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Marco Martinelli

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Dedicato al mio amico Mandiaye N’Diaye e alla sua famiglia

Ho conosciuto Mandiaye N’Diaye nel 2002. Sbarcato in Italia alcuni anni prima, si era mantenuto facendo il sarto - ma  un giorno s’è spacciato per attore con Marco Martinelli, direttore del Teatro delle Albe di Ravenna. Il suo imbroglio è andato bene, e dal 1988 ha preso a recitare  in coppia con lo straordinario attore senegalese Mor Awa Niang.  Questa coppia ha inventato un genere africano di Commedia dell’Arte, utilizzando modi di recite tradizionali senegalesi dei griots (figure di narratori orali).     Ma è  stata soprattutto la  vena comica di Mor Awa Niang nella parte dell’Arlecchino ( Mandiaye incarnava un’altra maschera tradizionale della Commedia dell’Arte) a creare il  successo del loro spettacolo in tutta Europa -  anche presso teatri di ricerca, come il danese Odin Teatret, diretto da Eugenio Barba.  Con l’adattamento d’un canovaccio di Goldoni fatto da Marco Martinelli (I ventidue infortuni di Mor Arlecchino, 1993), i due hanno raggiunto un livello di azione comica tra i più apprezzati. Ma dopo tanti applausi, Mor Awa Niang  decide di abbandonare il mestiere teatrale,  per tornare in Senegal a fare il...

Parlamenti di aprile

Ai “Parlamenti di aprile” del Teatro delle Albe, al teatro Rasi di Ravenna dall’8 al 13 aprile, non sono state imbastite teorie organiche come in un convegno. Si è parlato, più che altro. Di teoria teatrale, di filosofia, di critica, di comunicazione, di teatri d’Europa, di peripezie artistiche. A colpi di parole abbiamo sfinito il pensiero: al ribollire denso della presenza abbiamo strappato degli inneschi logici, alla vetrina delle esperienze degli attivatori di idee, al piacevole logoramento della compresenza l’osmosi della conoscenza. Energia bruciata, come nella non-scuola delle Albe. Sotto, sopra, nelle intercapedini bisognava guardare. Anche oltre i racconti, la liturgia dello scoppio del magnesio, la primavera nel giardino del Teatro Rasi, il senso del rito, la sacralità del gesto quotidiano, la gentilezza disarmante di Ravenna, la filosofia avvincente, le cene vegane, l’ecologia della mente e dalla terra praticate (e non predicate).   Le nuvole, ph. Rossella Menna Lavorare per le nuvole Si lavora per le nuvole, simbolo di questi Parlamenti. Condense d’acqua sospese nel cielo, o matasse di fumo...

Pantani di Marco Martinelli

Salgo Cerco la strada e salgo Salgo sulla Montagna Abeti verdi Sfondo oro del cielo Salgo A fatica salgo Salgo come un falco Come una tempesta Attorno alla Montagna Nuvole scure e pioggia Cielo violaceo Fondale Strisce azzurrine e porpora Salgo Rosso di ferite Salgo Salgo verso l’alto Verso cime innevate Alte solitudini Sempre più in alto Sempre più a fatica Sempre più solo Salgo Montagna che mi guardi Gola scorticata del Mondo Nell’aria Non so qual lungo canto Salgo Montagna che mi ignori Salgo sulle tue vene Sulla tua pelle di roccia Sulla tua carne dura Affaticato e stanco Nell’aria Nel vento che mi respinge Una curva dopo l’altra Bestia braccata Salgo Nell’aria Quel grido La massa che mi dà la caccia Quel grido selvaggio Che avanza Lo strepito Che fa rimbombare la terra Salgo Alle mie spalle Latrano Mute di cani rabbiosi Sono legione Latrano mostruosi Latrano senza fine Non mi volto Non li vedo Rimbombano nella testa BA BA BA BA Nella mia testa di cinghiale BA BA BA BA Inferno di ululati Rimbombano nella testa Non mi volto Forse mi prenderanno Mi azzanneranno Forse cadrò a terra Prima dell’ultimo tornante...

