Clorofilla
Angela Borghesi

Angela Borghesi è nata a Brescia nel 1959. Deve l'attenzione appassionata per alberi fiori e animalii al nonno contadino Giulio Conforti, al maestro e ornitologo Giuliano Salvini. Ma, soprattutto, a un luogo speciale del suo paese d'origine: le torbiere di San Pietro in Lamosa.
Insegna Letteratura italiana contemporanea all'Università di Milano Bicocca.

12.04.2014

La linea della palma

Se le sta mangiando una dopo l’altra il famigerato coleottero noto come il punteruolo rosso della palma (Rhynchophorus ferrugineus). Sembrano in salute, il ciuffo esotico alto sul fusto dritto e vigoroso, ma internamente minate collassano di botto. Da tempo siamo in piena emergenza: il flagello asiatico (il curculionide è originario dell’Asia sudorientale) ha invaso il territorio nazionale nel 2004, per l’incauto acquisto di un vivaista che lo importò dall’Egitto. In pochi anni, dalle regioni meridionali è risalito fino in Liguria dove persino i topi lamentano gli approdi panoramici («e il volo da trapezio/ dei topi familiari da una palma»; Montale, Proda di Versilia). La mutazione del paesaggio è dolorosissima: alla peste...

28.02.2014

Bambù

Alle scuole elementari avevo una maestra brava ma terribile. Terribile con i bambini meno protetti, ai quali non lesinava bacchettate sulle dita con il righello, o sulla testa con una lunga canna di bambù con cui riusciva a raggiungere gli ultimi banchi dell’aula. Ebbene, quella canna di bambù alla maestra la procurai io. Io la chiesi al nonno.     Un folto boschetto di Phyllostachys ricopriva e rinsaldava una ripa scoscesa del suo campo davanti casa e lo riforniva di tutori per l’orto. Ricordo il giorno in cui portai orgogliosa quella liscia e lunga canna giù dall’erta del quartiere alto, dove tutt’ora s’affaccia sul paese la casa dei nonni materni, fino al piano e alla scuola come un soldatino porta il vessillo, uno...

11.01.2014

Asini, cardi e Carducci

Non li so coltivare né cucinare (quelli di mia suocera, cotti nel latte, erano buonissimi!). Così, in un angolo dell’orto, tutte le estati lascio fiorire il mio cardo gigante: una grande Menorah verde dai ceri violetti che s’innalza oltre i due metri a recitare il suo ringraziamento. Le grandi foglie grigio-argentee costolute, incise e pungenti, avvolgono un fusto legnoso che dirama in bracci con al vertice capolini squamati che allogano piccoli fiori tubolari, spiumii rossoblu.     Onopordum (pare infatti che ai golosi onagri provochino turbolenze intestinali) è il nome scientifico e sonoro di alcune varietà. Ma meglio non infilarsi nel ginepraio dei nomi di queste erbe aculeate, cugine del carciofo e pur esse commestibili:...

16.11.2013

Datura. Il fiore del diavolo

La mia, in vaso, regala l’ultima lussuosa fioritura a novembre. Di sera, in portico al riparo dei primi freddi, le campanule rostrate della Datura profumano intensamente di vaniglia. È carica di lunghi boccioli pieghettati: si svolgeranno a ventaglio, aprendosi come girandole, e regaleranno altre notti d’incanto. In verità dovrei chiamarla Brugmansia, perché si tratta del genere arboreo e non erbaceo di una pianta delle solanacee, la famiglia delle patate per intenderci. I botanici le hanno ascritte a due generi diversi, ma da Linneo fino all’altro ieri erano entrambe classificate come Datura, di qui la possibile confusione nominale.     L’erbacea Datura Stramonium, annuale (ma molte le varietà perenni o dai doppi...

