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pittori

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Un'enciclopedia del colore / Chromaphilia

Il libro di Stella Paul, Chromaphilia. The Story of Colour in Art – che esce in questi giorni per la casa editrice Phaidon – rivela già nel titolo l'amore e la passione per il mondo caleidoscopico dei colori, l'attenzione per i suoi usi, l'attrazione per i suoi enigmi. Il termine 'Chromaphilia' – invero scritto un po' diversamente e forse più vicino alla nostra sensibilità linguistica: 'Chromophilia' – lo avevamo letto in un libro dal titolo opposto: Chromophobia di David Batchelor che vi indagava appunto la paura del colore nella nostra cultura. Come nel caso di Batchelor – ma accade spesso quando si ha a che fare con il colore – il punto di partenza di Stella Paul è la storia dell'arte, ma l'indagine tocca a più riprese problemi di storia, di storia della scienza e della filosofia, di storia economica e del costume, di storia della chimica e della tecnologia.    La struttura del libro si articola nella trattazione in successione di alcuni colori fondamentali, per ciascuno dei quali l'autrice sceglie un certo numero di opere pittoriche o installazioni che in vario modo si collegano a quel colore o perché predominante o perché oggetto di ricerca o perché essenziale...

Atelier dell'Errore | The Guardian Animal + other invisible beings / Errore

Cosa sono questi dipinti? Opere d’arte. Non c’è dubbio; ed è anche sicuro che non valga la pena di perdere tempo discutendo a quale definizione di arte ci riferiamo. Le definizioni devono andare incontro alla bellezza e alla forza delle immagini, per consentirci di capirle meglio. Non saranno certo le immagini – straordinarie come queste – a muoversi per venire incontro alle definizioni. Queste figure hanno bellezza e potenza, proprio come i capolavori di molti pittori riconosciuti come tali, recensiti, esposti, quotati. Dunque il loro statuto e la loro vita potrebbero divenire in tutto simili a quelle degli artisti “normali”, che già conosciamo? No. E per un motivo che non sta scritto da nessuna parte, eppure è inscritto nei dipinti stessi. Allora, quello che distingue questi pittori da quelli professionisti potrebbe essere l’alterazione formale delle immagini, che si ripetono in ogni autore e a noi fanno intuire la “disabilità”, la sofferenza insomma, che caratterizza ognuno di loro? Neppure. Anche molti artisti che consideriamo classici dipingevano corpi che non corrispondono alla realtà, bensì a una deformazione che ognuno le imprimeva: ripassiamoci mentalmente Michelangelo,...