Alfabeto Pasolini

Società

Nove / Diario russo: normalizzare la tragedia

In questa settimana di ulteriori, inutili, atrocità consumatesi al fronte, inizia ad avvertirsi la realtà delle perdite. Se il Cremlino rifugge l’idea stessa della sconfitta, orizzonte non contemplato in un’ottica da manager di call center sempre efficienti e trionfanti, arrivano notizie e immagini dei funerali dei caduti dell’operazione speciale. Militari di professione, “contrattisti”, soldati di leva, i cui corpi tornano a casa chiusi nella bara di zinco, accomunati da stringati comunicati sul proprio eroismo in battaglia, da picchetti d’onore e brevi discorsi delle autorità. Familiari, spesso donne, divaricate tra l’orgoglio ufficiale e il dolore privato di una vita senza mariti, padri, figli, fratelli. Di questi uomini restano le bandiere usate durante i funerali, le foto di servizio...

Da Sanremo a Torino, e ritorno / Identità eurovisionarie, figli reietti, padri snaturati

Chiedersi cosa sia Eurovision significa ripercorrere la storia dei media, della cultura popolare, dei cambiamenti socioeconomici e dei rapporti geopolitici che hanno accompagnato, in forma leggerissima, il progetto di integrazione europea dalla metà del Novecento. Ossia, il mutare dei suoi confini e del senso di appartenenza, l’investimento materiale e simbolico nell’idea stessa di Europa. La guerra fredda, l’esplosione dei consumi, il crollo dell’Unione Sovietica, le pressioni della decolonizzazione e il ritorno dei nazionalismi. Nientemeno: proprio Eurovision, l’evento extra-sportivo più seguito al mondo, quello spettacolo chiassoso ed esteticamente discutibile, rappresenta un osservatorio culturale privilegiato, un laboratorio di sperimentazione di linguaggi scenici e sonori, il...

Otto / Diario russo. Trasformazioni della Giornata della Vittoria

L’anniversario della fine della guerra in Europa, il 9 maggio, è stato sempre un momento assai forte di memorie familiari. Il ricordo della Grande guerra patriottica ancora oggi, a distanza ormai di decenni, ha una forte presa proprio per la vastità della tragedia causata dall’Operazione Barbarossa: più di 27 milioni di cittadini sovietici morti, migliaia di villaggi e centinaia di città letteralmente cancellati, la distruzione di intere comunità ebraiche, violenze inenarrabili sui civili.   Eppure questa componente dolorosa, lacerante ancora oggi per numerose famiglie, è sparita dalla retorica ufficiale del 9 maggio, diventata festività della rilettura putiniana della storia patria, sfoggio di potenza militare, occasione per ribadire la propria alterità etica e morale verso un’...

Dialoghi, monologhi, urla in classe / Va in scena il prof.

Il fatal error per un prof è entrare in classe stanco, fiacco, mogio: i giovani vampiri che lo attendono hanno sensori sottilissimi che avvertono che la preda in quell’ora sarai tu, urlante o meno; del resto, loro sono 25 e tu sei solo. Non sono poi così convinto che ai vecchi tempi le classi fossero così miti per default. C’erano le punizioni corporali, il sarcasmo umiliante dei docenti («No dark sarcasm in the classroom!» cantavano i Pink Floyd in Another brick in the wall, 1979), ma se esiste un ribelle è perché esiste un’autorità; e le sfide all’autorità e i ribelli sempre esisteranno. Il prof, spiegano Mario Maviglia e Laura Bertocchi nel loro L’insegnante e la sua maschera. Teatralità e comunicazione nell’insegnamento (Milano, Mondadori Università), dovrebbe rendersi conto che...

