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Giappone

(48 risultati)

Huang Rui, dalla Cina andata e ritorno

Huang Rui nasce a Pechino nel 1952. A seguito della Rivoluzione Culturale, viene inviato nella Mongolia Interna dove lavora come bracciante agricolo. Alla fine degli anni ‘70 ritorna a Pechino. Il governo cinese ha appena lanciato una nuova campagna, quella delle “Quattro Modernizzazioni”, enunciata da uno degli uomini più influenti del partito, Zhou Enlai. La sua formazione è da autodidatta. Solo dopo il 1976 inizia una sua attività pubblica come intellettuale e artista; nel 1978 co-pubblica assieme ai poeti Bei Dao e Mang Ke la rivista Jintian (“Oggi”), la più importante del periodo post-rivoluzionario. Sempre in questi anni l’artista fonda, insieme a Ma Desheng, Yan Li, Wang Keping, Yang Yiping, Ai Weiwei e altri ancora, il gruppo Xing Xing (“Le Stelle”). Si tratta della prima significativa esperienza di arte contemporanea in Cina. Con una serie di iniziative che hanno tutto il sapore di happening ante litteram, il gruppo crede nella possibilità di un’arte d’avanguardia indipendente dalle istituzioni, libera espressione dell’individuo. Nella prassi artistica, tale esigenza si...

Vita in Giappone | Omaggio a un maestro

Nell’elegante e dinamico quartiere sud-occidentale di Daikanyama, a cinque minuti a piedi dall’omonima stazione della linea Tokyu Tōyoko del treno suburbano, è sorta da poco una libreria da sogno: un luogo dove si può piacevolmente, e utilmente, trascorrere molte ore. La Libreria T-Site (Tsutaya Books) è costituita da tre blocchi moderni (in vetro, legno e cemento), ciascuno di due piani, collegati tra loro da due suggestivi pontili sospesi su un prato punteggiato da alti aceri e ginko.     Nel blocco centrale, al secondo piano, c’è la grande caffetteria-ristorante (“Anjin”), con comode poltrone accanto ai tavoli, dove si possono sfogliare riviste e giornali. Ma tutti i locali dei tre edifici sono costellati di sedie, panche e divani dove ci si può sedere e consultare i libri in vendita. Ai piano terra dei tre blocchi c’è la libreria vera e propria divisa così: (nell’edificio di sinistra) Letteratura, Business, Filosofia e religione, Storia, Scienze, Sport; (nell’edificio centrale) Design e architettura (che occupa lo spazio più grande), Arte, fotografia...

Vita in Giappone | L'estetica dei tombini

Il proverbiale senso estetico dei giapponesi, che si ravvisa in tutte le cose, anche quelle più inaspettate, secondo me lo si coglie particolarmente guardando per terra i tombini di ghisa. Dei veri scudi ingentiliti da un design che imita la natura o scherza sulla sua funzione.           Il Giappone, è noto, tutto tende alla Bellezza, perché attraverso di essa si può sperare di avvicinarsi all’Essenziale, che è semplice e perfetto assieme. In un negozietto dentro la stazione della metropolitana di Ueno ho preso un pacchetto di caramelle perché mi parevano bellissime: tanti colori striati nello zucchero che sembravano delle murrine veneziane. Stavano dentro a un pacchetto di plastica molto elegante e costavano l’equivalente di un euro. Ho dato i soldi alla commessa che li ha presi con due mani e mi ha fatto un inchino. Ha tirato fuori delle eleganti carte e me ne ha fatta scegliere una. In pochi secondi ha confezionato un arzigogolato pacchetto che non avrebbe meritato di venir mai scartato. Me lo ha consegnato, sempre con due mani, come se mi passasse un delicato fiore.   Nel paese...

