Il tuo due per mille a doppiozero

Categorie

Elenco articoli con tag:

Tradizione

(2,947 risultati)

Scarabocchi 2021 / Metafisica dello scarabocchio

La chiamiamo paura del foglio bianco.  È quel senso di vertigine e di spaesamento che ci coglie quando dobbiamo iniziare qualcosa. D'altronde, per noi esseri umani iniziare da zero è spesso un momento terribile, dato che dobbiamo dare un senso a un vuoto che ci sembra immenso e di fronte al quale ci sentiamo impacciati perché incapaci di fare qualcosa d'importante. Secondo Gillo Dorfles tracciamo segni perché dobbiamo agire contro il vuoto, terrorizzati come siamo dall'horror vacui, riuscendo in questo modo a sentirci protetti. Scarabocchiare si pone in mezzo al bivio di una malgiudicata insensatezza e di un bisogno ancestrale, psichico, necessario a farci rimanere ben saldi in un mondo troppo complesso che per lo più non comprendiamo. Sempre Dorfles ebbe a dire, rispetto alla sua vasta opera pittorica, apprezzata ed esposta quando ormai aveva superato i 100 anni di età: "scarabocchi inutili, anche questo è stato detto del mio lavoro, e che perdevo il mio tempo".   Questo dare del perditempo a chi scarabocchia è cosa ben radicata nel nostro efficientismo produttivo da homo faber che costruisce, smartella, monta, architetta, progetta, scaffàla, insomma lavora e...

L’immappabilità della letteratura / La latteria di Elias Canetti

A volte, ciò che ha cessato di esistere – inghiottito dalla storia, consumato da un incendio, annichilito dalla guerra, oppure raso al suolo dall’ultimo piano regolatore – sembra essere l’unica cosa in grado di svelarci il senso dell’esistenza, come se solo i fantasmi avessero qualcosa di vero da raccontarci.  Ho passato buona parte degli ultimi giorni a immaginarmi una latteria di cento anni fa in un sobborgo viennese: le assi robuste del pavimento, calpestate dagli stivaletti di cuoio delle clienti, la teca con i formaggi freschi, l’unico posto a sedere, accanto all’entrata, dove mangiare un pasto veloce a base di pane, burro e yogurt, e sulla destra, in fondo, una finestrella, da cui la luce bianca del cortile colava nel locale insieme al muggire cupo delle vacche invisibili. Mi chiedevo che fine avesse fatto la latteria di Canetti, quella in cui il giovane Elias, studente di chimica a Vienna, soleva fare colazione tutte le mattine prima di andare in laboratorio? È veramente esistita? Dove?   L’anno scorso, agli inizi di aprile, durante il primo lockdown, ho riaperto, dopo tantissimi anni, il secondo volume dell’autobiografia di Elias Canetti, Die Fackel im Ohr (ossia...

Un'intervista / Marina Ballo Charmet: l’immagine latente

Le fotografie di Marina Ballo Charmet registrano il vedere qualcosa per la prima volta. Danno spazio alla possibilità dello sguardo piuttosto che all’oggettivazione dello stesso. Sono pensiero laterale. Nelle immagini c’è il rifiuto di una visione definitiva. Lo sguardo è piuttosto partecipe della visione stessa e rende imprevisto il “sempre visto”, lasciando emergere “il rumore di fondo della nostra mente”. Le fotografie sono seducenti ma senza effetti. Quasi corporali più che neutrali. Si presentano così come è lo sguardo che le ha determinate: sperimentale e periferico. Mentre l’artista attraversa spazi quotidiani, accompagnata dalla sua macchina fotografica, registra esperienze incerte, lasciando fuori la retorica a cui ci hanno abituati i resoconti di percorsi che raramente sono stati derive.   Rumore di fondo, #24, 1999. Le presentazioni visive, muovendosi al confine tra sensazione e immaginazione, sono antieroiche se confrontate con la fotografia di informazione e quella di rappresentazione. Esse rendono superflua la didascalia e il commento all’immagine. Leggiamo il metodo sperimentale di Marina Ballo Charmet sulla scia della sperimentazione fotografica italiana...

