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Einaudi

(52 risultati)

J. Purdy. Sono Elijah Thrush

James Purdy era un “autore Einaudi”. Fra il 1965 (con la pubblicazione di Malcolm [Malcolm, 1959], nella collana “La ricerca letteraria”, diretta da Guido Davico Bonino, una collana di piccoli libretti in brossura, privi di illustrazione in copertina, che ebbe alcune derivazioni per le quali dal cartoncino grigio opaco passò a uno squillante verde, a uno sfacciato rosa e a un meraviglioso argento quasi specchiante – Malcolm riuscì poi nei “Nuovi Coralli” nel 1975 e fu ristampato 29 anni dopo da minimum fax –nella stessa versione di Floriana Basso) e il 1974 (con questo Sono Elijah Thrush [I Am Elijah Thrush, 1972] ne “i Coralli”, che comparve –bellissimo, con il suo Beardsley in copertina, elegante nell’evocare l’Inghilterra dell’eccentricità pervasiva al debutto del Liberty, sottolineandone l’eco wildiano e l’equilibrio della letteratura classica che Purdy ben conosceva, nel contempo, con l’intuizione pop del viraggio rosa, precipitandolo nella contemporaneità dell’America degli anni ’70 – e scomparve, per non fare mai più...

Quelli della Libreria dei Ragazzi

Parlare di Roberto Denti, a pochi giorni dalla sua scomparsa è un'impresa ardua, praticamente impossibile. La quantità di riflessioni, scritti, pensieri, ricerche, studi, letture, interventi, polemiche, articoli, dibattiti dedicati alla letteratura e ai libri per ragazzi, alla lettura e a tutti i temi connessi (educazione, biblioteche, scuola, gioco, librerie, famiglia, crescita, salute, sviluppo eccetera) nel corso della sua vita di libraio, autore, studioso, giornalista, esperto, è sterminata. Solo uno studio accurato potrà rendere ragione dello spessore e della complessità della sua figura e dell'importanza del suo operato. Nei giorni scorsi, sui quotidiani e i media nazionali, notoriamente indifferenti a ciò a cui Roberto Denti ha dedicato la sua esistenza – i bambini e i libri a loro dedicati – sono usciti numerosi articoli a informare della sua scomparsa e descriverne la figura. Il che, al di là della passione dei media per cattive notizie, coccodrilli e necrologi, segnala chiaramente una cosa: che Roberto Denti è stata una delle poche figure nel nostro Paese che sono riuscite a traghettare ci...

Luca Ricci. Mabel dice sì

Nel suo recente Some notes on the novella, Ian McEwan riflette sulle rispettive misure del romanzo e della novella prendendo decisamente le parti della seconda, da noi più nota come romanzo breve, o racconto lungo. Il difetto principale del romanzo, per dirla molto in breve, sarebbe quello di essere troppo inclusivo per essere davvero efficace e piantarsi come un punteruolo nell’immaginazione del lettore. Al contrario, nella novella, le frasi possono acquistare più “precisione e chiarezza, e realizzare i loro effetti con un’intensità fuori dal comune”, ed è presente un elemento di performance che ci rende “fortemente consapevoli del sipario e del palcoscenico, e dell’autore come illusionista”.   Quasi senza rendermene conto pensavo a McEwan leggendo Mabel dice sì di Luca Ricci (Einaudi, pp. 137, € 12,50); pensavo al dono di precisione e di efficacia leggera, ma allo stesso tempo forte e stratificata che mi aveva colpito leggendo i racconti di L’amore e altre forme d’odio (Einaudi, 2006). Tra i narratori italiani, Ricci è quello che ha più talento per la novella,...

