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Ottiero Ottieri

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Ricette immateriali / Il Vesuvio e il piennolo

Trattasi di ricetta immateriale atipica del nostro presente, ovvero il pomodorino del piennolo come punto di partenza per infinite ricette materiali e per raccontare molto più di una tradizione Le pendici del Vesuvio, qui a Boscotrecase, dominano e digradano dolcemente su Pompei e Torre Annunziata. Dal borgo rurale di Casavitelli, insieme alla penisola sorrentina e a tutto l’agro nocerino-sarnese, si intravvedono Capri e il Golfo di Castellammare. I monti Lattari, poi, i non lontani Picentini, racchiudono, in questa valle dalla densità abitativa altissima, con picchi di duemila residenti per chilometro quadrato, una popolazione più numerosa di città come Firenze o Bologna sommate al loro hinterland.    Certo, il Vesuvio porta alla mente Plinio, o il Leopardi della Ginestra, ma forse il paesaggio che attraverso in questa giornata, la distesa di serre e fabbriche, di orti e palazzine, la conurbazione di paesi e città senza soluzione di continuità all’orizzonte, fa pensare più di tutto a quel capolavoro della letteratura sul Meridione e l’Italia che è Donnarumma all’assalto di Ottieri. Un po’ come lo psicologo-protagonista del romanzo, scrutare questa valle dalle...

Ottiero Ottieri / Assalto alla psiche

Immaginiamo un supermercato in cui sia esplosa una bomba e tutti i prodotti siano stati sbalzati dai loro ordinati scaffali e proiettati ovunque e mescolati in una completa follia merceologica. Come prima dell’esplosione c’è tutto, ma la fruibilità dei prodotti, diciamo, è diventata estremamente complessa se non impossibile. Deve essere così che appare la realtà a chi varca la porta di una clinica psichiatrica da paziente. Se poi questo paziente è un sofisticato scrittore che decide di scrivere di quell’esperienza in presa diretta durante tutto il lungo ricovero, la dolorosa farraginosità della malattia mentale diventa necessariamente la semantica del suo scritto. Leggi e sbatti materialmente contro il suo senso di soffocamento, di sperdimento, di annientamento nel “niente” della nevrosi depressiva, malattia che nel 1970 spinse Ottiero Ottieri, a quarantasei anni, a scegliere il ricovero volontario per un anno in una clinica svizzera per uscire dal dramma di una depressione che non si risolveva. Da quell’esperienza nacque Il campo di concentrazione, pubblicato da Bompiani nel 1972 (Premio Selezione Campiello), da Marsilio nel 1984 e ora riedito da Guanda.    “Avvicinarsi...

Olivetti / Memoria imperfetta

La memoria imperfetta (Einaudi) è quella di Antonella Tarpino, nata e cresciuta nell’Ivrea di Adriano Olivetti, un’epoca prima mitizzata, poi dimenticata e da un decennio circa studiata e rivalutata, col traguardo di aver reso, dal 2019, la cittadina eporediense un sito UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. Definizione altisonante ma un po’ vuota perché oggi, quando si raggiunge Ivrea, si è generalmente delusi. Non esiste nemmeno un punto di accoglienza per essere indirizzati verso le famose architetture olivettiane. Tra gli autori di quelle architetture c’è stato il padre di Antonella, Emilio Aventino Tarpino, che fu un architetto al servizio della Olivetti, impegnato nella progettazione delle abitazioni per i dipendenti. Gli amici del padre sono giovani intellettuali e artisti, buffi personaggi nei ricordi di una bambina, e tutti lavorano per la Olivetti.    Questo è lo spunto iniziale di un libro che mescola indagine, riflessione e reportage in modo inconsueto e affascinante – Walter Benjamin è il santo patrono di questo genere di opere poco classificabili – e comincia evocando, in una sorta di ‘lessico famigliare’, le geometrie degli stabilimenti, le case bianche...

