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Intervista con il grande fotografo inglese / Martin Parr: "La vita quotidiana è sempre divertente"

Domani 28 ottobre apre presso CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia la mostra Martin Parr. We ❤Sports a cura di Walter Guadagnini con la collaborazione di Monica Poggi,che resterà aperta fino al 21 febbraio 2022.    Nel 1986, Martin Parr espone The Last Resort alla Serpentine Gallery e pubblica un libro che ritrae la classe operaia mentre gioca nella degradata città balneare di New Brighton, nel Merseyside. È una mostra che colpisce e lascia il segno. C’è un elemento di controversia nelle sue foto, che resterà nel tempo anche nei lavori successivi. Successivamente rivolge la sua macchina fotografica anche verso la classe media (The Cost of Living, 1989) e più recentemente all'establishment (Oxbridge, scuole pubbliche, Old Bailey ecc.). Agli esordi della sua ricerca lavora in bianco e nero, ma a metà degli anni Ottanta, appena prima di The Last Resort, passa al colore, con traduzioni formali e declinazioni molto vibranti, dopo aver visto le mostre americane di Stephen Shore e William Eggleston due fotografi presi tanto sul serio da essere invitati in quegli anni a esporre in musei pubblici e del fotografo britannico Peter Mitchell. Parr esplora l'...

Artista e illustratrice / Olimpia Zagnoli: dalla O alla Z e oltre

Un unico fluido tratto di penna che avvolge in un ghirigoro una O e una Z, completato da un paio di occhiali che spuntano da sotto i riccioli. La firma di Olimpia Zagnoli, monogramma minimo in forma di ritratto o viceversa, è già una delle sue caratteristiche figure: pochissimi elementi per un’immagine densa ma fulminea, che si coglie in un istante. La minuscola OZ sbuca da un angolo della mia copia del catalogo (Lazy Dog Press) di Caleidoscopica. Il mondo illustrato di Olimpia Zagnoli, la mostra che ne celebra i primi dieci anni di carriera – e in fondo, a pensarci bene, non poteva che essere la prima delle sue immagini in rassegna. Attraversando le sale della mostra, allestita fino al 28 novembre 2021 presso gli ampi spazi dei Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia, sua città natale, non si può non restare colpiti dalla vertiginosa felicità di forme e di stili che affollano tanto le illustrazioni su commissione e i grandi progetti per marchi e aziende quanto i lavori personali, che siano disegni o sculture, schizzi o ceramiche. Sono presenti, infatti, tutti i suoi progetti più noti: le copertine per il New Yorker, le illustrazioni per Repubblica, le copertine (come quelle per i...

Musei dell'Est (3) / La DDR rinata a Berlino

Berlino è la città in cui, rispetto alle due precedenti, esiste una peculiare categoria culturale di cui è necessario tener conto se si parla di vita quotidiana ai tempi del comunismo e di sua rivisitazione museale: la nostalgia, anzi, la Ostalgie. Quel fenomeno di rimpianto per l’Ost (est) che dalla cosiddetta Wende (svolta, crollo del Muro e successiva riunificazione delle Germanie) in poi ha conosciuto diverse fasi e assunto molte sfumature differenti. Una non trascurabile parte degli ex cittadini della Repubblica Democratica Tedesca, a eccezione di quelli che hanno immediatamente colto l’occasione per spostarsi il più lontano possibile dai territori che ancora odoravano di socialismo, prova un sentimento di malcelato fastidio nei confronti della riunificazione.   A quell’evento guarda come a un’annessione da parte del potere forte occidentale che del paese comunista cancellato dalle carte geografiche ha voluto fare piazza pulita e che, liquidandone le pur discutibili componenti politico-ideologiche, non ha risparmiato nulla, né tradizioni culturali, né abitudini quotidiane, né specificità architettoniche. La prevaricazione occidentale, e le sue conseguenze socio-politico-...

