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Bianco

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Anna Wiener Bret Easton Ellis / Il Bianco e l'oscuro

Due libri ci trascinano nella valle oscura e nel bianco nebbioso della tecnologia. Si chiamano proprio così La valle oscura di Anna Wiener e Bianco di Bret Easton Ellis. Un "romanzo" e un'"autobiografia" (così li presentano i rispettivi editori, Adelphi e Einaudi) che raccontano come sta cambiando il modo di narrare nell'epoca dei social, oggi che possiamo raccontare qualsiasi storia in qualunque modo. Il libro di Anna Wiener è la vicenda di un apprendistato nella Silicon Valley, straordinario luogo propulsore della potenza di Internet, diventata la trama delle nostre vite. Quello di Ellis è il resoconto di come forme molto antiche dell'attività umana stiano modificando la loro natura grazie alla tecnologia, che trasforma in micidiali trappole le piattaforme social di comunicazione, sulla carta espressioni avanzate di democrazia. Tutti e due i libri fanno ricorso a un linguaggio ibrido, tra il romanzo e il saggio, tutti e due abbandonano moduli epici di narrazione, in storie dove non ci sono eroi e dove anzi la quotidianità esalta il senso dell'esperienza ordinaria, vero motore di esistenze altrimenti inghiottite nell'anonimato.   Nel...

Milano Filmmaker 2020 / Il vedere commosso di Mauro Santini

«Giovedì 24 ottobre 1776: [...] la campagna, ancora verde e ridente, ma in parte già spoglia e già quasi deserta, dappertutto offriva l’immagine della solitudine e dell’avvicinarsi dell’inverno. Risultava dal suo aspetto un’impressione mista di dolce e di triste, troppo analoga alla mia età e al mio destino perché non ne facessi il raffronto.». La seconda passeggiata del sognatore solitario – ovvero del filosofo Jean-Jacques Rousseau – pare aprirsi con una placida meditazione sulla vita psichica della materia, teneramente sprovvista di alcun evento singolare. Eppure, all'improvviso, qualcosa accade: una concatenazione di eventi che qualche secolo dopo attirerà l'attenzione di un altro filosofo, Daniel Heller-Roazen, il quale dedicherà al sognatore solitario un capitolo di uno dei suoi libri più interessanti (Il tatto interno).    «Ero, verso le sei, sulla discesa di Ménilmontant» ricorda Rousseau «quasi di fronte al Galant Jardinier. Dal varco che si aprì all’improvviso fra le persone che mi camminavano davanti [...] vidi abbattersi su di me un grosso cane danese che, lanciatosi a capofitto innanzi a una carrozza, una volta accortosi di me non ebbe neanche il tempo di...

Il lamento di un privilegiato disilluso / Bret Easton Ellis, Bianco

Il nuovo libro di Bret Easton Ellis, Bianco, si apre nel pieno di una crisi di nervi. Senza preamboli, l’autore di Meno di zero e American Psycho ci scaraventa nel “vago eppure quasi opprimente e irrazionale fastidio” che negli ultimi anni lo dilania e in un calibrato crescendo, lo declina nei toni dell’ansia e del disgusto. A “straziarlo” è lo spettacolo dell’umanità come si dispiega sui social: la “stupidità altrui”, le facili certezze, i conformismi, la ferocia dei giudizi sommari, l’assenza di sfumature, la violenza degli umori. “Questa rabbia – conclude – poteva diventare così tossica che a un certo punto lasciavo perdere e me ne stavo lì seduto, esausto, ammutolito dallo stress”. Da qui, nell’arco di otto saggi, Bianco, da poco in italiano per Einaudi nella traduzione di Giuseppe Culicchia (280 pp.), prende di mira l’intero arco della cultura contemporanea spaziando da Twitter alla vittoria di Trump, dagli eccessi del politically correct ai millennial, ribattezzati senz’altro la Generazione Inetti.   Fin dal titolo – che richiama al privilegio bianco dell’autore – questo è un lavoro che vuol far discutere e così è stato. Qualcuno l’ha definito un rosario di meschinità...

“Porto in salvo dal freddo le parole” / Il prato bianco di Francesco Scarabicchi

Il prato bianco e l’ascendenza di Giorgio Morandi    Il prato bianco è il titolo di una intensa raccolta di poesie di Francesco Scarabicchi pubblicata originariamente nel gennaio del 1997 per i tipi delle edizioni l’Obliquo di Brescia e riproposta oggi, esattamente venti anni dopo, da Einaudi nella sua prestigiosa serie bianca. La poesia del marchigiano Franco Scataglini, a cui il libro è dedicato, e quella di Umberto Saba sono presentissime sullo sfondo, ma le radici della poetica di Scarabicchi affondano anche in un’altra, meno evidente, terra: quella di Giorgio Morandi. È possibile, si chiedeva il grande maestro bolognese, dipingere il silenzio? Dipingere ciò che non ha né immagine, né suono, né nome? È possibile elevare l’immagine della semplice presenza alla dignità di un assoluto? Dedicarsi alle cose più umili del mondo (bottiglie, teiere, bicchieri, caraffe, ecc), esposte nella loro nuda esistenza, non significa, infatti, per Morandi illustrare il mondo, ma provare a coglierne il mistero, il suo enigma irrisolvibile. La dimensione anti-illustrativa dell’immagine mostra che in essa viene preservata una trascendenza che esorbita ogni fredda riduzione tautologica all...