Alfabeto Pasolini

Musica

Il canto del fuoco / Quando Leonard Cohen partì per il fronte

Leonard Cohen non credeva nel mondo di pace immaginato da John Lennon, un mondo senza nazioni, proprietà privata o religioni. “Non ho una canzone dal titolo Give peace a chance”, dichiarò in un’intervista sette mesi prima della guerra del Kippur. “Potrei scrivere una canzone sulla guerra e, se la cantassi in una maniera pacifica, allora avrebbe lo stesso messaggio. Non mi piacciono questi scrittori di slogan”. In un’altra intervista dichiarò che “la guerra è una delle rare circostanze in cui gli uomini danno il meglio di sé”. Era anche dell’avviso che la cultura derivi dalla lealtà verso una lingua, un gruppo, un luogo, e che soltanto il nazionalismo sia in grado di produrre arte.   In una delle sue canzoni si presentava ironicamente nei panni di Field Commander Cohen – il comandante...

Un monumento musicale della cristianità / La Passione secondo Bach

Cantare il racconto evangelico della Passione di Gesù durante le celebrazioni del Venerdì Santo era un’antica tradizione musicale della Riforma luterana. In origine lo si era fatto in modo responsoriale, poi si era affermato lo stile corale polifonico ed erano emerse in ruoli sempre più importanti le voci soliste. Alla fine del Seicento, l’impetuosa affermazione, anche nelle città tedesche, del gusto melodrammatico di origine italiana aveva avuto l’effetto di aggiornare forma e stile della musica con la quale nelle chiese si narrava la morte del Cristo. Nasceva quella che poi gli storici avrebbero chiamato Passione-Oratorio. Si trattava di una formula di compromesso, in equilibrio fra la severità teologica del genere sacro e la ricchezza degli “affetti” tipica dell’Aria, cuore dell’opera...

Ramón Andrés, Il mondo nell’orecchio / La musica dei cieli di pietra

Il mondo nell’orecchio. La nascita della musica nella cultura (Adelphi 2021) di Ramón Andrés, poeta, saggista, traduttore, nato a Pamplona, residente a Barcellona, instancabile scrittore di musica (non critico; piuttosto affabulatore musicale, perché vale il detto di Gabriel García Márquez, l’unica cosa che è migliore della musica è il parlare di musica), non è un libro facile, e non solo perché appartiene al genere arcano della letteratura neopitagorica, della musica delle sfere, ma soprattutto perché è il libro di un inarrestabile analogista, dove ogni riferimento conduce a infiniti altri riferimenti e non è nel potere dell’autore rinunciare a una citazione in più, a un altro nome da aggiungere, a un altro parallelismo da inserire, e così per 480 pagine, che avrebbero anche potuto...

Da Roosevelt a Broadway / Fratello, dove sei? Musica della Grande Depressione

Fra le fotografie che meglio richiamano la Grande Depressione degli anni ’30 ci sono senza dubbio gli scatti in bianco e nero dei serpenti umani in attesa di una zuppa e un tozzo di pane a Manhattan, isola assurta, allora, a neocapitale economica del pianeta. Le tristemente note bread lines, le code per il pane. A New York, nei primi mesi di quel decennio, le bread lines più lunghe, potere della filantropia, potevano contare su un padrino illustre: William Randolph Hearst, il magnate della stampa che sarebbe poi stato immortalato da Orson Welles in Citizen Kane. Hearst aveva predisposto un autocarro dal quale dei volontari elargivano abbondanti ciotole di zuppa calda e fette di pane alle legioni di disperati che facevano la coda intorno a Columbus Circle in attesa del loro turno, uno...

