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Emozioni

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Polo del ‘900 / 1944: l’estate partigiana di Nuto Revelli

Nell’ambito della programmazione culturale 2021 del Polo del ‘900 Dove portano i Venti. Crisi, transizioni, opportunità del nuovo decennio, la Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci propone e coordina il progetto integrato Archivi con-nessi. Un progetto di valorizzazione dello straordinario patrimonio archivistico e bibliografico degli enti partner del Polo del ‘900, che prevede la pubblicazione sull’Hub 9centRo di percorsi tematici multimediali connessi. Le risorse presenti sull’Hub, le pubblicazioni disponibili sul Catalogo del Polo Bibliografico della ricerca, le fonti esterne di approfondimento (voci di Wikipedia, bibliografie online, video), con l’aiuto di storici, archivisti, bibliotecari e ricercatori confluiranno in un ecosistema informativo a più livelli di approfondimento.  Il testo di Giuseppe Mendicino che qui presentiamo, nato dalla collaborazione fra Polo del ‘900 e Doppiozero, è una rielaborazione dal suo Nuto Revelli. Vita, guerre, libri (Priuli & Verlucca, 2019), effettuata a partire dai materiali presenti nel percorso “Resistenza e Liberazione” (consultabile qui).   Partigiani in posa, estate...

Un libro di Charlotte Cotton / La fotografia come arte contemporanea

Viviamo immersi nelle immagini, in un mondo che genera immagini a getto continuo, soprattutto di natura fotografica, e nel quale la fotografia è diventata così ubiqua e a portata di mano (ovvero di smartphone) da non sembrare più una tecnica, ma una semplice estensione del nostro sguardo, capace di generare, recuperare, archiviare, trasmettere immagini con la stessa facilità con cui respiriamo. Cosa succede alla fotografia come pratica artistica e forma d'arte in un ambiente come questo? Ora che l'arte ha raggiunto lo “stato gassoso”, per usare una bella immagine di Yves Michaud, e che l'estetizzazione delle immagini è l'aria stessa che respiriamo, cosa può fare un artista che lavora con questo medium? Una risposta a questa domanda si può trovare in un fortunato libro uscito per la prima volta nel 2004 e poi aggiornato ed esteso più volte fino alla quarta edizione appena tradotta da Einaudi: La fotografia come arte contemporanea, scritto da Charlotte Cotton, curatrice di importanti raccolte di fotografia come quella del Victoria&Albert Museum di Londra.   La risposta non va cercata leggendo la parte teorica, sotto forma di qualche definizione o proposta di criteri...

Una narrazione distopica / Ayn Rand e il fascismo eterno

La distopia, cioè la narrazione di un futuro disapprovabile e negativo, ha radici profonde e si è declinato in vari modi, dall’urbanistica, alla giustizia, al potere. Si ritorna ora sull’argomento (vedi Distopia giudiziaria, Doppiozero) perché un recente studio ha recuperato un’autrice del recente passato, Ayn Rand, nota ed impegnata anche e non solo in questo filone (Diana Thermes, Ayn Rand e il fascismo eterno- Una narrazione distopica, Istituto Bruno Leoni, 2021). Intanto chi è Ayn Rand. Nata nel 1905 a San Pietroburgo, laureata durante la rivoluzione russa, raggiunti gli Stati Uniti, variato il nome in quello attuale, scrive e lavora anche nel mondo hollywoodiano, si sposa ottenendo la cittadinanza americana. Dopo alcuni romanzi giunge al successo con La fonte meravigliosa (Corbaccio 2009) da cui viene tratto nel 1949 il film omonimo di King Vidor con Gary Cooper.   Nella seconda parte della vita si dedica alla saggistica e collabora a giornali. In questa produzione compare nel 1937 Anthem (tradotto per Corbaccio nel lontano 1944 come Antifona e ora come La vita è nostra da Liberilibri, 2003) che si segnala come esempio di letteratura distopica sul potere totalitario....

