Il tuo due per mille a doppiozero

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Max Ernst

(11 risultati)

Il nuovo volume della collana «Riga» / Conversazione con Max Ernst (1969)

La televisione ha trasmesso recentemente un vecchio documentario, in cui si vede Renoir che, quantunque paralizzato, continua a dipingere davanti al suo cavalletto, mostrando una evidente felicità. Che impressione ti ha fatto questa straordinaria immagine? Ne ho concluso che Renoir viveva in quella felice epoca nella quale nessuna incertezza interveniva a far esitare il pittore, buono o cattivo che fosse, quando al mattino si armava della sua cassetta di colori, partiva alla ricerca di un “motivo”, si accingeva al suo compito e, contento di sé, rientrava la sera. Ciò che distingue Renoir e Bonnard dalla maggior parte degli impressionisti, o postimpressionisti, è il temperamento sensuale, voluttuoso e quella evidente e contagiosa felicità, di cui parli. Non voglio soffermarmi sulla differenza tra talento e genio.   Si tratta piuttosto di una specie di innocenza. Gli impressionisti non sovraccaricavano la loro coscienza di inutili dubbi capaci di intaccare la loro tranquillità o la loro gioia di dipingere. Per contro avevano una convinzione che in loro era certezza: credevano all’infallibilità di quel piccolo schermo chiamato retina, punto d’incontro tra il mondo oggettivo e il...

Mario Scarpati, Fausto Pirandello e Renato Guttuso / Fotomontaggi per la pandemia

Elsa Fonda, scrittrice e commediografa triestina, nonché ex annunciatrice Rai, ha raccolto quarant’anni di fotomontaggi del marito Mario Scarpati, pittore napoletano nonché grande incisore. La tecnica di quest’ultimo rispecchia la pluralità del reale, i mutamenti degli spazi e dei tempi nella successione, in questo caso nella contiguità, di immagini diverse. Sono collages di frammenti caotici, nati da un minuzioso lavorio di taglia/cuci con forbici e colla. Allo stesso modo con cui si dà vita a una pellicola filmica, si utilizzano fotografie e manifesti ritoccati e ridisegnati con interventi ulteriori di inchiostri e pennarelli. Lo si sfoglia, il libro, e si avverte da subito un rabbioso disincanto riguardo al mondo, e insieme un’incertezza tra la rinuncia (acuita oggi dal virus) a sperare nella salvezza e la voglia, la necessità di continuare a sperare. Attraverso una serie di puzzle in apparenza ludici ci scorre davanti una storia d’Italia infelice e gaudente, un’antologia di orrori tra mafie, stragi impunite, catastrofi innaturali, ossia determinate dal malcostume e dall’incuria.   Ne esce, specie nei fotomontaggi datati alla fine del secondo millennio, una sorta di...

Il saluto / Frank Horvat: un gigante della fotografia

La notte del 21 ottobre è morto, a 92 anni, nella sua bella casa della campagna francese, Frank Horvat. In quell'eroico quotidiano on line di portfolio sulla fotografia internazionale che è L'Oeil de la photographie, Jacques Naudet ha dato come titolo alla notizia che era morto l'ultimo gigante della fotografia francese.  Per la verità le biografie che si trovano su Internet lo danno come fotografo italiano. È nato infatti ad Abbazia, nel 1928, da Karl e Adele Edelstein, entrambi medici, entrambi ebrei. Allora Abbazia era in Italia, ora si chiama Opatija, ed è in Croazia. Lui ha mostrato nel suo sito una carta di identità di grazioso e febbrile studente italiano del corso di pittura di Brera, a Milano, dove visse tra il 1947 e il 1950, dopo un breve periodo in Svizzera.  In quegli anni la storia faceva spesso cambiare nome e nazionalità a molte città.  È sufficiente essere nato in una certa città, in un certo paese, o morire in un'altro, per definirti italiano, o francese?    Horvat ha vissuto e lavorato in molti luoghi, Italia, Inghilterra, Svizzera, Stati Uniti, Francia, dove è stato più a lungo e dove ha deciso di concludere la sua vita. Di ciascuno di...

