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Gianni Celati

(108 risultati)

Cento immagini per la Puglia / Luigi Ghirri tra albe e tramonti

Non si erano mai incontrati. Solo una fitta serie di telefonate. Gianni cercava di convincerlo a venire a Bari a esporre le sue fotografie. Così dopo tanta insistenza Luigi aveva accettato. “Come ci riconosceremo?”, gli aveva chiesto Gianni nell’ultima telefonata. “Occhiali e loden verde”, aveva risposto Luigi. All’uscita della stazione ferroviaria di Bari nel mese di novembre del 1981, mentre soffia un leggero vento di maestrale, Luigi Ghirri incontra il suo interlocutore, Gianni Leone. La mostra si apre il giorno dopo a Spazio Immagine. S’intitola Still Life. Arrivano anche Mario Cresci da Matera e Mimmo Jodice da Napoli e in questo modo comincia tra lunghe chiacchierate e discussioni il progetto che porterà tre anni dopo alla realizzazione di un libro e di una esposizione collettiva, Viaggio in Italia.   Il progetto, curato da Luigi Ghirri, Gianni Leone e Enzo Velati segnerà il vero giro di boa della fotografia italiana nella seconda metà del XX secolo. Ma prima c’è ancora un’altra mostra, la seconda di Ghirri in Puglia. Tra il marzo e l’aprile del 1982 nello Spazio Città, Expo Arte, di Bari si apre Tra albe e tramonti. Cento immagini per la Puglia. Sarà l’inizio di una...

Un paese / Paul Strand, la visione frontale e Zavattini

“Una cosa è fotografare la gente; un'altra è rivelarne l'essenza umana cosicché altri ne siano toccati. I grandi maestri della pittura lo facevano come se fosse la cosa più naturale del mondo, e con estrema semplicità di mezzi. Questo libro, Un paese, viaggia su quella strada, o perlomeno ci prova”.  Così Paul Strand spiega, con queste poche, ma dense parole, lo spirito e la vocazione del suo contributo al photobook più importante della storia della fotografia. Il testo, com’è noto, è di Cesare Zavattini. Si tratta in realtà di una raccolta di interviste ad alcuni suoi concittadini, testimonianze dirette della loro condizione e delle loro storie famigliari appena attraversate dalla Seconda Guerra Mondiale. La fortuna critica di Un paese (1955) è stata analizzata a fondo in una recente mostra dal titolo Paul Strand e Cesare Zavattini, Un paese. La storia e l’eredità tenutasi a Reggio Emilia nel 2017 a cura di Laura Gasparini e Alberto Ferraboschi. Il photobook non solo dettò singolari rapporti tra testo e immagini, ma indicò inediti percorsi di ricerca in altri campi come la sociologia, l’antropologia e l’urbanistica.   Ricordiamo brevemente le recensioni di Franco...

1 marzo 1922 - 1 marzo 2022 / Beppe Fenoglio. Corpo

La scrittura di Beppe Fenoglio, la tonalità delle sue pagine, il respiro delle sue narrazioni si intrecciano profondamente con il paesaggio delle Langhe e con la città di Alba, dove Fenoglio è nato cento anni fa il primo marzo 1922, e da cui nell’arco della sua vita non si è quasi mai allontanato. Nello straordinario patrimonio di immagini fotografiche dell’amico Aldo Agnelli, Fenoglio compare spesso ai margini di uno dei sentieri che ha percorso nei giorni del suo arruolamento fra i partigiani azzurri dopo l’8 settembre del ’43, con in tasca una matita e i fogli di uno di quei taccuini che suo padre, Amilcare Fenoglio, usava per i conti di bottega nella macelleria a pochi passi dal Duomo. I boschi sulle colline intorno ad Alba, i rittani in cui trovare rifugio, le cascine dei contadini, le cense, i filari di viti, i ciliegi, gli olmi, i sentieri fangosi attraversati durante la Resistenza e soprattutto l’Alta Langa di San Benedetto Belbo, dove una parte della famiglia aveva le sue origini, sono il grande corpo a cui Fenoglio si affida, ascoltandone le voci e assorbendone tutti gli umori.   Non si tratta propriamente di un paesaggio osservato, quanto piuttosto di una materia...

