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Essere e tempo

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L'ultimo saggio del filosofo sud-coreano / Byung-chul Han: sano intrattenimento?

Poco tempo fa il filosofo sudcoreano Byung-chul Han è tornato in libreria con Sano intrattenimento, un rapido saggio di 148 pagine edito da Nottetempo. Il sottotitolo vuole dare qualche indizio in più su com’è fatta l’opera: “Una decostruzione della passione al cuore dell’Occidente”. Non è detto però che intrattenimento e passione siano sinonimi o discendano l’uno dall’altra, e così buona parte delle pagine sono spese nel tentativo di guardare, tessere o supporre ingegnose relazioni e parentele tra i due.   Fra tutti i momenti che poteva stabilire per inaugurare l’inizio della civiltà dell’intrattenimento che ora ha raggiunto il suo apice, la scelta di Byung-chul Han è ricaduta sul Venerdì Santo del 1727, a Lipsia, quando per la prima volta fu eseguita in una chiesa la Passione secondo Matteo di Bach, che suscitò non poche polemiche: a molti sembrava che una musica tanto calda e coinvolgente fosse inadatta alla Messa (e al bisogno di raccoglimento dei fedeli). La conseguenza più prosaica fu che a Bach venne abbassato lo stipendio, e in subordine gli fu chiesto che per favore la prossima volta non andasse per le lunghe e componesse qualcosa di meno operistico. Ma questo non è...

Modellare la propria vita psichica / Bollas: Forze del destino

Devo ammetterlo: quando leggo Cristopher Bollas oscillo tra l’impressione di confrontarmi con idee geniali e quella, ben meno esaltante, di avere a che fare con qualcuno che non si accorge di aver scoperto l’acqua calda alla quale ha solo cambiato nome, seppure in maniera particolarmente raffinata e seducente. Ad ogni modo ne apprezzo l’idea di espandere gli orizzonti della psicoanalisi, frantumare i confini entro la quale dovrebbe rigorosamente muoversi (ma c’è davvero qualcuno che lo sostiene ancora?), per aprirla alla vita in generale, affrontando alcuni temi trascurati ma centrali per ciascuno di noi. È il caso del suo ultimo libro intitolato Forze del destino (Raffaello Cortina, 2021, pp. 209), che ruota ancora attorno all’idea della coltivazione dell’idioma personale di ciascun individuo, che le epigrafi di apertura permettono di comprendere non solo come ciò che è proprio di ciascuno ma più esattamente come la capacità dell’individuo di appropriarsi di questa sua peculiarità più propria mediante la scelta e l’uso di un oggetto psichico (p. XI). Bollas definisce “pulsione di destino” il percorso che spinge ciascuno di noi a muoversi nella direzione che possa instradarlo...

La versione di Villeneuve / La metafisica di Dune

Dune è Dune. Qualsiasi altra caratterizzazione sarebbe riduttiva. Dune sta all’immaginario collettivo come Cézanne sta all’arte contemporanea: colui che aveva reso possibile tutto quello che venne dopo (© Picasso). In modo analogo, dal 1965, quando è nato dalla penna di Frank Herbert, Dune non ha mai smesso di generare (o influenzare) una progenie sconfinata di opere. Se non ci fosse stato, non ci sarebbero stati Star Wars, Mad Max, Blade Runner, Alien, Terminator e Matrix. Eppure Dune, finora, è stato una promessa mancata.   Finalmente, dopo una gestazione lunghissima, il mondo cinematografico si è cimentato, sotto la direzione di Denis Villeneuve (Arrival, BladeRunner 2049), nell’impresa quasi impossibile di tradurre su pellicola le visioni di Herbert. La gestazione non è stata facile, sia per la complessità della trama sia a causa di due precedenti cinematografici non del tutto positivi (eufemismo): il tentativo di Alejandro Jodorowsky (1974) e la versione cinematografica di David Lynch (1984).   L’impresa di Jodorowsky, mai portata a termine, ha preso negli anni il colore della leggenda e, se fosse andata in porto, avrebbe unito Pink Floyd, Salvador Dalì, Mike Jagger...