Controcultura e sorveglianza liquida / Il mito dell’hacker: da eroe a spia

Il mito dell’hacker ci induce a riflettere sulle capacità liberatorie della rete ma anche sui pericoli che si annidano nell’interconnessione dei sistemi informativi su scala globale. Tra tutti, Matrix (A. e L. Wachowsky 1999) raffigura l’essenziale opposizione tra l’istanza di liberazione che attraversa le reti digitali e quella di controllo e di assoggettamento. Nel suo protagonista, Neo, difatti convivono le due tensioni, come racconta l’immagine del suo corpo piegato sulla tastiera, dinnanzi allo schermo, all’inizio del primo episodio della saga. Nel film la soluzione di questa aporia è lo sdoppiamento delle soggettività̀ dei protagonisti che, per combattere il sistema, devono comunque farvi ingresso tramite un’immagine coerente al contesto. Neo originariamente è un hacker “integrato”, ovvero al servizio di una corporation, che viene convinto da Morpheus e compagni ad abbandonare l’esistenza inautentica, per divenire l’eletto che salva l’umanità̀ dalle macchine.   Anche l’abito diventa l’indicatore più potente dell’ingresso e dell’uscita dei protagonisti dai due livelli ontologici fondamentali: quello della realtà̀ reale e quello dell’iper-realtà prodotta dalla matrice. Se...

3 agosto 1932 - 5 agosto 2021 / Laura Lepetit. Una vigile svagatezza

«Davanti ai libri mi sento come un cane da tartufi. Li cerco col naso, ne sento l’odore, capto i segnali che mandano e batto il terreno con il muso tra i cespugli.»    Queste parole, che compaiono in un volumetto di rara eleganza governato dal principio a lei così caro dell’understatement, Autobiografia di una femminista distratta (Nottetempo, 2016), sono un autoritratto folgorante di Laura Lepetit.  Mancata il 5 agosto scorso, Laura è stata una delle figure di intellettuale politico più interessanti degli ultimi cinquant’anni italiani. Chissà che adesso non si riconosca finalmente e pienamente il ruolo che la sua paziente pratica femminista ha avuto nella trasformazione ancora incompiuta della mentalità chiusa, conservatrice, patriarcale della società italiana e di tanta sua intellighènzia.    Laura Lepetit presenta Il cuore del polpo di maria Teresa Boffo insieme all'autrice. Fu lei nel 1975, opponendosi con testardaggine e audacia alla radicalità politica di Carla Lonzi e di altre compagne del suo gruppo di autocoscienza, a volere un’impresa editoriale femminista. Invece di “stare fuori” dall’agone culturale, criticandolo dai margini, decise di...

Due libri di Vanni Codeluppi / La pubblicità (e Fellini)

Per chi studia pubblicità, prima o poi, una domanda arriva. Questa, più o meno: com’è possibile che un linguaggio a tal punto pervasivo e ricco di implicazioni sia così poco studiato e affrontato tanto superficialmente? La sproporzione è fortissima e giustifica lo stupore. Da un lato una presenza molto più che quotidiana, spesso detestata, certamente innegabile. Dall’altro poco, pochissimo pensiero, fatte salve le ricerche degli specialisti.    Che un lavoro intellettuale sia possibile è dimostrato. Vanni Codeluppi raccolse a suo tempo (1994) le non moltissime analisi colte sull’argomento nell’antologia La sfida della pubblicità – da Horkheimer e Adorno fino a Barthes, Lash e Morin, e per l’Italia da Eco ad Abruzzese. Nell’introduzione al testo, tuttavia, anche lui si interrogava circa la scarsa attività sul tema proprio per il ruolo sociale che svolge. Frase che abbiamo già citato, qui su Doppiozero, celebrando due testi italiani che alla pubblicità volgevano lo sguardo (Coccia, 2014 e Nadotti, 2015). Perché c’è anche uno specifico italiano e nel duplice senso: un paese che negli ultimi decenni ha recepito una quantità immane di messaggi pubblicitari, ma anche una scena...