Un libro di Gabriele Gimmelli / Celati, un cineasta delle riserve

I tanti ricordi pieni di affetto, ammirazione, riconoscenza, che hanno fatto seguito alla notizia della morte di Gianni Celati hanno mostrato almeno due cose che mi paiono allungare eternamente l’esistenza dello scrittore nativo di Sondrio e che sono, dunque, anche, una sorta di consolazione per chi l’ha conosciuto e ne sente quindi già la mancanza. La prima è che Celati ha rappresentato un’assoluta rarità nel panorama intellettuale italiano (e non solo) per la sua costante capacità di catalizzare gruppi eterogenei e sempre nuovi attorno alle idee, ai progetti di cui era protagonista: pur senza mai l’intenzione di fungere da guida, da capo, pur fuggendo costantemente ogni ruolo di potere, è diventato un riconosciuto maestro, anche se detestava tale ruolo. Questa capacità, che nasceva un po’ dal suo carattere e un po’ dall’impulso generatore di una cultura immensa e totalmente priva di pedanteria, l’ha reso per tanti una presenza familiare, amica, una fonte di ispirazione, fino a diventare un “clown sapiente” (definizione di Ernesto Ferrero), un “luminoso esempio di vita” (Daniele Benati) e, soprattutto, una voce autorevole con cui risulta impossibile evitare di confrontarsi...

1922-2022 - II parte / Ulisse. Entra in scena la vita oscena

Nell’estate del 2012, mentre sta portando a termine la traduzione dell’Ulisse di James Joyce per conto della casa editrice Einaudi, Gianni Celati pubblica sul supplemento domenicale del “Sole-24 Ore” una sorta di resoconto a puntate sugli anni trascorsi a combattere con “il disordine delle parole” del romanzo, che uscirà nel marzo 2013. Sei di quelle sette puntate – con l’ultima, la più lunga, spostata all’inizio a mo’ di introduzione – sono in seguito state ristampate sul n. 40 di “Riga” (Quodlibet, 2019) dedicato a Celati. In occasione del centenario della pubblicazione del capolavoro joyciano, avvenuta appunto il 2 febbraio 1922, abbiamo deciso di riproporle senza modifiche (qui le prime due), per ricordare Gianni Celati e rendere omaggio al suo lavoro di traduttore.   I primi episodi dell’Ulisse, dedicati al giovane Stephen, sono scritti con la tecnica narrativa del naturalismo: tecnica sempre un po’ congelante per il suo meccanicismo. Nella seconda parte però si cambia stile, perché inizia la vicenda di Leopold Bloom, personaggio di grande simpatia, con una specie di candore nella sua diversità (essendo di stirpe ebraica tra faziosi irlandesi). Al tempo stesso, Bloom è l...

Diario scolastico 1 / Lunedì sarai a scuola?

Domenica 30   Nei rituali scolastici l’assegnazione del voto ha un’origine molto antica e riveste ancora oggi grande importanza. È praticata ricorrendo al sistema numerico, anche se i numeri negativi sono caduti ormai in disuso e risultano più che altro una sopravvivenza di tipo folcloristico.  Il professore, mosso dalla netta predilezione per idee chiare e distinte, si affida al metodo sommativo basato su verifiche e interrogazioni. Sarebbe possibile anche una valutazione formativa, ma non sempre è ritenuta affidabile, e in attesa che i pedagogisti ministeriali facciano piena luce sulla nebulosa dell’apprendimento per competenze, risulta scarsamente applicata. A conferma del rituale, recentemente è stata introdotta una valutazione per il periodo di scuola-lavoro, ribattezzato dal ministero PCTO, acronimo che indica il Percorso per le Competenze Trasversali e l’Orientamento, altro agglomerato di concetti tutt’altro che trasparenti, forse riconducibile alle migliori intenzioni ministeriali, che però, come noto, sono soggette all’eterogenesi dei fini e perlopiù servono a lastricare le vie dell’inferno.   L’attribuzione dei voti rimane comunque una funzione portante...