31.10.2013

Halloween: morti e zucche

Ho un debole per tombe e cimiteri tramandata da un’ossessione familiare per il culto dei morti. Mi piacciono i pipistrelli, topi dalle ali di velluto. E mi piacciono le zucche. Non necessariamente tutto insieme; tant’è che Halloween è festa che non mi entusiasma. Ma basta andare in Inghilterra tra ottobre e novembre e la prospettiva cambia. Sarà per la suggestione dei piccoli cimiteri con le croci celtiche delle pievi campestri, tra i grandi alberi colorati d’autunno e l’erba verdissima per le pioggerelle costanti.   Sarà per l’atmosfera gotica di certe sere alla luce fioca dei vetusti vicoli oxoniensi, o della deserta dickensiana Londra di Temple, quando tra la bruma non ti stupiresti di veder brillare il bagliore di...

26.10.2013

L'albero sacro dei Maya

Napoli è città che ti marchia a fuoco, nelle carni e nello spirito. Può succederti, nella piazza pedonale dedicata a Dante, di essere investita da uno scooter e, a bordo del medesimo, trasportata al vicino ospedale dei Pellegrini. Ma poi, esser ripagata della disavventura da un’inattesa fioritura esotica, così spettacolare che ti par d’essere in Messico o in Argentina.       Anna Maria Ortese, una che di Napoli s’intendeva e ben conosceva le sue «infinite risorse», la «sua grazia naturale», quel suo «vivere pieno di radici», scrive: Qui, non so per quale bizzarria della natura, rovesciamento delle sue leggi, che del resto nessuno sospettava, tutte le cose, il bene e il male,...

12.10.2013

Il clandestino del Paradiso

Era antipatico anche a me l’ailanto (Ailanthus altissima o glandulosa), introdotto in Europa dalla Cina qualche secolo fa. Rustico, vigoroso, rapido nella crescita e nel riprodursi per seme o per ricaccio di polloni, competitivo a tal punto da colonizzare vaste zone marginali e aree dismesse, sfruttare aiuole poco curate, fessure di muri e cortili.     Si impadronisce di radure e vallate spodestando la vegetazione originaria – come nel caso dell’isola di Montecristo – anche per allelopatia: radici, corteccia e foglie rilasciano molecole inibitorie della germinazione e dello sviluppo delle piante vicine. Insomma, un vero demonio! In barba al nome popolare di albero del Paradiso coniato in omaggio alla verticalità considerevole. Come se...

29.08.2013

L'erba delle talpe

In giardino ricevo i gatti vagabondi in visita per la merenda; allo stesso modo accolgo, con maggiore disponibilità di un tempo, le erbe randage. A mitigare la mia ossessione per le invasioni indesiderate  sono stati i testi di Gilles Clément e, soprattutto, l’incontro con un delizioso libretto di Maurice Maeterlinck.     Nell’Intelligenza dei fiori il drammaturgo e saggista belga sollecita attenzione non solo per i colori e i profumi di fiori e piante, ma anche per l’ingegnosità delle loro strategie di sopravvivenza.    Pensiamo ai vegetali come creature ferme, le radici li nutrono ma li legano indissolubilmente al suolo. Maeterlinck racconta con garbo quali raffinatissime, molteplici, diversificate armi d...

06.08.2013

Il cocomero degli asini

«The exciting fruits are always an amusement to catch the uninitiated observer», è l’ironica clausola alla voce Ecballium elaterium del manuale inglese sulla flora selvatica mediterranea (M. Blamey-C. Grey-Wilson, Wild flowers of the Mediterranean, A&C Black, London).       Lo consultai per identificare la strana pianta che mi fece sobbalzare di sorpresa mista a spavento lungo un sentiero della Basilicata. Si trattava certo di una parente del cetriolo per il fusto prostrato, peloso e scabro, per i fiori femminili isolati, gialli, a cinque petali, portati all’ascella di foglie triangolari, alterne, spesse e ispide, dal grosso picciolo e margine dentellato. Infatti vi trovai la pianta classificata tra le cucurbitacee, me stessa...