I 150 anni dell’opera di Verdi / La resistenza di Aida

Negli ultimi dieci anni, in Italia è stata allestita più di cento volte. È andata in scena in 40 teatri di città grandi e piccole, spesso all’aperto, nelle piazze, negli anfiteatri, perfino in una cava nel territorio del minuscolo Comune di Montecrestese in Val d’Ossola. In tutto, fanno circa 460 rappresentazioni (dati di Operabase.com), 184 delle quali all’Arena di Verona, fuor di ogni dubbio il centro planetario della fortuna di Aida. Nell’anfiteatro romano l’opera egizia di Verdi è stata proposta per la prima volta nell’agosto del 1913, da almeno una trentina di anni è titolo stabile dei festival estivi ed è andata in scena finora 728 volte, radunando oltre 7 milioni di spettatori.   La terz’ultima opera del bussetano, insomma, gode di una popolarità consolidata, che non ha...

Il Concerto di Capodanno a Vienna / Le peripezie di Radetzky

La suonano ogni primo giorno dell’anno, da decenni, sempre alla stessa ora – intorno alle 13.30. Fino a non molto tempo fa, c’era la diretta televisiva; adesso è rimasta la radio, perché il piccolo schermo italiano in quel momento è occupato dalle Arie d’opera che giungono dalla Fenice di Venezia, e non è la stessa cosa. Ma il Concerto di Capodanno per antonomasia, il più antico e di più nobile lignaggio – anche solo per il prestigio dell’orchestra che ne è protagonista, i Wiener Philharmoniker – è quello che si svolge nella “Sala d’oro” del Musikverein di Vienna. E la Marcia di Radetzky è la sua invariabile conclusione, il bis di rigore stabilmente iscritto nel programma, a rassicurazione di tutti coloro i quali, ovunque nel mondo, affidano proprio a questa musica un positivo auspicio...

Alla Scala di Milano / Macbeth: un capolavoro di frontiera

Il primo incontro di Verdi con Shakespeare ha una storia singolare, per molti aspetti unica. L’idea del Macbeth, l’opera che il 7 dicembre inaugura la stagione della Scala, nacque durante l’estate del 1846, dopo il debutto primaverile di Attila alla Fenice di Venezia. In laguna Verdi si era ammalato di una “febbre gastrica” durata varie settimane e il medico gli aveva prescritto sei mesi di riposo, esortandolo a trascorrere un periodo alle Terme di Recoaro, per “passare le acque”. Nel pieno dei cosiddetti “anni di galera” – contrassegnati da un attivismo frenetico e da condizioni produttive sempre al limite – il musicista decise di seguire scrupolosamente la prescrizione, anche se una simile pausa rischiava di avere conseguenze sulla sua carriera. Con il senno di poi, una scelta vincente...

23 novembre 1921 - 23 novembre 2021 / Fred Buscaglione: dal whisky facile

La sera del 15 gennaio 1935 – XIII dell’Era Fascista, alla vigilia della guerra di Abissinia – il quattordicenne Ferdinando “Nando” Buscaglione (nato cent’anni fa a Torino, il 23 novembre 1921), studente di violino – ’l merlus, il merluzzo, lo chiamava lui – si trovava fra il pubblico del Teatro Politeama Chiarella di via Principe Tommaso (dove nel 1910 Filippo Tommaso Marinetti e Umberto Boccioni avevano  presentato il Manifesto della pittura futurista), insieme all’amico fisarmonicista Renato Germonio, conosciuto alle adunate del sabato, ad ascoltare e a spellarsi le mani per applaudire nientemeno che Louis Armstrong nella storica serata del suo primo concerto in Italia organizzato da Alfredo Antonino, personaggio di spicco dell’ambiente d’avanguardia musicale torinese, fondatore...

Monteverdi a Vicenza con Iván Fischer / L’“Incoronazione” trash di Poppea

L’incoronazione di Poppea è la prima e la più celebre delle opere che non si basano su soggetti mitologici o letterari. I personaggi principali sono realmente esistiti e gli eventi della trama sono effettivamente accaduti. “Da una storia vera”, come si dice oggi: in questo caso quella – più o meno attendibile – raccontata da Tacito e Svetonio sull’imperatore Nerone. Dopodiché, è noto che il vero ha ben poco a che fare con il melodramma. E così si spiega perché questo particolare “sottogenere” sia in realtà infrequente nei quattro secoli abbondanti trascorsi da quando è stato inventato il teatro per musica. Ma ciò non fa che sottolineare l’eccezionalità, nel senso stretto del termine, del capolavoro ultimo di Claudio Monteverdi. La Poppea è infatti un’eccezione da tutti i punti di vista....

