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(29 risultati)

Kübra Gümüsay, Lingua e essere / Parlare sempre e non comunicare mai

Ultimamente di parole si è parlato parecchio: si è detto che sono importanti e si è detto che valgono una risata. Si è detto che sono libere e si è detto che si prendono troppe libertà. Si è soprattutto discusso su chi può dirle, e chi deve sentirsele dire.   È stato un caso fortuito, perché solitamente non pensiamo mai alle parole, le usiamo e basta, e questa contraddizione intrinseca – non pensare alle parole, che di fatto compongono il nostro pensiero – è in realtà coerente con il modo in cui le trattiamo. Scriviamo continuamente, ossessivamente, più che in qualsiasi altra epoca: messaggi, mail, tweets, captions, commenti. Parliamo in modo compulsivo, vorace, spesso del tutto egocentrico, e ci ingozziamo delle parole altrui, bulimicamente, decontestualizzandone il senso, interagendo attraverso uno schermo, disabituati a empatizzare gli uni con gli altri. Le parole sono oggetto del nostro consumo quotidiano. Le appiattiamo, le mangiamo, le buttiamo via. Le indossiamo sulle t–shirt nella speranza che ci definiscano agli occhi degli altri. Le mettiamo in fila su una caption per accompagnare una foto il cui scatto abbiamo orchestrato attentamente. Le affidiamo a un vocale...

Interazioni / Residenze teatrali digitali

Il momento di sospensione che la scena culturale italiana sta attraversando preclude la distribuzione e la produzione di spettacoli dal vivo, ma consente un momento di raccoglimento per studiare e progettare. Entro tale tempo sospeso, che è sia un periodo di recupero da uno choc che un seme per sviluppi futuri, una reazione propositiva è nata dal Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), in collaborazione con molte realtà partner delle regioni Marche e Toscana. Si tratta del bando per la selezione di progetti di «residenze digitali», ossia di creazioni artistiche di taglio drammaturgico/performativo pensate appositamente per l’ambiente digitale. A seguito di oltre 400 domande, sono state selezionate più proposte di quelle effettivamente finanziabili sulla carta: sei invece di quattro, grazie al successivo intervento di enti finanziatori esterni al progetto. Va subito precisato che l’intento delle «residenze digitali» è la creazione di uno spazio che permetta agli artisti di sperimentare nuove forme. Ci si trova insomma di fronte a un’opportunità per condurre una ricerca di pratiche ignote o poco esplorate, che fornisce ai soggetti selezionati una base per...

Sarah Gainsforth, Airbnb città merce. Storie di resistenza alla gentrificazione digitale

Il libro di Sarah Gainsforth Airbnb città merce ha a prima vista un’aria molto interessante, su un tema di attualità, quello dell’effetto negativo degli airbnb sulle città. Nasce da un approccio che affronta la sharing economy come una mitologia insieme ad altre, le start up, il turismo “dal basso”, il mondo dei dot.com e un’altra serie di miti definiti con sicurezza dalla Gainsworth come tipicamente americani, anzi californiani. Le analisi che ne conseguono sono coerenti, i b&b insieme al turismo sono la causa prima della gentrification delle città e quindi dell’espulsione da essa dei veri abitanti. L’economia mossa dai b&b eleva i prezzi delle case, falsa il mercato immobiliare e trasforma le città in “risorse” economiche.   I verbi che la Gainsworth usa per descrivere tutto questo sono sempre in una forma indiretta alla terza persona “si è operato”, “se ne sono fatti”, come se esistesse sempre un soggetto nascosto che coerentemente muove l’economia e le città verso un unico progetto. Ovviamente l’analisi è coerente con un certo tipo di mitologia che rientra nella logica della casa editrice. Una ripresa della lettura marxista della realtà, un po’ spacciata come...