Storia, esilio, terrore / Charles Simic, un poeta fortunato

Non so come uomo, ma come poeta, Charles Simic è fortunato. Sono pochi i riconoscimenti che non ha ancora avuto. Nato a Belgrado nel 1938, emigrato a Parigi nei primi anni ’60 insieme alla famiglia, e da lì negli Stati Uniti, a Chicago, ha scelto l’inglese come lingua della sua poesia, ma ha anche tradotto assiduamente i poeti dell’allora Jugoslavia. Ha pubblicato la prima raccolta nel 1967, destando quasi subito l’attenzione della critica, che da allora non gli è mai mancata. Anche in Italia ha trovato un’accoglienza superiore a quella di molti suoi contemporanei, con testi e antologie ottimamente tradotti e usciti per Adelphi, Donzelli ed Elliot. A questi ora si aggiunge il recente Come Closer and Listen (2019), pubblicato in italiano come Avvicinati e ascolta (Tlon, 184 pagine), traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan. Simic è un poeta e saggista prolifico. Lo aiuta la scelta di lavorare su scene di vita quotidiana, versi brevi, a volte segnati da un punto ad ogni fine di verso. Non accade di frequente che le sue poesie siano più lunghe di una pagina. La sua voce consiste nell’alzarla pochissimo, la voce.   Le sue pagine sono tutte un brusio, dove ogni cosa si mescola...

Un racconto olimpico / Jesse Owens e l'amico ritrovato

Mio caro Hans, ti scrivo questa lettera dalla prigione di Spandau il 10 settembre 1944, tre giorni prima di essere assassinato come i miei amici: Schulenburg, Stauffenberg, Moltke che, come me, hanno preso parte al complotto per uccidere Hitler. Non so se riceverai mai questa lettera. Mi aiuterebbe in un certo senso a morire; perché affronterei la morte con la coscienza più leggera, sapendo che essa può aiutarti a perdonarmi e a capire perché ho trattato te, l'unico vero amico, che abbia mai avuto e amato, in modo così sleale e vigliacco. Da Fred Uhlman, L’amico ritrovato (1971)   Gela, Sicilia, 13 luglio 1943   Jesse, amico mio,  qui intorno a me sembra non esserci altro che sabbia, polvere e sangue.  Ho paura, Jesse, ho paura di morire. Non rivedrò più mia moglie e il mio bambino. Non ho fatto quasi in tempo a conoscerlo e lui non avrà nulla da ricordare di suo padre.  Sento che questa potrebbe essere l’ultima lettera che ti scrivo.  Se così fosse, una cosa voglio chiederti. A guerra finita – perché prima o poi io spero che tutto questo orrore potrà finire – ti prego di andare un giorno a casa mia, ad Amburgo. Cerca di mio figlio e raccontagli di me...

Linguaggi animali / Miao, bau, cip cip

Pur essendo fortemente controintuitivo, il percorso che è stato intrapreso nell’analisi della relazione tra uomo e animale va in una direzione delineata con forza. Gli animali stanno progressivamente acquisendo una fisionomia autonoma, slegata dal ruolo di strumenti al servizio dell’uomo, a cui dovrebbero essere “secondo natura” subordinati per la loro presunta insufficienza cognitiva. La gerarchizzazione aristotelica delle specie, assolutamente antropocentrica e fondata sulla convinzione che gli animali non abbiano ragione, intelletto, opinioni – teoria resa ancora più rigida dall’antropologia cristiana attraverso la riflessione di Tommaso d’Aquino – sta cedendo il passo, anche a livello di senso comune. Due libri ci guidano a cogliere la portata del fenomeno. Il primo è la densa ricostruzione storica del rapporto tra noi e il resto dei viventi proposta da Giulia Guazzaloca in Umani e animali (Il Mulino). Il secondo è il prezioso contributo della filosofa Eva Meijer, Linguaggi animali (Nottetempo), che con chiarezza ci mostra come nello studio dell’universo animale sia intervenuto un salto qualitativo determinato dalle acquisizioni relative al livello espressivo.    La...

