Il tuo due per mille a doppiozero

Categorie

Elenco articoli con tag:

Produzione

(2,762 risultati)

Verso Paradiso / Dante: dal ghiaccio infernale al «caldo amore»

Dobbiamo ancora diventare contemporanei del Paradiso di Dante! Sembra paradossale, ma è così: infatti il Paradiso è complessivamente la cantica meno “ricevuta” e conosciuta a livello popolare, come anche scolastico, in una piuttosto standardizzata classifica che passa dall’entusiasmo per l’Inferno, alla tiepidezza per il Purgatorio fino ad un certo distacco dal viaggio paradisiaco. Ma anche nella ricezione di molti grandi scrittori, il Paradiso “latita”. Si pensi a Pasolini, a Primo Levi, a Edoardo Sanguineti, dove, pure in modi diversi, è il Dante infernale al centro, senza dimenticare il Dante “petroso” di molto Montale. Anche “dantisti” stranieri di altissima levatura come Joyce e Beckett privilegiano, per tante ragioni, soprattutto le prime due cantiche o un approccio soprattutto parodico alla Borges. Naturalmente ci sono eccezioni: certi passi eliotiani dei Quattro Quartetti, alcuni Cantos poundiani, la luce flagrante dell’ultimo Luzi, il cimento di Giovanni Giudici per mettere in scena la terza cantica. Al di là di questo del tutto incompleto censimento, la luce, l’ardore, la «mente innamorata» che intridono il Paradiso attendono ancora di essere pienamente gustati e vissuti...

Una radiografia permanente / L'Immagine fantasma di Hervé Guibert

Da dove viene il bagliore che regna in L'immagine fantasma, libro di Hervé Guibert pubblicato per la prima volta da Les Editions de Minuit nel 1981?  Una luce improvvisa e diffusa, di una trasparenza sorprendente che colma tutti gli angoli, un riflesso in grado di impregnare lo spazio della narrazione dandoci l'estro di poterlo percorrere attraverso sensi nuovi. Ma cos'è l'Immagine fantasma? Un diario? Un reportage? Una raccolta di testi teorici sulla fotografia? Quello che ci viene raccontato è l'intimità più profonda e la ricerca, la messa a fuoco di quell'intimità, la rotta per attingere a un'esperienza interiore attraverso la scrittura, i suoi misteri e i suoi riti con i quali Guibert si mette continuamente alla prova. Come si sa, la sua opera sfugge a ogni facile classificazione di genere: diari di viaggi e pellegrinaggi, testi teatrali, recensioni di film o fotografie, autobiografie, dialoghi ossessivi, raccolte e inventari di memorie e un unico film, La Pudeur ou l'Impudeur, realizzato tra il 1990 e il 1991. Si ha spesso l'impressione che Guibert non abbia voluto scrivere romanzi, racconti o poesie, lettere d'amore. Certo, perché lui voleva scrivere storie nella...

Un libello / Walter Siti, la letteratura fa bene quando fa male

Avvicinarsi all'immensità di un tema come il Bene e il Male in letteratura rende subito chiaro a Walter Siti che poteva farlo solo affidandosi alla sua curiosità o alle sue incazzature, o al suo scoraggiamento. Avendo dedicato proprio alla letteratura la sua vita, prima studiandola alla Scuola Normale, poi insegnandola all'Università, poi pubblicando romanzi, non poteva scrivere questo avvincente saggio (Contro l'impegno – Riflessioni sul Bene in letteratura, Rizzoli 2021) altro che componendo un mosaico con la tecnica dell'accostamento di fiction, saggi, programmi tv, incursioni nel linguaggio dei social, su testi che lo hanno di volta in volta incuriosito, innervosito, demoralizzato. Ma la pazienza e la lucidità con cui demolisce alcuni libri spesso primi in classifica, per poterci rivelare le loro "virtù" all'incontrario e trasformando quindi la forza del cestino in una formidabile occasione di conoscenza, è quella del grande critico: mentre evita i trabocchetti della superiorità morale, si interroga sul cambiamento delle modalità di lettura e di giudizio di scritti che, in nessun caso, dovrebbero mai essere cestinati, né mutilati "ma soltanto spiegati".    L'incipit...

