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Sempre in gara / Compulsione psichica: performare

Negli ultimi anni, appare esplosivo l'uso degli psicostimolanti legali o illegali. Che tipo di farmaco sono? E come mai, negli ultimi anni, gli psicostimolanti hanno soppiantato gli allucinogeni degli anni Sessanta e Settanta e l'eroina degli anni Ottanta e Novanta? Il soggetto nevrotico, moderno Dottor Jekyl, si trasforma in sociopatico, moderno Mister Hyde, usando cocaina, anfetamine, meta-anfetamina e altri stimolanti, legali o illegali. Secondo il New York Times, i manager americani usano farmaci legali per stare dietro agli impegni, gli stessi che vengono somministrati ai bambini con disturbi dell'attenzione. La ragione principale riguarda il lavoro, o meglio, la performance.  Il termine lavoro, nei sistemi psicotici contemporanei, è vecchio, fuori moda. Queste persone performano attività stressanti e necessitano di carburante extra, come dicono in molti, per starci dentro, cioè rispondere agli impegni diurni e notturni della performance. Baristi, ristoratori, manager, animatori da discoteca, imprenditori, lavoratori sottoposti a turni frenetici: queste sono le categorie che fanno maggiore uso di psicostimolanti. Se l'alcol serve a dimenticare – droga per la memoria –...

Conversazione con Francesco Carone ed Eugenia Vanni / Museo d’Inverno: fondato e diretto da artisti

La proliferazione di curatori avvenuta negli ultimi anni ha prodotto l’urgenza di indagare sempre più sulla necessità, legittimità e correttezza delle loro modalità operative. In realtà, ancor prima della nascita del cosiddetto curatore, quando cioè era ancora il critico militante a svolgere quella funzione, già si discuteva sul ruolo di colui il quale era chiamato a concepire una mostra e a scriverne, rispetto al ruolo creativo dell’artista. Si pensi a Carla Lonzi che dal 1963 iniziò a sostenere quanto postulerà meglio in seguito, ossia: “Quando mi sono trovata a fare la critica d’arte ho visto che era un mestiere fasullo” perché “l’artista è naturalmente critico, implicitamente critico, proprio per la sua struttura creativa”. Tant’è vero, che dalla fine dell’Ottocento in poi, numerosi artisti hanno dimostrato di poter essere critici e curatori non solo del proprio lavoro, ma anche di quello altrui: da Gustave Courbet che nel 1855 scelse polemicamente di curare una sua personale nello spazio da lui aperto denominato “Pavillon du Réalisme”; a Marcel Duchamp, a Andy Warhol, agli esponenti dell’International Critique – per citarne solo alcuni del XX secolo –, fino al più recente...

Uno spettacolo tra memoria e presente / “Chiedi chi era Francesco”

I bolognesi Teatri di Vita ricordano il 1977 con Chiedi chi era Francesco, uno spettacolo scritto da Grazia Verasani e diretto da Andrea Adriatico con Olga Durano, Francesca Mazza, Gianluca Enria, Leonardo Bianconi e con Anas Arqawi, Francesco Bonati, Nunzio Calogero, Giovanni Magaglio, Lorenzo Pacilli, Davis Tagliaferro (in scena dall’11 al 16 marzo). In una radio, oggi, al microfono di una speaker sessantenne si alternano ricordi di chi quei fatti li ha vissuti e domande di chi è nato dopo, mentre un incendio divora un Cie, un centro di identificazione e espulsione per migranti. Abbiamo chiesto all’autrice, che nel ‘77 aveva tredici anni, e al regista, allora undicenne, di raccontare la genesi e le motivazioni di questo lavoro, inserito in una stagione intitolata “C’era una rivolta”.   Gianluca Enria.    La rivoluzione è solo un sentimento?  di Grazia Verasani   Due adolescenti corrono per le strade del centro di Bologna, tenendosi per mano. Sono appena uscite da scuola e si sono ritrovate sotto un cielo plumbeo che non preannuncia nessuna primavera, ma forse è perché l’aria è intasata dal fumo dei lacrimogeni che pizzica gli occhi ed è come se le...