Ristampa di Davanti al dolore degli altri / Il cadavere di Susan Sontag

Se cercate una foto di Susan Sontag su internet, ne troverete molte nella sua classica versione iconica, che corrisponde alla fase più alta della sua celebrità. Con una striscia bianca di capelli, la cosiddetta frezza, che sembra starle sulla testa leonina come un cartello segnaletico: attenzione, ecco uno dei migliori cervelli del secolo. Ma se continuate a guardare, troverete anche sue fotografie da bambina e poi da giovane, spavalda americana che si mangiava impudentemente il mondo negli anni Sessanta. E se ancora proseguite, a un certo punto incapperete in qualcosa di molto diverso: le immagini di un corpo gonfio, irriconoscibile, martoriato dalla malattia. Finché non vi troverete nientemeno che al cospetto del cadavere di Susan Sontag.    Visione enorme e terrificante che dobbiamo alla compagna fotografa di Sontag. Altro mito del Novecento: Annie Leibovitz. Quella, per intendersi, della foto di John Lennon nudo, abbracciato in posizione fetale a Yoko Ono. Oppure di Whoopi Goldberg immersa in una vasca di latte. E molte altre. Nel libro A Photographer’s Life 1990-2005, uscito per Random House nel 2006, Leibovitz mescola le sue popolari foto delle più grandi stars,...

L'epopea della Factory / L'opera-mondo di Andy Warhol

Un loft di Manhattan rivestito di carta argentata, un viavai continuo di ragazze e ragazzi squinternati che vivono d'espedienti, che ballano, telefonano, si ubriacano o si fanno di anfetamine, scroccano qualche dollaro o una cena, scrivono poesie, fanno sesso (omo e/o etero), passano da un party all'altro e da un appartamento all'altro, non dormono mai, vanno a sentire gruppi rock alternativi, recitano in film sperimentali, fanno o dicono cose spudorate, scoprono o inventano mode. Sono freak depravati, ragazzi e ragazze bellissime, gay sfrontati in un'epoca ancora omofoba, giovani ereditiere esibizioniste allo sbando, piccoli spacciatori, poeti, ballerini, attori e attrici improvvisati, manager di aspiranti attori e attrici, piccole “superstar” dell'underground e grandi rockstar (i Velvet Underground, ovviamente, ma anche Bob Dylan, i Rolling Stones, Jimi Hendrix, Jim Morrison): tanti nomi di personaggi già famosi o che lo stanno diventando in quegli anni, di sconosciuti destinati a quei “quindici minuti” di fama che sono nati proprio qui e di falene che si bruciano subito alla luce dei riflettori improvvisati o nell'ombra della droga. E di tanto in tanto, in mezzo al fenomenale...

L'efficiente logica aliena / Aleksandr Bogdanov, Su Marte!

Su Marte!, l’opera narrativa completa di Aleksandr Bogdanov, è un interessante ripescaggio di un autore-scienziato-uomo politico forse poco noto in Italia, ma che tra alti e bassi fu uno dei protagonisti agli inizi del ventesimo secolo della lunga stagione che portò alla rivoluzione d’ottobre. Il volume, con traduzione del Kollectiv Ulyanov e prefazione di Wu Ming, pubblicato da Agenzia Alcatraz, contiene il leggendario romanzo di protofantascienza marzian-socialista Stella rossa, di cui ricordavamo la vecchia e ormai introvabile edizione Sellerio, a cui si aggiungono: Ingegner Menni, secondo romanzo marziano di Bogdanov, in realtà un antefatto di Stella rossa; il racconto La festa dell’immortalità, probabilmente il momento migliore dell’intero libro; e un poemetto, Un marziano abbandonato sulla terra. Il libro si chiude infine con una breve ma succosa nota autobiografica dello stesso autore.     Aleksandr Bogdanov, il cui vero nome era Aleksandr Aleksandrovic Malinovskij, fu un poliedrico personaggio che nacque nel 1873 e morì nel 1928 per le conseguenze di una trasfusione di sangue. Medico, scienziato, politico, filosofo della tectologia (un sistema monistico per l’...