Vanni Codeluppi e la vetrinizzazione sociale / Il divismo: mettersi in mostra

Lo scorso 5 Ottobre, il New York Times ha messo nero su bianco quello che tutti sapevano, dando la stura a uno scandalo di dimensioni globali, destinato – speriamo – a non esaurirsi troppo presto: Harvey Weinstein, famoso produttore e degno rappresentante nell'empireo hollywoodiano di tanti potenti in giro per il mondo, ha per anni abusato del suo ruolo per molestare sessualmente attrici e collaboratrici. C'è, in un'altra galassia, Favij. Il suo canale Youtube conta più di quattro milioni di follower e si offre come orizzonte ambito da ogni ragazzino. All'apertura delle scuole, non sono stati pochi gli studenti che hanno preferito lo zainetto personalizzato con il suo nome a quello dei soliti cartoni animati giapponesi. Quest'anno, così è andata: meno tartarughe ninja e più Youtubers.    È l'incrociarsi casuale di queste due evenienze nella mia agenda di ordinario lettore dei fatti di cronaca e di papà interessato a risparmiare il più possibile sul costoso apparato di ammennicoli a corredo della frequentazione scolastica dei propri piccoli, a mettermi voglia di prendere in mano il nuovo lavoro di Vanni Codeluppi dedicato al divismo (Il divismo, Carocci, 2017), alla...

Dioniso e la nuvola / Il discorso critico 2.0

C’è ancora spazio per la mediazione culturale?   La critica deve oggi svolgere la sua mediazione in un panorama che vede agire vecchi e nuovi media, in un regime a volte di concorrenza, a volte di collaborazione. Il meccanismo di cui siamo protagonisti e insieme vittime tende ad abbattere mediazioni e gerarchie. Rende difficile la sostenibilità economica di imprese giornalistiche e culturali indipendenti, sia le tradizionali testate con una vita ormai centenaria, che rischiano di essere spazzate via, sia i blog e le start up, che solo in rari casi sono riusciti a garantirsi la redditività sufficiente alla sopravvivenza.   Sono cambiati anche i destinatari: soggetti “liquidi”, che costruiscono la propria identità anche sulla base dei consumi culturali, in uno scenario caratterizzato da un’offerta sempre più massiccia e variegata sia di prodotti sia di informazioni. Lo sviluppo tecnologico, la competizione globale, il mercato del lavoro rendono necessaria una formazione permanente.   Non è solo un problema di selezione critica. I prodotti culturali rappresentano un’eccezione, come già aveva notato l’economista Alfred Marshall (1842-1924) alla fine dell’Ottocento: “...

Aprire alla co-progettazione, cambiare gli algoritmi / Possono esistere delle (nuove) tecnologie conviviali?

Stavo ascoltando la radio. Era un mese fa, il 7 giugno. Su Radio3 sento la voce di Derrick De Kerckove che parla di datacrazia, della supremazia dei dati. Mi fermo all’ascolto, poi interviene Belpoliti. Capisco che è un dibattito sulla memoria e sugli strumenti per preservarla, ma che verso la fine ha preso altre strade. La discussione è molto interessante, e come al solito, lascia più domande che risposte. La potete riascoltare per intero qui. La discussione parte da un articolo di De Kerckhove pubblicato da La Stampa, in cui afferma che   “Come ha scritto Umberto Eco, la verità è che stiamo perdendo la memoria, «quella personale, inghiottita dall’iPad, e quella collettiva, forse per la pigrizia di non voler comprendere il passato per capire il presente». (…) Ma adesso, tornando digitale on line, la memoria culturale emigra completamente fuori del mio corpo e se ne va nel cloud. Si chiama «amnesia digitale» da uso eccessivo di Google e smartphone. (…) Nella partecipazione immediata e permanente che intratteniamo con il mondo digitale, nell’accelerazione continua e nel total surround dell’informazione, sparisce l’intervallo necessario per riflettere e...