Singer e Sendak / Il tesoro degli sciocchi e dei bambini

Una delle storie più curiose della tradizione novellistica italiana è quella di Ganfo il pellicciaio, contenuta nel Novelliere di Giovanni Sercambi (1348-1424). Gianni Celati la riscrisse nell’italiano d’oggi per l’antologia Novelle stralunate dopo Boccaccio, a cura di Elisabetta Menetti (Quodlibet 2012), e in un saggio intitolato “Lo spirito della novella” la riassunse in poche righe:   Ganfo va ai Bagni di Lucca per curarsi; ma quando deve entrare in acqua e vede tante persone, si chiede: “Tra tanti, come farò a riconoscermi?” Allora si mette un segno di croce sulla spalla, ed entrato in acqua guarda il segno e si dice: “Sì sono proprio io”. Poi però l’acqua spazza via il suo segno di croce e lo deposita su un altro bagnante, al quale Ganfo dice: “Tu sei io e io son tu”. E l’altro per mandarlo al diavolo gli risponde: “Va’ via, tu sei morto”. Al che Ganfo si crede morto, torna a casa, si stende sul letto, si lascia mettere nella bara. […] Poi, mentre lo portano al cimitero, per strada una cliente gli manda una maledizione, perché gli aveva portato una pelliccia da riparare e lui è morto senza restituirgliela. E Ganfo risponde nella bara: “Se io fossi vivo come sono morto,...

2 febbraio 1922-2 febbraio 2022 - I parte / Le tribolazioni dell’Ulisse

Nell’estate del 2012, mentre sta portando a termine la traduzione dell’Ulisse di James Joyce per conto della casa editrice Einaudi, Gianni Celati pubblica sul supplemento domenicale del “Sole-24 Ore” una sorta di resoconto a puntate sugli anni trascorsi a combattere con “il disordine delle parole” del romanzo, che uscirà nel marzo 2013. Sei di quelle sette puntate – con l’ultima, la più lunga, spostata all’inizio a mo’ di introduzione – sono in seguito state ristampate sul n. 40 di “Riga” (Quodlibet, 2019) dedicato a Celati. In occasione del centenario della pubblicazione del capolavoro joyciano, avvenuta appunto il 2 febbraio 1922, abbiamo deciso di riproporle senza modifiche (qui potete trovare le puntate successive), per ricordare Gianni Celati e rendere omaggio al suo lavoro di traduttore.   Un anno a Zurigo, sulle tracce di Joyce, avanzando a fatica tra linee narrative che si accavallano (9 settembre)    Zurigo. Primavera 2009. Regola per tradurre l’Ulisse di Joyce, nei giorni in cui non faccio lezione. Alzarmi alla mattina ore 5 e tirare a lavorare fino alle 5 di sera. Poi fare la spesa nel negozio vicino a casa, e scendere in camminata verso il lungofiume,...

10 gennaio 1937 – 2 gennaio 2022 / Gianni, pifferaio magico

Gianni adorava il Po e gli piaceva molto venirci a trovare sul Barcone. Era un luogo un po’ fuori dal tempo frequentato da tantissimi amici e amici degli amici. Due sono i ricordi che conservo più vivi di Gianni sul Barcone: la volta in cui Davide Ferrario girò alcune scene di Sul 45o parallelo e quella, successiva, in cui Gianni stesso vi ambientò una parte del film su Luigi Ghirri di cui aveva scritto la sceneggiatura.   Nel film di Ferrario Gianni era seduto sul parapetto del barcone e raccontava storie dei mongoli in fuga alla fine della seconda guerra mondiale davanti a noi quattro o cinque, Gino, Giorgio Messori, Alessandro Pelli, io e non ricordo chi altro, che condividevamo bicchieri di lambrusco. Le riprese durarono un giorno intero e culminarono la sera con l’accensione di un fuoco vicino al quale il viso di Gianni prendeva una luce calda e guizzante che valorizzava i suoi bei lineamenti. Perché Gianni era davvero un bell’uomo. All’inizio della nostra conoscenza faticavo a capire il suo modo di fare, ero indecisa se quella sua apparente ingenuità che lo mostrava stupito di fronte a tutto e a tutti fosse sincera oppure il vezzo snob di un intellettuale che aveva...