Da oggi in mostra alla Triennale di Milano / Direttamente dalla mano e dalla bocca di Steinberg

Viene inaugurata oggi alla Triennale di Milano la mostra Saul Steinberg Milano New York a cura di Italo Lupi e Marco Belpoliti con Francesca Pellicciari e realizzata insieme alla casa editrice Electa. È uscito da qualche giorno il volume 43 della collana "Riga" da cui questa intervista è tratta: Saul Steinberg a cura di Marco Belpoliti, Gabriele Gimmelli e Gianluigi Ricuperati, Quodlibet edizioni.    Saul Steinberg è un artista, un filosofo, un commentatore della società e un vignettista il cui lavoro si spinge ben oltre i confini del fumetto, in un mondo popolato di lettere aggressive, gatti a cui piacciono i numeri, linee che conversano e hanno dubbi. I disegni di queste pagine sono tratti dalla sua ultima raccolta, The New World (Harper & Row). Ad accompagnarle, qui, sono le spiegazioni dello stesso Steinberg, riprese da un’intervista di Jean vanden Heuvel.   Il libro si intitola The New World. Un titolo formidabile che non dice niente. Il libro è una raccolta di disegni metafisici che raffigurano situazioni e problemi. Il suo motto è “Cogito ergo Cartesius est” (penso, dunque Descartes esiste): significa che la ragione stessa può risolvere...

Una mostra alle OGR di Torino / Volevamo tutto, ma adesso ci accontenteremmo anche di poco

Chiedo venia per l’autocitazione, ma non riesco a non partire da un pensiero relativo a La zuppa del demonio, un mio documentario del 2016. Il film era costituito dal montaggio di pezzi di documentari industriali, dal 1910 al 1970, ed era dedicato all’analisi dell’idea di progresso nel Novecento. Ma accanto a quel tema ne venivano fuori molti altri. Il lavoro, per esempio. Intanto, era sorprendente come film finanziati dalle aziende per testimoniare la loro attività fossero anche, se non più di tutto, una celebrazione dei lavoratori. Volti e storie di operai intenti a costruire dighe, stabilimenti, strade andavano a raccontare un’epopea in cui il centro della vita umana era costituito dal proprio mestiere. Dentro il lavoro ci stava tutto: la propria identità personale, quella della comunità, l’orgoglio di appartenere a qualcosa di più grande che costruiva un futuro migliore per tutti. Una dimensione esistenziale da cui derivava quella politica, che si manifestò poi nel durissimo scontro sociale degli anni ’60-’70 e che portò a quel famoso slogan nei cortei: “Vogliamo tutto”. Immortalato dal libro di Nanni Balestrini, proprio a quello slogan fa riferimento la mostra in corso alle...

Milano, Fondazione Pini / Elisabetta Benassi. Lady and gentlemen

La nuova mostra di Elisabetta Benassi a Milano inizia in un vestibolo della bella palazzina ottocentesca che ospita la Fondazione Pini, a cui si giunge per un’ampia scala. La stanzetta è svuotata, c’è solo un leone di marmo nell’angolo, che vigila sui visitatori, un televisore al centro e due poltroncine d’epoca per assistere comodamente a un video. Si tratta di un documentario del 1975 realizzato in occasione della visita di Andy Warhol a Ferrara in occasione della sua storica mostra a Palazzo dei Diamanti. Perché “storica”? Non solo per l’importanza della serie che Warhol vi espose in prima mondiale, ma anche per il significato che l’episodio segna per altri versi. È noto che Benassi lavora fin dall’inizio su figure, materiali e eventi storici. Il modo in cui lo fa è uno dei grandi interessi della sua opera. Ebbene, qui si tratta di un intreccio estremamente significativo: Warhol aveva ricevuto una committenza per un ciclo di opere nuove dal gallerista torinese Luciano Anselmino per una cifra assolutamente rilevante, anzi la più alta che l’artista avesse mai ricevuto fino ad allora, ovvero 900mila dollari dell’epoca. Questo è il primo tema della mostra: il rapporto arte/denaro,...

