Il tuo due per mille a doppiozero

AUTORI
Isabella Pasqualetto
13.05.2021

Italiani in Etiopia / Maaza Mengiste, Il re ombra

La memoria collettiva, in senso stretto, non esiste. Come non esiste la colpa collettiva. La memoria, come la colpa, ci singolarizza, è qualcosa di strettamente personale: dire che tutta una nazione è colpevole è dannoso, perché quando tutti sono colpevoli, in fin dei conti nessuno lo è, come ci ricorda Hannah Arendt. Allo stesso modo, non esiste – per nessuno, per nessuna nazione – un innatismo della memoria, che ci permetterebbe di parlare di memoria collettiva: la memoria è individuale e per lo più locale. La memoria collettiva può esistere solo se la intendiamo come processo: un processo di costruzione e di istruzione, e un processo politico in quanto processo di negoziazione tra ciò che vogliamo ricordare e ciò che vogliamo dimenticare, tra ciò che vogliamo vedere – e far vedere – e...

14.04.2021

Privato e pubblico / Virginia Woolf e Lytton Strachey. Ti basta l’Atlantico?

Lui scrive in nero, sulla pregiata carta da lettere color crema della Joynson stationery, con una grafia precisa, elegante, regolare. Lei scrive in blu o nero o viola, su carta bianca o azzurra o gialla; a volte scrive a matita; a volte le sue lettere arrivano bruciacchiate dalla cenere della sua sigaretta; a volte arrivano a pezzi perché «questa lettera è rimasta in giro e Julian ci ha versato sopra la cioccolata». Lui ha studiato al Trinity College di Cambridge, avrebbe voluto diventare professore universitario ma non è mai riuscito a fare carriera in accademia; riflettendoci ad anni di distanza, dirà di aver finalmente capito che l’accademia “non è il posto che gli compete”, e che sente di non essere “un sujet académique”. Lei all’università non è andata, ma ha letto i libri della...

08.03.2021

Parlare davanti al mare / Otto marzo

Le donne dovrebbero sempre esercitarsi a parlare in riva al mare. C’è un aneddoto che a me, come credo a tanti, è rimasto impresso dal liceo. L’aneddoto riguarda Demostene, il grande oratore greco: si racconta che fosse balbuziente, e che avesse una voce non particolarmente stentorea, motivo per cui era solito declamare le sue orazioni sulla spiaggia, per esercitarsi a vincere con la voce il clamore delle onde. Ecco, le donne, per farsi sentire, dovrebbero fare come Demostene. Non perché siano balbuzienti, affatto, non lo sono mai state. Ma perché le donne, per parlare, devono sovrastare due rumori: quello dei cavalloni patriarcali, e quello della risacca del lamento. Tra i due, i primi sono i più facili da vedere, sebbene siano forse i più difficili da sovrastare. Fanno un gran rumore,...

03.03.2021

Rachael Cusk, il lavoro di una vita / Voci sulla maternità

Nel 1972, quando Adrienne Rich iniziò a scrivere Nato di donna, che sarebbe uscito nel ’76 (in Italia per Garzanti, tradotto da Maria Teresa Marenco), sulla maternità non era stato scritto quasi nulla; o meglio, sulla maternità dal punto di vista delle madri, e con le madri che dicono “io”, perché i libri sulle madri scritti dai figli esistevano già, così come i romanzi che in punta di piedi osavano gettare un’ombra sull’idillio materno (penso a La casa della gioia di Wharton, o a Il risveglio di Chopin). Rich sceglie di scrivere di maternità unendo la scrittura saggistica a quella autobiografica, la teoria all’esperienza: non avrei potuto fare altrimenti, dirà poi, perché il personale è politico. E soprattutto perché esiste una differenza tra il raccontare individualistico, fine a se...