Visite guidate (5) / Jan van Eyck, La Madonna del cancelliere Rolin

A volte si guardano così a lungo certe immagini per uno studio particolare che se ne esplorano i dettagli in tutte le più peregrine implicazioni ma, pur notandole, si trascurano quelle più evidenti. Poi però basta poco, un’occasione che non c’entra niente, e le associazioni ripartono e l’evidenza si riprende il posto che le spetta. Ma come un’evidenza di secondo grado, che contiene la sua precedente eclisse. Una cosa del genere mi è capitata, mentre scrivevo Figura di schiena, con La “Madonna del Cancelliere Rolin” di Jan Van Eyck, ammirabile al Louvre. Al centro del quadro, sullo sfondo, ci sono due piccole figure sugli spalti delle mura di un palazzo, una delle quali appunto di schiena, su cui si concentrava il mio sguardo, trascurando un po’ l’altra, di profilo. Questa indossa una specie di turbante rosso, come altre dello stesso pittore (in particolare uno dei due “testimoni” nello specchio dei “Ritratto dei coniugi Arnolfini”, la figurina riflessa nella corazza di San Giorgio nella “Madonna del canonico Van der Paele” e soprattutto nel “Ritratto dell’uomo con il turbante rosso”) in cui qualcuno ha voluto vedere un autoritratto del grande artista.   Jan van Eyck, Madonna...

La violenza: un fatto complesso / Vendetta e delirio

Il libro di Arianna Barazzetti, Complessità della violenza, uscito da poco per Mimesis, è il risultato di una serie di percorsi di ricerca sulla violenza realizzati in Cile, in Brasile e in Italia: la violenza di un golpe, la violenza nelle miserie della favela a Rio de Janeiro, la violenza che emerge dal lavoro clinico nelle carceri del nostro paese. Si tratta di un testo teorico impegnativo, denso e ben articolato, di quasi quattrocento pagine. Dalla lettura emerge un primo nodo fondamentale: la violenza non riguarda i soggetti in quanto isolati, ma un clima; qualcosa che appartiene sempre a una comunità oppure a un’istituzione sociale. Nelle democrazie, la violenza dovrebbe essere vietata ai cittadini perché monopolio delle forze dell’ordine e delle forze armate, dovrebbe essere esercitata solo in caso di estrema necessità, ma questo non accade. Non c’è paese democratico in cui singoli o gruppi di esponenti della polizia non commettano abusi, o non vi siano gruppi, non riconosciuti o semi-riconosciuti, che non scorrazzino armati, come nelle mafie locali, negli squadroni fascisti della morte, tra le guardie della rivoluzione, nel ku-klux-klan o altre simili aberrazioni...

Un libro di Andrea Inglese / La vita adulta

Se si osserva l’intera opera di Andrea Inglese, perciò la ricca scrittura poetica, la più recente focalizzazione narrativa e, infine, l’acuta attività saggistica, ci si accorge che si è sempre occupato di precarietà, di una tensione (e una deriva) che s’aggrappa e scivola sul confine del nostro tempo. Da una parte le relazioni sentimentali, la crisi dei trentenni, poi quarantenni, poi cinquantenni, e quindi la confusione, i viaggi, i trasferimenti, le città che bruciano di caldo e asfalto e ci consumano, ci confondono, ci perdono; dall’altra gli andirivieni, la ricerca di un lavoro, il mondo culturale che non accoglie mai per davvero, la voglia e la difficoltà di scegliere, il senso di perdita, i timori, la sperimentazione linguistica, la ricerca di un posto nel mondo e la fuga da quello stesso posto, il disegno di una nuova sintassi dentro la quale fare rivoluzioni e proteggersi, e poi il non accontentarsi della prima risposta, del ragionamento a portata di mano, della metrica, conoscerla e poi superarla, più avanti ritrovarla, mischiarla a ciò che si è letto, a chi si è amato, a quello che si è mangiato, guardare il tempo a venire da un tetto di Parigi, da una piccola finestra...