Modi del sentire / La democrazia è una virtù?

Dopo tanto parlare e scrivere di vizi, l’attenzione sembra tornata a posarsi sulle virtù, a guardare il panorama culturale ed editoriale. Un po’ lo dobbiamo al fatto che ci illudiamo di essere tutti buoni e virtuosi (nel senso cristiano del termine), di nascita o di vocazione; un po’ ci attrae l’idea dell’autorealizzazione e del compimento delle nostre possibilità che caratterizza la virtù del mondo classico greco e romano. E così ci si occupa per esempio delle virtù cristiane, le tre virtù teologali più le quattro cardinali, con qualche aggiunta: povertà, mansuetudine, castità, religione, obbedienza (che non doveva essere più una virtù e invece lo è ridiventata eccome!).    Sono le virtù rappresentate da altrettante statue, dodici, tra le novantacinque del monumento marmoreo in cui riposano le spoglie di Sant’Agostino nella chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia, e per le quali è in programma un volumetto collettaneo per ognuna di quelle dodici virtù: dopo quelli su speranza e carità, l’attenzione è caduta su mansuetudine, una virtù alquanto desueta e un po’ fuori mano anche se con le mani ha molto a che fare, giacché mansueto è l’animale che è stato abituato alla...

Lessico metropolitano / Gianni Biondillo: l’arte di raccontare la città

La scrittura di e per l’architettura ha subito in questo ultimo decennio un lento tramonto. Non mancano le cronache mondane sui pochi architetti noti (quelli che i giornalisti si ostinano a chiamare ancora star architects), qualche intervista di rito in occasione di eventi eccezionali o della Biennale di turno, pezzi che si concentrano su situazioni curiose o inattese (il grattacielo più alto, verde, sottile; le classiche riserve indiane di genere o età anagrafica; le architetture più cool da visitare durante le vacanze; i progetti per i bambini, gli animali, le piante; le raccolte di ristoranti, librerie, negozi, appartamenti da non perdere...) ma, in fondo, convivo con la sensazione che alla maggior parte della gente non interessi l’architettura o, semplicemente, non la veda come un argomento su cui concentrare la propria attenzione. Sono scomparse da tempo le pagine sui grandi quotidiani dedicate ad approfondimenti o a particolari questioni legate a questo mondo come invece capita ancora d’incontrare sul Pais, il New York Times o il Financial Times Weekend come se l’architettura non fosse quella cosa che condiziona la nostra vita dal primo all’ultimo giorno della nostra...

Ricordo di un poeta / Scarabicchi, la miniera della interiorità

È difficile scrivere di un amico fraterno che scompare; e per questo è per me difficile parlare ora di Francesco Scarabicchi, che si è spento pochi giorni fa, dopo aver affrontato con straordinario coraggio una lunga e atroce malattia, durata anni. Forse sarebbe meglio tacere, affidandosi soltanto a due versi del suo amatissimo Antonio Machado, in una delle Galeries che Francesco aveva tradotto splendidamente: «Oggi soltanto lacrime / per piangere. Non c’è che piangere, silenzio!» (le traduzioni da Machado erano apparse dapprima, con il titolo Il seminatore di stelle, per le edizioni Sestante, di Ripatransone; poi, insieme a quelle da Garcia Lorca, nel volume Non domandarmi nulla, edito da Marcos y Marcos nel 2015).      Ma Francesco aveva una concezione sacra, quasi omerica dell’amicizia, che occupava i vertici del suo mondo; e per tentare di rimanere fedele a quell’amicizia, dirò che la prima parola che mi viene in mente, pensando a lui, è: intensità. L’intensità, tanto dei rapporti umani quanto della ricerca espressiva, era la caratteristica immediatamente ravvisabile in Francesco, nello sguardo, nella parola, nei modi, e naturalmente nella scrittura. Non c’era...