Sugli argini di Gianni Celati

Nell'inizio del film Sul 45o parallelo di Davide Ferrario (1997) Gianni Celati è a Gualtieri sul barcone di Gloria Negri che racconta di Boiardo, dell’Asia e della Mongolia. Col suo splendido volto da grande attore americano capace di riempire completamente la scena.  Il legame con la Mongolia era dovuto anche al viaggio che i musicisti del Consorzio Suonatori Indipendenti di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni avevano fatto in Mongolia nel 1996. E il collegamento con il Po, posto come la Mongolia sul 45o parallelo, derivava dal fatto che lì, in quel tratto di fiume tra Emilia e Lombardia, molti soldati mongoli erano morti cercando di attraversare il Po nella ritirata delle truppe tedesche nel 1945. Alleati dei tedeschi, per i quali svolgevano spesso i lavori più ingrati e violenti, i mongoli cercavano di sfuggire all’avanzata anglo americana ma i tedeschi stessi tagliarono loro i ponti. E il Po li inghiottì in grande numero.   Dalla sponda del barcone Gianni ci raccontava della «Tartaria» dell’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo, di cui nel 1994 aveva pubblicato da Einaudi la sua straordinaria versione in italiano odierno. Impresa sorprendente e ciclopica...

10 gennaio 1937 - 2 gennaio 2022 / Il mio Celati

A differenza di quanto accaduto ai suoi amici in carne ed ossa (suoi studenti al Dams, compagni di serate bolognesi o dei suoi viaggi), la mia conoscenza di Gianni Celati è tardiva ed inizia tutta sulla carta (dei suoi libri prima, delle sue lettere poi). Da provinciale (piccolo borgo della piccola Valle d’Aosta) – nel ’78 – insegno in ciò che sopravvive di una scuola sperimentale messa in piedi negli anni precedenti dall’autorità regionale: né scuola media né mediosuperiore, quell’istituzione (“il biennio”) costituisce una sorta di intervallo tra l’obbligo e la scelta dell’indirizzo di maturità: scuola indecisa, scuola di tutti e di nessuno. Il mio còmpito di docente è di accostare alla lingua italiana (orale e scritta) un quindicenne francofono. Còmpito – s’intende – cui non sono assolutamente preparato: strane “lezioni private” in una scuola pubblica, strano precettore pagato dallo Stato. Nelle ore buche, in attesa del mio studente, leggo; e leggo – con cinque anni di ritardo sulla data di pubblicazione – Le avventure di Guizzardi: quella lingua, tutta corpo e scoppiettii del corpo, gioiosa di coloratissime deformazioni, scorretta fino alla genialità e alla poesia sembra...

10 gennaio 1937 - 2 gennaio 2022 / Celati: esercizi per fronteggiare il vuoto

1. Non ricordo la prima volta che Gianni Celati è venuto al mio paese, ricordo benissimo la sua prima lettera in cui mi annunciava che avrebbe pubblicato sul Manifesto tre miei racconti per una sua rubrica. Le lettere che mi mandava mi piacevano più dei suoi libri dove racconta storie. Avevo da poco letto con partecipazione la frase di Zanzotto: io non narro quasi mai e non mi importa molto del narrare. Anche Zanzotto mi scriveva spesso, ma le lettere di Celati erano piccole opere, anche il semplice saluto per mio padre o per mia suocera aveva una sua grazia. Per me Celati è nelle lettere, nelle prefazioni, nelle interviste, nei film, a partire da quello con Ferrario, è nelle conversazioni. Ne ricordo una mentre andavamo verso la pianura campana, parlammo del mistero di avere dei fratelli in apparenza lontani dalla nostra combustione perennemente inquieta.   Una giornata con lui era sempre allo stesso tempo profondamente umana e profondamente letteraria, il suo tentativo di scrollarsi di dosso il letterario era quasi sempre fallimentare, la letteratura gli veniva incontro anche quando prendeva un caffè al bar.  Ricordo una sua lettura di Leopardi al centro anziani di...