Una mostra al MAXXI / Amazônia di Sebastião Salgado

“La fotografia è una faccenda di variabili: quando le domini smettono di essere variabili e diventano costanti.” Partiamo così. Salgado è stato il primo a unire l’impegno sociale alla tecnica fotografica di paesaggio e reportage, dando soprattutto a quest’ultimo un valore estetico prima d’ora non ancora concessogli e mantenendo entrambi i generi in linea coi più grandi maestri del Novecento. Quella riportata sopra è una sua frase durante la conferenza stampa del 30 settembre al MAXXI di Roma, unica tappa italiana della mostra Amazônia, che conta più di 200 immagini raccolte in 48 spedizioni eseguite in quasi dieci anni.    Anavilhanas, isole boscose del Río Negro. Stato di Amazonas, Brasile, 2009 - © Sebastião Salgado/Contrasto. Si parla di paesaggio e di uomini, e se ne parla con un chiaro e potente invito ad agire e a prendere consapevolezza del rischio che l’ecosistema più importante al mondo, il “Paradiso verde” in grado di riversare nell’oceano il 20% dell’acqua dolce di tutta la Terra, sta correndo. E lo si fa proprio nei giorni di Pre-COP26 a Milano. Il tema è chiarissimo, i pannelli esplicativi e le mappe ai lati del percorso di visita riportano spiegazioni...

Musei dell'Est (2) / Lo charme della Repubblica Popolare Polacca

Così recita uno degli appellativi che hanno caratterizzato nei suoi non molti anni di vita l’attuale Muzeum Życia w PRL (Museo della vita nella RPP), altrimenti noto (per il pubblico anglofono di turisti) come Museum of Communism. Ma arriveremo gradualmente a dissertare delle sue denominazioni. Il caso mi ha portato in Polonia per visitare questo museo di domenica, domenica 1° agosto 2021, per la precisione. Sei ore di treno diretto (ferrovie polacche) che separano Berlino da Varsavia e poi il primo impatto con la città. Appena fuori dalla stazione centrale il benvenuto mi fu dato proprio dalla gigantesca mole “comunista” di un grattacielo staliniano, il Pałac Kultury i Nauki imienia Józefa Stalina (Palazzo della cultura e della scienza intitolato a Iosif Stalin). Costruito tra il 1952 e il 1955 come dono dell’Unione Sovietica al popolo polacco, cambiò nome nel 1956 in seguito alla destalinizzazione voluta da Chruščëv (cadde il riferimento al dittatore) e restò noto tra la gente come “l’ottava sorella”, vista la sua somiglianza con i sette “edifici alti” (così denominati in URSS per non usare l’equivalente dell’americano grattacielo) che avevano caratterizzato il profilo di Mosca...

Nuovi documenti e un museo / Risarcire Camille Claudel

Il tempo restituisce cautamente spazio e forma, voce e luce alla figura e alle opere di Camille Claudel. Se penso alle vicende di questa artista, che visse sempre controvento a cavallo tra Ottocento e Novecento, mi viene in mente una clessidra in cui i granelli di sabbia determinano luci e ombre, anche sulla sua scultura. Dalla nascita, nel 1864, e per la durata di poco più della metà della sua vita la clessidra ha portato luce a una donna che diveniva una grande artista, con uno sforzo immane in un contesto socioculturale che la voleva altro e altrove, ma lei indefessa perseguì la sua passione di vita, la sua arte, i suoi amori, il suo modo di stare nel mondo. E il suo modo di stare nel mondo era contro ogni convenzione, sempre più non tollerato dalla madre e dal fratello, così chiacchierato e sul filo dello scandalo da costringerla a un lento e senza sosta ritiro dalla società per stare nel suo studio, sola, con i suoi gatti. Ma anche questa sua richiesta minima di vita, complice la famiglia che la ostacolava, era troppo alta, anche per lei stessa che iniziava un cammino nella sofferenza mentale. Così, alla morte del padre, nel 1913, che fino ad allora la aveva sostenuta, le sue...