Sfide sconfinate / “Toni” Bacchetti, calciatore partigiano

È l’alba del 25 marzo 1945. Quattro uomini, tra i venticinque e i trent’anni, camminano nella campagna friulana, a pochi chilometri a est di Udine. Uno di loro ha le mani legate. Qualche volta rallenta il passo. Allora Toni, l’uomo che sembra avere il comando della situazione, ma che gli altri chiamano Gianni, senza troppi complimenti lo spintona avanti. Lontano i profili viola delle Alpi Giulie si stanno incappucciando di un imminente e nero temporale. I quattro camminano con passo diverso tra campi, rogge e filari di gelso: otto scarponi che sfiorano le primule lungo le rive luccicanti di rugiada delle rogge.  C’è un cascinale abbandonato, annerito dalle tracce di un incendio recente. Quello è il posto. L’uomo che comanda fa un cenno agli altri tre. Dietro la stalla c’è una vasca del letame, ormai mezza asciutta. L’uomo con le mani legate viene accompagnato fino al bordo. Ha capito. Chiude gli occhi. Si lamenta sommessamente. Dalla fondina un uomo estrae la forma scura di una rivoltella: uno sguardo al capo e poi la punta alla testa del prigioniero. Uno sparo. Secco. Un corvo si spaventa e vola via dalla grondaia pencolante di un fienile.   È la mattina del 18 maggio...

Diario (1) / Verso Paradiso

Dopo che varcando il Teatro Rasi si era precipitati nella città dolente, dopo che si era imparato il “noi” nella cantica dell’ascendere insieme per le strade di Ravenna, e di Matera, ci sarebbe stata una nuova chiamata pubblica e, insieme, si sarebbe dovuti arrivare al Paradiso nel 2021. Come fare, costretti alla distanza? Come celebrare Dante nell’anno del settimo centenario della morte del poeta? Teatro delle Albe e doppiozero hanno immaginato lo spazio della scrittura come spazio di un’attesa condivisa, un racconto-diario scritto da Marco Martinelli e racconti-sapere di studiosi e amici del Sommo, fili differenti per “dialogare con l’ago” e tessere visioni. Il Cantiere Dante di Marco Martinelli e Ermanna Montanari è una produzione Ravenna Festival/Teatro Alighieri in collaborazione con Teatro delle Albe/Ravenna Teatro.   Ci abbiamo creduto, abbiamo sperato, fino all’inizio di marzo. Poi l’esplodere delle varianti, la lentezza dei vaccini, l’arrossarsi implacabile, giorno dopo giorno, delle Regioni, ci hanno fatto alzare bandiera bianca: il Paradiso dantesco, debutto previsto 25 giugno 2021, non si farà. Ma prima di continuare, occorre raccontare l’antefatto al...

Giardino di primavera / Scille, gli occhi azzurri del sottobosco

Le selvatiche Scilla bifolia sono gli occhi azzurri del sottobosco. S’aprono al primo sole di marzo, gracili, minute, hanno il privilegio di sfoggiare uno dei blu naturali più invidiabili e ammalianti, toccante al punto da far illanguidire. Due, appunto, le foglie: lucide, lunghe e strette che avvolgono il rossiccio gambo florale e, giuntevi al mezzo, opposte, si ricurvano. Leggiadre, le piccole corolle a stella – sei tepali, sei stami con antere altrettanto blu, pistillo capitato sorgente dall’ovario supero – si schiudono una via l’altra sul racemo. Tra aprile e maggio, invece, danno il cambio ai narcisi le Scilla non-scripta (o Hyacinthoides non-scripta), pur esse spontanee d’origine: indimenticabili, quali specchi lacustri, le distese dei boschi inglesi.  Sono facili da naturalizzare nel prato di casa, meglio se collocate al piede di alberi e arbusti, ve ne sono anche di rosate e bianche, certo di minor effetto. Si propagano con generosità e ve le ritrovate sparpagliate in giardino in men che non si dica. Più alte e vistose delle S. bifolia, su dritti, carnosi steli recano dapprima boccioli stretti in spiga che poi, in sequenza, rivelano campanelle reclinate con i vezzosi...