01.07.2013

Eucalipto. L'albero dei Felici Pochi

Ebbi in dono, da ragazza, una collana d’argento, povera e bellissima, di capsule d’eucalipto. Apprezzai la forma esotica degli involucri legnosi infilati in coppie a formare sfaccettati prismi, profumati e cilestri. Ma non sono tipo da monili, benché arborei e, presto, me ne stancai. Allora, analogie simboliche o letterarie non interferirono a rendere evocativo, e caro, l’oggetto. Non avevo, allora, letto Il mondo salvato dai ragazzini.      Nel manifesto sessantottino di Elsa Morante, gli eucalipti sono gli alberi dell’origine, le «prime creature» dell’«isola misteriosa» dove si torna adolescenti e tutto ricomincia, e l’ambiguità metamorfica è regina. Alberi edenici che presiedono...

16.05.2013

Albicocco

«Stelle e alberi da frutta in fiore. La permanenza completa e l’estrema fragilità danno ugualmente il sentimento dell’eternità» (Simone Weil, Quaderno I, a c. di Giancarlo Gaeta, Adelphi). È esattamente questo il senso di ossimorica vertigine che ci può cogliere, all’arrivo di ogni buona stagione, di fronte alla fioritura di un fruttifero. Più travolgente se si tratta di un prunus armeniaca, l’albicocco, conosciuto dai cinesi ben prima dell’era cristiana e diffuso in Europa dai romani con la conquista dell’Armenia.     Nel mettersi il vestito della festa, l’albicocco è precoce come vuole il suo allegro nome, esito di una curiosa vicenda etimologica. La primaticcia...

19.03.2013

Le trame del carrubo

Ignara di usare un toscanismo di derivazione colta, mia madre nel suo vernacolo bresciano le chiamava cornacchie. Niente a che fare con i corvidi dominatori dell’urbe e del contado. La voce greca keràtion, e il calco tardo latino cornulum, vale sia piccolo corno che carruba,  il bruno pendulo baccello (siliqua in latino) frutto dell’albero del carrubo (Ceratonia siliqua). Da qui anche la voce carato, l’unità di misura dei diamanti, derivata dal peso pressoché costante dei piccoli duri semi delle carrube.   Le ho assaggiate da piccola, quando erano già in disuso e avevamo ben altri dessert, ma per la generazione di mia madre sono state spesso i soli dolcetti disponibili. Tant’è che, ridotte in farina e con l’...

26.02.2013

I fiori del gelo

Ha i suoi fiori anche l’inverno: ellebori, camelie sasanqua, gialli gelsomini (jasminum nudiflorum). Ma il fiore del gelo è il Chimonanthus praecox o calicanto invernale. Arbusto cinese, rustico, dal portamento rigido, un po’ sgraziato: i giardinieri accorti lo accompagnano a cespugli più composti dalla fioritura diversificata, lo addossano a muri a secco o a fianco di sempreverdi esaltanti il giallo paglierino dei fiori.        Quando le lunghe foglie lanceolate cadono, sui rami spogli i boccioli ascellari sono già pronti. Da dicembre a febbraio, i fiorellini di cera si aprono e mostrano un cuore rosso cupo e profumatissimo. Non hanno corolla né petali e, come suggerisce l’etimo (calicanto: fiore a calice),...

24.01.2013

Alberi d’inverno

Nudi sono più esigenti. Richiedono curiosità concentrata, sguardo contemplativo. D’inverno, gli alberi spogli riservano i piaceri segreti di una natura mai in letargo, che sa sempre stupire.   Vischio su pioppo e edera   I rami, esili e folti, degli olmi ricadono nuvolosi dall’alto; i cercis si tengono stretti alle brocche i bruni baccelli. Le pendule samare cartacee impreziosiscono ancora aceri e ailanti, e le liquidambar si fanno notare per le nere sfere aculeate.  I codini rosatenero dei noccioli dondolano infreddoliti, e gli ingannevoli coni dei liriodendri paiono boccioli prossimi alla fioritura: celano invece semi alati.   Infruttiscenze di liquidambra e samare di ailanthus altissima   Ma è con la nebbia e...