In mostra a Roma / Dino Gavina, illuminato e sovversivo

Per uno come lui, che l'amore per le cose dell'arte l’aveva nel sangue, una mostra dei suoi pezzi alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma è quasi un atto dovuto e Dino Gavina (1922 – 2007) vi sta, insieme agli artisti che ne animano le prestigiose sale, da ‘inter pares'. Egli, infatti, non è stato soltanto un industriale illuminato, vulcanico e poliedrico, nell'allora nascente mondo del design, ma è stato anche quanto di più simile si possa paragonare a un mecenate. Sebbene gli piacesse definirsi un sovversivo, la sua sovversione ci appare invece oggi, con la prospettiva che gli conferisce la storia, piuttosto un pionierismo, per quella sua straordinaria capacità, poi emulata da alcuni, di mettere in produzione gli oggetti di design progettati dai maestri, taluni già conclamati, come i bauhausler e i dadaisti, altri, invece, che lo sarebbero diventati nel giro di pochi anni, e che egli si può ben dire promosse con il fiuto del talent scout.   In alto: Dino Gavina (a sinistra), Marcel Breuer (al centro) e Maria Simoncini (a destra) a Bologna (1963). Dino Gavina (a sinistra), Man Ray (al centro) e Juliette Browner (a destra) alla presentazione del Centro...

Metafotografia. Imagomorfosi e altre ricerche

Il progetto triennale denominato “Metafotografia” è una ricognizione dentro la scena contemporanea italiana – diventata anche una pubblicazione in tre volumi, una trilogia per dare voce a una estensione corale –, che racconta come stia cambiando oggi il modo di fare e pensare le immagini, dentro e oltre i mezzi che le producono. La definizione è un punto di partenza, qualcosa che verrà modificato o sostituito nel corso degli anni a venire, dentro un processo aperto, entro una ricerca iniziata nell’ambito della fotografia italiana a cavallo tra il primo e il secondo decennio del Duemila. Gli approcci metafotografici presi in esame sono articolati e declinati attraverso legami, contingenze o allontanamenti rispetto al medium fotografico. Già vent’anni fa, Rosalind Krauss aveva preso in esame la “condizione post-mediatica” e la necessità di “reinventare la fotografia” ogni volta che si materializza la sua obsolescenza. In ogni epoca si è sempre cercato di reinventare il medium, di spostare ulteriormente nuove questioni, di dare spazio ad altre potenzialità espressive e concettuali, soprattutto dal Novecento in avanti con una velocità sempre più incalzante. In ogni momento...

Musei dell'Est (1) / Comunismo per turisti

Nella capitale della Repubblica ceca un Museo del comunismo esiste già dal 2001 per volontà di un giovane imprenditore americano, Glenn Spicker, laureato in relazioni internazionali, frequentatore dell’Europa fin dagli anni Ottanta, precedentemente cimentatosi con un jazz club e poi una catena di ristoranti detti Bohemia bagel. La prima sede del museo era passata alla storia, prima di ogni altra ragione, per la sua sensazionale collocazione: tra un casinò e un Mac Donald’s su una delle vie più frequentate della città, na Příkopě.   L’ingresso al primo Museo del comunismo (giugno 2008). Pareva voler sottolineare, fin dalla sua posizione topografica, l’assurdità del proprio contenuto in netto contrasto con la realtà post-socialista che la città stava affrontando. Eclatante era pure l’insegna che lo caratterizzava: una matrëška russa dotata di una dentatura che stava tra il pescecane e Dracula, al contempo vampiro succhia sangue e bestia predatrice.   La primigenia insegna del Museo del comunismo di Praga (giugno 2008). Tanto per non lasciare dubbi sull’interpretazione da dare alla storia, fin dall’ingresso e dai primissimi passi. L’oleografico souvenir russo, già...