Storie che svaniscono / La guerra di Instagram, Snapchat e Facebook

Quasi due anni fa, qui è stato pubblicato un mio articolo su Snapchat, un social network all’epoca non molto conosciuto in Italia che ho scelto di analizzare per la peculiarità delle sue storie, brevi testi sincretici composti da video e immagini, dalla durata e dalla permanenza limitata, copiate neanche troppo velatamente da Instagram e Facebook, grazie a cui sono diventate di dominio pubblico. Negli ultimi tempi, infatti, le storie sono diventate il canale comunicativo preferito dei personaggi pubblici, tanto che la stampa spesso e volentieri le usa come fatti oggetto di notizia.   Dopo un boom iniziale, le storie di Snapchat hanno registrato un declino di visualizzazioni attestato attorno al 40% causato dall’avvento di quelle di Instagram che, dal canto suo, in 25 settimane dal lancio, da agosto 2016 fino metà gennaio 2017, ha raggiunto i 150 milioni di utenti giornalieri dopo un periodo di magra, probabilmente dovuto al social di Spiegel e Murphy. I primi a venire meno agli aggiornamenti di Snapchat sono stati gli influencer, che hanno immediatamente appurato il calo di visualizzazioni spostandosi sul più fruttuoso Instagram. Il maggior volume di condivisioni di...

Filmmaker Fred Kuwornu on Blaxploitalian and representation in cinema.

Italian Version   Fred Kuwornu is an Italian-Ghanaian filmmaker and activist best known for his documentaries Inside Buffalo (2010), about the Black American soldiers who participated in the liberation of Italy during World War II, and 18 Ius Soli (2012), about the children of immigrants in Italy and their struggles for legal and social recognition. This summer, he has begun screening his latest film project, Blaxploitalian: One Hundred Years of Blackness in Italian Cinema (supported by a grant from the Lettera27 foundation). A sweeping documentary inspired by Leonardo De Franceschi’s seminal collection L’Africa in Italia as well as Fred’s own experiences in the Italian film industry, Blaxploitalian recounts the century-long yet underappreciated history of people of African descent in Italian cinema. Like Fred’s previous projects, this documentary has an explicit social mission. He is using Blaxploitalian to connect with an international network of activists who are building on the momentum of #OscarsSoWhite and similar conversations in England and France, with the ultimate goal of developing a platform to support advocacy for greater diversity in media.    I have...

Facebook: junk emotion

Le emozioni, a parte quelle elementari, non sono innate. Si imparano. Si assimilano. Si imitano. Si inventano. Le emozioni hanno mille sfumature. Rendono la vita più ricca o più dolorosa. Sebbene siano personali e private, poche cose premono con maggiore forza per essere espresse e gridate. A volte ci guidano bene e a volte ci consigliano male. Sono intime, ma le usiamo per comunicare. In questo ruolo ambiguo, tra interiorità e mondo esterno, arriva la nuova possibilità di interazione di Facebook – sei emozioni per esprimere il proprio stato mentale e giudizio. Invece del solito like azzurro, ci sarà una barra sulla quale compariranno sette emoticon, sette simboli animati che rappresentano altrettante emozioni convenientemente espresse da mono-bisillabi. Oltre al già noto like, arriverà l’amore love, la risata haha, la gioia yai, la sopresa wow, la tristezza sad e la rabbia angry. In questo modo, secondo Chris Tosswell, responsabile dei prodotti di Facebook, gli utenti avranno “più modi per celebrare, commiserare o ridere insieme”. Le nuove icone emotive daranno “più possibilità di...

Influencer: esseri di moda

“Influenza” deriva dal latino medievale influere, scorrere dentro, insinuarsi. Nel suo uso figurato descrive l'infondimento di sentimenti e opinioni nell'animo, spesso in accezione negativa, come del resto accade per il suo corrispettivo medico che indica una malattia virale. Influenza ha in sé il germe della viscosità, dello scorrere di una sostanza fluida che si infonde e attecchisce in ciò con cui entra in contatto. Influenza, come virale, appartiene ormai al dizionario del marketing, in relazione a un'azione esercitata sul pubblico, spinto a compiere una determinata scelta di campo. I responsabili del contagio sono gli influencer, meglio ancora se digital influencer, coloro che, in virtù di una nutrita schiera di follower, vengono scelti dalle aziende in veste profetica, per promulgare il verbo ed evangelizzare i consumatori. Fino a qualche tempo fa un contenuto doveva essere, appunto, virale, adesso, si parla di influenza. Probabilmente i cervelloni del marketing amano ispirarsi alla retorica medica.   Zoella Zeebo, prima al mondo nella classifica Top Fashion Influencers   I digital influencer basano il loro...

