Categorie

Elenco articoli con tag:

Città

(3,212 risultati)

Viaggio nelle scene d’estate #3 / Santarcangelo 2050: nella mutazione

Di Santarcangelo 2050, seconda puntata del festival del cinquantenario diretto da Motus, solo alcuni sprazzi. Il programma, immenso, disegnava un “Futuro fantastico”, come si leggeva con lettere al neon collocate su un margine del pratone detto “nellospazio” dove si svolgevano parecchi spettacoli: un futuro di mutazioni. E il primo oggetto registrato come mutante è proprio il teatro, trasformantesi in clip, video, interventi musicali, performance, laboratori, giochi, dichiarazioni e azioni militanti, contaminazioni con altri linguaggi e rituali, come ormai avviene da decenni nelle scene più inquiete. Una mutazione per provocare a entrare in tempi complessi. In sostanza il programma si rivela un bombardamento di oggetti vari, multipli, insinuando il sospetto di un certo horror vacui e della necessità di stipare tutto quello che è saltato a causa dei vari lockdown.  Noi qui abbiamo scelto di isolare qualche piccolo tesoro, per non farci travolgere, per non ridurre a consumo retrospettivo, a flusso indistinto, la radicale concentrazione che l’arte può indurre. Per provare a trasformare pochi spunti (forse anche perché siamo invecchiati, noi che scriviamo) in meditazione. (Ma. Ma...

Gadget / Gaudisney a Milano

Il gadget: oggetto sovrannumerario che vanta eredità di un certo rilievo (il feticcio) e che esclude o elude il valor d’uso (“non serve”), ma che produce forme forti o deboli di affezione (feeling) o di piacere. A volte non se ne può fare a meno (godimento). In ogni caso, aggregato alla merce come interessato “regalo”, quando non merce esso stesso. In tal caso, supplemento assoluto, portatore di una enigmatica quota di plus-valore o di plus-godere. Di incerto statuto istituzionale e formale (arte? design? semplice divertimento?) passa al di sotto di ogni forma di classificazione. Pare che oggi questa specie di oggetti proliferi, e che se ne possano trovare a ordini di grandezza assai diversi, dal minimo del pupazzetto di IKEA al massimo del Museo. Eccone un esempio.   C’è la facciata di una casa, in Corso di Porta Romana, a Milano. Dipinta in un colore giallo pallido è una casa d’epoca, di gusto vagamente barocco: in alto, un abbaino con un timpano e una finestra con cornice a rilievo che presenta un curioso fregio a occhiello. Più sotto, una finestra a forma di trifoglio, anch’essa decorata, poi una piccola apertura buia, una specie di colombaia. Ai fianchi della parte...

30 maggio 1941-28 luglio 2021 / Roberto Calasso, editore e scrittore

Memè Scianca e Bobi sono gli ultimi due libri di Roberto Calasso, usciti ora nella Piccola Biblioteca Adelphi. È significativo che il grande editore e scrittore appena scomparso abbia sentito l'esigenza di comporre un dittico come questo: un'autobiografia e un concomitante ricordo di Bobi Bazlen, quasi che lui e il cofondatore della casa editrice fossero, in qualche modo, una cosa sola, e l'uno non potesse ricordare il proprio passato senza implicare e coinvolgere l'altro. Precisiamo subito che Memè Scianca è il nome che Calasso, non sa nemmeno lui quando, ma molto presto scelse per se stesso. Un nome singolare che non rievocava né eroi né cavalieri, piuttosto malavitosi. “Scianca” potrebbe alludere più che altro a una infermità. “Memè” è tronco e buffo come “Totò”, ma è anche uno dei soprannomi del barone di Charlus, nella Recherche. Calasso la lesse a tredici anni, su suggestione del suo caro amico veneziano Enzo Turolla (che fu poi professore di storia della critica all'Università di Padova).   Autobiografia abbiamo detto, ma non lineare, non è un itinerario tracciato su una mappa. La memoria è fatta di buchi, crivellata da crateri vulcanici. Calasso si è fatto qui scriba...