Come bisogna vivere / Charlotte Perriand e il fotomontaggio

Il supermercato Monoprix si trova appena fuori dal centro di Arles, in una periferia uguale a molte altre. Passando fra scaffali di detersivi e di quaderni (saremo nel posto giusto?), si sale al primo piano. Qui, in un enorme spazio vuoto illuminato da neon industriali, è allestita la mostra dedicata ai fotomontaggi monumentali progettati dall’architetta e designer francese Charlotte Perriand (1903-99).  Fra i visitatori dei Rencontres de la Photographie di Arles non siamo in molti a spingerci fin qui: confortati dalla prossimità delle mostre nelle vie del centro storico, o ipnotizzati dal neonato edificio della Fondation Luma progettato da Frank Gehry, i più si arrendono alla fatica e al caldo. Ma è un peccato: la mostra mette in luce una pagina breve ma folgorante della produzione di Perriand e, in filigrana della riflessione sull’uso politico della fotografia alla vigilia della seconda guerra mondiale. È una mostra bellissima, sia per i materiali esposti che per l’allestimento, sia per la domanda da cui muove che per lo stile con cui cerca le risposte; splendido è anche il catalogo, con contributi brevi e accessibili, ma sempre profondi. I tre fotomontaggi monumentali che...

Oggi a Novara! / Scarabocchi. L’arte dei bambini

A Oslo in Norvegia c’è il Museo internazionale per l’arte dei bambini che raccoglie una ricca collezione di arte di giovanissimi da 180 paesi (Det internasjonale barnekunstmuseet); fu fondato nel 1986 grazie a una coppia di origine sovietica Rafael e Alla Goldin Venne. La scheda del museo, che si può trovare in rete, dice che nell’“Al Lille Frøens vei di Oslo puoi vedere il mondo attraverso gli occhi dei bambini e capire come l’arte dei bambini sia portatrice di valori estetici. Il museo riguarda l’arte dei bambini come parte viva dell’arte popolare e anche come un elemento importante nella nostra cultura nazionale e universale”. Che le opere dei bambini trasmettano valori estetici e siano parte di un patrimonio culturale popolare universale non è sempre stato scontato. Ma oggi, in alcuni musei, si possono ammirare anche i fanciulleschi tentativi di artisti del passato. Al Carnevalet di Parigi, per esempio, Gustave Courbet è rappresentato anche quindicenne da un minuscolo olio su carta incollata su tavola (Portrait de jeune garçon, 1834). In questo caso non si può parlare di “capolavoro”, se non nel senso letterale di “prima opera”.    Al Carnevalet, però, il pubblico...

Architettura come poema civile / La rivolta di Aldo Rossi e Guido Canella

La bella mostra Aldo Rossi. L’architetto e le città dedicata dal Maxxi di Roma ad Aldo Rossi è stata per me un appassionato incontro con la poetica di un maestro amato fin dai miei primi anni di formazione, alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, dove frequentavo il laboratorio di progettazione di un altro grande maestro: Guido Canella. Aldo Rossi e Guido Canella: a ragione ritenuti gli ultimi esponenti della “Scuola di Milano”, che dagli inizi del secolo scorso vanta straordinarie poetiche (Ponti, Muzio, Asnago e Vender, Bottoni, Figini e Pollini, Terragni, Gardella, Albini, BBPR e molti altri). Due personalità molto diverse, unite da un’amicizia durata tutta la vita e dal comune giovanile impegno; divergenti nelle poetiche e negli intendimenti che le sorressero.  Oggi, a distanza di molti anni, posso dire di avere, credo, compreso la poetica di entrambi, che divenne subito impegno morale, indissolubilmente connesso alla vicenda espressiva.    Dopo la laurea ho avuto la fortuna di far parte della redazione della rivista Hinterland diretta da Guido Canella. Non ho purtroppo avuto modo di conoscere Aldo Rossi, che dopo la sospensione per “illeciti...