Beatrice Pediconi / Diario di un tempo sospeso

“Quale traccia lascia un ricordo?” si è domandata Beatrice Pediconi (Roma, 1972). E da questo interrogativo ha preso le mosse per i suoi recenti lavori, ora in mostra nella Galleria z2o | Sara Zanin. Domanda elaborata dopo un’importante perdita, che è stata la spinta a sperimentare, provare, forzare, ancora e ulteriormente, la propria espressione artistica. Che, sin dalle primissime creazioni, ha immediatamente attraversato discipline differenti. Una sperimentazione, quella di Beatrice Pediconi, che la pone nella zona di confine tra un linguaggio e l’altro. Area liminale che le permette di muoversi liberamente pure tra media diversi. Sfuggendo, in questo modo, dalle strette categorizzazioni che la vedono, infatti, variabilmente definita e altrettanto mutevolmente accolta addirittura in mostre di sola fotografia. In questa no man’s land Beatrice Pediconi ha realizzato la serie che rappresenta l’inizio di una nuova fase, un’ulteriore evoluzione di quanto finora realizzato. Seppur qualche piccolo cenno è stato esposto a New York, dove vive ormai da molti anni, tuttavia è proprio a Roma, nella sua città natale, che ha voluto presentare il corpus di lavori Nude, a cura di Cecilia...

Un libro di Carmen Pellegrino / La felicità degli altri

Se, come scrive Paul Celan, “dice il vero, chi parla di ombre”, potremmo definire l'ultimo lavoro di Carmen Pellegrino – La felicità degli altri, edito da La nave di Teseo – un libro sulla verità, o meglio, sulla costruzione della verità. Un libro raffinato, che tiene insieme la delicatezza di un dire sensibile e la capacità di conferire nuove forme e nuova vita a concetti apparentemente immobili. L'autrice stessa definisce la storia che racconta un'anastilosi, una ricostruzione dell'antico attraverso la ricomposizione dei suoi frammenti; è la possibilità di un divenire nuovo del vecchio, che dismette i panni dell'immobilità monolitica della Verità con la lettera maiuscola, alla volta di una riscrittura del già saputo che, passando attraverso le ombre, si trasforma in un sapere inedito.   Cloe è la protagonista del libro. Ma Cloe è anche Clotilde, Anais, Esoluna, nomi di passaggio, indossati come panni da abitare finché non diventano stretti, ma anche nomi che permettono una transizione, una ricostruzione che comincia dalle rovine – quelle rovine presenti anche nei libri precedenti di Pellegrino, tanto da averle conferito l'appellativo di abbandonologa. Come in Cade la Terra...

Milo Rau: Vangelo a una dimensione / Anche in Palestina nevica

Sul set di Matera, Milo Rau ha riunito le condizioni ideali per produrre lo spettacolo più rappresentativo della sua poetica cine-teatrale: un cast formato da professionisti e da non professionisti della scena, in cui spicca la presenza di un certo numero di braccianti immigrati di origine africana; uno dei più grandi “testi-sorgente” a cui un artista occidentale possa aspirare; un luogo che nell’immaginario collettivo ha rimpiazzato il teatro originario degli eventi biblici fin da quando Pier Paolo Pasolini lo preferì alla Palestina dove pure aveva condotto dei sopralluoghi prima di girare, nel 1964, il suo Vangelo secondo Matteo.   Tutto  questo fa di The New Gospel un inestricabile continuum di realtà e di rappresentazione, di cerimoniale artistico e di processo politico, un’opera in azione che produce da sé il proprio discorso – messa in scacco, la critica non può che naufragare nella ripetizione o assestarsi nella neutralità della descrizione ecfrastica – articolandolo su due piani distinti che si compenetrano senza mai alterarsi, in una sorta di sovrimpressione: il Vangelo delle origini, che risuona nella sua purezza sulle labbra di Yvan Sagnet, l’attivista e...