Stati di agitazione / Dalle intimità pubbliche all'ipertrofia emozionale

Il film The Circle, diretto da James Pondsolt (2017) e scritto/sceneggiato da Dave Eggers, racconta uno dei valori principali della cultura digitale: la trasparenza totale. La protagonista è coinvolta in una delle sperimentazioni più avanzate di un'azienda con sede nella Silicon Valley. Il progetto mira a creare la piena trasparenza della vita quotidiana in modo che qualsiasi elemento emotivo, relazionale ed esperienziale della vita della protagonista possa essere trasmesso in streaming online attraverso il Cerchio. La trama si concentra sul tipico mix tra il valore controculturale della condivisione e la pedagogia motivazionale (hippy + yuppies come descritto dai critici dell’ideologia californiana). La protagonista viene prima convinta a partecipare all'esperimento/app da un guru digitale, ma poi si rende conto di quanto profonda e traumatica possa essere la trasformazione della sua esistenza in un live streaming permanente. Per questo decide di sabotare tatticamente il sistema, utilizzando i media digitali contro l’ideatore del progetto. La narrazione riflette sul doppio livello di dipendenza degli utenti dei social network dalle piattaforme digitali: quello di un'espressione...

Un ritratto immaginario di Alice Zanotti / Amelia Rosselli, Tutti gli appuntamenti mancati

Come si ricostruisce un ricordo, cosa si mette nella valigia della memoria, come si dispongono i ricordi, quali sono i fatti da tenere, le immagini da lasciare, quale lingua usare contro l’oblio, come preservare tutto dalla polvere del tempo, quali i suoni da inventare, e, soprattutto, cosa fare con gli spazi lasciati vuoti a causa di ciò che si è dimenticato. Ovvero, come sopravvivere al passato e resistere nel presente, pensare un futuro. Forse, il taccuino in tasca durante le lunghissime camminate era un modo per governare tutto ciò: “Scriveva di pensieri e di passi, intanto, a frammenti su quaderni che rimetteva poi nelle tasche della giacca, e quando lo faceva usava la penna, e scriveva e andava avanti e indietro nel quartiere lungo il fiume, dove ha abitato prima di trasferirsi in via del Corallo”.   Lo leggiamo nel libro Tutti gli appuntamenti mancati. Un ritratto immaginario di Amelia Rosselli di Alice Zanotti, uscito per Bompiani da poche settimane. È un romanzo che narra la vita della grande poetessa, un racconto che recupera, inevitabilmente, la storia della sua grande famiglia da cui si è avviata la “tempesta” di vita di Amelia. Una tempesta di fatti storici...

Un libro di Anna D'Elia / L’arte che salva

Portare la bellezza nell’ordinario della vita come condizione essenziale per prendersene cura, questo è quello che traspare in ogni riga e nelle intenzioni di fondo nel libro di Anna D'Elia, Vedere scorrere. L’arte che salva, Meltemi, Milano 2021.  La riscoperta dell'ordinario, una delle più significative tendenze del pensiero contemporaneo, come documentano i contributi di filosofi alla stregua di Stanley Cavell e Cora Diamond, si rivolge in particolare alla ricerca del senso e del significato di abitare la vita. Se si può sostenere che nella vita abituale sia in questione un indebolimento della relazione con il tutto, è altrettanto sostenibile che è proprio nell’ordinarietà del quotidiano che esistono le condizioni per innalzare e rendere sensibile la vita. È così che quanto vi è di più comune e insignificante, cioè la vita abituale, può diventare infinitamente significante. Come sta accadendo in questo tempo di pandemia, uno dei traumi più sconvolgenti, di dimensioni planetarie, il primo in quanto a percezione immediata e pervasiva. Un trauma in nessun modo imprevisto ma derivante dalla normalità indifferente al sistema vivente di cui siamo parte, in cui siamo ciecamente...