Una mostra al MAXXI / Aldo Rossi, il più classico dei moderni

Capita, a volte, che qui da noi si generino antinomie tra due contendenti, reali o presunti tali, e che si creino di conseguenza schieramenti contrapposti (o supposti) di sostenitori dell'uno o dell'altro. E questo accade ab antiquo. Senza retrocedere eccessivamente, si constata un simile costume già dai tempi dei (consapevoli) Guelfi e Ghibellini e dei letterari Montecchi e Capuleti. Poi, con qualche salto temporale, ecco la volta dei verdiani e dei wagneriani (all'insaputa tanto di Verdi, quanto di Wagner). Segue quindi il caso delle guareschiane figure di Don Camillo e Peppone (così prossime alla quotidianità della provincia italiana post bellica e oltre). E come tralasciare, tra i reali competitor sportivi, le tifoserie di Coppi e di Bartali o dei meneghini Inter e Milan e di tutti i 'derbysti' dell'italico suolo? Quando frequentavo la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, negli anni settanta, anche noi studenti abbiamo vissuto (o subito) schieramenti duali tra allievi di Composizione architettonica, divisi come eravamo tra le fazioni antagoniste dei rossiani da un lato e dei canelliani dall'altro, in un presunto contraltare di sequele dei due grandi maestri dell’...

Carteggi amorosi / Hölderlin e Gontard, Lettere d’amore

“Il nostro animo già si conosceva ancor prima che ci vedessimo”   Johanna Susette Bruguier nasce ad Amburgo il 9 febbraio 1769. Rimasta orfana di padre a otto anni, viene descritta come una giovane e brillante studiosa di letteratura, lingue e musica. Nel 1786 viene data in sposa al banchiere francofortese Jakob Friedrich Gontard. e fra il 1787 e il 1791 partorisce 4 figli. Lo scultore Landelin Ohnmacht ne scolpisce un busto in alabastro dove la donna, i capelli raccolti all’indietro e la testa girata di tre quarti, rivolge uno sguardo enigmatico verso un punto indefinito. Il banchiere Ludwig Weerleder resta abbagliato dalla presenza di Susette, che considera la “donna perfetta”. Discute spesso con lei di arte e di letteratura. Tornato a Berna, si imbatte nel Frammento di Hyperion di Hölderlin, lo trascrive e ne invia una copia di suo pugno proprio a Susette. Prima ancora di conoscere il poeta, Susette legge così la sua opera in fieri, l’embrione dell’Hyperion.   Nel giugno del 1795 Johann Gottfried Ebel conosce Hölderlin a Heidelberg e lo raccomanda ai Gontard come precettore del figlio Henry. Il poeta accetta con entusiasmo il nuovo lavoro. Ospite del grande...

Due libri / Il respiro della Cina contemporanea

Pazza idea. Leggere libri di autori italiani sulla Cina e sull’Asia, e immaginare equivalenti libri sull’Italia e l’Europa: cosa se ne racconterebbe a un lettore lontano, ignaro, incuriosito da una vicinanza al nostro mondo che è di per sé una novità? Di questi tempi piovono, i libri sulla Cina e sull’Asia. Li scrivono bravi giornalisti e sinologi, era ora; leggendo trecento pagine ci si fa un’idea, a volo d’angelo. Per forza accade che il mio pensiero sia: si potrebbe scrivere sull’Italia o l’Europa così? Meglio: come sarebbe interessante riassumere in un solo volume il mio paese e l’umanità che mi circonda in questo momento di buriana. Quali temi sceglierei, dovendo spiegare il noi qui ora a un lettore cinese? E così come discettando di Cina ci si riferisce al confucianesimo, che data due millenni, come riferirsi qui al cristianesimo o all’illuminismo, al loro viaggio al termine nel mondo nostro, all’esaurirsi, sperando in un nuovo, meglio o peggio che sia.  Che poi la sensazione di esaurimento mi porta a guardare il bello dell’Asia oggi: il continente che ci ripresenta il movimento, la novità, lo sviluppo e perfino quel campo di forze antico: il progresso. ...

