Crossroads di Jonathan Franzen

Norman Rockwell fa capolino a pagina 305, in Crossroads di Jonathan Franzen (Einaudi 2021, traduzione di Silvia Pareschi): "Quando gli Hildebrand erano arrivati in città, la vecchia drogheria all'angolo sembrava uscita da un quadro di Rockwell" scrive Franzen, evocando le celebri immagini dell'illustratore americano (1894-1978); "... ma poi il proprietario l'aveva rimodernata con orrendi laminati, aveva coperto di linoleum il pavimento di legno e installato luci fluorescenti. Nello stesso spirito di miglioramento l'albero di Natale all'interno del negozio era artificiale, con gli aghi argentei, neppure finto-verdi. Dietro il banco, chino sul cruciverba del Sun-Times, con una matita in mano, c'era un uomo sulla trentina dalle grandi orecchie...". Crossroads è un compendio dello spirito americano, frastagliato e conformista, rappresentato dalle rassicuranti immagini di Rockwell, ma è come se la neve, le uscite con le slitte, i regali di Natale, le crostate appena tolte dal forno, le calze di lana che accompagnano con il loro calore domestico la storia di una famiglia negli anni '70, avessero subito lo sfregio di un Francis Bacon, che decomponeva i volti, faceva urlare un papa, isolava gli animali e gli uomini, desacralizzava le crocifissioni immergendoli nella desolazione tragica della condizione umana.

 

È uno sforzo immane, quello di Russ e Marion, per tenere in equilibrio il sincero credo religioso con i deragliamenti continui, di loro stessi e dei loro figli, in una perfezione di vita ricercata ma nevroticamente impossibilitata a realizzarsi, perché insidiata dai miseri sotterfugi, dalle bugie, dalle mediazioni meschine imposte dalla quotidianità di un microcosmo dove "giocare alla famiglia felice" si rivela da subito molto difficile. C'era già stato, nelle Correzioni (2001), la frustrante ricerca di un Natale perfetto di Enid e Alfred Lambert, alle prese con figli ingrati, che avevano cercato di educare secondo le regole e i valori dell'America del dopoguerra, attenti a correggerli da ogni deviazione dal "giusto". Russell Hildebrandt, pastore della First Reformed Church, e sua moglie, Marion, sono genitori di quattro figli, coinvolti (i tre più grandi) in Crossroads, l' organizzazione giovanile della chiesa, gestita dal carismatico Rick Ambrose, che cerca di condurre gli adolescenti di New Prospect, piccola città vicina a Chicago, a Dio: "Dio si trova nelle relazioni, non nella liturgia e nei rituali" sostiene Ambrose che spinge i ragazzi a manifestare pubblicamente e con sincerità le loro emozioni, le paure, i dubbi in sessioni, a volte problematiche, dedicate alla "formazione sulla sensibilità".

 

C'è sempre, nei romanzi di Franzen, chi rovina i bagliori arancioni del fuoco che arde nel caminetto mentre fuori nevica e mentre il profumo dei biscotti che cuociono nelle teglie invade la cucina del Thanksgiving; qui tocca a Perry, il terzo figlio quindicenne, guastare la festa del reverendo Haefle e dell'"enorme coniglio bianco, la signora Haefle" che aveva aperto la porta "con un grembiule rosso ricamato a foglie di agrifoglio". Presentatosi con Judson, il fratellino minore, senza i genitori, è attratto da un grande calderone colmo di un liquido che "sprigionava fumi alcolici e sul quale galleggiavano mandorle pelate e uvette gonfie". Sfuggendo al controllo degli adulti ne beve alcune tazze, ubriacandosi e dando vita a una scena esilarante: il colloquio tra un ragazzo alticcio, il pastore e un rabbino, tra gli invitati. Non è la sola scena in cui Franzen sembra prendere le distanze dalla religiosità che pervade tutto il libro, usando l'ironia e mettendo in bocca al ragazzino sbronzo frasi altisonanti di teologia spicciola. Preso per un braccio dalla moglie del reverendo Haefle Perry reagisce male: "La sto annoiando?" chiede al rabbino "Le mie domande erano infantili?". "Credo che ormai abbiamo toccato gli argomenti principali – disse il reverendo Walsh – Qualcun altro è pronto per i biscotti?".