Clorofilla / Anemoni, il soffio della primavera

Marzo: si vanga, si zappa, si sarchia, si rastrella, si pota, si pianta e trapianta, si semina, si concima, si netta il giardino. Si gioisce ad ogni germoglio, si tentano le gemme turgide, si esulta all’aprirsi della prima corolla. E si impreca per le ventate di tramontana, per le ultime infide gelate, per le benefiche pioggerelle, un tempo onomastiche del mese, che tardano ad arrivare o si sono trasformate in piogge monsoniche. Anche il bosco si rinnova. Da sé. Tra gli abiti leggeri che indossa per il risveglio ce n’è uno che par di mussola, o di seta in raffinata stampa devoré, direbbero i tessitori. Le latifoglie sonnecchiano, sognano il folto delle chiome; così, il tiepido sole giunge senza schermo alcuno al suolo, dove ancora cricchia al piede il secco dei rami e delle foglie.     È l’energia che serve agli anemoni (Anemoide nemorosa) per spuntare e drizzare i gracili steli. D’improvviso, da un giorno all’altro, il sottobosco si copre di un morbido drappo di foglie novelle e, nel gioco del chiaroscuro, si distinguono i contorni delle tre lamine al mezzo del caule, picciolate, pennate, incise, pubescenti. Su ciascuno di questi colletti verdi spicca una candida...

Decolonizzazione e studi classici / Was Athena black?

Nel mese di marzo del 2019 una cinquantina di studenti impedì al pubblico di accedere all’anfiteatro della Sorbona in cui avrebbe dovuto svolgersi una rappresentazione delle Supplici di Eschilo. I manifestanti della “Ligue de défense noire africaine” e di altre associazioni di studenti di colore protestavano contro la pratica razzista del blackface a cui era ricorso il regista, il grecista Philippe Brunet, dipingendo di nero il volto delle attrici bianche che impersonavano il coro delle Danaidi. Vi è una certa ironia nel fatto che la protesta degli studenti di Parigi fosse rivolta proprio contro la rappresentazione delle Supplici. La tragedia di Eschilo gioca infatti un ruolo chiave nel libro di Martin Bernal, Black Athena, che è un tentativo di provare le origini afroasiatiche della civiltà greca e di contestare il modello “ariano” che presuppone un’origine esclusivamente indoeuropea dei Greci. Il mito delle figlie di Danao, descritte da Eschilo come “nere”, che fuggono dall’Egitto per sottrarsi al matrimonio con i loro cugini e trovano rifugio ad Argo, conterrebbe secondo Bernal un ricordo della colonizzazione egizia della Grecia continentale avvenuta nel II millennio prima dell...

Una conversazione / Marina Confalone: da Eduardo a Eduardo

Marina Confalone è un autentico fenomeno. Con il suo stile personalissimo ha attraversato la storia della scena partenopea e nazionale, dimostrando, fin da giovanissima, una maturità e una forza scenica fuori dal comune che l’hanno portata a lavorare con i più importanti autori e registi del Novecento. Nel corso della sua lunga carriera, ha vissuto l’arte della scena a tutto tondo: celebre attrice, regista, autrice. Di recente l’abbiamo vista sul grande schermo di cinema e tv, mentre sono in progress diversi progetti, teatrali, cinematografici e di scrittura. Abbiamo molto di cui parlare.    Marina Confalone durante l’intervista, Napoli, febbraio 2021, ph. Francesca de Paolis. Ci incontriamo un sabato mattina, vicino al mare, in una Napoli scaldata da un sole più che primaverile: città natale dove, da tempo, l’attrice ha deciso di ristabilirsi definitivamente. Ci sistemiamo per una lunga chiacchierata. Un guizzo ardente negli occhi accompagna il suo ragionare acuto, pacato ma battente, che spazia velocemente da un pensiero all’altro. Proviamo a partire dagli inizi. “Approdare al teatro è stato un caso. Appartengo a una famiglia borghese, i miei genitori volevano fare...