Pudore e sfrontatezza / Pasolini e Paolo di Paolo: coast to coast

La lunga strada di sabbia è il titolo di un reportage, firmato da Paolo di Paolo e Pier Paolo Pasolini, pubblicato nell’estate del 1959 sul mensile Successo. Lo scopo è quello di mostrare un Paese in vacanza, al mare. “In tre puntate i nostri inviati percorreranno i tremila chilometri delle coste italiane, annotando e fotografando gli aspetti meno consueti e più originali delle nostre vacanze. Come in un film sfileranno, nel racconto di Pasolini e nelle foto di Paolo di Paolo, quei volti e quei fatti che soltanto un’inchiesta così lunga può documentare”, si legge nel sommario, ben in evidenza, nel mezzo della prima pagina di Successo.    In realtà, lo scrittore e il fotografo non si conoscono. Arturo Tofanelli, direttore del periodico, deve rassicurare Pasolini, dicendogli che Di Paolo collabora al Mondo di Mario Pannunzio, e spiegare poi a Di Paolo che il suo compagno di viaggio è “l’intellettuale emergente più interessante della cultura italiana”, al suo esordio come inviato.   Abituati a una cesura netta tra una cultura “alta” e una di livello mediocre, veicolata però da media ad alto e pervasivo impatto, siamo meravigliati nello scoprire che nei rotocalchi,...

29 luglio 1921 - 29 luglio 2021 / Il gatto, la civetta e Chris Marker

Immaginiamoci a Tokyo, nel quartiere di Shinjuku, appoggiati al bancone del bar “La Jetée”. A pochi passi da noi, un signore dai tratti orientali e uno dai tratti europei. Il primo è Toru Takemitsu, compositore, il secondo Chris Marker, cineasta e viaggiatore. I due discorrono in inglese. “We Japanese have a very special relationship with cats” dichiara il primo, mentre il regista vede passare davanti agli occhi immagini di gatti e di whisky. Più tardi Marker annoterà le immagini e i ricordi evocati dalla frase dell’amico musicista: appunti che saranno raccolti nel libro fotografico Le Dépays (1982) di cui proponiamo qualche passaggio. Marker parla del suo “spaese” (invenzione linguistica da dépaysement, spaesamento), del suo Giappone immaginato, guardandosi allo specchio e rivolgendosi a un «tu romanzesco» per calcare la distanza tra il sé stesso che ha scattato le fotografie tra il 1979 e il gennaio ‘81 e il sé stesso che scrive nel febbraio dell’anno successivo.     “È Toru Takemitsu che te lo ha detto ieri sera, nel piccolo bar di Shinjuku. Venendo da uno dei più grandi musicisti viventi, la confidenza è preziosa. Dietro di lui, disposte l’una dopo l’altra, le...

Polo del ‘900. Archivi con-nessi / Dall’8 settembre a Cefalonia

Alle ore 19.45 dell'8 settembre 1943 il Maresciallo Pietro Badoglio, nominato dal re Vittorio Emanuele III capo del governo al posto del destituito Mussolini, proclama solennemente per radio l'armistizio con gli Angloamericani, aggiungendo sul finale che “le forze italiane reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”. L'ambiguo messaggio, su cui si sono scritti fiumi d'inchiostro, spinge la maggior parte dei soldati a dar corso al profondo impulso del “tutti a casa”, icasticamente reso dal film di Comencini, magari intercettati e incarcerati dai nazisti come appare in questa fotografia:   Militari italiani catturati dall’esercito tedesco e avviati alla deportazione, ca. 1943. Alcuni comandanti (come per esempio Junio Valerio Borghese), specie dopo la creazione della Rsi, si schierano contro la “vergognosa capitolazione” e il tradimento dell'“alleato germanico”.   Manifesto della Repubblica sociale italiana, 1943.   Alcuni dichiararono la morte della patria, altri ancora invece valutarono la possibilità di un nuovo inizio. Di qui il costituirsi delle prime bande partigiane come a Cuneo nello studio legale di Duccio Galimberti; ma i primi...

