Alfabeto Pasolini

AUTORI
Massimo Marino

Massimo Marino guarda molto teatro, di oggi e del passato. Ne scrive, su vecchi giornali di carta e sul web. E pure nei libri. Insegna. Ama i ritmi delle frasi, gli interstizi di silenzio tra le parole, gli orizzonti in cui gli alberi illustrano i palazzi.

20.05.2022

Un ricordo / Giuliano Scabia. A un anno dal viaggio nei Campi Elisi

Un anno fa Giuliano Scabia partiva per il viaggio estremo, attraverso i sentieri delle Foreste Sorelle verso i Campi Elisi. Oggi alle 18 sarà ricordato al Punto Einaudi – Galleria Immaginaria di via Guelfa a Firenze, in un incontro in cui Sandro Lombardi e Annibale Pavone leggeranno brani dal suo ultimo romanzo, pubblicato postumo dalla casa editrice torinese, Il ciclista prodigioso; Margherita Scabia suonerà il violoncello; il suo allievo Gianfranco Anzini racconterà parti del libro sugli anni dell’università, Scala e sentiero verso il Paradiso (la casa Usher). A un certo punto arriverà, con amicizia, Stefano Massini. Terrà i fili della memoria chi scrive questo ritratto, apparso già in forma lievemente differente e con titolo diverso in “La Falena. Rivista di critica e cultura teatrale...

29.04.2022

Teatro Valdoca / Pinocchio, cosa insegnarti se non l’amore?

La platea è coperta da un telo macchiato di rosso. Il palco, misterioso, mostra bene luci, fari che saranno imbracciati per evidenziare gli attori e certi dettagli. Un telo circolare in terra con sbaffi rossi, come pista per i cavalli. Una scaletta per acrobati. Il circo, racchiuso nel buio del fondo di quella caverna che genera immaginazioni. Pezzi di legno su una lettiga: intorno, in piena luce, ramaglie potate, bruciate: Pinocchio non c’è, il burattino di legno non c’è, è il resto di un falò. Pinocchio è un mistero. Enigma si intitola l’ultimo spettacolo del Teatro Valdoca, prodotto con Ert, rappresentato al Bonci di Cesena, a India a Roma, all’Alighieri di Ravenna, all’Arena del Sole di Bologna, in pochi luoghi, in un sistema teatrale che non ama l’arte profonda, gli enigmi appunto,...

16.04.2022

Il ritorno di Ionesco / Le sedie: nostro assurdo quotidiano

Negli anni cinquanta, sessanta e settanta due autori così diversi l’uno dall’altro come Beckett e Ionesco erano accomunati sotto l’etichetta di “teatro dell’assurdo”. Forse perché le situazioni e le figure delle loro opere evadevano decisamente dal teatro di conversazione e da quello politico che allora monopolizzavano le scene, prima dell’esplosione del Nuovo Teatro e per molto tempo in parallelo con essa. Le pièce dei due autori sembravano sospese in non-tempi e non-luoghi, lenti d’ingrandimento sull’oppressione dell’essere umano in quanto tale, fuori da determinazioni storiche e d’ambiente. Theodor W. Adorno però scriveva che le sospensioni di realtà di Beckett esprimevano l’angoscia dell’epoca della minaccia atomica meglio dei testi politici di Brecht.   Poi Ionesco, con il suo...

12.04.2022

Pasolini 100 anni / Pier Paolo Pasolini: folgorazioni figurative

La discesa sotto il piano stradale apre le vie di un altro mondo. Nel sottopassaggio di via Rizzoli a Bologna un tempo c’erano negozi di scarpe, di abiti, di valigie, di indumenti intimi, un pavimento di brutta plastica e la bottega meravigliosa di un vecchio burattinaio, Demetrio “Nino” Presini. Residuo degli anni sessanta, era stato abbandonato e riutilizzato qualche anno fa dalla Cineteca per una bella mostra sulle memorie fotografiche di Bologna. Ora scendi quelle scale ed entri in un mondo Pasolini. Tra voci di film e suoni trovi pareti scure, corridoi torti o diritti, slarghi, spiazzi di forma rotonda, nicchie e due muri che si aprono sui lastricati di antiche strade romane. Un labirinto, un assalto di sensazioni, stimoli, filmati. Sui muri foto di scena di film in bianco e nero o a...