03.01.2013

I diospiri di Clizia

“I migliori sono quelli del ragno”, diceva mia madre dei kaki. E il ragno non era l’artropode, ma il disegno delle linee nere nell’arancio al colmo del frutto, che da lontano sembra un aracnide intento a suggerne il dolce.   Per noi al nord, i kaki (per favore, chiamatelo kaki anche al singolare) sono i nostri agrumi. Non v’è brolo o pomario rispettabile senza un albero di diospiri (Diospyros kaki) ben potato, per frutti a portata di mano. Come l’arancio, è cinese d’origine e assai ornamentale: chioma tondeggiante compatta, larghe foglie ovali dall’apice pronunciato, lucide nella pagina superiore, d’un bel verde scuro in piena vegetazione, viranti in autunnali sinfonie di rossi. Poi, a novembre, sui rami spogli...

13.12.2012

Topinambùr

Dove sono finiti i topinambùr? In questa declinante stagione le gialle corolle di Helianthus tuberosus ci confortano con minor assiduità dai margini delle strade. Che la crisi aggressiva abbia indotto gli italiani a procurarsi i tuberi eduli, anziché nelle botteghe (costose) degli erbaioli, lungo i fossi dove facili si propagano e aprono i solari capolini sugli alti, dritti steli?   Difficile crederlo. Li avrà sfatti l’altalenante estate di torrenziali acque e caldi tropicali.   Il loro poeta, Andrea Zanzotto, che più di un inno ha intonato a questi “favi di luce soavi” avrebbe lamentato il diradarsi dell’“irreggibile/trapungere d’autunno” (Riletture di topinambùr, Sovrimpressioni):...

18.11.2012

L’olea dell’Ingegnere

I parchi delle nobiliari dimore che occhieggiano dalle rive dei grandi laghi lombardi ne esibiscono vetusti esemplari: notevoli per dimensioni – s’alzano oltre i cinque metri – quelli a mancina della scalinata di Villa Erba a Cernobbio, residenza che fu di Luchino Visconti. Più a est, nel triangolo lariano, presso la mite bacinella del Segrino, l’odiata magione dell’ingegner Gadda è ancora lì, benché rimaneggiata e riconvertita in condominio. All’ingresso, in un angolo del giardino, vegeta tuttora l’olea descritta mirabilmente nella Cognizione del dolore, a testimoniare la presunzione snobistica di villa Pirobutirro e delle villule brianzole:   L’olea fragrans aveva foglie lucide e brevi sotto il...

03.09.2012

Il cremisi dei sessanta giorni

Quando Linneo era a corto di nomi battezzava le piante con quelli dei loro scopritori o divulgatori. Così a un arbusto d’origine cinese capitò di essere spacciato per indiano e avere il nome (terribile) di chi lo inviò in Europa. A metà Settecento l’allora direttore della Compagnia delle Indie, Magnus von Lagerstroem, spedì all’illustre botanico svedese l’esemplare di un arbusto da fiore perché lo classificasse. Morì prima di sapere che aveva segnalato una nuova essenza, e Linneo per rendergli omaggio gliela dedicò chiamandola Lagerstroemia indica.          Per fortuna il nome giapponese della lagerstroemia non ha niente a che fare con le classificazioni della botanica...

31.07.2012

La regina delle friches

Se si potessero commissionare poesie, ne avrei richiesta una per la buddleia (Buddleja davidii) a Andrea Zanzotto, il poeta dei topinambur, dei papaveri e delle vitalbe, dallo sguardo attraversante il paesaggio, gettato oltre, al suo dietro e ai suoi margini. Come i topinambur anche la buddleia è caparbia, invasiva, colonizza le aree residuali dell’antropizzazione sconsiderata, le prode scoscese delle nuove tangenziali, i ritagli di terra abbandonati in città o in periferia, medica le ferite e i veleni di fabbriche o cantieri dismessi rivestendoli d’argento e di lilla.     Cinese d’origine, si è diffusa in Europa a scopo ornamentale fin dal Settecento. Dedicata al reverendo e botanico Adam Buddle (1660-1715), autore di un...