Viaggio a Tōkyō | I pesci sono ovunque

Tokyo è una città di mare, ma non sembra. Stando nel centro della città non lo si percepisce mai. Il vento non porta odor di salmastro. Il porto è talmente grande e affollato di capannoni ed edifici commerciali che a mala pena si vede, in lontananza, il mare. Però i pesci sono ovunque.     A Venezia c’è un piccolo negozio di cose giapponesi, accanto alla Casa di Goldoni, che per anni ha esposto in vetrina due grosse carpe di ottone che si intersecavano sinuose come se nuotassero nell’acqua. Erano molto belle, ma carissime. Le ho lasciate sempre, a malincuore, lì finchè qualcuno non se l’è comprate e al loro posto è comparso un colorato ventaglio. Mi sono consolato andando a vedere le due panciute carpe nella vasca-fontana di pietra all’ingresso del Museo di Ca’Rezzonico. Nuotano e si scontrano in continuazione in un piccolissimo spazio. Ce n’era anche una terza ma l’acqua alta, che un giorno è arrivata fin lì, l’ha uccisa. Le due sopravvisute sono evidentemente così forti che nulla può ammazzarle, nemmeno i bambini che,...

Sara Benaglia. Casting the circle

Credo che l’assunto di partenza a cui tutti possiamo in qualche modo aderire è che l’arte ha a che fare con un modo diverso di pensare, non fosse che passa attraverso il visivo piuttosto che altri linguaggi. Non si storca dunque il naso di fronte al rimando di questo ciclo di opere di Sara Benaglia alla telepatia, e vi si scorga invece subito, sotto il velo della parapsicologia, il gioco sottile tra l’esoterismo e la dimensione popolare, diciamo pure “tele-visiva”, che lo amplifica. Non è così, televisivamente, che sembrano passare la maggior parte dei messaggi oggi?     Benaglia doveva passare per il Giappone per raggiungere questo ultimo esito: lì la disciplina è una forma misteriosa che sembra appunto rispondere a una trasmissione del pensiero, ma anche la loro lingua ideogrammatica dice ancora oggi quanto di visivo resta per loro nel verbale. Ma quanto questo appartenga sottotraccia anche a noi, Benaglia sappiamo già che sta per dimostrarci con altre serie di opere che sono in preparazione. I nostri rituali, il ricorso al rituale simbolico, perfino all’esoterismo, ogni volta che si...

Cini Boeri. Sei oggetti messi in fila per un storia

Cini Boeri è uno dei maestri del design italiano. Collaboratrice di Zanuso per 12 anni, ha vissuto la stagione pionieristica del design in un’epoca in cui si credeva che fosse “socialmente importante poter offrire a basso costo oggetti utili a chi non avrebbe potutto avvicinarli altrimenti”.   Quando la incontro per la prima volta nel suo studio di Milano mi dice: “Il termine design è nato con un significato preciso che non esiste più ed era animato dall’idea di produrre oggetti in grande quantità a basso prezzo perché potessero essere utilizzati dalla massa”. Poi, quasi ripensando alle sue parole, si sofferma a chiarire: “Le parole col tempo tendono a perdere i significati primitivi, così anche la parola design, funzionalità, massa sono spesso confusi. Il design è nato con un significato socialmente importante e come tale ho l’impressione che oggi non interessi più. Mi spiace perché l’architettura e il design, invece, hanno una funzione sociale”.   Dunque, la Triennale ha scelto lei – (una donna pervasa dalla passione per questo...

L'albero della progettazione

“Progettazione” è il termine ormai quasi desueto che si usava in Italia prima che s’imponesse al suo posto il termine “design”, ma rispetto a quest’ultimo aveva un’accezione inconfondibilmente diversa da come è inteso oggi il design. Nell’Italia dove fino agli anni ’80 del Novecento non esisteva nelle università o in accademia una facoltà di Design, ad occuparsi di design erano quasi tutti architetti, con un ricco bagaglio anche di conoscenze umanistiche. Con la loro capacità di giudizio critico su cultura, economia, politica e società, essi osservavano attentamente l’ambiente vitale dell’uomo e cercavano il suo miglioramento (questo, talvolta, prima ancora dell’arricchimento delle imprese) attraverso collaborazioni con vari professionisti e seguendo tutte le diverse fasi del lavoro in modo integrale. In questo modo progettavano da un cucchiaio fino a una città. Questa era la “progettazione”, e chi se ne occupava era il “progettista”. Quando Achille Castiglioni diceva che “il design (progettazione) non è una disciplina...