Un film sui postumi della guerra nella ex Jugoslavia / Dall’altra parte

È la fatica di vivere di una donna, il fisico appesantito dagli anni, il viso segnato dall’abitudine di congelare le emozioni, il perno intorno a cui ruota Dall’altra parte, il film di coproduzione croato-serba, menzione speciale alla Berlinale 2016, premiato a Pola e al Trieste film festival, candidato dalla Croazia agli Oscar 2017. E sono le mutazioni del volto di Vesna, interpretata dall’intensa Ksenija Marinković, a scrivere una trama dove il visibile di un’esistenza ha radici in un passato che non passa, quando le vicende dei singoli sono state le pedine del gioco a scacchi dei padroni della guerra e della pace.  Lo spettatore la segue immersa nel suo trantran quotidiano di casa e lavoro, dal centro medico agli appartamenti degli anziani che assiste a domicilio. Nella sua giornata è il silenzio a occupare molto del suo tempo, sono poche parole asciutte quelle che scambia con i parenti dei malati che lava e a cui cambia il pannolone. E sono chiacchiere veloci quelle con le colleghe con cui si fa un caffè. Vesna abita con la figlia, che sta però per andare a convivere con il suo ragazzo, ha un figlio già sposato e un nipote che ogni tanto cura. Nel mondo esterno non pare...

Dal cinema alla rivoluzione digitale / È tutto uno schermo

Sono ormai diversi anni, almeno da Sullo schermo dell’estetica. La pittura, il cinema e la filosofia da fare (Mimesis, Milano, 2008), che la questione dello schermo ritorna con insistenza nella ricerca di Mauro Carbone. Nel programma del seminario da lui coordinato a Lione, dal titolo Vivre parmi les écrans, si legge: «gli schermi sono diventati i dispositivi attraverso i quali noi incontriamo il mondo. Una rivoluzione percettiva e cognitiva si sta compiendo: noi conosciamo e comunichiamo con gli altri e con l’ambiente, specialmente quello delle città, attraverso degli schermi-protesi. Gli individui e gli schermi sono divenuti gli elementi inseparabili di un unico sistema comunicativo e sociale, che pone il problema della sua comprensione e del suo governo». In effetti, che quello delle interfacce e degli schermi sia un problema dalle vaste implicazioni antropologiche e sociali (e dunque politiche) è sotto gli occhi di tutti: pensiamo al numero di ore/giorno di interconnessione web dei nostri corpi, in particolare quello degli adolescenti (gli elettori di domani); pensiamo ai big data o al profiling digitale delle nostre identità di “utenti”; pensiamo al dato statistico che...

Georges Bensoussan / Parigi vale ancora una messa

Va forse aggiunta qualche parola sulla vicenda giudiziaria occorsa allo storico e sociologo Georges Bensoussan. Sembra infatti essere più l’ouverture di un conflitto di lunga durata che non una sgradevole ma occasionale effervescenza in una contrapposizione, altrimenti momentanea, di giudizi. Comunque la si intenda leggere nella sua specificità. Intanto, qualche parola su chi sia la persona in questione può aiutare il lettore italiano. Nato in Marocco, da famiglia ebraica (e quindi appartenente all’ebraismo maghrebino), si forma intellettualmente nella Parigi a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, dove poi insegna storia in un liceo. Dall’inizio del decennio successivo è direttore di quella che oggi è conosciuta come l’autorevole «Revue d’histoire de la Shoah», espressione del Mémorial de la Shoah, l’istituzione più attiva, in Francia, sui temi della deportazione e dello sterminio degli ebrei e delle minoranze perseguitate dai nazifascisti. Negli anni successivi si adopera sul versante della didattica storica, fino ad assumere ruoli di primo piano sia nella ricerca che nella divulgazione.    Più in generale, in quanto storico della modernità ebraica in tutte le sue...