05.07.2012

L’albero dei sigari

A Varvara la vista “di una catalpa in piena fioritura produceva [...] l’effetto di una qualche visione anomala ed esotica”. Nel racconto di Nabokov Pnin, lo sguardo dell’io narrante indugia benevolo sulla prosperosa ed esuberante moglie del “mediocre filosofo” Boltov che, con un gruppo di émigrés russi, trascorre l’estate del 1951 nella campagna del New England. Sconcertata e incantata dal numero di piante e animali che non conosce e non riesce a identificare, un giorno Varvara porta “con orgoglio e trafelato entusiasmo, per decorare la tavola da pranzo, un profluvio di bellissime foglie d’edera velenosa”. Oltre a regalarci una prosa dalle pennellate smaglianti, come quella sul Professor Boltov “in cui l...

22.06.2012

Piante emotive

Si esce dal Victoria Gate sopraffatti. Il più grande e importante giardino botanico del mondo supera ogni aspettativa. Ai Royal Botanic Gardens di Kew, poche miglia a sudovest di Londra, ci si potrebbe metter radici. Stare giorni e giorni, tale la varietà e ricchezza di alberi, arbusti, erbe e fiori giunti dai sette cantoni del mondo. Questo paradiso botanico, disturbato purtroppo dalle rotte di Heathrow, riserva sorprese in ogni stagione dell’anno, anche in inverno, nel chiuso delle serre o nei diversi ambienti del parco. Si può star sotto, dentro e sopra gli alberi in questo erbario vivente, dove tutto, dal vegetale più piccolo al più grande, è catalogato con precisione scientifica.     Solo qui, cartiglio dopo cartiglio...

26.04.2012

Meli in fiore

Alle porte di Milano, tra aprile e maggio anche i meli di viale Edison a Sesto San Giovanni si mettono il vestito della prima comunione. Compunti, devoti, sfilano in processione nel candore sfumato di rosa delle trine in pizzo di sangallo. Timidi e incerti, sono la preghiera infantile, l’anima tenera che riscatta questo stradone di periferia.                                                                    Benché allogati in una fioriera a...

16.04.2012

Primavera è nell’aria

Con le rondini, sempre meno gitane, i rami fioriti del pesco o del mandorlo sono gli emblemi della primavera e della Pasqua. Prima che le foglie dispieghino il tenero verde, punteggiano di bianco e di rosa la campagna ancora assopita, annunciano il cambio di stagione. Relegati i fruttiferi nei suburbi, i centri abitati festeggiano il nuovo sole con le corolle rosate dei pruni pissardii, eletti per il fogliame rosso bruno a far macchia dopo la spettacolare, effimera fioritura.   E ritorna, come le rondini, alla mente l’haiku di Kobayashi Issa (1763-1828):      Waga haru mo                        jojokichi zo  ...

07.03.2012

L’albero del benvenuto

Sui monti dello Huangshan, in Cina, nel paesaggio celebrato dall’omonima scuola pittorica, tra nuvole di nebbia rocce metamorfiche e alberi secolari c’è il pino “che dà il benvenuto agli ospiti”. Vetusto e intrepido, svetta abbarbicato su uno strapiombo, icona del Picco della Fanciulla di Giada. In oriente, simbolo di sempre verde longevità oltre che di felicità coniugale per gli aghi sempre a coppie, talora il ramo del pino a fianco della casa è artificiosamente proteso a incorniciarne l’ingresso.     In mancanza di un giardino, la sapiente, spietata arte bonsai li piega e riduce a lari domestici. Le loro virtù, non solo naturali, sono cantate in concentratissimi haiku, in luminosi istanti lirici...