Giappone. Il paese senza satira

1. Un paese senza satira   In Italia abbiamo sempre avuto grandi comici che fanno satira politica. Senza scomodare mostri sacri come Dario Fo, in questi ultimi vent’anni abbiamo avuto Paolo Rossi, i Guzzanti, Antonio Albanese, Daniele Luttazzi, e ultimamente abbiamo un grande Maurizio Crozza che troneggia su più canali, facendoci sentire sotto la risata esattamente la voce che una gran parte del popolo vorrebbe sentire.   Non sono in grado di illustrare una storia precisa di questa tradizione italica, ma dobbiamo ammettere che pur perdendo le sue maschere dopo Goldoni, il sangue della Commedia dell’Arte continua a scorrere nelle vene degli italiani. Un amico regista mi ha recentemente confidato: “Qui è facile. Io tengo numerosi seminari di Commedia dell’Arte e ogni volta che illustro la maschera di Pantalone, spiegando che è ricco e che gli piacciono le giovani donne… già scoppiano a ridere prima ancora di fare alcuna allusione”. E se non ci fosse la satira? Se essa ci mancasse, così come è già successo in Giappone? Un paese senza satira: come sarebbe la vita? In Giappone la...

Contro la mistica dell’austerità

Nel 2013 la Cina è cresciuta del 7,7% e nel 2014 il Pil sarà all'8,2%. Gli Usa arriveranno a +2,9%. Il Pil crescerà dello zero virgola in Italia. L’Europa e gli Stati Uniti versano in una stagnazione che durerà anni, serve una trasformazione politica e un altro paradigma per la crescita e l’occupazione.    «Uscire dall’Euro è un’idea insensata - afferma l'autore de Il colpo di stato di banche e governi (Einaudi) - occorre ridiscutere i trattati Ue e lo Statuto della Bce, riportare la finanza al servizio dell'economia reale».         Professor Gallino, la crisi è finita?   Per nulla. La Cina è un caso a parte, mentre la situazione degli Stati Uniti non è affatto quella che si dipinge. L’attuale presidente della Fed, Ben Bernanke, ha detto che ormai il tasso di disoccupazione è un parametro poco rappresentativo. Infatti la disoccupazione effettiva, che comprende sia gli «scoraggiati» o i part-time che vorrebbero lavorare a tempo pieno, è molto più elevata di quanto sembri. Gli Stati Uniti hanno potuto permettersi di pompare migliaia di miliardi di dollari nell'economia, ma i risultati sono stati abbastanza modesti. Il piano di...

Beckett in Giappone

Una delle cose che distingue il mio paese d’origine è l’assenza dell’attesa. È molto raro attendere qualcuno o qualcosa. Ogni cosa arriva in orario se non prima. Ovviamente, anche noi siamo invitati a essere sempre puntuali. Soprattutto in ambito professionale, far aspettare i clienti o gli utenti viene percepito come un’enorme negligenza e il primo obiettivo di ogni lavoratore sembra quello di eliminare l’attesa, ancor prima della qualità del servizio.   Omatase shimashita   Nei negozi e negli uffici pubblici in Giappone è difficile che aspetti. E quando arrivi alla cassa o allo sportello, anche se non hai aspettato più di cinque secondi, ti dicono Omatase shimashita (Scusi per l’attesa). È una frase fatta che ormai tutti dicono senza pensarci, quasi al posto di “Buongiorno”.   La differenza con l’Italia si verifica maggiormente negli uffici pubblici. Mi è capitato l’anno scorso di andare in alcuni uffici comunali in Giappone per una serie di pratiche burocratiche e con mia grande sorpresa (ormai sono abituato agli uffici comunali di Roma) ho...