Arturo Schwarz | Luca Maria Patella / Il poeta anarchico che trasformò l'orinatoio in feticcio

Un errore comune, a proposito dell'orinatoio, è pensare che sia stato Duchamp a trasformarlo in opera d'arte semplicemente firmandolo, dichiarandolo tale ed esponendolo in una mostra. In realtà Duchamp non ha fatto niente di tutto ciò: è stato il sistema dell'arte, quasi cinquant'anni dopo, a farlo. E uno dei principali artefici di questo anomalo processo di “artificazione” è un italiano altrettanto anomalo: Arturo Schwarz.  Nato ad Alessandria d'Egitto nel 1924 da un ebreo tedesco e un'ebrea italiana, Schwarz è una figura eccentrica ed eclettica: poeta, trotskista, anarchico, surrealista, studioso dell'alchimia e della cabala, critico e gallerista di fama internazionale. I suoi precoci contatti con André Breton e tutti i grandi nomi del surrealismo gli hanno permesso di portare contributi importanti alla conoscenza dell'arte surrealista e dadaista. A Duchamp, in particolare, Schwarz ha dedicato un intenso lavoro critico, curando il primo grande catalogo generale e proponendo un'importante interpretazione basata sul pensiero alchemico. Decisiva, per il nostro argomento, è stata la sua iniziativa di costruire le repliche di 14 readymade, che hanno contribuito in maniera...

L’imperativo estetico / Peter Sloterdijk. Tutta la musica è “musica ritrovata”

Mentre in Germania Peter Sloterdijk diventa sempre più un oggetto-tabù del – per non dire una persona non grata nel – dibattito culturale, in particolare dopo una famigerata intervista rilasciata al magazine Cicero dal titolo “Das kann nicht gut gehen” (“Non può andare [a finire] bene”), in cui criticava le politiche di integrazione e accoglienza dei profughi del governo Merkel, in Italia continua la scoperta – grazie all’editore Cortina – dei testi che hanno affermato il filosofo di Karlsruhe come uno dei più rilevanti, oltre che controversi, pensatori viventi. L’ultimo volume pubblicato – L’imperativo estetico. Scritti sull’arte – dall’editore milanese è una versione ridotta (una selezione di 10 saggi, dei 20 presenti nell’originale) de Das ästhetische Imperativ, pubblicato ormai dieci anni fa da Sloterdijk come compendio delle proprie incursioni nei più disparati campi dell’estetica.    L’operazione di selezione da parte dell’editore italiano – va detto – è riuscita: dalla lettura del testo è possibile ben comprendere la poliedricità dello sguardo estetico di Sloterdijk, che è stato per 15 anni rettore di una delle più importanti Accademie di Belle Arti tedesche, la...

Le cose divengono / La tentazione dello spazio

“All’uomo è dato di cadere nelle cose, non di essere una cosa (...) All’essere umano – scrivono Silvia Vizzardelli e Valentina De Filippis – è interdetta qualsiasi forma di coincidenza con l’inanimato, sebbene sia sempre a disposizione l’opportunità rovinosa e/o felice di cadere in esso” (La tentazione dello spazio. Estetica e psicoanalisi dell’inorganico, Orthotes, Napoli 2016). Ma cosa significa che non si è (nel)le cose e che si cade in esse? Non si è (nel)le cose perché all’essere umano è interdetta la coincidenza totale, senza residui, con la realtà circostante. L’uomo non viaggia cioè a velocità infinita. “L’essere umano – affermano le due autrici nella premessa - non è né inzuppato nelle materie del mondo, né padrone di un assoluto sorvolo creativo. A lui è consentito talvolta di fare un passo indietro, giocarsi l’ultima carta dell’abbandono inerziale, proprio perché la vita lo ha tratto fuori dall’immanenza” (p. 8). Occorre però chiedersi: è davvero possibile essere tratti fuori dall’immanenza? E di quale immanenza si sta parlando?   La tentazione dello spazio è un testo scrupolosissimo. “Scrupolo” viene dal latino scrupulus e significa “piccola pietra”, “pietruzza”,...