Murakami Haruki. 1Q84, Libro 3 Ottobre - Dicembre

Il disagio della società contemporanea, che vive in balia delle sue incertezze; la letteratura come metafora della vita; l’amore che non si esaurisce, e che anzi si carica di pathos e di rassicurazione di cui l’uomo ha bisogno. Questi i temi portanti dell’ultima produzione letteraria di Haruki Murakami, 1Q84 Libro 3 OTTOBRE-DICEMBRE pubblicato dalla Giulio Einaudi editore (2012, p. 395, € 18,50).   1Q84, come opera complessiva, viene raccontata in un arco temporale di nove mesi, durante il quale l’autore narra la vicenda dei due protagonisti la cui vita tenderà a intrecciarsi: Masami Aomame, dal temperamento freddo e distaccato, è impegnata a fare giustizia su un sistema di uomini riuniti nella setta Sagikaka che sono colpevoli della violenza sulle donne; Tengo Kawana è invece alle prese con la riscrittura del romanzo La crisalide d’aria, che lo condurrà in un’esperienza surreale. Tuttavia, nel Libro 3 si unisce un altro personaggio -Ushikawa -che svolge il ruolo di investigatore privato ed ha il compito di fare chiarezza sull’omicidio del Leader della setta.   In 400 pagine...

Speciale Librerie | Libreria, scambio umano

E’ una questione di atmosfere, di involucri, perché se si pensa esclusivamente al contenuto non c’è partita: i libri si vendono solo nelle grandi distribuzioni non nei piccoli negozi dedicati. Questa è ormai la nuda realtà. Ciò che sta succedendo a Milano (vedi Cataluccio) o a Roma (vedi Cortellessa) è di fatto accaduto in generale nelle città italiane. Gli antichi luoghi dell’anima che erano le librerie storiche hanno dovuto sloggiare, riconvertirsi o addirittura chiudere i battenti. E questo è accaduto anche in moltissime città europee, poiché è un trend negativo preciso che le “ragioni dell’economia” impongono alle “ragioni della bellezza culturale”.        La chiave per capire sta tutta nella pagina culturale dei quotidiani: in alto, in bella evidenza, la classifica dei libri più venduti della settimana, sotto le diverse recensioni proposte dalla redazione cultura e gli approfondimenti su un libro particolare ritenuto degno di speciale attenzione. In alto Luciana Litizzetto, Benedetto XVI, Mettiamoci a cucinare di...

I Coralli di Giulio

Malcolm Einaudi Humes, figlio dello scrittore americano Harold “Doc” Humes e di Elena Einaudi, presiede da quasi dieci anni la fondazione dedicata a Giulio Einaudi, voluta e sostenuta (pur sulla soglia dei novant’anni) dall’indimenticabile “ingegner Roberto”, fratello maggiore di Giulio. Malcolm “nipote e figlio” di Giulio (adottato dai nonni dopo la scomparsa della madre) porta avanti un lavoro di organizzazione delle memorie sul grande editore torinese. Lontano da riflettori e dai chiacchiericci che dalla morte di Einaudi si diffondono ciclicamente più per evidenziarne (e più spesso deformarne) i vezzi che per indagarne le competenze. La fondazione tenta invece di indagare, conservare e raccogliere la parte più complessa e profonda dell’eredità di un editore che incarnò un’impresa culturale unica ed irripetibile, in un paese culturalmente maldestro, quando non addirittura ottuso. Per il decennale della morte, insieme all’editore Nottetempo, la Fondazione Giulio Einaudi ha pubblicato una nuova edizione del libro autobiografico di Giulio Einaudi, Frammenti di memoria. Ora per il...

Angela Zucconi

“Arrivata all’ultimo tornante della spirale, la sola certezza che ho: siamo nati per crescere dalle nostre radici e dobbiamo fare di tutto per continuare a crescere fino alla fine.” Con queste penetranti parole si conclude l’autobiografia di Angela Zucconi, donna eclettica e combattiva, straordinaria e carismatica, protagonista discreta del nostro Novecento.   Ci sono momenti della storia in cui la coscienza collettiva si coagula intorno a temi “centripeti” sui quali si affannano intelligenze e passioni, come falene nel buio su una fonte luminosa. Uno di questi momenti è stato il dopoguerra italiano, quando i pensieri della resistenza affioravano in superficie come un fiume carsico; quando la libertà dall’oppressione sprigionava energie di cambiamento, la voglia di imprese nuove e nuovi orizzonti.   Questa spinta pionieristica, è vero, è rimasta appannaggio di pochi. Non ha trovato il terreno in cui attecchire e fare presa. Al contrario, ha dovuto scontrarsi con una sordità istituzionale e un’ottusità politica in un certo senso inaspettate, e senza dubbio frustranti. Ci...