Giancarlo Lunati, un manager

Giancarlo Lunati accoglieva il visitatore nel salotto della sua abitazione milanese dalle parti del Tribunale mostrandogli le foto di Benedetto Croce e Adriano Olivetti, insieme a una targa che celebrava la tiratura record raggiunta da «Il Sole 24 ore» negli anni della sua gestione. Tre simboli a ricordare le principali tappe di una vita ricca di impegni professionali e di occasioni culturali. Dichiarava che «un manager deve avere curiosità intellettuali, deve cercare di non essere mai troppo settoriale». Una certa bruschezza monferrina (era nato a Rivarone nel 1928) lo induceva ad andare al nocciolo delle questioni che riguardavano il suo passato olivettiano, affermando che quello che aveva da dire lo aveva scritto in Con Adriano Olivetti alle elezioni del 1958. Come dargli torto? Nella ricca memorialistica olivettiana, un filone forse non ancora estinto, il libretto di Lunati ha il pregio di fondere riflessione e ricordo, oltre al fatto di essere stato scritto in un periodo, gli anni Ottanta, in cui il mito di Adriano Olivetti era in una fase declinante e andavano spegnendosi gli echi di una stagione irripetibile.   Lunati arriva in Olivetti...

Il saluto di Faussone ai miei studenti

Ultime settimane di scuola con il pensiero agli esami di maturità. Nella parte conclusiva del programma affrontiamo la storia d’Italia del secondo dopoguerra: dalla nascita della Repubblica agli anni del terrorismo. Parallelamente propongo un percorso fra gli scrittori italiani che i manuali scolastici inseriscono nel capitolo “Letteratura e industria”. Decido di fotocopiare parte delle mie ricerche di un anno fa, quando preparavo il materiale per il documentario La zuppa del demonio che verrà presentato alla Mostra del Cinema di Venezia il 2 settembre. A lavoro iniziato, mi rendo conto di aver accompagnato i ragazzi della classe quinta - che sto per salutare - fin dalla prima, settembre 2009, fin da quando ha cominciato a circolare lo spettro dell’attuale crisi economica e occupazionale. Insomma, questi studenti sono cresciuti negli ultimi cinque anni bombardati quotidianamente da notizie, diagnosi, statistiche, commenti sulla crisi. Non solo, le famiglie di molti di loro hanno dovuto farci i conti direttamente: padri e fratelli hanno perso il lavoro, sono rimasti a casa mesi in cassa integrazione, si trovano adesso in mobilità...

Tre domande a Maria Pace Ottieri

Giunge oggi alla seconda tappa Italia piccola, il ciclo di incontri sulla realtà italiana organizzato dalla Libreria Utopia di Milano in collaborazione con doppiozero. Racconteremo luoghi e situazioni degli italiani di ieri e di oggi: l’Italia minore, quella che non ha spazio sui media se non quando accadono catastrofi naturali o tragedie, e gli italiani, diventati un popolo attraverso le vicende unitarie, le migrazioni, le trasformazioni del boom.   Oggi alle 18.30 Luca Scarlini incontra Maria Pace Ottieri, che in Chiusi dentro (Nottetempo) mescola storie, leggende, ritratti e memoria per comporre un ritratto della cittadina toscana da cui proviene la famiglia del padre, lo scrittore Ottiero Ottieri. Le abbiamo rivolto queste tre domande.     Perché Chiusi? Da quanto tempo “covavi” questo libro e perché sei arrivata a scriverlo?   Ci sono libri che si scavano una galleria da soli, per conto loro e a un certo punto emergono in superficie, uno non sa di covarli, lo realizza quando sono già maturi. Così è stato per Chiusi. Dopo anni di matrimonio combinato, senza innamoramento, il...

Uwe Pörksen. Parole di plastica

La prima domanda che ci si si pone, leggendo questo saggio di Pörksen, pubblicato ora in edizione italiana dall’editore Textus, ma scritto nel 1988, quando ancora esisteva il muro di Berlino, è come possa un pamphlet sulle degenerazioni della lingua del proprio tempo conservare un potere diagnostico e addirittura un valore predittivo tanto efficaci da sembrare scritto oggi. Se da allora il mondo è radicalmente cambiato non sono forse anche cambiate le parole che lo esprimono? La ragione della sorprendente attualità di questo libro sta nell’individuazione di un processo che ha avuto inizio con l’avvento della Modernità, ha interessato in forme diverse l’Ottocento e il Novecento ed è destinato a dispiegare i suoi effetti peggiori nei decenni a venire. Un processo che potremmo chiamare di lenta e perdurante disumanizzazione, dovuto alla perdita della ricchezza delle relazioni umane, che da sempre si riflettono nella varietà semantica delle parole della lingua discorsiva. Un impoverimento che ha avuto inizio con la nascita degli stati nazionali, che “sfoltiscono le lingue” e che si rivelano come...