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Max Frisch

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Il nuovo romanzo dello scrittore spagnolo / I Rondoni di Fernando Aramburu

Capita che un romanzo entri intimamente nel lettore, che sia insopportabile nella narrazione lo stillicidio dei giorni che passano e che avvicinano il protagonista alla morte ma che si vorrebbe continuassero invece all'infinito, perché la storia raccontata è un miracolo raro di bellezza e perfezione.  I rondoni di Fernando Aramburu (Guanda, 2021, traduzione di Bruno Arpaia) è uno di questi. I ricordi dominano la vita di Toni, un professore di liceo che ha scelto una data precisa per togliersi la vita, il 31 luglio del 2019, e lo portano a ripercorrere un'esistenza dove l'amore e gli affetti familiari, la consuetudine con i libri e l'arte si dimostrano incapaci di colmare un vuoto esistenziale profondo che non gli ha mai dato "risposte a nulla. A nulla". I rondoni è una rilettura contemporanea dell'esistenzialismo, con Toni aggredito da un senso di precarietà e di insensatezza ma qui Camus ha visto i film di Almodovar e il romanzo è pervaso da una leggerezza spagnola, fatta di colori vivi, di rossetti squillanti sulle labbra delle donne, di surreali rapporti con bambole gonfiabili, di mujeres sull'orlo di una crisi di nervi, della modernità del lesbismo dopo gli strascichi...

Cultura del dar forma / Trix & Robert Haussmann: specie di spazi

Quando a un famoso architetto, durante il colloquio per diventare professore ordinario al Politecnico di Zurigo, fu chiesto, tra le altre cose, quale fosse l'edificio più bello che ci fosse in città e lui rispose il Kronenhalle Bar, il Presidente del Politecnico per un attimo trasalì. Ma la risposta dipanò con arguzia il filo di quella che sembrava sulle prime una matassa ingarbugliata. "È un posto in cui si può andare molte volte e imparare ogni volta qualcosa di nuovo grazie alla sapienza dell'architetto. Beh ovviamente si potrebbe, o forse è giusto dire dovrebbe, perdersi nei dettagli dello straordinario progetto di arredo di Robert Haussmann, che da solo prenderebbe persino più tempo di una sola serata.   Poi a una visita successiva si potrebbero ammirare le opere in bronzo che Alberto e Diego Giacometti hanno ideato per il bar; e un'altra serata se ne andrebbe rimirando i dipinti originali alle pareti appena sopra le nostre teste e per le quali il Kronenhalle è così famoso. Ma questo posto è qualcosa di più, si sa che da questo bar negli anni sono passati tutti gli intellettuali e gli artisti in città e si potrebbe spendere una serata ancora ad ascoltare aneddoti su uno...

Un libro di Giovanni Spadaccini / Compro libri, anche in grandi quantità

Da dove arrivano i libri che troviamo nei negozi di seconda mano? Che viaggio hanno fatto per arrivare fin lì? E che storie nascondono fra le loro pagine? Ce lo racconta Giovanni Spadaccini nel suo volume, appena pubblicato da UTET, Compro libri, anche in grandi quantità (pp. 184, E.16).  E chi meglio di lui potrebbe raccontarlo dal momento che è proprio sulla compravendita di libri usati che ha impostato la sua attività lavorativa, dopo essersi laureato in filosofia e aver conseguito il dottorato in antropologia. Spadaccini gestisce infatti una libreria a Reggio, in una traversa della via Emilia, poco trafficata se non da qualche gruppo sporadico di giovinastri, nonostante essa si trovi in una zona centrale della città, di fronte al parcheggio multipiano di un ristorante ricavato dalla ristrutturazione di un cinema che nei bei tempi andati alternava proiezioni di film d’essai come Blow Up a pellicole di scarso valore “vietate ai minori di 18 anni” (o di 14) ad altre coi cartoni animati della Disney.   E forse un po’ di questa promiscuità di generi Spadaccini l’ha fatta sua in questo libro, che ho appositamente chiamato volume, dato che lo si potrebbe definire in vari...

Strade di Roma / Teatri d’amore

Sandro Penna e Raffaele Cedrino, via della Mole dei Fiorentini 28, 1957. SANDRO   Raffaele, perché vuoi scappare? Mi piaci, Raffaele, perché eri un poco animale, bestia, ti avevo visto a guardare il fiume, come se fossi una creatura che faceva parte di quell’ambiente. All’Isoletta fuori San Paolo splendevi, nel riverbero del sole, ti stagliavi come il compimento di un sogno. Lo sai che io non dormo la notte, devo vagare per la città, per trascorrere il tempo e battere le ore. Già che le poesie io non le volevo nemmeno pubblicare, mi stava bene la fama di lirico segreto. Vuoi scappare perché non ti ho dato il premio, dici che te l’avevo promesso. Già che è stato un premio tanto faticato, che proprio non mi volevano dare, uno dei giudici disse che si sarebbe coperta di vergogna tutta Italia, e sulla stampa hanno commentato che la sinistra foraggia la pornografia e il cattivo gusto. Forse sì, te li ho promessi quei denari, ma in un momento di felicità creativa, quando mi pareva che questo avrebbe cementato la nostra unione per sempre. Te lo ricordi, no, quando all’Acqua Acetosa ti dicevo di scegliere le poesie, per il libro? Pier Paolo diceva che sbagliavo, che ero sciocco a...

