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Peter Tscherkassky

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Immagini come sabbia negli occhi / Rabih Mroué, Sand in The Eyes

“La pittura, per quanto silenziosa su una parete, è in grado di parlare e di recare grandissimo giovamento”. Così scriveva nel IV secolo Gregorio Nisseno alludendo a un rapporto fra arte e didattica, che, visto da una prospettiva diversa, meno ingenua o forse meno fiduciosa rispetto agli intenti dell’apparato ecclesiastico, può essere letto come relazione fra arte e propaganda politica, fra arte – in definitiva – e potere. Che l'immagine sia veicolo di propaganda e quindi rechi in sé dinamiche di potere e di violenza appare evidente anche nelle ultime settimane, quando la fotografia e il video di Silvia Romano scesa dall'aereo in abiti islamici ha creato reazioni diverse, a prima vista inspiegabili, piegate in molti casi a scopi abusanti di propaganda. L'immagine, che pare essere qualcosa di opaco e oggettivo, vuole invece parlare, dice qualcosa, esprime un messaggio veicolato che dobbiamo saper decifrare se vogliamo essere fruitori attenti e consapevoli.    Per questo è interessante e suscita interrogativi ancora aperti e quanto mai attuali Sand in the Eyes, lo spettacolo-conferenza che il regista, attore e drammaturgo libanese Rabih Mroué ha proposto lo scorso autunno...

A Swang Song. Omaggio a Peter Tscherkassky

Il testo è stato scritto in occasione dell'omaggio a Peter Tscherkassky e Eve Heller che si svolgerà il 3 e il 4 dicembre a Filmmaker Festival mostrando un'ampia panoramica dei loro lavori e una masterclass presso l'università IULM. L'omaggio è a cura di Atelier Impopulaire     At this very moment in history we are being forced to face the loss of a fully developed and established artistic means of expression, that is analogue cinema. What we have come to call “modern art” came into being as art began to reflect its inner structure, its very means and possibilities – in one word, its material. Ever since, all radical art has been vitally informed by the unique potential of its medium. This is why film and digital imaging are in no way interchangeable, neither in their process nor in their projection. Only one of the many effect which both are capable of connects the two: the illusion of movement. For those who regard cinema merely as matter of moving images, the difference between the two media therefore seems negligible. But for those who are committed to working with the host of possibilities unique to...