Un mito amoroso-politico / Didone fondatrice di Cartagine

Inizieremo entrando in una città, anzi in ciò che ne resta dopo la totale distruzione, una sorta di genocidio a dire il vero, compiuto dai Romani vincitori di Scipione l'Emiliano nel 146 a. C. In una città antica, ora in rovina, che coglieremo al momento della nascita: Cartagine. Cartagine si trovava e si trova, per quel che ne resta, sulla costa settentrionale dell'attuale Tunisia e fu protagonista delle Guerre Puniche combattute a cavallo tra il III e il II secolo a.C. contro Roma per il predominio sul Mar Mediterraneo, che si risolsero con la totale supremazia di Roma. Puniche in quanto i romani, che ben conoscevano il mito della fondazione di questa città, chiamavano punici i cartaginesi. Il termine punico è una corruzione di fenicio, come Cartagine è una corruzione del fenicio Karth Hadash (città nuova).  Ma torniamo a guardare la nostra città in costruzione, dove i Tiri (ancora un sinonimo per Cartaginesi, giacché provenivano da Tiro in Fenicia) lavorano alacremente, simili a api che turbinano in primavera nella campagna fiorita, secondo quanto recitano i versi del libro I dell'Eneide di Virgilio:   alcuni elevano mura, costruiscono la rocca  e rotolano...

Milano, marzo 1977 / Coito Ergo Zoom

Tentativo empirico di rispolverare l’epos furibondo e sensuale di quel mese di quaranta anni fa. Oppure, più sobriamente, breve cronaca lombarda delle occasioni e dei nutrimenti di allora. Strumenti a disposizione, perfettamente conservati: un diario completo dell’intero 1977 su agenda foderata in similpelle, un quaderno ad anelli con le annotazioni maniacali di tutti i film visti e i libri letti quell’anno, una raccolta di lettere provenienti da Bologna spedite da amici coetanei iscritti a Filosofia. Antefatto: sabato sera 26 febbraio a Milano è carnevale, al Teatro Uomo c’è Ubu Re di Jarry, che come molti scoprivo in quei mesi. Per le strade, nugoli di indiani metropolitani spuntano da ogni angolo, in Piazzale Loreto improvvisano un falò e un girotondo, le macchine girano alla larga, la città lascia fare.   Ubu Re   Nei primi giorni di marzo, al Cineforum di Bergamo, inizia la personale di Jacques Tati e di Buster Keaton. La sala è occupata come sempre da centinaia di ragazzi, abbonati e paganti: posti a sedere esauriti, corridoi e scale strapieni. Nelle stesse settimane, fuori programma, parte anche la personale di Godard, quattro film a 500 lire l’uno, con l’...

Domani a Ravenna alla Festa di doppiozero / Primo Levi: molto più che un testimone

Domani Aldo Zargani sarà con noi a Ravenna, alla Festa di doppiozero.   “Gli esseri viventi hanno evoluto considerevoli adattamenti complessi, ma siamo ancora vulnerabili alle malattie. Una delle più gravi – e forse la più enigmatica – è il cancro. Un tumore canceroso si è adattato alla sopravvivenza in modo straordinario e grottesco. Le sue cellule continuano a riprodursi anche quando le cellule “normali” si sarebbero già fermate da tempo: distruggono i tessuti circostanti per farsi spazio e ingannano l’organismo in modo da farsi fornire energia per crescere ancora di più. Ma i tumori non sono parassiti esterni che hanno acquisito sofisticate strategie per sferrare un attacco al nostro corpo. Sono fatti delle nostre stesse cellule che ci si rivoltano contro”.   Questo è l’inizio di un articolo di Carl Zimmer, giornalista scientifico del NY Times. L’evoluzione delle specie fu descritta da Spencer assai prima di Darwin e Darwin la conobbe prima di scrivere il suo capolavoro, intitolato appunto L’evoluzione delle specie, nel quale l’originalità di Darwin, che è anche la nostra salvezza, consiste nell’inserire la casualità nell’evoluzione. L’evoluzione predestinata, oltre...