Aziende camorristiche e clerici bigotti

Pubblichiamo un estratto dal nuovo libro di Stefano Bartezzaghi, Dando buca a Godot. Giochi insonni di personaggi in cerca d’aurore, Einaudi Stile Libero Extra, da oggi in libreria.                                                   Nome del gioco: Anagramma politico.   Meccanismo: Si dispongono le lettere del nome-e-cognome (senza tralasciarne, aggiungerne o sostituirne alcuna) di un personaggio politico cercando di costruire una nuova frase, pertinente alla sua personalità.   Esempio: Giovanna Melandri = Madonna virginale.   Da quando lo si gioca e dove: I primi anagrammi noti risalgono al III secolo a.C., Alessandria d’Egitto, periodo ellenistico. I soggetti sarebbero il re Tolomeo Filadelfo e la regina Arsinoe, l’autore sarebbe il poeta di corte Licofrone. Altri anagrammi di nomi di sovrani (o di donne amate) risalgono al periodo manierista e barocco. Dall’Ottocento il gioco viene almeno...

Glauco Felici, scrittore segreto

Non meno che ai molti che lo hanno conosciuto e amato, Glauco Felici (1946 – 2012), uno dei più insigni traduttori e ispanisti italiani del secondo Novecento, mancherà all’editoria e alla letteratura di questo Paese. Da oltre quarant’anni leggevamo le sue parole inconsapevolmente, credendo di leggere soltanto le parole di alcuni dei più grandi scrittori spagnoli e sudamericani del secolo: Javier Marías (di cui Felici ha tradotto quasi tutti i romanzi, da Domani nella battaglia pensa a me a L’uomo sentimentale, da Tutte le anime alla trilogia di Il tuo volto domani), due fondamentali premi Nobel come Mario Vargas Llosa (Il Paradiso è altrove e La festa del Caprone tra gli altri) e Octavio Paz, di cui stava traducendo alcune delle maggiori opere per un Meridiano che deve ancora uscire, e che assume ora il senso di una duratura eredità, l’infinito Jorge Luis Borges (Elogio dell’ombra, Manuale di zoologia fantastica) e il suo amico e doppio Adolfo Bioy Casares (i racconti di Un leone nel parco di Palermo), un poeta della levatura di Federico García Lorca, di cui è stato uno dei più...

Furio Jesi

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     Furio Jesi è uno studioso dall’impressionante varietà di interessi e dalla straordinaria capacità di scrittura, capace di far saltare i confini tra le discipline attirando su di sé un'attenzione proporzionale alla quantità di temi affrontati e alla complessità dei testi prodotti. Precoce egittologo e critico letterario, si è ritrovato, all'apice di un troppo breve itinerario intellettuale, germanista e mitologo di rilievo: non è facile circoscrivere gli interessi vasti e profondi di questo enfant prodige colto e geniale, di origine ebraica ma agnostico, militante radicale e poligrafo folgorante, che,...

Murakami Haruki. 1Q84

Murakami Haruki non racconta, piuttosto riveste. Come un abile decoratore, Murakami addobba la storia utilizzando frammenti luccicanti. Pezzi di personaggi, ambienti e situazioni che ricollocati dall’autore si trasformano in veri e propri lampi per il lettore, senza il bisogno di ricorrere a riduzioni o stereotipi. La scrittura di 1Q84 (Giulio Einaudi editore, 724 pp.) si mimetizza con la lettura in un testo che incrocia e sovrappone mondi e ruoli, primo fra tutti quello del lettore e quello dell’autore: imbrigliati in un unico movimento. 1Q84 si apre con una storia già ampiamente in corso: è come ritrovarsi seduti in un cinema a film iniziato con il regista a fianco che racconta cosa ci si è persi; per lo meno è straniante.   1Q84si svolge nel 1984, una sorta di epoca primitiva del digitale, in cui gli uomini vivono ancora a metà tra carta e calcolatori, obbligati a pensare al proprio tempo come ad un tempo passato, benché ancora vivo e mutabile, mentre la contemporaneità sembra non esistere più: l’immediatezza del passato l’ha privata di ogni senso, perché i passaggi tra un tempo e...