10 gennaio 1937 – 2 gennaio 2022 / Ciao Gianni

Mi hanno raccontato che quando è caduto e si è rotto il femore, e gli hanno scoperto un tumore esteso che lo ha rapidamente portato via, Gianni ha detto a sua moglie Gillian: è finita! E penso che anche senza pensare alla morte, l’idea di non potersi più muovere fosse davvero l’idea della fine. Tutto il suo lavoro, la prosa, le traduzioni, il cinema, l’essere con gli altri, è sempre stato animato da questa straordinaria energia di camminatore diurno e notturno, che in lui era scrivere. Lo dice molto bene in una bella videointervista a Marco Belpoliti per Doppiozero di alcuni anni fa dove racconta come scriveva. Faceva passeggiate sui colli bolognesi fino ad esaurire l’energia, o quella energia, tornava a casa e si metteva al tavolino.   Credo che questa forza arrivi anche attraverso i suoi libri, dove Guizzardi e Garibaldi, Giovanni, i tanti personaggi dei Narratori delle pianure o dei tanti magnifici racconti successivi, entrano nel racconto quasi di corsa, trafelati, trascinati e trascinando nelle vicende con la rapidità di esecuzione e il rigore di chi sa che quei passi sono tutti importanti, e sono proprio così. Quasi saltasse da una pietra all’altra per attraversare il...

Interviste e conversazioni 1980-1991 / Pier Vittorio Tondelli, Viaggiatore solitario

Ci sono diversi modi di percorrere l’ultimo libro che raccoglie tutte le interviste e le conversazioni di Pier Vittorio Tondelli curato da Fulvio Panzeri; poiché entrambi autore e curatore sono mancati, il primo ormai da trent’anni il secondo da pochi mesi, e poiché entrambi hanno avuto un forte senso della contingenza temporale cui ogni testo è legato, ma anche dell’aspirazione a trascenderla che ogni scrittura candidata a essere letteraria porta con sé, privilegerò proprio quest’aspetto: il tempo, quello breve in cui Tondelli ha vissuto e operato, e quello lungo quasi il doppio che è venuto dopo.  Quando nel 1980, esce Altri libertini, Tondelli è giovanissimo, ha venticinque anni e, con l’eccezione di Enrico Palandri, non ha intorno a sé alcuno scrittore della propria età, né che abbia fatto quello che gli è appena valso un successo folgorante: trasfigurare una generazione, con i suoi tic linguistici – lo scazzo che divertiva Giovanni Giudici – i suoi costumi – le droghe, l’omosessualità senza più vergogna – la sua collocazione politica – il ’77 e il disincanto che ne era seguito – in una autobiografia generazionale.   Ne è pienamente consapevole, perché ha studiato a...

Un nuovo volume della collana Riga / Tutti i numeri di Saul Steinberg

Saul Steinberg è cresciuto. Insieme a Riga. 112 pagine in 16 anni. Dalle 422 del 2005 alle 534 di oggi. E sarebbe cresciuto ancora di più se 37 [pagine] non avessero dovuto emigrare sul sito online perché, insomma, in questa nuova fiammante edizione monografica, la numero 43, dedicata all’artista americano “fra i più conosciuti e insieme sconosciuti del Novecento”, credeteci non c’era proprio più posto. “Tutta colpa del pròto”, si sarebbe detto ai bei tempi della composizione a piombo. Riga (nel senso della “riga” che rievoca i quaderni di scuola di una volta) è una collana editoriale sbocciata nel 1991, fondata e diretta da Marco Belpoliti e Elio Grazioli. Un progetto “quasi enciclopedico della cultura del nostro secolo”, nato, spiegano, senza nessun particolare programma, con il solo obiettivo di fare qualcosa che “ci sarebbe piaciuto leggere”. Per fortuna l’hanno fatto in un tempo in cui i libri erano oggetti di carta, perché, per dirla con Ermanno Cavazzoni (che scrive di Gianni Celati, suo sodale e “vagabondo della letteratura”, in Riga 28), “un libro è un libro quando è di carta e perciò qualcosa di stabile”. Un piccolo monumento che si erge contro il tempo, piccola...

