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premio Strega

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Nulla dies sine linea. Il caso Marchesini

C'è qualcosa di inquietante nell'iperattivismo di Matteo Marchesini, classe 1979, che così viene presentato: "Poeta, narratore e saggista, oltre ad alcuni libri per ragazzi, ha pubblicato la raccolta di versi Marcia nuziale, le satire di Bologna in corsivo. Una città fatta a pezzi, i ritratti letterari di Soli e civili e il romanzo Atti mancati, entrato nella dozzina del Premio Strega". Ho omesso gli editori – Scheiwiller, Pendragon, Edizioni dell'Asino, Voland –, piccoli ma di valore, e il fatto che questo percorso sia avvenuto in meno di quattro anni.   Ora Marchesini raccoglie le sue critiche nelle 535 pagine (incluso un utile indice dei nomi) di Da Pascoli a Busi. Letterati e letteratura in Italia (Quodlibet Studio). Un attraversamento, di diritto e di rovescio, del nostro Novecento letterario, abbracciato nella sua massima estensione (romanzieri, poeti, critici letterari, umoristi, scrittori satirici, saggisti tout court) e utilizzando diverse modalità critiche: recensioni, ritratti, medaglioni, excursus o, come si diceva a scuola, panoramiche, introduzioni e forse qualcosa d'altro ancora, unite da una...

Chi giudica il giudice?

Una parte di me da un pezzo vagheggia una genia di giudici artisti (e soprattutto, confesso, di giudici critici). Che alla dottrina professionale e alla dirittura morale associno un altrettanto incontrovertibile talento letterario. Ma è dalla scomparsa del grande Salvatore Satta che una simile creatura latita dal bestiario delle Patrie Lettere. La sua contraffazione più fortunata è Gianrico Carofiglio, magistrato dal 1986 e scrittore dal 2002 – quando parte la resistibile ascesa del legal thriller all’italiana. Dai suoi romanzi, tradotti in sedici lingue e venduti in tre milioni e passa di copie, sono stati tratti film e graphic novel; a Pordenone, nei giorni scorsi, la fila per pendere dalle sue labbra era la più lunga; e quando lo incontrano le signore frementi di passione civile, sotto lo sguardo di ghiaccio dei suoi, abbassano trepide gli occhi. Nel 2008, a sancire il suo status di artista di Stato (o almeno di Partito – PD, ovvio), il laticlavio di Senatore della Repubblica.   Al culmine dell’ascesa, improvviso quanto fatale, l’incidente. Se da noi uno scrittore vende così tante copie, c’...

Confidare ancora nei galantuomini?

L’articolo di Repubblica dello scorso 21 agosto era un perfetto tappabuchi di stagione, un petit rien da ombrellone. Il titolo suonava Rivoluzione a Miss Italia: nel nuovo decalogo per aspiranti reginette è raccomandata, si leggeva, la lettura di “almeno tre libri l’anno”. Fra i titoli consigliati Madame Bovary, Orgoglio e pregiudizio e Acciaio di Silvia Avallone. Facendo assurgere a classico con stupefacente rapidità – a un anno e mezzo dalla pubblicazione – l’ennesimo monnezzone scala-classifiche fabbricato da quell’industria del cinismo in cui da tempo s’è trasformata l’editoria italiana. Canonizzazione a tappe forzate che aveva previsto altresì, nel furor promozionale della volata (persa per un soffio) allo Strega 2010, l’oltranza di un editoriale avallonesco imposto alla prima pagina del quotidiano di scuderia, il Corriere della Sera (un temino di poche righe d’impostazione debitamente reazionaria, pour épater col pasolinismo degli stenterelli che tanto si porta in questi casi). Questa primavera è seguita la proposta d’un raccontino della medesima scala-...

Primo Levi, alle origini della zona grigia

Pubblichiamo un commento di Marco Belpoliti agli articoli di Sergio Luzzatto e Domenico Scarpa, apparsi il 19 giugno 2011, qui riprodotti per gentile concessione del Domenicale Sole 24ore. Il Domenicale ha un nuovo caporedattore, Armando Massarenti, e un nuovo formato – più grande – che ritorna alle sue origini, dopo l’esperimento del tabloid-rivista dell’anno trascorso, continuando così una tradizione grafica e culturale assai importante nel paesaggio giornalistico italiano.     Quando saranno raccolte e pubblicate le lettere di Primo Levi, si scoprirà che i suoi libri sono sempre accompagnati da una continua messa a fuoco di temi e problemi, approfondimenti e cambiamenti progressivi, di cui l’epistolario è senza dubbio il documento più vivo. Per quanto sia riuscito a leggere delle lettere di Levi nel corso della curatela delle sue “Opere”, uscite presso Einaudi in nuova edizione nel 1997, sovente custodite da amici e interlocutori più o meno occasionali, mi è subito parso evidente che non esiste un Levi intimo o privato, in vena di confidenze personali (ci sono anche...