là dove Como allestisce la rappresentazione di se stessa attraverso la scenografia che ha consegnato a libri, film, serial televisivi, riviste, è stata costruita una barriera di cemento armato per contenere le piene del lago che hanno inondato l’adiacente piazza Cavour 17 volte dal 1845 (non sembrerebbero molte). Finalmente consapevole, la cittadinanza si solleva compatta contro l’incomprensibile mostro. La Provincia si mette alla testa del movimento di protesta, facendo leva su un’imponente...

Il lutto del tutto

Amore e morte, per eccellenza, sono i temi della poesia. Uniti in un vincolo tenace, stabile proprio perché soggetto a tutte le metamorfosi, tutte le contraddizioni. Ed è così almeno da quando i fondatori della nostra lingua, nonché della poesia moderna, Dante e Petrarca, hanno avuto in sorte la “grazia ben formidabile” (così una volta, più tagliente che mai, Edoardo Sanguineti) del fatto – storico quanto mitobiografico – che “l’amata muore”.   Poeta per antonomasia petrarchesco si è mostrato, sin dagli esordi di Dietro il paesaggio (1951), Andrea Zanzotto. Così lo presentava infatti, nel ’54, il suo primo grande sponsor Ungaretti: di fronte al “segreto d’un panorama”, ogni giorno riscoperto e nondimeno sempre uguale, non si poteva che pensare al “Canzoniere del Petrarca dove da sonetto a sonetto appare sempre lo stesso fantasma, ma l’animo da sonetto a sonetto si modula a un grado diverso”. Esibitamente e quasi provocatoriamente Petrarca, dunque: nel tempo, il secondo Novecento, del massimo culto per Dante. Così fra l’...

La Milano-Sanremo: oltre la diade unità/disunità?

Cosa può dire, circa la questione unità/disunità d’Italia, una corsa ciclistica come la Milano-Sanremo? Forse poco, forse nulla. Del resto, nessuno sa che cos’è l’Italia: possiamo solo de-scriverla, mostrarne il funzionamento e le antropologie, le geografie o le topografie. La Milano-Sanremo può essere, credo, una forma di discorso sull’Italia, a metà strada fra l’indiretto simbolico di una narrazione e il godimento diretto, prelogico e icastico, di un’evidenza plastica. Ce lo dicono i suoi percorsi, i suoi attraversamenti, i suoi incantesimi, e quindi le sue logiche invisibili, sempre oscillanti fra l’elemento fisico e l’elemento del racconto, e dunque del sogno. Si tratta di prolungare la corsa sino al punto limite, per così dire, di lasciarla parlare. Ma buona parte del suo senso è contenuto nel piccolo segno grafico, il trattino che unisce/disunisce Milano, da una parte, e Sanremo, dall’altra. Due nomi, due polarità simbolico-geografiche: la corsa si produce proprio nella separazione, nella distanza – 298 chilometri – e quindi nel distanziamento...

Monterosso / Paesi e città

Le prime case di Monterosso furono costruite, circa mille anni fa, da genti che venivano dal mare e avevano, tra gli altri, il problema di nascondersi. Si arroccarono sulle colline a strapiombo sull’acqua e nelle valli. Passavano la giornata a lavorare la terra e a scrutare l’orizzonte, per essere pronti a respingere gli attacchi di chi avesse ripercorso le loro stesse rotte e delle navi pirata che incrociavano quel tratto di mare in cerca di bottino. Il Gigante, invece, fu voluto e poi realizzato, centinaia di anni dopo, da chi aveva intenti del tutto opposti. Vale a dire, farsi notare.   L’avvocato Giovanni Pastine era nato a Monterosso. Poi era emigrato in Argentina dove aveva fatto fortuna, si era sposato ed aveva avuto due figlie. Tornato a Monterosso negli ultimissimi anni dell’ottocento, per celebrare il suo successo aveva deciso di costruire una grande villa all’inizio della collina che si protendeva verso Punta Mesco, dunque sul lato occidentale del Golfo delle Cinque Terre, a circa un chilometro dal paese. Il sogno dell’avvocato era diventare Senatore del Regno e la villa, oltre a raccontare il suo successo come uomo d...

Coppie. Ettore Sottsass e Fernanda Pivano

Che coppia straordinaria sono stati Fernanda Pivano ed Ettore Sottsass. Così lui racconta la richiesta di lei, già sposata, d’andare a vivere insieme: “Un giorno Fernanda mi ha telefonato dicendo che voleva vedermi a Roma, e abbiamo combinato. Ci siamo incontrati a Piazza di Spagna. Era inverno e Fernanda aveva un grosso cappotto di peli ed era molto cambiata; sembrava appena uscita da un bagno gelato, dopo un sogno sconvolgente. Mi ha detto che stava divorziando e che sarebbe tornata a casa a Torino e se avevo ancora voglia di stare con lei. Le ho detto che mi sarebbe piaciuto molto, e dopo qualche mese è stato così”. Era il 1949. Molti anni dopo, nel 2004, Fernanda, divorziata per volontà di Ettore, lo incontra a Genova all’Acquario. Siede con altri al ristorante vicino alla vasca degli squali: “Sottsass, il mio ex marito, era due tavoli più in là. Credo non mi abbia riconosciuta perché non mi ha nemmeno salutata. Povera me”.     A testimoniare questo sodalizio amoroso e intellettuale, di cui entrambi parlano nei rispettivi diari (il fluviale Diari. 1917-2009 in due...