Tokyo: incontro con Toyo Ito

Ho tenuto l’11 settembre dello scorso anno a Tokyo una conversazione in pubblico con Toyo Ito, famoso architetto giapponese, autore del Sendai Médiathéque. Motivo dell’incontro era parlare non solo del recente premio Leone d’Oro vinto alla Biennale d’architettura di Venezia con l’esposizione del Padiglione Giapponese, di cui Ito era il Commissario, ma piuttosto del suo nuovo filone di lavori Minna no ie (La Casa di tutti), da lui avviato dopo la catastrofe dell’11 marzo 2011, avvenuta nella stessa regione dove si trova anche il Sendai Médiathéque, nel nord-est del Giappone.   Questo perché quei lavori sono importanti non solo per il loro valore umanitario, ma perché con essi Ito sta mettendo in discussione in modo radicale l’ontologia dell’architettura moderna-contemporanea. E questa rivalutazione radicale, a mio avviso, suggerisce una nuova via non solo per gli architetti, ma per tutti coloro che hanno a che fare con la creatività.     Una frattura della Storia   L’11 marzo del 2011, le regioni costiere nord-orientali del Giappone (T...

Yayoi Kusama. Infinity Net

Due parole: Infinity Net. Un titolo icastico con cui l’artista Yayoi Kusama firma la sua autobiografia, ora tradotta e pubblicata anche in Italia (Infinity Net. La mia autobiografia, Johan & Levi Editore). Non si tratta solo del racconto di particolari che ricordano gli eventi della sua esistenza: il paese in cui nasce nel 1929, un Giappone chiuso e arretrato da cui vuole fuggire, a cui fa ritorno nel 1975, o la sua famiglia appartenente all’alta società, con una madre tradizionalista e un padre libertino, o la scuola in cui non riesce a trovare il proprio spazio, o ancora le allucinazioni visive e auditive di cui è afflitta, conseguenza della sua condizione tormentata.        Vi è dell'altro. Si comprende da subito che ogni dettaglio su cui Yayoi Kusama si sofferma, è un passo verso il delinearsi della sua folgorante carriera che coincide con la parte più oscura di se stessa. Tutto ha inizio con un libro scoperto in un negozio di Matsumoto, la città in cui vive, un testo con i dipinti di Georgia O’Keeffe, la moglie del fotografo americano Alfred Stieglitz, che in quegli anni...

Giappone: l'umanità cellofanata

Dagli anni Ottanta sono spuntati in ogni angolo del Giappone, davvero come funghi, dei negozi di una nuova tipologia, chiamati “convenience store”, sia in città che in campagna. Assomigliano a dei supermercati tradizionali, ma sono profondamente differenti nella loro essenza.   Si tratta di alcune catene di supermercati molto piccoli, aperti 24 ore su 24, che vendono le cose strettamente necessarie per vivere (o meglio sopravvivere) per un po’ di ore. A cominciare dal cibo. Molti sono prodotti precotti da riscaldare in forno a microonde, bevande (alcolici e non), ma vi trovate anche biancheria intima, dentifrici, shampoo, rossetti, calze, articoli di cartoleria, giornali e perfino sacchetti di plastica dai colori diversi per la raccolta differenziata.     La qualità di ogni prodotto è abbastanza discutibile, nessuno si aspetta di comprare pesci, carne o verdure fresche di qualità ai “convenience store”, eppure i “convenience store” hanno avuto un grande successo per la loro comodità, come dice il loro nome, come se in vendita non fossero più le merci ma la loro stessa...