Classici italiani / Celati: intensità libere, armonia e fantasticazioni

In un articolo comparso nell’ottobre del 1988 su “Il Manifesto” e intitolato L’angelo del racconto, Gianni Celati scriveva che le narrazioni ci servono per «immaginare com’è fatto il mondo attraverso un buon ascolto delle parole» e avvertiva al contempo l’affermarsi di una tendenza — sempre più diffusa e forse proprio per questo non priva di rischi — a sostituire l’istinto narrativo con la cruda spiegazione della realtà. Quella che Celati andava delineando era una vera e propria crisi dell’arte del narrare, che appariva ancora più evidente se si gettava uno sguardo al panorama letterario del tempo: una buona percentuale dei romanzi moderni sembrava infatti assolvere a un obbligo di illustrare e drammatizzare il reale a discapito dell’esercizio immaginativo. In questo modo le narrazioni si trasformavano in «prodotti soggettivi», costruiti dagli scrittori a loro immagine e somiglianza e questo spingeva il lettore a interessarsi sempre maggiormente all’autore di un testo in quanto individuo, rendendosi invece sordo al linguaggio e alle parole.   Su questo Celati tornerà anche in un’intervista uscita anni dopo su “L’Unità” a cura di Luca Sebastiani, a cui dirà che le prime...

Una mostra ad Astino / Guido Guidi. Cinque viaggi

Si intitola Cinque viaggi (1990-1998), la mostra di Guido Guidi, a cura di Corrado Benigni, tutt’ora in corso presso il Monastero di Astino a Bergamo. Sulla copertina del catalogo il fotografo ha disegnato un intreccio di linee: sono il fiume Adda, che segna i confini tra Bergamo e Milano, il tracciato dell’Autostrada A4, le Tangenziali Est e Ovest di Milano, l’Autostrada che va a Genova, l’Autostrada del Sole e la Milano-Laghi.     Si pensa subito al Viaggio in Italia ed anche alle Esplorazioni sulla Via Emilia a cui Guidi ha partecipato. Da allora l’Italia non è più stata quella dei monumenti famosi, delle cartoline, dei panorami, ma un paesaggio “emarginato, escluso, (…) dell’ambiguità, del finto, del doppio”, un’Italia  “sostanzialmente esclusa, (…) che però è anche la sola che noi conosciamo, comprendiamo, viviamo perché è la sola che possiamo considerare in diretto rapporto con la nostra dissociata esistenza”, scrive Quintavalle, o  un insieme di luoghi che si vedono solo “quando sbagliamo strada o siamo smarriti o stanchi”, ricorda vent’anni dopo Gianni Celati.    Guido Guidi, Naviglio Martesana Gorgonzola, Milano, 1990. Ma se le...

Scarabocchi 2021 / Scrittori e scarabocchi

È on line il programma completo di Scarabocchi 2021!    Nel 1946 Tonino Guerra pubblica la sua prima raccolta di versi nel dialetto di Santarcangelo. È intitolata I scarabócc (Faenza, Lega, prefazione di C. Bo), come i versi che all’interno recitano: Quést l’è al murài/ e quést l’è i scarabócc /ch’a féva da burdèl /se calzinàz, /da mén da ch’ò tachè / andè dri me braz /par fè una réiga lònga /e quèlch invrócc. (Questi sono i muri / e questi sono gli scarabocchi /che facevo da bambino sui calcinacci / da quando ho imparato / a seguire il braccio / per fare una riga lunga e qualche ghirigoro): un omaggio all’infanzia e alle cose da nulla come i graffiti sui muri di paese. Poco meno di dieci anni dopo, nel 1955, Cesare Zavattini pubblica un racconto che riassume l’ambiguità e la meraviglia dello sguardo infantile sulla realtà (Il pittore Asvero, in I tre libri, Milano, Bompiani). Asvero guarda un suo dipinto con il nipote: sotto i loro occhi il quadro si anima, fantasia e realtà si confondono. Ciò che è ‘dentro’ e ‘fuori’ l’immagine si anima in una mobilissima prospettiva inversa, sogno e fantasia cancellano il limite dell’opera, il margine della tela e del foglio. L’...