 

Prima Russ aveva dovuto reagire alle manie di scoperta di una vedova che voleva trascinarlo a fumare marijuana. "Per me non è troppo presto. Sto cercando di ricominciare da capo a trentasette anni. Sono curiosa di provare cose nuove ... sa, magari potrei invitare Kitty e lei potrebbe invitare sua moglie. Potremmo fare un piccolo esperimento tutti insieme, noi quattro, per vedere cosa c'è di tanto straordinario. Se proibiamo ai nostri figli di fare una cosa, non dovremmo sapere cosa stiamo proibendo?". "Russ annuì. Sentiva la responsabilità pastorale di allontanarla dal sentiero dell'iniquità, ma non voleva sembrarle un conformista". Franzen si è dichiarato "un ateo non aggressivo", è perciò notevole il suo calarsi nella realtà di un microcosmo protestante, entrando nella mente del pastore Russ, di sua moglie Marion e dei ragazzi allevati nel rispetto di Dio. Per noi cattolici resta misterioso il rapporto di questa religione con il sesso: il senso di colpa, fortemente presente in tutto il romanzo e che attanaglia quasi tutti i personaggi, è poco associato al sesso che viene vissuto abbastanza liberamente, agli albori del movimento per la liberazione della donna che negli anni '70, quando si svolge la vicenda, cominciava a far sentire la sua voce.

 

 

Solo a un certo punto Russ sembra fortemente scosso nel rivelare alla moglie che ha commesso "adulterio". È il "prete sposato" che fa fatica a scalfire l'abitudine di un cattolico, avvezzo a immaginare quella figura esente dalle complicazioni sessuali, schiavo per scelta di una vita senza matrimonio e all'insegna della castità. La naturalezza con cui Franzen racconta i rapporti carnali in canonica e negli immediati dintorni costringe perciò il lettore cattolico a una immersione rivelatrice nella diversità della vita americana. Crossroads è anche un libro che spesso fa sorridere, certo la spiritualità che trasuda non è quella speculativa di un Dostoevskij, il pastore che a quasi cinquant'anni si infatua di una vedova della parrocchia è un personaggio a tratti ridicolo che, proprio per questo, riscatta con una vena di struggente sincerità il suo disagio verso la vita, aderendo a un’idea di religione più vicina piuttosto alla mitologia, alla ricerca di un modo qualsiasi per stare al mondo. La teologia è sempre qualcosa di molto concreto qui, che somiglia più al barcamenarsi per sopravvivere seguendo delle regole che alla filosofia.

 

C'è qualcosa in Russ dell'Arthur Dimmesdale della Lettera scarlatta (1850), il giovane pastore puritano che predica contro il peccato ma il primo a peccare è lui e anche la moglie di Russ, Marion, ha dei tratti che la accomunano a Hester, l'adultera di Hawthorne che si sacrifica scontando la pena per entrambi. Messa di fronte alla malattia mentale del suo terzogenito, Perry, rimasto gravemente ferito dopo aver dato fuoco a un capannone sotto gli effetti della cocaina, "Marion non doveva più lottare né preoccuparsi, adesso che il suo castigo a lungo differito aveva avuto inizio. Sicura del giudizio di Dio, poteva semplicemente accoglierLo nel proprio cuore". Marion è il personaggio più profondo di Crossroads, quello in cui Franzen ha infuso una forza straziante, la madre che indossa una tuta sformata per far finta di andare in palestra e invece si reca da una psicologa, per cercare di liberarsi di un passato di violenza e di esaurimenti nervosi, la moglie che cerca una rivalsa dal marito che la tradisce cominciando a fumare sigarette, che la faranno finalmente dimagrire ma che le restituiranno soprattutto una parvenza di libero arbitrio, in una vita in cui gli avvenimenti e gli altri avevano sempre deciso al suo posto. "Nell'arrivare alla fine, la sua vita era anche cominciata" e sarà lei a risalire faticosamente la china, fino a ritornare a dormire nel letto matrimoniale che aveva abbandonato.