BookMarchs – L’altra voce / Tradurre in classe

Il progetto del Traduttore in classe e, nello specifico, la pubblicazione del racconto di Jack London L’apostata testimoniano una scommessa: portare i temi della traduzione e la pratica del tradurre in tutte le articolazioni dell’obbligo scolastico, ossia a studenti che si stanno formando e, per lo più, non sono ancora approdati a una scelta lavorativa precisa. Non sono studenti universitari né allievi di master e scuole per i mestieri dell’editoria, a volte non sanno se non vagamente che cosa sia la traduzione, chi siano i traduttori e in cosa consista il loro lavoro; quasi sempre il loro unico esercizio di traduzione si identifica nella temibile versione di latino e greco, esercizio in cui sono chiamati essenzialmente a dimostrare la loro conoscenza delle regole grammaticali senza preoccuparsi della vitalità o efficacia della resa. Non sanno che il tradurre è un atto creativo che li rende “autori aggiunti” o vicari rispetto al testo originale, e presuppone un lavoro di immersione nella lettera, intesa come carne della parola, una comprensione profonda che è anche un gesto ermeneutico, una possibilità interpretativa, e una ri-creazione, nella lingua d’arrivo, di una voce che...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (13) / Bambini in manicomio

Qui è l’orrore. Ben oltre quello che possiamo immaginare. Un bubbone putrescente tenuto nascosto nel sottosuolo della nostra storia. Troppo a lungo.  Parlo dei “manicomi dei bambini”, discarica di vite difficili, o rifiutate. La loro esistenza si è protratta fino ai primi anni settanta, quando le mura dell’istituzione manicomiale hanno cominciato a sgretolarsi.  Il frenetico sviluppo del paese nel corso degli anni cinquanta, si era spento da tempo, ma da quelle terre estreme non è mai passato. Lì tutto è rimasto fermo, la violenza esercitata uguale nel tempo. E uguali nel tempo il disagio e la sofferenza. Adriano Sansa, giudice al Tribunale dei minori di Torino a metà degli anni sessanta, ha raccontato l’“enorme turbamento” entrando a Villa Azzurra, il “manicomio dei bambini” di Torino: “C’era un silenzio assoluto, questi bambini erano dei piccoli adulti tristi”. “Reparto 10, 36 bambini e ragazzi – si legge in La fabbrica della follia, racconto del manicomio e delle sue vite – completamente abbandonati in uno stato di totale inerzia. Non sono integrati in alcun modo, né è prevista alcuna attività di gruppo o ricreativa. Vi sono ragazzi ricoverati da diversi anni che non...

Arena di Verona / Opera in multimedia con vista sciopero

Il multimedia – immagini, video e soluzioni grafiche variamente elaborate – fa parte ormai da molti anni del bagaglio del cosiddetto teatro di regia nel melodramma. Sulla spinta dell’emergenza, per uscire dalle strettoie dei protocolli sanitari anti-Covid, quest’estate lo ha adottato in maniera intensiva anche l’Arena di Verona, riuscendo così a mettere in cartellone un festival fitto di appuntamenti ma che del teatro di regia non ha quasi nulla. Come inevitabilmente accade nell’anfiteatro romano, la scelta – che ha rarissimi precedenti fra quelle antiche pietre – è passata attraverso la monumentalità: l’immenso led wall destinato alle immagini ferme o in movimento – struttura fissa e comune a tutte le cinque produzioni operistiche del festival – secondo i dati forniti ai giornali ha una superficie di 400 metri quadrati. Una struttura imponente, che di fatto segue l’andamento curvo delle gradinate dietro al palcoscenico ma che poi non è stata considerata sufficiente rispetto a uno spazio di spettacolo così vasto da lasciare raramente immune chi deve allestirvi uno spettacolo da una sorta di “horror vacui”.   Aida, foto Ennevi. Così la stagione in corso all’Arena ha una...