31.03.2022

Artpod / Barry X Ball “Matthew Barney” 2000-2003

Fa una certa impressione vederla sospesa là, nella Collezione Maramotti, la testa di Matthew Barney segnata di rosso, come se fosse sanguinante, con due lunghe appendici come un collo svuotato della carne che lo lega al corpo. Una faccia immobilizzata nel freddo di una preziosa scultura, levitante al soffitto con un perno placcato in oro, il volto di un amico ritratto dallo scultore nel prezioso onice messicano, e trasformato in una specie di San Sebastiano trafitto al capo da un solo dardo. Il cranio è una calotta sovrapposta al volto, fissato in un’espressione intenta ma mobile allo stesso tempo. Sembra un reperto antropologico, una testa conservata da una tribù di imbalsamatori della parte più nobile dei nemici o dei parenti, antenati protettori. La mobilità dell’autore di Cremaster,...

25.03.2022

Le belve feroci della vita / Il domatore, di Vittorio Franceschi

Per comprendere uno spettacolo a volte bisogna abbandonare la suggestione di quello che hai visto, i colori della scena, le risate che le battute del testo hanno scatenato, i tempi perfetti con cui l’attore e l’attrice hanno recitato, e perfino quel nodo che a poco a poco la storia ti ha fatto crescere dentro, fino a farti ritrovare una parte nascosta di te, delicata o stridente, nascosta a te stesso. Bisogna abbandonarsi a un dettaglio apparentemente insignificante, colto in qualche margine, fuori anche da quello spettacolo che ti ha colpito e commosso.  Una pomeridiana a Parma, a Teatro Due. In scena ci sono due “novità italiane”, vecchia dizione ministeriale per dire che il teatro ha bisogno di linfa nuova, di storie e visioni dei nostri giorni. Uno è Bestie incredule, testo di...

16.03.2022

Vent’anni dopo / Postumo Carmelo Bene

Carmelo Bene è scomparso vent’anni fa, il 16 marzo 2002. Cosa rimane della sua opera, del suo togliere di scena, della sua di-scrittura, della sua phonè, della sua macchina attoriale, del suo in-cantare, dare corpo alla poesia, essere poesia? Della sua eccezione? Ce lo racconta innanzitutto un libro di Jean-Paul Manganaro, arrivato in libreria un mese prima del ventennale, Oratorio Carmelo Bene, comprendente anche alcuni interventi pubblicati in passato. Negli ultimi giorni sono usciti un numero di “il Verri” intitolato Bene non comune, e un’antologia di scritti di Piergiorgio Giacchè, Nota Bene. Vent’anni dopo…      Oratorio Carmelo Bene   È arduo il compito di raccontare Carmelo Bene, e Jean-Paul Manganaro, professore emerito di Letteratura contemporanea italiana...

04.03.2022

‘A cirimonia di Rosario Palazzolo / Vetrano e Randisi, clown sulle soglie dell’oscuro

La scena di ‘A cirimonia è chiusa da scarti di povero mobilio, accumulati alla rinfusa come in un deposito. Come in Assassina di Franco Scaldati, tutto giocato in un cesso pubblico abbandonato. Quei cumuli di roba rappresentano detriti di esistenze, in quei due spettacoli e in altri di Enzo Vetrano e Stefano Randisi. I due attori spesso mettono in scena una metaforica Sicilia marginale, emarginata, con personaggi dal sesso e dall’esistenza incerti, angeli o barboni in Totò e Vicè, sempre di Scaldati, una vecchina spigolosa e un omino che vivono nello stesso luogo senza conoscersi in Assassina. In ‘A cirimonia, scritto nel 2009 da Rosario Palazzolo, attore, regista, scrittore palermitano, andato in scena all’Arena del Sole di Bologna, Randisi è un cieco, o presunto tale, Vetrano un uomo...