23 ottobre 1920 - 23 ottobre 2020 / Rodari, novellatore postmoderno

La prima volta che ho letto Novelle fatte a macchina dev’essere stato nel 1998. Quasi sicuramente si trattava di uno dei regali della prima Comunione. Qualcuno penserà: aveva ragione Goffredo Fofi, quando ai tempi di “Ombre rosse” accusava Rodari di essere diventato niente più che un propalatore di “favole belle” ma innocue, buone per tutti gli usi. Ma si potrebbe anche ribaltare la situazione e vedere il dono come un coraggioso atto di “resistenza pedagogica” da parte d’una mamma insegnante e democratica, in barba alla ricorrenza religiosa. La verità, probabilmente, era molto più prosaica: e cioè che in quegli anni avevo una fame di libri che sembrava insaziabile, e ogni occasione era buona per acquistarne (e più spesso farmene acquistare) qualcuno.    L’edizione delle Novelle che mi era stata regalata e che in questo momento ho tra le mani è quella tascabile, uscita nella collana per ragazzi Einaudi nel 1994. Come tutte le riedizioni rodariane di quegli anni, è illustrata da Altan, che avvicinava con naturalezza il mondo dello scrittore a un altro universo ampiamente esplorato da noi ragazzini, quello dei fumetti e dei cartoon. L’illustrazione di copertina raffigura un...

La biblioteca di Atlantide / Gustav René Hocke, Il mondo come labirinto

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.   Quando è cominciata a diffondersi l’immagine del labirinto come metafora della condizione moderna? Nel corso dell’età barocca o prima? E perché a partire dalla metà degli anni Sessanta del XX secolo il labirinto è diventato una delle metafore del vincolo postmoderno? Gustav René Hocke, singolare scrittore e studioso di origine tedesca, pubblicava nel 1959 un libro intitolato Il mondo come labirinto; il sottotitolo recita: Maniera e mania nell’arte europea dal 1520 al 1650 e oggi. Tradotto in italiano solo nel 1989, l’anno della caduta del Muro di Berlino, dall’editore Theoria, passò quasi inosservato, cosa che non era capitata a un altro libro, stampato in originale nel 1959, tradotto da il Saggiatore nel 1965, Il manierismo nella letteratura, poi ristampato da Garzanti...

China MiévilleI, La fine di tutte le cose / Visioni

Che i generi appartenenti al campo del “non realistico” – fantascienza, horror, fantasy, e così via – stiano godendo di una generale riabilitazione è cosa nota. Così com’è altrettanto risaputo che quegli stessi generi godono oggi di straordinaria salute: sotto la generica etichetta del weird prolifera un’incredibile vitalità che a poco a poco finalmente emerge alla luce. Quello che, almeno in Italia, non è invece ancora abbastanza noto, è che questo terreno così fertile ha generato da una decina d’anni uno scrittore poderoso e importante: China Miéville, inglese, nato nel 1972. In Italia lo pubblica Fanucci, e ha già all’attivo nove romanzi su cui è molto difficile imporre una catalogazione di genere: alfiere dell’urban fantasy, sì, ma di quel new fantasy contemporaneo che da anni si propone (con successo) di riformulare radicalmente i canoni del genere irrigiditi sul modello tolkieniano; autore fantascientifico, ma dotato di una superba capacità stilistica; inventivo e visionario, eppure rigoroso militante politico trotskista e no-global; giallista e horror alla bisogna, ma dotato di vastissima strumentazione culturale e teorica; scrittore capace di scrupoloso realismo e allo...

Due mostre / Magritte Berger, storia di un nome

Dal nove ottobre è in corso alla Fabbrica del Vapore di Milano “Inside Magritte”, un percorso espositivo multimediale, curato dalla storica dell’arte belga Julie Waseige, di centosessanta immagini di opere di René Magritte (1898-1967), dagli esordi fino agli ultimi capolavori. L’undici ottobre, il Palazzo Blu di Pisa, ha inaugurato la mostra “da Magritte a Duchamp.1929: il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou”, curata da Didier Ottinger, che ospita circa centocinquanta opere – dipinti, sculture, disegni, collage, installazioni e fotografie – dei maggiori esponenti dell’avanguardia surrealista, tra cui: René Magritte, Salvador Dalí, Marcel Duchamp, Max Ernst, Giorgio De Chirico, Alberto Giacometti, Man Ray, Joan Miró, Yves Tanguy, Pablo Picasso.  La presenza di Magritte sia a Milano che a Pisa, mi ha fatto ripensare alla vita del pittore belga e all’esortazione «Vieni a fare un giro!», che il quindicenne René rivolse alla dodicenne Georgette Berger, figlia del macellaio di Charleroi. In questa città, dove dal 1913 andò a vivere la famiglia Magritte, si svolgeva una fiera che ospitava una giostra. Il primo gesto che avvicinò René alla sua futura moglie Georgette fu l’invito a...