Fotografie e proverbi / Afriche immagini e voci

È in corso fino al 9 aprile al Palazzo Ducale una mostra di parole e immagini, che presenta con circa 70 fotografie in bianco e nero, scattate dall’antropologo Marco Aime durante i suoi numerosi viaggi in Mali, Ghana, Benin, Malawi, Tanzania, Congo e Algeria, le molteplici anime dell’Africa.   Dopo Dio c'è il seno. Ad ogni foto è collegato un proverbio che, come dice l’autore “è sintesi, è una formula verbale che può risolvere una discussione oppure servire da monito, richiamandosi alla consuetudine… In Africa gli anziani parlano spesso per proverbi, soprattutto in contesti collettivi, quando la parola assume una valenza importante”.   L’occhio dello straniero vede solo ciò che già conosce. Questa mostra risulta essere una lettura visiva dell’Africa e delle sue molteplici anime. Mescolando antropologia e fotografia, Aime ci introduce in un percorso che vuole mostrare al visitatore lo splendore infinito, e mai replicabile, delle diversità del mondo. In un'epoca di evidente omologazione, queste fotografie e i proverbi abbinati raccontano, poeticamente ma senza retorica, gli aspetti più profondi e sinceri di popoli e civiltà che, nonostante l'aggressiva azione della...

Ritratto della regista tedesca candidata all'Oscar / Vi presento Maren Ade

Ironizzare sulle storpiature che le distribuzioni italiane operano chirurgicamente sui titoli dei film stranieri è pratica diffusa anche tra gli spettatori meno agguerriti e spesso ci si immagina i responsabili di questi provvedimenti come gli indolenti sceneggiatori di Boris che, tra un pisolino e l’altro a bordo di uno yacht, appena uno apre bocca l’altro urla “Genio!”. Vi presento Toni Erdmann non fa eccezione e chi sia a presentarci Toni Erdmann (il titolo originale) rimane un bel mistero. Di certo non lo fanno i protagonisti. Winfried, padre buontempone che da Toni si traveste grazie a protesi dentale e parrucche, più che introdurlo pacatamente in società, tende a lanciarlo come un treno in corsa pur di disturbare la noia mortale dei giorni passati a Bucarest in compagnia della figlia e di colleghi e colleghe di lei. Da Ines, visti i ripetuti imbarazzi cui il padre provincialotto la sottopone nel bel mezzo di incontri cruciali per la chiusura di contratti milionari, non ci si può certo aspettare grande smania di presentarlo. Tuttavia questo di-più del titolo può prestarsi a un’altra domanda: Come presentare Maren Ade, regista di Vi presento Toni Erdmann?    Maren...

Dell’infanzia resta il «gesto» / Cy Twombly, la caduta dell’antico

A un certo punto delle due settimane passate in Tunisia con August Macke e Louis Moilliet, nella primavera del 1914, scrive nel suo diario Paul Klee: «il colore mi possiede. Non ho bisogno di tentare di afferrarlo. Mi possiede per sempre, lo sento. Quest’è il senso dell’ora felice: io e il colore siamo tutt’uno. Sono pittore». Anche per il suo maggior erede, Cy Twombly, decisivo è un viaggio in Nord Africa. Nell’autunno del ’52 sbarca per la prima volta a Roma, in compagnia di Robert Rauschenberg (che ha conosciuto due anni prima all’Arts Studentes League di New York, e col quale ha poi frequentato i corsi di Shahn, Motherwell e Olson al Black Mountain College); di lì passa in Marocco, dove resta un paio di mesi. In entrambi i casi, decisiva si rivela la ferocia calcinante della luce: che riduce forme e volumi, li fa precipitare a piombo, li assottiglia in ombre filiformi.   Per dirla con una delle tante memorabili osservazioni di Roland Barthes (nel dittico saggistico del ’79 – sapientemente sollecitato da Yves Lambert, gallerista parigino di Twombly – col quale s’inaugura la fortuna internazionale dell’artista: i due testi sono ora raccolti nel volumetto Cy Twombly, Seuil,...