Diario di un'insegnante / Scuola: scrutini e bocciature

Gli scrutini della seconda A si sono conclusi alle 21.40 di giovedì sera. Sei bocciati in una classe di venticinque. Sei bocciati sono tantissimi, sei persone rispetto alle quali domandarsi: abbiamo davvero fatto di tutto per vederli, ascoltarli, dare loro un posto, capire cosa stava accadendo e agire di conseguenza? No. Li abbiamo persi durante la dad, credo. Telecamere spente, connessi sì, connessi no, connessi ma assenti. Il tabellone dei voti lasciava poco spazio, nessun margine di intervento: tre debiti a settembre? Tre debiti a settembre a Ricardo che parla così poco e male l’italiano? Sono stata zitta e io non sto mai zitta in situazioni come questa: le cose sono spurie, c’è un altro lato da guardare – c’è sempre un altro lato da guardare –, ma erano tutte rosse le righe di quel dannato tabellone, a cosa potevo appellarmi?   Avremmo dovuto prenderci del tempo – abbiamo questo tempo? è previsto? – per dirci: questa classe è spaccata in due, che si fa? Nomi su uno schermo, nomi senza volto: come li vedi, come li raccogli, i silenziosi, quelli che in aula se ne stanno ai margini, i solitari? Non ci siamo interrogati sul punto in cui qualcosa si è inceppato. Dove abbiamo...

Mostre e anniversari / DadaDams: una storia dimezzata

Sono passati cinquant’anni da quando il grecista Benedetto Marzullo a Bologna inventò il Dams, Corso di laurea in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo, cui si aggiunsero in seguito indirizzi di comunicazione e cinema. Chiamò a insegnare figure allora fuori dall’accademia, protagonisti dell’industria culturale, del disegno industriale, dell’urbanistica, delle nascenti scienze semiotiche e dello spettacolo, delle arti, della musica, registi e protagonisti dell’avanguardia, ossia, citando in modo incompleto: Umberto Eco, Franco Donatoni, Luigi Squarzina, Renzo Tian, Giuliano Scabia, Ferruccio Marotti, Fabrizio Cruciani, Tomás Maldonado, Pier Luigi Cervellati, Lamberto Pignotti, Furio Colombo, Anna Ottani Cavina, Renato Barilli, Gianni Celati, Guido Neri, Guido Guglielmi, Alfredo Giuliani, Lamberto Trezzini. Il Dams oggi celebra quell’anniversario con una rassegna (online) con incontri con ex studenti e laureati ad honorem, con la laurea honoris causa a Mimmo Paladino e una mostra a lui dedicata, con un convegno e alcuni appuntamenti teatrali, musicali e d’arte e con una festa finale, dal 18 al 20 giugno nel centro di Bologna.    Uno dei punti nodali...

Digital Dishumanities / Tradurre l’errore

Giochi di parole e pratica pedagogica La traduzione di giochi di parole non è solo una pratica didattica utile e motivante, che può permettere agli studenti di migliorare, magari divertendosi, la propria competenza linguistica. Credo che questa attività abbia una valenza pedagogica e, indirettamente, politica più alta. Oggi, forse più che mai, è necessaria nella formazione, e non solo dei giovani, la presenza di esperienze che sollecitino il pensiero critico, in cui accanto al rigore e alla “cattiveria” dell’analisi sia richiesto allo studente di mettere in gioco la propria “creatività” (sull’anagramma creatività/cattiveria si veda Stefano Bartezzaghi, L’elmo di Don Chisciotte, Laterza, 2009, p. 15), nel tentativo di trovare soluzioni a problemi che sembrano impossibili da risolvere, o che non prevedono una e solo una risposta corretta.   La traduzione dei giochi di parole, come la traduzione degli errori intenzionali o non intenzionali, implica un confronto con testi ambigui e insoliti; obbliga a un lavoro di analisi complesso; costringe a comprendere i modi divergenti e non standard in cui la lingua straniera è utilizzata e i meccanismi che permettono a quel sistema...