A vent'anni dalla scomparsa / Sergio Saviane e l'invenzione del mezzobusto

Sergio Saviane: tutti quelli che lo ricordano, quando lo ricordano, dicono o scrivono, tutti, nessuno escluso, che è purtroppo dimenticato, Sergio Saviane. Allora ricordiamolo anche noi, questo cosiddetto dimenticato, e ricordiamo che vent'anni fa esatti, il ventisette luglio del 2001, moriva a Castelfranco Veneto, dov'era nato settantotto anni prima, Sergio Saviane. Ma chi era dunque questo Sergio Saviane, paradossalmente così dimenticato e al contempo così ricordato? Era uno scrittore, un giornalista, un polemista, un creatore di linguaggio e un onomaturgo, oltre che un critico televisivo, forse addirittura il primo in Italia, a tenere, e per circa trent'anni anni (1960-1988) su “L'Espresso”, una rubrica di critica televisiva.    Collezionò, pare, un centinaio di querele. Un semplice dato per chiarire che era uno che non le mandava certo a dire. Le diceva lui, in prima persona, con notevole coraggio, le cose che aveva da dire. Vent'anni fa, tra i vari necrologi, spiccarono quelli di Nello Ajello e Maria Novella Oppo. Più di recente si sono occupati di lui, per esempio, Stefano Lorenzetto (2013), Claudio Giunta (2020) e Massimo Del Papa (2014), che gli ha dedicato un...

Un libro di Martini e Francesconi / La moda delle vacanze e le vacanze di moda

Detesto il concetto di vacanza intelligente, che recentemente ha avuto gran successo; mi pare presupponga che l’anno sia tutto idiota, eccetto quei quaranta giorni. (Giorgio Manganelli)   «La mia strada della vacanza / segnerà la tua lontananza», cantava Mina nel 1990, su testo di Franco Califano di diciotto anni prima (Un’estate fa, già eseguita dagli Homo Sapiens e da Caterina Caselli nel 1972). Nel mezzo Madonna aveva affermato l’invito (tutto americano e anni Ottanta) a godersela prima di tutto, la vacanza: «If we took a holiday / took some time to celebrate» (Holiday, 1980), come se il rifugio nell’edonismo avesse definitivamente spazzato via ogni rigurgito sentimentale, sia pure all’insegna della malinconica consapevolezza che «l'estate va / e porta via con sé / anche il meglio delle favole». Nel groviglio degli anni Ottanta, come recita il titolo di un libro importante di Adolfo Scotto di Luzio (Einaudi, 2020), non c’è più spazio per la memoria e la tenerezza, perché tutto è rivolto all’eccezionalità del momento: «Just one day out of life / it would be, it would be so nice». Del resto non era questo il messaggio anche da noi, quando Giuni Russo, con...

Visite guidate (3) / Vittore Carpaccio, Il giudizio di Paride

Chissà perché all’Accademia Carrara, che è uno dei musei di media grandezza più belli d’Italia (e quindi del mondo), non avevo mai notato questo quadretto su tavola del Carpaccio. Non certo a causa delle sue esigue misure (13,2 x 27,6 cm), che lo denunciano come pannello di qualche oggetto o mobile, probabilmente “parte della decorazione di un piccolo scrigno che doveva includere lateralmente due tavolette … con le immagini di Giunone e Minerva”. Fatto sta che l’ultima volta che ci sono stato mi ha colpito già da lontano. La targhetta lo titola "Il giudizio di Paride", mentre altri, più assennatamente, anche Paride in un paesaggio, ma io tengo buono il primo, che è quello che ho visto quando mi sono avvicinato alla piccola opera, trascurando per una volta la più grande e nota Nascita di Maria, dello stesso autore, sulla quale pure ci sarebbe parecchio da dire, a cominciare dalla postura della puerpera, sant'Anna. Il tema è importante e trattato da molti artisti grandi e piccoli che vi hanno visto anche una bella occasione di sfoggiare la loro abilità nella rappresentazione del nudo femminile in triplice copia, ognuna perfetta, secondo i canoni di bellezza delle loro rispettive...