Dal rinascimento alla cancel culture / Immagini contese

Di quale storia abbiamo bisogno? Ne parlavo qualche tempo fa con un amico, illustre medievista attento ai nodi teorici e ai bisogni politici della cultura contemporanea. Quali storie, al plurale, rilanciava lui, convinto che fare storia (d’Italia, che era il tema della conversazione) non si possa più, perché la narrazione progressiva e orientata al presente che abbiamo ereditato dai maestri novecenteschi suona oggi sgangherata, se non ridicola, vista la conclamata fine della storia, l’apertura effettiva dell’orizzonte globale, la prevalenza del racconto sulla verifica e la compresenza di prospettive diverse. La discussione di allora mi riecheggia nella testa mentre leggo il libro di Germano Maifreda sul modo con cui le immagini svelano la storia, da poco uscito per le “Storie” di...

Una testimonianza / Donbass 2018- 2022: “Temiamo di non essere creduti...”

"Il mondo è appeso a un filo sottile, che è la psiche umana”.  C.G. Jung        Una colonna di veicoli militari russi si avvicinava giorno dopo giorno al confine ucraino. Questo, per milioni di italiani, era lo scenario televisivo di fine febbraio 2022. Mi vennero in mente i bambini del Donbass che avevo assistito negli anni precedenti. Dal 2015 avevamo attivato a Kiev e nel Donbass l’Expressive Sandwork: un progetto di intervento psicologico per contrastare i traumi della guerra. I rifugiati del Donbass arrivati a Kiev erano già allora circa 2 milioni. Risiedevano in strutture messe a disposizione dal governo. Arrivavano da città bombardate, che non erano mai uscite dall’immobilità sovietica. Erano spaventati. Dalla guerra e dall’incredulità rispetto alla...

Riforme e investimenti / Franceschini: con la cultura si mangia?

Dario Franceschini è da tempo il massimo punto di riferimento istituzionale per la cultura italiana. Lo è dal 22 febbraio 2014, prima come Ministro dei Beni e delle Attività Culturali (e inizialmente anche del Turismo) con i governi Renzi, Gentiloni e Conte II, e ora come Ministro della Cultura con il governo Draghi, salvo l'interruzione del Conte I (quello “gialloverde”) nel 2018-19, quando il ruolo venne affidato all'inconsistente Alberto Bonisoli (quando il Ministero perse la delega al Turismo). Franceschini ha fortemente voluto questo dicastero, considerato “minore” ma con una forte visibilità mediatica. Una scelta insolita per un politico di primo piano, che avrebbe potuto ambire a ministeri più “pesanti”, ma rivendicata dopo il primo giuramento al Quirinale, quando con un pizzico di...

Ucraina, la radio resistente / La guerra nell'etere

Nei primi giorni di marzo, dopo solo una settimana dall’invasione russa in Ucraina, su decine di radio private locali l’esercito di Putin diffondeva attraverso i trasmettitori ucraini un messaggio: le città sarebbero presto state liberate dalla giunta criminale di Kiev, bisognava solo mantenere la calma. È incredibile come la radio rivesta da sempre un ruolo cruciale nei territori destabilizzati da guerre, conflitti, disastri ambientali improvvisi. Non è solo la mia personale passione, ma sono i fatti e la storia a permettermi di affermare senza timore che, da quando esiste, la radio si attesta come il più agile, robusto e resistente dei media.   La rapidità con cui l’etere ucraino è stato colonizzato dalle forze russe in realtà non deve stupire, è parte di una strategia ben definita...

Sei / Diario russo. Il virus Z

I simboli fanno parte della nostra comunicazione da sempre, è quasi un’ovvietà ripeterlo, e nell’epoca della comunicazione social, del marketing e del rumore mediatico ancor di più. E forse è proprio per questo che ci interrogano sulla loro pervasività, sulle loro origini, spesso trattandosi di emblemi nati per caso. È successo così anche alla Z, lettera finale dell’alfabeto latino, utilizzata sugli automezzi militari russi per indicare la provenienza dal distretto militare occidentale (zapadnyj in russo), e che ha allarmato i media europei e statunitensi ancor prima dell’inizio della guerra, con domande sul reale significato del simbolo. La propaganda russa ha colto le potenzialità, in un gioco di specchi riflessi, di dare un emblema riconoscibile all’aggressione, e Russia Today ha...