29 maggio 1892 - 25 ottobre 1938 / Alfonsina e il mare

Poco prima di suicidarsi, nell’ottobre del 1938, Alfonsina Storni spedì un’ultima poesia al giornale argentino La Nación. La poesia s’intitola Vado a dormire, e recita così:   Denti di fiori, cuffia di rugiada, mani di erba, tu, dolce balia, tienimi pronte le lenzuola terrose e la coperta di muschio cardato. Vado a dormire, mia nutrice, mettimi giù. Mettimi una luce al capo del letto una costellazione; quella che ti piace; tutte van bene; abbassala un pochino. Lasciami sola: ascolta erompere i germogli… un piede celeste ti culla dall’alto e un passero ti traccia un percorso perché dimentichi… Grazie. Ah, un incarico se lui chiama di nuovo per telefono digli che non insista, che sono uscita…   Trent’anni dopo, nel comporre le strofe della canzone Alfonsina y el mar, il poeta...

Biennale Musica / Saariaho, la drammaturgia interiore

Intorno all’opera i nervi sono a fior di pelle. A Parma basta un manifesto pop di Verdi e il festival a lui dedicato diventa un calderone ribollente che neanche le streghe nel Macbeth. Battaglie di retroguardia, certo, tanto più se la politica più retriva si mette di mezzo, ma non inedite. E alimentate dal tamtam dei social network spesso oltre il diritto di sciocchezza. Non è un bel viatico, nel momento in cui pare che dopo la lunga eclisse pandemica stia finalmente sorgendo l’alba del ritorno alla normalità per lo spettacolo dal vivo e il traguardo della capienza piena sia a portata di mano. Ma d’altra parte bisogna annotare che certi massimalismi contro la drammaturgia – ché di questo, specialmente, si tratta: una crociata contro i registi – non sono nuovi nel mondo dell’opera “storica...

Arena di Verona / Opera in multimedia con vista sciopero

Il multimedia – immagini, video e soluzioni grafiche variamente elaborate – fa parte ormai da molti anni del bagaglio del cosiddetto teatro di regia nel melodramma. Sulla spinta dell’emergenza, per uscire dalle strettoie dei protocolli sanitari anti-Covid, quest’estate lo ha adottato in maniera intensiva anche l’Arena di Verona, riuscendo così a mettere in cartellone un festival fitto di appuntamenti ma che del teatro di regia non ha quasi nulla. Come inevitabilmente accade nell’anfiteatro romano, la scelta – che ha rarissimi precedenti fra quelle antiche pietre – è passata attraverso la monumentalità: l’immenso led wall destinato alle immagini ferme o in movimento – struttura fissa e comune a tutte le cinque produzioni operistiche del festival – secondo i dati forniti ai giornali ha una...

Maggio Fiorentino / La Siberia resuscitata di Umberto Giordano

I - Cum mortuis in lingua mortua Come si resuscitano i morti? Secondo il dottor Frankenstein è questione di elettricità, secondo Federico Ruysch di conservazione e congiunzioni astrali, se invece sentiamo la vera Autorità, "Lui", non c'è tecnica che tenga. Ma se per 'morti' intendiamo opere non più eseguite, dimenticate negli archivi degli editori, e per 'resuscitare' rimettere in scena, riaprire per esse il grande libro del Repertorio e far spazio nei margini per il loro nome, le autorità sono altre, e alcune devono senz'altro risiedere a Wexford, in Irlanda, e a Martina Franca, in Valle D'Itria, dove da anni ci si adopera a questo scopo – altre ancora nel piccolo Teatro Grattacielo di New York, un'enclave italiana di melomani coraggiosi. I nomi degli impavidi sono pochi, molti i morti...