25.02.2022

Nella misura dell’impossibile / Tiago Rodrigues

“Non siamo eroi. Questo è il nostro lavoro”. Lo dicono davanti a un telo sostenuto da vari fili legati a contrappesi, a disegnare un’enorme tenda. La macchina scenica, semplicissima, invade tutto il palcoscenico. Da sotto il tendone, da dietro, arrivano sordi rombi e rumori e ritmi di percussioni: davanti a esso parlano, si raccontano, due uomini e una donna, agendo di tanto in tanto sui contrappesi e sollevando progressivamente la tela, che a momenti sembra un grande favoloso animale addormentato. Le donne avrebbero dovuto essere due, ma una si è rivelata positiva al Covid, ed è rimasta in albergo. Ma la compagnia della Comédie de Genève ha deciso di effettuare lo stesso le due recite previste a Udine, nella stagione del Css intitolata Paura del futuro. Le parti dell’attrice forzatamente...

20.02.2022

Dalla via Emilia a San Pietroburgo / Bisi: viaggio al termine dell’ignoto

“Ascoltatemi! Io voglio attardarmi per le strade d’Europa senza la fretta di arrivare. Voglio mischiarmi tra le genti di città sperdute. Voglio ascoltare quelle loro sillabe mai udite prima. Voglio respirare il profumo dell’alba che sa di benzina in solitarie stazioni di servizio della Lettonia. […] Dopodomani, mentre voi sarete nel capannone nero a verniciare radiatori e ad avvitare bulloni come in ogni giorno passato e futuro, l’alba mi sorprenderà tra i boschi fitti e impenetrabili della Repubblica Ceca”. E Tiziano Bisi si mise in viaggio, non in aereo, ma salendo su uno di quegli autobus che macinano chilometri nel cuore dell’Europa. Con uno di quei mezzi con cui viaggiano le badanti, i migranti, i transfrontalieri più o meno loschi: dall’autostazione di Bologna verso San Pietroburgo...

31.01.2022

Parole per il futuro / Teatro

Più che una parola per il futuro “teatro” sembra un ricordo vecchio, polveroso, inadatto a tempi veloci, smart, connessi. Nonostante qualcuno lo voglia digitalizzare, il teatro si basa ancora sullo scandalo della presenza dei corpi, di quell’organo che connette interno ed esterno che è la voce, profonda e estroflessa, e sulla evidenza e sui misteri della parola, che dovrebbe sintetizzare vita, concezioni, miti, apparizioni in un tempo estremamente breve. Si basa sulla concentrazione di un macrocosmo in un microcosmo, nella coagulazione di elementi che dovrebbero così rimettersi in movimento e far risplendere qualcosa d’altro dal già noto. E poi… e poi…   Non basta questa distanza (apparente?) dai problemi centrali dei nostri tempi a mettere in sospetto nei confronti del teatro. Oltre...

28.01.2022

Teatro Stabile di Catania / La restaurazione teatrale e l’allucinazione sacra

Arriva l’immarcescibile De Fusco   Si è congedato domenica dal teatro Verga di Catania per iniziare una tournée in tutta Italia Baccanti, l’ultimo spettacolo di Laura Sicignano, da Euripide. Ma doppio è stato il congedo. Al posto di Laura Sicignano, nominata direttrice dello Stabile etneo nel 2018 dopo aver vinto un bando, è stato chiamato in modo diretto un vecchio navigatore di palcoscenici e di anticamere ministeriali, Luca De Fusco, regista noiosissimo, distintosi per il suo passo tradizionale se non conservatore alla guida del Teatro Stabile del Veneto e del Teatro di Napoli, noto per meriti soprattutto se non esclusivamente di appartenenza politica (al centro-destra). Così lo stigmatizza un comunicato di “Amleta”, associazione che riunisce artiste e lavoratrici dello spettacolo...