Anniversari / Splendori e miserie di Vittorio Caprioli

«I film che ho diretto erano liberissimi». Vittorio Caprioli   Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Vittorio Caprioli (15 agosto 1921), una di quelle figure che, pur rimanendo sempre ancorate alla seconda fila, hanno saputo animare il cinema italiano con grande vitalità e – soprattutto – libertà. Dopo il debutto teatrale con Strehler, Caprioli fonda la storica compagnia del Teatro dei Gobbi con Alberto Bonucci e Franca Valeri (sua moglie dal 1960 al 1974). Da lì, passando per il varietà, anche il debutto al cinema, prima con una lunghissima filmografia come caratterista (per registi come Risi, Bolognini, Bertolucci, Petri e Rossellini), poi come regista. Nel 2020 ricorreva il cinquantesimo anniversario dall’uscita in sala di uno dei suoi film più rappresentativi, Splendori e Miserie di Madame Royale, con Ugo Tognazzi nei panni di Alessio, corniciaio ed ex ballerino, in arte – per l’appunto – Madame Royale.   1969: negli Stati Uniti esce Staircase (Quei due) di Stanley Donen, con Rex Harrison e Richard Burton nei panni di una coppia omosessuale che finisce in tribunale per problemi di travestitismo. Il film è un flop, la critica lo boccia con l’accusa – tra...

Thierry Ménissier / Filosofia della corruzione

I media ci aggiornano giorno dopo giorno sugli episodi di corruzione che attirano l'attenzione della magistratura: un inarrestabile saccheggio della cosa pubblica, che suscita indignazione e rabbia. Puntualmente si invocano le “mani pulite”, salvo poi beccare i moralizzatori con le mani nella marmellata, come dimostra l'esemplare parabola della Lega di Umberto Bossi e Matteo Salvini.  Ogni volta ci scandalizziamo come se fosse la prima volta, ma la corruzione e il suo uso strumentale non sono certo una novità. Alessandro Barbero focalizza il suo Dante (Laterza, 2020) sulle ragioni e sulle conseguenze del processo politico che nel 1302 condannò il poeta all'esilio perpetuo per baratteria, “il termine con cui genericamente si indicavano corruzione, concussione e peculato” (p. 155). Commentando Tito Livio, Machiavelli spiegava Quanto facilmente gli uomini possono essere corrotti, anche se sono buoni e ben istruiti, perché sono sempre pronti a “usare la malignità dello animo loro qualunque volta ne abbiano libera occasione”. In Settimo ruba un po' meno (1964) Dario Fo aveva immaginato un giro di mazzette al cimitero: trent'anni dopo, quell’invenzione satirica è diventata realtà...

Ironia, invettiva, malinconia / Il canto dei popoli in cammino

La pandemia non ce l’ha fatta a spegnerla. Infinite certezze sono andate in pezzi ma la musica no. La musica è rimasta. Anzi, nel mondo non se n’è mai ascoltata tanta. Non il silenzio, ma i cori dai balconi, i violini e le chitarre hanno accolto il primo lockdown. E quando gli spazi collettivi si sono chiusi e il bilancio delle morti è diventato inguardabile, i concerti sono fioriti online e le playlist personali si sono moltiplicate.  Non poteva andare altrimenti, come indica l’ultimo libro di Roberto Carretta Fuga – Il canto dei popoli in cammino e altre storie (Acquario, 165 pp.). A guardarla in prospettiva s’intuisce infatti una spinta che si muove nel profondo. Una trama ampia e delicata. Una costante dell’anima che ci riporta nel flusso della storia. Stiamo navigando acque sconosciute, impegnati in una traversata che non fa sconti. E questo genere di viaggio da sempre si afferra alla musica e lì ritrova le radici e il respiro di un orizzonte. La musica, scrive Roberto Carretta, è “un modo di portare con sé quel che non sembra essere più. Un bagaglio invisibile che non lascia tracce ma non dimentica nulla, non abbandona al nulla”. È “l’immutabile valigia dell’esule, del...