Birds aren't real / Fake News e paranoie

Pasquale Palmieri:  Ho ricevuto nelle scorse settimane questa testimonianza da Francesca Beretta, che vive e lavora negli Stati Uniti da più di un decennio. Insegna lingua e cultura italiana, lavora a una tesi di dottorato sulle strategie educative per formare e informare la Generazione Z, in una delle università pubbliche più importanti del paese (UT Austin).    È lecito chiedersi se i fenomeni raccontati da Francesca ripropongano schemi consolidati o acquisiscano nella nostra epoca una loro specificità, anche alla luce delle possibilità comunicative che la tecnologia ci offre. La storia e le scienze sociali ci offrono indicazioni importanti in tal senso. Le ansie cospirazioniste non sono certo un’invenzione del nostro tempo. Sono riapparse in diverse epoche e in diversi...

Cinque / Diario Russo. Tolstoj fuorilegge a Mosca

Le notizie che arrivano dalla Russia in questa settimana sono sconfortanti. Oltre all’adattamento, disgustoso quanto si vuole ma, ahimè, normale in condizioni come queste, la situazione all’interno del paese peggiora di giorno in giorno. Un peggioramento che non è solo economico, anzi, al momento le sanzioni si avvertono fino a un certo punto, perché il loro effetto viene alleviato dalla bilancia commerciale in attivo: d’altronde, non si riesce più a importare nulla, e l’esportazione di gas e petrolio continua a registrare ottimi incassi. Una parte di quell’ampia zona grigia, frastornata, disorientata tra shock e non accettazione della guerra, ora si è schierata. Mi è capitato di esser testimone di chi, durante i primi giorni di guerra, con la chiusura delle principali catene di...

Per fare chiarezza / Aggressione, crimini di guerra, genocidio

Nel drammatico scenario della guerra in Ucraina, tra morti e rovine, è comparso un nuovo soggetto di cui s’invoca il rispetto, il diritto bellico. Il presidente ucraino parla di ‘genocidio’, le fonti internazionali di crimini di guerra, contro l’umanità, di aggressione… Benché sia disturbante, la guerra di per sé e in quanto tale non è considerata un crimine dall’assetto internazionale. Infatti la maggior parte delle istituzioni e dei governi preferiscono evitare lo scontro militare, esso è purtuttavia un'eventualità possibile, seppur non auspicabile. Fatta questa premessa nella guerra la licenza di uccidere non è illimitata: nel conflitto alcuni comportamenti sono vietati, regole e sanzioni disciplinano la condotta degli Stati. Nel conflitto ad esempio, se è scontato che i soldati...

Parole e immagini (2) / Qui Odessa. Il pane delle donne

14 aprile 2022   Ljudochka ha ventiquattro anni. Nel tempo libero fotografa, e lo fa con molta passione. L’ho vista immersa dentro un raggio di luce e mi sono ricordata dell’eroina di Vermeer. Mi piace quando la fotografia rimanda alle opere d’arte, non quando le copia ma quando assorbe dentro di sé l’esperienza della cultura. A differenza della pittura, la fotografia è la cattura di un istante. Non c’è possibilità di ripetere, o di ridipingere. Luce, condizioni e un lampo: è tutto quello che hai per trasmettere allo spettatore ciò che ti ha spinto a premere il pulsante dell’otturatore.   La guerra induce spostamenti più o meno percettibili sul piano del linguaggio. In questi giorni, espressioni che prima utilizzavo senza problemi, di colpo diventano non più agibili. “Un’...

Sette / Diario russo. Good Bye Lenin!