14.01.2022

Chi ha paura di Virginia Woolf / Latella: le onde della simulazione

È una storia di figli oppressi da padri uomini di potere e di figli che quei padri sognano di ammazzare e che, per biologia o per reazione, sono sterili. Chi ha paura di Virginia Woolf, il famoso testo di Edward Albee del 1962, considerato caposaldo di un teatro realista, appena tinto di sfumature che richiamano il teatro dell’assurdo, rivive in una versione con la regia di Antonio Latella. La nuova traduzione di Monica Capuani svecchia l’italiano ormai datato approntato da Ettore Capriolo per la collezione di teatro di Einaudi nel 1970.  Latella, all’inizio, sembra prendere con le pinze il testo, che riconosce di non aver troppo amato in passato e di avere ‘scoperto’ solo grazie a questa nuova veste linguistica. Ma subito la scena ci fa capire che il realismo è solo una facciata...

07.01.2022

Dall’Urss: Molière e Arianna / Bulgakov e Cvetaeva: la distanza e la passione

L’Unione Sovietica negli anni venti e trenta diventò luogo ostile a scrittori e poeti. Qualcuno, come Marina Cvetaeva, era all’estero; qualcun altro, come Michail Bulgakov, dopo i successi dei suoi primi libri, fu sottoposto a feroce censura. Majakovskij si suiciderà nel 1930: in quella decade molti finiranno nei gulag o fucilati, oppure rimarranno oscurati.  Due libri, Arianna di Marina Cvetaeva, un testo teatrale uscito in autunno per Mimesis, e Vita del signor de Molière di Michail Bulgakov, in libreria il 10 gennaio per Feltrinelli, riportano all’attenzione la questione. In più ci ricordano quante possibilità abbia il teatro, oltre il momento della rappresentazione. Il primo, un testo drammatico, potremmo rubricarlo sotto la voce teatro di poesia, arduo da rappresentare, una...

01.01.2022

Il cinema alchemico di Marco Martinelli / Fedeli d’Amore. Il film

Un altro Dante ancora. Marco Martinelli e Ermanna Montanari da anni scavano la Divina Commedia e il suo autore. Ci hanno regalato opere di grande fascino, realizzate coinvolgendo nei cori decine di cittadini, Inferno del 2017 e Purgatorio del 2019. Nel frattempo e in attesa del Paradiso, bloccato dalla pandemia, hanno raccontato “di traverso” il poeta, la ricchezza della sua riflessione, la luce della sua poesia, l’aura che riverbera da lui verso di noi. Lo hanno fatto in uno spettacolo concerto buio e intenso, fedeli d’Amore, sette episodi unificati dalla voce narrante di Ermanna Montanari, dalla musica di Luigi Ceccarelli, da un viaggio immaginale tra bui, controluce, apparizione di strutture metalliche, emersione di affreschi, perpetrato da Martinelli come graffi fin sotto la pelle del...

12.11.2021

Addii / La critica innamorata di Renato Palazzi

Era uno degli ultimi esponenti di una generazione di critici formatisi sui giornali quotidiani che però aveva rifiutato una certa superficialità, distanza, supponenza di giudizio di quel tipo di cronisti teatrali. Renato Palazzi non era un re-censore ma un appassionato di teatro che di teatro si nutriva, che dialogava con gli artisti, che cercava di capirne le ragioni senza rinunciare a una propria autonomia di giudizio. Forse perché nel teatro era nato, nel 1968, organizzatore per il Piccolo Teatro di Paolo Grassi degli spettacoli nelle scuole, tra i fondatori del Salone Pier Lombardo poi teatro Franco Parenti. Aveva iniziato a scrivere sull’“Avanti”, poi sul “Corriere della Sera” dove lo ricordiamo, negli anni settanta, giovane cronista attento a tutto quello che si muoveva, con un...