Sardegna/Napoli / Lingue corpo scena: Macbettu, Napucalisse

C’è un teatro mortale e un teatro sacro, c’è un teatro performativo e un teatro del reale, c’è un teatro di convenzione e uno di ricerca, uno di tradizione e un altro di innovazione. E c’è un teatro tellurico, che mira ad aprire lo sguardo verso immagini profonde, con mezzi diversi. Castellucci che scuote con macchine a pistoni che danzano il Sacre du printemps di Stravinskij, o che trascina lo spettatore in suoni insopportabili di terremoti-apocalisse. Un teatro di emozioni devastanti, di immagini sconvolgenti, ma anche di parole ingrugnate, epilettiche, che aprono altre zone della percezione o semplicemente di forme di socialità differenti da quella dominante borghese. Quest’ultimo teatro è associato spesso ai suoni rudi, inurbani (in senso proprio, contadini, arcaici nella nostra società che ha industrializzato e urbanizzato tutto, le campagne, i paradisi esotici, le montagne, la primavera, l’inverno…), ai suoni gutturali, idiolettici dei dialetti.   C’è stato un momento in cui il teatro pensava in generale di poter sfuggire dalla sua inefficacia di rito borghese attingendo ai dialetti. Dal teatro di Eduardo a quello più denso di umori plebei di Viviani, a quello di guitti...

Antidemocrazia / 50 sfumature di populismo

Il populismo contemporaneo ci pone di fronte a un paradosso difficilmente risolvibile. In quanto reazione all’idea dominante, esso resiste ai tentativi d’interpretazione da parte delle scienze politiche. Quasi come nel caso del buco nero per la fisica – che appunto è per definizione insondabile perché da esso non può sfuggire alcun fascio di luce – così il tentativo di illuminare l’antro in cui s’annida il populismo con il lume della ragione politica pare quasi disperato. Tuttavia, nelle sue manifestazioni plurali, il populismo non accetta l’etichetta di “antipolitica”, anzi, esso rivendica il suo progetto di voler tornare alle fonti stesse dell’impegno civico attraverso la partecipazione dal basso, ovvero coinvolgendo quelle entità che, a secondo dei casi, prendono il nome di popolo, cittadini, comunità ecc.     Questo è il problema metodologico con cui si confronta, sin dalle prime pagine, il saggio di Jan Werner Müller, Cos'è il populismo (Egea 2016, p. 137, 16 euro); caratterizzandosi come un discorso interno a precisi confini disciplinari che pertanto tratta il suo “oggetto” d’analisi come un qualcosa di esterno, talvolta abominevole, ma comunque altro rispetto alla...

Goethe Institut Turin / Che cosa registra un’immagine?

Prosegue la riflessione attorno al tema delle immagini e della violenza al centro del dibattito svoltosi a Torino il 15/16 marzo. Come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Un testo di Riccardo Panattoni per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.     In un testo dedicato all’amico Walter Benjamin, Hannah Arendt afferma che la memoria sarebbe di per sé conservatrice, mentre il ricordo sarebbe distruttivo. Nel senso che la memoria sarebbe continuamente impegnata après coup a ritramare il senso di ciò che abbiamo vissuto, di quello che ci è capitato o in cui siamo precipitati, ristabilisce cronologie a cui attenersi per sapere collocare gli eventi nel loro sostrato di apprendimento. Al contrario, il ricordo in quanto tale sarebbe ciò che buca questa trama su cui la nostra identità cerca di strutturarsi, rimane un’esperienza pura, uno sguardo reale su di una contingenza assoluta. Questa discrepanza...