Paolo Rosa: inventare e costruire

Mi arriva un sms di Antonio: “Hai saputo della brutta notizia?” Quale notizia? “Paolo Rosa... Corfù... Un infarto, forse...” Ma era alla Biennale a luglio, e pochi giorni fa ha firmato l'appello per salvare Piazza Verdi a La Spezia...     Invece in questa sgangherata fine agosto se n'è andato uno degli artisti italiani più importanti e innovativi degli ultimi anni. Come anima della factory milanese di Studio Azzurro (fondato nel 1982 insieme a Paolo Cirifino e Leonardo Sangiorgi), Paolo Rosa era già entrato nella storia dell'arte, insieme a Nam June Paik e Bill Viola, perché è stato tra coloro che meglio e più approfonditamente hanno sperimentato le possibilità estetiche, comunicative e interattive delle nuove tecnologie. Con Giorgio Barberio Corsetti, Studio Azzurro ha realizzato uno degli spettacoli chiave degli ultimi decenni, Camera astratta (1987), che aveva insegnato, per esempio, che un essere umano è alto più o meno tre monitor da 24 pollici; e che il “qui e ora”, che fino a quel momento aveva caratterizzato lo specifico  del...

Fabio Viola. Sparire

Sparire, di Fabio Viola, è un libro inospitale, faticoso, che fa sentire in trappola. Ci riguarda, e non lo vorremmo. Non è sparita solo Elisa, che Ennio, il protagonista, va in Giappone a cercare. Ma è sparita, o sul punto di sparire, ogni cosa: la storia d’amore che forse non è mai stata tale, per quanto muova Ennio da un capo all’altro del mondo, il Giappone così come si è disegnato nel nostro immaginario; nemmeno il desiderio ha consistenza, né Ennio stesso, né la realtà tutta intera; ogni senso.     Non è la trama, il dipanarsi dei fatti, il cuore del romanzo. L’organizzazione logica è spezzata, e il tempo sembra un tempo sospeso, che concorre a suggerire l’irrealtà, nonostante vi siano eventi, ricordi, e anche il terremoto del 2011. È piuttosto proprio lo sparire, il centro: progressivo. O forse, a essere progressiva, è solo la coscienza, e il dissolversi operante sin dalle prime pagine. Le atmosfere si fanno via via più rarefatte, scenari di desolazione, complice la devastazione naturale, e personaggi che si sfilacciano...

Il cremisi dei sessanta giorni

Quando Linneo era a corto di nomi battezzava le piante con quelli dei loro scopritori o divulgatori. Così a un arbusto d’origine cinese capitò di essere spacciato per indiano e avere il nome (terribile) di chi lo inviò in Europa. A metà Settecento l’allora direttore della Compagnia delle Indie, Magnus von Lagerstroem, spedì all’illustre botanico svedese l’esemplare di un arbusto da fiore perché lo classificasse. Morì prima di sapere che aveva segnalato una nuova essenza, e Linneo per rendergli omaggio gliela dedicò chiamandola Lagerstroemia indica.          Per fortuna il nome giapponese della lagerstroemia non ha niente a che fare con le classificazioni della botanica. La trascrizione fonica nel nostro alfabeto è armoniosa e bellissima. Poetica di per sé, prima ancora di finire in un haiku di Mizuhara Shūōshi: sarusuberi.   Asagumo no     Yue naku kanashi Sarusuberi    Nuvole al mattino: la tristezza  tace le sue ragioni. Fiori di lagerstroemia   Sostituite a sarusuberi il significato...

Foto bruciate

L’amico Itaru Ito mi manda per email il racconto piuttosto straordinario dello scultore giapponese Ando Eisaku, in cui si rievoca la tragedia dell’11 marzo scorso. Ando si era ritirato da anni dalla città per vivere e scolpire in relativo isolamento in un piccolo villaggio sul mare. Negli ultimi tempi le cose gli andavano proprio male e faceva pensieri apocalittici con la moglie: se perdessi tutto e potessi salvare solo un oggetto, cosa sceglieresti? Lui, disperato, rispondeva: niente. La moglie: io forse il nostro album di famiglia. Una decina di giorni dopo, l’11 marzo, dopo anni di assenza, decidono di fare un giro in città, vedere qualche mostra, passeggiare nel centro commerciale. È il giorno della tragedia: alle 14 e 46 la terra trema. Mentre sono in città, il luogo dove vivono viene completamente sommerso dallo tsunami e distrutto da incendi. Quando tornano, non c’è più niente da salvare.                  Per mesi girovagano e vivono della generosità delle persone che li circondano. Un giorno ricevono un pacco per...