29.10.2021

Dal cinema alla scena / L’armata Brancaleone di Roberto Latini

Un’epidemia devastante, una crociata contro gli infedeli, un farsi magnifici eroici quando si è solo magniloquenti poveracci, un attaccamento quasi amoroso al denaro, all’interesse personale, la ricerca di un Altrove: tutto in una terra desolata, con tratti metafisici e con bagliori elettronici di wargame.  Non è l’Italia di oggi postpandemia, anche se lo potrebbe sembrare: è quella campagna immensa e ‘ignorante’, disseminata ogni tanto di castella o borghi infetti, di quel meraviglioso fumetto del nostro carattere nazionale che fu L’armata Brancaleone, film del 1966 diretto da Mario Monicelli, da lui scritto con Age & Scarpelli. Ne ha ripercorso la sceneggiatura facendola rassomigliare ancora di più all’Italia di oggi Roberto Latini, trasformandola in uno spettacolo teatrale. Ha...

13.10.2021

Paesaggio con fratello rotto, una trilogia / Mariangela Gualtieri: aprirsi all’inatteso

“Che cosa diremo a quelli che nascono ora? / Che scusa troviamo / per questo disastro umano?”. Dopo una introduzione con l’entrata dei personaggi, in un silenzio carico di attesa accompagnato dall’organo, inizia con questi versi, con questa domanda, Paesaggio con fratello rotto, prima parte di una trilogia del 2004 del Teatro Valdoca. Ora di quel lavoro con la regia di Cesare Ronconi – una saga contemporanea con personaggi dolenti sovraccarichi di colore, un bianco funereo sui corpi seminudi, segnati con tratti neri e sbavature di rosso sangue, maschere animali, ali grandi di uccello, zimarre rituali – Einaudi pubblica i testi (pagine X-78, euro 10), scritti da Mariangela Gualtieri.      Sono sempre di sottili dimensioni le opere di questa poetessa che ci accompagnò nello...

30.09.2021

Una conversazione con Toni Servillo / Da Eduardo a Eduardo: Qui rido io

Camerino-palcoscenico-casa (case)-città: Napoli. Teatro: Eduardo Scarpetta, padre legittimo di Vincenzo, Maria (e Domenico), “zio” (padre naturale) di Titina, Eduardo, Peppino De Filippo (e di altri figli). Camerino del teatro. L’acclamato attore Scarpetta al trucco, mangiando la pizza: – Com’è la sala? – Piena. Sottofondo musicale, all’inizio e alla fine di Qui rido io di Mario Martone, con Toni Servillo e con una pirotecnica compagnia di meravigliosi attori, per lo più napoletani: “Famme chello che vuo’ / Indifferentemente / Tanto ‘o ssaccio che só’ / Pe’ te nun só’ cchiù niente / E damme stu veleno / Nun aspettá dimane / Ca, indifferentemente / Si tu mm’accide nun te dico niente”.   Il film presentato all’ultima Mostra del cinema di Venezia è un capolavoro: ritrae un momento del...

17.09.2021

Altre visioni a Coltano / Animali Celesti per un canto alla follia nei boschi

Prima di tutto il canto dei grilli. Sotto i pini, “nell’utero della notte”. Poi immagini di primavere seccate, di orchi che offrono la pancia al gioco dei bambini, donne violate dal nostro guardare voyeuristico, dal nostro desiderare, e da un’altra parte la luna in ciel del pastore errante di Leopardi, e un cercarsi, dirsi, mangiarsi, ansimarsi degno del Cantico dei cantici, “io capriolo e tu cerbiatta”. E cavalli nella notte, placidi, grandi, come apparizioni, come calmanti delle ansie notturne generate da Pandemia, e cani illuminati da lucine di fiera, sempre sotto i pini, i lecci, tra i cespugli, con canti d’uccelli notturni. Figure immobili, di re regine profeti e profetesse, in trono o spodestate, di martiri, splendenti solitarie misteriose icone, attori e persone decretate “matte”...