Sciascia. La palma va a nord

Il sospetto non è l’anticamera della verità, avrebbe urlato Leonardo Sciascia sino allo stremo. Motivo in più per sentirne la mancanza in questi giorni in cui avrebbe compiuto 90 anni. Certo però che fa strano. La palma va a nord è l’unico suo libro mai ristampato, ed è certamente quello più duro: politicamente, eticamente, stilisticamente. Quello più inattuale. Da qui la voglia di rileggerlo ancora, sospettando di chi, per volontà o per caso, fa finta di ignorarlo. Basti, per pietà, questa frase, estratta da uno dei testi di quel libro che ripresentiamo: “certo, a uno che polemiz­za col silenzio, sarebbe saggio rispondere col silenzio. Ma in certi momenti non si può essere saggi; e io, poi, raramente lo sono”.   Gianfranco Marrone         La palma va a nord   Mi capita ancora di scrivere dei versi. Ma ormai, forse, quando ho qualche difficoltà con la prosa. Vent’anni fa i versi erano per me il grezzo della prosa. Avevo più difficoltà, con la prosa. Oggi mi illudo di averne di meno. Affare (a fare...

Giorgio Bocca intervista Primo Levi / Essere antifascisti oggi

Nel 1985 Giorgio Bocca conduce una trasmissione a Canale 5; s’intitola “Prima pagina”. In seguito, ha raccontato varie volte della collaborazione alla tv berlusconiana. Intervista diversi personaggi, e nel giugno di quell’anno incontra Primo Levi. L’occasione è data dall’uscita di un libro dello scrittore torinese: L’altrui mestiere; un libro di saggi, meglio di articoli brevi, apparsi in vari giornali, principalmente “La Stampa”, con cui Levi collabora; in precedenza, negli anni Sessanta, anche su “il Giorno”, di cui Bocca era una delle firme. Una coincidenza, come l’altra, quella che probabilmente spinge Bocca a intervistare Levi: entrambi sono stati partigiani di Giustizia e Libertà. Levi per breve tempo, e in una scalcagnata banda partigiana denunciata da una spia. Inoltre, entrambi sono piemontesi; Bocca di Cuneo, Levi di Torino. La città della Mole si sente sullo sfondo di questa conversazione condotta nelle stanze dell’Einaudi, la casa editrice di Levi; Bocca è stato a Torino all’inizio della sua carriera giornalistica, prima di andare a Milano, l’altra sua città. Levi ci vive in modo discreto, ma intenso come si capisce dall’intervista stessa. La conversazione, qui...

Lettera di Gabriele Dadati

Questa rubrica raccoglie una serie di interventi che esplorano il tema delle forme, della bellezza/bruttezza, da punti di vista molto diversi fra di loro. Ne parleranno storici dell’arte, scrittori, critici, scienziati, musicisti, filosofi, esperti di paesaggio.     Gabriele Dadati (Piacenza, 1982) ha pubblicato Sorvegliato dai fantasmi (peQuod, 2006; Barbera, 2008), premio Dante Graziosi e finalista come Libro dell’anno per Fahrenheit di Radio 3 Rai, e Il libro nero del mondo (Gaffi, 2009). Nel 2009 ha rappresentato l’Italia nel progetto Scritturegiovani di Festivaletteratura di Mantova. Collabora con Booksweb.tv, scrive su Libertà e si occupa di Laurana Editore.     Cara Alessandra,   rileggo questa tua domanda – “Di quanta bellezza e pienezza ha bisogno un essere umano ogni giorno?” – e mi torna in mente quel che sentii dire un pomeriggio di alcuni anni fa da un bravo scrittore italiano che ha pubblicato tre libri, poi s’è reso conto che non gli importava più stare dentro il mondo delle lettere e da mattina a sera ha detto basta. Lo scrittore in questione si chiama...