La vita minerale di Abraham Poincheval / L'artista che cova le uova a Parigi

Vivere all’interno di cose poco più grandi di noi, ecco l’ossessione dell’artista Abraham Poincheval, nato nel 1972 a Marsiglia. Invitato nel 2014 al Musée de la chasse et de la nature di Parigi, Poincheval cerca un modo d’intrufolarsi nello spazio espositivo. Finisce per chiudersi tredici giorni dentro la pelle di un orso, con una decina di libri e un’alimentazione ursina. Una fusione con l’animale che porta l’artista a ibernarsi, rendendo i tre giorni e le tre notti di Giona nel ventre della balena facile come un fine settimana al mare. “Mi interessava essere presente fisicamente [nel museo] senza apparire veramente. Pensavo alla storia del cavallo di Troia. Mi affascinava l’idea di entrare attraverso il camouflage”. Ribaltando interno ed esterno, in seguito resta una settimana in cima a una piattaforma (1,6 x 1m), come uno stilita del V secolo. Sospeso a sei metri a Esquibien, località marittima in Bretagna, a dodici metri a Rennes e a venti metri sopra l’esplanade della Gare de Lyon, limitando al massimo i movimenti, osserva il formicolio dei pendolari che vanno e vengono. Nello spazio indeterminato del cielo, vive un’altra esperienza interiore. Poco importa che ci si trovi...

Il Grande Fratello entra in noi / Marshall McLuhan. In pochi minuti passano anni

Nella primavera del 1965, seduto nel giardino di un lussuoso ristorante francese di New York, Tom Wolfe guarda ipnotizzato la cravatta a scatto, con affari di plastica applicati, che indossa Marshall McLuhan. Un tipo di cravatta, aggiunge lo scrittore, da 89 cents, con il nodo già preparato: qualcosa di dozzinale e insieme involontariamente snob. Siamo alla vigilia dell’esplosione di celebrità del professore dell’Università di Toronto. Tra qualche mese sarà trasformato in un guru, e il suo nome diventerà di colpo noto ai lettori dei giornali e delle riviste illustrate di tutto il mondo. Puntualmente, Wolfe racconta tre anni dopo la folgorante apparizione dell’astro, l’autore di Galassia Gutenberg (1962), in un lungo articolo intitolato non a caso “E se avesse ragione?”. Vi riporta una frase di McLuhan, a sua volta citata da un altro autore: “La celebrità è una persona nota per la sua notorietà”. A questa celebrità collabora, del resto, il ritratto stilato da Wolfe, impeccabile cronista mondano, in pagine folgoranti.   Lo scrittore americano – diventato a sua volta noto per aver inventato l’espressione “radical  chic” e per aver dato un perfetto ritratto degli anni...

Poeti si nasce / Evgenij Evtušenko

Poeti si nasce, e lui lo nacque. Tribuni del popolo si diventa, e lui lo diventò. Suo è uno dei versi più veritieri della storia culturale russa, “un poeta in Russia è più che un poeta”, poi banalmente inflazionato dalla troppa fama, proprio un po’ come colui che lo aveva scritto. L’impegno sociale e civile che non poteva escludere quello politico portò Evtušenko a diventare, al fianco di alcuni colleghi, la rock star che l’Unione Sovietica degli anni Sessanta ancora non aveva conosciuto. È stato indiscutibilmente stato un personaggio, oltre che un poeta, e parlare di lui significa restituire quell’atmosfera e quel partecipato entusiasmo per la poesia che, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, aveva infiammato i ragazzi sovietici, fatto rinascere speranze e dato il nome a una generazione, šestidesjatniki (quelli degli anni Sessanta), epoca che, proprio con la morte di Evtušenko, va considerata chiusa per sempre. Erano gli anni del cosiddetto disgelo chruščëviano, successivi alla denuncia dei crimini di Stalin pronunciata al XX Congresso del Partito Comunista nel fatidico 1956.   Anni in cui gli anziani si ritrovavano spaesati per un ennesimo cambio di...