Reportage / Shattered Beirut 6.07

Carol Mansour è una documentarista indipendente libanese con più di vent’anni di esperienza nel campo televisivo e cinematografico. I suoi lavori sono regolarmente premiati in importanti festival dedicati al cinema e al documentario a livello internazionale. Di qualche giorno fa è la notizia che il suo ultimo lavoro “Shattered Beirut 6.07” – con scene dirette sui postumi della terribile esplosione avvenuta al porto di Beirut il 4 agosto 2020 – è stato riconosciuto come migliore documentario breve al Socially Relevant film Festival di New York ed è nella selezione ufficiale al San Diego Arab film festival previsto per il prossimo giugno. Entrambi i genitori di Carol, palestinesi cristiani, si stabilirono in Libano fuggendo dalla Palestina durante il conflitto arabo-palestinese del 1948, e in Libano Carol è nata nel 1961. Nel 2000 ha fondato la Forward Film production a Beirut e da anni lavora ai suoi documentari insieme alla collega Muna Khalidi. Con il suo lavoro ha indagato e continua ad affrontare aspetti cruciali delle società contemporanee.   Del 2007 è il suo documentario “A summer not to forget” sui 34 giorni di bombardamenti israeliani sul Libano a seguito del...

Aspettando gli Oscar 3 / Nomadland. Sopravvivere all’America

Le due presenze che più vediamo esistere, come fatti cinematografici, in Nomadland, sono lo spazio e il volto della protagonista. Entrambi si affrontano, anche formalmente, per tutto l’arco della visione, componendo un’esperienza continua di apertura e sconfinamento.  Così da una parte c’è lo spazio: la superficie interminabile della strada, raccontata da campi lunghissimi. Ci sono i paesaggi naturali, i paesaggi umani, e i mondi costruiti dalle merci: i parcheggi, o le enormi officine di manodopera a tempo determinato, i negozi-magazzino dove si compra di tutto, le città fabbriche abbandonate, e poi ancora, secondo una linea narrativa costruita e montata per scivolare sempre avanti, senza inversioni, lo spazio delle migliaia e migliaia di chilometri della terra americana percorsi da un furgone.      Dall’altra parte, assieme allo spazio o in controcampo, un volto, quello di Fern (Frances McDormand), che la regia fissa a lungo e di continuo, come ritraendolo, in tempi lenti di inquadratura spesso affiancati dal silenzio eloquente di scenari e effetti naturali. L’aria, la neve, la notte, il buio, il freddo ci chiedono di fermare lo sguardo, di scrutare quel...

Lezioni di letteratura russa / Nabokov: Tolstoj sì, Dostoevskij no

Stati Uniti, 1940: Nabokov è da poco arrivato in America e si trova a fare lezione a studenti americani. Cosa sanno della letteratura russa i suoi studenti? Su quali traduzioni possono contare? Quali difficoltà dovranno affrontare? Nell’ultimo breve saggio delle Lezioni di letteratura russa, dopo averli condotti «attraverso il paese delle meraviglie di un secolo di letteratura», Nabokov tira le fila del suo corso ed elenca alcune difficoltà che gli studenti si troveranno di fronte: non sanno leggere il russo, hanno a disposizione traduzioni «abominevoli» e devono districarsi in una massa «amorfa e mostruosa di cose mediocri il cui unico scopo è politico». A guidarli in questa selva c’è il professor Nabokov, tra i più popolari della Cornell University, dove dal 1948 insegna come professore associato nel corso sui Maestri della narrativa europea e in quello di Letteratura russa in traduzione. Visto il successo delle lezioni, e forse anche per facilitare lo studio dei suoi studenti, Nabokov mette in cantiere la pubblicazione delle sue lectures, progetto che viene però abbandonato e ripreso, dopo la sua morte, da Fredson Bowers, curatore sia delle Lezioni di letteratura del 1980 (la...