Yan Lianke. Il sogno del Villaggio dei Ding

Negli anni ‘90 in Cina c’è stata una grande campagna per raccogliere sangue per gli ospedali che ha provocato danni infinitamente maggiori dei benefici auspicati. La raccolta, infatti, era spesso demandata all’iniziativa privata di persone senza scrupoli che, oltre a sottopagare i donatori, contadini poverissimi attratti dal guadagno apparentemente facile e inesauribile, non usavano la minima precauzione igienica, con il risultato che nella sola regione di Henan più di un milione di persone sono state contagiate dall’Aids. Yan Lianke, scrittore cinquantenne già tradotto da noi con il romanzo satirico Servire il popolo (Einaudi, 2006) fortemente osteggiato e poi proibito in patria, è originario di questa regione e ha voluto rendere testimonianza dello strazio e delle conseguenze che questa tragedia ha prodotto sul suo popolo.   Lo ha fatto in Il sogno del Villaggio dei Ding (trad. it. Lucia Regola, Nottetempo, 2011, p. 450, € 20), concentrando il proprio sguardo sulle vicende di un piccolo villaggio e della famiglia che di questo immondo mercato era stata la principale promotrice: dal patriarca, bidello della...

David Foster Wallace. Come diventare se stessi

Quasi nessuno aveva letto Infinite Jest quando David Lipsky venne mandato dalla rivista “Rolling Stone” a intervistare David Foster Wallace; ma lui era già una celebrità. Quasi nessuno poteva avere letto il romanzo per la semplice ragione che le millequattrocento pagine scampate ai dolorosissimi tagli imposti dall’editor avrebbero richiesto almeno due mesi e mezzo di dedizione pressoché totale per essere adeguatamente assimilate, e la campagna pubblicitaria, invece, era partita in coincidenza con l’uscita del libro, appena una ventina di giorni prima. Ma il faccione di Foster Wallace, con la fronte attraversata dalla famosa bandana - inaugurata per impedire al sudore di gocciolare sulla macchina da scrivere elettrica provocandogli una scossa, e mai più lasciata per “paura che mi esploda la testa” - era già comparso su “Time” e su “Newsweek”, e la rivista “Esquire” aveva speso per lui niente meno che la parola genio. Alcuni dei suoi fan, del resto, all’uscita di Infinite Jest erano ancora freschi di esclamativi, perché quello stesso anno, il 1996, era comparso su Harper’s il racconto della crociera extralusso alla quale David Foster Wallace si era sottoposto su e giù per i Caraibi...

Fotografare il teatro

Se non fossi stato a un incontro con dei gruppi teatrali, quasi sicuramente non ci avrei fatto caso, ma che cosa significa “mi sembrava di essere sulla scena di un teatro d’avanguardia”? Lo dice il protagonista di uno dei bellissimi racconti di Murakami Haruki raccolti in I salici ciechi e la donna addormentata (Einaudi, 2010) come se questo significasse qualcosa di evidente, se non di preciso, ed effettivamente è molto suggestivo. La scena del teatro d’avanguardia – accettiamo la terminologia generica – è effettivamente molto diversa sia dalla realtà che dal teatro tradizionale. Come la si deve o può fotografare allora?   Era la questione sottoposta a un gruppo di invitati, tra cui il sottoscritto, in un recente fine settimana all’Arboreto-Teatro Dimora di Mondaino, nel magnifico entroterra di Rimini . Strehler, com’è noto, insegnava (per esempio a Mulas, che lo riporta nella sua conversazione con Quintavalle), che il fotografo si deve mettere nella precisa posizione del regista durante le prove, dodicesima fila al centro, e deve fotografare tutta la scena così come si presenta...