Fotografie della Sardegna / Lettera a Lisetta Carmi

Cara Lisetta, ci siamo conosciuti nel 1964, quando sono venuto a Genova insieme a Luigi Nono e Marino Zuccheri per registrare dentro l’Italsider i suoni e le voci del cammino dell’acciaio dall’altoforno al tondino, voci, suoni e rumori che poi sarebbero entrati ne La fabbrica illuminata. Quell’anno, in un campo sulla riva del Tevere dove Quartucci aveva il suo anfiteatro di legno e tu documentavi Aspettando Godot mi hai fatto una foto i cui si vede un masso che mi sta cascando in capo. Il filo di ferro che lo regge a un pagliaio non si vede. Come Eschilo, – ho detto – che un’aquila gli ha mollato un pietrone vedendo luccicare al sole la sua zucca pelata, e l’ha fatto secco.      Non mi avevi parlato delle foto in Sardegna, dalla famiglia Piras, là a Orgosolo. Orgosolo che ci era diventato mitico non solo per i sequestri, ma perché era un luogo di lotte e fatica, e c’era il murale di Gramsci, e c’era stato quel film potente di Vittorio de Seta, Banditi a Orgosolo, nel 1961. Lo sai che de Seta pian piano è diventato cieco – e si era ritirato nel paese di sua madre, Sellia Marina, in Calabria, ogni due o tre mesi lo chiamavo e lui era un po’ scoraggiato – ma sempre con...

Ferdydurke ritradotto / Gombrowicz, la maturità non è tutto

Leggere Gombrowicz è una pratica di igiene mentale che andrebbe ripetuta periodicamente. Non sono state rilevate controindicazioni; solo benefici (a meno di considerare il sottoscritto, che lo fa da cinquant’anni, la smentita decisiva). Per cui dovremmo essere grati al Saggiatore che da qualche tempo sta riproponendo la sua opera, anche con inediti come il diario intimo Kronos di cui hanno già parlato su doppiozero chi qui scrive e Francesco M. Cataluccio, santo protettore di tutti i gombrowicziani d’Italia. Ora è la volta di Ferdydurke, uno dei libri più importanti della prima metà del ‘900, nella nuova splendida traduzione (o riscrittura, dato l’alto tasso di invenzione linguistica del libro) di Irene Salvatori e Michele Mari, corredato da un’introduzione dello stesso Mari e da una postfazione del citato Cataluccio.    Scritto attorno alla metà degli anni ‘30  – dopo che l’autore  (nato nel 1904) aveva dato alle stampe i racconti Ricordi del periodo della maturazione (1933), poi confluiti con aggiunte posteriori in Bacacay (1957), che gli avevano attirato più grane e equivoci che riconoscimenti, nonché accuse di immaturità e altre reprimende –, Ferdydurke...

24 marzo 1721 / Bach e i trecento anni dei Concerti Brandeburghesi

Il documento è ampolloso, ossequioso e curiale, formalmente ineccepibile, come si conviene a un atto ufficiale e per questo in francese, la lingua della diplomazia, delle corti anche in Germania e in generale della cultura europea nel Settecento: “Monseigneur, comme j’eus il y a une couple d’années le bonheur de me faire entendre à Votre Altesse Royalle, en vertu de ses ordres, & que je remarquai alors qu’Elle prennoit quelque plaisir aux petits talents que le Ciel m’a donnés pour la Musique…”. Si tratta di una dedica a “Son Altesse Royalle Monseigneur Cretien Louis Marggraf de Brandenbourg”, preambolo all’autografo contenente “Six Concerts avec plusieurs Instruments”, sentito omaggio firmato dal “tres-humble & tres obeissant Serviteur Jean Sebastien Bach, Maitre de Chapelle de S.A.S. le Prince reignant d’Anhalt-Coethen”. In calce la data: 24 marzo 1721.  Nascevano così, trecento anni fa, preceduti da sussiegose parole di circostanza, quelli che solo dalla seconda metà dell’Ottocento sarebbero stati chiamati “Concerti Brandeburghesi”. Musica che a tre secoli di distanza non cessa di sfidare i grandi interpreti e di affascinare gli ascoltatori, saldamente inserita nel...