Canicola, Diabolo, Eris / Fumetto e piccoli editori nella pandemia

Sono solo cinque, in tutto il mondo, i Paesi in cui “si fanno” i fumetti. Gli Stati Uniti (e un po’ il Canada), dove i comics sono nati; l’area francofona (Francia e Belgio), dove la bande dessinée è al pari dei libri “normali”; il Giappone, dove i manga vendono milioni di copie; L’Argentina, la terra delle historietas e di L’eternauta (in questi giorni di nuovo in edicola). E poi c’è l’Italia. Per tradizione, produzione, mercato, queste sono le cinque aree dove esiste un’editoria a fumetti. Eppure solo di recente le istituzioni italiane sembrano essersi accorte che il fumetto è una realtà importante (vogliamo chiamarla “un’eccellenza”?). Da circa un anno è attivo al ministero dei Beni culturali un Tavolo tecnico sul fumetto italiano, il cui primo esito è Promozione Fumetto 2021, un bando che mette a disposizione 644 mila euro per iniziative nel settore. Al tavolo siedono rappresentanti della Direzione generale biblioteche e istituti culturali, oltre a autori, esperti e rappresentanti di fiere.   Proprio le fiere sono il tasto più dolente di questo ultimo anno di pandemia, che per il mondo del fumetto ha significato la cancellazione di tutte le manifestazioni: niente Lucca...

Due libri sulla periferia milanese / La città degli orti

Milano appare una città a più dimensioni tra loro incongruenti: decentemente integrata nel suo ristretto territorio comunale, lacerata nella cintura metropolitana denominata oggi Grande Milano. La diversità amministrativa che distingue Milano da altri grandi centri urbani, e in primo luogo da Roma, potrebbe mascherare, a uno sguardo disattento, la sostanziale analogia che invece la accomuna al resto delle cosiddette città globali: la progressiva dualizzazione del territorio urbano. Fenomeno ancor più controverso se relazionato a un contesto metropolitano soggetto ad un prolungato periodo di crescita economica, sostenuta oltretutto da una narrazione pubblica volta a magnificarne le sorti. Milano, insomma, non è solamente in controtendenza rispetto al resto del paese: è divenuta a sua volta un brand. Il lato oscuro di questo brand si è incaricato di mostrarlo la pandemia, travolgendo un servizio sanitario nel frattempo privatizzato nelle strutture e soprattutto nelle logiche aziendali. Per cogliere gli elementi di continuità e di distinzione che alimentano la morfologia urbana del capoluogo lombardo, occorre allora più che altrove un approccio transcalare, capace di muoversi e di...

Un libro di Carlo Boccadoro / Bach e Prince: vite parallele

  Il libro inizia con un’avvertenza che mette in guardia il lettore dai dualismi, dalle consorterie, dalle fazioni, ossia da quel sistema di contrapposizioni attraverso cui spesso il mercato alimenta se stesso. Il cuore di un dualismo è l’opposizione: l’uno dev’essere il contrario dell’altro, meglio ancora se l’uno è una reazione all’altro. La semiologia ha mutuato dal latino il termine versus (abbreviato in vs) per indicare i due principi di un’opposizione.   Se questo libro rispondesse a tali logiche si intitolerebbe Bach vs Prince, e il sottotitolo sarebbe Vite contro. Ma il libro di Carlo Boccadoro – musicologo, compositore e direttore d’orchestra – pubblicato da Einaudi Stile Libero nella collana di saggistica battezzata, appunto, VS, risponde invece a un’altra logica, e il suo titolo è Bach e Prince, Vite parallele, laddove la congiunzione “e” e l’aggettivo “parallele” ne tracciano subito il senso incipiente. D’altra parte come fare, anche volendo, a mettere contro due vite così distanti, per geografia, tempo, e contesto, come quelle di Johann Sebastian Bach e di Prince Rogers Nelson, più noto semplicemente come Prince? Sarebbe un’impresa difficile. Non...