Piatta è piatta / Pianura

Il danese e le centurie   Piatta è piatta. Su questo non c’è alcun dubbio. Si stende a perdita d’occhio interrotta solo da filari di pioppi e piccoli boschetti sopravvissuti alle trasformazioni agricole dell’ultimo secolo e mezzo. Se provi a camminare, la cosa migliore è seguire uno dei tanti canali che tracciano direttrici dentro il piatto senza fine. Non procedere lungo la strada, perché potrebbe essere pericoloso anche di giorno, sebbene raramente passi qualcuno, e quando sfreccia un’automobile lungo il rettifilo, è meglio scendere nel fossatello laterale e lasciarla passare, anche a costo di bagnarsi le scarpe, perché, salvo i mesi caldi, un po’ d’acqua reflua c’è sempre.   Il fatto è che non è bene stare sull’asfalto a fare da bersaglio. Dato che qui nessuno cammina lungo la strada, le vetture si lanciano ad alta velocità, una piccola ebbrezza da queste parti – tutti piloti in Emilia – e manco ti vedono. Tu sei un puntino all’orizzonte, un puntino che non si vede neppure, al massimo sei poco più grande di un moscerino e quando t’inquadrano sul vetro del parabrezza, sono già oltre e probabilmente ti hanno urtato; se ti va bene, sbattuto giù nel canale. Dove è meglio...

Futuro dell'Italia / Provincia o periferia?

Sono stati i francesi a inventare il termine provincial che nel Seicento indicava “persona con una mentalità arretrata”. Per quanto gli studiosi di etimologia non sappiano dire da dove derivi la parola, il suo significato indicava la sfera di competenza di un magistrato, poi un territorio conquistato dai legionari romani e amministrato da un magistrato di quella città. L’Italia è il paese provinciale per eccellenza, composto di realtà territoriali molteplici che si affiancano le une alle altre. La sua stessa forma geografica è molto varia rispetto alle altre nazioni europee: lunghezza della penisola, perimetro delle coste, presenza di due catene montuose l’una longitudinale all’altra, valichi, passi e valli. Il fatto di essere stati il centro di un Impero che ha fatto della viabilità uno degli strumenti principali di dominio, fa sì che la fitta rete delle strade romane abbia incentivato qui da noi lo sviluppo di numerosi centri urbani. Se si vuole capire qualcosa della realtà italiana, bisogna risalire molto indietro nel tempo, fino alle guerre greco-gotiche. Tutto questo perché il policentrismo è stata e resta una realtà importante nel nostro paese.   In un saggio pubblicato...

Reagire alla tragedia / Il terremoto di Salvemini

Questa è la storia di un uomo che nasce nel 1873 a Molfetta. Studi in seminario, poi primo incarico di insegnamento a Palermo. Per due anni è docente a Faenza, poi a Lodi e a Firenze. Nel 1901, a ventotto anni, diventa docente di storia all’università di Messina. E qui accade il terribile, il terribile che tanti riescono a schivare arrivando a consegnarsi alla morte senza che sia successo niente di particolare nella loro vita.    La mattina del 28 dicembre 1908 la terra trema per trentasette secondi tra Messina e Reggio Calabria. Cadono le due città e i paesi vicini, cade anche la terra dentro il mare. Muoiono più di centomila persone. Per alcuni giorni di lui non si sa nulla, lo danno per morto. Arriva persino un telegramma di condoglianze al suocero da parte di Mussolini. Ma lui è vivo e due mesi dopo scrive a un amico "Io mi sono messo al lavoro, e vedo con gioia e con terrore che mi interessa", e prosegue: "tutti pensano che io ne sia uscito, mi credono forte, e non pensano che io sono un poveretto". Salvemini ha perso la moglie, Maria Minervini, figlia di un ingegnere pugliese, e i suoi cinque figli, Filippo, Leonida, Corrado, Ugo ed Elena. Il terremoto gli ha...