Rovesciare lo sguardo / Decolonizzare i musei

Al nostro passaggio ci appaiono come sale polverose, anche se sono bianche e luminose o tirate a lucido quando sono più vetuste, dense di reperti antichi o più recenti, di opere note e di anonime cartografie, di vasellame, arazzi e di oggetti della quotidianità che hanno perduto il loro valore d’uso, forse banali ma anche perturbanti a guardarli bene. Talvolta ci sono reperti umani come se si trattasse di un Museo di Scienze Naturali, invece stiamo attraversando un museo dedicato ai popoli soggiogati dall’impresa colonialista. Quei reperti rispondono al nostro sguardo — l’unico atto che ci è concesso — ri-guardandoci da dietro il cristallo della teca che li protegge nel loro sonno indotto, escludendo a noi per sempre ogni conoscenza tattile, ogni ulteriore sensorialità, pure il suono e l’odore ci sono negati. Attraversiamo le sale del museo secondo percorsi prestabiliti, magari accogliendo passivamente le didascalie e le informazioni a nostra disposizione quali entità accumulabili in un archivio immaginario che raramente consulteremo di nuovo. Eppure, l’esperienza si accumula nella polvere, sui velluti scuri su cui sono adagiati i singoli pezzi, sotto dei coni di luce che ne...

Due maestri a confronto / Vico Magistretti e Carlo Aymonino, Milano e Roma

Da qualche tempo, l'architettura italiana della seconda metà del XX secolo è tornata ad essere protagonista delle rassegne espositive di Triennale, luogo di studio e di ricerca sulla cultura del progetto, grazie al programma che ne ripercorre la storia con retrospettive dedicate ad alcuni dei suoi grande maestri. E così, dopo Ettore Sottsass, Mario Bellini, Osvaldo Borsani, Achille Castiglioni, Giancarlo De Carlo, Enzo Mari, ecco due mostre dedicate l'una al milanese Vico Magistretti (1920 - 2006) e l'altra al romano Carlo Aymonino (1926 - 2010), entrambi tra i maggiori esponenti della cultura architettonica del novecento.   Vico Magistretti Architetto milanese    Con il ritardo di un anno dal centenario della sua nascita, causa emergenza sanitaria, Milano celebra dunque uno dei suoi progettisti più illustri, ultimo rappresentante di una famiglia di architetti che hanno contribuito a tracciarne il volto urbano, a partire dalla fase di transizione verso la modernità, ai nostri giorni.   Visitabile fino al 12 settembre 2021, la mostra Vico Magistretti Architetto milanese è stata realizzata con la collaborazione della Fondazione che porta il suo nome. Curata da...

Visite guidate (8) / Francesco Furini, Ila e le ninfe

La prima cosa che ho pensato davanti a questo quadro magnifico e conturbante, è stata: “a me non è mai capitata un’avventura del genere”. La seconda è stata chiedermi perché il giovanotto sembra così renitente. La terza perché porta quel cappello. Ma poi, vedendo come il giovane cerca di sfuggire, preso più da spavento che da semplice timore, ho anche pensato che chi l’aveva dipinto, dopo aver covato un desiderio simile al mio, si è messo invece nei panni del ragazzo, che prova in ogni modo di divincolarsi dall’abbraccio e dal desiderio di quei giovani corpi meravigliosi, e che è questa sua attrazione e paura che il pittore ha dipinto e che fa la bellezza dell’opera.   __title__   Il quadro, di cospicue misure (230 x 261 cm) che favoriscono un forte impatto di presenza, si intitola Ila e le ninfe e il suo autore è Francesco Furini (1603-1646), che l’ha dipinto agli inizi degli anni ‘30. Molto apprezzato alla sua epoca, la sua fama ha in seguito subito una certa eclisse, ben esemplificata dal giudizio di Argan, che a p. 357 del terzo volume della sua Storia dell’arte italiana (Sansoni, 1968) lo liquida così: “Francesco Furini cerca una troppo facile armonia nello...