Diario clinico 8 / Il senso di una fine

Mi hanno regalato un alveare, ho l’attestato di adozione, le api sono irraggiungibili, come ora un po’ tutto, ma posso sentire il loro ronzio a distanza, e potrò gustare il miele etico che mi arriverà in un vasetto. Un sapore dall’“effetto madeleine”. Forse è proprio questo che desiderava Beatrice, con il suo dono ha voluto simboleggiare la fine del percorso, un lunghissimo zigzagare tra le performance della ribalta, dove “le luci sono sempre accese”, e lo stress logorante, da ape operaia, dell’avanzare degli anni.    Uscire con una cassetta degli attrezzi: per sostenere la fatica di essere se stessi, tutti i giorni. Questo è l’augurio di fine analisi. Che non esista una guarigione una volta per tutte, l’anziano Freud ne era già convinto. Vent’anni dopo il duemila la malattia è l’universale senso di disagio e di inadeguatezza, la talking cure è sempre più un lusso di tempo e di denaro, un esercizio autobiografico, pratica esperienziale.    “Come finisce un’analisi? Non è un happy end con ballo di Majorettes che tra l’altro, quando si esibiscono, hanno la pelle d’oca, perché sa, quando le Majorettes avanzano, fa sempre freddo. La prima immagine che mi viene è...

Due romanzi / Viet Thanh Nguyen. Niente e così sia

Si riemerge dalla lettura delle oltre mille pagine di Il simpatizzante (Neri Pozza, 2016) e Il Militante (Neri Pozza, 2021) di Viet Thanh Nguyen come da un viaggio esotico che, nel farci scoprire mondi nuovi, acuisce le nostre capacità di introspezione. Il protagonista, a metà tra un personaggio di Dostoevskij che ha visto Apocalipse now e uno di Quentin Tarantino che ha studiato filosofia, ci conduce in una storia dolorosa, implacabile come la lentezza delle torture che lui deve sopportare, nei due momenti clou dei due romanzi. Divorato da una sete di verità talmente estrema da non risparmiarsi nessun sacrificio per placarla, nemmeno quello di se stesso, il protagonista vive il suo delitto e castigo senza redenzione rivelandoci squarci di consapevolezza e di conoscenza, come succede nella migliore letteratura, che istruisce e attiva il pensiero quando sembra soltanto intrattenere.    Alla ricerca del Vietnam perduto: c'è anche lo spazio per una "madeleine" nell'epopea di questo "bastardo", figlio di una vietnamita che lo ha partorito giovanissima e di un prete cattolico francese, che odia il padre che lo ha sempre rinnegato...

Il teatro della memoria / Sciascia, il caso Bruneri Canella

Un noto fatto di cronaca degli anni venti viene utilizzato da Leonardo Sciascia per riflettere sul rapporto verità-menzogna. Nasce il racconto Il teatro della memoria, scritto nel 1981 (Einaudi lo stesso anno 1981, poi Adelphi 2004) che prende le mosse da una vicenda che ebbe eclatanti conseguenze giudiziarie. Ad essa sembrò ispirarsi Pirandello nella commedia Come tu mi vuoi del 1930, anche se questi oppose che semmai era stata la realtà a copiarlo. In realtà infatti è precedente, del 1917, il testo Così è se vi pare incentrato sul dramma dell’identità negata, dell’essere una persona per uno e un’altra per gli altri personaggi durante la prima guerra mondiale. Questo è il tema sottostante, che ondeggia tra le suggestioni e gli inganni della memoria, tra le ambiguità e le ambivalenze.   Questo è il tema del caso dello smemorato di Collegno. Nel 1926 uno sconosciuto viene sorpreso nel cimitero israelitico di Torino a rubare un vaso funerario di bronzo. Mostrando segni di squilibrio è accompagnato in questura e di qui trasferito nel manicomio di Collegno. Il 6 febbraio 1927 la “Domenica del Corriere” pubblica nella rubrica “Chi lo conosce?” la foto di un...