Absolutely Nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani / Giorgio Vasta e Ramak Fazel nei deserti americani

A causa di un’avaria, l’aereo su cui viaggia Walter Faber – protagonista di Homo Faber, di Max Frisch – è costretto a un atterraggio d’emergenza nel deserto messicano. Faber è un tecnico, “uno abituato a vedere le cose come sono”. Dice di sé: “Io come tecnico sono abituato a calcolare con le formule della probabilità. […] Non ho bisogno della mistica, è sufficiente la matematica”. In apertura di romanzo troviamo il suo aereo spiaggiato. Sta lì, goffamente, e intorno c’è una doppia insensatezza: quello che hanno intorno non è il cielo, e la civilità da cui provengono si è dileguata. Di quella civiltà rimane solo l’evidenza del suo fallimento: l’aereo, simbolo di una corsa verso il futuro, ha lasciato il campo al passato più remoto. Servirebbero tempi verbali fossili, per dire la natura che hanno intorno.   Walter Faber, irriducibile nel pensiero che la tecnica porterà comunque in salvo l’uomo, dice: “Vedo la luna sopra il deserto di Tamaulipas — più chiara che mai, può darsi, ma sempre una massa commensurabile, che rotea attorno al nostro pianeta, una questione di gravitazione, interessante, ma perché emozionante?”. Cos’ha a che fare l’emozione con la tecnica, e dunque,...

Dall’altra parte. Il diario berlinese di Max Frisch

Per lunghi anni un grande mistero ha avvolto il Berliner Journal che Max Frisch ha scritto tra il 1973 e il 1980 a Berlino, e che, per volontà dell’autore, è restato nascosto per il ventennio successivo alla sua morte.   Quando, nel 2011 (Frisch è morto, poco prima di compiere ottanta anni, il 4 aprile 1991), si è arrivati alla scadenza dei venti anni prescritti, una scena molto solenne deve essersi svolta, sotto la postuma regia dell’autore, nei segretissimi caveau di una banca zurighese. Nell’aprile del 2011, infatti, gli amministratori dell’archivio che gestisce il lascito di Max Frisch, il Max Frisch Archiv, guidati dal loro presidente, hanno finalmente aperto la cassetta di sicurezza in cui giacevano i cinque quaderni del diario, pronti per essere dati alle stampe, come preannunciato da Frisch stesso in varie lettere e dichiarazioni. Di fatto nessuno fino a quel momento aveva mai saputo che cosa quei quaderni contenessero, se si fa eccezione per i primi due, di cui il solo Uwe Johnson, a cui era stata affidata una copia depositata poi da un notaio, aveva potuto prendere visione, dopo sua espressa richiesta e ‘...

Siegfried Lenz, un narratore di storie

Siegfried Lenz, scomparso lo scorso 7 ottobre, era, con il collega Günter Grass e l’amico critico Marcel Reich Ranicki (scomparso nel 2013), uno dei tre “grandi vecchi” della letteratura tedesca contemporanea. Del secondo, deportato a Varsavia durante la seconda guerra mondiale, Lenz promosse l’approdo al mondo letterario della Germania occidentale postbellica, con entrambi partecipò per molti anni agli incontri del Gruppo 47, e con Grass condivise il sostegno all’SPD di Willy Brandt. L’opera più celebre di Lenz, il romanzo Lezione di tedesco, riedito in Italia da Neri Pozza nel 2006, apparve in un momento propizio: era il 1968, e fare allora i conti, anche in termini di confronto generazionale, con i temi del dovere, dell’autorità e della responsabilità sotto il nazismo valse all’autore la consacrazione in patria e la notorietà all’estero. Oggi, dopo una vita interamente dedicata alla scrittura, lo scrittore originario della Masuria e di stanza ad Amburgo è ancora tra i più popolari e, grazie a un felice connubio di complessità e sobrietà stilistica...

Max Frisch. L’uomo nell’Olocene

Riappare in libreria in questi giorni, a trent’anni dalla sua prima pubblicazione, L’uomo nell’Olocene di Max Frisch. Riappare in piena salute, senza grinze, tanto per ciò che racconta che per come lo racconta. Per di più, e da lettore dichiaratamente di parte quale sono, riappare al momento giusto, e questo per almeno tre ragioni: una di metodo, una geografica, una geologica.   Accade infatti che il libro che abbiamo in mano, basta sfogliarne le pagine, sia sorprendente già come oggetto in sé, a partire dal modo con cui organizza visivamente i materiali che lo compongono, il testo certo, ma anche tutti quei ritagli, foglietti, annotazioni, liste e figure che vi si trovano disseminati ordinatamente qua e là. Perché così li dispone il signor Geiser, cittadino di Basilea, che un giorno ha deciso di stabilirsi in una valle del Canton Ticino. Si invecchia dappertutto, dice. Perché così ha immaginato di fare il signor Frisch, in questo che è un libro di cose. Di cose che provano a esprimere dei “sentimenti”, a “materializzarli”, come sottolineava lo scrittore...

Como / Paesi e città

Dominique Baettig, consigliere nazionale svizzero del Cantone del Giura, non è un personaggio che passerà alla storia. Ma nel corso dell’estate 2010 ha tentato di entrarvi con una di quelle idee che, se realizzate, possono cambiare i destini dei popoli. Il baffuto deputato dell’Udc (partito del centro destra elvetico), cinquantaseienne dal ruvido tratto valligiano, ha chiesto al suo governo una modifica alla Costituzione che consentisse di annettere il Baden-Württemberg, la Savoia, la Val d’Aosta e le due province lombarde di Como e di Varese. Tre pezzetti di Germania, Francia e Italia, quelli che nella sua ottica più dovrebbero assomigliare alla Svizzera, avrebbero così potuto far parte della Confederazione. Liquidata rapidamente dal governo e dagli organi di stampa elvetici, l’ipotesi del “leghista” confederato ha solleticato però l’immaginazione dei comaschi. Un sondaggio della Provincia, il quotidiano locale di riferimento, ha stabilito che quasi l’80 per cento dei lettori sarebbe favorevole all’idea di voltare le spalle all’Italia e di convolare a nozze con Berna. Si...