Un'enciclopedia del colore / Chromaphilia

Il libro di Stella Paul, Chromaphilia. The Story of Colour in Art – che esce in questi giorni per la casa editrice Phaidon – rivela già nel titolo l'amore e la passione per il mondo caleidoscopico dei colori, l'attenzione per i suoi usi, l'attrazione per i suoi enigmi. Il termine 'Chromaphilia' – invero scritto un po' diversamente e forse più vicino alla nostra sensibilità linguistica: 'Chromophilia' – lo avevamo letto in un libro dal titolo opposto: Chromophobia di David Batchelor che vi indagava appunto la paura del colore nella nostra cultura. Come nel caso di Batchelor – ma accade spesso quando si ha a che fare con il colore – il punto di partenza di Stella Paul è la storia dell'arte, ma l'indagine tocca a più riprese problemi di storia, di storia della scienza e della filosofia, di storia economica e del costume, di storia della chimica e della tecnologia.    La struttura del libro si articola nella trattazione in successione di alcuni colori fondamentali, per ciascuno dei quali l'autrice sceglie un certo numero di opere pittoriche o installazioni che in vario modo si collegano a quel colore o perché predominante o perché oggetto di ricerca o perché essenziale...

Marcel Duchamp / L'orinatoio che immaginò l'arte contemporanea

Iniziamo con l’uscita di oggi un “dossier” per ricordare a modo nostro il centenario di una delle opere considerata tra le più scandalose e al tempo stesso più influenti del XX secolo, "Fountain" di Marcel Duchamp, il readymade noto da noi anche come l’“Orinatoio”. Opera in realtà dai diversi risvolti, sia storici per le sue vicissitudini, sia ermeneutici per le sue interpretazioni, merita di essere riconsiderata anche oggi. Dunque lo faremo con interventi diversi. Partiamo con un testo che ne ricostruisce per tutti la vicenda e il significato. Seguiranno altre tre uscite che vedranno due interviste al suo interprete e amico storico  italiano, Arturo Schwarz, e all’autrice della monografia italiana più recente sull’artista, Carla Subrizi, per chiudere con un testo riassuntivo e rilanciante del curatore del dossier, Elio Grazioli. Ognuno di questi tre interventi sarà accompagnato da un contributo inedito di tre artisti che tra i primi hanno riconsiderato Duchamp e "Fountain" in particolare, tre artisti diversissimi tra loro, che proprio per questo disegnano anche la varietà delle riletture effettuate e ancora probabilmente possibili. EG     Il 10 aprile 1917,...

A Palazzo Morando (Milano) fino al 9 aprile 2017 / Manolo Blahník: ossessioni in mostra

“Siate audaci, siate differenti, siate poco pratici, siate qualsiasi cosa che possa affermare l'integrità della convinzione e dell'immaginazione contro i prudenti, le creature del luogo comune, gli schiavi dell’ordinario”. Non potevano che essere le parole dello scenografo Cecil Beaton ad aprire il volume Manolo Blahník. The Art of Shoes. La ricerca delle perfezione (Skira 2017), considerato dal noto creatore di calzature colui che più di quarantacinque anni fa lo ha ispirato a intraprendere questa carriera. Le visioni creative di Blahník vengono narrate nel catalogo dell’omonima mostra internazionale itinerante, che ha come prima tappa il Palazzo Morando di Milano, dal 26 gennaio al 9 aprile 2017, seguito dal prestigioso Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo e poi dal Museum Kampa di Praga. Nelle 128 pagine a colori Manolo Blahník prende per mano il lettore e lo accompagna in un tour alfabetico con soste scandite da aneddoti di vita quotidiana e passioni, ricostruite a partire dalle conversazioni con la curatrice della mostra e autrice del volume Cristina Carrillo de Albornoz, presenza talmente discreta da far sembrare il testo un’autobiografia.    Bardot e Moreno....