Il libro di Alessandro Carrera / Bob Dylan: uno scrigno senza fondo

Negli anni Sessanta del secolo scorso, quando l’ho ascoltato per la prima volta, Bob Dylan era una mosca bianca nella scena musicale: già la sua faccia sulla copertina del 45 giri di The Times They Are A-Changin’, grigia, piatta, senza sorriso, sembrava rinviare a un mondo del tutto diverso da quello di moda in quegli anni. La voce, poi, era davvero sconcertante (“ma come fate ad ascoltare questo ubriaco?” chiedeva la nonna di un mio amico). Come tanti, diventai un suo fan. Conoscevo a memoria le sue canzoni, le cantavo e le suonavo con tanto di armonica a bocca a tracolla, sforzandomi vanamente di imitare quella voce inconfondibile.  Negli anni Settanta l’ho mollato. Avevo seguito il suo percorso anche dopo la svolta “elettrica”, avevo digerito perfino i manierismi di Self Portrait...

A 40 anni dalla morte / Bob Marley, una canzone è un segno

Quando fu coniata l’espressione world music, Bob Marley era morto da più di un lustro. Era il 1987, e un gruppo di discografici inglesi, preoccupati di come promuovere il crescente numero di dischi di musica africana e genericamente altra che s’andava accumulando sugli scaffali dei negozi, s’inventò l’etichetta musica dal (o del) mondo. Non era rock, non era classica, non era jazz, non era folk, e i negozianti che nel frattempo avevano già adibito un angolo di negozio all’esposizione di una collana reggae – forse discosta, ma coloratissima – pensarono che la musica genericamente altra dal rock e dal pop di stampo anglosassone la si potesse assegnare a una voce tanto vaga quanto suscettibile di rappresentare il resto del mondo.    L’anno prima, nel 1986, Paul Simon aveva...

Creativi d’Emilia / Vasco Rossi è lo stadio

Lo stadio della musica   Nella musica rock, il mondo anglosassone rappresenta il principale punto di riferimento. È qui, infatti, che tutto è nato e che continua ancora oggi in gran parte a manifestarsi. Pertanto, un italiano come Vasco Rossi, volendo fare musica, non ha potuto evitare di guardare a quello che era già accaduto negli Stati Uniti e in Inghilterra. L’ha fatto, inoltre, da figlio della provincia minore e di una famiglia non benestante. Una condizione per certi versi simile a quella di Bruce Springsteen, che, proprio per la sua provenienza provinciale, ha scelto di percorrere la via dell’autenticità in musica (Frith, 1990). E anche Rossi, come ha affermato lo scrittore Pier Vittorio Tondelli, ha avuto un successo che «è spiegabile solo con la sincerità e la generosità del...

Un libro del grande Satchmo / Louis Armstrong: un lampo a due dita

Quaranta acri di terra e un mulo. È quanto il Governo Federale degli Stati Uniti promise, pochi mesi prima dell’assassinio del presidente Lincoln, agli ex schiavi di colore. S’era nel gennaio del 1865. Ai proprietari degli Stati Confederati, con quel provvedimento, sarebbero stati confiscati 400.000 acri di terreno, una striscia di terra che si estendeva da Charleston, nella Carolina del Sud, al fiume St. John in Florida, lungo la costa della Georgia. Più di 160.000 ettari di terra coltivabile di cui alcune famiglie di afro-americani avrebbero potuto rivendicare la proprietà. Fu il primo tentativo di riparare ai torti subiti dalle popolazioni afro-americane su suolo americano. A pensarci oggi, e questioni razziali a parte, qualcosa di colossale per le implicazioni politiche che avrebbe...

Un saggio di Paolo Bertinetto / Arti dell’improvvisazione

Improvvisa la vita Ottiero Ottieri     Quando ripariamo un ventilatore con un pezzo proveniente da un altro elettrodomestico; quando cerchiamo di cavarcela in una situazione sociale inaspettata; quando immaginiamo un percorso alternativo, forse non sappiamo di stare facendo qualcosa di simile al sax di Coltrane che inanella uno sull’altro, con incredibili grazia e violenza, i propri taglienti sheets of sound. Non stiamo ovviamente facendo la stessa cosa, ma di certo qualcosa di imparentato con l’azione artistica improvvisata. Questo e altro il lettore può apprendere dal saggio di Alessandro Bertinetto, Estetica dell’improvvisazione (Bologna, il Mulino 2021), che si prefigge di elevare a dignità estetica una modalità dell’arte per cui l’Estetica moderna ha sempre mostrato una...