Il meme che non fa ridere

Venerdì 4 settembre 2015. Scrivendo su Google le lettere “ay”, la prima parola suggerita dall’autocomplete è “Aylan”. Tutti sappiamo della foto del “bambino che dorme”, tutti abbiamo visto l’immagine che ha “commosso il mondo” e “scosso le coscienze”, pubblicata da tutti i quotidiani, mostrata da tutti i media, rimpallata tra le polemiche su tutte le bacheche di tutti i social. Tutti conosciamo il nome del bambino (“scognomato” come si conviene a praticamente tutti i “piccoli” costruiti dal discorso giornalistico), tutti ne conosciamo la storia. Aylan (in realtà, Alan) è entrato nell’enciclopedia globale: la sua voce su Wikipedia è stata creata la notte tra il 2 e il 3 settembre. Cioè, subito. Schema dell’immagine del “bambino che dorme” È da ingenui – o romantici del cinismo – pensare che la foto non avrebbe dovuto essere pubblicata. È un’immagine troppo fotograficamente e giornalisticamente perfetta. Un frammento della disperazione del mondo impaginato in una composizione di sorprendente essenzialità, rigore formale, compostezza. E per questo ancora più potente, perché capace di fare scattare immediatamente un meccanismo empatico, identificativo fortissimo: “...

Renzi, il divo

  Un’anticipazione dal volume di Vanni Codeluppi Mi metto in vetrina. Selfie, Facebook, Apple, Hello Kitty, Renzi e altre “vetrinizzazioni”, in uscita presso l’editore Mimesis.     Francesco Alberoni ha operato diversi decenni fa nel volume L’élite senza potere una precisa distinzione tra l’«élite senza potere» e l’«élite dotata di potere», cioè tra i divi e i politici. A suo avviso, la società consente ai primi di trasgredire la morale corrente, purché ciò avvenga all’interno dello spazio privato. Non permette però questi comportamenti ai politici a causa del fatto che ad essi è affidata la responsabilità della gestione effettiva del potere. Pertanto, se i politici sono in grado di avere un potere, i divi non possono, perché ciò potrebbe rappresentare un pericolo per il sistema democratico. Nei circa cinquant’anni trascorsi da quando Alberoni sviluppava queste riflessioni, sia i divi che i politici hanno visto però profondamente mutare la loro condizione. La televisione prima e il Web poi li...

Il disincanto dei nuovi media

Gli Everything But the Girl sono un gruppo pop britannico molto famoso negli anni ’90. In quegli anni ero un fan di Tracey Thorn, la cantante del gruppo, una persona meravigliosa. Tracey Thorn dopo gli Everything But the Girl ha fatto parecchie cose, l’ho persa di vista per un bel po’ ma poi l’ho riscoperta su Twitter e non ho mai smesso di seguirla. Non scrive più canzoni ma parla alla radio ed è diventata adulta. Ma un’adulta sempre intelligente e piena d’umanità (sono un fan, non vale).   Qualche giorno fa ha pubblicato un articolo (tradotto qui da Internazionale) in cui faceva i conti con il suo uso di Twitter e sosteneva che era cambiato molto nel tempo. Tracey affermava di aver perso molto dell’entusiasmo originario nello stare dentro Twitter a parlare con degli sconosciuti o a commentare insieme le puntate dell’XFactor britannico: “Non sono più così disinvoltamente critica come un tempo, e non partecipo più a discussioni inutili”. La sua comunicazione si è irrigidita, moderata, si è fatta più attenta alle potenziali reazioni degli altri utenti. L...