La scoperta dell'esistenza / Breve ritratto di un maestro: Franco Fergnani

Franco Fergnani, professore per trent’anni di Filosofia morale presso la facoltà di Filosofia dell’Università Statale di Milano, entrava in aula sempre un po’ stropicciato. Spesso, a prescindere dalle stagioni, avvolto nel suo vecchio immancabile impermeabile beige. Talvolta portava sul collo i segni lasciati dal rasoio di una barba fatta troppo in fretta nella solitudine della sua casa. Raramente l’ho visto in giacca. Per lo più indossava maglioni a v con camicia, spesso a scacchi e cravatta annodata stretta. La sua camminata appariva sempre come sospesa nel vuoto, in equilibrio precario su di una corda. Rasente alle mura la sua sagoma appariva nei chiostri della Statale come una figura solitaria e eccentrica. Entrava in aula come catapultato. Posava la sua borsa strapiena di libri sulla cattedra prima di sedersi. L’aula era sempre strapiena di studenti che lo attendevano. Si faticava a trovare posto.   Dopo aver estratto confusamente i libri che gli sarebbero serviti nel corso della lezione e aver sistemato i suoi appunti prendeva non senza una incertezza iniziale la parola. Rapidamente calava un silenzio assoluto. Il tono della voce era caldo e intenso. Via via la sua...

Omaggio ad un maestro / Il Sartre di Franco Fergnani

Un maestro   Franco Fergnani ha insegnato Filosofia morale all’Università di Statale di Milano per trent’anni, tra i primi anni settanta e l’inizio del nuovo secolo, diventando per molti di coloro che ebbero la fortuna di ascoltare le sue lezioni un vero maestro. Il padre avvocato, Enea, fu militante anti-fascista; catturato dovette subire la reclusione prima a San Vittore e poi, una volta deportato, nel campo di Mauthausen. Di questa sua drammatica esperienza è testimonianza il suo notevole libro titolato Scordatevi di essere vivi. In questa tormentata narrazione appare anche, in un breve squarcio, il figlio Franco, a quei tempi sedicenne, che dovette subire anch’egli una breve e traumatica prigionia nel carcere di San Vittore di Milano che lasciò sulla sua vita una traccia indelebile.  Gli studi filosofici di Franco Fergnani avvennero sempre alla Statale di Milano sotto il magistero di Antonio Banfi. Dopo aver insegnato in diversi licei milanesi e nel liceo classico Stabili-Trebbiani di Ascoli, nel 1971 ottenne la cattedra di Filosofia morale presso la stessa Università dove insegnerà ininterrottamente sino al 2000. In questo trentennio è stato probabilmente la voce...

Multitasking / Tempo, esserci e cose

Il rapporto col tempo e con le cose, oggi, ci vede particolarmente impegnati come umani, a usare la nostra distinzione per alienarla. A impegnare l’esserci per regredire allo stadio delle cose. È come se non sopportassimo di sentire il tempo e la riflessione, e allora tendiamo a neutralizzarli in un eterno presente. Parliamo, infatti, con orgoglio, di tempo reale e di multitasking. È come se non tollerassimo l’indugio della riflessione e la ricerca di significato. Passiamo, infatti, da una cosa all’altra, senza concederci, anzi evitando, di farne esperienza. Per vivere qualsiasi cosa non riusciamo a contenere l’impegno per cercare il nostro modo specifico e la nostra via, ma abbiamo un ossessivo bisogno di modelli già pronti: per gli acquisti, oltre alla pubblicità che già satura le scelte, c’è il consulente per lo shopping; per sposarsi c’è l’organizzatore di matrimoni; per le lauree c’è un rituale prestabilito e irrinunciabile, eccetera. L’indicatore forse più evidente è il linguaggio: sono fatte le frasi per dire le cose e si riducono a un repertorio canonico che assolve da impegni di ricerca e rende vana la curiosità. Persino per raccontare una vacanza diciamo che abbiamo “...