Due libri / Tano D’Amico: compagna fotografia

Nelle pagine iniziali del suo libro Fotografia e destino (Mimesis, 2020), Tano D’Amico pone la domanda: “mentre viene fatta, l’immagine può fondersi con la realtà e cambiarne il percorso? Anche per poco, intendo, anche solo negli attimi in cui l’immagine trova la sua forma, negli attimi in cui occhio e obiettivo sono puntati sulla realtà. Può l’immagine mischiarsi con la vita? (…) L’immagine può amare così tanto la vita da cambiarne il destino?”. È molto difficile rispondere. Si può dire che il momento in cui si decide di scattare una foto, a un determinato soggetto e in un determinato modo, si è già deciso da che parte stare. E su questo, né Tano D’Amico, né le sue immagini scendono a compromessi, è fotografia di parte, è partigiana. Chi la osserva comprende che il fotografo è dentro l’istante, legato al destino di coloro che stanno per entrare nell’immagine. In questo modo la foto si anima e ci anima, perché l’immagine, per Tano D’Amico, vuol dire relazione.  Si capisce che nei cortei il fotografo è davanti agli striscioni, faccia a faccia con i manifestanti, che non esprimono generiche opinioni, ma sono i suoi compagni, quelli che stanno dalla sua parte, e si capisce che...

Dall'autore al lettore / Come funziona l'editoria

Nelle 266 pagine fitte fitte di I meccanismi dell'editoria. Il mondo dei libri dall'autore al lettore (Il Mulino, 2021), Roberto Cicala racconta le meraviglie e le trappole dell'editoria libraria, guidandoci alla scoperta delle regole e delle eccezioni nel processo che porta alla produzione di quell'oggetto che chiamiamo libro.  La regola è la struttura industriale della filiera del libro, nelle varie fasi della ricerca, della produzione, della promozione, della distribuzione, della commercializzazione. Sono le tecniche, le norme, gli standard affinati nei secoli che ci separano dalla Bibbia di Gutenberg e dalle rivoluzionarie intuizioni di Aldo Manuzio (le racconta Alessandro Marzo Magno, L'inventore di libri. Aldo Manuzio, Venezia e il suo tempo, Laterza, 2020).  Cicala fotografa il fordismo applicato alla cultura, fondato sulla separazione tra i diversi segmenti della filiera editoriale e sulla specializzazione delle funzioni, per le quali le case editrici utilizzano competenze elevate e raffinate. Ma l'editoria si fonda anche (e forse prima di tutto) sulla collaborazione e sulla dialettica creativa tra le varie anime culturali e commerciali, tra le diverse...

20 aprile 1970 - 20 aprile 2021 / Paul Celan: parla anche tu

Dopo Hölderlin c’è tutta una linea della lirica tedesca che percorre l’area più fertile del pensiero tragico in poesia. Si potrebbe anche dire del pensiero “esistenzialista” in poesia. O, addirittura, del pensiero in sé. Del pensiero senza aggettivi. Del pensiero poetante che parla, in poesia, di ciò che pensa “linguisticamente”, e perciò poeticamente. Per Ernst Meister, che è forse il più intransigente fra questi poeti di pensiero, la poesia è identica al pensiero che si pensa («Dichten ist identisch mit Denken»). Hölderlin ha avuto due grandissimi eredi, molto diversi tra di loro: Rilke e Celan. Celan cioè Paul Antschel (1920-1970), nato nel 1920 da famiglia ebraica a Czernowicz, allora in Romania, studente di medicina in Francia e poi di anglistica a Bucarest, quindi viennese e infine parigino, traduttore da inglese, francese, russo, italiano, ebraico, portoghese e rumeno, poeta di lingua tedesca, la lingua parlata da sua madre (suo padre si esprimeva in ebraico), ma anche dai nazisti, i “maestri di morte” che, grazie alle SS e ai loro collaborazionisti rumeni, lo resero orfano a poco più di vent’anni.     Come Novalis, come Hölderlin, Celan ha teso se stesso e...