Il sito dei morti

I morti sono ormai su internet. Non si parla qui delle biografie di Wikipedia sui personaggi scomparsi, più o meno famosi, ma delle gente comune. In aggiunta alle lapidi di marmo dei cimiteri, c’è da qualche tempo in rete uno sviluppatissimo cimitero virtuale dove è possibile visionare sullo schermo del computer la pagina del defunto. L’idea primigenia è stata della società americana Lindmark International, che a giudicare dalle presenze dei cari estinti è un’azienda in grande espansione. Forse perché ha preso alla lettera una vecchia frase dello scrittore rumeno  Emile Cioran che diceva: “Davanti a quest’ammassarsi di tombe, si direbbe che la gente non abbia altra occupazione che quella di morire”. In effetti, questo è un commercio che non conosce crisi. Il sito web inmiamemoria.com è un’attività commerciale dove si può rintracciare la localizzazione di tombe di amici, conoscenti, parenti su una mappa on-line. A loro si possono lasciare anche omaggi floreali in cui i fiori sono virtuali, ma i soldi sono concreti: un mazzo di crisantemi finti per 90 giorni...

Il dispositivo cellulare

In principio era la Legge di Moore.   In realtà non si tratta di una legge della fisica, quanto di una fortunata congettura che vale ancora oggi, 50 anni dopo. Gordon Moore la enunciò in un articolo molto tecnico[1] dove ipotizzava un raddoppio del numero di componenti fabbricati su un singolo chip ogni 18-24 mesi. Nella sua formulazione più generica e vaga attualmente in voga, assume che una qualche grandezza tecnica misurabile: la potenza di calcolo, la complessità del processore, la quantità di memoria che si può immagazzinare in un chip, raddoppi ogni due anni.   Per alcuni si tratta di una profezia che si auto-adempie: una volta definita come obiettivo tecnologico, sono stati messi in campo tutti quei parafernalia tecnologici che hanno reso possibile la sua continua riconferma. Altri, quelli che ritengono che la mancanza di un contrappeso di costi crescenti sia quasi una faccenda contro natura, continuano ad aspettare il giorno in cui questa crescita esponenziale dovrà, inevitabilmente, fermarsi. In effetti il nostro cervello primordiale fa fatica a comprendere concetti come “crescita esponenziale”. Ad...

La fotografia ai tempi della rete

Ho incontrato Linda Ferrari a Brescia in occasione del suo workshop La fotografia ai tempi della rete, presso l'associazione culturale NESSUNO[press]. Alla fine di questa esperienza abbiamo deciso di approfondire alcuni aspetti del suo lavoro e dei rapporti tra fotografia e social network.  Linda Ferrari, Kalofer. Monument of Hristo Botev. Botev was a bulgarian poet and national revolutionary and is widely considered by Bulgarians to be a symbolic historical figure and national hero Linda, incarni una figura complessa e variegata, indice di un cambiamento antropologico: sei stata fotografa, blogger, formatrice. Raccontaci la tua esperienza e come ti sei avvicinata alla fotografia.Sono nata a Mantova e mi sono laureata in Psicologia del Lavoro presso l’Università di Padova. Dopo la laurea ho lavorato per un paio d’anni nella Formazione Continua (FSE e ECM), lasciata nel 2005 quando ho incontrato la fotografia: ho iniziato come producer per un fotografo di pubblicità, poi come photo-editor e fotografa di cronaca per un’agenzia fotogiornalistica nazionale, assistente di un fotoreporter, ricercatrice iconografica per un mensile e, infine, come fotografa di reportage per...

Eco e gli imbecilli

L’occasione era solenne: la quarantesima laurea honoris causa, giusto in Comunicazione e cultura dei media, parte della grande famiglia di Scienze della Comunicazione, il corso di studi che lui stesso, a suo tempo, aveva contribuito a istituire. Lo scenario, se si vuole, è ancora più emblematico: l’Università di Torino che, ben 61 anni orsono, lo aveva fatto dottore, segnando l’esordio della sua fortunata carriera. Mille volte, del resto, il nostro era intervenuto sull’argomento (si veda di recente questa recente intervista a cura di Daniela Panosetti, Apocalittico sarà lei) ora paragonando gli utenti di Internet all’antieroe borgesiano Funes el memorioso, ora facendosi alfiere dello studio a memoria contro l’eterno presente a cui Internet sembrerebbe condannare i suoi utenti a maggior ragione se giovani studenti nativi digitali.   «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’...