Quando ho lasciato Pietroburgo per l’ultima volta, diretto al confine con l’Estonia, ho visto dal finestrino dell’autobus la prima statua di Lenin in cui mi ero imbattuto al mio primo soggiorno di studio in Russia, ormai diciassette anni fa. Solo pochi mesi prima era uscito Good Bye Lenin!, film visto e rivisto al cinema e in dvd, e anche a lezione all’università, durante il corso di Storia della Germania. Quando vidi dalla maršrutka, il microautobus allora tanto diffuso come mezzo di trasporto nelle città russe, stagliarsi il profilo bronzeo di Vladimir Il’ič a lato del Moskovskij prospekt, l’emozione fu molto forte, e pensai alla scena in cui Christiane, la madre di Alex interpretata nel film da Katrin Sass, decide di uscire di casa e di fatto sfuggire alla DDR in miniatura costruita...

Parole e immagini (5) / Qui Odessa. Le scale e le cantine

5 maggio 2022   Viene prima la salita o la discesa? Quando si va in montagna, prima si sale, si soffre, si espugna la vetta, e poi si ritorna a casa sereni. A Odessa è il contrario. Prima si scende. La città si sviluppa su costoni collinari che si levano sopra il mare, e nella parte storica, per raggiungere il mare e gli stabilimenti balneari bisogna affrontare scale che dominano la scarpata. La gigantesca scalinata Potjomkin è una di queste. Se uno dei landmark della città è una scala, il binomio salire e scendere diventa un fatto costitutivo della mentalità dei suoi abitanti. Non siamo ai precipizi di San Francisco, ma nemmeno in pianura. (Lo confesso, da bambino dover scender le scale per andare al mare me lo rendeva penoso, non è che i bambini siano sempre disposti a barattare la...

Le conseguenze geoeconomiche della guerra / La globalizzazione è finita?

Due specialisti di logistica mondiale, Sergio Bologna, presidente di AIOM, Agenzia Imprenditoriale Operatori Marittimi di Trieste, e Giovanna Visco, blogger di Mari, Terre, Merci, intervistati da Paolo Perulli.   1. La globalizzazione è davvero finita? Il governatore della Banca d'Italia parla di pericolo che ci sia un «brusco rallentamento o un vero e proprio arretramento dell’apertura dell’interdipendenza della globalizzazione». La fine insomma del mondo così come si era andato configurando dalla fine della Guerra Fredda in poi. Con il rischio di tornare a una dimensione più regionalizzata, con minori movimenti di «persone, merci, capitali e investimenti produttivi più bassi». Ora «i progressi dell’ultimo decennio non potranno che rallentare». Condividete quest’ analisi...

Scarabocchi / Graffiti a Roma: da Pompei alla Metro B

Da dove viene la parola graffiti? Il dizionario Treccani la pone come derivato del verbo ‘graffiare.’ Storicamente è associata alle incisioni come quelle conservate sui muri di Pompei. Dunque, prima che comparissero le famose scritte anni ’80 sulla metropolitana di New York, i graffiti erano già apparsi in altre forme in Italia, molti secoli prima. Al giorno d’oggi, la parola graffiti richiama le opere a bomboletta spray, figlie del movimento americano. Ma chiunque abbia visitato New York negli ultimi anni può constatare che di scritte, sulla metropolitana, non ne è rimasta traccia.  A Roma, invece? Roma di graffiti sulla metro ne ha ancora. Vi dirò di più: è una delle uniche città al mondo in cui i graffiti ancora circolano, schizzando dinamici di stazione in stazione come quando il...

I reportage del New Yorker / Alla fine resteranno le meduse

Terra fragile è una selezione di reportage apparsi sul New Yorker dal 1989 al 2019 sui temi ambientali. Trent’anni di approfondimenti sul campo da parte di alcuni dei migliori giornalisti internazionali raccolti in un libro a cura di David Remmick e Henry Finder, uscito per Neri Pozza nel novembre 2021. La prima cosa che mi sono chiesto aprendo il libro è: come fare a parlare di cambiamento climatico oggi senza venire immediatamente assaliti da una noia irrimediabile? Ci sono una serie di temi, argomentazioni, dati, immagini che abbiamo sentito e visto tante di quelle volte che sono passate nelle categorie del già sentito con il desolante risultato di avere perso ogni effetto. Siamo diventati sordi e ciechi. Lo sappiamo già che il clima sta cambiando e che se non ci sbrighiamo ad...