Valeria Parrella. Lettera di dimissioni

Si ha l’impressione che il senso dell’ultimo romanzo di Valeria Parrella, Lettera di dimissioni, (Einaudi, pp. 187, €18,50) sia tutto rinchiuso nella citazione che apre il libro, tratta dalla Repubblica di Platone: “Strana immagine è la tua, disse, e strani sono quei prigionieri. Somigliano a noi,  risposi”. È proprio per immagini che ricostruiamo la storia di Clelia, accompagnati dal suo sguardo che rischiara a fatica antiche fotografie trovate “nel caravanserraglio della soffitta”; la visione che ci propone è sfocata e lampeggiante, come fossimo illuminati da una luce indiretta, da una conoscenza imperfetta e spezzata, che si protende verso ombre che sembrano promettere la verità della storia, il senso del tempo.   Percorriamo l’albero genealogico di Clelia condotti dalla linfa di una scrittura immediata e potente, che ci svela una storia che comincia quelle di altri. Storie che ci raccontano delle guerre che portarono Franca, la nonna russa, a Napoli, e tolsero l’udito al nonno Riccardo, veicolo delle confortanti radici classiche della cultura della protagonista; e che continuano...

Sergio Nelli. Orbita clandestina

Orbita Clandestina di Sergio Nelli (Einaudi, pp. 195, € 13) è un romanzo scritto come un diario. Lo spazio fra le sue pagine dà forma a un’immensa parentesi: l’intervallo temporale che separa Dario, professore in congedo, dall’intervento chirurgico per un trapianto di cuore. Tutto viene registrato con cura; una mole di piccoli dettagli con i quali ripararsi dall’irrompere del caso.   Anche la scrittura ne è un potente alleato: la voce del protagonista ha il tono uniforme e rassicurante delle cantilene. Nei brevi capitoli di cui il libro si compone, ricordi lontani e istanti appena vissuti, scivolano nel solco di una corrente che trascina via ogni evento narrato.   Il racconto è aperto dall’incontro con Gao, prostituta cinese, verso cui Dario è spinto dal bisogno di un’intimità che solo il sesso riesce a rendere immediata; l’arma efficace contro l’incertezza dell’attesa. Per il resto il romanzo è lo specchio delle giornate e dei pensieri del protagonista: una lunga fila di istantanee che il lettore impara a conoscere, i figli Leonardo e Betta, il...

Marco Mancassola. Non saremo confusi per sempre

Non saremo confusi per sempre (Einaudi, pp. 140, € 16) è il ritornello sussurrato dai fantasmi protagonisti del libro di Marco Mancassola, che lega fra loro cinque drammatiche storie di cronaca diventate cinque misteri dolorosi: Un principe azzurro, Dirk Hamer, ucciso da un colpo sparato da Vittorio Emanuele di Savoia, Un bambino al centro della terra, Alfredo Rampi, morto in un pozzo artesiano, Una bella addormentata, Eluana Englaro, “in fuga” dal proprio letto di ospedale dopo aver passato diciassette anni in stato vegetativo, Un cavaliere bianco, Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido dalla mafia e Un ragazzo fantasma, Federico Aldrovandi, ucciso a bastonate da quattro poliziotti. Cinque viaggi senza ritorno nel regno dei morti e cinque variazioni sullo stesso tema: una fine senza senso, dove la finzione letteraria sgretola la cronaca e le restituisce un volto diverso. Non saremo confusi per sempre è un  libro che fa venire voglia di fuggire e di restare: a ogni pagina  un abisso più buio ma anche  un respiro più profondo che apre a visioni inattese: il centro della terra per Alfredino, il mare...

Un messaggio chiamato cavallo

Tra il gennaio e il febbraio del 1973 nell’ambito dei grandi cambiamenti impostati da Franco Basaglia nel manicomio di Trieste – apertura e dissoluzione di quel Lager che era stato sin lì – nasce un laboratorio condotto da Giuliano Scabia con l’aiuto di varie persone, tra cui Vittorio Basaglia, pittore, scultore, fratello di Franco. Medici, infermieri, ricoverati si autodefinirono “artisti” e realizzarono in gruppo, nel laboratorio P del reparto abbandonato, un gigante di cartapesta ben presto diventato il simbolo dell’apertura del manicomio: Marco Cavallo. Venne gente da tutta Trieste, e anche da fuori, per dare una mano, discutere, dipingere, disegnare, fotografare, partecipare ai laboratori manuali e alla costruzione del cavallo azzurro.   A muovere tutto c’era uno degli artisti più importanti della seconda metà del Novecento, scrittore, teatrante, regista, poeta, poeta, illustratore, attore, e altro ancora: Giuliano Scabia. Portava a Trieste in quel momento una lunga esperienza compiuta con il teatro di strada, con studenti, attori, musicisti, ma anche nelle aule. Alla fine di questo esperimento...