Social media e nuovi confini nel sud-est turco

Tutti noi abbiamo utilizzato qualche social media almeno una volta nella nostra vita, e molti di noi trascorrono molte ore ogni giorno su piattaforme social. Siamo anche abituati ai dibattiti accademici e giornalistici sull’utilizzo dei social media in Italia, in Europa o negli Stati Uniti; ma sappiamo molto poco sugli utilizzi di piattaforme come Facebook e WhatsApp in altri paesi del mondo. Un anno fa Facebook aveva quasi un miliardo e mezzo di utenti attivi, ma solo una parte di questi vive nel cosidetto “Occidente”. Cosa sappiamo di tutti gli altri? Spesso diamo per scontato che una stessa tecnologia abbia effetti simili ovunque, in culture e società diverse. In linguaggio accademico, l’idea secondo cui una tecnologia possa esistere ed avere degli effetti indipendetemente dalle persone che la utilizzano viene chiamata determinismo tecnologico. Tuttavia, l’antropologia e altre scienze sociali hanno dimostrato che le tecnologie, così come gli oggetti materiali che ci circondano, esistono solamente nell’interazione con le persone che le utilizzano. Una stessa piattaforma digitale può quindi essere utilizzata in molti modi...

Io sono tropicale, metafisico, sovietico

Quinto appuntamento con le Bolle di Sapone di Michele Dantini, rubrica-inchiesta dedicata all’arte italiana contemporanea. In scena Marcello Maloberti. La riflessione sull’identità italiana e sui rapporti tra memoria e infrazione si riformula in una prospettiva inattesa: quella del rapporto tra immagini e parole. I bizzarri personaggi che Maloberti evoca in una raccolta di brevi testi, annotazioni e aforismi dal titolo Marcello: Scritti 1990-2014 gettano luce sui metamorfici smembramenti del Mito e insieme sulla ricerca, da parte dell’artista, di sentimenti o reminiscenze condivise. Marcello: Scritti 1990-2014 è anche il titolo della personale di Maloberti che si apre alla Galleria Raffaella Cortese, 24 settembre 2014; e a cui questa conversazione introduce.       Più vado a sud più vado a nord   Marcello Maloberti, Marcello. Scritti 1990-2014     Eccoci qua, a distanza di alcuni anni dai nostri primi incontri, prime discussioni, prime stesure. Ho trovato inventivo e spassoso Marcello. Scritti 1990-2014. E mi è parsa rilevante la scelta di presentarti in pubblico attraverso parole, non...

Tagliare teste

Abbiamo visto nel video diffuso online del taglio della testa del fotoreporter americano James Foley la ferocia dell’Isis, Islamic State of Iraq and al-Sham (Stato Islamico dell'Iraq e del Levante). Nell’arco di un mese sono seguite le decapitazioni del reporter americano Steven Sotloff e del cooperante scozzese David Haines. E non è passato giorno che non ci siamo chiesti le ragioni profonde di questa barbarie, riempiendo colonne di quotidiani e servizi televisivi di immagini che non volevamo vedere, gridando il nostro sdegno all’interno di status su Facebook e Twitter, partecipando a costruire quell’attenzione e quella notorietà che l’azione di PsyOps dell’ISIS sta conducendo.   Lo scenario in cui collocare il senso di queste decapitazioni è, infatti, quello di una guerra psicologica che, per la prima volta, utilizza in modo così evidente e consapevole i social media e le possibilità di ricaduta sui media tradizionali. Il messaggio dell’ISIS ha la funzione di marcare una distinzione forte del tipo noi/loro, e su quella distinzione costruire proselitismo, da una parte, ed estrema visibilità dettata dall’eccesso di notiziabilità, dall’altra. Si tratta, certo, del...