Trent'anni dopo / Sarajevo mon amour

Ricordi e testimonianze, interviste e pagine di storia, diari pubblici e sogni privati, referti dei patologi e resoconti dei summit internazionali, intercettazioni telefoniche, aneddoti e barzellette. È un materiale ciclopico il filo che unisce vittime e carnefici, politici e giornalisti, storici e spie, magistrati e scrittori che danno vita a un coro che insegue e racconta gli avvenimenti: dalla disgregazione della Jugoslavia all’assedio di Sarajevo, dalla mattanza di Srebrenica alla guerra del Kosovo. Ultima puntata di un conflitto, un infinito work in progress, che ha segnato la storia europea di fine Novecento.    Con Maledetta Sarajevo. Viaggio nella guerra dei trent’anni. Il Vietnam d’Europa (Neri Pozza 2022, p. 397), Francesco Battistini, inviato speciale del Corriere...

Media e leadership / I selfie di Zelensky, i tavoli di Putin, gli occhiali di Kim

Gli esperti sono unanimi nel riconoscere le innovazioni apportate dal presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky alla comunicazione della leadership politica in tempo di guerra. Con una cadenza ormai quotidiana, dal suo bunker a Kiev, Zelensky pone il mondo di fronte a una inedita e dissonante evidenza: al tempo dei social e della connessione costante, comunicare efficacemente dal cuore dell’assedio è possibile. Il suo è un vero e proprio viaggio ufficiale in videoconferenza nei parlamenti e nei consessi del mondo occidentale (almeno 20 nel mese di marzo).   Ogni discorso è uguale ma diverso, come un format. Per supportare le sue richieste di auto militare, Zelensky punta sull’empatia cercando paragoni storici che facciano capire ai rappresentanti e ai cittadini dei singoli paesi lo...

Una riflessione psicanalitica / L’allucinazione della guerra

Se si rileggono le riflessioni di Freud sulla guerra e la morte pubblicate nel 1915, nella drammatica congiuntura legata allo scoppio della prima guerra mondiale, non può sfuggire come il loro punto di partenza sia costituito dalla coincidenza che egli stabilisce tra lo “straniero” e il “nemico” (Cfr. S. Freud, Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte). Questa coincidenza non è solo storica ma ontologica; nella concezione freudiana in questa coincidenza si rivela una verità fondamentale che caratterizza la forma umana della vita: il mondo straniero – “fonte di enormi quantità di stimolazioni” – non può che essere avvertito dall’apparato psichico come un fattore di perturbazione, come una minaccia nei confronti della sua inclinazione rigidamente omeostatica. Per questo, se...

Tre / Diario russo. Da Napoli all'Estonia

Giovedì 24 marzo ho iniziato la mia traversata di metà Europa, da Napoli verso Narva, per riprendere la mia famiglia in uscita dalla Russia. Circa 3200 km al volante, altrettanti al ritorno, attraversando l’Italia, l’Austria, la Repubblica Ceca, la Polonia, e poi i tre paesi baltici fino all’antica fortezza ora estone, già tedesca, svedese e russa, importante centro strategico distrutto quasi totalmente nel 1944 durante l’offensiva sovietica. Si tratta di un tragitto a tappe forzate, perché devo arrivare di lunedì a destinazione, e con qualche rischio: in Europa settentrionale è tornato il freddo, e la mia cara vecchia automobile è abituata a climi più miti. Nel viaggio provo a mantenermi attivo, partecipando a iniziative e attività scientifiche, collegandomi dai posti più disparati: per...