Viaggio nelle scene d’estate #4 / Emma Dante, Armando Punzo, Archivio Zeta: spazi oltre il vuoto

Ricominciare. Ripulire tutto e provare a disegnare nell’assenza un nuovo mondo. Andare oltre. Questa mi sembra la cifra dei tre ultimi spettacoli che racconto da festival e rassegne estive. Pupo di zucchero di Emma Dante, giustamente acclamatissimo al Festival di Avignone, dopo il debutto a Pompei lo abbiamo visto nell’arena shakespeariana di Teatro Due a Parma con il suo spazio nero tutto mentale, un viaggio in una memoria che si fa presenza incombente di vite passate abbordanti, incalzanti, invadenti con dolcezza e violenza. Armando Punzo con la Compagnia della Fortezza ha presentato Naturae. La valle dell’annientamento III quadro come sempre nel cortile del carcere mediceo di Volterra trasformato in un’abbacinante scatola geometrica bianca, segnando con i suoi detenuti attori e collaboratori un’altra tappa di un cammino, che persegue da qualche anno, oltre l’umano, oltre le viltà, i delitti, i ruoli che ci incatenano alla realtà, alla ricerca di un altro mondo più vivibile.   Sulla collina dell’Osservanza che domina Bologna Archivio Zeta ha presentato Il volto, episodio conclusivo di un viaggio nelle polifonie di Dostoevskij. L’ha disteso nello spazio reale, nel pratone...

Cesare De Marchi, L’inseguitore / Gabi disparue

Karl è appena andato in pensione, lasciando senza rimpianti la scuola dove per decenni ha insegnato. Abitudinario, avvezzo alla solitudine, si dispone alla nuova vita pianificando un intenso programma di letture; rispettarlo gli risulta però alquanto più ostico del previsto. A seguito di un’estemporanea incursione su Facebook entra in contatto con una donna molto più giovane di lui, Gabi. Ha inizio così una storia d’amore tanto inattesa quanto asimmetrica: Gabi infatti ha un lavoro impegnativo, che le impone frequenti assenze; e sull’una e l’altra cosa ella mantiene una rigorosa riservatezza. Karl vorrebbe saperne di più, ma è costretto a rassegnarsi: non senza rendersi conto, tuttavia, che il loro legame ne è incrinato, perché la vita di Gabi è troppo diversa dalla sua. «La persona di lui, l’amore stesso sincero e indubitabile che gli portava, per lei erano solo una parte di un’esistenza ben più larga e disposta al possibile.   Per lui l’orizzonte si era aperto e si richiudeva con lei. Impossibile non prenderne atto, impensabile vivere come prima». Per ingannare gli intervalli, Karl riallaccia i rapporti con il quasi omonimo Carlo, un medico che gli era stato amico parecchi...

Un libro di Maddalena Mazzocut-Mis / Teatro, mito e conflitto

Il volume di Maddalena Mazzocut-Mis Teatro da leggere. Mito e conflitto (Le Monnier, 2020), come dice il titolo, è teatro senza scena, senza attori e senza pubblico. Sembrerebbe una contraddizione. Si sa, la parola teatrale – almeno quella che nasce come un sogno letterario nell’intimità di una stanza – aspira a diventare realtà nelle voci e nei gesti delle persone in carne e ossa che si esibiscono in uno spazio fisico. Anche i testi di Maddalena Mazzocut-Mis, in effetti, sono nati per la rappresentazione (e peraltro sono andati in scena più volte), tuttavia a un certo punto della sua carriera l’autrice ha ritenuto necessario destinarli appositamente alla lettura, invitandoci a fruirne in modo silenzioso e privato, un modo diverso da quello abituale.   Per inquadrare al meglio la specificità del volume bisogna considerare che dietro le opere teatrali di Mazzocut-Mis (Teatro da leggere ne raccoglie dodici tra quelle scritte nel corso di più di un decennio) c’è un lungo percorso di studiosa, che ha all’attivo numerosi libri dedicati ai problemi dell’estetica. La riflessione e la ricerca, nel metodo compositivo dell’autrice, precedono la creazione vera e propria. Quando la...