Il crowdfunding: alla ricerca di una definizione

Sul crowdfunding esiste ancora, nel nostro paese, molta confusione; c'è chi lo riduce a elemosina e chi non ci vede niente di più di una colletta tra amici, nonostante non manchino note esperienze di successo, com'è il caso di Io sto con la sposa. Appena pubblicato per Egea, Crowdfunding. La via collaborativa all'imprenditorialità, è un testo che intende offrire uno sguardo panoramico su questo tipo di esperienza, raccontando le storie di chi si è mosso per primo in Italia e all'estero e fornendo una serie di analisi e considerazioni utili. Ne pubblichiamo qui un brano tratto dal primo capitolo.   «Crowdfunding» è un termine entrato nel nostro lessico da pochi anni: difficile da pronunciare, impossibile da tradurre, si sta facendo strada nel vocabolario dei nuovi modi di lavorare e di fare impresa che vanno sotto il cappello di «sharing economy». Nel marzo 2013 l’Economist ha dedicato la copertina a questo fenomeno. Le forme tradizionali attraverso cui le persone entrano in possesso delle risorse che servono alla loro sussistenza sono tre: lo scambio di mercato, la...

Algoritmi del capitale

Sta per uscire Algoritmi del capitale. Accelerazionismo, macchine della conoscenza e autonomia del comune (Ombre corte, 2014), a cura di Matteo Pasquinelli. Il libro raccoglie i contributi di Franco Berardi "Bifo", Mercedes Bunz, Nick Dyer-Witheford, Stefano Harney, Christian Marazzi, Antonio Negri, Matteo Pasquinelli, Nick Srnicek, Tiziana Terranova, Carlo Vercellone, Alex Williams. Essendo un tema molto dibattuto e di grande valore per tutti coloro che seguono la rubrica di cheFare, abbiamo chiesto all'editore, che ringraziamo, il permesso di pubblicare un estratto dell'introduzione, a firma del curatore.       La limousine aveva il pavimento in marmo di Carrara, estratto dalle cave in cui Michelangelo, mezzo millennio prima, aveva sfiorato con la punta del dito la bianca pietra stellata. Guardò Chin, abbandonato sul sedile, perso in divagazioni. “Quanti anni hai?” “Ventidue. Cosa? Ventidue...” “Metti in bocca una gomma e prova a non masticarla. Per uno della tua età, con le tue doti, c’è una sola cosa al mondo degna di interesse professionale e intellettuale. “Che...

Daft Punk, un anno dopo

Le star dello spettacolo rappresentano uno degli aspetti più interessanti e più studiati nella storia e nella sociologia della cultura. Si pensi ai Beatles e alla Beatlemania, o alla figura di Madonna, e ai fenomeni sociali e culturali a questi legati. Oggi, in un mondo sempre più digitale, la dimensione della celebrità vive un nuovo cambiamento, in seguito alle dinamiche – affettive, sociali, culturali – innescate dalla diffusione dei social media.   La dimensione digitale della società contemporanea ha ridotto la distanza tra il grande pubblico e le star della musica, del cinema e dell’industria dello spettacolo, ridefinendo i confini della celebrità stessa. Su Facebook, Twitter o Instagram, i fan possono sempre più spesso interagire direttamente con i propri beniamini, e frequentemente la strategia comunicativa di un artista è esplicitamente intrecciata con questa possibilità di interazione diretta. È il caso di teen idols come Justin Bieber, One Direction o Azaelia Banks, che fondano sulla propria presenza online gran parte della loro strategia comunicativa e di marketing. Attraverso...

New media, old publicness

Tra i fenomeni più recenti nei social media, quali i selfie, o i boom di alcune reti sociali e application, come instagram, twitter, o pinterest, è abbastanza sorprendente non trovare mai nominata un’app come flipboard. Questo articolo intende mettere in evidenza perché questo insuccesso meriti un’analisi approfondita.   Flipboard è strutturata intorno all’idea di “tiles”, o “piastrelle”, una ognuna delle quali funziona come un’icona che presenta l’accesso ad altre apps scelte dall’utente, come twitter, facebook, ma anche a temi generali, quali politica, moda, attualità, riviste e giornali particolari: Hufftignton Post, Elle, Vogue, The Guardian, Domus, etc. Da lì il suo nome, flip, che significa rovesciare, capovolgere. Toccando ogni piastrella si vedono prima alcune immagini dei post più recenti, poi si accede ai contenuti. Ogni utente decide quali temi, app, e riviste seguire.   Tutti questi compariranno come "tiles" che ogni lettore sceglie di capovolgere per leggere vedendo in anteprima gli ultimi titoli. Anche se la scelta di organizzare l...