Interviste geniali / Bob Dylan. Like a Rolling Stone

A pagina 350 della sua autobiografia “non autorizzata” X-Ray (The Overlook Press, 1995), Ray Davies, cioè, il grande Ray Davies, ammette di averci impiegato un po’ di tempo prima di capire la grandezza di Bob Dylan e di averlo inizialmente snobbato come autore, tanto da esser stato sul punto di scartare la canzone scritta da suo fratello Dave (si sta parlando dei Kinks, naturalmente) intitolata Death of a Clown (poi divenuta un successo anche in Italia ad opera dei Nomadi col titolo di Un figlio dei fiori non pensa al domani), canzone che, a modo di vedere o di sentire del suddetto Ray, era un po’ troppo “dylanesque”. Nella stessa pagina Davies dichiara di essersi poi ricreduto sul conto di Dylan fino a maturare su di lui l’opinione opposta, esattamente come aveva fatto con Picasso, che...

1936 - 2021 / L'icona Carla Fracci

Carla Fracci, ballerina assoluta, è stata musa, mito e per sempre sarà icona. La salutiamo oggi, 27 maggio 2021, in questo anno in cui già troppi, tristemente, se ne sono andati. Nei suoi 84 anni di vita, Carla Fracci ha incarnato la quintessenza del balletto con una grazia, un rigore e un’eleganza esemplare. Scrivere parole d’addio dedicate a questa grande artista che per sempre vivrà al di là del tempo, ne siamo certi, non è semplice. Le parole non basteranno mai, per dire tutta la bellezza di questa immensa ballerina. Inoltre, sovrapporre l’emozione di queste ore e il ricordo, già storico per la sua monumentale portata culturale e artistica, di una carriera infinita, sarebbe a dir poco limitativo. Lascerò allora che queste parole prendano forma, in punta di penna, e cercherò di farlo a...

Un anniversario / Dylan ha ottant’anni e mi ha stremato

Dylan ha ottant’anni e mi ha stremato. Libri, articoli, interviste, presentazioni online. Tutto molto eccitante, per carità, ma mi viene in mente quello che una volta ho sentito dire a Michael Gray, uno studioso di Dylan che prima di una conferenza aveva informato il pubblico di avere anche una vita oltre a Dylan (“And yes, I do have a life”). È bene saperlo, perché Dylan, che i suoi colleghi del Greenwich Village chiamavano “la spugna” perché assorbiva tutto, adesso assorbe chiunque si occupi di lui. E se vuoi avere una vita oltre a Dylan, buona fortuna. Per me, il suo compleanno è cominciato con la co-edizione di Bob Dylan and the Arts, il volume uscito nel gennaio 2021 per le Edizioni di Storia e Letteratura che raccoglie gli atti del primo convegno universitario su Dylan in Italia,...

1945-2021 / Il chip metafisico di Franco Battiato

Nell’estate del 1973 il terzo festival della rivista del movimento hippy italiano, “Re Nudo”, organizza la sua Woodstock italiana tra i boschi di Alpe del Viceré, in provincia di Como; il sindaco socialista della cittadina alpestre è terrorizzato, alla prospettiva di ricevere l’orda di straccioni seminudi, non concede nessuna autorizzazione, non garantisce nessuno spazio, né i servizi essenziali: niente corrente elettrica, niente acqua. Gli organizzatori decidono all’ultimo di gettare la spugna e invitano i compagni a non partire. Ma ormai l’orda figlia dei fiori non intende rinunciare alla sua terza estate di free love, marijuana e musica: arrivano in migliaia; tra di loro, un giovane musicista siciliano che compone musica elettronica “cosmica” a Milano; si chiama Franco Battiato, e...