Il mondo fluttuante

In un saggio pubblicato nel 1924 e dedicato a Montaigne, Virginia Woolf scriveva che la vita dentro di noi non corrisponde a quella fuori di noi e se la si interroga risponde in modo diverso rispetto a quello che dicono gli altri. Ai vecchi per esempio si sconsiglia di viaggiare e si prescrive il riposo, per Montaigne invece, all’avanzare degli anni dovrebbe corrispondere la libertà di andarsene per il mondo e di sperimentare luoghi, lingua, cibi diversi. Chi viaggia non fa che ribadire nel proprio corpo il cambiamento. Oggi non siamo più quelli di ieri, i nostri atomi si spostano, la mente che crediamo saldamente incastrata nella nostra testa si scompone, diventa lo spazio che attraversiamo.   Nel 1581 Montaigne lascia il suo castello e si avventura in Italia. Osserva e annota: “Il mio piano è scomponibile in qualsiasi punto; non è fondato su grandi speranze; ogni giornata ne costituisce il termine. E il viaggio della mia vita procede allo stesso modo”. Chi osserva dimentica se stesso. Il viaggio ci dimostra che quello che chiamiamo io non esiste, quello di ora è diverso da quello di poco tempo fa e non è...

Conversazione tra Machiel Botman e Rinko Kawauchi

In occasione dell’apertura del workshop La costruzione del libro fotografico (ISFCI, Roma 19-23 maggio 2010), Machiel Botman ha intervistato Rinko Kawauchi in un incontro aperto al pubblico, qui trascritto. Questa conversazione è stata pubblicata nel catalogo della mostra Mizu no Oto – Sound of Water, a cura di 3/3 (FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma, 23 settembre – 23 ottobre 2011), insieme a interviste alle altre autrici presenti in mostra: Asako Narahashi, Lieko Shiga, Mayumi Hosokura e Yumiko Utsu.     M.B.: Chiedere proprio a me, fra tutte le persone possibili, di intervistare Rinko, è una cosa piuttosto insolita, perchè non ho mai avuto molto da dire sulla fotografia. Per fortuna, la situazione migliora quando si tratta del lavoro di altri. A volte sono stato presentato come un esperto di fotografia giapponese, e non è assolutamente vero. Ma ho molte domande. Rinko, penso che tu sia una fotografa in grado di trasformare le cose in oro. La mia prima domanda è: se potessi scegliere di essere un animale, che animale saresti?   R.K.: Forse un uccello.   M.B.: Che tipo di...

Kamikaze: un’interpretazione impropria del raid aereo

  L’aereo può essere utilizzato come mezzo per penetrare in aree altrimenti irraggiungibili, paracadutando i raiders oltre le linee nemiche. Si tratta di azioni assai frequenti che però vedono un utilizzo meramente strumentale dell’aereo, laddove il raid vero e proprio comincia con l’atterraggio degli uomini. Quaranta paracaduti italiani furono per esempio lanciati il 14 giugno 1943 nella zona dell’aeroporto inglese di Bengasi; gli aerei sarebbero tornati dieci giorno dopo in una località deserta a sud di El Carruba per il recupero. Tra i due transiti in volo, peraltro indispensabili, si svolge il raid vero e proprio. Sentendosi individuati gli incursori distrussero i paracadute e si divisero in squadre di due, tre elementi per sfuggire ai rastrellamenti; una sola di esse, nascondendosi di giorno nel Gebel e marciando di notte, raggiunse l’obiettivo e fece funzionare le bombe a scoppio ritardato piazzate sotto i serbatoi dei velivoli inglesi. E però anch’essi vengono più tardi scoperti cosicché l’appuntamento con gli aerei va a vuoto e nessuno conclude il raid con il ritorno.   Il...