2001 - 2021 / Genova vent’anni dopo: battaglia di immagini

“L’uomo moderno non coltiva più ciò che non si può semplificare ed abbreviare.” Walter Benjamin, Angelus Novus   Tutto sommato, dopo vent’anni (o meglio, vent’anno dopo) l’immagine più sconcertante che proviene da Genova è lontanissima dalla violenza di piazza. È quella, molto composta, dei partecipanti a “Un altro mondo è necessario”, il convegno che si è tenuto in quello stesso Palazzo Ducale che nel 2001 era il cuore della zona rossa, frequentabile solo dai potenti e dai loro apparati. Non si tratta soltanto di una riconquista simbolica, ma dell’ammissione oggettiva di un fatto profondo, che corre più o meno apertamente anche nei commenti dei media mainstream. Detto in soldoni, “Il Genoa Social Forum aveva ragione”. Non è mai troppo tardi, come si dice. O forse sì, purtroppo, perché molti dei problemi che allora potevano essere affrontati con una ragionevole programmazione, oggi sono delle emergenze probabilmente senza appello. Basta pensare al clima o a ciò che la pandemia ha scatenato. Ma anche alle migrazioni, alle guerre, alla giustizia sociale. Magra consolazione scoprire di essere stati dalla parte giusta quando molti buoi sono scappati. Meglio di niente, comunque....

Un libro di Alessandro Carrera / Stati Uniti: verso il totalitarismo delle identità?

Una conversazione tra Massimo Cacciari, Antonio Gnoli e Alessandro Carrera, tenuta in occasione della pubblicazione del libro di Alessandro Carrera Anatomia degli Stati Uniti. Diario di un amore difficile (Luca Sossella editore).    Massimo Cacciari   Il libro di Alessandro Carrera è molto più di una raccolta di articoli, è un libro che racconta una storia, e quindi un destino: ha una struttura e una pregnanza che ne fanno qualcosa di importante per tentare di capire in Europa che cosa sono gli Stati Uniti oggi. Io ho cominciato a fare filosofia riflettendo sull’importanza degli articoli di Marx sugli Stati Uniti. I grandi europei hanno sempre capito che bisogna guardare agli Stati Uniti per riuscire a orientarsi su quello che accadrà qui, e questo libro serve a questo scopo. È un libro che ha anche delle qualità letterarie altissime, Alessandro Carrera è uno scrittore, è un giornalista-scrittore, quindi sono pagine di grande godibilità, drammatiche ma anche piene di autoironia e ironia, e di tenerezza nei confronti della realtà che descrive, anche laddove le cose che dice sono terribili. Talvolta alcuni aspetti dell’American way of life suonano davvero barbarici,...

Milano capitale della cultura del progetto / ADI Design Museum Compasso d’Oro

Dopo decenni di riunioni, dibattiti e vicissitudini più o meno travagliate, il 25 maggio 2021 si è finalmente inaugurato il nuovo ADI Design Museum, che ospita la Collezione del Compasso d'Oro.    Il Premio Compasso d'oro   Il Premio Compasso d'Oro, curato dall’ADI (Associazione Design Industriale, fondata a Milano nel 1956) è il più antico e il più prestigioso premio per il disegno industriale al mondo. Nato nel 1954 in seno a La Rinascente, per merito di Gio Ponti e di Alberto Rosselli, esso raccoglie e amplia un'idea di Augusto Morello.  Mentre tutti sanno chi è stato Gio Ponti (se ne legga qui), la figura di Augusto Morello (1928 - 2002), purtroppo, è ricordata soltanto dagli addetti ai lavori. Torinese di nascita, con una laurea in chimica, dopo una formativa esperienza di lavoro in Olivetti, nel 1953 approda a La Rinascente, dove, fino al 1970, è a capo del mitico Ufficio Sviluppo, poi Centro Design, in cui "svolge l’inedito ruolo di design manager, ossia trait d’union tra marketing e produzione, committenza industriale e architetti designer. [...] Per sottolineare la necessaria combinazione di utilità e bellezza, Morello inventa il Premio per l’...