 

La guerra del Vietnam e l'iconografia hippie sono il sottofondo della trama complessa ma sciolta in lunghi capitoli di avvincente facilità narrativa dove trovano posto la crisi dei bianchi liberali alle prese con un mondo che cambia troppo rapidamente, lo sfruttamento dell'industria mineraria del carbone nelle terre dei Navajo in Arizona, mirabilmente esemplificata in un dialogo tra Russ e il Navajo Clyde ("In questo momento i miei amici sono laggiù, a mangiare polvere di carbone ... Abbiamo provato a fermare la miniera, abbiamo detto che non volevamo una centrale elettrica sulla nostra terra sacra e loro hanno reagito proprio come te. Hanno detto 'Ci dispiace molto'. E non hanno fatto un cazzo").

Clem, il figlio maggiore già al college, è in conflitto con il padre del quale non approva nulla, disgustato dalla relazione che intrattiene con la signora Cottrell, sua parrocchiana, e dalla viltà con cui ha capitolato di fronte a un gruppo di adolescenti arroganti avversi alla preghiera che lo hanno messo sotto accusa. Non vede più nel padre né potere fisico né forza morale e sconvolgerà la famiglia e le sue tradizioni pacifiste inviando la domanda per arruolarsi e partire per combattere in Vietnam. Verrà rifiutato e finirà in Perù alla ricerca di una vita più autentica.

 

Becky (come la protagonista di Tom Sawyer), la "figlia prediletta di Russ", decide di entrare a far parte della comunità di Crossroads subito dopo che il padre ne era stato esautorato dal potere plagiante del più giovane Ambrose, e anche se il suo avvicinamento aveva più a che fare con il desiderio di conoscere Tanner, il chitarrista che poi sposerà, "una specie di Gesù con una giacca di camoscio a frange", Russ vede in questo gesto un tradimento. Anche lei, come gli altri figli (escluso il piccolo Judson) si allontanerà dalla famiglia, una separazione aggravata dalla consistente eredità che riceve, solo lei, da una zia attrice a New York. 

 

Crossroads, a detta di Franzen che lo ha rivelato in alcune interviste, ha un'origine autobiografica e ha attinto ai caratteri di una fidanzata cattolica che Franzen ha avuto, a un certo punto della sua vita, per delineare la figura di Marion, e di una comunità giovanile di cui aveva fatto parte mentre cresceva a Western Springs, in Illinois. La bellezza di questo libro è nel modo in cui l'autore penetra nelle menti dei protagonisti, consegnandoli vivi e precisi alla nostra immaginazione, e all'abilità con cui la quotidianità di una piccola famiglia dell'Illinois si intreccia ai temi universali della religione, dell'etica, dei conflitti che sempre accompagnano la crescita personale degli individui. L'azione si svolge in un tempo ristretto che la bravura di Franzen dilata, da Thanksgiving alla vigilia di Natale ("Avvento") e poi la "Pasqua" della resurrezione di Marion, con in mezzo un febbraio in cui tutto precipita. C'è anche un intermezzo italiano, quando Becky e Tanner fanno un viaggio in Europa e si fermano a Roma, che non sembra piacere a Franzen, nelle descrizioni che ne dà di una città caldissima e arruffata, dalla quale Becky non vede l'ora di partire, per raggiungere la perfetta Toscana. Crossroads è il ritratto di un'America che, negli anni '70, è sul punto di voltare le spalle al conformismo di qualunque predica, esemplificato nell'umiliazione dolente di Russ, per dare voce ad altre istanze, che si esprimono nella rabbia feroce di Marion, verso se stessa e il mondo.

 

In Crossroads, Franzen è spietato nel descrivere gli Hildebrandt, ma anche profondamente empatico con i suoi personaggi, che fa risplendere in numerosi passaggi di grazia e di umana pietà. È un romanzo che dice molto dell'America, sciogliendo il racconto nelle emblematiche dinamiche del potere che dalla famiglia si esercitano poi nella società, affrontando temi morali alti, sulla bontà, sulla remota possibilità di praticarla veramente e sulle promesse di redenzione che sempre attendono chi vive in modo limpido e onesto. È questo il lieto fine, venato di amara consapevolezza, mentre Russ e Marion ricongiunti si apprestano a celebrare Natali imperfetti, con i figli ormai consegnati a una vita che non è più la loro.     

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