Galleria Borghese / Damien Hirst, Archelogy now

Fendo l’aria torrida e appiccicosa di una Roma sfinita di fine luglio e arrivo, quasi nuotando nell’aria, alla biglietteria della galleria Borghese. Il mio biglietto, acquistato diversi giorni prima, è quello del turno 17:00-19:00 con la dicitura “Galleria Borghese + Damien Hirts - Archeology Now”. In attesa che diano il via libera alla mia batteria, uno dei turnisti mi domanda: «ma lei è qui per vedere la galleria o la mostra di Hirst?». «Hirts!», rispondo con una sicurezza che non dura nemmeno il tempo della monosillabica risposta, perché, proprio quel “più” frapposto tra i due nomi, è segno che indica contemporaneamente sia una separazione/disgiunzione che una congiunzione additiva. Una prima ambiguità, o aporia, a cui si aggiunge subitanea quella del titolo ossimorico della mostra, Archeology now.    L’esposizione (ovvero il secondo termine dell’addizione), curata da Anna Coliva e Mario Codognato con il patrocinio di Prada (aperta dall’8 giugno fino al 7 novembre), raccoglie più di ottanta opere provenienti dalla serie Color Space e da Tresaures from the Wreck of the Unbelivable. Quest’ultimo era il titolo della monumentale mostra svoltasi nel 2017 a Palazzo Grassi e...

Visite guidate (7) / Albrecht Dürer, “Nemesi” e “La Morte e il lanzichenecco”

Non ci sono solo i musei, i palazzi, le chiese o le mostre, che è indispensabile visitare di persona se si vuole vedere veramente le opere dei grandi e meno grandi pittori. Per una parte della loro produzione a volte bastano i libri, o, ai nostri giorni, internet. Questo vale per i disegni (non tutti: basta andare al Museo ambrosiano di Milano per avere una clamorosa smentita davanti ai cartoni preparatori di Raffaello per l’affresco La scuola di Atene, dei Palazzi Vaticani: una esperienza da togliere il fiato) e ancor più per le incisioni e le stampe in bianco e nero genere. Esse pure con varie eccezioni, come quelle dell’Arco trionfale composto di 192 xilografie, per una grandezza complessiva di 341×292 cm, eseguite sotto la direzione di Albrecht Dürer tra il 1512 e il 1515 per l’imperatore Massimiliano I, le cui copie meglio conservate sono visibili al Germanisches Nationalmuseum, di Norimberga o ancora al British Museum di Londra, o quella magnifica di Tiziano, La sommersione dell’esercito del faraone nel Mar Rosso, visibile al British Museum di Londra oppure a Ca’ Rezzonico a Venezia.   Dürer, con Rembrandt e Goya, è uno dei più grandi autori di incisioni, tra cui...

Una mostra alla Fondation Henri Cartier-Bresson / Vedere Parigi con Eugène Atget

“La fantasticheria contemplativa liberamente divagante non si addice alla loro natura. Esse inquietano l’osservatore; egli sente che per accedervi deve cercare una strada particolare”: così Walter Benjamin parlava, nel 1939, in occasione della seconda stesura del suo testo più noto delle fotografie di Eugène Atget. Per l’osservatore odierno, nulla si è perso dell’aura enigmatica che le avvolge, complice anche la scenografia delle sale della Fondation Henri Cartier-Bresson che, in occasione della mostra ora in corso fino al 19 settembre “Eugène Atget, Voir Paris”, si presentano in una penombra favorevole alla conservazione delle delicate stampe d’epoca e alla contemplazione inquieta del loro mistero.   Parigi vista da Atget è uno dei due grandi protagonisti della mostra, Atget fotografo e poeta visionario della ville ne è il perfetto e necessario pendant: le fotografie esposte sono stampe originali realizzate dallo stesso fotografo tra la fine del XIX et l’inizio del XX secolo, su una sottilissima carta posta a contatto con un negativo su lastra di vetro, esposto alla luce naturale. Annotate e numerate a mano dall’autore sul retro, sono così classificate secondo i temi e...