Diario di una Russia in frantumi / I Giorni maledetti di Ivan Bunin

«Questo anno maledetto è finito. E ora? Forse qualcosa di ancora più terribile ci attende.» Ben sintonizzato con l’iperbolico giornalismo e pseudo-giornalismo che ha raccontato la pandemia, questo incipit si riferisce a un secolo fa, ai concitati avvenimenti della Guerra civile russa di cui fu testimone e narratore Ivan Alekseevič Bunin. Coinvolto fisicamente ed emotivamente nella narrazione, Bunin annota frammenti significativi di quei Giorni maledetti che spazzarono via la sua affezionata vecchia Russia. Quest’opera ibrida, a metà tra il diario, il romanzo documentario e il libro di memorie, è piuttosto insolita nella produzione letteraria di Bunin, ‘pittore’ della campagna e della natura, primo scrittore russo a vincere il Nobel nel 1933. Per la prima volta Giorni maledetti si può leggere in italiano, grazie alla traduzione di Marta Zucchelli e a Voland che l’ha pubblicata.   Nella prima parte dell’opera, Bunin si trova a Mosca, all’inizio del 1918, e descrive una città sconvolta dalla Rivoluzione, attanagliata da un freddo «intollerabile» e avvolta nel buio più nero, per via di un nuovo decreto che vieta di accendere la luce pur essendoci l’elettricità: l’«ennesima beffa...

Campania Teatro Festival: una mostra e due apparizioni / Da Napoli a Sansepolcro. Per un teatro in levare

Distese di prati all’inglese e lunghi viali in mezzo al bosco accolgono gli spettatori in fuga dal caos violento della ripresa e dall’arsura cittadina nell’incantevole Parco di Capodimonte: è questo il primo “spettacolo” della quattordicesima edizione del Campania Teatro Festival (fino a un anno fa Napoli Teatro Festival). Già l’anno scorso, causa pandemia, la rassegna aveva finalmente abbandonato i teatri, cominciando a (ri)aprirsi alla città. Quest’anno si è definitivamente spostata nelle varie location del Real bosco che per secoli ha ospitato regnanti e nobiltà partenopea. Il festival come sempre ha la durata di circa un mese (giugno-luglio), con un programma fittissimo di prosa, letteratura, musica, una sezione “Osservatorio” quasi notturna, la scena internazionale calendarizzata a settembre, una serie di mostre e istallazioni a ingresso gratuito. Tra queste, ci annotiamo Bestiario Teatrale che per la prima volta ha raccolto parte degli oggetti della carriera ultraventennale di Emma Dante.   Nel refettorio del Convento di San Domenico Maggiore, le luci sapienti di Cesare Accetta illuminano una sorta di terra santa rettangolare da cui spuntano reperti scenici: la prua e...

Sotto il segno di Hiroshima / Tokyo, 1964

Chi si ricorda oggi di Yoshinori Sakai? Era il 10 ottobre 1964 e al Kokuritsu Kasumigaoka Rikujō Kyogijō, lo Stadio nazionale olimpico di Tokyo, si svolgeva la cerimonia di apertura delle XVIII Olimpiadi. A portare nell’ultima frazione la torcia olimpica che avrebbe acceso al tripode dello stadio la fiamma olimpica, toccò proprio a lui, a Yoshinori Sakai che aveva compiuto diciannove anni il precedente 6 agosto e che diciannove anni prima era nato a Hiroshima un’ora dopo lo scoppio della bomba atomica. Tutto questo aveva un significato in un certo modo sacrale. Il Giappone era il primo paese asiatico a ospitare un’Olimpiade e lo faceva finalmente dopo che già nel 1938 aveva dovuto rinunciare all’organizzazione dell’edizione prevista nel 1940, a causa delle pressioni internazionali conseguenti all’invasione della Cina da parte dell’esercito nipponico. Nel 1940 le Olimpiadi comunque non si erano tenute né a Tokyo né ad Helsinki, che ne aveva preso il posto, e dai giochi del 1948, a Londra, i giapponesi, come i tedeschi, sui quali pesava l’infamia di aver scatenato il secondo conflitto mondiale, ne furono esclusi. Vennero però riammessi dal CIO nel 1950 e due anni dopo gareggiarono...