C’erano una volta le biblioteche scolastiche

  Proprio mentre si svolgono gli esami di maturità, l’Invalsi, dopo aver visionato insieme all’Accademia della Crusca un campione di circa 500 temi svolti durante l’esame di stato del 2008/9, ci informa che sostanzialmente la maggior parte dei nostri studenti adolescenti sono semianalfabeti e che molti hanno nulle o scarse capacità ortografiche, logiche, argomentative. Scelgo deliberatamente di non approfondire la questione per non dover sentire i soliti professionisti di scuola e di cultura giovanile parlare di cose che non conoscono, ricordando a tutti dati altrettanto preoccupanti sulla popolazione adulta di questo paese: scrive De Mauro commentando dati Ocse che “il 38% della popolazione italiana in età di lavoro ricade in condizioni di analfabetismo, il 33% è a rischio e solo il 19% conserva i livelli minimi di competenze necessarie in società moderne” (da Internazionale, 24 giugno 2011). Se non bastasse ricordo a tutti qual è il rapporto con la cultura di chi ci governa e cosa sta facendo in questi giorni con la nuova manovra economica alla scuola pubblica, non contento di averla già...

Ester Armanino. Storia naturale di una famiglia

La narrativa italiana conosce un momento particolare. Sarà per via dell’aumento vertiginoso delle pubblicazioni – romanzi e racconti –, sarà forse per l’arrivo di una nuova generazione di scrittori, nata a metà degli anni Settanta, e anche dopo, ma non passa settimana che non escano libri nuovi, e anche interessanti. Non tutti ovviamente, anche perché l’attuale ritmo editoriale, imposto dalle leggi del marketing, sollecita anche gli scrittori già affermati – quelli della generazione degli anni Sessanta – a pubblicare un libro ogni anno, o quasi, non sempre con risultati soddisfacenti.   In questa massa di opere come orientarsi? Quali libri leggere? Quali no? Chi consiglia a chi? Tutti interrogativi cui vale la pena di rispondere. Come? Provando ad affidare il compito di leggere e recensire i libri ad una nuova generazioni di lettori, e soprattutto di lettrici – sono le donne a leggere più libri di narrativa, o più libri in generale, rispetto agli uomini. Ecco allora che inizia con questo primo articolo una “rubrica” di recensioni scritte da persone che debuttano...

Gianfranco Marrone. Addio alla Natura

Due sacchetti di biscotti biologici. Sono frollini. Sulla confezione di carta del primo c’è l’immagine dei biscotti contenuti in un vasetto di vetro, come si usava un tempo; sul secondo, invece, le immagini rendono conto del ciclo ideale del biscotto: dalle materie prime, i chicchi di segale e i fiocchi d’avena, alla farina sino ad arrivare ai biscotti stessi. Il primo prodotto ecologico punta sulla conservazione ideale del biscotto, il secondo sugli ingredienti naturali di cui è composto; nella banda superiore del sacchetto c’è scritto: Agricoltura biologica-Organic. Le due confezioni di frollini appaiono nel quarto capitolo del libro di Gianfranco Marrone, Addio alla Natura (Einaudi), intitolato “Seneca al supermarket”. Cosa ci fa il filosofo romano in un supermercato? Marrone che è un semiologo, dopo averci spiegato l’idea di Natura dei filosofi classici, e non solo, dopo aver affrontato di petto e in modo critico il pensiero ecologista contemporaneo, dopo aver dato bordate decisive all’immagine corrente di Natura, ci conduce lungo gli scaffali di un ipermercato e ci fa sostare davanti al ripiano...