In mostra a Senigallia / Giacomelli e Burri: affinità elettive

La storia dell’arte è spesso una storia di rapporti e di confronti. Relazioni professionali, legami tra individui che comprendono e superano nello stesso tempo il concetto di collaborazione, per sfociare in quello di incontro e di scambio umano. Dialoghi tra discipline diverse, che conducono a risultati inattesi e straordinari. È sul filo di queste riflessioni che si colloca la mostra itinerante Giacomelli / Burri Fotografia e immaginario materico, attualmente in visione al Palazzo del Duca di Senigallia per la curatela di Marco Pierini e il coordinamento scientifico di Alessandro Sarteanesi, e visitabile fino al 26 settembre 2021. Dopo quella data, la mostra sarà ospitata al Museo MAXXI di Roma, per la cura di Bartolomeo Pietromarchi, per terminare poi il suo percorso nel 2022 presso la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, dove sarà curata da Bruno Corà.    Mario Giacomelli, Storie di terra, 1984 (fotografia donata a Nemo Sarteanesi), Courtesy Archivio Sarteanesi- Archivio Mario Giacomelli ©Rita e Simone Giacomelli. L’idea alla base dell’esposizione è quella di ripercorrere il rapporto tra Mario Giacomelli e Alberto Burri attraverso il...

Sean Shanahan e Chiara Dynys / I misteri del colore

Il mio vicino della porta accanto è un prestanome della ‘ndrangheta calabrese. Lo scopro alle 05:02 del 1 luglio 2010 quando l’ordine “aprite, Carabinieri!”, accompagnato da una serie di colpi alla porta, mi sveglia di soprassalto. Con il cuore in gola apro, ma uno dei militari mi fa cenno di rientrare immediatamente: stanno bussando alla porta del vicino. Perché le forze dell’ordine irrompono nelle abitazioni private poco prima dell’alba? Per sorprendere i fuorilegge nel sonno e svegliare i vicini nell’ora del crepuscolo mattutino, quando la luce solare riflessa dagli strati superiori dell'atmosfera si spande sulla Terra. È il magico, misterioso e formidabile momento in cui l’occhio passa dalla visione scotopica o notturna a quella fotopica o diurna e la vita inizia a pulsare a un ritmo diverso: gli uccelli si risvegliano, i carabinieri fanno irruzione e Costantino esce dal suo palazzo (la cerimonia bizantina è attestata dalla Vita Constantini, composta da Eusebio di Cesarea nel 337).   Andrea Sorini, Bajkonur, Terra, 2018. Fotogramma tratto dal film. È un momento solenne, che Andrea Sorini comunica nel film-documentario Bajkonur, Terra girato nel 2018, un viaggio...

Visite guidate (6) / Paris Bordone, Sacra Famiglia con sant'Ambrogio e un offerente

Sono tornato a Brera dopo l’anno e mezzo di Covid per rivedere Il trafugamento del corpo di San Marco del Tintoretto su cui avevo intenzione di scrivere qualcosa per questa rubrica estiva, ma nella sala adiacente sono stato colpito già entrando, al primo uno sguardo panoramico, da un altro quadro a cui non avevo prestato molta attenzione durante le numerose visite precedenti. Una spiegazione c’è: il quadro non è stato esposto per un po’ e solo di recente, nel 2019, è stato restaurato recuperando i suoi magnifici colori. E sono stati appunto quelli ad attirarmi ancor prima di aver decifrato il soggetto.    Paris Bordone, Sacra Famiglia con sant'Ambrogio e un offerente, 1525 circa, Pinacoteca di Brera, Milano. Si tratta di una Sacra Famiglia con sant'Ambrogio e un offerente, opera di Paris Bordon (o Bordone) del 1525 circa, dipinta quando l’autore aveva 25 anni e, lasciata la bottega di Tiziano in cui era stato fino ai diciott’anni, aveva già raggiunto una certa notorietà che sarebbe durata tutta la vita, assicurandogli molte commesse ufficiali e private a Venezia (in particolare il prestigioso Consegna dell’anello al doge per la Scuola Grande di San Marco, ora alle...