6 settembre 1944 - 14 luglio 2021 / Christian Boltanski: la resistenza all'entropia del tempo

Per tutta la vita Christian Boltanski ha incarnato l'impulso forse più antico e profondo che spinge l'uomo a fare arte: resistere alla morte, all'entropia del tempo, all'indifferenza del caso di fronte al quale siamo tutti unici e tutti uguali. Si è spento il 14 luglio, a 76 anni, ma i suoi atti di resistenza resteranno a lungo, in giro per il mondo, prima di arrendersi all'entropia. Il suo cuore, per esempio, continuerà a battere in una stanza in penombra sull'isola di Teshima in Giappone, pulsando in sincrono con una lampadina che illumina a intermittenza pareti rivestite da pannelli neri specchianti. E batterà finché questa installazione permanente sarà ospitata in quel museo che sembra una bianca astronave aliena affondata sul fianco della collina e aperta verso il cielo e l'oceano. «L’artista per me è come se avesse sulla faccia uno specchio così che ognuno quando lo guarda possa dire: “sono io”», ha detto in questa bella intervista.   Si potrebbe pensare che è un privilegio esclusivo dell'artista, che può lasciare in custodia le sue reliquie in luoghi come questo, adibiti al culto dell'arte. Niente di più lontano da Boltanski. «Il ruolo e lo scopo dell’artista è di...

Ricette immateriali / La piada

La piada riassume in sé vizi e virtù della cucina italiana o, vista la mitica relazione con le vicende marinaresche dell’Eneide, più genericamente della cucina mediterranea. Invenzioni narrative vecchie e nuove, utili a pericolose costruzioni identitarie e a lucrose produzioni alimentari. Ma la storia della piada, reale e fantastica come quella di tutte le tradizioni enogastronomiche, e soprattutto la pratica della piada, cioè il farla e condividerla, può essere anche una buona occasione per sperimentare nuove forme di socialità. Praticare ricette immateriali significa provare a riabitare l'Appennino. Riabitarlo oggi, ognuno con il suo lavoro e le sue (misurate) comodità, senza ipocriti rimpianti nostalgici, ma consapevoli della atavica necessità di selvatico che ci portiamo dentro.    Ricetta intesa nel significato più generale, a partire da quello medievale di rimedio, espediente, curativo, per ricostruire una relazione con i luoghi, selvaggi o antropici, consunti o bucolici, vivi o morti, insomma con i luoghi appenninici, romagnoli nello specifico. Piada quindi, non quella industriale e imbustata, non quella fast food e magari lievitata, orrore! No! Piê o pida, è pane...

A Ja Ljublju SSSR / Massimo Zamboni, La trionferà

Per metà della lettura, La trionferà di Massimo Zamboni assomiglia a una sorta di anti-Guareschi. È la rievocazione, da sinistra, dell’esistenza storica di un mondo che oggi sembra quasi fantastico, ormai mediato dalla nostalgia e dalle suggestioni dei film, della letteratura e della musica, di cui anche la parabola dei CCCP-Fedeli alla linea fa parte. Parliamo della saga del comunismo emiliano, vista dalla prospettiva di Cavriago, autentica piccola Mosca della pianura emiliana, ben nota per presentare nella topografia locale una piazza Lenin con busto del rivoluzionario russo ancora oggi al suo posto, per quanto sotto forma di “multiplo”.   Ecco così un’antologia di personaggi e di situazioni che, seppur scoperti dalle ricerche dell’autore, ci sembra di conoscere benissimo. Il mitico sindaco Arduini di inizio secolo, per esempio, archetipo del socialista buono e magnanimo che la storia (sotto le vesti del fascismo) si incaricherà di maltrattare fino all’indegnità. Abbo Partisotti, “Principe”, partigiano comunista tutto d’un pezzo che nel corso del secondo Novecento i pezzi li perde uno per uno a partire dalle rivelazioni di Kruscev su Stalin. O Valentina Tereshkova,...