Un'arte della complessità / Edgar Morin e il cinema

"Da ogni spettacolo cinematografico mi accorgo di ritornare, nonostante ogni vigilanza, più stupido e più cattivo" scriveva Theodor W. Adorno. Nella sua critica radicale alla società e al capitalismo il sociologo tedesco invitava a diffidare di tutto ciò che è "leggero e spensierato, di tutto ciò che si lascia andare e implica indulgenza verso la strapotenza dell'esistente" (Minima moralia, 1954). Quando Edgar Morin, il filosofo francese oggi centenario (è nato nel 1921) scriveva i suoi articoli sul cinema, tra il 1954 e il 1960, ora raccolti in Sul cinema. Un'arte della complessità, a cura di Monique Peyrière e Chiara Simonigh, Raffaello Cortina editore, 2021), Marshall McLuhan non aveva ancora pubblicato Gli strumenti del comunicare, che uscirà in America nel 1964.   Ed è singolare notare che Morin, tesserato del Partito Comunista Francese, superando la critica alla società borghese della Scuola di Francoforte e anticipando i temi cardine del cattolico McLuhan, indirizzerà le sue riflessioni verso il rapporto dialogico tra l'immaginario del cinema e il "pensiero che si interroga", contro una certa ideologia che guardava con sospetto "tutti i media che non fossero il libro...

Storia naturale a fumetti / Rosa come un verme

Probabilmente solo da bambini abbiamo preso in seria considerazione i lombrichi, così comuni in qualsiasi giardino da essere il primo oggetto di studio per qualsiasi aspirante naturalista. Poi crescendo non li abbiamo più considerati, anzi magari li abbiamo guardati anche con un po’ di disgusto. Ma proviamo un attimo a pensare come sono fatti: innanzitutto i lombrichi sono rosa, uno di quei colori che nelle scatole di pennarelli rimangono pressoché inutilizzati (li usiamo giusto per la carnagione!). E invece nel libro Sulla vita sfortunata dei vermi – Trattato abbastanza breve di storia naturale (appena uscito per Corraini Edizoni) credo che l’autrice Noemi Vola abbia usato decine di pennarelli rosa, per illustrare oltre 250 pagine di vita e disavventure, esilaranti ma a volte malinconiche, dei vermi di terra. E poi i lombrichi hanno una struttura semplicissima, il che li rende capaci di camuffarsi e trasformarsi in qualsiasi cosa nelle mani di una disegnatrice come Noemi Vola, pur rimanendo sempre vermi: il loro rosa è come il giallo dei Simpson o il blu dei Puffi.     Un ideale club di estimatori dei lombrichi non sarebbe certo molto numeroso, ma potrebbe contare tra...

Cinque storie vere / Silvia Ferreri, Le cose giuste

All’inizio di questo luglio strano, afoso e temporalesco, mi sono imbattuta in un libro interessante, Le cose giuste, di Silvia Ferreri. Un’opera breve e sensibile, con un taglio marcatamente femminile. Le cose giuste è composto da cinque racconti, che narrano storie vere, che hanno come protagoniste cinque donne diverse ma in parte simili tra loro. Potremmo definirlo un lavoro di reportage dal momento che la Ferreri, che non a caso nasce come giornalista, ha investito moltissimo tempo in telefonate, incontri, mail e videochiamate per confrontarsi con le protagoniste dei suoi racconti. Le ha conosciute e frequentate, hanno scavato insieme in ricordi e riflessioni. Un lavoro immersivo, sicuramente doloroso per le intervistate, che diventano coautrici del libro mettendo coraggiosamente il proprio vissuto al servizio della narrazione. Le cinque protagoniste hanno alle spalle storie difficili, si ritrovano di fronte a dilemmi etici rispetto ai quali è complesso prendere delle decisioni. Si scontrano con situazioni estreme con cui tutti in qualche modo potremmo venire a contatto, ma che ci sembrano totalmente insolite e lontane dal nostro routinario vissuto quotidiano.   Marisa ed...