04.09.2021

4 settembre 1896 - 4 settembre 2021 / Antonin Artaud: Messaggi rivoluzionari

“… la danza / e di conseguenza il teatro / non hanno ancora cominciato ad esistere”. Sconvolgente era leggere questa frase nella prefazione di Jacques Derrida a Il teatro e il suo doppio di Antonin Artaud. Il libro, pubblicato in Italia nel 1968, proprio in quell’anno, con la traduzione di un fine intellettuale come Guido Neri, da me acquistato nel 1973, ora giace nella mia biblioteca con la copertina strappata, pieno di segnature, chiose e foglietti di carta con appunti. Leggere Artaud non è facile, sebbene il suo pensiero – divergente, fuori da ogni canone, esoterico, folle se volete, in cerca di una metafisica della materia e di un corpo senza organi, di una danza alla rovescia e di un teatro della crudeltà – sia penetrato nel dna del nostro teatro e soprattutto della nostra cultura....

03.09.2021

Festival d’estate / Le nuove voci di Short Theatre

Undici giorni di spettacoli dal 3 al 13 settembre in due sedi principali, la WeGil, ex sede di epoca e architettura fascista della Gioventù italiana del littorio, e alla Pelanda-Mattatoio, più varie incursioni in altri luoghi. “Short Theatre – si legge sul sito – è il festival di arti performative che dal 2006 a Roma ricompone i segni del mutevole paesaggio dello spettacolo dal vivo. Una comunità temporanea che si rinnova ogni anno intorno ai percorsi artistici provenienti dalla scena nazionale ed internazionale: spettacoli, performance, installazioni, incontri, concerti e dj set. Una lente con cui interrogare i linguaggi che cambiano, immaginando nuove affinità, oltre i confini disciplinari, generazionali, geografici e culturali”. Quest’anno il festival, ideato da quell’arcipelago...

20.08.2021

Teatro VI / Thomas Bernhard: assenze e smascheramenti

Torna finalmente Piazza degli eroi di Thomas Bernhard, nel VI volume del Teatro. La Ubulibri aveva iniziato a pubblicare le opere per la scena dello scrittore austriaco nel 1982, dodici anni dopo il debutto della prima pièce, Una festa per Boris, messo in scena ad Amburgo dal fedelissimo Claus Peymann, che firmerà molte delle messinscene delle sue commedie. La casa editrice del Patalogo era arrivata a dare alle stampe il quinto volume. Poi il fondatore Franco Quadri è morto e le pubblicazioni si sono arrestate. Mancava appunto il sesto, che ora Einaudi pubblica con due inediti, con Heldenplatz /Piazza degli eroi già apparsa in un’edizione Garzanti nel 1992, e con i Dramoletti, brevi drammi da consumarsi velocemente come omelette, usciti nella Collanina Ubulibri nel 1990. In questi ultimi...

06.08.2021

Viaggio nelle scene d’estate #4 / Emma Dante, Armando Punzo, Archivio Zeta: spazi oltre il vuoto

Ricominciare. Ripulire tutto e provare a disegnare nell’assenza un nuovo mondo. Andare oltre. Questa mi sembra la cifra dei tre ultimi spettacoli che racconto da festival e rassegne estive. Pupo di zucchero di Emma Dante, giustamente acclamatissimo al Festival di Avignone, dopo il debutto a Pompei lo abbiamo visto nell’arena shakespeariana di Teatro Due a Parma con il suo spazio nero tutto mentale, un viaggio in una memoria che si fa presenza incombente di vite passate abbordanti, incalzanti, invadenti con dolcezza e violenza. Armando Punzo con la Compagnia della Fortezza ha presentato Naturae. La valle dell’annientamento III quadro come sempre nel cortile del carcere mediceo di Volterra trasformato in un’abbacinante scatola geometrica bianca, segnando con i suoi detenuti attori e...