Una conversazione con la First Lady del cinema israeliano / Gila Almagor: L'estate di Aviha

Gila Almagor nasce nel 1939 a Petah Tiqvah, villaggio rurale a nord di Tel Aviv. La madre Chayiah era fuggita dallo shtetl di Kashnow in Polonia, poco prima che tutta la famiglia fosse deportata ad Auschwitz. Il padre fu ucciso a Haifa da un cecchino arabo pochi mesi prima che lei nascesse.  Mentre la madre è ricoverata in istituti psichiatrici, Gila Almagor, salvo rari momenti, trascorre l’infanzia in collegio e l’adolescenza nel villaggio-scuola di Hadasim. A 15 anni si iscrive a un corso teatrale alla Habima, il teatro di Tel Aviv e da lì, sotto la guida di Ya’kov Agmon, inizia la sua folgorante carriera teatrale e cinematografica. Frequenterà anche i corsi di recitazione di Lee Strasberg e Uta Hagen a New York.   Ha recitato in una cinquantina di film, alcuni sono pietre miliari del cinema israeliano: con The House on Chelouche Street (1973), diretto da Moshe Mizrahi, ha ottenuto la nomination all’Oscar nel 1974. E poi tra i suoi film più noti all’estero ci sono: Munich di Spielberg (2007) e Il responsabile delle risorse umane, tratto dal romanzo di Yehoshua e diretto da Eran Riklis (2010). Ha partecipato alle serie TV israeliane: A wonderful Country,...

Follia / L’Hölderlin di Agamben: forma di vita

Giorgio Agamben ha concluso ormai da sette anni il suo progetto Homo sacer, dedicando la parte finale di esso – gli ultimi due volumi – al tema della forma di vita. Non poche delle opere pubblicate dopo la fine di quel progetto possono però essere lette in continuità con le idee con cui si chiudeva l’ultimo volume della serie, L’uso dei corpi (2014): qui, infatti, il filosofo romano ragionava sul concetto di forma-di-vita come alternativa alle dicotomie concettuali – zoe/bios; teologia politica/teologia economica; oikos/polis, ecc. – che avevano caratterizzato la macchina ontologico-politica occidentale lungo tutta la sua storia. Tale concetto era stato pensato come alternativa alla – e al contempo come punto di impasse della – “macchina antropologica” del pensiero occidentale che, per Agamben, fondamentalmente, consiste nella creazione, sempre nuova e sempre generata da dispositivi di potere, di coppie concettuali oppositive, che creano a loro volta, tramite i reciproci rapporti, delle zone grigie di esclusione e di inclusione.   La forma-di-vita, per Agamben, non funziona così: essa è una vita che si dà esaurendosi nel suo stesso vivere, senza scarti. Per questo una teoria...

Immagini simboliche / La metafora viva dell’alchimia

Ernst Cassirer lo aveva colto perfettamente: l’essere umano non è un animale razionale ma un animale simbolico; per noi, cioè, non è in alcun modo possibile accedere al reale senza l’intermediazione del simbolico che ne organizza l’esperienza. Ma che succede se proprio la più peculiare delle nostre caratteristiche si atrofizza, sino a farci temere di vivere in un mondo caratterizzato da un analfabetismo simbolico figlio di una sempre più diffusa e pericolosa tendenza alla letteralizzazione? Si tratta di una condizione più volte denunciata da James Hillman che invocava come antidoto il recupero della visione alchemica, nella quale Jung riconosceva una protopsicologia del profondo.      Ecco perché il libro Jung e la metafora viva dell’alchima, curato da Simona Massa Ope, Arrigo Rossi e Marta Tibaldi, e con contributi anche di Stefano Carta, Clementina Pavoni e Nicole Janigro, uscito di recente per Moretti & Vitali (pp. 265, euro 20) appare quanto mai utile e attuale. Questa antica pratica, trasversale a tutte le culture, invita infatti l’essere umano a confrontarsi simbolicamente con ogni realtà, allo scopo di “trasformare il metallo vile della propria...