AUTORI
Stefano Bartezzaghi

Stefano Bartezzaghi (Milano, 20 luglio 1962) è un giornalista e scrittore italiano. Si è laureato al DAMS (Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna) con Umberto Eco. Dal 1987 ha tenuto rubriche sui giochi, sui libri, sul linguaggio. Attualmente collabora con il quotidiano La Repubblica, per il quale pubblica le rubriche "Lessico e Nuvole", "Lapsus", "Fuori di Testo", e con il settimanale l'Espresso, con la rubrica di critica linguistica "Come dire". Dal 2010 è docente a contratto presso lo IULM - Libera Università di Lingue e Comunicazione di Milano, dove attualmente insegna "Teorie della creatività". Al tema della creatività ha dedicato il libro Il falò delle novità, nel quale prende in esame il rapporto tra creatività, linguaggio e nuovi media.

28.01.2012

La reputazione

L’identità di ognuno ha una faccia interiore e una esteriore, la privacy e la pubblicità. I due poli opposti, uno centripeto e l’altro centrifugo, trovano un punto di contatto nell’area di ciò da cui la privacy viene difesa e su cui la pubblicità compie un’opera di costruzione: la reputazione. È un buon periodo per parlare di reputazione. “It’s not about the money”: la battuta di Wall Street 2 è stata ripresa dalla filosofa Gloria Origgi in un articolo (il Fatto quotidiano) in cui ha mostrato come le poste reali del gioco finanziario siano affidabilità, credibilità, credito e quindi reputazione. Fra gli arbitri di tale gioco grande peso ha un’agenzia che il cui nome, “Moody...

17.11.2011

Una telefonata con Primo Levi

Nel 1966 Primo Levi è ritornato sulle circostanze in cui è nato Se questo è un uomo: “Il libro tratta del campo di Auschwitz, ed è nato ad Auschwitz. [...] “speravamo non di vivere e raccontare, ma di vivere per raccontare”. Racconto orale, detto, fatto risuonare con la bocca, che Levi definiva l’“officina della parola”. Ma il racconto si cristallizza “in una forma definita, costante: per scriverlo non mancavano che la carta, la penna e il tempo”. Trova la carta, la penna e il tempo (a proposito del quale la narrazione verrà compiuta à rebours dal capitolo finale al viaggio iniziale) e così il racconto orale stava diventando racconto scritto. Ma Levi ce lo dice nel momento in cui il racconto...

11.11.2011

11.11.11. Onze. Upon a time...

Impossibile comunemente. Stranamente intartarito abbattitore. Impossibile sconcertare allevamento evanescente meridionale sfavorevole.   Ho solo aggiunto qualche punto fisso e l’elenco è quasi diventato un testo. Potrei aggiungere anche il mio cognome, come firma. Anche Bartezzaghi ha infatti undici lettere, come le parole del testo. Ma Bartezzaghi sarebbe la dodicesima parola da undici lettere, e romperebbe la simmetria, oltre a risultare, come firma, terribilmente indiscreta.             Non sono parole di Bartezzaghi.             Non sono anonime.             Sono undici parole di...

07.11.2011

Infinite text

Il gioco, l’alea, l’incontro. Queste parole indicano, senza definirlo, il nuovo spazio [...] dal quale l’ignoto s’annuncia e, fuori gioco, entra nel gioco della vita attraverso il desiderio [...], [nel gioco] del tempo con l’affermazione dell’intermittenza [...], [nel gioco] dell’opera con la liberazione dell’assenza d’opera. (Maurice Blanchot, L’Entretien infini, 1969)   Lunedì l’ho visto. Non così presto e non in quel momento, ma me l’aspettavo: ricordavo la data prevista per l’uscita (Il giorno dei morti, ma non l’abbiamo fatto apposta! scherzava l’editore) e poi in mattinata avevo trovato sul giornale l’anticipazione di Sandro Veronesi. L’avevo...

10.10.2011

Trenta anagrammi per il Teatro Valle

L’arte, a  volte, è trovatella.   Tra le tavole, l’attore vale Re o valletta orla la vetta.   Vo’ allettare alle trovate. Love l’attrae. È alto travel: Elettra vola (teatrale vol).     L’altero vate volterà tela, velerà l’atto. Altrove tal è.     Alt al vetero! Alt, e v’è altro oltre al vate: vòlte realtà, torve lealtà.     O valle tetra! Avrete l’alto veto all’arte Tollerate? Va?   È trovatella, a volte, l’arte. Vale lottare. È lotta, larve! È lotta, Ravel!     Note   Ogni verso è un...