La Biennale Teatro di Venezia

Aperta dal Leone d’oro a Romeo Castellucci, “per la sua capacità di creare un nuovo linguaggio scenico in cui si mescolano il teatro, la musica e le arti plastiche”, per il suo aver creato spettacoli-sogno e aver scrutato, cum figuris, negli incubi, in attesa dell’esploratrice dell’orrore di vivere Angelica Liddell, Leone d’argento, la Biennale Teatro di Venezia nella sua fase inziale è attestata saldamente sulla drammaturgia internazionale.   Premiazione Leoni: Baratta, Castellucci, Liddell, Rigola   I nomi della tranche iniziale di una rassegna collocata dal direttore artistico, lo spagnolo Àlex Rigola, nei primi giorni agosto - tra torme di turisti asfissiati dall’afa in ciabatte, short, o braghettoni, in una Venezia resa ancora più irreale dal caldo umido e penetrante - sono quelli di registi, spesso anche autori e interpreti, che raccontano il mondo con la vecchia arte della parola, classica o contemporanea, di variazione su un tema dato o d’invenzione. Si va a teatro dalle 19 (a parte la sciagurata idea di qualche recita alle 15, all’Arsenale, raggiungibile o sotto il...

Ermanna Montanari: fare-disfare-rifare teatro

Come si può raccontare il teatro vivente, quello per cui la creazione è lavoro col magma dell’esistenza, non rappresentazione né intrattenimento? Laura Mariani e Ermanna Montanari ce lo mostrano in un bel libro, il cui merito va ugualmente alla studiosa e al suo oggetto di studio. Ermanna Montanari. Fare-disfare-rifare nel Teatro delle Albe, edizioni Titivillus, racconta la vita e l’arte di un’attrice unica, capace di una recitazione che è musica, sferzata ruvida, affondo nel dialetto, sogno, sensibilità pulsante e ferita, in uno stare in scena che è destrutturazione, ricostruzione, invenzione di mondi. Lo firma una studiosa del Dams bolognese, Laura Mariani, abituata a immergersi nei mondi complessi di attrici come Sarah Bernhardt, Giacinta Pezzana, Eleonora Duse e in problemi come quelli del travestitismo teatrale. Qui ha abbandonato gli archivi per seguire da vicino un’attrice nel pieno della sua attività, rovistando nella storia della sua formazione, negli spettacoli cruciali che ha realizzato e che la definiscono, nei nuovi lavori creati di recente e in quell’avventura che è stata la...

Teatro delle Albe: Pantani

Sono tre ore e mezza di passione e intelligenza con il ritmo stringente del buon giornalismo e il respiro epico del grande teatro. È uno spettacolo che sale fino alle vette del trionfo sui tornanti delle montagne più irte con gli scatti brucianti e le fughe solitarie di Marco Pantani e poi precipita, seguendo il Pirata, nelle cadute che ne segnarono la meravigliosa, turbinosa, sventurata carriera, dalle montagne di Coppi e Bartali fin verso il mare di una Romagna antica. Attraversa il sogno e l’amicizia, naufraga nella rovina della terribile sospensione dal Giro d’Italia del 1999 per ematocrito alto, fino al precipizio degli ultimi anni e alla morte drammatica. Debutta venerdì 16 novembre il Pantani del Teatro delle Albe, più di cento pagine di testo scritto da Marco Martinelli partendo dal libro del giornalista francese Philippe Brunel, Gli ultimi giorni di Marco Pantani (Rizzoli), un viaggio nel mito del campione e nella sua distruzione, in quell’Italia “impantanata”, mediatica degli anni ‘80-’90, che vede emergere Berlusconi e rinverdirsi l’ideologia del successo facile.   Ha il respiro dell...

L’Eresia della felicità di Marco Martinelli

Ti circondano. Sono una sessantina, tra gli undici e i diciotto anni. Tutti con una blusa gialla “cucita con tre metri di tramonto” come quella di Vladimir Majakovskij, il poeta cubo-futurista che voleva strappare la gioia ai giorni venturi. Hanno i colori della primavera esplosa e nomi da neo e paleo italiani i ragazzi dell’Eresia della felicità di Marco Martinelli, una scheggia della “non scuola” di Ravenna, impiantata per la prima volta a nord, anzi a nord-est. Vengono da Asseggiano, una zona periferica di Mestre, dal centro vecchio di Venezia e da Marghera, città-fabbrica in crisi. Si chiamano George, Jiko, Vajit, Chiara, Kevin, Nicolò, Nina, Elisa, Alvise, Adil, Albulena, Damiano, Dan, Zeno, Jennifer, Snizhana, Marco…     Cinema-teatro Aurora di Marghera, a destra della stazione di Mestre, guardando verso Venezia. Sera di venerdì 31 marzo. Sul viale si incontrano pochi passanti, principalmente immigrati. Qui la sala è piena di amici, genitori, appassionati di teatro, insegnanti. È uno di quei luoghi dove si continua caparbiamente a fare teatro dialogando con chi abita nelle...