Uomini e robot / Kazuo Ishiguro, Klara and the Sun

Nell'ultimo, commovente romanzo di Kazuo Ishiguro, Klara and the Sun (Faber & Faber, 2021) un AF, cioè un robot, un androide di nome Klara, condivide pensieri e sentimenti con una ragazzina, Josie, che lo sceglie come "Artificial Friend". La bellezza e la perfezione di questa storia non stanno solo nelle descrizioni dei cieli arancioni dei tramonti o neri di nuvole, come quello di una mattina cruciale; nell'erba verde o gialla di un campo che Klara attraversa due volte per compiere l'eroica missione della sua vita artificiale; nella luce o nelle tenebre che lo illuminano, facendone un romanzo "a colori", come se fosse già un film. Stanno anche, in questa vicenda senza Dio, nella spiritualità che lo pervade, nell'attività di pensiero di un robot alla ricerca del nutrimento del Sole; nella preghiera "di scambio" che, verso la fine del libro, accoratamente gli rivolge; nell'imperativo, forse shintoista, che lo guida: essere caritatevole con chiunque perché l'amore è la prima caratteristica in cui si manifesta il divino.   Niente distopie tecnologiche alla moda in questo Ishiguro, ma universi domestici (la cameriera che si chiama Melania Housekeeper, come se la sua...

Arte contemporanea e tradizione / Salvatore Settis: Incursioni

Se si vuole sapere che cosa è la storia della cultura (e si vuole anzi ripassare il concetto stesso di cultura), si deve leggere l’ultimo libro di Salvatore Settis: Incursioni. Arte contemporanea e tradizione (Feltrinelli) parla appunto di arte, ma si apre continuamente verso aree ora adiacenti, ora lontane da essa. C’è la fotografia, il cinema, c’è l’archeologia, c’è il teatro, c’è anche – come vedremo – la politica. Settis ha raccolto in questo libro una serie di saggi già apparsi in altre sedi negli ultimi anni, ma ha ripreso anche lavori inediti. Li ha rivisti e arricchiti, infine vi ha premesso una lunga introduzione che ha un impegnativo taglio teorico, e un assunto quanto mai chiaro: “il filo della tradizione non si è spezzato ma si è consolidato, travestendosi in nuove forme e modalità che chiedono di essere riconosciute e chiamate per nome”. In altre parole, siamo abituati all’idea che l’arte contemporanea abbia spazzato via il passato, abbia reciso ogni legame con la storia e con la storia dell’arte ma – secondo Settis – non è così: il “paradigma della frattura” va insomma rimesso in discussione. L’irrompere delle avanguardie nel primo Novecento, le sperimentazioni della...

L’invenzione della penna a sfera / L’avventurosa storia di László Bíró e del Barone Bich

Biro: “nome commerciale di penna a sfera”. Così laconicamente in un dizionario. Certo c’è una voce Wikipedia piuttosto ricca, ma la storia di questa penna è assai più complessa di come viene di solito raccontata. Un neuropsichiatra oggi in pensione, Giulio Levi, ha avuto la pazienza di ricostruirla attraverso documenti, libri, email scambiate con gli eredi di László Bíró, collegandola come necessario alla vicenda del Barone Bich, l’uomo che ha sfruttato con maggior successo economico l’invenzione del giornalista ungherese. Il frutto delle ricerche di Levi s’intitola La straordinaria storia della penna a sfera (pp. 134, Diarkos, 12 euro) ed è stato pubblicato da poco. Che cos’è questo oggetto così presente nelle nostre scrivanie, borse e astucci, che ha modificato radicalmente l’attività della scrittura, ma a cui dedichiamo ora sguardi distratti? “Un tubicino esagonale di cinque per trentacinque millimetri di plastica trasparente, con dentro un altro tubicino di plastica pieno di un liquido pastoso colorato, nero o di un altro colore. All’estremità di questo è infilato un piccolo cono di ottone sul cui apice è incastonata una piccolissima sferetta di metallo che, fatta scorrere su...