Paesaggi e prose di Italo Testa / Teoria delle rotonde

Già con titolo e sottotitolo Italo Testa incuriosisce il lettore, suggerendogli una prima riflessione. Teoria delle rotonde. Paesaggi e prose (Valigie Rosse, 2020) a ben vedere contiene due coppie di concetti non perfettamente integrati. In che cosa consiste una riflessione teorica sulle rotonde stradali? Ma soprattutto: in che senso un “paesaggio” può essere messo sullo stesso piano di una “prosa”? Un’etichetta tematica (e pittorico-fotografica) come può unirsi, non gerarchicamente, con una generalissima definizione formale (e linguistico-letteraria)? Visto dall’esterno, il volumetto è in effetti composito, e la stessa pratica della prosa che lo caratterizza si declina in un’ampia varietà di realizzazioni. Se ne possono contare sei diverse: cioè tante quante sono le sezioni verbali dell’opera, divisa in sette capitoli. Al centro, infatti, la quarta parte è un omaggio puramente visivo a Luigi Ghirri, consistente in una serie di fotografie scattate dall’autore e rielaborate da Riccardo Bargellini. Tra l’altro, si tratta di un capitolo “bianco”: essendo il suo contenuto, per così dire, de-localizzato, poiché le foto hanno lasciato le pagine di loro spettanza per distribuirsi lungo...

Viaggio nelle scene d’estate #1 / Il vulcano, il castello, fuori dalla laguna

Come è l’Italia post pandemia? Ansiosa di recuperare il tempo perso, di dare vita a cose per troppo tempo rimandate, rimaste in sospeso, tante. Nel teatro è così: tra giugno e luglio sembra tu possa vedere tutto quello che ti è stato negato durante l’autunno, l’inverno, la primavera. Viaggi, tra festival e prime di singoli spettacoli, da un capo all’altro della penisola. È un mordi e fuggi di immagini che si sovrappongono, ma è anche un modo per tastare il polso a un Paese che vuole riprendersi senza avere ancora imparato la lezione della necessità della lentezza, di fare meno e fare meglio; con qualche felice sorpresa che fa sperare.    Il murale al teatro Verga di Catania. Catania: Franco Scaldati, Pinocchio   La Grande Madre la chiamano, l’Etna: i marciapiedi e le strade sono pieni della cenere eruttata. La sera si vedono zampilli di fuoco. Nutrimento e distruzione. Le case della città sono come sbiadite, con i colori sporcati, slavati dalla cenere. Percorrendo strade lunghissime arriviamo al teatro Verga, la sede dello Stabile. Cubi grigi, uno incastrato nell’altro, in un quartiere di semiperiferia. Ma qualcosa sta cambiando nel Teatro Stabile, con la...

Maggio Fiorentino / La Siberia resuscitata di Umberto Giordano

I - Cum mortuis in lingua mortua Come si resuscitano i morti? Secondo il dottor Frankenstein è questione di elettricità, secondo Federico Ruysch di conservazione e congiunzioni astrali, se invece sentiamo la vera Autorità, "Lui", non c'è tecnica che tenga. Ma se per 'morti' intendiamo opere non più eseguite, dimenticate negli archivi degli editori, e per 'resuscitare' rimettere in scena, riaprire per esse il grande libro del Repertorio e far spazio nei margini per il loro nome, le autorità sono altre, e alcune devono senz'altro risiedere a Wexford, in Irlanda, e a Martina Franca, in Valle D'Itria, dove da anni ci si adopera a questo scopo – altre ancora nel piccolo Teatro Grattacielo di New York, un'enclave italiana di melomani coraggiosi. I nomi degli impavidi sono pochi, molti i morti che attendono, a diritto o meno, di essere riportati in vita. Entriamo in queste catacombe, aggiriamoci tra i loculi. Sono centinaia: qui un bozzetto di vita napoletana, su testo di Salvatore Di Giacomo (Mese mariano), qui un'opera di ambientazione medievale, fiabesco e dannunziante (L'amore dei tre re, di Sem Benelli/Montemezzi), qui un D'Annunzio vero ed erotico (Isabeau per Mascagni), qui quasi...