”Autoritratto di un fotografo” / Ferdinando Scianna, uno, due e tre

La seconda immagine che si vede nel libro ritrae la strada dove è nato a Bagheria. Scattata nel 1959, quando aveva 16 anni, è stata presa quasi rasoterra e ritrae il selciato della via con le case sullo sfondo fuori fuoco. In primo piano lo scolo che raccoglie le acque piovane e le avvia verso il basso; c’è lì ancora un poco d’acqua reflua che fa luccicare il percorso del liquido all’ingiù per la pendenza. Un punto di vista inatteso, un po’ come se un attore avesse fotografato il palcoscenico dove recita, perché la via, stando anche ai ricordi di Ferdinando Scianna è il luogo dei suoi giochi, uno spazio che ritorna spesso nelle sue immagini. La prima immagine che apre questo Autoritratto di un fotografo (Contrasto, pp.205, € 22,90) raffigura infatti il fondale di quel teatro della vita: una casa con affacci e scale esterne, una donna anziana che si sporge e un bambino appena mosso in primo piano.   Scianna è un fotografo con una spiccata vocazione teatrale: è attirato dalle scene, che fotografa quasi sempre frontalmente, come se sullo sfondo ci fosse una quinta, l’elemento scenico che definisce lo spazio dove si muovono i suoi soggetti. La scena naturalmente c’è sempre, come...

Scarabocchi 2021 / Scrittori e scarabocchi

È on line il programma completo di Scarabocchi 2021!    Nel 1946 Tonino Guerra pubblica la sua prima raccolta di versi nel dialetto di Santarcangelo. È intitolata I scarabócc (Faenza, Lega, prefazione di C. Bo), come i versi che all’interno recitano: Quést l’è al murài/ e quést l’è i scarabócc /ch’a féva da burdèl /se calzinàz, /da mén da ch’ò tachè / andè dri me braz /par fè una réiga lònga /e quèlch invrócc. (Questi sono i muri / e questi sono gli scarabocchi /che facevo da bambino sui calcinacci / da quando ho imparato / a seguire il braccio / per fare una riga lunga e qualche ghirigoro): un omaggio all’infanzia e alle cose da nulla come i graffiti sui muri di paese. Poco meno di dieci anni dopo, nel 1955, Cesare Zavattini pubblica un racconto che riassume l’ambiguità e la meraviglia dello sguardo infantile sulla realtà (Il pittore Asvero, in I tre libri, Milano, Bompiani). Asvero guarda un suo dipinto con il nipote: sotto i loro occhi il quadro si anima, fantasia e realtà si confondono. Ciò che è ‘dentro’ e ‘fuori’ l’immagine si anima in una mobilissima prospettiva inversa, sogno e fantasia cancellano il limite dell’opera, il margine della tela e del foglio. L’...

Paesaggi politici / Antropocene, Mediterraneo e giardini

Sembra che a Pantelleria, definita dai dépliant turistici “la perla nera del Mediterraneo”, si trovi una versione in miniatura del paradiso terrestre. Rispetto a Lampedusa, che gli onori della cronaca ci rimandano – tristemente – come un territorio dove è agevole sbarcare, Pantelleria ha costoni scoscesi lungo quasi tutto il suo perimetro. Nelle lunghe settimane battute dal vento, ai mercanti di ossidiana che la frequentavano da millenni sarà parsa inavvicinabile o, se già lì, impossibile da lasciare. Seneca, il primo dei suoi visitatori illustri, ne parlava come di “deserta loca et asperrima”, e ancora nel Settecento il geologo Donald de Dolomieu (prima di dare il suo nome alle Dolomiti alpine) dovette rinunciare ad approdarvi a causa delle alte onde che da troppo tempo la circondavano. Così, fu usata a lungo come luogo di confino per criminali o prigionieri politici; ed è stato necessario l’arrivo di Gabriel García Márquez, che se ne innamorò inserendola in diversi suoi racconti, per invertire la tendenza e fare di quest’isola vulcanica, arida e, appunto, ventosissima un luogo cool e anticonformista, frequentato da tossici in cerca di pace, nudisti scapestrati e variegati...