Meret Oppenheim. Afferrare la vita per la coda

Di frequente viene presentata, ad ogni corso d'arte contemporanea che voglia soffermarsi sulla fotografia surrealista, la celebre immagine Erotique Voilée (1933), di Man Ray: un corpo sottile, la mano sporca di inchiostro sulla fronte, poggiato contro un torchio di lavoro la cui manopola si erge sul pube della figura dal sesso ambiguo come un enorme fallo scuro, a offrire una fittizia sessualità che più che chiarire l'identità del modello ritratto, ne amplifica la compenetrazione di caratteri femminili e maschili. L'immagine, facente parte di una serie fotografica dall'atmosfera fortemente erotica, ha consegnato la donna che vi era in realtà ritratta, Meret Oppenheim (1913-1985), alla fama di bellissima musa surrealista, alternativo oggetto del desiderio distante dai canoni di una femminilità convenzionale, ripetutamente fotografato ed esplorato nella sua androginia dall'obiettivo di Man Ray. Una reputazione lusinghiera, ma anche soffocante, per un'artista il cui lavoro creativo ha affrontato numerose esperienze visive, spaziando dal disegno al ready made, dalla poesia ai monumenti pubblici, senza porsi alcun limite...

La patafisica tra letteratura, arte e gnoseologia

Uno spettro si aggira per il panorama culturale italiano. Negli ultimi tempi i suoi avvistamenti si sono fatti meno sporadici, a testimoniarne un’intensificata presenza: questo spettro risponde al nome di patafisica. Digitando tale termine o il nome del suo geniale ideatore, Alfred Jarry, nel motore di ricerca di una delle tante librerie on-line si palesa una mole di testi in aumento (tra cui la biografia di Alastair Brotchie pubblicata da Johan & Levi ndr), sicché l’interesse di pubblico pare essersi risvegliato.     In favore di chi non conoscesse ancora l’estrosa “scienza delle soluzioni immaginarie” vogliamo ripercorrerne sinteticamente la storia. Sgorgando dalla penna dello scrittore francese Alfred Jarry, individuo assolutamente sui generis, la patafisica è la specialità del dottor Faustroll, protagonista del romanzo del 1911 Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico (Adelphi, 1984). In questo libro sovraccarico di citazioni dell’ambiente artistico parigino di fine Ottocento/inizio Novecento, il bizzarro personaggio compie un viaggio in una realtà trasfigurata dalla mescolanza...

Bruno, poeta e collezionista d’arte

Ho sempre pensato di venire da una provincia che, nel corso degli anni, ha dato alla luce tipi antropologici interessanti, figure che si sono alimentate di una vitalità segreta e variopinta, forse annusando il salmastro del Tirreno o forse sbirciando tra le frasche delle colline ai piedi delle Alpi Apuane. Fatto sta che in terra apuana, di personalità curiose ne sono vissute tante e meritano di essere conosciute, raccontate o ricordate. ma sono ancheconvinta che nelle province, rispetto ai grandi centri urbani, si possa più facilmente osservare la fioritura di caratteri psicologici eccentrici ed estremamente consapevoli.   Dove la povertà di stimoli si infittisce, la palude culturale crea un certo disagio esistenziale e il differenziale fra ambizioni e risposte si allarga, i caratteri bizzarri emergono con maggior spontaneità e le storie particolari possiedono a tratti valori o connotati universalmente condivisi, che nulla hanno a che fare col tono folkloristico ed esotico spesso diffuso nell’immaginario comune.   E così, in una provincia di sessantamila abitanti adagiata sulla costa a nord della Toscana, capita...

Il Surrealismo

Una seconda via dell’arte al raid, nata col Surrealismo, approfondisce piuttosto gli spazi interiori e permette così una differente evasione dal carcere, meno violenta, che lo lascia quale luogo vuoto mentre la mente dei detenuti si proietta oltre, incontrando il cosmo ed il sogno. Alla scoperta dell’inconscio si può sostituire oggi, per forza d’impatto e continuità di senso, l’immateriale tecnologico. Al modo dei surrealisti, che si proponevano scopi di rivoluzione individuale e sociale attraverso un’estetizzazione diffusa, alcune performances odierne interfacciano infatti nel raid la dimensione reale con quella virtuale secondo cortocircuiti coscientemente politici. Un quadro di Max Ernst, L’incontro degli amici del 1922, può rappresentare un utile punto di partenza per il nostro discorso sul Surrealismo. Vi sono dipinti infatti un buon numero di scrittori ed artisti del movimento, alcuni seduti in primo piano, altri assiepati in piedi dietro ed altri ancora, più sgranati, sulla sinistra dell’opera. Nella pattuglia impeccabilmente abbigliata spiccano poi Dostoevskij, Raffaello Sanzio e alcuni...