Continuità e modificazioni del raid nel novecento

Nel Novecento l’uso sistematizzato del raid in guerriglia continua, ed anzi si amplia geograficamente a livello globale, trovando pure diverse codificazioni teoriche. In Europa, come già nella Spagna antinapoleonica, le nazioni sconfitte da prima sul piano della guerra regolare adottano queste ulteriori forme di lotta quando l’occupante nazista, impegnato ormai su troppi fronti, dà iniziali segni di cedimento. Così in Italia, nei Balcani o in Francia proprio la guerra dei pochi salva l’onore di tutti o ribalta destini già scritti nel senso di definitive umiliazioni in campo aperto. Può viceversa essere una carta da giocare quando l’esito dello scontro è ancora aperto, come in Russia secondo le direttive di Stalin basate sul ripiegamento, la tenuta delle città e l’azione di partigiani infiltrati aldilà delle linee avanzanti dei tedeschi. In tutti questi casi il raider diviene, in misura anche superiore che nell’Ottocento in cui la spinta rinnovatrice del Romanticismo incontrava ancora molte riserve, figura positiva e leggendaria di liberatore, supportata a livello popolare nonché...

Fondamenta del design

È forse la spettacolarizzazione e l’universale estetizzazione del mondo che ci circonda (come avrebbe potuto dire Walter Benjamin) la causa dell’affermarsi e del diffondersi oltremisura di istituzioni per la formazione nel campo del design? Purtroppo oggi in Italia, dopo un recente periodo di espansione dentro l’università pubblica - con punte, peraltro, di grande prestigio anche internazionale-, si rischia che il succulento mercato della didattica del design ritorni riserva esclusiva delle imprese scolastiche private. Le manovre ministeriali, talora benintenzionate ma incaute ed insipienti, talora direttamente malintenzionate, stanno causando grandi guasti. Porre dei vincoli alla moltiplicazione senza regole è buona cosa, ma attraverso un’applicazione puramente astratta e idealistica, e non aderente ai fenomeni, questi vincoli finiscono semplicemente per togliere di mezzo la concorrenza pubblica alle istituzione private.   È inconfutabilmente l’industria della cultura, dell’informazione e della comunicazione a possedere oggi il ruolo traente: è l’immagine guida della nostra cultura e...

Anteprime / "Chernobyl" di Francesco M. Cataluccio

Pubblichiamo in anteprima il primo capitolo di Chernobyl di Francesco M. Cataluccio, in uscita presso l'editore Sellerio il 7 aprile prossimo, qui commentato in esclusiva per doppiozero da Antonella Anedda, Marco Belpoliti, Davide Ferrario e Luca Scarlini.   Il primo capitolo del libro (scarica il pdf)     Commenti: Antonella Anedda La stella nera di Chernobyl comincia dal suo nome: chornyi (nero) e byllia (steli d’erba) e immediatamente si lega a un destino di amarezza. L’erba nera si riferisce all’Artemisia absinthum, ossia la componente principale dell’assenzio, mentre “amaro” viene definito da Erodoto il Nipro, cioè il Dnepr. A questo luogo che sembra predestinato al dolore Francesco Cataluccio dedica un libro rigoroso come una testimonianza ed emozionante come un film. La voce che racconta è pacata, le immagini che evoca sono veloci. Lo sfondo è vuoto, gli scenari distrutti, la voce fuori campo è sola. Cataluccio non è soltanto autore del libro intitolato Chernobyl ma attore, suo malgrado, di una vicenda che non avrebbe voluto attraversare: nell’aprile del...

Live update from Tokyo

In Giappone, alla tragedia del terremoto e dello tsunami si somma in queste ore l'angoscia per una possibile catastrofe nucleare nella centrale di Fukushima Dai-ichi, dove da giorni i tecnici cercano di evitare la fusione del nocciolo di uno dei reattori, apparentemente senza successo. Alcune persone stanno posizionando contatori Geiger (ovvero rilevatori di radioattività) i cui dati vengono pubblicati in diretta tramite webcam.   Live TV by Ustream Se non vedi il video collegati direttamente a UStream.