31.08.2011

Seguimi

Vie, piedi, storpi, corse, vagabondaggi: The tree of life è un film che ha molto a che fare con il camminare. L'ho visto una sola volta: quando me ne sono accorto avevo già perso qualcosa nel flusso impetuoso delle immagini e comunque non avrei potuto né del resto voluto prendere appunti. Ma di lì in poi ci ho fatto caso: molte cose nel film vengono dette in silenzio, mostrando piedi in cammino, o anche piedi nudi di neonato, o un combattivo piede di dinosauro, o la madre che sveglia il figlio posandogli con allegro sadismo il contenitore dei cubetti di ghiaccio sulla pianta del piede, o il figlio che si fa male sotto il piede, o la madre che si lava due volte i piedi con la canna dell'acqua. La vecchia storia di Edipo, piede gonfio? Non solo, non...

22.07.2011

Evitare gli ostacoli

Camminare vuole essere uno spazio aperto capace di descrivere, accogliendo i più diversi materiali, le emozioni, il paesaggio, l’atto fisico, gli incontri connessi con il vagabondare e l’andare a zonzo. Inviate i vostri pezzi a camminare@doppiozero.com (massimo 3000 battute)   Cammino e faccio il gioco di non fermarmi mai. È il gioco che fanno tutti: le biciclette che vanno sui marciapiedi, i motorini che bruciano i rossi, le automobili che scelgono il percorso con il minore numero di semafori. Solo che io gioco camminando e, a parte le formiche, metto a rischio solo me stesso.       È anche per questo che mi alzo molto presto la mattina: così la strada fra la casa e l'ufficio è sgombra quanto lo...

01.06.2011

Le mani di Boetti

Premessa sulla sintassi dell’indeterminazione.   Una delle frasi che Alighiero Boetti ha scritto nei suoi famosi quadrati dice: “Mettere i verbi all’infinito”. Come possiamo interpretarla?   Mi rendo conto che si tratta di un paradosso, ma qui l’interpretazione che viene in mente per prima è la meno immediata e la meno letterale: è l’interpretazione di tipo simbolico. “Verbi” sono tutte le parole, tutte le cose che diciamo. L’“infinito” è il limite di quello che si può pensare e immaginare, segna il punto oltre il quale la mente non può andare. Mettere i verbi all’infinito significherebbe, così, portare il linguaggio alla sua massima potenzialità e...

20.05.2011

Siamo linguisti o caporali?

All’uscita di Relazioni e differenze (Sellerio), il libro in cui ha raccolto diversi suoi saggi di linguistica, mi è sembrato il caso di rivolgere alcune domande a Nunzio La Fauci, ordinario di Linguistica italiana a Zurigo. Conoscevo già il suo Compendio di sintassi italiana, uscito l’anno scorso dal Mulino, e da tempo sono un affezionato seguace del blog Apollonio Discolo in cui La Fauci commenta usanze di parlanti e linguisti, in quella che definisce “una lingua non comune”. Si tratta di una lingua ironica, che può arrivare al sarcasmo, a suo agio soprattutto nel discorrere controcorrente. I passaggi di Relazioni e differenze che si richiamano alla storia della linguistica e ai suoi presupposti filosofici hanno per me disegnato la cornice...

31.03.2011

Foeura di ball

Non è del tutto tipico quel «Foeura di ball» (fuori dalle balle) con cui Umberto Bossi ha finto di poter liquidare la questione dei profughi in arrivo dall’Africa a Lampedusa. Proprio la formula scelta dal ministro per le Riforme Istituzionali rivela una chiusura, una forma di arroccamento forse più radicale di quanto non sia tradizionale per la direzione della Lega e di quanto non richiederebbero le stesse tattiche politiche e pre-elettorali di circostanza. «La soluzione è: Foeura di ball»: questa la frase originale. Incomincia in italiano e finisce in dialetto, in controtendenza con il faticoso apprendimento della lingua comune compiuto oramai da pressoché tutta la nazione. Bossi non ha mai esagerato con il dialetto, ne ha...

16.03.2011

Patria / A Party

Cinque quartine di anagrammi pro Patria (I. Federalismo) Patria rapita: a parti ti apra. (II: Beni culturali) Patria pirata, pia art par ita. (III. Beni ambientali) Patria, ràpati! A prati partìa. (IV. Società) Patria, arpia, t i tarpa parità. (V. Prospettive) Patria tapira, pàrati a patir!

02.02.2011

Wallace all'italiana

Un discorso sullo stato attuale della lingua italiana potrebbe incominciare da uno scrittore che è venuto in Italia una sola volta. Era il suo primo e, salvo errore, è rimasto l'ultimo viaggio in un Paese della cui lingua non conosceva una sola parola. Si tratta dell'americano David Foster Wallace. David Foster Wallace era uno snob linguistico, membro di una famiglia di snob linguistici: non è una mia illazione, ce lo ha detto lui nel recensire un dizionario dell'uso linguistico americano. Una grande opera, voluminosa come un dizionario e - attenzione - normativa: dice quali forme è meglio usare e quali altre è meglio non usare. Il saggio di Wallace non è una piccola recensione: è molto più lungo della media dei saggi...